Ricordando Robert Burns, il bardo scozzese

Ogni anno, il 25 gennaio, si commemora la nascita di Robert Burns, l’amato e stimato poeta scozzese che nacque nel 1759 e del quale vi ho già parlato in questo post. Primogenito di una famiglia di contadini dell’Ayrshire, Robert si dimostrò portato più per la lettura e la scrittura che per la vita agricola e, grazie al padre che investì il poco denaro a disposizione nell’educazione dei suoi figli, guadagnò ben presto il successo con le sue poesie e i suoi versi. Nonostante la fama, Burns non dimenticò mai le sue radici. Il suo amore per la vita contadina rimase intatto per tutta la vita e nei suoi testi affrontò spesso i problemi delle classi povere, sottolineando la necessità di una maggiore eguaglianza sociale. Per questo si guadagnò la stima dei connazionali che, ogni anno nei secoli a venire, ricordano il loro poeta, chiamato amichevolmento “Rabbie“, che morì a soli 37 anni a causa di una malattia cardiaca ma che lasciò un’enorme eredità poetica e musicale.

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Un ritratto di Robert Burns

Il 25 gennaio di ogni anno si festeggia dunque in tutto il mondo la Burns Night, anniversario della nascita di Robert, con la Burns Supper, un evento serale allietato da cibo e musica. Venne festeggiata per la prima volta nel 1801 quando nove amici di Robert Burns si riunirono per commemorarlo. Ovviamente oggi i modi in cui si festeggia la Burns Night sono innumerevoli: cene eleganti, incontri informali, solo per uomini, solo per donne… ce n’è davvero per tutti i gusti! Tutti sono legati da alcuni fili conduttori comuni, primo fra tutti la lettura di alcuni versi dell’amato Rabbie che avviene in diversi momenti della serata e dalla presenza di alcuni cibi tipici scozzesi. Negli eventi più formali gli uomini indossano il kilt cerimoniale mentre le donne portano stole o abiti che richiamano i colori del loro clan d’origine.

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(fonte)

Prima di sedersi a tavola, il padrone di casa recita il Selkirk Grace, una sorta di preghiera scritta da Robert Burns che si recita tradizionalmente prima di iniziare a mangiare.

Some hae meat and canna eat,
And some wad eat that want it;
But we hae meat, and we can eat,
Sae let the Lord be thankit.

(che tradotta significa: alcuni hanno il cibo ma non possono mangiare e altri non possono mangiare il cibo che vorrebbero; ma noi abbiamo cibo e possiamo mangiarlo e per questo ringraziamo il Signore). L’entrata del piatto forte della cena è accompagnato dal suono trionfale delle cornamuse: l’haggis viene portato in tavola su di un vassoio ed il padrone di casa recita l’address to a haggis, un’ode scritta da Rabbie al tipico piatto scozzese a base di (attenzione attenzione) interiora di pecora tritate e molto speziate cotte nello stomaco ovino. Vi posso assicurare che non è affatto male e, se solo a leggere la descrizione del piatto, vi siete ripromessi di non mangiarlo mai per nessunissima ragione al mondo, fareste invece bene ad assaggiarlo…almeno in onore di Robert Burns, no? In ogni modo, ecco un’altra dimostrazione dell’orgoglio che il popolo scozzese ha delle sue originie dei suoi personaggi illustri, nonchè della sua cucina. L’address to a haggis è il momento più solenne dell’intera cerimonia e viene recitato con orgoglio e serietà, come potete vedere nel video sottostante.

Address to a haggis (strofa iniziale in inglese)

Fair and full is your honest, jolly face,
Great chieftain of the sausage race!
Above them all you take your place,
Stomach, tripe, or intestines:
Well are you worthy of a grace
As long as my arm.

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Il piatto tipico della tradizione scozzese, haggis neeps and tatties, interiora di pecora e rape

 

Dopo cena, tra un bicchiere di whisky ed un altro, si recitano altre poesie di Robert Burns, si canta, si balla e si fa festa, che è una cosa che agli scozzesi riesce sempre benissimo! In alcune occasioni si assiste all’Address to the lassies, un brindisi oppure un discorso, serio od ironico, tenuto da un uomo sul genere femminile (Robert Burns amava letteralmente il genere femminile ed ebbe 12 figli, non tutti con sua moglie) al quale le donne rispondono con il Reply to the laddies, rispondendo ad ogni domanda o insinuazione fatta dagli uomini. Dopo aver cantato e recitato altri versi di Rabbie, la serata si chiude con un Auld Lang Syne collettivo: tutti i partecipanti si uniscono in coro per cantare i versi più celebri scritti da Robert Burns, alzandosi in piedi e dandosi la mano.

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canti e balli scozzesi allietano la serata (fonte)

Quest’anno avrò l’onore di partecipare alla mia prima Burns Night! Sabato 21 gennaio gli amici dell’Orobian Pipe Band organizzano un Burn Supper in provincia di Bergamo, alla quale non vedo l’ora di partecipare!

E voi, avete mai preso parte ad una Burns Night?

25 thoughts on “Ricordando Robert Burns, il bardo scozzese

  1. Io voglio sapere tutto sulla tua Burns Night! Che bello vedere un popolo così attaccato alle proprie radici e tradizioni, capace di addirittura di “esportarle” all’estero. Come, secondo me, è altrettanto lodevole l’origine di questi festeggiamenti..un gruppo di amici che si ritrova a “far bisboccia” per commemorare l’amico defunto.

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  2. Signora Beatrice mi scusi se mi permetto, ho da poco iniziato a seguire il suo blog e devo dire che sembra abbastanza interessante, però oggi mi ha deluso. Leggere che l’Italia non ha un grande poeta è un autentico insulto alla cultura universale! Il nome Dante Alighieri le dice niente? Era un sommo poeta, conosciuto, studiato e amato in tutto il mondo… Sempre nulla? Sinceramente dire indirettamente che un poetuccio di quarta categoria come Burns sia superiore a Dante… mah, chissà, ho la “vaga” impressione che lei abbia parecchie lacune culturali! Allo stesso modo dimostra di non conoscere il proprio Paese, affermando che gli italiani non hanno feste e tradizioni in comune. Forse dovrebbe studiare l’Italia prima di parlare di altre nazioni, ma probabilmente da buona trentina pensa di vivere ancora in Austria! Un’ultima cosa: data la mia veneranda età, sono più di 30 anni che frequento regolarmente il Regno Unito per lavoro, Scozia inclusa, e le garantisco che la realtà quotidiana degli scozzesi è ben diversa da come la descrive lei. Probabilmente lei la Scozia l’ha frequentata solo in vacanza oppure studiata su qualche libro. Provi invece a viverci anche solo un anno, si accorgerà che non è tutto rose e fiori come sembra, anzi, e glielo dice un vecchietto che si innamorò di questo Paese ormai alcune decadi fa e che ne è ancora innamorato, malgrado i suoi difetti. Scusi lo sfogo, un caro saluto e buona continuazione con il suo blog. Giovanni

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    1. Buongiorno Giovanni, mi dispiace che mi abbia fraintesa! Non abbiamo un poeta nazionale che amiamo così tanto come gli scozzesi amano Burns. Tutti conoscono Dante Alighieri, ma non mi risulta che in tutta Italia si festeggi il giorno della sua nascita. E in ogni caso da nessuna parte nel mio articolo ho scritto che Burns è superiore all’Alighieri. Io credo che in Italia il senso di orgogio nazionale manchi, o che si manifesti in rare occasioni….per esempio ai mondiali di calcio. E questo mi mette tristezza! Apprezzo molto il suo intervento, perchè mi piacciono i commenti costruttivi, e sono anche pienamente convinta che ogni Paese abbia i suoi pro ed i suoi contro e che, come dice lei, non è sempre tutto rose e fiori. Certo, visitarlo da turisti è completamente diverso dal viverci, ed io qui parlo della mia esperienza e delle mie emozioni da turista, lasciando argomenti di attualità/politica/economia/ecc a chi ci vive. Questo è un blog di viaggi, di informazioni e consigli utili per chi vuole programmare un viaggio in Scozia, non un manuale per trasferirsi. Quello lo lascio a chi è sicuramente più esperto di me. Per quanto io ami la Scozia, non mi trasferirei mai, nè in Scozia nè in nessun altro luogo perchè sono anche innamorata e legata al posto in cui vivo ed al quale, ebbene si, mi sento di appartenere maggiormente di quanto io mi senta italiana 🙂 Un saluto anche a lei, le auguro buona serata! Beatrice

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    2. Caro Giovanni, mi permetto di risponderle perchè le parole di Beatrice sono nate proprio da una mia polemica “soft” sulla questione che noi italiani non siamo affatto uniti da una festività comune e talmente sentita da festeggiarla e ossequiarla anche fuori dai confini nazionali.
      E mi permetto anche di sostenere con forza che Dante, come anche le 5Giornate o la locuzione “Obbedisco”, non sono affatto un motivo di unione alla stregua di Burns e, se questo equivale a fraintendere che quest’ultimo sia superiore al poeta fiorentino, mi perdoni, ma la sua è stata una querelle fuori luogo e sopra le righe, tanto più che ha offeso la padrona di casa (secondo me) con parole inopportune.
      Detto questo è ovvio che vivendo un Paese straniero in maniera stanziale -e non come un viaggiatore- si evidenzino difetti&lacune come è ovvio che lei, Signor Giovanni, ha commesso la leggerezza di un j’accuse fin troppo facile, non sapendo che Beatrice ha trascorso più di qualche giorno in Scozia: il suo “…o studiata su qualche libro” è stato davvero irrispettoso.
      E’ innamorato della Scozia ma non delle buone maniere “so british”!
      Mi associo al pensiero e alla risposta di Beatrice.
      Daniela

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      1. Tante parole e nessun contenuto… Oltretutto dimostrando ancora una volta di non conoscere veramente Scozia e scozzesi, che non sono poi così british nel comportamento, anzi, sono decisamente sanguigni! Ripeto: vivete la Scozia invece di farvene un’idea romantica, la realtà è ben diversa dai romanzi di Walter Scott… Inoltre imparate anche a scrivere in italiano, perché in qualunque modo intenda rigirare la frittata la signora Beatrice, il senso di quello che ha scritto è solo uno, se intendeva dire altro evidentemente non sa esprimersi, piuttostp grave per una blogger! Per il resto mi sa che d’ora in avanti eviterò accuratamente questo blog, visto che a quanto pare non si può muovere una critica senza che l’amica di turno corra in soccorso. Così non vi darò nemmeno fastidio… Alla fine i commenti vengono moderati, quindi se il commento dell’orsa è apparso vuol dire evidentemente che la signora Beatrice non si sente abbastanza sicura di sé per difendersi da sola! Mamma mia che gente infantile, sa molto di “guarda che chiamo mio cuggggino”… I miei rispetti signore, addio!

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      2. Caro signor Ottavio, ehm pardon, Giovanni. Non si disturbi più a tornare, nè io nè i miei lettori abbiamo bisogno di persone come lei. La sua somma intelligenza e la sua suprema conoscenza della Scozia rischierebbero di venir intaccate dalla nostra ignoranza e dalle nostre notiziuole di poco conto che, in modo così sgrammaticato e privo di senso, ci dilettiamo a gettare nella grande rete del web. Mi dispiace che lei abbia queste difficoltà di comprensione del testo perchè è evidente che non riesce a capire quello che legge, o forse è troppo sicuro di sè da non riuscire a comprendere il punto di vista degli altri. Lei, caro Giovanni, dall’alto del suo pulpito mi mette tristezza e tutto quello che riesce a comunicarmi è un grande senso di pietà. Addio!

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      3. Ancora una volta lei è maleducato ed irrispettoso in modo gratuito. Le critiche sono sempre ben accette tuttavia lei utilizza il modo sbagliato nei toni e nelle accuse. I commenti spesso non vengono moderati proprio a dimostrazione della liberalità che c’è dietro ad un blog/blogger. Liberalità di cui a volte disturbatori come lei ne approfittano. La invito a fare molta attenzione nel fornire generalità: non siamo tutte “signorine” sprovvedute, fra noi potrebbe celarsi benissimo qualche smanettone in grado di spubblicarla nella sua identità e soprattutto nelle sue intenzioni. Le stiamo dando fin troppa importanza caro Giovanni, agente di commercio e di arroganza.

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    3. Ottavio, è inutile che fai un profilo fake per nasconderti… chi un minimo segue il Blog di Beatrice ha capito benissimo che sei tu!!! E permettimi di dire, che tutto preso dalla tua altissima conoscenza ed intelligenza, stai facendo della pessima pubblicità al tuo di blog, che sarebbe potuto essere anche carino. Cercando di svilire la “concorrenza” a insulti e maleducazione, non otterrai nulla se non il fatto di allontanare chi invece si sarebbe potuto interessare alla cosa.

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      1. Scusatemi, chi sarebbe questo Ottavio? Il vostro amico (o nemico a quanto pare) immaginario? Io mi chiamo Giovanni Galbani, nato ad Alessandria nel 1953 e di professione agente di commercio. Per il mio lavoro viaggio spesso, soprattutto nel Regno Unito e in Scozia, come vi dicevo, e infatti sono in Scozia proprio in questi giorni anche se domani mi sposto a Bristol. Se volete vi mando copia dei miei documenti! Se voi a quanto pare avete avuto problemi con altra gente mi dispiace ma io proprio non c’entro. Comunque vedo che anche in questo caso, come altrove qui su questo blog, ancora una volta gli amici o le amiche sono corse in soccorso… Ma se proprio vi danno così fastidio le critiche, perché disturbarsi a pubblicarle?

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  3. Che bella questa commemorazione trasformata in tradizione! E che bello che addirittura la celebrano fuori dai confini scozzesi!
    La cosa mi fa amaramente riflettere su quanto siamo poco patriottici noi italiani, a ben pensarci non ci lega nulla, nessuna tradizione vera, nessun personaggio storico o politico che ci unisce veramente ed in modo autentico.
    Se non fosse per gli stranieri che ci identificano con i soliti chlichè di sole/pizza/canzoni/ecc saremmo un popolo anonimo 😦 Scusa il piccolo sfogo, poi ci scriverai qualcosa sul tuo primo Burns Night?
    Comunque io ti darei la cittadinanza onoraria scozzese per quanto tieni a questa terra così speciale! 😉
    Buona domenica! :*

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    1. Grazie Daniela, questo mi fa grande onore davvero!! Ma sai che non ci avevo mai pensato al fatto che noi italiani non abbiamo nulla che ci lega TUTTI?? Che cosa triste! A parte Natale, Pasqua e quelle feste “normali” non c’è nient’altro, nessun grande poeta amato da tutti, nessuna tradizione universale che ci lega, ma soprattutto (almeno da parte mia) nessun orgoglio nazionale. Niente proprio. Anzi, te lo dico molto sinceramente, io mi sento più Trentina che italiana (e con questa affermazione spero di non tirarmi addosso le ire di chi mi segue 😉 )… una Trentina Scozzese, diciamo così 🙂 Vi terrò sicuramente informati sulla Burns Night, non vedo l’ora di partecipare e sono anche un pò agitata perchè ci sarà anche un mio piccolo intervento fotografico!! Hanno voluto a tutti i costi venire anche i miei genitori e già me li immagino a ballare danze scozzesi ahahahha 🙂 🙂 Un bacione!

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      1. Che bella scoperta Luisa, non conoscevo questo paesino italo scozzese in Italia! Grazie davvero per avermi passato quest’informazione, è davvero interessante! Mi piacerebbe partecipare a questa festa!! Vi terrò sicuramente aggiornati sulla mia prima Burns Night settimana prossima 😀

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  4. Ebbene si….quest’estate alla festa scozzese che si è svolta a Stadomelli(un paesino situato in val di Vara)ho assistito a questo rituale che accompagna la portata del piatto!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
    L’ho anche assaggiato l’haggis,per i miei gusti è un po’ troppo speziato pero’ non è male.
    Devi sapere Beatrice che in val di Vara negli anni 60 parecchie persone si sono trasferite in Scozia per lavoro e arrivati poi alla pensione sono tornati in Italia.
    C’è un forte legame tra la Scozia e l’entroterra ligure e allora organizzano da qualche anno durante il mese di agosto questa festa che ,tra parentesi,piace tantissimo
    Ciao dalla Liguria
    ps)mi raccomando raccontaci poi come sara’ il tuo primo Burns Night!!!!!!!!!!!!

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