KILT SCOZZESE E TARTAN

Cosa vi viene in mente se pensate alla Scozia? Paesaggi mozzafiato? Cornamuse? Whisky? Una delle prime cose a cui penso io è il kilt, tipico indumento scozzese che trovo davvero affascinante e, devo ammetterlo, molto sexy! Mi basta vedere qualcuno con indosso un kilt, che mi parte il mal di Scozia: nella mia mente iniziano ad apparire highlanders solitari nelle brughiere, tra l’erica e i cespugli di ginestra, e sento crescere anche dentro di me quell’orgoglio e quell’amore per la propria terra e le proprie tradizioni che contraddistingue la gente scozzese, e che ammiro moltissimo. L’ultima volta che ho visto un kilt, è stato addosso ad un ragazzo all’aeroporto di Berlino, alcuni mesi fa. Ok, lui non era un granchè, ma l’effetto calamita del suo gonnellino rosso a scacchi e la disinvoltura con cui lo indossava mi impediva di non osservarlo in continuazione. Ah, io l’ho definito gonnellino ma… attenzione a chiamarlo così perché potrebbe essere, anzi lo è davvero, quasi offensivo! Lo dice anche il motto “It’s a kilt, not a skirt”.

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Simbolo della tradizione scozzese, il kilt per come lo conosciamo noi nasce solo nel XVIII secolo. Prima di questo periodo era si diffuso in tutte le Highlands ma con una forma diversa. Il Fèileadh mòr, o grande kilt, era un pezzo di stoffa solitamente in lana, non rifinito, lungo circa 5 metri, che andava avvolto in vita, stretto con una cintura, drappeggiato sulle spalle e fermato con una spilla detta brooch. Il tessuto era così lungo che per indossarlo occorreva stenderlo a terra e sdraiarvici sopra. Il primo filmato che trovate di seguito mostra come pieghettare un grande kilt: è un lavoro lungo e molto preciso, attraverso il quale si creano tutte le pieghe, seguendo un preciso schema logico, che si noteranno poi una volta indossato il Fèileadh Mòr.

I prossimi video invece mostrano anche come indossarlo una volta eseguite tutte le pieghe. Nel primo tra l’altro c’è anche un modello che fa molto “braveheart”:

Il prossimo invece è un filmato della serie tv Outlander (per chi la conosce, purtroppo non c’è Jamie come modello ma l’insegnante di gaelico del cast, Àdhamh Ó Broin)

Il Fèiladh Mòr poteva essere ripiegato, avvolto, drappeggiato per rispondere a tutte le esigenze e per garantire agilità e comodità a chi lo indossava, durante tutte le attività che si trovava ad affrontare, dalla caccia, alla battaglia. Proprio per la sua grandezza inoltre, esso veniva usato di notte per ripararsi dal freddo: la parola gaelica “plaid” significa proprio coperta.

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Come indossare un Fèileadh Mòr

Il tipico disegno a quadri che caratterizza la stoffa usata per il kilt è detto Tartan. Anticamente i colori erano ottenuti da tinture vegetali ricavate facendo macerare varie radici di piante locali, muschio e fiori. Oggi si usano, ovviamente, tinture chimiche per ottenere le varie sfumature. Ogni disegno (che in Italia è detto appunto scozzese) è definito sett, e viene ripetuto con uno schema ben definito su tutta la stoffa. Originariamente ogni Clan possedeva un proprio colore di tartan, a scopo identificativo.

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È verso la metà del XVIII secolo che il Fèiladh Mòr venne modificato e divenne il kilt per come lo conosciamo oggi . Si dice che sia stata un’invenzione dell’ inglese Thomas Rawlinson, che osservando un gruppo di suoi operai al lavoro, decise di semplificarne l’abbigliamento, rendendolo più comodo e confortevole: il grande kilt perse quindi il suo drappeggio superiore, mantenendo solo la parte inferiore e la cintura e modificando il nome in Fèileadh Beag, ovvero piccolo kilt. Il precedente tessuto grezzo diventò così un vero e proprio capo di vestiario essendo ora cucito per facilitarne l’indossabilità e i movimenti di chi lo portava. La parte superiore del kilt (plaid o sash) venne usata come capo aggiuntivo, come decorazione per eventi importanti e cerimonie ufficiali.

Fèileadh Beag a dx e Fèileadh Mòr a sx
Fèileadh Beag a dx e Fèileadh Mòr a sx

Con la sconfitta giacobita di Culloden nel 1746 e l’introduzione del Dress Act (norma di abbigliamento), il Kilt e i Tartan vennero banditi come fuorilegge, assieme ad altri elementi tipicamente scozzesi come la cornamusa (bollata come strumento di guerra) e la lingua Gaelica. Quando il Dress Act venne abolito nel 1782, il tessitore William Wilson raccolse e catalogò gran parte del patrimonio dei tartan così da poterne garantire la sopravvivenza fino ad oggi. Un altro elemento che ha garantito la sopravvivenza del kilt è stata la sua adozione come indumento militare da parte dei reggimenti scozzesi delle Highlands al servizio dell’esercito inglese.

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Oggi il kilt rimane il simbolo tradizionale della Scozia, ed è indossato in occasioni speciali come matrimoni, ceilidh (tipici raduni musicali scozzesi), highland games, oppure come indumento ufficiale di parate ed eventi nazionali. Ci sono più di 7000 varietà di tartan registrate presso lo Scottish Tartans World Register (STWR), lo Scottish Tartan Autority (STA), il Clan Tartan Centre di Edimburgo e lo Scottish Register of Tartans che è l’ente ufficiale scozzese per la registrazione dei tartan. Ne esistono di tre tipi: il modern kilt dai colori scuri per l’impiego di tinture chimiche, l’ancient kilt con colori delicati e chiari simili a quelli delle tinture tradizionali e il muted che è una via di mezzo tra i due stili precedenti.

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Accanto ai tartan appartenenti ai Clan, esistono molte altre categorie di tartan registrati per famiglie, distretti, istituzioni e anche per commemorare particolari eventi. Esiste il tartan della Famiglia Reale britannica, quello delle forze armate, ma anche compagnie commerciali, speciali gruppi, movimenti religiosi, città, club di football, inclusi alcuni non britannici, società di danza, gruppi celtici non britannici, regioni del mondo con una grande presenza di scozzesi. Pare inoltre che noi italiani possiamo “ufficialmente”  indossare il Royal Stewart Tartan, il colore della famiglia regnante. Infatti un aneddoto narra che il principe Carlo Eduardo Stuart (Bonnie Prince Charlie), figlio di Giacomo II Stuart, dopo la sconfitta di Culloden si riparò in Vaticano, dove era cresciuto, e qui finì per morirvi solo, grasso ed alcolizzato. Non prima però di avere concesso agli italiani, in segno di gratitudine, l’onore di poter vestire il Royal Stewart Tartan, il tartan reale scozzese.

L’ABITO TRADIZIONALE

L’abito tradizionale delle Highlands è composto da una serie di indumenti ed accessori che arricchiscono e completano il kilt. Sopra dei calzettoni di lana alti al polpaccio, decorati con i Flashes, dei nastri infilati nel risvolto superiore, si calzano le Ghillie Brogues, delle scarpe con dei lunghi lacci che si intrecciato e annodano sopra la caviglia. Ora arriva la parte che io preferisco: nella calza destra viene infilato lo Sgian Dubh, in gaelico “coltello nero”, un piccolo coltellino cerimoniale usato dagli scozzesi sin dal XVII secolo. Nelle epoche passate, cortesia ed etichetta richiedevano che entrando nella casa di un amico, ogni arma nascosta venisse svelata. Gli Sgian Dubh venivano rimossi dal loro fodero e messi in mostra nella parte superiore delle calze, tenuti fermi dal reggicalze. Dubh in gaelico significa nero, ma non è ben chiaro se questo si riferisca al tipico colore dell’impugnatura oppure se stia a significare segreto, nascosto. Adoro lo Sgian Dubh infilato nelle calze, fa molto “uomo selvaggio e pericoloso di tempi antichi”!

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Abbiamo poi lo sporran, una piccola borsa di pelle che funge da tasca, decorata con pelliccia e che si colloca anteriormente sopra il kilt. I primi Sporran erano cerchi di pelle con buchi attorno alla circonferenza attraverso i quali era infilato un laccio di cuoio che veniva stretto per stringere contemporaneamente il collo del sacchetto e venivano usati per contenere di tutto, dalle munizioni ai generi alimentari. Nel 2007, il Governo Scozzese ha dichiarato che non è consentito l’utilizzo di alcuni animali nella produzione degli Sporran, stilando un elenco di oltre 100 specie protette. La parte sopra la cintura è molto elegante ed è costituita da camicia, cravatta e giacca.

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IL MISTERTO DEL “SOTTO”…

Ma…. e sotto il kilt? Chi non ha mai sentito dire  “sotto il kilt nulla?”. Bè, quest’affermazione è vera perché tradizionalmente sotto il kilt non andrebbe indossato niente. Non sono ancora ben chiare le ragioni di tale tradizione, ma la motivazione più gettonata è di natura..igienica: l’esposizione all’aria e all’ossigeno aiuta a difendersi dai batteri e dai miceti, che generalmente proliferano in ambienti umidi e poco areati. Una curiosità: lo sporran serve proprio come una specie di peso, per evitare che il kilt, magari per un’improvvisa folata di vento, si alzi rivelando ciò che nasconde.

Personalmente, trovo che l’intero “traditional Highlands Dress” sia davvero affascinante, e mi piace molto la fantasia tartan. Durante l’ultimo viaggio in Scozia ho acquistato una bellissima coperta di lana decorata proprio con un tartan sulle tonalità del verde e del blu scuro. E l’inverno, quando fuori fa freddo ed il fuoco arde nel camino, tiro fuori la mia coperta e mi sento molto scottish!

Vi lascio con una descrizione dettagliata, in inglese, di tutti gli elementi che compongono il tradizionale vestito scozzese!

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12 thoughts on “KILT SCOZZESE E TARTAN

    1. Ciao! Sul Royal Mile, oltre ai classici negozi da turisti, ci sono anche alcune botteghe di qualità maggiore (le riconosci perchè non vendono anche i soliti souvenirs!). Qui trovi alcuni indirizzi dove poter acquistare tartan e kilt di qualità – e ovviamente più costosi: https://theculturetrip.com/europe/united-kingdom/scotland/articles/where-to-buy-tartan-in-edinburgh/ e https://www.list.co.uk/article/32191-the-best-shops-in-edinburgh-for-cashmere-tweed-knits-and-tartan/

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  1. Adoro il kilt e so che anche gli italiani che vivono in Scozia per tutte le cerimonie ufficiali si vestono con il kilt!!!
    Nell’ultimo mio viaggio in Scozia(aprile 2016)avendo perso un paio di guanti sull’autobus,mi sono comprata ad Edimburgo un paio di guanti di tartan,belli caldi e soprattutto morbidi.
    Cosi’ quando li indosso mi verra’ sicuramente in mente un paese che conosco da pochissimo tempo ma che mi è rimasto nel cuore

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    1. Ciao Lina, grazie del tuo commento! Se ami la storia scozzese, qui sul blog trovi molti articoli che ti potrebbero interessare e una breve storia della Scozia “a puntate”. Per quanto riguarda i tartan, dai un’occhiata a questi due siti: http://www.scotclans.com/scottish-clans/clans-a-z/ (cerchi il nome del clan e poi “>>view more…” così ti appare il colore del tartan; https://www.tartanregister.gov.uk/az.aspx che raccoglie non solo quelli dei clan, ma tutti i tartan registrati nello Scottish Register of Tartans. Buona ricerca 🙂

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  2. Ciao, anch’io sono italiana (Piemonte) e scrivo un blog sulle Terre Celtiche. Nel preparare l’articolo di oggi ho trovato il tuo blog e così ho fatto un link alla pagina; scrivo anche sull’Irlanda, ma ho già raccolto e commentato un bel po’ di canti scozzesi con tradizioni e storia (anche se il mio approccio parte sempre dal testo delle canzoni). Non conosco però il gaelico e quindi mi affido alle traduzioni in inglesi (non con poche difficoltà) che ne dici di collaborare?
    Mi trovi qui: http://terreceltiche.altervista.org/donald-wheres-your-troosers/

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    1. Ciao! scusami se ti rispondo solo adesso, ma il tuo commento era finito, chissà come, nella cartella spam :O
      Conosco il tuo blog, l’ho visitato parecchie volte e mi piace molto perchè è davvero curato, approfondito ed interessante… complimenti!!
      Nemmeno io posso dire di conoscere il Gaelico in realtà… lo sto imparando piano piano da autodidatta, ma direi che sono ancora ad un livello molto basso. In ogni caso, se in qualsiasi modo ti posso essere d’aiuto, conta pure su di me!

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