Ricordando Robert Burns, il bardo scozzese

Ogni anno, il 25 gennaio, si commemora la nascita di Robert Burns, l’amato e stimato poeta scozzese che nacque nel 1759 e del quale vi ho già parlato in questo post. Primogenito di una famiglia di contadini dell’Ayrshire, Robert si dimostrò portato più per la lettura e la scrittura che per la vita agricola e, grazie al padre che investì il poco denaro a disposizione nell’educazione dei suoi figli, guadagnò ben presto il successo con le sue poesie e i suoi versi. Nonostante la fama, Burns non dimenticò mai le sue radici. Il suo amore per la vita contadina rimase intatto per tutta la vita e nei suoi testi affrontò spesso i problemi delle classi povere, sottolineando la necessità di una maggiore eguaglianza sociale. Per questo si guadagnò la stima dei connazionali che, ogni anno nei secoli a venire, ricordano il loro poeta, chiamato amichevolmento “Rabbie“, che morì a soli 37 anni a causa di una malattia cardiaca ma che lasciò un’enorme eredità poetica e musicale.

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Un ritratto di Robert Burns

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Hogmanay, il benvenuto al nuovo anno

Hogmanay è il termine scozzese che indica l’ultimo giorno dell’anno e che viene celebrato come solo in Scozia sanno fare: festa, musica, eventi e festa (l’ho già detto?!). Si sa, per gli scozzesi ogni scusa è buona per festeggiare ma il capodanno è davvero molto sentito e si celebra in grande in ogni parte del Paese. La festa ha origini pagane e in passato coincideva con il solstizio d’inverno celebrato dai norreni, ma le sue radici affondono anche nel Samhain della cultura gaelica e nello Yule dei vichinghi. Era la festività più importante dell’anno, anche perche il Natale non venne celebrato come festività in Scozia  per più di 400 anni, dalla Riforma Protestante del XVII secolo al 1950.

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Edimburgo vestita a festa (fonte)

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SAMHAIN, verso l’inverno e l’oscurità

In un paese come la Scozia, nel quale storia e folklore si mescolano spesso, Halloween ha ancora oggi un significato molto importante e viene chiamato, in scozzese, Samhain (pronunciato più o meno ‘savuin’). Le sue origini sono da ricercare in un’antica festività pagana celtica che veniva celebrata tra il tramonto del 31 ottobre e quello dell’1 novembre in Scozia, Irlanda e Galles, e coincide secondo alcuni con il Capodanno Celtico. Questo periodo segnava la fine dell’estate e con essa la fine del raccolto e della metà più luminosa dell’anno, dando inizio a quella più oscura, l’inverno, che durava fino al mese di maggio, quando si celebrava nuovamente l’inizio dell’estate nel giorno di Beltane (o Beltain). Samhain e Beltane erano dunque le due feste più importanti per gli antiche celti e rappresentavano una transizione, un passaggio dal buio alla luce, dalla morte alla rinascita, racchiuse nel ripetersi del ciclo della vita e del tempo. Samhain coincideva con l’ultimo raccolto dell’anno, ed era usanza in quel periodo spostare le bestie dai pascoli alle stalle, fare le ultime vendite o scambi di bestiame e prodotti agricoli al mercato, saldare i debiti e riscuotere crediti ed interessi: si facevano scorte per il lungo e buio inverno, in attesa che ritornassero in fretta la primavera e poi l’estate.

Festeggiamenti per Samhain ad Edimburgo: le persone azzurre e colorate rappresentano l'estate, quelle vestite di scuro invece l'inverno.
Festeggiamenti per Samhain ad Edimburgo: le persone azzurre e colorate rappresentano l’estate, quelle vestite di scuro invece l’inverno.

Non c’è tradizione scozzese senza un po’ di sovrannaturale: i gaeli credevano che a Samhain il velo che separa questo mondo dall’oltretomba diventasse più sottile e si pensava possibile che i morti o le creature soprannaturali camminassero liberamente sulla terra, tra i vivi. A questo proposito, era usanza lasciare un posto libero a tavola, apparecchiato e con del cibo, per gli invisibili ospiti defunti che si sarebbero uniti alla famiglia per il pasto serale: le ore che precedevano la mezzanotte erano quelle in cui le anime dei morti sarebbero ritornate. Quest’usanza è diffusa ancora oggi in alcune zone della Scozia, dove la notte del 31 ottobre si lascia un po’ di cibo per i morti a tavola e si raccontano le storie dei propri antenati.

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Elemento importante durante la celebrazione di Samhain era il fuoco, che si riteneva avere poteri protettivi e purificatori e che veniva usato per molti rituali, coi quali si intendeva distruggere, bruciare, tutte le influenze negative. Si usava per esempio accendere due falò, uno accanto all’altro, e poi la gente, spesso con il proprio bestiame, ci passava in mezzo come per purificarsi. Le ossa degli animali macellati venivano gettate nei fuochi come rito propiziatorio. Dal falò principale acceso nei villaggi venivano accesi i fuochi di ogni casa, a simboleggiare il legame tra tutti gli abitanti. I fuochi erano anche collegati a rituali divinatori, per prevedere il futuro dei presenti, specialmente per quanto riguardava morte o matrimoni. A tale scopo si usava anche il cibo: un’antica usanza legata a Samhain era di sbucciare una mela in una striscia continua e di lanciare poi la buccia dietro le spalle: una volta atterrata, essa avrebbe rivelato l’iniziale del nome del futuro sposo/sposa. Un altro rituale divinatorio si faceva con le noci: una coppia fidanzata lanciava due noci nel focolare. Se le noci bruciavano rimanendo intere allora la coppia sarebbe rimasta unita, mentre se il guscio si rompeva tra le fiamme sarebbe successo il contrario.

Alcune usanze, antiche e moderne, per l'Halloween scozzese
Alcune usanze, antiche e moderne, per l’Halloween scozzese

Con la diffusione del cristianesimo Samhain non ha cessato di esistere ma il primo novembre è stato trasformato nel giorno di Ognissanti. Col tempo Samhain si è trasformato in All Hallows Eve, termine scozzese per indicare Halloween, diffusosi poi in tutto il mondo e soprattutto negli Stati Uniti, dove ha assunto le sue odierne forme macabre e molto commerciali.

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I CLAN

Un aspetto davvero interessante che riguarda la cultura e le tradizioni scozzesi, è l’antica struttura sociale dei Clan. Il termine, che deriva dal gaelico Clann e significa bambino, denota un legame famigliare tra i membri che ne fanno parte e deriva dall’organizzazione sociale tribale tipica delle popolazioni celtiche.

STORIA

Highland ChiefsSembra che la nascita del sistema dei Clan in Scozia sia da attribuire a Santa Margherita (1046-93 dc.), la regina sassone Sposata con Malcolm III, che convinse suo marito ad adottare un sistema fondiario feudale in base al quale, per la prima volta in Scozia, la terra veniva concessa ai singoli individui e tramandata poi ai discendenti, dando vita alla divisione territoriale dei vari Clan. Tale sistema è stato alla base della società delle Highlands fino al 1746. Il suo declino fu segnato dal tragico esito della battaglia di Culloden e dalle Clearances del XIX secolo: dopo la sconfitta da parte dell’esercito inglese, i capo Clan giacobiti che non giurarono fedeltà al Re pagarono la loro ribellione col sangue. Con l’Act of Proscription, un insieme di regole che ponevano delle restrizioni al possesso di armi, costumi tradizionali, nonché in materia di cultura e musica, e il successivo Heritable Jurisdictions Act che rimosse il diritto giudiziario di cui godeva il capo clan, iniziò una brutale repressione di questo sistema. Il colpo di grazia avvenne tramite le pulizie etniche dette “Clearances”, dove interi villaggi vennero distrutti e migliaia di persone costrette ad emigrare in America, Australia o Nuova Zelanda, per lasciare spazio all’allevamento di ovini.

 

STRUTTURA

 Le Highlands, a differenza delle Lowlands, erano divise territorialmente tra i vari Clan, tanto che alcuni capi divennero famosi per il loro dominio su determinati territori: alcuni esempi sono i Macdonalds sulle isole, i Campbell nell’Argyll, i MacLeods a Skye. Originariamente con il termine Clan si designavano i discendenti di una determinata famiglia, il gruppo di persone che costituiva la stirpe di un capo, con tutte le sue diramazioni. Con il tempo il significato del termine si modificò fino ad indicare l’insieme di famiglie che facevano riferimento ad un unico capo, il quale esercitava su di esse il proprio potere governando con le prerogative tipiche di un capotribù, e la cui figura, per i membri del suo gruppo, era quasi più importante del Re stesso. L’appartenenza ereditaria ad un Clan veniva trasmessa attraverso il cognome del padre e quindi un figlio ero membro del Clan paterno, e non di quello materno. Tuttavia, erano frequenti i casi in cui qualcuno decideva di prendere il cognome materno e quindi il Clan di appartenenza della madre.

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Divisione territoriale dei Clan scozzesi

Il capo Clan, detto Clan Chief, aveva il titolo di Lord o Laird e governava il proprio territorio come se fosse un piccolo regno: suo era infatti il possesso di tutte le terre sulle quali vivevano gli appartenenti al clan che, in cambio del permesso di coltivarle, erano tenuti a seguire il proprio capo in guerra. Inizialmente la carica di Laird era conferita tramite un’elezione da parte di un’assemblea: solitamente il candidato era nominato dal precedente detentore della carica quando si avvicinava alla morte ed era definito tanist, dal gaelico tànaiste, “secondo”. Solo molto più tardi, le successioni diventarono ereditarie ma anche in questo caso spesso il clan si riservava il diritto di accettare o meno la successione, ratificandola nel corso di un consiglio generale. All’interno del clan non esistevano gerarchie, e per quanto ovviamente la ricchezza non fosse distribuita in modo omogeneo, ogni suo membro era un uomo libero, pari in dignità a chiunque altro. Il territorio sul quale vivevano le famiglie era gestito come un bene comune, e negli appezzamenti adibiti a pascolo il bestiame di ogni famiglia poteva cibarsi liberamente.

Gli abitanti delle Highlands e delle isole di dimostrarono sempre insofferenti nei confronti di qualunque forma di potere centralizzato: ogni clan si considerava un’entità fortemente autonoma ed era quasi sempre in perenne conflitto di interessi con i clan confinanti. Le dispute tra i vari Clan erano frequenti e molte di esse erano dovute al furto di bestiame. Molti Clan stringevano alleanze tra di loro, ma non esitavano a combattersi a vicenda se necessario, facendo sfociare semplici liti in scontri sanguinosi. I più celebri sono quelli di Glencoe, che vide i Campbell e i Macdonald affrontarsi apertamente nel 1692, e il massacro di 400 uomini Macdonalds bruciati vivi sull’isola di Egg dal clan NacLeod nel 1577.

I clan furono la culla in cui la cultura gaelica potè svilupparsi e mantenersi viva e ciò si deve anche ad un fattore puramente geografico. Le Highlands, costituite da una serie di rilievi solcati da vallate di origine glaciale, rimasero a lungo un mondo a parte: le vie di comunicazione interne erano poche e difficili da percorrere e questo aiutò a tenere lontani non solo viaggiatori e mercanti, ma anche i funzionari e gli eserciti del Re. Per questo motivo i clan dellMac_Neile Highlands poterono godere di un lunghissimo periodo di autonomia derivante dalle difficoltà incontrate dal potere centrale nel tenere sotto controllo una zona così vasta e così impervia. Possiamo affermare che il periodo di massima fioritura dei clan iniziò approssimativamente attorno al 1200 per concludersi circa 500 anni dopo, con la disfatta di Culloden. Durante questo periodo, nascosti nei loro glen inaccessibili, gli Highlander condussero uno stile di vita tradizionale e dalle caratteristiche uniche, preservato quasi totalmente dagli influssi del mondo esterno.

SIMBOLI DISTINTIVI

Originariamente non sembra che ci fossero delle associazioni tra tartan e clan specifici; al contrario, i tartan delle Highlands erano prodotti in svariate fantasie dai tessitori locali e qualunque identificazione era al massimo puramente regionale. L’idea di un tartan specifico per un clan iniziò a consolidarsi solamente nel tardo XVIII secolo e i clan tartan, ovvero i tartan legati ad un particolare clan, risalgono soltanto agli inizi del XIX secolo e diventarono un importante segno distintivo dei diversi clan. Benché non esistano delle regole su chi possa o non possa indossare un particolare tartan e sia possibile per chiunque crearne uno e nominarlo nel modo che preferisce, il chief è l’unica persona ad avere l’autorità di rendere un tartan quello ufficiale del clan. Ogni clan ha più di un tartan legato al proprio cognome: c’è il tartan per la guerra, quello per le cerimonie, o, ancora, quello per la caccia.

Troviamo poi lo stemma o cimiero, in cui è racchiusa simbolicamente la storia del clan, che riporta il motto e a volte l’urlo di guerrclan badge campbella. Per esempio, il cimiero del clan macLeclan badge fraser of lovatod è un toro, poiché una leggenda narra di un antico capo clan che uccise un toro furioso usando un semplice coltellino, ed il motto è “Hold Fast” (tieni duro); il cimiero del Clan Frases of Lovat è una testa di cervo ed il motto è “Je suis prest” (sono pronto); il cimiero del Clan Campbell è la testa di un cinghiale ed il motto è “ne obliviscaris” (non dimenticare); il cimiero del Clan MacKenzie è una montagna in fiamme ed il motto è “luceo non uro” (risplendo ma non brucio).

I distintivi consistono in un ramoscello di una particolare pianta che vanno solitamente indossati sul bonnet, il tipico berretto scozzese, dietro o accanto al cimiero per gli uomini, o fissato su una spalla nei vestiti femminili. Si crede che i distintivi (in inglese Clan Badge) erano usati come identificativo in battaglia, anche se il loro uso non era molto diffuso, data l’impossibilità di trovare una pianta specifica durante tutto l’arco dell’anno, o in determinate zone. Il distintivo del Clan Donald è l’erica comune, quello del Clan Alpin è il pino scozzese, quello dei MacLennan è il ginestrone.

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Highlander che indossa il distintivo (clan badge), in questo caso un ramoscello di ginestrone


(fonte: Elfi e streghe di Scozia, Lorenzo Carrara)

KILT SCOZZESE E TARTAN

Cosa vi viene in mente se pensate alla Scozia? Paesaggi mozzafiato? Cornamuse? Whisky? Una delle prime cose a cui penso io è il kilt, tipico indumento scozzese che trovo davvero affascinante e, devo ammetterlo, molto sexy! Mi basta vedere qualcuno con indosso un kilt, che mi parte il mal di Scozia: nella mia mente iniziano ad apparire highlanders solitari nelle brughiere, tra l’erica e i cespugli di ginestra, e sento crescere anche dentro di me quell’orgoglio e quell’amore per la propria terra e le proprie tradizioni che contraddistingue la gente scozzese, e che ammiro moltissimo. L’ultima volta che ho visto un kilt, è stato addosso ad un ragazzo all’aeroporto di Berlino, alcuni mesi fa. Ok, lui non era un granchè, ma l’effetto calamita del suo gonnellino rosso a scacchi e la disinvoltura con cui lo indossava mi impediva di non osservarlo in continuazione. Ah, io l’ho definito gonnellino ma… attenzione a chiamarlo così perché potrebbe essere, anzi lo è davvero, quasi offensivo! Lo dice anche il motto “It’s a kilt, not a skirt”.

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Simbolo della tradizione scozzese, il kilt per come lo conosciamo noi nasce solo nel XVIII secolo. Prima di questo periodo era si diffuso in tutte le Highlands ma con una forma diversa. Il Fèileadh mòr, o grande kilt, era un pezzo di stoffa solitamente in lana, non rifinito, lungo circa 5 metri, che andava avvolto in vita, stretto con una cintura, drappeggiato sulle spalle e fermato con una spilla detta brooch. Il tessuto era così lungo che per indossarlo occorreva stenderlo a terra e sdraiarvici sopra. Il primo filmato che trovate di seguito mostra come pieghettare un grande kilt: è un lavoro lungo e molto preciso, attraverso il quale si creano tutte le pieghe, seguendo un preciso schema logico, che si noteranno poi una volta indossato il Fèileadh Mòr.

I prossimi video invece mostrano anche come indossarlo una volta eseguite tutte le pieghe. Nel primo tra l’altro c’è anche un modello che fa molto “braveheart”:

Il prossimo invece è un filmato della serie tv Outlander (per chi la conosce, purtroppo non c’è Jamie come modello ma l’insegnante di gaelico del cast, Àdhamh Ó Broin)

Il Fèiladh Mòr poteva essere ripiegato, avvolto, drappeggiato per rispondere a tutte le esigenze e per garantire agilità e comodità a chi lo indossava, durante tutte le attività che si trovava ad affrontare, dalla caccia, alla battaglia. Proprio per la sua grandezza inoltre, esso veniva usato di notte per ripararsi dal freddo: la parola gaelica “plaid” significa proprio coperta.

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Come indossare un Fèileadh Mòr

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HANDFASTING: UN MATRIMONIO SCOZZESE

Durante la mia esperienza di lavoro in Scozia, ho avuto la fortuna di partecipare, come membro dello Staff, ad un vero matrimonio scozzese. Sono stata perennemente emozionata praticamente per due giorni: il primo, durante il quale abbiamo allestito la location, presso il b&b Duchray Castle, ed il secondo, quello della cerimonia vera e propria. Abbiamo passato tutto il pomeriggio prima del matrimonio a decorare la piccola sala a volta con fiocchi, fiori freschi e candele sparse un po’ ovunque: il risultato era molto piacevole e l’atmosfera davvero romantica.

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Il giorno della cerimonia mi sono svegliata probabilmente emozionata tanto quanto la sposa, e dal momento in cui ho aperto gli occhi, mi sono sentita parte di una fiaba, sensazione che è durata per l’intera giornata. Tutto era perfetto, tutto era molto scozzese, dal suonatore di cornamusa, agli uomini con il kilt e lo sporran, al rito eseguito secondo l’antica usanza celtica. Una giornata che ricorderò per sempre!

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Il rito dell’Handfasting, che letteralmente significa “legare le mani”, risale al 1200 e si basa su antiche tradizioni e rituali di origine celtica. Durante la cerimonia, le mani degli sposi, giunte palmo contro palmo, vengono avvolte sei volte con un nastro o una corda che simboleggiano la loro unione. Il nastro, che può essere sciolto subito dopo la cerimonia, oppure rimanere avvolto fino a fine giornata, spesso è costituito da un pezzo di tartan nei colori dei Clan degli sposi. Per simboleggiare la condivisione derivante dal matrimonio, è usanza per gli sposi bere dalla tradizionale quaich, ossia la Coppa dell’amore, una coppa con due manici decorata con disegni celtici che verrà poi tramandata di generazione in generazione, per portare felicità e fortuna a tutti coloro che la useranno.

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Un’usanza per le fedine invece è di far fondere degli oggetti in oro appartenenti ai genitori, nonni ecc., magari oggetti non più utilizzabili, e con quell’oro farsi fare le fedine in stile celtico.

Per quanto riguarda l’abbigliamento, solitamente lo sposo indossa il kilt, nei colori del suo Clan di appartenenza, correlato da una serie di accessori come lo sporran, le calze alte, le scarpe con i lunghi lacci annodati attorno al polpaccio, e lo sgian dubh, il tradizionale coltellino scozzese, infilato nell’orlo della calza. Solitamente, la maggior parte degli uomini invitati indossa il kilt come lo sposo. Per quanto riguarda la sposa invece, l’abito è quello classico bianco.

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Una cosa secondo me molto romantica, è il Blood Vow, ovvero il “voto di sangue”, pronunciato dagli sposi durante il rito dell’handfasting. Si tratta di antiche strofe celtiche, e stanno a simbolizzare l’unione tra i sue sposi. Ve lo trascrivo in inglese ed in italiano.

“You are Blood of my Blood, and Bone of my Bone.
I give you my Body, that we Two might be One.
I give you my Spirit, `til our Life shall be Done.”

“Sei sangue del mio sangue, e ossa delle mie ossa.
Ti dono il mio corpo, affinchè possiamo essere una cosa sola.
Ti dono il mio spirito, finchè le nostre vite non avranno fine.”

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Ma da dove deriva il rito dell’handfasting?

Nel 1200 in Irlanda e in Scozia l’handfasting era una forma di matrimonio di prova. Il rito, di origne celtica, consisteva in una cerimonia di fidanzamento cristiano riconosciuto sia dalla Chiesa che dallo Stato. Normalmente il periodo di fidanzamento durava un anno ed un handfastinggiorno, finito il quale i due fidanzati potevano decidere se sposarsi oppure no. Se durante questo periodo il matrimonio veniva consumato, i due ragazzi erano considerati già sposati, senza bisogno di un ulteriore cerimonia. Passato il periodo di fidanzamento, c’era il matrimonio vero e proprio. Inizialmente l’handfasting prevedeva solo una semplice stretta di mano e solo successivamente è stato introdotto il nastro con il quale le mani venivano legate dolcemente durante la cerimonia di fidanzamento, e con un nodo più stretto in quella handfastingdi matrimonio.

Fino a tutto il 1600 l’Handfasting fu riconosciuto sia dalla Chiesa che dalle Stato, poi successivamente solo dallo Stato, fino al 1940. Ai giorni nostri il matrimonio con il rito dell’Handfasting, viene considerato un rito civile a tutti gli effetti.

Trovo davvero curiosa e romantica questa cerimonia, ricordo ancora la sensazione che ho provato trovandomi là, in un castello scozzese, in una tiepida giornata soleggiata, con il suono della cornamusa a fare da sottofondo. Quel giorno ho deciso che, se mai mi sposerò, il mio matrimonio lo  voglio esattamente così! 🙂



Volete passare una piacevole e romanticissima vacanza scozzese?
Se siete dalle parti del Loch Lomond National Park, Duchray Castle fa al caso vostro! Immerso nella natura, con camere lussuose e bellissime, una colazione ricca e varia e dei proprietari giovani ed accoglienti, questo piccolo castello è una vera perla scozzese!

Sito web: http://www.duchraycastle.com/
Pagina facebook:https://www.facebook.com/Duchray-Castle-Estate-147585498630219/timeline/