Scopriamo il whisky scozzese // Parte 1: Storia

Molto probabilmente lo avrete notato, qui sul blog non ho mai parlato di whisky. Il punto è che, oltre al fatto di non essere una grande amante degli alcolici in generale, di whisky non ne so proprio nulla. Ho visitato, alcuni anni fa, una distilleria (la Talisker, su Skye) ma non ho mai approfondito le mie conoscenze sul più celebre dei prodotti scozzesi. Così, quando Ferdinando Viti di Oro di Scozia mi ha inviato una mail proponendomi una serie di articoli a tema whisky da pubblicare sul mio sito, non ci ho pensato due volte. A scriverli è Ulisse Soncini, suo socio e amico, grande esperto nel campo del whisky: ha conseguito il titolo di Whisky Ambassador frequentando a Glasgow il primo training al mondo accreditato e il titolo di Master Blender presso la distilleria Glengoyne (qui trovate il suo percorso di studi completo). Partiamo dunque con Ulisse alla scoperta di questo antico e prezioso whisky scozzese!

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Uisge Beatha” (acqua della vita) e’ il nome gaelico del distillato che ora viene chiamato Scotch Whisky. Dalla notte dei tempi – il primo ritrovamento risale al 3600 a.C. – le soluzioni alcooliche erano considerate acqua di vita: un liquido che permetteva “miracolose” guarigioni. In Scozia, il primo documento scritto che si riferisce all’Uisge Beatha risale al 1494, quando la Chiesa era “costretta” a distillare un fermentato di orzo per poter dare qualcosa da bere alla popolazione: si, proprio cosi, perché l’acqua non era potabile e l’unico modo per dissetare le persone era il whisky; ma esisteva anche un secondo motivo: avere le persone più “rilassate”, ne permetteva un maggior controllo!

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Inizia così la storia dello Scotch: una storia che dalle origini ad oggi è tormentata da terremoti e curiosità. Col passare del tempo, la produzione di Scotch divenne sempre maggiore, cosi come la diffusione tra la popolazione, non più come semplice bevanda dissetante, ma come motivo di condivisione e di piacere tra le persone. Questo piacere inizia ad interessare al Parlamento Scozzese ed ecco quindi il primo terremoto: attorno al 1600 comincia la tassazione dell’alcool da parte dello stato. Molte distillerie sono costrette a chiudere, in particolare nella zona delle Highlands e nelle Lowlands, ovviamente perché più raggiungibili da parte degli esattori delle tasse, come Robert Burns. Proprio il più grande poeta scozzese era un esattore delle tasse, morto in miseria e riconosciuto postumo per le sue opere (“Address to a haggis”, la piú famosa ). Nascono quindi distillerie abusive e prosperano quelle della zona dello Spey, quasi irraggiungibili nell’Alto Nord, e quelle “itineranti”: piccole aziende che erano in grado di spostarsi da un posto all’altro rapidamente, non appena si aveva notizia dell’arrivo dell’“Agenzia delle Entrate”.

Il potere economico del Whisky non si ferma solo ad Edimburgo: durante il periodo del colonialismo, al posto delle conquiste nel sud America per ottenere canna da zucchero da distillare per produrre rum, la Scozia portò a casa grandi debiti di guerra, debiti che “mamma” Inghilterra andò a sanare in cambio dell’annessione della Scozia al Regno Unito; nel 1707 la Scozia viene “comprata” dalla Regina… e il motivo? La tassazione dell’alcool passa da Edimburgo a Londra e viene chiaramente aumentata per incrementare il gettito delle casse di Sua Maestà. E’ il secondo terremoto per le distillerie scozzesi che continuano a chiudere, strozzate da Londra: ed è sempre lo Spey che sopravvive e che oggi conta la maggior densità di distillerie attive.

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Le distillerie dello Speyside oggi (credit)

La crisi della produzione è sempre più importante, ma ecco un nuovo colpo di scena per il nostro amato compagno: la fillossera, parassita che colpisce le viti, arriva in Europa: in Francia, niente viti, niente uva e quindi niente cognac. I francesi, privati del loro nettare, diventano amanti dello Scotch: ma il loro palato è troppo delicato per la forza e il carattere dei Single Malt, decisi ed aromatici, e nasce il “Blended Scotch Whisky”, più leggero di grado alcoolico e più equilibrato e delicato; essendo un distillato composto da Single Malt di differenti distillerie e differenti anni di invecchiamento, viene realizzato secondo il loro gusto. Ad oggi la Francia è la maggior consumatrice di Whisky pro capite di tutta Europa ed una delle maggiori nel mondo. Dopo la Francia, sono gli Stati Uniti d’America ad entrare in gioco nella nostra storia. Durante il proibizionismo dopo la prima guerra mondiale, lo Scotch veniva importato “legalmente”: una famosa distilleria dell’Isola di Islay, distillava un liquido particolarmente torbato e con un aroma tanto particolare e caratteristico che in dogana veniva spacciato per un medicinale…

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(credit)

Durante la seconda guerra mondiale abbiamo un altro colpo di scena: memore della precedente “batosta” nelle dispute coloniali, la Scozia resta relativamente neutrale e gli americani la preferiscono rispetto all’Irlanda, che d’altro canto cade in una pesante depressione economica. Altra fortuna per lo Scotch: molti irlandesi si spostano in Scozia per lavorare e portano anche il loro know-how. Comincia la tripla distillazione, che realizza un distillato più elegante ed equilibrato: attualmente solo due distillerie, una nelle Lowlands e una a Campbelltown utilizzano questo procedimento, realizzando Whisky di grande qualità ed delicatezza.

Dopo oltre 5 secoli di storia, ufficialmente, lo Scotch Whisky, nelle sue varie versioni e sfaccettature, resta una delle bevande più amate ed apprezzate al mondo: il suo carattere e la sua forza, i suoi profumi e i suoi aromi, lo rendono sempre unico ed inimitabile.

“Un camino acceso e uno Scotch: chiudi gli occhi e ti ritroverai in questa terra speciale e incontaminata, con i suoi luoghi incantati, la sua magia ed il suo calore avvolgente”.


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L’Associazione Oro di Scozia nasce nel 2015 a Como, grazie agli amici Ferdinando Viti e Ulisse Soncini, con il sogno di divulgare la cultura, le tradizioni e i sapori di un paese ricco di storia e di leggende. Il corner di Oro di Scozia in via Zezio 32 a Como è un piccolo mondo rallegrato dalle tinte dei tartan e illuminato dal color oro del whisky dove riecheggiano sonorità di musica celtica. Uno spazio che riproduce in ogni angolo un’atmosfera Scottish. Qui troverete una selezione delle migliori distillerie e birrerie scozzesi, ma anche sciarpe e borse, idee regalo e accessori rigorosamente Made in Scotland. Prodotti artigianali creati con passione e ricercati con cura per offrirvi il meglio. Ma il sogno non termina con la proposta di articoli di qualità: la magia continua con degustazioni, feste, eventi e concerti organizzati col desiderio di coinvolgervi in un viaggio immaginario in questa incantevole terra. Seguite il sito e la pagina facebook di Oro di Scozia per rimanere aggiornati su eventi, proposte ed offerte!


Grazie di cuore a Ferdinando e Ulisse, persone squisite e animate da grande passione, che ho avuto il piacere di conoscere di persona e di incontrare in diverse occasioni nel corso degli ultimi anni. Un amore autentico e viscerale il loro, che promuovono e diffondono in tutta Italia grazie ad interessanti e coinvolgenti eventi e manifestazioni a tema scozzese.

2 pensieri riguardo “Scopriamo il whisky scozzese // Parte 1: Storia

  1. Un bellissimo salto nella storia 🙂 neanche io sono particolarmente appassionata di roba alcolica in genere, ma è stato piacevole leggere della nascita e la diffusione di questa “bevanda” famosissima è apprezzata nel mondo! Grazie Beatrice 🙂

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    1. Ciao Florinda! Grazie a Ulisse di Oro di Scozia, l’articolo è opera sua ed è molto molto interessante 🙂 E’ purtroppo un argomento che non ho mai apprfondito, quello del whisky!

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