MARY STUART QUEEN OF SCOTS – Parte 5

Parte 5 (1567 – 1568):  Il terzo matrimonio e la prigionia a Lochleven

“Tutto ciò che Maria Stuarda intraprende nelle settimane dopo il delitto non è spiegabile con la ragione, ma solo come confusione provocata da un’angoscia senza fine. Anche in mezzo alla sua follia dovrebbe riconoscere a sé stessa che ha distrutto e annullato per sempre il suo onore, che tutta la Scozia, che l’Europa intera avrebbero ritenuto una provocazione inaudita della legge e del costume un matrimonio celebrato poche settimane dopo l’assassinio e per di più con l’assassino del marito (S.Zweig, Maria Stuarda, pag 222)

Senza nemmeno aspettare la fine del lutto Mary Stuart si adopera per mettere provocatoriamente sulla testa dell’assassino la corona dell’assassinato. E lo fa con una fretta clamorosa, che fa intendere che ci sia un altro motivo, oltre all’amore accecante, che spinge la regina a sposare Bothwell il più in fretta possibile: una gravidanza. Mary porta in grembo un figlio, non di Darnley ma proprio di Bothwell e ad una regina non è permesso di mettere al mondo un figlio illegittimo, men che meno nelle circostanze in cui si trova. Il matrimonio è dunque l’unico modo per salvare l’onore del bambino, per difenderne i diritti fingendo che sia stato concepito con il defunto marito, e deve essere celebrato il prima possibile per poter fare credere a tutti che il figlio sia nato prematuramente: se passano troppi mesi, sarà ovvio che il padre di quel bambino è in realtà Bothwell. Ma per una regina vedova di Scozia non è lecito sposare un uomo famigerato e sospetto come il suo amante, a meno che…

“Se una donna viene privata con la violenza dell’onore, il colpevole ha il dovere di riparare all’accaduto con il matrimonio. Solo se in precedenza violentata Maria Stuarda avrebbe un barlume di giustificazione delle nozze con Bothwell. Solo così si potrebbe dare al popolo l’illusione che essa non abbia agito per libera scelta, ma costretta dall’inevitabile” (S.Zweig, Maria Stuarda, pag 224)

Questo disperato e squallido piano sembra l’unico modo di giustificare il matrimonio e alla fine Mary, inizialmente titubante, si lascia convincere a simulare lo stupro. Il 24 aprile 1567 Mary si reca a trovare suo figlio James nel vicino castello di Stirling. James, che all’epoca aveva 10 mesi, era stato affidato fin dalla sua nascita alle cure del Conte e della Contessa di Mar: Mary non si era mai dimostrata una madre molto premurosa e questa è, a sua insaputa, l’ultima volta che vedrà il figlio. Sulla strada del ritorno la regina ed i pochi uomini che la accompagnano vengono raggiunti ed aggrediti da un folto gruppo di cavalieri capeggiati da Bothwell che senza difficoltà “rapisce” la sua amante e la porta al castello di Dunbar, da poco concessogli da parte del Parlamento scozzese. Mary Stuart si dichiara prigioniera e, per evitare spargimenti di sangue, proibisce ogni tentativo di resistenza o di liberazione da parte dei suoi sudditi. Per più di una settimana prosegue la farsa del rapimento e della violenza, mentre ad Edimburgo procede in gran fretta il divorzio tra Bothwell e la moglie legittima, con il pretesto di aver casualmente scoperto una consanguineità tra i due.
Il 15 maggio 1567 infine, dopo essere tornati in città, Mary Stuart e James Hepburn conte di Bothwell convolano a nozze: se il primo matrimonio era stato sfarzoso e splendido, ed il secondo meno appariscente, queste terze nozze si svolgono segretamente come un delitto: alle 4 del mattino i due vengono sposati con rito protestante, nella buia cappella di Holyrood, sostenuti da pochissima gente poiché la maggior parte degli invitati aveva gentilmente declinato l’invito. Non ci sono feste, non ci sono banchetti, non ci sono cortei. Dopo la cerimonia gli sposi si ritirano nelle loro stanze in fretta e furia.

The Marriage of Mary, Queen of Scots, and the Earl of Bothwell - artista sconosciuto
The Marriage of Mary, Queen of Scots, and the Earl of Bothwell – artista sconosciuto

Mary ha raggiunto il suo obiettivo, ha coronato il suo sogno d’amore con Bothwell, ma non è tutto perfetto come pensava. Come è giù successo in altri momenti di tensione nella sua vita, la regina crolla psicologicamente. Du Croc, l’ambasciatore francese inviato ad Edimburgo, riferisce:

“Sono già affiorati i rimorsi. Quando giovedì sua Maestà mi mandò a chiamare, notai uno strano rapporto tra lei ed il marito. Cercò di giustificarsi dicendo che, se la vedevo così triste, era perché non voleva più provare gioia e desiderava una cosa sola: la morte. Ieri, quando si è chiusa in camera col conte Bothwell, gli ha gridato di darle un coltello per uccidersi. Le persone che erano nella stanza accanto l’hanno sentita e temono che, se Dio non l’aiuta, la sua disperazione la porterà a compiere una follia. Dal giorno del matrimonio le lacrime e i lamenti di Maria Stuarda non hanno avuto fine”. (S.Zweig, Maria Stuarda, pagg 230-231)

La reazione dei Lord al matrimonio è quanto meno prevedibile e lo stesso Bothwell, consapevole del pericolo di una ribellione, si era già preparato raccogliendo cavalieri e fanti per essere pronto ad un attacco. A finanziarlo è Mary, disposta a vendere gioielli, chiedere prestiti ed addirittura a far fondere il fonte battesimale in oro regalato da Elisabetta d’Inghilterra per il battesimo del figlio. La coppia regale lascia il non fortificato palazzo di Holyrood, si trasferisce in quello più sicuro di Bortwhick ed il 12 giugno la regina convoca i suoi “sudditi, nobiluomini, cavalieri, scudieri, gentiluomini e proprietari” ad accorrere armati al suo cospetto. I Lord ribelli, incoraggiati dalla fuga dal palazzo reale, prendono la città di Edimburgo senza incontrare resistenza e con altrettanta facilità conquistano il castello di Bortwhick per catturare Bothwell, che riesce però a fuggire buttandosi giù da una finestra e correndo via al galoppo. Nel castello rimane solo la regina; i Lord tentano di convincerla a lasciare il suo nuovo marito ma lei si rifiuta categoricamente. Anzi, durante la notte si traveste da uomo, fugge e cavalca senza sosta verso Dunbar, verso il suo Bothwell. Da qui, la coppia fa un ultimo e disperato tentativo per riconquistare il potere: radunato in fretta e furia un esercito formato dai fedeli borderers di Bothwell, alcuni archibugieri mercenari e molti contadini, marciano alla volta di Edimburgo preceduti dallo stendardo reale e a Carberry Hill, il 15 giugno 1567, incontrano la fazione opposta, quella dei Lord, che formano un esercito elegante e ben organizzato.

L'immagine mostra la sconfitta dell'esercito di Mary Stuart a Carberry Hill
L’immagine mostra la sconfitta dell’esercito di Mary Stuart a Carberry Hill

Anziché dare inizio ai combattimenti viene issata bandiera bianca ed l’ambasciatore francese Du Croc, sul campo di battaglia come osservatore neutrale, si offre come mediatore tra le due parti. Iniziano sette lunghe ore di accese conversazioni tra i due eserciti ed ancora una volta viene intimato alla regina di lasciare il suo amante ed i lord promettono di sottomettersi nuovamente e lei se accetterà questo compromesso. Mary, sicura sulla sua posizione, non ne vuole sapere ed ordina l’attacco. Ma la gente non obbedisce più, il suo esercito si disperde lasciandola sola e vulnerabile, completamente in balia dell’esercito avversario. A questo punto la regina cede, mette da parte l’orgoglio ed accetta l’ultima condizione: a Bothwell verrà garantito un salvacondotto, potrà andarsene senza essere inseguito, mentre lei ritornerà ad Edimburgo assieme ai Lord. A questo punto la regina ed il suo amante si abbracciano, per quella che sarà ad insaputa dei due l’ultima volta, e Bothwell, saltato a cavallo, fugge a gran velocità accompagnato da una ventina di uomini. Mary Stuart ora è davvero sola. Ha salvato suo marito, il suo amante, e si è consegnata nelle mani dei suoi nemici, che la conducono ad Edimburgo: nella High Street, strada principale che attraversa la città, la gente si affaccia alle finestre, si raduna curiosa per assistere alla scena della regina prigioniera, qualcuno urla provocazioni, ingiurie nei suo confronti “Al rogo la puttana! Al rogo l’assassina!”. Il suo potere è scomparso, il suo regno è finito, ora è in balia dei suoi nemici ed umiliata dal suo stesso popolo. Nonostante tutto, Mary non perde il suo coraggio e la sua forza, anzi, si scatena contro i Lord dicendo che li farà impiccare e crocifiggere, mostra apertamente il suo odio ed il suo disprezzo nei loro confronti.

Brought Captive to Edinburgh from Carberry Hill - William Brassey Hole 1910 (Mary Stuart è portata ad Edimburgo dopo la sconfitta di Carberry Hill).  In un messaggio fatto recapitare a Londra recante un disegno della disposizione degli eserciti a Carberry Hill, si legge che gli abiti della regina non erano certo eleganti come al solito. Abbandonato in fretta il castello di Bortwhick vestita da uomo, a Mary non era rimasto che accontentarsi di indossare un abito prestatole da una cameriera al castello di Dumbar: una sottoveste rossa che non arrivava nemmeno al ginocchio, una blusa blu ed un berretto di velluto.
Mary Queen of Scots Brought Captive to Edinburgh from Carberry Hill – William Brassey Hole 1910 (Mary Stuart è portata ad Edimburgo dopo la sconfitta di Carberry Hill). In un messaggio fatto recapitare a Londra recante un disegno della disposizione degli eserciti a Carberry Hill, si legge che gli abiti della regina non erano certo eleganti come al solito. Abbandonato in fretta il castello di Bortwhick vestita da uomo, a Mary non era rimasto che accontentarsi di indossare un abito prestatole da una cameriera al castello di Dumbar: una sottoveste rossa che non arrivava nemmeno al ginocchio, una blusa blu ed un berretto di velluto.

Da Edimburgo, dove era tenuta segregata in casa del magistrato cittadino, viene deciso di trasferire la regina in un posto più “sicuro”, il castello di Lochleven, situato su di un’isoletta in mezzo ad un lago, senza collegamenti con la terraferma e di proprietà di Margaret Douglas, madre di Moray, fratellastro di Mary. È il 17 giugno 1567: all’alba una barchetta conduce la Regina di Scozia alla prima tappa della sua lunga e triste prigionia. Questo giorno segna anche un importante cambiamento in tutta Europa: ci si trova davanti ad un problema nuovo, una situazione mai vista prima, una regina imprigionata ed accusata di essere indegna della corona. Le misure di diritto pubblico applicabili ad un monarca sono in quell’epoca completamente inesistenti, non è concesso al popolo sollevare critiche o accuse contro i proprio sovrani, mai è stato aperto un processo ad un regnante. Mary Stuart sarà la prima ad andare, suo malgrado, contro queste usanze e la sua triste sorte si ripeterà in futuro per altri sovrani, anche nei confronti di discendenti del suo stesso sangue. Anche Elisabetta d’Inghilterra si schiera inaspettatamente dalla parte della cugina. Non può certo tacere vista la situazione, temendo che oggi si condanni Mary Stuart, ma che magari la prossima volta potrebbe toccare a lei. Scrive, in una dura lettera ai Lord:

“Dove si trova nelle Sacre Scritture un passo che dia ai sudditi il diritto di deporre i loro sovrani? In quale monarchia cristiana c’è una legge scritta, in base alla quale i sudditi possano toccare la persona del loro sovrano, metterlo in prigione o sottoporlo a processo? Condanniamo tanto quanto i Lord l’assassinio di nostro cugino, il re, e le nozze di nostra sorella con Bothwell ci hanno addolorato più di chiunque di loro. Ma non possiamo permettere né tollerare la successiva condotta dei lord contro la regina di Scozia. Poiché per legge divina essi sono sudditi e lei è sovrana, non avevano il diritto di costringerla a rispondere alle loro accuse, perché non è conforme alla natura che la testa ubbidisca ai piedi” (S.Zweig, Maria Stuarda, pagg 230-231)

È a questo punto della storia che entrano in gioco le cosiddette “lettere dello scrigno”. James Balfour, di complice di Bothwell nell’assassinio di Darnley, tradisce l’amico e fa pervenire ai lord la notizia che Bothwell ha mandato ad Edimburgo un suo servitore per recuperare segretamente dal castello un prezioso scrigno che contiene importanti documenti. Il servo, di nome Dalgleish viene intercettato, catturato e torturato fino a che non rivela il nascondiglio dello scrigno d’argento, dono di Francesco II alla giovane Mary, che viene trovato nascosto sotto un letto. Lo scrigno, ancora sigillato e protetto da un complicato sistema di chiavi, viene custodito dal Conte di Morton per una notte ed il giorno seguente, al cospetto degli altri lord tra i quali anche alcuni nobili cattolici e amici di Mary Stuart, viene forzato ed aperto. Vengono alla luce lettere e sonetti scritti dalla regina, documenti altamente incriminanti per Mary, la cui situazione si aggrava sempre più: in quelle lettere aveva infatti confessato la sua complicità nell’assassinio di Darnley ed ora i ribelli hanno in mano una prova inconfutabile del suo adulterio e della sua complicità nell’omicidio.

Le lettere dello scrigno in esposizione durante una mostra ad Edimburgo
Le lettere dello scrigno in esposizione durante una mostra ad Edimburgo

Il 25 luglio 1567 i Lord Melville e Lindsay si recano a Lochleven portando con sé tre documenti che Mary Stuart, per evitare un processo pubblico, deve firmare e contenenti quanto segue: la regina deve dichiarare di essere stanca di governare e contenta di rinunciare al peso della corona, deve inoltre acconsentire all’incoronazione del figlio ed infine deve dare il suo benestare al trasferimento della reggenza al fratello Moray o ad un suo sostituto. Dapprima Mary oppone resistenza ma quando Melville le illustra senza mezzi termini quello che la attende (pubblica lettura delle lettere, interrogatorio dei servi di Bothwell arrestati, processo e condanna) cede e firma i tre documenti. L’accordo è concluso ed il 29 luglio 1567 il piccolo James Stuart viene incoronato “James VI of Scotland”nella Church of the Holy Rude a Stirling con un rito protestante. Ad impartire la benedizione e a dimostrare al mondo che questo nuovo re è stato strappato per sempre alla chiesa cattolico-romana, è John Knox, acerrimo nemico di sua madre la regina. A Moray, rientrato in Scozia in trionfo, viene assegnata la reggenza ed è proprio lui a permettere che il 15 dicembre le compromettenti lettere ed i sonetti della sorellastra vengano tirati fuori dallo scrigno d’argento e letti in Parlamento, confrontati e dichiarati autentici all’unanimità: quattro vescovi, quattordici abati, dodici conti, quindici lord e più di trenta membri della piccola nobiltà confermano sul loro onore e con giuramento l’autenticità di queste lettere. Nessuno solleva il minimo dubbio, nemmeno i numerosi amici vicini alla regina. Dopo la lettura delle prove, tutte le azioni degli ultimi mesi, la ribellione e l’arresto vengono dichiarate legittime e per dimostrare la giusta causa dei lord vengono inviate copie delle lettere a tutte le corti europee.

The abdication of Queen Mary - dipinto di Charles Lucy, 1868
The abdication of Queen Mary – dipinto di Charles Lucy, 1868

Pochi giorni dopo essere giunta a Lochleven un tragico evento colpisce Mary Stuart: l’aborto del figlio che portava in grembo e che, molto probabilmente aveva concepito con Bothwell quando Darnley era ancora in vita, o morto da pochissimo tempo. Come in molti altri aspetti della vita della Stuart, non ci sono molte informazioni in merito all’accaduto e né lei né i suoi “carcerieri” ne hanno mai più parlato, mantenendo nell’ombra il segreto. L’unico documento che prova l’aborto è un resoconto redatto dal fidato segretario della regina, Claude Nau, e da lei personalmente controllato, dove si afferma che la regina avrebbe abortito due gemelli, nel mese di luglio 1567. Ci sono varie teorie sullo stato di avanzamento della gravidanza di Mary all’epoca dell’aborto, così come sulla paternità di quel figlio, o di quei figli. Ho trovato questo articolo davvero interessante a cui potete dare un’occhiata se siete interessati alla vicenda: http://www.scribd.com/doc/13748026/Miscarriage-at-Lochleven#scribd

Durante la sua prigionia a Lochleven Mary è affidata a Lady Douglas, che era stata per più di 30 anni l’amante di suo padre, al quale aveva dato sei figli di cui il più vecchio è il Conte Moray, ed aveva sposato in seguito il conte Douglas di Lochleven, al quale ne aveva dati altri sette. Forse è proprio per questo che il segreto del probabile aborto di Mary non ha mai lasciato quell’isoletta in mezzo al lago, proprio perché lady Douglas stessa aveva vissuto il tormento di sapere illegittimi i suoi primi figli, ed aveva provato ben 13 volte i dolori del parto, e quindi era in grado di capire meglio di chiunque altro la pena della sua “prigioniera”, che trattò probabilmente più come un’ospite di riguardo. Mary Stuart ha a disposizione un’intera ala del castello, ha portato con sé il suo cuoco, il farmacista, quattro o cinque donne al suo servizio; è libera di andare dove vuole, ovviamente entro i confini dell’isola, e pare che le fosse permesso anche andare a caccia. La regina di Scozia, costretta ad abdicare in favore del figlio, non si sente però ancora detronizzata, non si sentirà mai privata del suo potere, e durante i piatti giorni passati a Lochleven ha solo un pensiero che le occupa la mente: la sua liberazione. Trova un valido complice in lord Georges Douglas, figlio dei conti di Lochleven che, probabilmente attratto dal suo fascino, è disposto a tutto pur di aiutarla e diventa il complice più fedele e devoto nei suoi tentativi di fuga.

Mary, Queen of Scots , Leaving Loch Leven on 2 May 1568 - dipinto di Edward Daniel Leahy 1837
Mary Queen of Scots Escaping from Lochleven Castle – dipinto di William Craig Shirreff

Il primo tentativo avviene il 25 marzo 1568: travestita da lavandaia e protetta da uno spesso velo, Mary riesce ad abbandonare il castello ma viene scoperta da uno dei barcaioli che, si dice, la riconosce dalle sue mani bianche ed eleganti, sicuramente non mani di una lavandaia. Dopo l’episodio il controllo sulla regina aumenta. Lord Georges Douglas non può più entrare al castello ma si tiene in contatto con Mary, trasmettendole i messaggi dei suoi sostenitori: come banderuole al vento, molti dei lord che nemmeno un anno prima l’avevano imprigionata ora sono nuovamente dalla sua parte e può sempre contare sui suoi amici più fedeli, soprattutto gli Huntly e i Seton. Il secondo tentativo di fuga avviene il 2 maggio 1568. William Douglas, un paggio che lavora nel castello e che è stato coinvolto nel piano, riesce a rubare le chiavi delle porte d’uscita al maggiordomo. Mary, vestita con gli abiti di una delle sue cameriere per non dare nell’occhio, lo segue attraverso il castello, sale sulla piccola barchetta a remi e giunge sull’altra sponda del lago, dove la attendono Georges Douglas e Lord Seton con cinquanta cavalieri. Senza esitazioni, la regina salta in sella e galoppa tutta la notte fino al castello degli Hamilton, dove riesce a radunare, in una settimana, un esercito di 6000 uomini: si comprende pienamente la grandezza di questa donna, che nonostante tutto non si arrende, non perde mai la speranza ed è pronta a lottare fino alla fine per la sua causa e per la sua corona. Appena appresa la notizia della fuga della sorella, il conte reggente Moray passa subito al contrattacco, radunando rapidamente un esercito numericamente inferiore a quello della sorellastra, ma meglio guidato e disciplinato. Il 13 maggio 1568 a Langside si giunge allo scontro definitivo tra la Regina ed il reggente, tra fratello e sorella, tra Stuart e Stuart.

Mary, Queen of Scots , Leaving Loch Leven on 2 May 1568 - dipinto di  Edward Daniel Leahy 1837
Mary, Queen of Scots , Leaving Loch Leven on 2 May 1568 – dipinto di Edward Daniel Leahy 1837

La battaglia di Langside è breve ma decisiva: le forze a cavallo della regina si buttano velocemente all’attacco contro il nemico, che però respinge con fitte raffiche di armi da fuoco gli assalitori. Dopo tre quarti d’ora l’ultimo esercito di Mary Stuart si disperde in una fuga disordinata, lasciandosi alle spalle i cannoni e 300 morti. La regina, che assiste alla scena da un’altura, non appena si rende conto di essere stata sconfitta fugge disperatamente, galoppando all’impazzata seguita solo da pochi cavalieri. Scriverà in seguito al cardinale di Lorena:

“Ho sopportato insulti, diffamazioni, prigionia, fame, freddo, caldo, sono fuggita, senza sapere dove, per novantadue miglia, attraverso il paese, senza pasti né soste. Ho dormito sulla nuda terra, ho bevuto latte acido, vissuto in questo paese come una civetta, senza una donna che mi aiutasse” (S.Zweig, Maria Stuarda, pag 264)

Mary Stuart at the Battle of Langside  - dipinto di giovanni fattori
Mary Stuart at the Battle of Langside – dipinto di giovanni fattori
Night After the Battle of Langside - dipinto di Sir John Lavery
Night After the Battle of Langside – dipinto di Sir John Lavery

Il terzo giorno dopo la battaglia di Langside Mary raggiunge l’abbazia di Dundrennan in prossimità del mare. È inseguita, non sa dove andare. Indietro non può tornare, non esiste più un posto sicuro per lei in Scozia, il suo ultimo esercito è sconfitto, il suo regno è finito. Di fronte a lei, il mare: potrebbe ora scegliere di andare in Francia dove è cresciuta ed ha ancora degli amici, oppure in Spagna alla corte del cattolico Filippo II. No, Mary Stuart commette l’ennesimo ed ultimo errore della sua vita e decide di andare in Inghilterra, per cercare aiuto dalla cugina Elisabetta, che nelle sue lettere aveva promesso di aiutarla. Il 16 maggio 1568 la non più regina di Scozia sale su una piccola barca di pescatori, attraversa il golfo di Solway e approda su terra inglese nelle vicinanze del piccolo porto di Carlisle. Una lettera per Elisabetta la precede:

“…ora sono bandita dal mio regno e in una situazione così disperata che, all’infuori di Dio, non ho altra speranza se non la tua bontà. Ti prego perciò, diletta sorella, di poter essere portata dinnanzi a te per confidarti tutti i miei problemi. […] La tua cara sorella M.R.” (S.Zweig, Maria Stuarda, pag 266)

Mary Stuart non ha ancora 25 anni e tuttavia la sua vita è già finita.


(Fonte: Maria Stuarda, Stefan Zweig)

Parte 1: L’infanzia e l’adolescenza in Francia
Parte 2: Il ritorno in Scozia ed il secondo matrimonio
Parte 3: L’assassinio di Davide Rizzio
Parte 4: L’omicidio di Darnley
Parte 5: Il terzo matrimonio e la prigionia a Loch Leven
Parte 6: La prigionia inglese
Parte 7: Verso la fine

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