Non solo Scozia// Islanda parte 4: Myvatn, Akureyri e la Vatnsnes Penisula

Giorno 7: la zona geotermica del lago Myvatn

Quando ci svegliamo a Seydisfjordur splende il sole ed il piccolo villaggio sul fiordo è magnifico, con tutti i suoi colori. Facciamo davvero fatica a lasciarlo consapevoli di averci passato davvero troppo poco tempo! Ci fermiamo a dare un’altra occhiata alla cascata Gufufoss, facciamo rifornimento ad Egilstaddir e partiamo in direzione Nord, verso il lago Myvatn. Il paesaggio attorno a noi cambia drasticamente mano a mano che avanziamo: prima montagne verdi con una cascata dietro ogni angolo, poi una landa ghiaiosa e desolata che ricorda molto un paesaggio lunare.

La prima tappa che raggiungiamo, dopo circa 2h30 di strada, è l’imponente cascata Dettifoss, la più grande d’Europa per portata d’acqua. Siamo stati indecisi fino all’ultimo su quale strada prendere per raggiungerla ed abbiamo scelto la 862 perchè la più comoda dato che è asfaltata. Col senno di poi (e con un fuoristrada anzichè con la Yaris!) sarebbe stato meglio prendere la sterrata 864 per vedere la cascata nella sua interezza. L’effetto visivo è comunque spettacolare anche dal lato occidentale ed in più da questa parte abbiamo potuto visitare anche la vicina Selfoss. Dettifoss è un muro d’acqua che, a vederlo, fa quasi paura. Schizzi ovunque, un rumore inquietante ma incredibilmente affascinante. Abbiamo approfittato di questo spettacolo per pranzare, con una vista impareggiabile!

Dettifoss Islanda
Il muro d’acqua di Dettifoss

Prima di giungere in vista del lago Myvatn abbiamo fatto una piccola deviazione per raggiungere il Vulcano Krafla all’interno del quale si è formato un lago turchese. Facilmente raggiungibile dal parcheggio, si può passeggiare attorno al cratere e nei dintorni, all’interno di una zolfatara dai particolari colori ocra e rosso disseminata di fiori.

Krafla Vulcano Islanda
Il cratere del vulcano Krafla

Tornati sulla Ring Road, ci feriamo alle zolfatare di Hverir. Non vi perderete di certo questo luogo perché le esalazioni del terreno si vedono già da molto distante ed una volta avvicinati sentirete subito il tipico odore pungente di uova che caratterizza questi luoghi dall’elevata attività geotermica. Hverir è uno spettacolo unico e nonostante la puzza non vorrete più andare via. I colori, mischiati tutti assieme, formano una tavolozza magnifica alla quale vanno ad aggiungersi le tonalità del cielo e delle nuvole. Vi ritroverete a passeggiare accanto a pozze di fango gorgogliante, crepe fumanti e torri di pietra emananti uno spesso vapore tiepido. Hverir è pura magia, la forza della natura al massimo della potenza, energia che proviene direttamente dal centro della terra, un luogo che sembra di un altro pianeta!

Hverir islanda
Pozze di fango ribollente a Hverir
Hverir Islanda
Tra terra e cielo

Eccoci infine sul Myvatn, ossia il lago dei moscerini anche se devo ammettere di non averne visti poi moltissimi (per fortuna!). Nei pressi di Reykjahlid prendiamo la strada 848 che fa il giro il lago e ci fermiamo poco dopo alla Grjótagjá, che tutti i fan di Game of Thrones riconosceranno come la grotta dell’incontro romantico di Jon Snow ed Ygritte (scena nella quale abbiamo capito che una cosa Jon la sa fare e, a quanto pare, anche bene). Successivamente ci siamo fermati a Dimmuborgir, letteralmente “castelli neri” formazioni laviche nere ed aguzze tra le quali svetta una sorta di grotta simile ad una chiesa ma che ci hanno un pò delusi perchè ci aspettavamo qualcosa di più affascinante.

Myvatn Islanda
Nei pressi della Grjótagjá

E’ a Skùtustadir che il lago dà il meglio di sè, il verde dell’erba illuminato dai timidi raggi del sole, gli pseudocrateri che ne caratterizzano le sponde e tra i quali è possibile passeggiare, perdendosi in meravigliosi scorci dello specchio d’acqua. Si è fatta sera ormai, e raggiungiamo la nostra Guesthouse a Laugar, poco distante dal lago, lasciando indietro alcune cose che visiteremo il giorno successivo.

Myvatn Islanda
Sulle sponde del Myvatn
Myvatn Islanda
Giochi di luce sul Myvatn

Giorno 8: Akureyri, la capitale del Nord

Il mattino ha l’oro in bocca! Lo pensavo prima di arrampicarmi di buon mattino sul monte Vindbelgjarfjall, una salita ripidissima di mezz’ora, arrivando in cima praticamente morta ma con la soddisfazione di godermi il miglior panorama sul lago Myvatn. Se decidete di intraprendere anche voi questa escursione, vi consiglio di farlo al pomeriggio per avere il sole alle spalle…nonostante questo la visuale era ottima anche alle 9 di mattina!

Dato che i km da percorrere oggi sono pochi, decidiamo di fare una deviazione a Nord fino al villaggio di Husavik, celebre per l’avvistamento delle balene. Evitiamo di prendervi parte perchè il mare non sembra particolarmente clemente ed anzi, arriviamo ad Husavik con la pioggia ed un vento freddissimo. Decidiamo di visitare invece l’interessante museo della balena, al porto.

Prima di arrivare ad Akureyri ci fermiamo poi a Godafoss, la cascata degli Dei, la più famosa d’Islanda. Attorno all’anno 1000 un legislatore del parlamento islandese prese l’importante decisione di far abbandonare all’Islanda il culto delle antiche divinità nordiche e di convertirsi al cristianesimo, e la leggenda narra che sulla strada del ritorno a casa gettò i simulacri degli Dei pagani nella cascata. Non una delle nostre cascate preferite, ma merita sicuramente una sosta!

Godafoss
Godafoss, la cascata degli Dei

Eccoci infine ad Akureyri, seconda città islandese per grandezza, “capitale” del Nord e situata a meno di 100km dal Circolo Polare Artico. Poco fuori città abbiamo trovato una fiera con animali, trattori giganti, vestiti, prodotti artigianali e soprattutto tanto cibo dove ci siamo fermati a fare una passeggiata. Eravamo gli unici turisti! Non ci siamo lasciati scappare nemmeno il The Christmas Garden, un luogo magico con un delizioso negozio di artigianato ed un altro di decorazioni natalizie, mele caramellate e dolciumi di ogni genere. Ad Akureyri ci siamo limitati ad un giro nel minuscolo centro con i troll e gli edifici colorati, una visita alla Akureyrarkirkja ed un passeggiata tra i fiori dell’Artic Botanical Garden. La cittadina non ci ha particolarmente entusiasmati…

Akureyri
Lungo le vie del centro di Akureyri

Giorno 9: La Vatnsnes Peninsula

La Vatnsnes Peninsula era uno dei luoghi che mi incuriosiva maggiormente quindi aspettavo questo giorno con ansia dall’inizio del viaggio! Poco dopo aver lasciato Akureyri ci fermiamo al Glaumbaer Museum. Alcune casette costruite interamente di torba fanno capolino dall’erba che le ricopre, a testimoniare com’era la vita degli islandesi nel 18° e 19° secolo. Al loro interno, nella penombra e nel perenne odore di terra, magazzini, cucinini, camere da letto. Accanto al museo si trova una piccola tea room d’altri tempi: l’arredamento e persino i vestiti indossati dalle cameriere hanno davvero un sapore d’alttri tempi!

Glaumbaer Museum Islanda
Le casette di torba del museo
Glaumbaer Museum Islanda
Tetti d’erba al Glaumbaer Museum

Poco distante ci fermiamo alla piccolissima Víðimýri Church costruita nel 1834. Ci limitiamo ad osservarla da fuori, senza pagare il ticket per l’entrata: è un piccolissimo capolavoro, tutta di legno colorato e quel tetto un pò vichingo.

Víðimýri Church
La piccola e deliziosa Víðimýri Church

E poi eccoci nella magnifica Vatnsnes Peninsula, che abbiamo percorso ad anello in senso antiorario, su una strada completamente sterrata e polverosissima data la bellissima giornata di sole. Con l’oceano sempre alla nostra destra e le alture verdeggianti dell’entroterra dall’altra parte, abbiamo proseguito quasi a passo d’uomo, mettendoci tutto il pomeriggio a percorrere circa 70km. La prima tappa è stata la spiaggia di fronte all’ostello di Osàr, un luogo che ricorderò per sempre: il tiepido calore del sole, la leggera brezza che faceva ondeggiare l’erba e poi eccole là, a poche decine di metri dall’altra parte della spiaggia, appollaiate su una lunga lingua di sabbia, un centinaio di foche spaparanzate al sole! Una pausa pranzo rilassante, osservando i simpatici animali crogiolarsi, rigirarsi a pancia in su in posizioni goffe ed assurde.

Poco più in là ci è apparso il maestoso faraglione basaltico di Hvitserkur, alto 15 metri e dalle sembianze di un animale che si abbevera nell’oceano. Quando giungiamo ad Hindisvik, nella parte settentrionale della penisola, scopriamo che l’accesso alla baia che ospita la colonia di foche più numeorse della zona è vietato, perchè è stato notata una riduzione degli esemplari negli ultimi anni e per preservarli i turisti sono invitati a stare lontani. La vecchia e tenebrosa fattoria abbandonata di Hindisvik vale comunque almeno una pausa fotografica!

 Nella parte ovest della Vatnsnes Peninsula ci siamo fermati alla Illugastaðir farm, altro posto dove osservare le foche. Abbiamo passeggiato lungo la costa, piena di calette di ciottoli e margherite e siamo arrivati ad un piccolo capanno che i proprietari della fattoria mettono a disposizione dei visitatori per osservare i simpatici animali, con tanto di cannocchiali e libri firma. Sono rimasta seduta una buona mezz’ora ad osservare una foca che sguazzava allegramente nella baia alle spalle del capanno, da sola, immergendosi nell’acqua incredibilmente limpida e riemergendo poco distante, avvolta da un silenzio totale.

Illugastaðir farm
Una delle piccole calette che si incontrano prima di raggiungere il capanno di avvistamento delle foche

La giornata finisce in bellezza quando arriviamo nel nostro ostello e troviamo ad aspettarci una magnifica vasca geotermica vista fiordo ttutta per noi dove ci rilassiamo a lungo nella tranquillità della sera islandese, incuranti del freddo vento che ha iniziato a soffiare tutto attorno a noi.

Saeberg Hostel Islanda
Relax al Saeberg Hostel
Skarðsviti light house
Il Skarðsviti light house, Vatnsnes Peninsula

Dove abbiamo dormito:

  • Nella zona del lago Myvatn abbiamo dormito a Laugar, un villaggio poco distante, alla Laugar Guesthouse. La nostra unica e vera guesthouse islandese, con proprietari accoglienti e una super colazione!
  • Ad Akureyri abbiamo scelto un ostello, l’Hi Hostel Akureyri poco fuori dal centro della cittadina, raggiungibile a piedi. Dormitori spaziosissimi e bella cucina.
  • Poco lontano dalla Vatnsnes Peninsula siamo stati al Saeberg Hostel che vanta una magnifica piscina geotermica per gli ospiti!

Dove abbiamo mangiato:

  • A Laugar abbiamo cenato nell’unico posto disponibile nelle vicinanze, il Dalakofinn Restaurant, nei pressi della pompa di benzina del villaggio. Ampia scelta tra burger, insalate e pizze.
  • Ad Akureyri abbiamo cenato da Greifinn usufruendo di uno sconto fornitoci dall’ostello. Stessa scelta: burger o pizza!

12 thoughts on “Non solo Scozia// Islanda parte 4: Myvatn, Akureyri e la Vatnsnes Penisula

  1. Questa è una parte d’Islanda che purtroppo non ho ancora visitato…il tuo racconto dettagliato e le tue magnifiche foto mi hanno messo ancora più voglia di andare a vedere con i miei occhi! Speriamo presto… Intanto grazie mille per il fantastico assaggio che ci hai dato 😉

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  2. Che foto spettacolari! Quelle casette con i tetti erbosi mi fanno morire.
    Dai tuoi reportage questa terra emerge come pacifica e tranquilla: mette addosso una grande serenità nonostante la sua natura così selvaggia e dirompente. Molto accoglienti anche i centri cittadini!
    Buona giornata! 😉

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    1. Ciao Daniela! è proprio così, ogni angolo dell’Islanda mi è parso davvero tranquillo e non potevo fare a meno di sorridere in continuazione, per tanta bellezza e per lo stupore nel trovarmi al cospetto di questa natura meravigliosa! Anche se abbiamo preferito quest’ultima rispetto ai centri abitati, ci sono stati alcuni villaggi davvero carini, il nostro preferito in assoluto è stato Seydisfjordur, mentre altri (tipo Akureyri) non ci hanno entusiasmati. Ma credo sia normale 🙂 Sono comunque villaggi tutti colorati, piccolini, davvero accoglienti! 🙂 A presto!

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