Stregoneria e caccia alle streghe in Scozia: chi erano le delle donne condannate?

Nell’articolo della settimana scorsa vi avevo parlato di un argomento storico tanto interessante quanto tragico, la stregoneria e la caccia alle streghe in Scozia dalle sue origini al suo declino. Vi ho già detto di come in Scozia la paura delle streghe e la conseguente caccia si deve, in parte, al ruolo di un solo uomo: il sovrano scozzese Re James VI (figlio di Mary Stuart) che, in seguito alla morte di Elisabetta I d’Inghilterra divenne Re James I di Inghilterra, nel 1603. Oltre 2500 donne furono atrocemente uccise, e prima ancora torturate e processate in modo ingiusto e terribile e oggi voglio approfondire alcune delle loro tragiche storie.

JANET DOUGLAS, LADY GLAMIS

Il 17 luglio 1537 Janet Douglas, Lady del famoso Glamis Castle, fu bruciata al rogo con l’accusa di stregoneria. La famiglia Douglas era acerrina nemica dell’allora sovrano, James V, da quando Archibald Douglas – patrigno del re dopo che sua madre Margaret Tudor era rimasta vedova – aveva tenuto prigioniero il piccolo James, ancora bambino. Nel 1528, dopo che James riuscì a liberarsi, la sorella di Archibald, Lady Janet, venne convocata a corte con l’accusa di tradimento, di stregoneria e di aver preaparato delle pozioni magiche con lo scopo di uccidere il re: era la vendetta del giovane sovrano nei confronti del padre adottivo e della sua famiglia. Molte persone vicine a Janet vennero processate e torturate per ottenere false testimonianze: la donna, descritta come gentile, bella e amorevole, venne rinchiusa in una cella presso il castello di Edimburgo e successivamente bruciata come strega, con il figlio minore costretto a guardare la tragica fine della madre.

THE BO’NESS WITCHES

Nel 1679 nel villaggio di Bo’ness, poco lontano da Edimburgo e da Linlithgow, cinque donne vennero accusate di stregoneria: Annabel Thompson, Margaret Pringle, Bessie Vickar e due Margaret Hamilton vennero accusate di aver rinnegato il loro battesimo e di aver mangiato, bevuto, ballato e fornicato con il diavolo in numerose occasioni. Anche un uomo, William Craw, venne accusato di essere uno stregone e loro complice. Tutti e sei vennero strangolati e poi bruciati al rogo.

JANET HORNE

Accusata di essere una strega nel 1727, Janet Horne fu l’ultima donna ad essere condannata per questa pratica in tutta la Gran Bretagna: nel 1753 il Parlamento Britannico rese un crimine l’accusare una persona di avere poteri magici o di praticare la stregoneria. Janet viveva a Dornoch e fu accusata assieme alla figlia di essere una strega, dai suo vicini di casa: la donna era anziana e molto probabilmente mostrava i primi segni di senilità e pare che la figlia avesse invece delle deformità a mani e piedi. Le due donne vennero frettolosamente processate: la figlia riuscì per sua fortuna a fuggire ma alla madre non spettò la stessa sorte. Venne spogliata, cosparsa di catrame, portata in giro per il villaggio all’interno di una botte e successivamente data alle fiamme. A Dornoch una pietra – chiamata Witchstone, segna il luogo dove venne uccisa Janet.

La witchstone di Dornoch (fonte)

ISOBEL GOWDIE

Nel 1662 Isobel Gowdie, una casalinga di Lochloy vicino a Nairn, confessò spontaneamente (cosa rarissima) di far parte di un gruppo di persone che avevano banchettato con la Regina delle Fate e che avevano anche la capacità di trasformarsi in animali. Affermò anche di aver ucciso un uomo con un arco elfico e di essere stata rapita e picchiata dal diavolo. La confessione della donna fu molto discussa e suscitò così tanto scalpore da essere raccolta in vari libri e saggi. Sinceramente non sono riuscita a capire se Isobel venne poi giustiziata o meno.

THE PITTENWEEM WITCHES

Nel 1705 a Pittenween nell’East Neuk of Fife il sedicenne Patrick Morton, figlio del fabbro del villaggio, accusò alcuni suoi vicini di casa di stregoneria: Beatrix Layng venne chiusa per cinque mesi in una cella buia (venne rilasciata ma morì poco tempo dopo), Thomas Brown morì di fame in prigione, Janet Cornfoot venne lapidata da una folla rabbiosa che l’aveva accerchiata e legata sulla spiaggia. Altre persone vennero processate e fortunatamente liberate, dopo che le accuse di Patrick vennere interpretate come bugie. Il ragazzo tuttavia, e come lui la folla che aveva ucciso Janet, non vennero mai indagati o accusati di aver ucciso delle donne innocenti. Ma come nacquero le accuse? Beatrix Layng si era recata dal fabbro per farsi costruire dei chiodi ma Patrick aveva rifiutato, perchè occupato con un altro lavoro, al che la donna giurò vendetta… o più semplicemente, come diremmo ai giorni nostri, “lo mandò a quel paese”. Il giorno successivo il ragazzo passando davanti alla casa della donna vide un secchio pieno di acqua e carbone ardente e pensò che si trattasse di un incantesimo maligno contro di lui: iniziò a sentirsi debole, insorsero convulsioni, mal di stomaco, rigidità, non mangiava, non beveva, respirava a fatica. E di tutto questo, fu accusata la povera Beatrix.

LE STREGHE DI PAISLEY

Quella di Paisley del 1697 fu l’ultima esecuzione di massa nell’Europa occidentale. Una ragazza undicenne, Christian Shaw figlia di un proprietario terriero locale, si ammalò gravemente per quella che si pensava essere una maledizione lanciata da un membro della servitù, Catherine Campbell, che Christian aveva visto rubare un bicchiere di latte ed aveva segnalato alla madre. Sette persone – Margaret Lang, John Lindsay, James Lindsay, John Reid, Catherine Campbell, Margaret Fulton, and Agnes Naismith – vennero accusate di aver lanciato maledizioni contro la ragazza e vennero condannate a morte. Uno di loro morì suicida in progione, gli altri sei vennero impiccati e bruciati al rogo il 10 giugno 1967. I loro resti vennero sepolti ad un incrocio tra due strade e venne posizionato un ferro di cavallo al centro: si supponeva che questo avesse impedito loro di tornare a disturbare i vivi. Una copia di quel ferro di cavallo è tutt’ora presente a Paisley (all’incrocio tra Maxwellton Street e George Street), per non dimenticare coloro che hanno perso ingiustamente la vita.

Il ferro di cavallo a Paisley (fonte)

MARGARET AITKEN, LA GRANDE STREGA DI BALWEARIE

Nel 1597 Margaret Aitken, una donna del Fife, venne imprigionata con l’accusa di stregoneria: dopo aver confessato, e tentando di salvarsi la vita, disse di poter riconocere altre streghe guardandole negli occhi e che ne conosceva personalmente almeno un migliaio! Venne così portata villaggio per villaggio, per scovare quante più streghe possibile: furono molte le donne acusate, torturate e uccise, si stima alcune centinaia. Margaret fu successivamente accusata di frode. Qualcuno iniziò ad insospettirsi e ripresentò alla Aitken, il giorno successivo e vestite in modo diverso, alcune donne che aveva riconosciuto come streghe: lei le decretò innocenti e la donna fu smascherata. Nello stesso anno la Aitken venne bruciata al rogo.

MARGARET BARCLAY E IL PROCESSO ALLE STREGHE DI IRVINE

Margaret Barclay venne strangolata e bruciata al rogo nel 1618 ad Irvine, nell’Ayrshire a sud ovest di Glasgow, assiee alla sua complice Isabel Crawford. Margaret ed Isobel, assieme all’anziana Isobel Inch e al vagabondo John Stewart, vennero accusati di aver messo in atto un complotto satanico ed aver fatto affondare una nave del villaggio, la “The Gift of God”, al largo delle coste della Cornovaglia provocando la morte di gran parte dell’equipaggio. Isolbel Inch fu la prima a morire, gettandosi dal campanile della chiesa dove era tenuta prigioniera. John Stewart fu la seconda vittima: si suicidò impiccandosi con un laccio del suo cappello. Margaret negò sempre con fermezza le accuse, venne torturata, per disperazione ammise di essere coinvolta, salvo poi ritirare la sua versione affermando di aver confessato solo per salvarsi la vita. Era troppo tardi, e fu condannata a morte. La stessa sorte toccò alla povera Isabel Crawford, pochi giorni dopo.

LILIAS ADIE, LA RICOSTRUZIONE DEL VOLTO DI UNA STREGA SCOZZESE

Lilias Adie era una donna di Torryburn, nel Fife, che nel 1704 e all’età di 60 anni venne accusata di stregoneria e di aver avuto rapporti sessuali con il diavolo. A denunciarla, un’altra donna sua vicina di casa che la accusò di aver usato poteri magici per guarire un uomo. Lilias, sotto tortura, confessò di aver incontrato il diavolo per la prima volta in un campo di grano, al tramonto, e che egli indossava un cappello, aveva una carnagione pallida e zoccoli da mucca al posto dei piedi. La povera donna non venne mai condannata a morte: morì prima, durante il processo, suicidandosi. La cosa incredibile di questa triste storia è che nel 2014, grazie alla consultazione di documenti storici, venne rinvenuta quella che pare essere stata la tomba di Lilias: si trovava sulla spiaggia di Torryburn, ed era purtroppo già stata profanata nel corso del XIX secolo. Nel 2017, usando delle fotografie dei resti della donna ed in particolar modo del suo teschio, fu possibile creare un modello 3D viruale del volto della donna.

La ricostruzione del volto di Lilias Adie (fonte)

Euphemia Macalzean

Euphemia, figlia di un benestante Lord e giudice di Edimburgo, Thomas MacCalzean, fu accusata di stregoneria durante il processo di North Berwick (1590-1592). A fare il suo nome fu la prima indiziata del processo, Geillis Duncan, cameriera di un ufficiale giudiziario dell’East Lothian accusata di aver tramato, con altre streghe, la morte del Re James VI. Euphemia venne accusata inoltre di aver tramato per la morte di suo marito, suo suocero ed altri suoi parenti; di aver ucciso suo cugino e suo nipote a seguito di una disputa su dei terreni con suo zio; di aver partecipato ad una riunione di streghe e di aver consegnato un’immagine di James VI al diavolo per causarne la morte. Venne bruciata viva il 25 giugno del 1951 davanti al castello di Edimburgo. Una placca, posta sulla Castle Esplanade, ricorda le donne che vennero uccise per stregoneria in questo punto della città.

Helen Duncan, l’ultima strega di Scozia

Helen Duncan, una medium scozzese, fu l’ultima donna ad essere processata ed incarcerata per stregoneria in Scozia…nel 1944! La donna organizzava delle sedute spiritiche in cui apparivano, uscendo dalla sua bocca, degli ectoplasmi: guardando le foto scattate all’epoca è chiarissimo che i fantasmi erano in realtà dei burattini o dei ritagli di giornale e che, la cosa bianca che usciva dalla bocca della donna, era un misto di cotone (o carta) e albume d’uovo. La Duncan venne accusata di azioni fraudolente e imprigionata secondo il Witchcraft Act del 1753 nel quale la falsa affermazione di far apparire degli spiriti era considerata un reato. Dopo 9 mesi di carcere la donna promise di non fare più sedute, ma venne arrestata nuovamente perchè colta in flagrante. Helen Duncan morì nel 1956, a 59 anni: proprio a seguito del suo caso il Witchcraft Act del 1753 venne abrogato ed inserito nel nuovo Fraudolent Mediums Act del 1951.

Helen Duncan durante le sue sedute spiritiche, con l’ectoplasma che le usciva dalla bocca

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