Una leggenda del Loch Leven

Cameron, signore di Callart, viveva in una vecchia, grande casa vicino alle rive del Loch Leven con la sua famiglia e molti servitori. Mairi, la sua figliola, era giovane e bella. Tra i suoi amici vi erano molte persone umili che vivevano nelle vicinanze, ma suo padre, che era un uomo superbo, disapprovava il fatto che ella parlasse con gli abitanti del paese. Mairi, però, era dolce e gentile con tutti, e per questo tutti le volevano bene anche se badavano a non incorrere nelle ire di Cameron. Uno degli amici di Mairi era un folletto ciabattino, piccolo e con le guance rubizze, sempre intento nel suo lavoro che svolgeva cantando e fischiettando dalla mattina alla sera. Da lui Mairi aveva imparato moltissime canzoni, che ogni sera davanti al fuoco canticchiava fra sé mentre guardava le fiamme danzare nel focolare e accarezzava la sua gattina bianca.

Un giorno Cameron vide Mairi mentre parlava ad un ragazzo di Ballachulish, che stava passando con il suo cane nelle vicinanze della casa, e andò su tutte le furie. Dopo aver scacciato il giovane rimproverò duramente Mairi, che accusò ingiustamente di aver dato troppa confidenza a chi non conosceva. Ma Mairi era segretamente innamorata di Diarmid, che viveva a Inverawe nella casa del padre. Per punizione Cameron proibì a Mairi di incontrare chicchessia per un mese intero, e per assicurarsi che ella non avrebbe disobbedito ai suoi ordini la chiuse a chiave nella sua stanza. Durante la sua prigionia una nave mercantile approdò alle rive del Loch Leven, portando sete, velluti e ninnoli per venderli agli abitanti della regione. Le donne della grande casa di Callart furono le prime a visitare la nave, accompagnate dai domestici. Mairi, chiusa in camera sua, rimase ad aspettare che tornassero, portando con sé splendidi abiti e oggetti raffinati che avrebbero fatto la felicità di qualunque ragazza. Ma Cameron non permise a nessuno di trasgredire il suo ordine, e Mairi fu costretta ad ascoltare da dietro la porta chiusa mentre le donne discutevano e ammiravano i loro acquisti.

La mattina seguente, però, una grande immobilità era caduta su tutta la casa. Non un rumore di passi, una voce risuonava nella sala o sulle scale. Mairi non riusciva a capire perché nessuno rispondesse ai suoi richiami, finchè verso il crepuscolo alcuni abitanti del villaggio arrivarono nella corte della casa. la ragazza aprì la finestra, e tra la folla riunita là sotto vide il ragazzo di Ballachulish, il quale le raccontò che la nave aveva portato con sé la peste nera, che tutti gli abitanti della vecchia casa di Cameron, signore di Callart, erano morti o condannati ad una morte atroce e che egli aveva avuto l’ordine di bruciare la casa con tutto ciò che v’era dentro perché la peste non si propagasse nella regione.

Mairi allora si disperò e li implorò di non mettere in atto ciò che era stato loro ordinato. Il ragazzo però le disse che non v’era niente che lui potesse fare per impedire il rogo, e malgrado fosse stato scacciato da Cameron in persona era addolorato per Mairi, perché una fanciulla così dolce e gentile non meritava una morte tanto orrenda. La ragazza allora lo pregò di aspettare qualche ora prima di appiccare il fuoco, così che potesse pregare per poter morire da buona cristiana. La sua richiesta venne accolta, e fu deciso che il rogo sarebbe stato acceso allo scadere della mezzanotte. Ma mentre Mairi stava pregando, con le lacrime che le rigavano le gote, il piccolo ciabattino sgattaiolò sotto la sua finestra e tirò una manciata di sassolini sul vetro. La ragazza si affacciò, stupita, e l’omino le disse di asciugare le lacrime perché quella stessa notte lei sarebbe stata salva, tra le braccia del suo innamorato. Il folletto, con il quale Mairi si era più volte confidata e che per questo conosceva il suo segreto, le spiegò che sarebbe corso a chiamare Diarmid e l’avrebbe portato a Callart in men che non si dica. Dette queste parole, l’omino le fece un buffo inchino e partì di gran carriera in direzione di Inverawe. Ma per quanto corresse, le sue corte gambette non gli permettevano di andare veloce, e intanto il tempo passava e la mezzanotte era sempre più vicina. Allora per arrivare più in fretta prese la forma di un cerbiatto, e quando dovette traversare il ruscello si trasformò in un pesce argenteo e guizzante.

Alla fine arrivò ad Inverawe e gettò una manciata di sassolini contro il vetro della finestra di Diarmid. Quando egli si sporse sul davanzale il folletto gli raccontò l’intera storia, spiegandogli il pericolo che minacciava la dolce Mairi, e lo pregò di affrettarsi se voleva salvarla. Ma il ragazzo si disperò, perché l’unico cavallo che aveva si era azzoppato proprio quel giorno e non ne aveva un altro che lo potesse portare in tempo alla casa di Callart. Allora l’omino gli disse di non preoccuparsi, perché avrebbe trovato davanti alla porta di casa il cavallo più veloce che avrebbe potuto desiderare. E mentre Diarmid si precipitava fuori, il piccolo ciabattino si trasformò in uno splendido cavallo nero, sul quale il ragazzo montò al volo per dirigersi più veloce del vento verso la casa di Callart.

Diarmid arrivò alla casa di Callart poco prima della mezzanotte, sgusciò fra le guardie che avevano avuto l’ordine di impedire il contatto con chi ancora viveva all’interno di quelle mura colpite dalla peste e gettò una solida fune a Mairi, che lo stava aspettando con ansia. La ragazza afferrò la fune, e dopo averla legata saldamente alla finestra, si lasciò scivolare fino a terra, verso la salvezza. Quando si furono allontanati , Diarmid le chiese di immergersi nelle acque di un ruscello che scorreva poco distante, prima di rivestirsi con gli abiti nuovi che egli aveva portato con sé a questo scopo. Quando le prime luci dell’alba iniziarono a striare di rosa l’orizzonte, Mairi e il suo innamorato videro in lontananza le torce accese e la grande casa di Callart che veniva avvolta dalle fiamme.

I due si diressero allora verso il Loch Awe, dove si trovava la casa che da molte generazioni apparteneva alla famiglia di Diarmid. Ma ad essi venne impedito di oltrepassarne la soglia. Campbell di Inverawe, il padre di Diarmid, si affacciò a una delle finestre più alte della casa, ordinò loro di stare l’uno accanto all’altra, con la mano nella mano, e li dichiarò marito e moglie. Poi, per assicurarsi che nessuno dei due fosse stato infettato dalla terribile malattia e non rischiasse di contaminare alcuno per via di contagio, egli li fece giurare che avrebbero trascorso in solitudine quaranta giorni in un rifugio sulle cime del Ben Cruachan.

Fu una strana luna di miele, che seguì un ancor più strano matrimonio. Diarmid e Mairi fecero come era stato loro comandato, e vissero insieme felici per il resto della loro vita. Quando molti anni dopo Diarmid morì per le ferite riportate nella battaglia di Inverlochy, un bardo dei Cameron narrò in una canzone l’amore che legava Mairi Cameron di Callart al suo uomo, caduto sul campo di combattimento.

Veduta del Loch Leven
Veduta del Loch Leven


Fonte: Elfi e Streghe di Scozia, Lorenzo Carrara

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