MARY STUART QUEEN OF SCOTS – Parte 7

PARTE 7 (1584 – 1587): Verso la fine

Mary Stuart ha quarant’anni ed inizia ad essere stanca della sua prigionia e della sua vita dura e vuota. In uno dei molti momenti di sconforto, in cui il suo più grande desiderio è molto probabilmente la morte, scrive queste commoventi righe in latino:

“O Domine Deus! Speravi in te. O care mi Jesu! Nunc libera me. In dura catena, in misera poena, desidero Te. Languendo, gemendo et genu flectendo, adoro, imploro, ut liberes me”
“Signorre Iddio, ho sperato in te! O mio buon Gesù, ora liberami! Incatenata, misera, ti desidero. Languida, gemente e prostrata, adorando t’imploro: liberami!” (S.Zweig, Maria Stuarda, pag 304)

L’ultima speranza di Mary è di trovare un’intesa col figlio Giacomo VI che però, allevato lontano dalla sua protezione, nella fede protestante e dai suoi nemici più accaniti, ha un atteggiamento gelido nei confronti della madre: le uniche informazioni che conosce sul suo conto sono che ha collaborato ad uccidere suo padre e che gli contesta i diritti alla corona. Elisabetta ancora una volta precede Mary e cercando di impedire a tutti i costi un loro pericoloso riavvicinamento stringe accordi segreti con Giacomo, offrendo una pensione annua di cinquemila sterline se il futuro re firmerà un trattato di alleanza che, tra le sue varie clausole, tralascia completamente quella della liberazione della madre: ignorandola come se non esistesse, suo figlio si mette d’accordo con la sua acerrima nemica.

Mary queen of scots and King James VI of Scotland - dipinto del 1583. Mary è ritratta durante la sua prigionia in Inghilterra infatti vestiti e perfino gioielli sono uguarli a quelli di altri quadri realizzati durante quel periodo.
Mary queen of scots and King James VI of Scotland – dipinto del 1583. Mary è ritratta durante la sua prigionia in Inghilterra infatti vestiti e perfino gioielli sono uguarli a quelli di altri quadri realizzati durante quel periodo.

Dopo questo episodio, e con una lettera crudele e piena di rabbia disperata nella quale Mary Stuart mette in luce tutti i difetti fisici e le debolezze private di Elisabetta, non c’è più possibilità di riconciliazione e la lotta tra le due regine arriva ad un punto di odio profondo: si è giunti all’ultima fase di questa lotta decennale. Il suo carceriere Shrewsbury, che si era rivelato troppo gentile ed indulgente, viene sostituito da un protestante fanatico, Amyas Poulet, che sin dall’inizio si impegna a rendere difficile e poco gradevole la vita a Mary Stuart. La sua sorveglianza viene notevolmente aumentata, i soldati che controllano le vie d’entrata ed uscita al castello raddoppiati, alla servitù viene tolta qualsiasi libertà di movimento tanto che una persona può lasciare il castello solo con un permesso speciale e scortata, la biancheria, i libri, qualsiasi cosa che entra ed esce dal maniero viene controllata scrupolosamente in modo da impedire ogni corrispondenza. Infine, viene negato a Mary persino di andare a caccia e di cavalcare. Ora è una vera prigioniera rinchiusa in un carcere, ma non è ancora abbastanza. Contro di lei, per colpirla ed eliminarla definitivamente, la polizia di Stato inglese capeggiata da Wasingham e concorde con Elisabetta, sta programmando una complotto che simulerà un attentato alla vita della Regina d’Inghilterra organizzato nientemeno che dall’ignara Mary Stuart, la cosiddetta congiura Babington. Un crudele pretesto per incolparla ingiustamente e togliersela di mezzo una volta per tutte, per renderla complice di un delitto da loro stessi montato. Un piano così perfetto da essere un capolavoro, ma tanto macabro, subdolo e crudele da far venire la pelle d’oca. Il terribile complotto inizia con il trasferimento (l’ennesimo!) della regina scozzese da Tutbury alla residenza di Chartley, luogo in cui vivono diverse famiglie cattoliche sue sostenitrici. Improvvisamente, le libertà che fino al giorno prima le erano state brutalmente negate, ora le vengono nuovamente concesse e, elemento fondamentale per la riuscita del piano, riceve nuovamente le sue lettere cifrate. Queste ultime le vengono recapitate una volta alla settimana, chiuse in una bottiglia di legno sigillata all’interno di una botte di birra per la sua servitù che arriva dalla vicina osteria. Ciò che la regina non sa però è che il “buon uomo” che la consegna è pagato dalla polizia inglese per controllare la sua corrispondenza, che viene immediatamente decifrata, copiata ed inviata a Londra e poi, prontamente, consegnata a Mary Stuart o al destinatario.

Lettera codificata indirizzata a Mary Stuart
Lettera codificata indirizzata a Mary Stuart e scritta da Babington

Una volta che la polizia ha le comunicazioni della regina scozzese sotto controllo, viene scelta attentamente un’esca per attirare la donna in trappola. Antony Babington, giovane membro della piccola nobiltà, sposato e benestante che abita vicino alla tenuta di Chartley, cattolico convinto e sostenitore generoso di Mary Stuart, è ignaro durante tutte le vicende che seguiranno, di essere spiato ed usato dalla polizia inglese per realizzare il proprio macabro scopo. Babington cerca tra gli amici dei sostenitori per tentare di liberare la sua amata regina ma non si accorge che nel gruppo creato per l’occasione entrano alcuni personaggi un po’ troppo fanatici, un po’ troppo estremisti, che sono in realtà delle spie assoldate da Wasingham che premono affinché si compia un attentato contro Elisabetta e che, con molta insistenza, riescono a far prendere seriamente in considerazione l’idea a Babington ed ai suoi amici.Tuttavia per incolpare Mary occorre qualcosa di più, serve che ella stessa dia il consenso all’operazione e che lo faccia per iscritto, in modo da avere delle prove schiaccianti. Le spie convicono Babington di mettere al corrente delle proprie intenzioni la regina e lui, scioccamente, cade nella trappola mandando una lunga e dettagliata lettera alla sua carissima sovrana, in cui le rivela fin nei minimi particolari i piani predisposti, riferendo che sarà lui stesso assieme a dieci nobili e cento soldati a liberarla dal castello mentre contemporaneamente a Londra sei nobili, tutti amici fidati e dediti alla causa cattolica, avrebbero ucciso “l’usurpatrice”. Inizialmente Mary risponde solo con poche righe alla missiva e non esprime le sui idee in merito alla congiura, consigliata dal suo fedele e saggio segretario Nau a non mettere nulla per iscritto in una faccenda così compromettente. Alcuni giorni dopo però la regina cede alla tentazione e, chiusa in camera con i suoi segretari, risponde esplicitamente e punto per punto alle singole proposte. Il 17 luglio 1585 la sua risposta viene come al solito spedita nella botte. Subito la macchina delle spie si mette in moto, la lettera viene immediatamente decifrata – il segretario incaricato del deciframento è stato fatto venire per l’occasione a Chartley – e gli artefici del complotto gioiscono nel trovare ciò che da mesi aspettavano. Eccolo li, nero su bianco, il consenso di Mary Stuart all’uccisione di Elisabetta:

“Bisogna poi mettere all’opera i sei nobili [che uccideranno Elisabetta] e dar loro l’incarico che a compito svolto io sia subito portata via di qui…prima che il mio sorvegliante lo venga a sapere” (S.Zweig, Maria Stuarda, pag 329)

Per Wasingham e gli altri cospiratori queste righe sono sufficienti per costituire un capo d’accusa contro la sovrana scozzese. Quando un congiurato del loro gruppo viene catturato, Babington e l’amico Savage riescono a fuggire e a nascondersi per dieci giorni nel St. John’s Wood, a Londra (all’epoca fuori, oggi in centro!), ma inseguiti dalla polizia vengono catturato, arrestati e portati in catene nella Torre di Londra, dove vengono torturati e condannati a morte. Anche se in base alla legge per il reato commesso toccherebbe l’impiccagione, a Babington e nove dei suoi giovanissimi compagni toccherà soffrire un atroce e crudele fine: sei di loro vengono impiccati ma poi tirati giù ancora vivi, e ancora vivi vengono fatti a pezzi con una così atroce lentezza che persino la gente che assiste al macabro spettacolo non riesce a tollerarlo, ed il giorno dopo si è costretti ad abbreviare la tortura agli altri. Ancora una volta altre giovani vite sono state trascinate alla rovina e spezzate per questa donna, ancora una volta si è versato del sangue per questa regina. Il suo nome sarà ricordato nei secoli a venire, quello dei poveri ragazzi che sono stati barbaramente torturati e uccisi invece, è sbiadito da un pezzo, perduto nella lunga lista di chi si è sacrificato per l’amore di questa donna, o per difenderne l’onore.

Ritratto di Anthony Babington
Ritratto del giovane Anthony Babington

Nel frattempo Mary Stuart attende ignara nel castello di Chartley che i suoi salvatori arrivino per liberarla. Durante una battuta di caccia nel vicino castello di Tixall però un folto gruppo di cavalieri si avvicina e Thomas George, che guida il gruppo, le annuncia che il complotto Babington è stato scoperto e che ha l’incarico di arrestare i suoi due segretari mentre lei verrà tenuta sotto sorveglianza a Tixall, dove rimarrà per diciassette giorni prima di essere trasferita nell’ultima delle sue prigioni, il castello di Fotheringhay, e dove il suo pellegrinaggio avrà fine.

La pena che spetta a chi attenta alla vita di una sovrana è, inevitabilmente, la morte. A meno che la sovrana in questione non si dimostri clemente, offrendo generosamente la grazia reale. Dal momento in cui ha “incastrato” la cugina, Elisabetta si dimostra incerta ed indecisa sulle sue mosse future: ci vorranno sei mesi prima che la regina d’Inghilterra prenda una decisione, continuando a rimandare il momento finché non avrà più altra scelta. Varie volte offrirà a Mary Stuart l’occasione di confessare apertamente le sue colpe a lei, evitando così un processo pubblico, e magari di essere assolta. Ma ogni volta la risposta che riceve è negativa, Mary non vuole più essere salvata, orgogliosa come sempre preferirebbe inginocchiarsi sul patibolo piuttosto che davanti alla cugina. Il 14 agosto ha inizio il secondo processo ed il 28 ottobre viene data lettura della sentenza, con un unico voto contrario (un certo Lord Zouche):

“La predetta Mary Stuart, che avanza diritti sulla corona di questo regno d’Inghilterra, ha approvato ed escogitato diversi piani al fine di ferire, annientare o uccidere la sacra persona della nostra sovrana, la regina d’Inghilterra” (S.Zweig, Maria Stuarda, pag 340).

La pena per un tale diritto, come il Parlamento ha deciso in precedenza, è la morte. Occorre però il permesso di Elisabetta, la sua firma sul documento di condanna a morte. Ma la sovrana non si decide, nonostante le insistenze del parlamento e del consiglio della corona proprio non riesce a prendere questa decisione, non dà mai una risposta sicura e definitiva. E Mary Stuart? Mary è rassegnata, se è la morte quella che Elisabetta vuole per lei, che proceda pure. Meglio una morte che umilii la sua avversaria, piuttosto che un’ipocrita indulgenza che faccia sembrare magnanima la sua nemica. Non protesta contro la condanna a morte, non chiede pietà, non vuole la grazia, ha solo delle piccole richieste che scriverà ad Elisabetta in una lettera:

“In primo luogo, chiedo che il mio corpo, non appena i miei nemici si siano saziati del mio sangue innocente, venga portato dalla mia servitù in terra consacrata per esservi seppellito, preferibilmente in Francia, dove riposano le ossa della regina mia venerata madre, affinchè questo povero corpo, che mai conobbe pace finchè fu unito all’anima, raggiunga questa pace appena separato da essa. In secondo luogo, temendo la tirannia di coloro alla cui violenza mi avete abbandonata, chiedo di non essere giustiziata segretamente, ma in presenza della mia servitù e di altre persone che possano poi testimoniare della mia fedeltà alla vera chiesa e difendere l’ultimo istante della mia vita e i miei ultimi sospiri contro tutte le voci false che i miei avversari possano divulgare. In terzo luogo, chiedo che i miei servitori, che mi hanno servito con tanta fedeltà in mezzo a tante angustie, possano recarsi senza difficoltà dove più piaccia a loro e godere del piccolo patrimonio che la mia povertà ha lasciato nel mio testamento. Per la memoria di Enrico VIII, nostro comune antenato, e per il titolo di regina che porterò fino alla morte, vi scongiuro, Madame, di non lasciare inesauditi i miei desideri e di darmene assicurazione con una parola di vostra mano. Poi morirò come ho vissuto. La vostra affezionata sorella e prigioniera. Maria, Regina.” (S.Zweig, Maria Stuarda, pag 347)

Mary queen of scots in captivity - dipinto di John Callcott Horsley, 1871
Mary queen of scots in captivity – dipinto di John Callcott Horsley, 1871

Da quasi sei mesi prosegue la lotta interiore di Elisabetta, che non riesce proprio a convincersi a firmare la condanna a morte, a mandare al patibolo una regina al pari di lei stessa. Ma ecco che mercoledì 1 febbraio 1587 il segretario di Stato Davison viene urgentemente invitato a presentarsi al cospetto della regina, portandole dei documenti da firmare, tra cui anche la condanna. Elisabetta è titubante, esita ancora un po’ e poi, senza nemmeno leggerli, firma velocemente tutti i documenti, compreso il più “bollente”, dando ordine di consegnarlo al più presto e segretamente al cancelliere in modo che possa procedere a sigillarla col gran sigillo di Stato e di consegnarla alle persone incaricate per l’esecuzione. Il giorno dopo però la sua coscienza torna a farsi sentire e fa recapitare un messaggio al segretario intimandoli di aspettare fino ad un nuovo colloquio con lei, prima di consegnare il documento. Il buon Davison però ha già eseguito il suo compito e, vedendo la regina improvvisamente irrequieta ed infine lasciare la stanza senza dargli un ulteriore ordine, capisce di essere in una situazione pericolosa. Contatta immediatamente il cancelliere di Stato Cecil, che convoca un consiglio di stato segreto nel quale viene deciso che siano tutti e dieci i suoi membri ad ordinare l’esecuzione, dividendosi la responsabilità dell’azione. Elisabetta ha raggiunto il suo obiettivo ed ha le mani pulite.

Sentenza di condanna a morte per Mary Stuart firmata da Elisabetta I
Sentenza di condanna a morte per Mary Stuart firmata da Elisabetta I

Il 7 febbraio 1587 i funzionari di stato inglesi portano al castello di Fotheringhay il messaggio della condanna a morte alla prigioniera Mary Stuart. Con una calma esemplare Mary si fa leggere la sentenza e poi, dopo essersi fatta il segno della croce, annuncia:

“Sia lodato il Signore per la notizia che mi portate. Non ne potrei ricevere una migliore, poiché essa mi annuncia la fine dei miei mali e la grazia che il Signore mi concede di morire per l’onore del suo nome e della sua Chiesa, quella cattolico-romana” (S.Zweig, Maria Stuarda, pag 357)

Poi, espone le sue due piccole richieste: che il suo confessore la possa assistere coi conforti spirituali e che l’esecuzione della sentenza non avvenga la mattina successiva, in modo da poter dare accuratamente le ultime disposizioni. Entrambe le preghiere vengono respinte. La sua ultima notte Mary Stuart la passerà a scrivere lettere, dettare disposizioni, ultimare i preparativi per il giorno seguente perché non vuole lasciare nulla al caso, vuole una morte grandiosa come si addice ad una grande sovrana. Dopo che ha cenato, la servitù le si raccoglie attorno e la regina con grande umiltà chiede perdono a ciascuno di loro per ogni ingiustizia che consciamente o meno abbia loro arrecato e consegna ad ognuno un regalo scelto con cura: anelli, pietre, collane e pizzi. Alla fine si accomoda alla sua scrivania, alla luce delle candele, e inizia a scrivere le ultime lettere: al suo confessore, ai suoi parenti in Francia, chiedendo al re di accertarsi che il suo testamento venga rispettato e di far celebrare messe in suo onore, a Filippo II di Spagna ed al Papa.

Mary queen of scots receiving the garrant for her execution - David Scott, 1840
Mary queen of scots receiving the garrant for her execution – David Scott, 1840

La mattina dell’esecuzione Mary passa due ore chiusa nelle sue stanze a vestirsi, aiutata dalla sua servitù. Per nessun’alta occasione si è vestita con più cura che per la sua morte: indossa un abito da cerimonia, da festa, il suo vestito più bello e più serio di velluto color marrone scuro con guarnizioni di zibellino, con colletto bianco alto, ampie maniche e uno strascico talmente lungo che qualcuno è costretto a sorreggerlo. Sopra, porta un mantello di seta nera e un velo da vedova, bianco, ondeggia dalla fronte fino a terra. Ai piedi indossa scarpe di marocchino bianco che attenuano il rumore dei suoi passi verso il patibolo, nel silenzio generale della grande sala del castello. Ha pensato perfino al fatto che una volta raggiunto il ceppo dovrà spogliarsi e si è fatta preparare una sottoveste scarlatta con lunghi guanti dello stesso colore perché, quando la scure la colpirà, il colore del sangue non contrasti troppo con quello della veste. Ha addirittura scelto lei stessa il fazzoletto decorato con frange d’oro col quale le verranno bendati gli occhi durante l’esecuzione. Nulla è lasciato al caso.

Mary, Queen of Scots, being led to her execution - dipinto di Laslett John Pott, 1871
Mary, Queen of Scots, being led to her execution – dipinto di Laslett John Pott, 1871

È l’8 febbraio 1587, ore otto del mattino. Qualcuno bussa alla porta, sono venuti a prendere la regina per condurla al patibolo. Mary Stuart finisce di recitare le sue preghiere e poi segue il capo della polizia lungo i corridoi del castello di Fotheringhay, sorretta a destra e a sinistra dai suoi servitori. Porta al collo un crocifisso d’oro, un rosario incastonato legato alla cintola e una croce d’avorio stretta in mano, per rappresentare al meglio la scena che vuole mostrare al mondo, ossia quella della martire della causa cattolica, vittima dei suoi nemici eretici. Una volta giunta fuori dalla grande sala, Mary richiede che anche le donne del suo seguito possano assistere all’esecuzione e questa volta, non senza numerose obiezioni, le viene concesso di essere accompagnata da sei dei suoi servitori. Andrew Melville, il suo fedele maggiordomo, la segue reggendo il suo strascico. Il piccolo corteo attraversa il grande atrio del castello fino a raggiungere la piattaforma del patibolo, sfilando davanti a duecento nobili venuti in tutta fretta per assistere allo spettacolo. Centinaia e centinaia di popolani sono ammassati fuori dal portone del castello, attratti dalla notizia della decapitazione di una regina.

Maria Stuarda si avvia al patibolo - dipinto di Scipione Vnnutelli, 1861
Maria Stuarda si avvia al patibolo – dipinto di Scipione Vnnutelli, 1861
Execution of Mary, queen of scots - dipinto di  Robert Herdman ,1867
Execution of Mary, queen of scots – dipinto di Robert Herdman ,1867

Mary sale a testa alta i gradini verso il patibolo, dice a voce alta le ultime preghiere, infine, dopo che le sue donne l’hanno aiutata a spogliarsi, si inginocchia esclamando il salmo in latino:

“In te, Domine, confido. Ne confundar in Aeternum.

In te, Signore, confido. Non ne resterò delusa” (S.Zweig, Maria Stuarda, pag 364)

Non le resta che piegare la testa sul ceppo ora, ed in un attimo la sua vita ha fine.

La dama di compagnia Jane Kennedy benda la regina Mary Stuart - dipinto di Abel de Pujol
La dama di compagnia Jane Kennedy benda la regina Mary Stuart – dipinto di Abel de Pujol

Il primo colpo del boia non va a buon fine, e nemmeno il secondo. Solo al terzo colpo la testa si stacca dal tronco. Il boia afferra la testa per mostrarla al pubblico ma quando l’afferra per i capelli gli resta in mano solo una parrucca e la testa rotola via, sul pavimento di legno. Quando alla fine il carnefice l’afferra, si scorge soltanto la testa di una vecchia, con i capelli grigi e rasati. Si dice che le labbra di Mary Stuart abbiano tremato ancora per un quarto d’ora, dopo l’esecuzione, e che si sentisse stridore di denti. Il pubblico è paralizzato dalla sorpresa e dall’orrore e la folla viene percorsa da una fremito quando il corpo decapitato della regina di Scozia inizia a muoversi. Dall’ampia gonna esce improvvisamente uno dei suoi cagnolini prediletti di Mary, che era riuscito, nascondendosi, a seguirla fin sul patibolo. Mary Stuart, Regina di Scozia, Delfina di Francia e legittima erede al trono di Inghilterra muore così, all’età di 44 anni, dopo aver passato quasi metà della sua esistenza come una prigioniera e lasciandosi alle spalle una vita fatta di passioni, scandali e scelte sbagliate.

Xilografia che illustra l'esecuzione di Mary Stuart con descrizione in olandese. Sulla sinistra si vedono i suoi averi che vengono bruciati.
Xilografia che illustra l’esecuzione di Mary Stuart con descrizione in olandese. Sulla sinistra si vedono i suoi averi che vengono bruciati.

Qui potete trovare un resoconto (in inglese) dell’esecuzione di Mary Stuart scritto da Robert Wynkfielde;
Qui invece trovate l’ultima lettera (in inglese) scritta da Mary Stuart la sera prima dell’esecuzione, indirizzata ad Enrico II di Francia
Qui il testamento  (in inglese) scritto da Mary la notte prima dell’esecuzione con le disposizioni per la gestione del suo denaro e del suo patrimonio

La notizia della morte della sovrana scozzese viene accolta a Londra con grida di giubilo. A Cecil spetta il compito di informare la regina d’Inghilterra, apparentemente ignara dell’esecuzione. Elisabetta è una brava attrice, chissà quanto si è preparata nei giorni precedenti a simulare lo sdegno nell’apprendere la notizia. Accoglie l’annuncio con rabbia, va su tutte le furie, chiama traditori i suoi consiglieri, che l’hanno ingannata macchiando il suo onore ed il suo prestigio agli occhi di tutto il mondo. Tra i singhiozzi insulta con modi rudi l’anziano collaboratore per aver osato, assieme agli altri traditori, agire senza un suo permesso esplicito. Accusa Davison di aver agito di propria iniziativa contro il suo volere ed esige che si confermi in tutta Europa che la colpa dell’esecuzione di Mary Stuart ricade esclusivamente sulle spalle di questo servitore, mentre lei ne era del tutto ignara. Il patto di assumersi collettivamente la responsabilità, stipulato nel consiglio segreto tra gli undici nobili presenti, viene prontamente dimenticato: Davison viene condannato a pagare una multa di 10.000 sterline, somma che non può pagare, per cui viene messo in prigione. In seguito tuttavia egli percepirà segretamente una pensione ma finche Elisabetta sarà viva non potrà più presentarsi a corte, la sua carriera è rovinata.

Il corpo di Mary Stuart, una volta imbalsamato, rimase per sei mesi in una bara di piombo senza sepoltura ed infine, a dispetto del suo volere di essere sepolta in Francia, venne seppellita nella Cattedrale di Peterborough, nel Cambridgeshire, di fronte alla tomba di Caterina d’Aragona, altra sfortunata regina, prima moglie di Enrico VIII. Nel 1612 il suo corpo fu riesumato per ordine di suo figlio, Giacomo Stuart, e venne nuovamente sepolta nella cappella di Westminster.
Le sue interiora, rimosse durante il processo di imbalsamazione, furono sepolte in segreto nel castello di Fotheringhay, e i suoi vestiti ed il baldacchino del patibolo vennero bruciati per non lasciare nessuna reliquia. In Francia, dove aveva trascorso serenamente gli anni della sua giovinezza e dove era stata per breve tempo moglie del delfino e poi re, venne celebrata una messa solenne in suo ricordo, nella chiesa di Notre Dame, su ordine del cognato Henry III. Dopo la sua esecuzione vennero diffuse per tutta l’Europa delle incisioni sul legno che la raffiguravano. L’intento di Elisabetta di eliminare una pretendente al trono scomoda, di porre fine per sempre alla sua vita e di far cadere la sua storia nell’oblio è dunque venuto meno: condannando a morte la sua nemica, la regina di Inghilterra ha solo contribuito ad aumentarne la popolarità e a farla diventare un’eroina e martire cattolica, ricordata nei secoli a venire, fino ai nostri giorni.

The head of Mary queen of scots after her execution - dipinto di federico zuccaro
The head of Mary queen of scots after her execution – dipinto di federico zuccaro

EPILOGO

“Nella mia fine è il mo principio”. La frase scritta da Mary Stuart su di un ricamo durante la sua adolescenza in Francia si è rivelata profetica. Nel 1603, sedici anni dopo la sua esecuzione il figlio James viene incoronato Re di Inghilterra e Scozia. Elisabetta, eterna rivale e sempre fermamente contraria a concedere a Mary la successione al trono inglese, muore all’età di 70 anni, senza mai essersi sposata e senza lasciare eredi. Nel figlio di Mary Stuat si riuniscono per sempre le due corone, quella inglese e quella scozzese e la lotta proseguita per generazioni ha finalmente fine. Nel 1612 James I fa trasportare il corpo di sua madre dalla chiesa di Peterborough, con una solenne fiaccolata, nella cappella dei re d’Inghilterra nell’abbazia di Westminster: la tomba di Mary Stuart viene posta proprio accanto a quella di Elisabetta. Le due regine che si sono tanto odiate, che hanno combattuto una battaglia lunga un’intera vita, ora riposano vicine, una accanto all’altra, come due buone sorelle.

La tomba di Mary Stuart nell'abazia di Westminster
La tomba di Mary Stuart nell’abazia di Westminster
La
La “death mask” di Mary Stuart. Fatta di cera, la maschera fu posta sul viso di Mary dopo la sua esecuzione per preservare i suoi tratti per sempre. Ciglia, sorpacciglia, capelli e colore della pelle furono aggiunti successivamente per renderla ancora più naturale. Per più di 250 anni la maschera è appartenuta alla famiglia Hamilton, la cui dinastia era legata a quella di Mary in passato.
Discendenza futura di Mary Stuart fino ai giorni nostri
Discendenza futura di Mary Stuart fino ai giorni nostri

(Fonte: Maria Stuarda, Stefan Zweig)

Parte 1: L’infanzia e l’adolescenza in Francia
Parte 2: Il ritorno in Scozia ed il secondo matrimonio
Parte 3: L’assassinio di Davide Rizzio
Parte 4: L’omicidio di Darnley
Parte 5: Il terzo matrimonio e la prigionia a Loch Leven
Parte 6: La prigionia inglese
Parte 7: Verso la fine

15 pensieri riguardo “MARY STUART QUEEN OF SCOTS – Parte 7

    1. GRazie Ilaria, quella di Mary Stuart è una storia che mi affascina enormemente! Quando ho visitato l’Holyrood Palace, dove è stata ricostruita la sua stanza, ero emozionatissima 😀

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  1. Che affascinante! Oltre che per i viaggi, ho una grandissima passione per gli scritti sulla storia! Questo post è veramente bello, curato e coinvolgente. Grande Beatrice❤

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    1. GRazie Mira! La storia di Mary Stuart mi ha sempre affascianta! Ti consiglio il libro “Maria Stuarda” di Stefan Zweig, sul quale mi sono basata per scrivere questo breve resoconto sulla vita della regina scozzese. Davvero molto bello!! Un abbraccio!

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  2. Cara Beatrice,
    Grazie a te mi sono letta tutta la storia di Maria Stuarda regina di Scozia.Quando sono stata a Holyrood Palace,ho visto la sua camera da letto e l’attigua sala da pranzo dove venne assassinato il suo segretario.E’stata senza dubbio una regina molto sfortunata,la sua storia mi incuriosiva parecchio ma non avevo mai letto niente su di Lei.
    Finalmente riposa in pace

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      1. Mi è piaciuto il suo letto a baldacchino e nella stanza attigua alcuni oggetti appartenuti alla regina.
        Dai dipinti sembra essere una bella signora.
        Ma ci pensi nell’antichita’,tra le famiglie nobili tutti questi matrimoni combinati,non eri ancora nata che gia’ avevi marito.Quante coppie infelici ci devono essere state.
        Comunque la Scozia è troppo bella!!!
        Sperando di poterci ritornare presto ti auguro una buona giornata
        luisa

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