Personaggi: Robert the Bruce

La figura di Robert the Bruce, personaggio famoso e controverso nella storia scozzese, è legata alle vicende di William Wallace e alle guerre d’indipendenza scozzesi. Ecco di seguito la storia del grande sovrano e guerriero scozzese che garantì l’Indipendenza al suo popolo. Continue reading “Personaggi: Robert the Bruce”

Alle origini della Scozia

Com’era la Scozia prima di diventare una Nazione, o meglio, un Regno? Prima che venissero costruiti i castelli, prima di Wallace, prima della storia che, chi più o chi meno, conosciamo?

Tutto ha inizio circa 10.000 anni fa quando, a seguito dell’ultima glaciazione, le prime popalazioni provenienti da Est raggiusero la terra che noi oggi chiamiamo Scozia e vi si insediarono, alla ricerca di nuove terre sulle quali vivere: erano gruppi di persone dedite alla caccia, alla raccolta di bacche e altri frutti della terra ed alla pesca quelle che arrivarono in questa landa ricca di foreste e legname. Si trattava di popolazioni nomadi che solo più tardi, circa 7000 anni fa, nel Neolitico, cambiarono stile di vita diventando sedentarie ed iniziando a coltivare la terra, allevare animali, abbattere le foreste per creare spazio e recuperare legname. I loro insediamenti si trovavano soprattutto sulle isole e lungo la costa. Durante l’Età del Bronzo apparvero le prime fortificazioni e continuò la costruzione dei cairns (monumenti di pietra) mentre nell’Età del Ferro (primo millennio a.c) lo sviluppo tecnologico umano portò alla comparsa dei primi utensili realizzati con vari metalli.

Clava Cairns
Le Clava Cairns, poco lontano da Inverness

Risalgono a questo periodo molti dei misteriosi siti funerari e dei dei cerchi di pietre che si trovano ancora oggi sul suolo scozzese. Skara Brae, nelle Isole Orcadi, era un villaggio neolitico del quale oggi sopravvivono otto case costruite completamente in pietra; le Callanish Standing Stones compongono un Continue reading “Alle origini della Scozia”

Culloden, l’ultima battaglia

Drumossie Moor, 16 aprile 1746: all’alba, le forze giacobite scozzesi si preparano ad affrontare l’esercito governativo inglese dopo anni di rivolte, di tentativi di riguadagnare la propria indipendenza e di restaurare al trono il legittimo re esiliato. Nei pressi di Inverness, in una brughiera paludosa chiamata Drumossie, un esericito di circa 5400 giacobiti si preparava ad un brutale ed inesorabile scontro con i più di 8000 soldati inglesi, conclusosi in una carneficina per la parte scozzese: l’ultima battaglia per la libertà della Scozia e l’ultima battaglia terrestre ad essere stata combattuta nelle isole britanniche.

Ma come si arrivò alla tragica battaglia di Culloden?

Culloden

Le ragioni del conflitto che culmimnìnò con la battaglia di Culloden sono da ricercare nei precedenti 100 anni di storia, un periodo di grandi disordini politici e religiosi. Sin dal 1603 le corone scozzesi ed inglesi furono unite sotto il regno di Giacomo VI di Scozia e I d’Inghilterra, della dinastia degli Stuart. Giacomo e i suoi successori tuttavia non ebbero vita facile perchè si vennero a creare molti scontri e disordini: ribellioni, peridodi di guerra civile, la breve repubblica di Oliver Cromwell, le opposizioni al cattolicesimo degli Stuart, fortemente criticato tra i moltissimi sostenitori dela fede protestante. L’ultimo re del casato degli Stuart fu Giacomo II che, a seguito della Gloriosa Rivoluzione che vide vittorioso il genero Guglielmo d’Orange, fu dichiarato deposto dal trono e mandato in esilio verso la fine del 1600. Pochi anni più tardi infine la Scozia perdeva definitivamente la propria libertà conquistata duramente in secoli di battaglie: il primo maggio 1707 venne attuato l’Act of Union che sanciva l’unione dei parlamenti scozzese ed inglese e la nascita del Regno di Gran Bretagna. La volontà di riportare sul trono un legittimo re Stuart e di recuperare la libertà perduta è alla base della nascita del movimento giacobita: Il termine giacobita deriva dal latino Jacobus, che significa Giacomo, e sta quindi ad indicare chi era sostenitore del ritorno del Re in esilio, nonché della fede cattolica, un termine che in Scozia  diventò presto, e rimase a lungo, sinonimo di patriota e di cattolico. Ebbero inizio una serie di lotte e tentativi di riconquista del potere da parte di Giacomo II e poi, alla sua morte, dal figlio Giacomo Francesco Edoardo Stuart, noto come il vecchio pretendente e il re oltre le acque.

Culloden Batterfield
Drumossie Moor, Inverness.

Le due grandi rivolte giacobite si svolsero nel 1715 e nel 1745: dato il loro drammatico esito, le rivolte giacobite rappresentarono il momento più epico e tragico della civiltà gaelica delle Highlands poiché insieme al sogno degli Stuart fu distrutta anch’essa. La rivolta del 1715 si risolse con un nulla di fatto per i giacobiti e il movimento sembrò calmarsi per alcuni anni, ma la scintilla della ribellione si riaccese nel 1745: Carlo Edoardo Stuart, successivamente conosciuto come il Bonnie Prince Chrlie, tentò una nuova rivolta giacobita per riprendersi il regno che era dei suoi avi e che spettava a lui diritto. Con il suo carisma Carlo riuscì a coinvolgere moltissime persone nella sua causa e a creare un movimento che mise in seria difficoltà il governo inglese, fino al tragico epilogo di Culloden. Egli divenne il simbolo della rivolta, l’ultima speranza per gli scozzesi di riprendersi la loro terra.

IL 1745 E LA BATTAGLIA

Nel luglio del 1745 Charles sbarcò in Scozia, nelle Ebridi Esterne. Fu subito accolto positivamente da molti Clan scozzesi che il 19 agosto si riunirono a Glenfinnan per rendere omaggio al “giovane pretendente” e dichiarare la loro lealtà. Non tutti si unirono alla causa giacobita e proprio per questo non si può parlare di una ribellione nazionale (per approfondire l’argomento, leggete questo articolo), tuttavia furono moltissime le persone che decisero di unirsi al Bonnie Prince Charlie, mentre con il suo esercito marciava verso Sud con l’intenzione di entrare a Londra. Le vittorie e i successi delle forze giacobite crescevano di giorno in giorno: Charle e i suoi conquistarono prima Perth, poi Edimburgo ed infine quasi 10.000 uomini giunsero a Derby, poco distante dalla capitale inglese. Ma poi la situazione si ribaltò.  Piano piano il morale delle truppe iniziò a calare, complici un rigido inverno, la carenza di provviste e la lontananza da casa. Ed è a questo punto che venne presa la decisione sbagliata, che segnò tutte le mosse future: si ordinò di tornare a Nord, in una lunghissima marcia al freddo, nella neve e nel fango, sotto il costante attacco degli inglesi che spinsero l’esercito giacobita sempre più a nord, fino ad Inverness.

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Drumossie Moor

 Ma vediamo cosa successe nei giorni precedenti e nel giorno stesso della battaglia.

Il 14 aprile le forze governative guidate dal Duca Cumberland avevano raggiunto e si erano accampate a Nairn, a brevissima distanza dall’esercito giacobita.

Il 15 aprile Charlie decise di schierare le sue truppe a Drumossie per attendere i rivali sul campo di battaglia: gli uomini rimasero in posizione tutto il giorno mentre si svolgeva un consiglio di guerra per decidere quale fosse il terreno più favorevole per lo scontro ma gli inglesi non arrivarono: era il compleanno del Duca di Cumberland e nell’accampamento si stava festeggiando con una doppia razione di brandy. A notte inoltrata si ordinò un atacco al campo ingelse, ma prima ancora di raggiungerlo venne ordinata una ritirata. Esausti, infreddoliti ed affamati i giacobiti rientrarono al loro accampamento alle prime luci dell’alba, alcuni si addormentarono ai lati della strada e furono uccisi dai picchetti inglesi, altri se ne andarono in cerca di cibo e non parteciparono alla battaglia.

Il 16 aprile, senza nessun consiglio di guerra, le truppe giacobite furono letterlamente spedite incontro alla morte. I circa 5400 uomini si schierarono su due linee, la cavalleria (meno di 200) ai lati e  12 vecchi cannoni leggeri davanti alle truppe. Gli inglesi invece disponevano di più di 8800 uomini e potevano contare su un gruppo nettamente più numeroso di cavalleria e anche su più cannoni e mortai.

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La disposizione degli eserciti di Charles Stuart e del Duca di Cumberland nella battaglia di Culloden

 

A mezzogiorno, sotto una pioggia battente, le truppe governative avanzarono ordinatamente sul campo di battaglia e presero posizione. Le cornamuse scozzesi iniziarono a suonare, sfidate dal rullo dei tamburi inglesi. I piccoli cannoni giacobiti fecero fuoco, ma non provocarono danni. Al contrario, la forte artiglieria pesante di Cumberland spezzò subito le linee scozzesi che ricevettero però l’ordine di mantenere la loro posizione: il Bonnie Prince Charlie era troppo distante per vedere i danni provocati nella prima linea e diede l’ordine di attaccare quasi un’ora dopo. Infine, ebbe inizio la carica giacobita: gli scozzesi avevano da sempre usato la carica come tattica di battaglia, sorprendendo il nemico ed aggredendolo selvaggiamente, puntando sulla velocità che permetteva di raggiungere le linee avversarie ricevendo solo una carica di fucile o al massimo due, prima di scontrarsi corpo a corpo. Una tattica che si era quasi sempre rivelata vincente, ma non in questa occasione: il vasto campo aperto, il terreno estremamente paludoso e la potenza del fuoco nemico  ebbero la meglio sulal veloctà, sulla forza e sulla ferocia degli highlanders, che avanzarono disordinatamente e troppo lentamente, rimanendo esposti al fuoco dei moschetti troppo a lungo. La battaglia fu violenta e brutale e si concluse nel giro di un’ora. Sul campo insanguinato di Drumossie Moor giacevano morti circa 1250 giacobiti, altrettanti erano feriti e 376 erano stati fatti prigionieri. Le truppe governative persero solo 50 uomini e 300 rimasero feriti. Al termine dello scontro, il Duca di Cumberland ordinò di sterminare immediatamente tutti i feriti agonizzanti sul campo di battaglia, di rincorrere ed uccidere i fuggiaschi e di non risparmiare nemmeno i civili, donne e bambini, che offrivano aiuto e riparo ai giacobiti sconfitti. Molti giacobiti vennero invece catturati, portati in Inghilterra e stipati in prigioni disumane, torturati, affamati, umiliati, lasciati morire di stenti. Avevano giurato di combattere e morire per il loro bel Principe, e così avvenne. A seguito della barbarie commesse durante e dopo la battaglia, al Duca di Cumberland vene dato  il soprannome di “macellaio”.  3471 Giacobiti e simpatizzani della causa vennero imprigionati a lungo, portati in Inghilterra e processati: 936 vennero deportati nelle colonie americane o nelle Indie occidentali; 120 vennero condannati a morte e 1287 vennero liberati. Molti altri morirono in prigione o in mare. E il Principe Charlie? Lui riuscì a fuggire e a mettersi in salvo: a seguito di una lunga ed estenuante fuga in lungo e in largo per la Scozia, ricordata da poesie e ballate ed aiutato da Flora MacDonald riuscì a tornare a Roma, dove morì vecchio, depresso ed alcolizzato.

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La pietra commemorativa di un Clan sul Culloden Battlefield

Culloden si concluse in un’enorme mattanza. Da questa disfatta la Scozia uscì definitivamente vinta e umiliata: l’indipendenza perduta, la Chiesa Cattolica brutalmente perseguitata, la cultura delle Highlands distrutta. Negli anni che seguirono, il governo inglese mise in atto un vero e proprio tentativo di repressione totale della cultura Gaelica scozzese e di sottomissione degli abitanti delle Highlands. L’intenzione era di spezzare la volontà e l’orgoglio di questo popolo e per prima cosa occorreva smantellare il sistema dei Clan ed eliminare i simboli della cultura gaelica. Vennero così banditi i kilt, il tartan, le cornamuse, l’uso della lingua gaelica; i Clan vennero sciolti e privati delle loro proprietà, si anglicizzarono i nomi delle perosne e dei luoghi ed infine si attuarono le cosiddete Clearances, delle vere e proprie pulizie etniche che durarono approssimativamente dal 1750 al 1880. Durante questi anni moltissimi scozzesi furono costretti ad abbandonare le loro case per far spazio all’allevamento delle pecore ed emigrarono in America o si spostarono sulla costa.

Culloden

CULLODEN BATTLEFIELD VISITOR CENTRE

La brughiera dove si è svolta la tragica battaglia di Culloden è cambiata molto nel corso dei secoli. Col tempo i campi coltivati o dediti all’allevamento si sono espansi anche sul terreno di Drumossie ma i cambiamenti più importanti sono stati l’impianto di una fascia di foresta e la costruzione di una strada nel bel mezzo del campo di battaglia. Nel diciannovesimo secolo Drumossie Moor non era più il terreno acquitrinoso che era nel 1746. Dopo la battaglia la terra e l’adiacente Culloden House (che oggi è un hotel di lusso) vennero affidate al lealista Duncan Forbes e rimasero proprietà della famiglia per i successivi 150 anni. Nel 1881 Duncan Forbes (un erede del precedente Duncan) costruì l’odierno cairn commemorativo e fece ereggere le pietre a memoria degli uomini deceduti in battaglia. Furono anche restaurati i due antichi cottages presenti sul campo. Se qualcuno cercava di conservare questo luogo, altri sembravano fare di tutto per distruggerlo: nel 1930 venne costruita nel bel mezzo del campo un edificio con sala da tè e pompa di benzina. Fortunatamente nel 1931 si formò The National Trust for Scotland (ente nazionale che cura i siti storici e culturali) che si battè per proteggere il Culloden Battlefield. Grazie alla gentile donazione di parti di terreno fatta da alcuni proprietari terrieri locali (nel 1937, 1944 e 1959) si riuscì a recuperare parte dell’antico campo di battaglia, anche se una grandissima parte era ancora in mano a privati e alla Forestry Commission.

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Uno dei due cottages sul Culloden Battlefield

Dopo la Seconda Guerra Mondiale il Culloden Battlefield attirava sempre più visitatori e furono costruiti un parcheggio e un centro visitatori. Finalmente, nel corso dei decenni successivi, la pompa di benzina e l’adiacente edificio furono demoliti, la strada spostata e la foresta abbattuta: il Culloden Battlefield si trasformò in fretta nella brughiera che possiamo osservare oggi, anche se rimane comunque diverso da come doveva apparire nel 1746. A seguito di scavi archeologici avvenuti nel 2004 e nel 2005 si è scoperto che il centro visitatori sorgeva sulla seconda linea dell’esercito inglese: si è provveduto quindi a spostarlo e, vista l’occasione, a modernizzarlo con un’interessante percorso che spiega le rivolte giacobite. Atrraverso dei sentieri pedonali oggi è possbile passeggiare per Drumossie Moor e vedere l’esatta ubicazione delle linee giaobite e inglesi.

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Le bandiere rosse segnano le linee inglesi mentre quelle blu le giacobite

Visitare questo luogo è un’esperienza davvero toccante. Era forse la tappa del viaggio che aspettavo con più impazienza e non sono rimasta delusa. Essere qui, su questo campo dove si è combattuta la brutale battaglia di Culloden, dove tanti scozzesi hanno perso la vita per i loro ideali e per la loro libertà per me è stata un’emozione fortissima. Con la pelle d’oca ho attraversato il campo della battaglia, pensando a tutti quelli che proprio qui, sotto ai miei piedi, hanno perso la vita. Il vento soffiava fortissimo il giorno della mia visita, ogni tanto una raffica di pioggia ti colpiva in faccia, impensabile aprire l’ombrello. L’idea di un tetto sopra la testa e un buon pasto caldo mi rincuoravano, ma non hanno rincuorato i soldati schierati al freddo e al gelo qui, affamati, stanchi, demotivati, certi di andare incontro alla morte, sicuri che non avrebbero più visto la loro caso e i loro cari. Mi è sceso un senso di profonda tristezza nel visitare Drumossie Moor, un nodo alla gola, un non riuscire a parlare perchè non c’era nulla da dire in quel momento, ciò che importava era la memoria, il ricordo dei caduti a Culloden, il ricordo degli eroi scozzesi brutalmente massacrati per difendere la loro terra ed il loro onore.

ALBA GU BRATH, SCOZIA PER SEMPRE

 

 

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Fonti: Cùil Lodair/Culloden (The National Trust for Scotland)

Sito ufficiale Culloden Battlefield: http://www.nts.org.uk/Culloden/Home/

Chi combattè a Culloden?

L’altro giorno mi sono imbattuta in questo interessantissimo articolo postato sul blog del Culloden Battlefield Visitor Center. La battaglia di Culloden, combattuta nel 1746 poco lontano da Inverness, ebbe effetti disastrosi per la cultura gaelica e per la vita degli scozzesi (e non solo, come leggerete) che in quel tragico giorno perdevano definitivamente la speranza di riprendersi la propria indipendenza e restaurare sul trono un re del casato degli Stuart, famiglia privata del titolo regale e mandata in esilio in Francia prima e a Roma poi. Molte persone pensano erroneamente che la battaglia di Culloden venne combattuta tra Scozzesi ed Inglesi ma in realtà non fu così. Andiamo dunque a scoprire la verità in questo articolo, che ho tradotto per voi e che potete trovare in lingua originale nel Blog “Culloden Batterfield: Behind the scenes look at Culloden Battlefield and the National Trust for Scotland”.

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‘ It’s not Scotland VS England’

Probabilmente, una delle idee sbagliate più comuni che i visitatori hanno al Culloden Battlefield è la convinzione che la battaglia fu combattuta tra Inghilterra e Scozia. Non fu così. Uno degli aspetti più importanti di questa battaglia è che fu a tutti gli effetti una guerra civile. Molte famiglie erano divise nelle due fazioni che si fronteggiarono e le ragioni che portarono gli uomini a combattere furono molto più complesse della semplice questione della provenienza.

Il primo movimento Giacobita si sviluppò quando il re cattolico James II d’Inghilterra e VII di Scozia venne deposto dal trono, il quale passò nelle mani del cognato protestante Guglielmo d’Orange. Il termine giacobita, che deriva dal latino ‘Jacobus’ ossia James (l’italiano Giacomo), sta ad indicare un sostenitore dell’esiliato James II e dei suoi discendenti nella rivendicazione del trono inglese. Detto in parole povere, i giacobiti volevano uno Stuart sul trono Inglese. Ma perché un re Stuart anziché Guglielmo d’Orange, sua moglie la regina Anne, o gli Hannoveriani re George I e Geroge II? Si potrebbe dire che inizialmente si trattò di una questione religiosa, con i cattolici che si schierarono con i giacobiti. Quando re James II e VII era al potere, credeva nel diritto divino del re e di conseguenza il Governo si vide privato di alcuni poteri. Il cattolicesimo era inoltre la religione dei nemici storici degli inglesi, Francia e Spagna, e quando il parlamento inglese spinse Guglielmo d’Orange a conquistare il trono la religione della famiglia reale cambiò, diventando il protestantesimo. L’Act of Settlement del 1701 in qualche modo suggellò il destino degli Stuart dichiarando che chiunque fosse diventato Cattolico, o ne avesse sposato uno, perdeva il diritto di ereditare il trono. Quest’atto fu la ragione per cui il trono passò al casato degli Hannover, nella figura del re  Giorgio I.

Se la ragione fosse stata solo questa sarebbe stato facile spiegare chi era dalla parte dei giacobiti. Ahimè, niente nella storia è mai così semplice. Dopo quelle religiose ci sono le motivazioni politiche. Nel 1707 i regni di Scozia ed Inghilterra vennero uniti formando la Gran Bretagna ma molte persone non erano soddisfatte, date le evidenti disparità soprattutto economiche nelle diverse aree dei Paesi. Alcuni sentivano che il Parlamento Scozzese era divenuto corrotto e che la Scozia, dominata dall’Inghilterra con il terrore, avrebbe fatto la fine del Galles, che 400 anni prima era stato inghiottito dal Governo inglese. Dall’altra parte gli inglesi sentivano che avrebbero dovuto pagare di tasca loro i debiti scozzesi derivanti dall’infruttuoso Darien Scheme (dettagli qui) e che i mercanti scozzesi sarebbero stati autorizzati a commerciare con le colonie in America, sottraendo loro profitti. La sfiducia diffusa da ambo le parti sfociò in disordini in entrambi i lati del confine.

Le trasformazioni dell’economia e della politica avvenute dopo l’unione alimentarono nei giacobiti la necessità di un cambiamento. Il fatto che le città e le zone delle Lowlands fossero favorite rispetto al Nord del Paese, spinse molti abitanti delle Highlands ad unirsi alla causa giacobita per combattere l’unione. L’emozione di prendere parte ad una nuova causa e combattere contro le persone al potere spinse molti giovani, in cerca di gloria e avventure, a diventare giacobiti. Infine, la crescente tensione diffusa in Gran Bretagna, venne vista dalle altre potenze europee come un’opportunità di espandere il proprio potere e le rivolte giacobite vennero supportate anche dalla Francia, dall’Irlanda e dalla Spagna che portarono reclute da oltremare nella speranza di smantellare la potenza inglese.

Se molte persone si unirono alla causa perché lo volevano, molti altri lo fecero per necessità. Il sistema sociale dei Clan era ancora largamente diffuso in Scozia e se il Capo Clan decideva di combattere con i giacobiti ai suoi uomini non restava che seguire il suo volere: se si fossero rifiutati di seguire il loro capo in battaglia, la loro casa, la loro proprietà, sarebbe stata data alle fiamme. Alcuni Clan fecero il doppio gioco e piazzarono uomini in entrambe le parti del conflitto: un figlio dalla parte dei giacobiti, uno con le truppe governative. In questo modo il Clan sarebbe stato al sicuro qualunque fosse stato l’esito dei combattimenti; gli uomini della parte perdente sarebbero stati definiti come un gruppo di ribelli, senza ripercussioni negative per il resto del Clan.

Con la crisi economica che colpiva moltissime persone nel paese la causa giacobita era vista come una possibilità di evadere dalla povertà e di far parte di un gruppo che si sarebbe preso cura dei suoi seguaci. Così, uomini dalla Scozia e dall’Inghilterra, si unirono ai giacobiti nella speranza di costruirsi una vita migliore. La religione giocava ancora una parte importante e nel 1745 molti Episcopaliani, che credevano nel diritto divino del re, si unirono alla causa per combattere a sostegno degli Stuart che erano considerati i legittimi eredi al trono e che, si sperava, avrebbero segnato la fine delle discriminazioni contro i cattolici.

Ecco quindi che, nel 1745 e nell’ultima rivolta, c’erano giacobiti che combattevano per un re Stuart, per la loro religione, per migliorare la loro condizione economica, perché erano stati costretti oppure per l’eccitazione di prendere parte ad una nuova causa. Il giacobita medio non esisteva. Essi venivano da tutti i ceti sociali e da tutta la Gran Bretagna. Il giorno della battaglia, a Culloden c’erano Clan schierati in entrambe le fazioni e uomini dall’Irlanda, dalla Francia, dall’Inghilterra e dalla Scozia che combattevano tutti per le loro ragioni personali. La battaglia è stata dunque più una guerra civile che un semplice scontro ‘Scozia contro Inghilterra’ come molti pensano.

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FONTE:  “Culloden Batterfield: Behind the scenes look at Culloden Battlefield and the National Trust for Scotland

Pagina Facebook: https://www.facebook.com/cullodenbattlefield/?ref=ts&fref=ts

CLAN MACDONALD

Tra i vari Clan scozzesi, due acquisirono grande autorità durante il XIV secolo ed ebbero un ruolo fondamentale nella politica dell’epoca: gli Stewart (poi “Stuart”) e i MacDonald. E questi Clan tuttavia non potrebbero essere stati più diversi tra loro. Gli Stewart provenivano dalle Lowlands, con antiche radici risalenti alla Francia Normanna. I MacDonald invece erano originari delle Isole Ebridi, saldamente radicati nel regno gaelico-norreno che nacque a seguito delle incursioni vichinghe del IX secolo. Mentre gli Stewart rappresentavano il nuovo ordine feudale, i MacDonald rimanevano fortemente legati alla cultura celtica.

Le due grandi casate però hanno avuto una cosa in comune: entrambe aspiravano alla sovranità del Paese. Così quando gli Stewart ascesero al trono scozzese nel 1371, i MacDonald, “Lord of the Isles” (Signori delle Isole), con il sangue di Somerled – il grande condottiero gaelico-norreno – nelle vene, videro un’opportunità per accrescere la propria posizione. Si venne a creare il terreno adatto per una grande sfida, una valorosa battaglia. La lotta centenaria tra Stewart e MacDonald non era solo uno scontro tra due Clan, era uno scontro tra due culture il cui esito avrebbe determinato quale tipo di Paese sarebbe diventata la Scozia. Quello scontro, ed il risultato che ebbe, risuona ancora ai giorni nostri.

macdonald-history

STORIA

Il Donald dal quale il Clan prende il nome era il nipote del grande Somerled. Conosciuto anche come Rìgh Erra Ghàidheal (king of Argyll), Somerled era uno dei più potenti condottieri delle Ebridi attorno al XII secolo. Nel 1158 egli sconfisse in una grande battaglia navale suo cognato Godfrey, Re dell’Isola di Man, acquisendo il titolo di Rìgh Innse Gall, re delle Isole, e governando quindi tutte le Isole, da Man a Lewis. Tuttavia, egli non era ancora soddisfatto. Nel 1164 la sua enorme flotta salpò verso est nel Firth of Clyde, facendo rotta verso il cuore del regno scozzese. Questo viaggio purtroppo segnò la sua rovina. Fu ucciso nei pressi di Renfrew Castle, sede degli Steward di Scozia (assistenti al governo scozzese); la sua testa, dopo la decapitazione, fu trasportata nella cattedrale di Glasgow come un trofeo di guerra.

Somerled
Rappresentazione del condottiero Somerled

La morte di Somerled portò alla veloce frammentazione del suo impero e della sua eredità, che secondo le usanze gaeliche vennero divisi tra i due figli. Dugald, probabilmente il più vecchio, divenne Rìgh Erra-Ghàidheal, governando sull’Argyll e le Southern Isles e fondando il Clan MacDougall. Ranald, il figlio minore, assunse il titolo di Rìgh Innse Gall, governando su Kintyre ed Islay. I due figli di Ranald, Ruari e Donald, fondarono a loro volta due importanti Clan: il Clan MacRuaris decadde in importanza mentre al contrario il Clan MacDonald prosperò. Così tanto che è impossibile, ai giorni nostri, sfogliare un elenco telefonico di ogni parte del mondo e non trovarvi almeno un MacDonald! Non si conosce praticamente nulla di Donald, se non che egli guidò i suo Clansmen in varie battaglie da Ulster a Moray. Nel tempo, il Clan Donald sarebbe divenuto il principale tra i discendenti di Somerled, ma ai giorni di Donald esso era meno significante di altri clan, come per esempio i MacDougalls.

Poi arrivarono le Guerre di Indipendenza con l’Inghilterra, quando nobili famiglie scozzesi dovettero giurare la loro lealtà da una parte o dall’altra. I MacDougalls si schierarono con il re John Balliol, la marionetta di Edoardo I d’Inghilterra. Il figlio ed il nipote di Donald, Angus Mòr e Angus Og (Angus il grande e Angus il giovane), supportarono invece la causa di Robert Bruce. E quando il “piccolo” Angus con il suo esercito di 5000 abitanti delle Isole sostenne Bruce nella vittoria di Bannockburn nel 1314, il destino dei discendenti di Somerled fu stabilito. Le terre appartenenti ai MacDougall – Jura, Coll, Tiree, Glencoe, Morvern, Locharber – vennero sequestrate e date in concessione ai MacDonalds. Angus morì nel 1330, e secondo la sua scelta venne sepolto sull’Isola di Iona, vecchio luogo di incoronazione degli antichi re del regno di Dalriada (antico regno scozzese che comprendeva Argyll, Bute, e un pezzo di Irlanda del Nord e abitato dagli scoti). Le braci morenti della vecchia sovranità delle Isole venivano attizzate ancora una volta.

Sigillo di Angus òg MacDonald
Sigillo di Angus òg MacDonald

Da allora in poi, la crescita del Clan MacDonald fu meteorica. Dal 1336, il figlio di Angus, John, si designò del titolo di “Lord of the Isles”. Il matrimonio con sua cugina Amy, erede dei domini del Clan MacRuari, gli fece guadagnare i territori di Knoydart, Moidart, e le isole di Mull, Rum, Uists e Barra. E nel 1343, David II, il figlio di Bruce, gli assegnò anche le isole di Lewis e Harris (Ebridi Esterne). Era come se Lord John stesse riassemblando l’antico regno di Somerled, ma con la consapevolezza che la scena politica era cambiata completamente dai tempi dell’antico condottiero. Se prima due corone – Norvegia e Scozia – avevano combattuto per il dominio delle Ebridi, ora solo “the king of Scots”, il re degli scozzesi, rimaneva a governarle. A John non rimaneva che tentare di entrare nelle sue grazie, tentando l’ascesa nella nobile società scozzese. Nel 1350 divorziò da Amy e sposò Lady Margaret, figlia di Robert the Steward (steward era colui che rivestiva un’importante carica amministrativa per il Re di Scozia). E nel 1371, quando quest’ultimo divenne Robert II, John si trovò parte della casa reale, fedele alleato del re e uno dei più potenti uomini nel reame. All’ora della sua morte, avvenuta a Ardtornish Castle nel 1387, egli stava regnando su di un vasto “Hebridean Empire”, impero delle isole Ebridi.

Ma il figlio di John, Donald, non si accontentava solo delle Ebridi, voleva di più. Nel 1402 la morte di suo cognato, il Conte di Ross, senza eredi maschi, rappresentò un’occasione d’oro. Donald prese d’assalto il Great Glen per assicurarsi con la forza la fedeltà della contea: i grandi castelli di Urquhart, Inverness e Dingwall caddero nelle sue mani, e stessa sorte toccò all’Isola di Skye, parte dell’egemonia del Ross-shire. I MacLeod, fino a quel momento il principale Clan dell’Isola, furono tutt’altro che felici. La storia racconta che un MacDonald stava ispezionando la sua nuova proprietà quando scivolò sull’orlo di una scogliera e sfuggì alla morte aggrappandosi ad una zolla d’erba. Una donna MacLeod, sentendo il suo grido d’aiuto, lo raggiunse e borbottò “Ah, bene, si sono presi tutto il resto, si prenderanno anche questo!” e detto ciò diede un calcio alla zolla, facendo precipitare lo sfortunato MacDonald.

Rappresentazione del
Rappresentazione del “Signore delle Isole”

Nonostante queste nuove acquisizioni, il neo-proclamato Conte di Ros non era soddisfatto. Nel 1441, mentre la corte degli Stewart era coinvolta in uno scontro di potere internazionale, Donald marciò fuori dalle Highlands alla testa di un esercito di 10.000 scozzesi, comprendente non solo appartenenti al suo Clan ma anche ai Cameron, MacKinnons, MacKintosh, MacLean e MacLeod. Solo una piccola armata di Clan delle Lowlands, frettolosamente assemblata, si frappose al suo cammino: i due eserciti si incontrarono ad Harlaw, vicino ad Inverurie, Aberdeenshire. Quella sanguinosa ma non decisiva battaglia fu una pietra miliare nella storia scozzese, perché fu la prima combattuta tra Highlander e Lowlander. Donald “of Harlaw” ottenne la vittoria ma gli Stewart erano in allerta. Si diffusero storie di una banda, i cui membri venivano chiamati “wyld wykkyd Helandmen” e descritti come persone stanamente abbigliate che scendevano dalle loro montagne sicure sui poveri, civilizzati Lowlanders. Il Re il Lord of the Isles ora condividevano una diffidenza reciproca. Per tutto il secolo le due parti giocarono un gioco mortale del gatto e del topo, dal quale dipendeva la futura sovranità della Scozia.

Nel 1462, all’oscuro di tutti se non di pochi privilegiati, John, 4° Lord of the Isles, stipulò un patto segreto con Edoardo IV d’Inghilterra e col recente caduto in disgrazia 9° Conte di Douglas. Con il cosiddetto ‘trattato di Westminster-Ardtornish’, i tre si promettevano aiuto reciproco nell’eliminare la dinastia Stewart e dividersi la Scozia. L’Inghilterra avrebbe avuto il Sud del Paese lasciando MacDonald e Douglas a litigarsi il resto. Quando il patto giunse alle orecchie dei Royal Stewart, segnò la fine del dominio delle Isole. Lord John venne definitivamente spogliato delle sue terre e dei suoi titoli nel 1493, e morì nel 1503, non nella potente Ardtornish ma in una modesta tenuta a Dundee. Il dominio delle Isole morì con lui: la dinastia di Somerled non esisteva più. Dopo quattro secoli di manovre politiche e militari, la Scozia feudale aveva definitivamente prevalso sul suo antico passato celtico. Il Clan Donald provò a recuperare la situazione, e non meno di sette tentativi vennero fatti nei seguenti 50 anni. Nel 1539 per esempio Donald Gorm MacDonald of Sleat insorse, solo per essere ucciso con una freccia nell’occhio, scoccata dai bastioni dell’Eilean Donan Castle. Quell’insurrezione portò James (Giacomo) V in persona nelle Ebridi, e la sua visita continua a vivere anche ai giorni nostri sull’isola di Skye: il nome del villaggio Portree deriva dal gaelico Port Rìgh, che significa porto del re. L’ultimo tentativo avvenne nel 1545, quando Donald Dubh (Donald il nero), il nipote di Lord John, raccolse una flotta di 180 galee e 4000 uomini in Irlanda: purtroppo egli morì a causa della febbre e il piano di rivolta andò lentamente a svanire.

Un'altra rappresentazione del Signore delle Isole
Un’altra rappresentazione del Signore delle Isole

La caduta del Signore delle Isole comportò disastri politici e culturali, non solo per i MacDonald ma per tutti i Gaeli. I singoli Clan, MacLean, MacLeod e MacNeils, non sarebbero mai più stati uniti sotto un unico Lord, governando le Ebridi come ‘consiglio delle Isole’. D’ora in poi ognuno avrebbe pensato per sé, con inevitabili conseguenze. Le faide diventarono all’ordine del giorno e il periodo che seguì la caduta del dominio delle isole venne chiamato linn nan creach (gli anni delle incursioni); l’avvenimento più noto di questo periodo è il massacro del Glencoe (territorio dei MacDonalds), avvenuto nel 1692, quando alcuni soldati del reggimento dei Campbell of Argyll sterminarono il Clan MacIain del Glencoe e devastarono la maggior parte delle loro tenute in una fredda mattina di febbraio. Questo è solo un esempio delle numerose atrocità perpetrate da ambo le parti.

Ma i MacDonald e gli altri Clan sarebbero tornati di nuovo insieme. A seguito del rovesciamento del regno di James VII e II da parte di Guglielmo d’Orange e sua moglie Mary, nel 1689, essi diedero vita all’esercito giacobita che combattè così validamente a Killiecrankie (1689), Sheriffmuir (1715), Glenshiel (1719) ed infine a Culloden (1746). Essi combatterono per riportare al trono la legittima dinastia regnante scozzese, gli Stuart. Quelli stessi Stuart che, in passato, li avevano portati alla caduta.

SIMBOLI

Clan Crest:

clan crest macdonald motto

Motto:

Per mare, per terras

Plant Badge:

Ogni clan aveva una pianta distintiva, della quale un rametto veniva messo sul bonnet, tipico cappello scozzese. Nel caso del Clan MacDonald, la pianta è Eather, ossia l’Erica, pianta diffusissima in tutta la Scozia.
Heather erica clan macdonald

Tartan:

Come per gli altri Clan scozzesi, anche il Clan Donald ha vari tipi e colori di tartan. Il più conosciuto è questo sotto

tartan macdonald clan donald

I CASTELLI DEI MACDONALD

I MacDonald, Signori delle Isole, erano tra le famiglie più potenti in Scozia nel corso del tardo medioevo, ossia nel periodo in cui i grandi castelli fiorirono sul territorio scozzese. Eppure essi non costruirono nessun grande casello. Gli altri figli di Somerled invece lo fecero: i MacDougall costruirono l’imponente Dunstaffnage, vicino a Oban, e i MacRuaris l’altrettanto massiccio Castle Tioram, sul Loch Moidart.

È vero che i MacDonald acquisirono un gran numero di castelli nel corso degli anni quando posarono le mani sulle Ebridi ed oltre, tra i quali Skipness, Urquhart e Dunluce, nell’attuale Irlanda del Nord. Ma non erano stati loro a costruirli. I castelli che edificarono loro stessi erano modesti per gli standard dell’epoca; era come se essi fossero così forti, così sicuri di sé e della loro posizione all’apice della società Gaelica da non avere bisogno di spaventose difese. La sede del Clan, su Islay, rappresenta perfettamente tutto questo: non era una maestosa fortezza arroccata in cima ad una scogliera, ma un gruppo di edifici su di due isole pianeggianti situate in un Loch nell’entroterra. Finlaggan sembra più un lavoro della natura che dell’uomo, con la sua stupenda posizione sulle due isolette, Eilean Mòr (la grande isola) e la più piccola Eilean na Comhairle (l’Isola del Concilio), che furono il cuore dell’Impero dei MacDonald per oltre 400 anni. Fu qui che la maggior parte dei Clan Chiefs (capi clan) vennero insigniti della loro carica, con un elaborato rituale nel quale il nuovo Chief metteva i piedi in un’impronta scolpita nella roccia, a rappresentare il fatto che egli avrebbe dovuto seguire i passi dei suoi predecessori. Quando la cerimonia terminava, i festeggiamenti continuavano per più di una settimana.

I resti di Finlaggan oggi
I resti di Finlaggan oggi

Finlaggan era anche dove il Concilio delle Isole si riuniva per discutere di affari. Equivalente ad un consiglio privato, esso includeva non solo i capi tra i MacDonald ma anche altri Clan Chiefs che riconoscevano la supremazia del Signore delle Isole, come per esempio MacLean of Duart, MacLeod di Dunvegan e Harris, Macneil di Barra. Essi discutevano di affari sull’Isola del Concilio, mentre risiedevano su Eilean Mòr. Finlaggan era probabilmente usato solo in queste occasioni, mentre normalmente i Chiefs del Clan MacDonald risiedevano altrove. La loro principale residenza su Islay potrebbe essere stata Dunyvaig Castle, sulla costa meridionale.

La sede dei capi clan nella zona del Kintyre (penisola della Scozia occidentale nei territori di Argyll and Bute) era quasi certamente Dunaverty Castle, situato a sud di Campbeltown, dove Angus Òg diede riparo a Robert Bruce nel 1306 dopo la sconfitta di Methven. Dunaverty guadagnò un diverso tipo di notorietà nel 1493, quando John MacDonald of Dunyvaig riconquistò il castello dalle mani di James IV dopo la decadenza dei Signori delle Isole. La prodigiosa espansione dell’impero dei MacDonald durante il XIV secolo si spostò verso Nord, lasciandosi i territori del Kintyre e di Islay alle spalle. Mentre Finlaggan manteneva le sue funzioni cerimoniali, per ragioni pratiche i Signori delle Isole si stabilirono anche a Nord, ad Ardtornish Castle, nella regione detta Morven. Il primo ed il secondo Signore delle Isole morirono proprio in questo castello. Per un altro periodo, durante in XV secolo, i loro discendenti vissero anche a Dingwall Castle, in qualità di Conti di Ros. Di Dingwall Castle oggi non rimane più nulla, ma di Ardtornish Castle sono ancora visibili le rovine. Anche in questo caso il castello non è il tipo di residenza che ci si aspetta per un grande Lord: nessun muro di cinta protegge l’edificio principale a due piani, che è esposto e circondato da una serie di strutture in rovina che ricordano la struttura di Finlaggan.

Ardtornish Castle oggi
Ardtornish Castle oggi

Il potere dei MacDonald era così vasto e diffuso che non c’è castello nelle Ebridi che non sia collegato a loro. Alcuni furono costruiti proprio dai signori del Clan, altri vennero acquisiti tramite matrimonio, concessioni o altri mezzi non proprio pacifici. I MacDonald governarono il proprio regno da quei castelli, e in essi morirono. Arrivarono persino ad incarcerare i loro parenti all’interno di quei castelli, come lo sfortunato Uisdean MacGilleasbuig Chlerich, provò a sue spese nel 1602. Uisdean – o Hugh – era un uomo molto conosciuto che aveva ambizione di diventare Chief dei MacDonald di Sleat, con il piano di uccidere Donald Gorm Mòr of Sleat (Isola di Skye) ed altri leader del Clan durante il ricevimento di inaugurazione della sua nuova residenza a Skye. La congiura fu sventata quando le lettere di invito furono recapitate alle persone sbagliate: allo stesso capo clan fu spedita la lettera indirizzata all’assassino ingaggiato per l’occasione! Hugh fu inseguito fino all’Isola di North Uist, catturato e portato a Duntulm Castle, la residenza del Clan Chief che avrebbe dovuto uccidere, e rinchiuso nelle segrete, dove venne nutrito solo con manzo salato e niente acqua finchè la sua vita non ebbe fine. Si dice che i suoi gemiti siano tuttora udibili nelle rovine di Duntulm Castle.

Molti altri castelli vennero collegati prima o poi al nome dei MacDonald, anche se non erano di loro proprietà. Uno fra tutti Urquhart Castle, sulle sponde del Loch Ness. Innumerevoli volte, dopo il 1395, i MacDonald invasero il Great Glen e conquistarono Urquhart, all’epoca una roccaforte reale, per realizzare il loro scopo di diventare Conti di Ross. Per 150 anni il castello passò dalle mani dei reali Stuart a quelle dei Signori delle Isole come un osso conteso tra due cani affamati. Disprata, la famiglia reale affidò la responsabilità del castello ad alcuni leali sostenitori, prima i Gordon e poi i Grant. Ma essi non se la cavarono meglio – fino al 1545, quando i MacDonald si riversarono nel Glen un’ultima volta. Durante quell’incursione i MacDonald portarono via 3377 pecore, 2355 capi di bestiame, 2204 capre, 395 cavalli, 122 maiali, 64 oche e, dal castello stesso, 12 materassi di piuma e altri pezzi d’arredamento, tini per la fermentazione della birra, spiedi per arrostire la carne, un baule contenente 300£, polvere da sparo, armature e tre barche. Non per niente, l’episodio fu chiamato “The great Raid”, la grande incursione.

Un'illustrazione del
Un’illustrazione del “Great Raid” ad Urquhart Castle ad opera del Clan MacDonald.

I castelli del Clan Donald non sono soltanto tra i più antichi di Scozia, sono anche tra gli ultimi che simboleggiano l’arte bellica dell’epoca. Mingary, nell’Ardnamurchan, ne è un buon esempio. Nel 1588, dopo la dispersione dell’Invincibile Armada spagnola, esso resistette a un bombardamento da parte di un galeone spagnolo che si era rifugiato nella baia di Tobermorry e che fu poi trafugato da Lachlan MacLean of Duart, allora alleato dei MacDonald. Durante la guerra civile del 1640 la fortezza resistette ad un altro assalto: furono gli stessi MacDonald questa volta ad attaccare la fortezza, che era caduta nelle mani dei loro acerrimi nemici, i Campbell. Un secolo dopo Mingary era ancora presidiata, questa volta dalle giubbe rosse del governo (redcoats, dal colore delle loro uniformi). Charles Edward Stuart, conosciuto come il Bonnie Prince Charlie, mise piede sui territori britannici per la prima volta nel 1745, non lontano dal castello, e i Campbell furono veloci a spedire delle sentinelle per presidiare l’area. Nonostante fossero passati 500 anni, Mingary era ancora adatto agli scopi militari. Bonnie Prince Charlie riuscì ad avanzare nel suo tentativo di riconquista e stava quasi per riuscire a restaurare la dinastia Stuart al trono inglese e scozzese quando venne brutalmente sconfitto a Culloden, il 16 aprile 1746, insieme alle speranze che il Clan Donald aveva di riprendersi il legittimo titolo di Signori delle Isole.

Mingary Casle
Mingary Casle

Fonte: Clan and Castle, the lives and lands of Scotland’s great families (Historic Scotland)

Personaggi: BLACK AGNES RANDOLPH

Dopo Flora MacDonald, ecco spuntare un’altra eroina scozzese, ricordata per il suo coraggio nell’affrontare l’assedio inglese al castello di Dumbar nel 1388. Ma vediamo i fatti con ordine…

Un ritratto di Balck Agnes in un libro per bambini
Un ritratto di Balck Agnes in un libro per bambini

Nonostante la pesante sconfitta subita dagli inglesi a Bonnockburn nel 1314 ad opera degli scozzesi guidati dal (futuro) Re Robert the Bruce, le forze Inglesi ritornarono in Scozia nel 1338 con l’intento di riconquista e riportare il nord sotto il proprio dominio. Il 13 gennaio arrivarono fuori le possenti mura del Dunbar Castle, trenta miglia a est di Edimburgo. Sarebbe dovuto essere un castello relativamente semplice da conquistare, tanto più che il Lord, Patrick Dunbar, Conte di Dunbar e March, in quel periodo era lontano da casa, occupato a combattere con le forze scozzesi più a nord. Gli inglesi però si trovarono a fronteggiare un padrone di casa ostile e coraggioso: il castello era sotto il comando di Lady Agnes Randolph, Contessa di Moray e moglie del Conte, soprannominata Black Agnes per i suoi capelli e occhi scuri e la sua carnagione olivastra. Rimasta sola con uno scarso manipolo di uomini, si rifiutò di consegnare il castello in mano agli inglesi, pronunciando le celebri parole:

Of Scotland’s King I haud my house, He pays me meat and fee, And I will keep my gude auld house, while my house will keep me.

E così l’assedio ebbe inizio. Sotto il comando del Conte di Salisbury, le forze inglesi bombardarono le mura del castello con enormi massi e pietre usando delle potenti catapulte. Durante l’attacco, Agnes mandò le sue cameriere, riccamente vestite in abiti “da festa” (dressed in their Sunday finest), sulle mura esterne a spolverare e pulire, con i loro fazzoletti bianchi, i segni del bombardamento. Si dice anche che la stessa Agnes si mise in piedi sulle mura, deridendo l’esercito inglese. A questo punto gli inglesi sfoderarono la loro arma segreta, un potente ariete (chiamato “the sow”, la scrofa) con un tetto di legno per proteggere gli uomini che lo azionavano. Agnes non si lasciò scoraggiare e diede ordine di gettare alcuni grandi massi dai bastioni, gli stessi che gli assalitori avevano gettato loro contro, distruggendo la copertura dell’ariete e facendo fuggire i nemici sopravvissuti allo schianto.

L'assedio di Dumbar Castle
L’assedio di Dumbar Castle

L’assedio proseguì, arrivò la primavera e Salisbury credeva ormai di avere la vittoria in pugno, dato che le scorte invernali all’interno del castello iniziavano a scarseggiare. L’aiuto per gli assediati arrivò dal mare quando Sir Alexander Ramsay di Dalhousie giunse a Dumbar con uomini e rifornimenti, entrando nella fortezza attraverso una porta nascosta semisommersa. Si dice che il giorno seguente Agnes inviò una pagnotta appena sfornata e del buon vino al commando inglese che, in preda alla disperazione, usò il fratello della Contessa, John Randolph Conte di Moray catturato in precedenza, per minacciarla: o la resa, o la vita del fratello. Agnes, con estrema fermezza di spirito e molto brillantemente, puntualizzò che nel caso il fratello fosse stato ucciso senza lasciare eredi poiché non aveva ancora figli, sarebbe stata proprio lei, secondo la linea di successione, il prossimo Conte di Moray. Il fratello ebbe dunque salva la vita e poco dopo, il 10 giugno 1338, anche l’assedio ebbe termine: dopo aver tentato invano, per cinque lunghi mesi, di catturare Dunbar Castle, l’esercito inglese si arrese alla forza e al coraggio di Agnes. Black Agnes è ricordata in una ballata, nella quale la voce narrante sembra quella dello stesso comandante nemico che afferma:

She makes a stir in tower and trench,
That brawling, boisterous, Scottish wench;
Came I early, came I late.
I found Agnes at the gate.

Mette agitazione (fa scalpore) nella torre e nella trincea (fossa)
quella rissosa, chiassosa, fanciulla scozzese
sono arrivato presto, sono arrivato tardi
ho trovato Agnes al cancello.

Sir Walter Scott, celebre poeta e scrittore scozzese, affermò in seguito che “dalla raccolta di eroi scozzesi, nessuno può permettersi di cancellarla”.

 

Ciò che rimane oggi di Dunbar Castle
Ciò che rimane oggi di Dunbar Castle

Fonti:
http://www.historic-uk.com/HistoryUK/HistoryofScotland/black-agnes/
http://www.educationscotland.gov.uk/scotlandshistory/warsofindependence/blackagnes/https://en.wikipedia.org/wiki/Agnes,_Countess_of_Dunbar

CLAN FRASER

Vi avevo già parlato in questo post degli antichi Clan scozzesi, della loro nascita, delle loro caratteristiche, dei segni che li contraddistinguono. In bilico tra leggenda e realtà, ogni clan serba gelosamente la propria storia, ricordando i propri antenati, i personaggi celebri ed il proprio motto e simboli distintivi. Ad ogni famiglia corrisponde un castello, sede storica del Clan oppure utilizzato ancora ai giorni nostri come abitazione per i Clan Chief, i rappresentanti del Clan. È molto interessante approfondire la storia dei Clan scozzesi, e tra tutti i sette più “potenti” e conosciuti dell’intera Scozia ho deciso di iniziare con il Clan Fraser, reso celebre dalla recente serie televisiva “Outlander” (tra l’altro consigliatissima, girata nei magnifici paesaggi scozzesi), tratta dai romanzi della scrittrice Diana Gabaldon. La magia della tv (ed ancor prima dei libri!): milioni di persone in tutto il mondo, fino a poco tempo fa ignare di ogni minima caratteristica di un clan scozzese, oggi conoscono motto, simbolo identificativo ed addirittura alcuni personaggi storici del Clan Fraser. Ma veniamo ai fatti reali…

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STORIA

Anche se il Clan Fraser viene accomunato alle Highlands così come lo è il whisky di malto, la sua storia inizia invece nei Borders scozzesi, nelle Lowlands, zona che si trova a sud di Edimburgo, sul confine con l’Inghilterra e che nel corso della storia si è sempre distinta fortemente per cultura e per stile di vita dalla parte più settentrionale e più selvaggia della Scozia.
I Fraser arrivarono in Scozia nel XII secolo, ma da dove, è un mistero. La Frèzelière, nella Valle della Loira, è una delle ipotesi e spiegherebbe l’altra versione del cognome che è Frisell. Molti cognomi scozzesi hanno origini francesi, per esempio altri importanti Clan dei Borders come Hay (da la Haye-Bellefonds, vicino a Saint-Lo) ed il più conosciuto Bruce (Brus, oggi Brix, vicino a Cherbourg). Il primo Fraser che si ricordi e del quale vi è testimonianza scritta è Simon, che donò una chiesa nella regione dell’East Lothian all’abbazia di Kelso, attorno al 1160. Nel 1200 i Fraser erano diventati “Lords of Oliver” (oggi Tweedsmuir), nell’Upper Tweeddale. Durante il XIII secolo essi rivestirono il ruolo di sceriffi a Peebles, piccolo borgo delle Lowlands, ed uno di loro, William, divenne vescovo di Saint Andrews. Nel corso degli anni alcuni iniziarono a spostarsi più a Nord ed un ramo del Clan Fraser si stabilì così a Touch, vicino a Stirling. Entrambi vennero successivamente coinvolti nelle Guerre di Indipendenza Scozzesi, ma con risultati molto diversi. Inizialmente Simon of Oliver guidò gli scozzesi nell’inaspettata vittoria di Roslin, nel 1303, per la quale Edoardo d’Inghilterra non lo perdonò mai. Simon venne catturato tre anni dopo, poco prima dell’incoronazione di Robert Bruce, e portato a Londra dove subì una macabra esecuzione: su ordine dello stesso Edoardo, egli venne bruciato sulla forca e la sua testa mozzata venne esposta su una picca sul London Bridge, accanto a quella di William Wallace. Le terre di Simon “il patriota” passarono attraverso un matrimonio ai loro soci in affari, gli Hay. Completamente differente fu invece la sorte che toccò ai Fraser of Touch, la cui forza andò aumentando: Alexander partecipò al primo Parlamento indetto da Re Robert I the Bruce, nel 1309 a Saint Andrews, combattè a Bannockburn nel 1314 (nella battaglia che sancì l’indipendenza della Scozia dal Regno Unito) ed appose il suo sigillo alla famosa Dichiarazione di Arbroath nel 1320 (dichiarazione di indipendenza, per approfondire il periodo storico leggete questo post). Lo stesso Bruce lo ricompensò dandogli in sposa sua sorella, Lady Mary, affidandogli il ruolo di ciambellano e donandogli ampi possedimenti nel Deeside. Purtroppo, Alexander e suo fratello Simon (un nome che andava molto di moda tra i Fraser a quanto pare!) morirono per mano degli inglesi rispettivamente nella battaglia di Dupplin (1332) e di Halidon Hill (1333).

dichiarazione arbroath

Nel 1400 i Fraser diventarono a tutti gli effetti degli Highlander. Gli eredi di Alexander acquisirono Philorth, nell’Aberdeenshire, attraverso un matrimonio. Un ramo cadetto, i Fraser of Muchall-in-Mar, fu creato 50 anni dopo. La famiglia di Simon nel frattempo si trasferì nuovamente a Lovat and the Aird, ad Ovest e Sud di Inverness, e si intrise così profondamente della cultura gaelica tanto da adottare il patronimico MacShimi, “son of Simon”, i figli di Simon. Essi ambivano ad essere anche Lords nel cuore del Gaidhealtachd (la parte delle Highlands che parlava gaelico) ma nel 1544 si scontarono con i potenti MacDonalds nella più sanguinaria delle battaglie tra Clan in tutta la storia. Blar-na-Lèine (la battaglia delle camice) fu combattuta nelle montagne sopra il Loch Lochy. Era una giornata così calda che i Clansmen dovettero spogliarsi – da qui il nome della battaglia. Alla fine della giornata 300 Fraser giacevano morti, compreso il capo clan e suo figlio.

Nel frattempo, i loro parenti a Philorth e Muchalls vivevano un relativo momento di pace. Ogni tanto partecipavano a qualche battaglia, per esempio per Mary Queen of Scots contro i Gordon nel 1562, ma il loro tempo lo passarono in modo più “creativo”. Tra il 1570 e il 1580 Alexander, ottavo Lord di Philorth, trasformò il piccolo borgo di pescatori di Faithlie in un nuovo villaggio, Fraserburgh. Vi costruì un nuovo castello, e avrebbe costruito anche un’università se non si fosse riempito di debiti.

alexander fraser 8 lord philorth fraserburgh
Alexander Fraer, VIII Lord Philorth Fraserburgh

Nello stesso periodo, Michael, sesto Lord of Muchalls, stava creando una nuova splendida residenza, Castle Fraser, vicino a Inverurie. Suo figlio, Andrew, completò l’opera e fu designato Lord Fraser nel 1633 da re Charles I. Quando il figlio di Charles, James VII di Scozia e II d’Inghilterra, venne mandato in esilio nel 1689, il discendente di Andrew, Charles quarto Lord Fraser, dimostrò la propria lealtà al re Stuart in esilio brindando in pubblico alla salute di sua Maestà. Ricevette una multa di 200£, una cifra molto sostanziosa all’epoca. Imperterrito, egli combatté fino alla Rivolta Giacobita del 1715, quando fu inseguito dalle truppe inglesi e precipitò da una scogliera nell’Aberdeenshire. La sua morte segnò la fine non solo della sua linea dinastica, ma anche del suo ramo dei Fraser (Per approfondire la storia delle Rivolte Giacobite, leggi questo post).

Se non c’erano dubbi a proposito della lealtà alla causa giacobita da parte dei Fraser of Muchalls, lo stesso non si poteva dire del loro parente, Simon Fraser 11° di Lovat. Egli cambiava continuamente le sue alleanze in modo da realizzare le proprie ambizioni. Il suo comportamento era così ambiguo che i suoi contemporanei lo soprannominarono “The Fox” (la volpe) e “The Spider of Dounie” (il ragno di Dounie, a causa della sua residenza vicino al villaggio di Beauly).

Simon Fraser Lovat Fox Volpe Spider Dounie
Simon Fraser, the Spider of Dounie

Nel 1716 per esempio, partecipò alla presa del castello di Inverness per George I (d’Inghilterra); sette anni dopo venne nominato Duca Fraser dall’esiliato James VIII d’Inghilterra e III di Scozia. Alla fine la sua ambiguità gli costò la vita. All’epoca di Culloden era nuovamente un giacobita – ma solo dopo che il Principe Charles Edward Stuart sconfisse George II due volte in battaglia – e spedì 250 clansmen alla morte in quel fatidico giorno. La vecchia Volpe, che stava avvicinandosi agli 80 anni, fuggì nelle montagne ma venne presto catturato e mandato a Londra. Venne decapitato nella Torre nel 1747, l’ultimo nobiluomo in Gran Bretagna ad aver ricevuto questo dubbioso onore. Suo figlio tentò duramente di recuperare la situazione, raccogliendo un reggimento per combattere in Quebec contro i francesi, dalla parte del re d’Inghilterra. Negli anni seguenti, molti Fraser emigrarono in Canada e negli Stati Uniti ed altri in Australia e Nuova Zelanda.

SIMBOLI (Clan Fraser, generico)

Clan Crest:

fraser clan crest simbolo

Motto:

‘All my Hope is in god’, pongo tutta mia speranza in Dio

SIMBOLI (clan Fraser of Lovat)

Clan Crest:

clan fraser crest cimiero simbolo

Motto:

Je suis prest (dal francese: sono pronto). Da non confondere con il motto del Clan Fraser delle Lowlands “all my hope is in God”, tutte le mie speranze sono in Dio.

Plant Badge:

Ogni clan aveva una pianta distintiva, della quale un rametto veniva messo sul bonnet, tipico cappello scozzese. Nel caso del Clan Fraser, la pianta è il tasso, Iubhar in gaelico.

yew plant badge fraser

Tartan:

Ci sono diversi colori di Tartan attribuiti ai Fraser of Lovat, trovate una lista completa sul sito ufficiale del Clan qui. Questo sotto è il classico tartan associato al Clan.

fraser of lovat tartan

 

CASTELLI DEI FRASER

Sulle rive appartate del corso superiore del fiume Tweed, in un luogo oggi chiamato Tweedsmuir ma anticamente conosciuto come Oliver, sorge una graziosa chiesa in stile tardo vittoriano. La chiesa (kirk) sorge su di un tumulo verde che potrebbe essere il monte dove Udard Fraser costruì la sua residenza attorno al 1200. Questo modesto tumulo è tutto quel che resta a testimonianza dei Fraser of Oliver perché i loro castelli a Touch e in altri luoghi sono tutti andati distrutti. Fortunatamente, le residenze che costruirono successivamente nelle Highlands hanno resistito molto meglio nel corso degli anni. Essi sono tra i più bei castelli tardo medievali in tutta la Scozia.

Tweedsmuir Kirk, il sito dove probabilmente sorgeva
Tweedsmuir Kirk, il sito dove probabilmente sorgeva la prima residenza del Clan Fraser

Il castello di Cairnbulg, accanto al fiume “Water of Philorth”, fu costruito come sede principale dei Fraser of Philorth, a seguito dell’acquisizione della tenuta nel 1375. Oggi sorge nell’entroterra rispetto alle fredde acque del Mare del Nord, ma quando i Fraser arrivarono qui il luogo non sarebbe stato lontano dalla spiaggia. La torre originale, alta e massiccia, fu costruita per Alexander Fraser e sua moglie, Joanna leslie, figlia del quinto Conte di Ross. Essa domina tutt’ora un affascinante complesso di edifici aggiunti dalle successive generazioni di Fraser of Philorth. Nel 1613 tuttavia essi vennero costretti a vendere la tenuta, a causa dei debiti contratti dall’ottavo Lord che aveva investito molto denaro nella costruzione del suo nuovo villaggio, Fraserburgh. Per i 300 anni successivi l’antica sede del Clan Fraser passò attraverso vari proprietari fino al riacquisto avvenuto nel 1934. Da allora e fino ai giorni nostri, Cairnbulg Castle rimane la sede principale del Clan.

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Cairnbulg Castle

Nella sua idea di sviluppo dell’abitato di Fraserburgh, l’ottavo Lord aveva in mente anche la costruzione di un secondo castello. Non è chiaro tuttavia se Kinnaird Head, circa 3 miglia a Nord di Cairnbulg, fosse nato come sostituto del precedente castello oppure come fortificazione secondaria. Anche Kinnaird Head era costituito da una serie di edifici che si sviluppavano attorno ad una torre principale, ma con il tempo è andato in disuso fino al 1787 quando la Northern Lighthouse Board, l’autorità generale dei fari scozzesi, l’ha convertito nel loro primo faro operativo. Gli interni furono sventrati e gli edifici circostanti eliminati – tutti eccetto l’enigmatica Wine Tower accanto alle scogliere, che riporta tutt’ora gli stemmi araldici dei Fraser sulla porta principale. Secondo la leggenda, il Lord fece ammanettare l’amante di sua figlia in una grotta marina sotto la torre, in modo che annegasse con l’alta marea. La ragazza, sconvolta, si gettò ella stesa in mare incontro alla morte.

Kinnaird Head
Kinnaird Head

A causa degli imbrogli di Simon Fraser, “The Fox”, durante la rivolta giacobita, poco rimane dei castelli medievali dei Fraser of Lovat. Un crannog, o isola roccaforte che potrebbe essere stata usata come una casa per la caccia sorge ancora nel solitario Loch a’Mhuillidh e ci sono altre due torri del XVII secolo a Dalcross e Moniack, entrambe pesantemente ricostruite ed abitate. Niente sopravvive della sede del “Ragno”, Castle Dounie, nei pressi di Beauly. Il Duca Cumberland, “il macellaio”, figlio più giovane di George II, se ne occupò personalmente. Dopo aver sconfitto i giacobiti a Culloden spedì le sue giubbe rosse a radere al suolo Dounie. Dalle sue ceneri sorse Beaufort House, costruita negli anni 80 dell’800 per il restaurato Lord Lovat.

Costruzione di Beaufort House, nel tardo 1870. A destra un ritratto del XII Lord Lovat
Costruzione di Beaufort House, nel tardo 1870. A destra un ritratto del XII Lord Lovat

Infine, c’è Castle Fraser. Di tutti i bei castelli tardo medievali della Scozia Nord Orientale, nessuno può competere con la sua imponenza. Tutto merito di Michael Fraser, sesto Laird of Muchall, e suo figlio Andrew, il primo Lord Fraser. Sono stati loro, durante il regno di James VI (1567-1625) ad ingaggiare due importanti famiglie di architetti del Nord Est della Scozia, i Leipers ed i Bells, per trasformare la torre del XV secolo nello splendido castello che possiamo ammirare oggi.

Castle Fraser
Castle Fraser

Fonte: Clan and Castle, the lives and lands of Scotland’s great families (Historic Scotland)