Personaggi: Robert the Bruce

La figura di Robert the Bruce, personaggio famoso e controverso nella storia scozzese, è legata alle vicende di William Wallace e alle guerre d’indipendenza scozzesi. Ecco di seguito la storia del grande sovrano e guerriero scozzese che garantì l’Indipendenza al suo popolo.

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Robert Bruce (o de Brus) nacque l’11 luglio 1274 nell’Ayrshire, in una famiglia aristocratica di origini normanne e scozzesi legata alla lontana alla famiglia reale di Scozia: il nonno di Robert era infatti uno dei pretendenti al trono che venne poi assegnato a suo cugino John Baliol da Re Edoardo d’Inghilterra (per approfondire la vicenda leggete la storia della Scozia qui), sovrano che sia Robert che il padre sostennero nella sua successiva scelta di deporre Baliol (rivelatosi un regnante scomodo) dal trono invadendo la Scozia e governandola come una provincia dell’Inghilterra. Si conosce molto poco dell’infanzia di Robert: suo padre era Robert de Brus, 6° Lord di Annadale e sua madre era Marjorie, contessa di Carrick. Robert visse nel Sud della Scozia, pare parlasse il Gaelico, il Francese Normanno, lo Scozzese e probabilmente anche l’Inglese e all’età di 20 anni ereditò il titolo di Earl of Carrick da parte di sua madre.

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La ricostruzione del volto di Bruce, basata sulla forma del suo teschio (fonte)

Nel 1296 i Bruce firmarono un patto con Edoardo I d’Inghilterra sostenendolo nella causa di deporre dal trono Re Baliol, convinti del loro diritto a sedere al trono di Scozia al suo posto. Baliol era stato messo al potere dallo stesso Edoardo, chiamato in aiuto dai nobili scozzesi per trovare un sovrano in seguito alla morte senza eredi di Re Alexander III e della figlia Margaret. Purtroppo per Edoardo, Baliol si rivelò difficile da comandare e la sua idea di un burattino da manovrare per governare egli stesso la Scozia venne presto meno. Sostenuto da molti nobili scozzesi tra i quali proprio Robert the Bruce, Edoardo raccolse una grande armata e nel 1296 invase la Scozia, depose Baliol e inglobò il paese nel Regno di Inghilterra proclamandosene Re, con ovvio disappunto dei nobili e dei Bruces che aspiravano a tale titolo.

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Statua di Robert the Bruce (fonte)

Fu allora che presero il via le Guerre di Indipendenza scozzesi capeggiate dalla legendaria figura di William Wallace, tentativi di ridare alla Scozia la sua indipendenza e di eliminare l’invasore inglese. Nel 1927 il giovane Robert Bruce assieme ad altri nobili scozzesi prese parte ad una rivolta contro Edoardo I, salvo poi firmare un trattato quello stesso anno col quale “i nobili scozzesi venivano perdonati per i loro atti di ribellione a patto di giurare nuovamente fedeltà a Edoardo”: per sancire il patto Robert avrebbe dovuto consegnare ad Edoardo sua figlia Marjorie come ostaggio, cosa che non fece mai. In alcune delle battaglie cruciali delle guerre di indipendenza, tra cui quella di Stirling Bridge, Bruce era assente ma a seguito della Battaglia di Falkirk assunse assieme al Conte di Comyn il ruolo di Guardiano di Scozia (ossia chi governava nei periodi di inter-regno/periodi senza re) che era stato di William Wallace.

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Robert The Bruce (fonte)

Comyn però era nipote e sostenitore del vecchio re Baliol, quindi non proprio il compagno ideale di Robert, anzi, era il suo più acerrino rivale (#mainagioia!!). Robert risolse la questione prima chiedendo l’intervento di Re Edoardo (si, di nuovo!) e poi pugnalando il suo nemico davanti all’altare della chiesa di Dumfries (su questa questione ci sono molte teorie a favore/a sfavore di Bruce). Inutile dire che Robert venne immediatamente scomunicato da Papa Giovanni XXII (che successivamene ritirò la scomunica) e condannato da Edoardo per il vile gesto. Sei settimane dopo l’omicidio, ormai unico pretendente al trono, Robert venne incoronato Re degli Scozzesi a Scone, il 25 marzo 1306.

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Incoronazione di Robert I Bruce, scultura al castello di Edimburgo (fonte)

La guerra con l’Inghilterra nel frattempo continuava e Robert fronteggiò l’invasore con tutte le sue forze, tra vincite e ritirate, finchè, nel 1306, Re Edoardo I morì lasciando tutto nelle mani del figlio, che non aveva certo la stessa indole guerriera del padre. L’elenco delle battaglie perse o vinte sarebbe decisamente troppo lungo da stilare ma nel 1314 Robert ed il suo esercito avevano riconquistato gran parte dei castelli e del territorio scozzesi, compresti l’Edinburgh e lo Stirling Castle. Ed è proprio a Stirling che si combattè l’atto finale della lunga ed estenuante guerra: la Battaglia di Bannockburn. Il 24 giugno del 1314 l’esercito inglese e quello scozzese finalmente si incontrarono sul campo di battaglia: nonostante la netta superiorità numerica delle truppe di Edoardo II  Bruce e gli scozzesi riuscirono a vincere la battaglia, costringendo alla ritirata i rivali. La battaglia di Bannockburn garantì l’indipendenza alla Scozia, con Robert Bruce acclamato come Re e Unificatore della Nazione. Per sancire definitivamente la guadagnata libertà venne redatta nel 1320  la Dichiarazione di Arbroath, sottoscritta da ben 51 tra nobili e Capo Clan e dal Papa in persona: la Scozia fu riconosciuta a tutti gli effetti come Nazione indipendente dall’Inghilterra.

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La statua di Bruce di fornte al castello di Stirling. In lontananza il Wallace Monument (fonte)

Riguardo alla sua vita privata, Robert ebbe due mogli: Isabella of Mar, dalla quale nacque la figlia Marjorie e, in seguito alla sua morte, Elizabeth de Burge, che gli diede quattro figli tra i quali il futuro erede al trono. In totale i figli di Robert furono 11, 6 dei quali avuti da relazioni extraconiugali.  Pare che a partire dal 1327 Robert contrasse una seria patologia che molti studiosi del tempo dissero essere stata lebbra anche oggi si ha la certezza che la diagnosi non fosse corretta. L’ultimo viaggio del Re di Scozia fu la visita ad un santuario, nel sud della Nazione. Infine il 7 giugno 1329 all’età di 54 anni Re Robert the Bruce esalò il suo ultimo respiro nella sua residenza di Cardross (Dumbarton): prima di morire chiamò a raccolta baroni e nobili per un ultimo concilio durante il quale fece doni, dispensò consigli e rese noto il suo ultimo volere: una volta morto, il suo cuore avrebbe dovuto essere portato in pelligrinaggio da un gruppo di cavalieri fino a Gerusalemme e poi sepolto presso la Melrose Abbey. Pare sia morto soddisfatto della sua vita e dei risultati ottenuti, sicuro che il suo Regno sarebbe passato in mani fidate. Le cause della sua morte non sono tutt’oggi chiare.

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Statua che rappredenta Robert Bruce alla Saint Conan’s Kirk, sul Loch Awe.

In base alle sue volontà, il corpo del re venne imbalsamato e messo in mostra presso la sua residenza, il cuore venne estratto e dato in custodia – all’interno di uno scrigno d’argento – a Sir James Douglas, le viscere sepolte in una cappella vicino alla residenza di famiglia. Il funerale si tenne in pompa magna ed il corpo di Robert venne sepolto nella Dunfermline Abbey dove è tutt’ora conservato. Il suo cuore non raggiunse mai Gerusalemme (era in viaggio ma per una serie di sfortunati eventi venne rimandato in Scozia) e fu sepolto alla Melrose Abbey. La tomba di Re Robert vene rinvenuta nel 1818 durante dei lavori di ampliamento della chiesa di Dunfermline, il corpo riconosciuto ed esposto a visitatori e curiosi (che si portarono via un bel pò di pezzetti!) e poi nuovamente sepolto nello stesso luogo. In giro per la Nazione si contano numerose statue erette in onore del Re che riconquistò la Scozia ma la più famosa, la più sentita è probabilmente quella che si trova al Castello di Edimburgo. Robert the Bruce e William Wallace, i due personaggi storici più amati dagli scozzesi, se ne stanno ai due lati del portone di ingresso, quasi a sorvegliare l’entrata del castello che è il simbolo della Nazione che proprio loro, secoli e secoli fa, hanno reso libera e per la quale hanno lottato duramente.

 

Ricordando Robert Burns, il bardo scozzese

Ogni anno, il 25 gennaio, si commemora la nascita di Robert Burns, l’amato e stimato poeta scozzese che nacque nel 1759 e del quale vi ho già parlato in questo post. Primogenito di una famiglia di contadini dell’Ayrshire, Robert si dimostrò portato più per la lettura e la scrittura che per la vita agricola e, grazie al padre che investì il poco denaro a disposizione nell’educazione dei suoi figli, guadagnò ben presto il successo con le sue poesie e i suoi versi. Nonostante la fama, Burns non dimenticò mai le sue radici. Il suo amore per la vita contadina rimase intatto per tutta la vita e nei suoi testi affrontò spesso i problemi delle classi povere, sottolineando la necessità di una maggiore eguaglianza sociale. Per questo si guadagnò la stima dei connazionali che, ogni anno nei secoli a venire, ricordano il loro poeta, chiamato amichevolmento “Rabbie“, che morì a soli 37 anni a causa di una malattia cardiaca ma che lasciò un’enorme eredità poetica e musicale.

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Un ritratto di Robert Burns

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Alle origini della Scozia

Com’era la Scozia prima di diventare una Nazione, o meglio, un Regno? Prima che venissero costruiti i castelli, prima di Wallace, prima della storia che, chi più o chi meno, conosciamo?

Tutto ha inizio circa 10.000 anni fa quando, a seguito dell’ultima glaciazione, le prime popalazioni provenienti da Est raggiusero la terra che noi oggi chiamiamo Scozia e vi si insediarono, alla ricerca di nuove terre sulle quali vivere: erano gruppi di persone dedite alla caccia, alla raccolta di bacche e altri frutti della terra ed alla pesca quelle che arrivarono in questa landa ricca di foreste e legname. Si trattava di popolazioni nomadi che solo più tardi, circa 7000 anni fa, nel Neolitico, cambiarono stile di vita diventando sedentarie ed iniziando a coltivare la terra, allevare animali, abbattere le foreste per creare spazio e recuperare legname. I loro insediamenti si trovavano soprattutto sulle isole e lungo la costa. Durante l’Età del Bronzo apparvero le prime fortificazioni e continuò la costruzione dei cairns (monumenti di pietra) mentre nell’Età del Ferro (primo millennio a.c) lo sviluppo tecnologico umano portò alla comparsa dei primi utensili realizzati con vari metalli.

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Le Clava Cairns, poco lontano da Inverness

Risalgono a questo periodo molti dei misteriosi siti funerari e dei dei cerchi di pietre che si trovano ancora oggi sul suolo scozzese. Skara Brae, nelle Isole Orcadi, era un villaggio neolitico del quale oggi sopravvivono otto case costruite completamente in pietra; le Callanish Standing Stones compongono un Continue reading “Alle origini della Scozia”

Esplorando Alloway, tra storie di streghe e le poesie di Robert Burns

Il tour dell’Ayrshire con Rabbie’s al quale ho partecipato il mese scorso mi ha portata in alcuni magnfici angoli a sud di Glasgow che ancora non conoscevo. Dopo aver visitato Dunure Castle e Culzean Castle ci siamo spostati ad Alloway, piccolo villaggio famoso per aver dato i natali al celebre poeta scozzese Robert Burns, bardo nazionale molto amato dai connazionali ed autore di ballate, canzoni, satire e poesie.

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Ritratto di Robert Burns, esposto al Robert Burns Birthplace Museum, Alloway.

Robert Burns nacque nel 1579 nel piccolo villaggio di Alloway, in una notte fredda e ventosa di gennaio. La sua era una famiglia umile, di contadini, e Robert fu il primo di sette figli. Nonostante la non buonissima condizione economica, il padre investì molto sull’educazione dei suoi figli, facendoli studiare duramente perchè potessero imparare a scrivere e leggere oltre che Continue reading “Esplorando Alloway, tra storie di streghe e le poesie di Robert Burns”

Gli Elfi e le fate di Aberfoyle

Aberfoyle è un piccolo paesino nel Loch Lomond and the Trossachs National Park, poco distante da Glasgow. Un piccolo villaggio scozzese come tanti altri, tranquillo e anonimo,  ma che grazie all’interessamento e al talento dello scrittore nazionale Walter Scott  si è radicato profondamente nel panorama turistico della Scozia. Sono tre i fattori che hanno fatto crescere la popolarità di Aberfoyle e, tutti e tre, sono da ricollegarsi proprio a Scott. Col suo romanzo “La donna del lago” edito nel 181o, in cui il poeta lodava la bellezza del Loch Katrine, un lago poco distante dal villaggio e secondo molti il più bello dell’intera Scozia, Aberfoyle iniziò a venir presa d’assalto dai visitatori. In un altro libro di Scott,  uscito nel 1817, ri rispolveravano e rendevano celebri le imprese dell’eroe Rob Roy MacGregor, nato e vissuto a poca distanza dal villaggio e molto amato dagli scozzesi. Infine c’è anche qualcosa che in pochi conoscono, che concerne il misterioso mondo delle fate e che, ancora un volta, ha a che fare con Walter Scott: nel 1815 lo scrittore scozzese finanziò e pubblicò un estratto di un misterioso trattato che risaliva alla fine del XVII secolo, opera di un tale Reverendo Robert Kirk, dal titolo ““The Secret Commonwealth of Elves, Fauns & Fairies”, ovvero La repubblica segreta di Elfi, Fauni e Fate.

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Loch Katrine

Robert Kirk, settimo figlio del Pastore di Aberfoyle, nacque nel piccolo paesino delle Highland nel 1644. Seguì un corso di studi di buon livello, frequentando prima l’High School a Dundee e poi ad Edimburgo, dove divenne Maestro d’arte nel 1661. Successivamente si diede allo studio della teologia presso l’Università di Saint Andrews laureandosi Doctor of Divinity, prima di ritornare nella sua terra natia. Per venti anni fu Ministro della Chiesa Episcopale a Balquhidder, non lontano da Aberfoyle,  dove infne tornò alla morte del padre per prendere il suo posto come Pastore. Robert ebbe due mogli (la prima moglie morì giovane) con le quali generò tre figli. Nonostante la sua fervida fede, si dimostrò sempre profondamente affascinato dal mondo delle fate e delle creature fantastiche che avevano popolato le leggende scozzesi fin dall’antichità.

Le due più grandi imprese letterarie di Robert furono la prima traduzione della Bibbia in Gaelico e la stesura del già citato “The Secret Commonwealth of Elves, Fauns, and Fairies”, terminato nel 1691 ma poi messo da parte (e rispolverato, come abbiamo visto, da Walter Scott più di 100 anni più tardi). Nella sua opera Kirk delineò un ritratto a tutto tondo del mondo dei fairies, delle fate, approfondendo moltissimi argomenti che andavano dalle loro abitudini alla loro dieta alimentare. Il piccolo popolo, come era chiamato nelle leggende il mondo degli esseri fatati, era molto importante per la cultura gaelica dell’epoca, che traeva le sue origini nel mondo celtico, e fortemente tenuto in considerazione. Si credeva fosse un mondo a sè stante, separato da quello degli umani da un leggero velo che, ogni tanto, poteva essere superato e così i due mondi venivano in contatto e si venivano a creare situazioni quantomeno misteriose e discusse. Un mondo che si spinge a tratti verso l’occulto ed è per questo che lo stesso Reverendo Kirk con la sua opera si pose come obiettivo principale quello di dissipare pregiudizi e confermare l’effettiva esistenza del mondo fatato.

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Ritratto di Sir Walter Scott e la copetina dell’opera scritta dal Reverendo Kirk

Il Reverendo Kirk iniziò così una lunga opera di raccolta di informazioni e soprattutto di testimonianze di persone che affermavano di essere venute in contatto con i fairies e dei cossiddetti “seer”, persone con il done della “seconda vista”. Qualcuno affermava addirittura di essere stato rapito dalle fate e si trattava nella maggior parte dei casi di donne (spesso incinte) o di bambini. La gente di Aberfoyle non prese bene l’intento del Reverendo, convinta che tali argomenti dovessero essere tenuti nascosti, il piccolo popolo non disturbato ed ignorato ed in molti affermavano che le fate si sarebbero vendicate su chi diffondeva così alla leggera i loro segreti più nascosti. Eppure Robert continuava le sue richerche con curiosità ed entusiasmo, e continuò per molti anni ancora finchè ahimè, ad opera terminata e pronta per la pubblicazione, lo scrittore venne meno. Kirk era solito recarsi spesso in in luogo che, tra la gente del posto, era considerato incantato. Doon Hill (conosciuta anche come Fairy Knowe o Dun Sithean) è una collina che si raggiunge facilmente con una passeggiata da Aberfoyle ed era anche il posto preferito da Robert per svolgere le sue ricerche. Pare che il Reverendo si recasse là quasi tutti i giorni, mettendosi in ascolto e attendendo che qualche fata si mostrasse alla sua vista; qualcuno sostiene che effettivamente Kirk riuscì a mettersi in contatto i fairies proprio in questo luogo.

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Doon Hill: ancora oggi si crede che il luogo sia abitato dai fairies (fonte)

Il 14 maggio 1692 dunque il Reverendo Robert Kirk uscì dalla canonica per la sua consueta passeggiata. Mentre stava camminando proprio a Doon Hill, venne colpito da quello che sembrò un ictus e morì, il corpo ritrovato più tardi dai suoi parrocchiani. Ma da una vita spesa a rincorrere misteri e leggende, non ci si può certo aspettare una morte così “normale”: subito si diffusero ipotesi di ogni tipo sulla morte del Reverendo che, ovviamente, coinvolgevano il mondo delle fate. Alcuni sostenevano che furono proprio le fate, furiose per i loro segreti rivelati al mondo degli umani, a vendicarsi uccidendo Robert e portando la sua anima nel loro regno sotteraneo, intrappolata per sempre nel Minister’s Pine, l’unico sempreverde presente sulla collina e tutt’oggi tenuto in grande considerazione (vedi foto sopra). Altri affermavano che il Reverendo non fosse affatto morto e che per simulare il peso del suo corpo nella bara fossero stati messi dei grossi sassi. Ancora, pare che alla moglie di Kirk fosse stata data la possibilità di liberare il marito dal mondo delle fate: le fu detto che Robert sarebbe apparso durante una cerimonia religiosa e che lei avrebbe dovuto scagliargli contro un pugnale, in questo modo sarebbe stato libero. Quando il fatto successe, la donna non riuscì a lanciare la lama e così il Reverendo rimase per sempre intrappolato con i fairies. Si diffusero voci, si forumularono ipostesi di ogni genere ma, ovviamente, non si venne mai a capo della misteriosa faccenda.

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Un’altra immagine di Doon Hill (fonte)

Cosa ne fu dell’opera di Robert, alla sua morte? Il manoscritto passò al figlio ma venne perso e non se ne seppe più nulla. 123 anni dopo ricomparse magicamente e fu consegnata a Sir Walter Scott, poeta e scrittore molto attratto dalle storie misteriose e romantiche delle Highland. Scott, che in quell’occasione era in visita ad Aberfoyle, ne rimase naturalmente affascinato e volle a tutti i costi pubblicarlo. Oggi Doon Hill è un luogo frequentato dai locali ma anche da numerosi visitatori che arrivano qui per lasciare omaggi, regali e bigliettini con richieste di ogni genere per le fate. Il tronco del Minister’s Pine è sommerso di ninnoli che ricordano, a distanza di secoli,  Robert Kirk ed il suo immane lavoro. Gli ammiratori del Reverendo non mancano poi di visitare la sua tomba, che si trova nella vecchia chiesa di Aberfoyle, ora non più in uso, dove riposa per sempre il “cappellano delle fate”.


Fonti:

L’ultima strega scozzese

Il Witchcraft Act, atto governativo emanato dal Governo Britannico nel 1542, condannava la stregoneria come un crimine punibile con la morte. Nel corso dei secoli successivi moltissime donne – solitamente povere ed anziane – vennero accusate di essere delle streghe, messe a processo e, nella maggior parte dei casi, uccise. Questa legge venne sostituita nel 1951 dalla Fraudolent Mediums Act che, a sua volta, venne abrogata solo nel 2008. Tra i casi più discussi, in tempi relativamente recenti, c’è quello di Helen Duncan, che viene ricordata come “l’ultima strega scozzese”.

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[Fonte]

Helen Duncan nacque a Callander, nei Trossachs, il 25 novembre del 1897. Già da piccola minifestò di avere “il dono”, di essere cioè una medium in contatto con il mondo degli spiriti. Proprio questa sua particolare dote la portò a viaggiare attraverso tutta la Gran Bretagna: durante le sue numerosissime sedute Helen cadeva in trance ed emetteva una strana sostanza bianca e schiumosa dalla bocca, chiamata ectoplasma, che prendeva le sembianze di persone morte che potevano così comunicare con i parenti, arrivando addirittura a toccarli fisicamente.
Helen venne accolta come un ministro in numerose comunità spirituali e da moltissime persone, ma il suo lavoro non mancò di creare anche polemiche e scalpore. (Analisi condotte all’epoca dimostrarono che l’ectoplasma di Helen alro non era che bianco d’uovo e pezzi di garza ingoiati e poi rigurgitati durante le seduta! Guardando le foto oggi ci si accorge subito del “trucchetto” di Helen, ma moltissime persone la seguivano e lodavano le sue capacità di medium).

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Nel 1931 venne denunciata come una truffatrice dal quotidiano “Morning Post”e da un’organizzazione chiamata “The London Psychic Laboratory”, che avevano attentamente esaminato il suo operato. Fu anche processata ad Edimburgo con l’accusa di essere una medium fraudolenta e multata per 10£ o un mese di prigione. Ma fu durante la Seconda Guerra Mondiale che l’attività di Helen attirò l’attenzione delle istituzioni. In quegli anni la medium viveva a Porsmouth, sede della Marina Reale Inglese. nel 1941 lo spirito di un marinaio apparve durante una delle sue sedute raccontando di essere morto annegato a seguito dell’affondamento della sua nave, la HMS Barham, nel Mar Meditteraneo. Un fatto che suscitò scalpore, poichè quella nave fu dichiarata ufficialmente persa solo alcuni mesi più tardi: il governo inglese provò a tenere segreta la morte di 861 marinai inglesi, affondati sulla HMS Barham, silurata dall’U-boat tedesco U331.

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Ci si accorge subito di quanto questi spiriti siano fake!!! (fonte)

Il 19 gennaio 1944 la polizia fece irruzione durante una seduta e arrestò Helen e tre persone che assistevano tra il pubblico. La donna fu tenuta in custodia cautelare dai magistrati di Portsmouth: inizialmente accusata secondo il Vagrancy Act del 1824, che condannava chi praticava la chiromanzia, l’astrologia e lo spiritualismo e che predeva solo il pagamento di una multa, fu successivamente processata per aver violato il Witchcraft Act. Dopo sette giorni di processo, durante i quali Helen si offrì di dimostrare le sue capacità di medium alla corte,  venne condannata a scontare nove mesi in prigione a Londra e le venne negato il diritto di ricorrere in appello alla Camera dei Lord. Helen fu l’ultima persona ad essere processata ed imprigionata ai sensi del Witchcraft Act, che venne sostituito dal Fraudolent Mediums Act poco tempo dopo, nel 1951. Tre anni più tardi, un atto del Parlmento riconosceva ufficialmente lo spiritualismo come una religione. Il processo causò una vastissima risposta mediatica e fu ampiamente discusso sui quotidiani.

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Ma quale fu la vera ragione dell’arresto di Helen? Ufficialmene Helen fu accusata di “fingere di esercitare l’evocazione umana attraverso le sue sedute e di far apparire ai presenti gli spirti di perone morte” e di estorcere denaro alle persone proprio a questo scopo. C’è però chi  pensa che il vero motivo fosse la paura che attraverso una delle sue sedute, la medium potesse venire a conoscenza e rivelare importanti segreti sull’imminente D-Day in Normandia, come aveva fatto per l’affondamento della HMS Barham.

Helen Duncan fu rilasciata il 22 settembre 1944 ma l’accanimento nei suoi confronti non era destinato a finire così presto. Nel novembre 1956 durante una sua seduta a Nottingham ci fu un altro raid della polizia, per sospetta attività fraudolenta. Non avendo prove, l’accusa fallì. Poco tempo dopo, il 6 dicembre, Helen Duncan morì. In suo ricordo fu eretta a Callander una statua di bronzo con le sue sembianze che tuttavia fu oggetto di profonde controversie e critiche da parte dei cittadni più credenti e proprio per questo fu spostata alla Stirling Smith Art Gallery and Museum.

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Personaggi: BLACK AGNES RANDOLPH

Dopo Flora MacDonald, ecco spuntare un’altra eroina scozzese, ricordata per il suo coraggio nell’affrontare l’assedio inglese al castello di Dumbar nel 1388. Ma vediamo i fatti con ordine…

Un ritratto di Balck Agnes in un libro per bambini
Un ritratto di Balck Agnes in un libro per bambini

Nonostante la pesante sconfitta subita dagli inglesi a Bonnockburn nel 1314 ad opera degli scozzesi guidati dal (futuro) Re Robert the Bruce, le forze Inglesi ritornarono in Scozia nel 1338 con l’intento di riconquista e riportare il nord sotto il proprio dominio. Il 13 gennaio arrivarono fuori le possenti mura del Dunbar Castle, trenta miglia a est di Edimburgo. Sarebbe dovuto essere un castello relativamente semplice da conquistare, tanto più che il Lord, Patrick Dunbar, Conte di Dunbar e March, in quel periodo era lontano da casa, occupato a combattere con le forze scozzesi più a nord. Gli inglesi però si trovarono a fronteggiare un padrone di casa ostile e coraggioso: il castello era sotto il comando di Lady Agnes Randolph, Contessa di Moray e moglie del Conte, soprannominata Black Agnes per i suoi capelli e occhi scuri e la sua carnagione olivastra. Rimasta sola con uno scarso manipolo di uomini, si rifiutò di consegnare il castello in mano agli inglesi, pronunciando le celebri parole:

Of Scotland’s King I haud my house, He pays me meat and fee, And I will keep my gude auld house, while my house will keep me.

E così l’assedio ebbe inizio. Sotto il comando del Conte di Salisbury, le forze inglesi bombardarono le mura del castello con enormi massi e pietre usando delle potenti catapulte. Durante l’attacco, Agnes mandò le sue cameriere, riccamente vestite in abiti “da festa” (dressed in their Sunday finest), sulle mura esterne a spolverare e pulire, con i loro fazzoletti bianchi, i segni del bombardamento. Si dice anche che la stessa Agnes si mise in piedi sulle mura, deridendo l’esercito inglese. A questo punto gli inglesi sfoderarono la loro arma segreta, un potente ariete (chiamato “the sow”, la scrofa) con un tetto di legno per proteggere gli uomini che lo azionavano. Agnes non si lasciò scoraggiare e diede ordine di gettare alcuni grandi massi dai bastioni, gli stessi che gli assalitori avevano gettato loro contro, distruggendo la copertura dell’ariete e facendo fuggire i nemici sopravvissuti allo schianto.

L'assedio di Dumbar Castle
L’assedio di Dumbar Castle

L’assedio proseguì, arrivò la primavera e Salisbury credeva ormai di avere la vittoria in pugno, dato che le scorte invernali all’interno del castello iniziavano a scarseggiare. L’aiuto per gli assediati arrivò dal mare quando Sir Alexander Ramsay di Dalhousie giunse a Dumbar con uomini e rifornimenti, entrando nella fortezza attraverso una porta nascosta semisommersa. Si dice che il giorno seguente Agnes inviò una pagnotta appena sfornata e del buon vino al commando inglese che, in preda alla disperazione, usò il fratello della Contessa, John Randolph Conte di Moray catturato in precedenza, per minacciarla: o la resa, o la vita del fratello. Agnes, con estrema fermezza di spirito e molto brillantemente, puntualizzò che nel caso il fratello fosse stato ucciso senza lasciare eredi poiché non aveva ancora figli, sarebbe stata proprio lei, secondo la linea di successione, il prossimo Conte di Moray. Il fratello ebbe dunque salva la vita e poco dopo, il 10 giugno 1338, anche l’assedio ebbe termine: dopo aver tentato invano, per cinque lunghi mesi, di catturare Dunbar Castle, l’esercito inglese si arrese alla forza e al coraggio di Agnes. Black Agnes è ricordata in una ballata, nella quale la voce narrante sembra quella dello stesso comandante nemico che afferma:

She makes a stir in tower and trench,
That brawling, boisterous, Scottish wench;
Came I early, came I late.
I found Agnes at the gate.

Mette agitazione (fa scalpore) nella torre e nella trincea (fossa)
quella rissosa, chiassosa, fanciulla scozzese
sono arrivato presto, sono arrivato tardi
ho trovato Agnes al cancello.

Sir Walter Scott, celebre poeta e scrittore scozzese, affermò in seguito che “dalla raccolta di eroi scozzesi, nessuno può permettersi di cancellarla”.

 

Ciò che rimane oggi di Dunbar Castle
Ciò che rimane oggi di Dunbar Castle

Fonti:
http://www.historic-uk.com/HistoryUK/HistoryofScotland/black-agnes/
http://www.educationscotland.gov.uk/scotlandshistory/warsofindependence/blackagnes/https://en.wikipedia.org/wiki/Agnes,_Countess_of_Dunbar