Culloden, l’ultima battaglia

Drumossie Moor, 16 aprile 1746: all’alba, le forze giacobite scozzesi si preparano ad affrontare l’esercito governativo inglese dopo anni di rivolte, di tentativi di riguadagnare la propria indipendenza e di restaurare al trono il legittimo re esiliato. Nei pressi di Inverness, in una brughiera paludosa chiamata Drumossie, un esericito di circa 5400 giacobiti si preparava ad un brutale ed inesorabile scontro con i più di 8000 soldati inglesi, conclusosi in una carneficina per la parte scozzese: l’ultima battaglia per la libertà della Scozia e l’ultima battaglia terrestre ad essere stata combattuta nelle isole britanniche.

Ma come si arrivò alla tragica battaglia di Culloden?

Culloden

Le ragioni del conflitto che culmimnìnò con la battaglia di Culloden sono da ricercare nei precedenti 100 anni di storia, un periodo di grandi disordini politici e religiosi. Sin dal 1603 le corone scozzesi ed inglesi furono unite sotto il regno di Giacomo VI di Scozia e I d’Inghilterra, della dinastia degli Stuart. Giacomo e i suoi successori tuttavia non ebbero vita facile perchè si vennero a creare molti scontri e disordini: ribellioni, peridodi di guerra civile, la breve repubblica di Oliver Cromwell, le opposizioni al cattolicesimo degli Stuart, fortemente criticato tra i moltissimi sostenitori dela fede protestante. L’ultimo re del casato degli Stuart fu Giacomo II che, a seguito della Gloriosa Rivoluzione che vide vittorioso il genero Guglielmo d’Orange, fu dichiarato deposto dal trono e mandato in esilio verso la fine del 1600. Pochi anni più tardi infine la Scozia perdeva definitivamente la propria libertà conquistata duramente in secoli di battaglie: il primo maggio 1707 venne attuato l’Act of Union che sanciva l’unione dei parlamenti scozzese ed inglese e la nascita del Regno di Gran Bretagna. La volontà di riportare sul trono un legittimo re Stuart e di recuperare la libertà perduta è alla base della nascita del movimento giacobita: Il termine giacobita deriva dal latino Jacobus, che significa Giacomo, e sta quindi ad indicare chi era sostenitore del ritorno del Re in esilio, nonché della fede cattolica, un termine che in Scozia  diventò presto, e rimase a lungo, sinonimo di patriota e di cattolico. Ebbero inizio una serie di lotte e tentativi di riconquista del potere da parte di Giacomo II e poi, alla sua morte, dal figlio Giacomo Francesco Edoardo Stuart, noto come il vecchio pretendente e il re oltre le acque.

Culloden Batterfield
Drumossie Moor, Inverness.

Le due grandi rivolte giacobite si svolsero nel 1715 e nel 1745: dato il loro drammatico esito, le rivolte giacobite rappresentarono il momento più epico e tragico della civiltà gaelica delle Highlands poiché insieme al sogno degli Stuart fu distrutta anch’essa. La rivolta del 1715 si risolse con un nulla di fatto per i giacobiti e il movimento sembrò calmarsi per alcuni anni, ma la scintilla della ribellione si riaccese nel 1745: Carlo Edoardo Stuart, successivamente conosciuto come il Bonnie Prince Chrlie, tentò una nuova rivolta giacobita per riprendersi il regno che era dei suoi avi e che spettava a lui diritto. Con il suo carisma Carlo riuscì a coinvolgere moltissime persone nella sua causa e a creare un movimento che mise in seria difficoltà il governo inglese, fino al tragico epilogo di Culloden. Egli divenne il simbolo della rivolta, l’ultima speranza per gli scozzesi di riprendersi la loro terra.

IL 1745 E LA BATTAGLIA

Nel luglio del 1745 Charles sbarcò in Scozia, nelle Ebridi Esterne. Fu subito accolto positivamente da molti Clan scozzesi che il 19 agosto si riunirono a Glenfinnan per rendere omaggio al “giovane pretendente” e dichiarare la loro lealtà. Non tutti si unirono alla causa giacobita e proprio per questo non si può parlare di una ribellione nazionale (per approfondire l’argomento, leggete questo articolo), tuttavia furono moltissime le persone che decisero di unirsi al Bonnie Prince Charlie, mentre con il suo esercito marciava verso Sud con l’intenzione di entrare a Londra. Le vittorie e i successi delle forze giacobite crescevano di giorno in giorno: Charle e i suoi conquistarono prima Perth, poi Edimburgo ed infine quasi 10.000 uomini giunsero a Derby, poco distante dalla capitale inglese. Ma poi la situazione si ribaltò.  Piano piano il morale delle truppe iniziò a calare, complici un rigido inverno, la carenza di provviste e la lontananza da casa. Ed è a questo punto che venne presa la decisione sbagliata, che segnò tutte le mosse future: si ordinò di tornare a Nord, in una lunghissima marcia al freddo, nella neve e nel fango, sotto il costante attacco degli inglesi che spinsero l’esercito giacobita sempre più a nord, fino ad Inverness.

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Drumossie Moor

 Ma vediamo cosa successe nei giorni precedenti e nel giorno stesso della battaglia.

Il 14 aprile le forze governative guidate dal Duca Cumberland avevano raggiunto e si erano accampate a Nairn, a brevissima distanza dall’esercito giacobita.

Il 15 aprile Charlie decise di schierare le sue truppe a Drumossie per attendere i rivali sul campo di battaglia: gli uomini rimasero in posizione tutto il giorno mentre si svolgeva un consiglio di guerra per decidere quale fosse il terreno più favorevole per lo scontro ma gli inglesi non arrivarono: era il compleanno del Duca di Cumberland e nell’accampamento si stava festeggiando con una doppia razione di brandy. A notte inoltrata si ordinò un atacco al campo ingelse, ma prima ancora di raggiungerlo venne ordinata una ritirata. Esausti, infreddoliti ed affamati i giacobiti rientrarono al loro accampamento alle prime luci dell’alba, alcuni si addormentarono ai lati della strada e furono uccisi dai picchetti inglesi, altri se ne andarono in cerca di cibo e non parteciparono alla battaglia.

Il 16 aprile, senza nessun consiglio di guerra, le truppe giacobite furono letterlamente spedite incontro alla morte. I circa 5400 uomini si schierarono su due linee, la cavalleria (meno di 200) ai lati e  12 vecchi cannoni leggeri davanti alle truppe. Gli inglesi invece disponevano di più di 8800 uomini e potevano contare su un gruppo nettamente più numeroso di cavalleria e anche su più cannoni e mortai.

Culloden Battle
La disposizione degli eserciti di Charles Stuart e del Duca di Cumberland nella battaglia di Culloden

 

A mezzogiorno, sotto una pioggia battente, le truppe governative avanzarono ordinatamente sul campo di battaglia e presero posizione. Le cornamuse scozzesi iniziarono a suonare, sfidate dal rullo dei tamburi inglesi. I piccoli cannoni giacobiti fecero fuoco, ma non provocarono danni. Al contrario, la forte artiglieria pesante di Cumberland spezzò subito le linee scozzesi che ricevettero però l’ordine di mantenere la loro posizione: il Bonnie Prince Charlie era troppo distante per vedere i danni provocati nella prima linea e diede l’ordine di attaccare quasi un’ora dopo. Infine, ebbe inizio la carica giacobita: gli scozzesi avevano da sempre usato la carica come tattica di battaglia, sorprendendo il nemico ed aggredendolo selvaggiamente, puntando sulla velocità che permetteva di raggiungere le linee avversarie ricevendo solo una carica di fucile o al massimo due, prima di scontrarsi corpo a corpo. Una tattica che si era quasi sempre rivelata vincente, ma non in questa occasione: il vasto campo aperto, il terreno estremamente paludoso e la potenza del fuoco nemico  ebbero la meglio sulal veloctà, sulla forza e sulla ferocia degli highlanders, che avanzarono disordinatamente e troppo lentamente, rimanendo esposti al fuoco dei moschetti troppo a lungo. La battaglia fu violenta e brutale e si concluse nel giro di un’ora. Sul campo insanguinato di Drumossie Moor giacevano morti circa 1250 giacobiti, altrettanti erano feriti e 376 erano stati fatti prigionieri. Le truppe governative persero solo 50 uomini e 300 rimasero feriti. Al termine dello scontro, il Duca di Cumberland ordinò di sterminare immediatamente tutti i feriti agonizzanti sul campo di battaglia, di rincorrere ed uccidere i fuggiaschi e di non risparmiare nemmeno i civili, donne e bambini, che offrivano aiuto e riparo ai giacobiti sconfitti. Molti giacobiti vennero invece catturati, portati in Inghilterra e stipati in prigioni disumane, torturati, affamati, umiliati, lasciati morire di stenti. Avevano giurato di combattere e morire per il loro bel Principe, e così avvenne. A seguito della barbarie commesse durante e dopo la battaglia, al Duca di Cumberland vene dato  il soprannome di “macellaio”.  3471 Giacobiti e simpatizzani della causa vennero imprigionati a lungo, portati in Inghilterra e processati: 936 vennero deportati nelle colonie americane o nelle Indie occidentali; 120 vennero condannati a morte e 1287 vennero liberati. Molti altri morirono in prigione o in mare. E il Principe Charlie? Lui riuscì a fuggire e a mettersi in salvo: a seguito di una lunga ed estenuante fuga in lungo e in largo per la Scozia, ricordata da poesie e ballate ed aiutato da Flora MacDonald riuscì a tornare a Roma, dove morì vecchio, depresso ed alcolizzato.

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La pietra commemorativa di un Clan sul Culloden Battlefield

Culloden si concluse in un’enorme mattanza. Da questa disfatta la Scozia uscì definitivamente vinta e umiliata: l’indipendenza perduta, la Chiesa Cattolica brutalmente perseguitata, la cultura delle Highlands distrutta. Negli anni che seguirono, il governo inglese mise in atto un vero e proprio tentativo di repressione totale della cultura Gaelica scozzese e di sottomissione degli abitanti delle Highlands. L’intenzione era di spezzare la volontà e l’orgoglio di questo popolo e per prima cosa occorreva smantellare il sistema dei Clan ed eliminare i simboli della cultura gaelica. Vennero così banditi i kilt, il tartan, le cornamuse, l’uso della lingua gaelica; i Clan vennero sciolti e privati delle loro proprietà, si anglicizzarono i nomi delle perosne e dei luoghi ed infine si attuarono le cosiddete Clearances, delle vere e proprie pulizie etniche che durarono approssimativamente dal 1750 al 1880. Durante questi anni moltissimi scozzesi furono costretti ad abbandonare le loro case per far spazio all’allevamento delle pecore ed emigrarono in America o si spostarono sulla costa.

Culloden

CULLODEN BATTLEFIELD VISITOR CENTRE

La brughiera dove si è svolta la tragica battaglia di Culloden è cambiata molto nel corso dei secoli. Col tempo i campi coltivati o dediti all’allevamento si sono espansi anche sul terreno di Drumossie ma i cambiamenti più importanti sono stati l’impianto di una fascia di foresta e la costruzione di una strada nel bel mezzo del campo di battaglia. Nel diciannovesimo secolo Drumossie Moor non era più il terreno acquitrinoso che era nel 1746. Dopo la battaglia la terra e l’adiacente Culloden House (che oggi è un hotel di lusso) vennero affidate al lealista Duncan Forbes e rimasero proprietà della famiglia per i successivi 150 anni. Nel 1881 Duncan Forbes (un erede del precedente Duncan) costruì l’odierno cairn commemorativo e fece ereggere le pietre a memoria degli uomini deceduti in battaglia. Furono anche restaurati i due antichi cottages presenti sul campo. Se qualcuno cercava di conservare questo luogo, altri sembravano fare di tutto per distruggerlo: nel 1930 venne costruita nel bel mezzo del campo un edificio con sala da tè e pompa di benzina. Fortunatamente nel 1931 si formò The National Trust for Scotland (ente nazionale che cura i siti storici e culturali) che si battè per proteggere il Culloden Battlefield. Grazie alla gentile donazione di parti di terreno fatta da alcuni proprietari terrieri locali (nel 1937, 1944 e 1959) si riuscì a recuperare parte dell’antico campo di battaglia, anche se una grandissima parte era ancora in mano a privati e alla Forestry Commission.

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Uno dei due cottages sul Culloden Battlefield

Dopo la Seconda Guerra Mondiale il Culloden Battlefield attirava sempre più visitatori e furono costruiti un parcheggio e un centro visitatori. Finalmente, nel corso dei decenni successivi, la pompa di benzina e l’adiacente edificio furono demoliti, la strada spostata e la foresta abbattuta: il Culloden Battlefield si trasformò in fretta nella brughiera che possiamo osservare oggi, anche se rimane comunque diverso da come doveva apparire nel 1746. A seguito di scavi archeologici avvenuti nel 2004 e nel 2005 si è scoperto che il centro visitatori sorgeva sulla seconda linea dell’esercito inglese: si è provveduto quindi a spostarlo e, vista l’occasione, a modernizzarlo con un’interessante percorso che spiega le rivolte giacobite. Atrraverso dei sentieri pedonali oggi è possbile passeggiare per Drumossie Moor e vedere l’esatta ubicazione delle linee giaobite e inglesi.

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Le bandiere rosse segnano le linee inglesi mentre quelle blu le giacobite

Visitare questo luogo è un’esperienza davvero toccante. Era forse la tappa del viaggio che aspettavo con più impazienza e non sono rimasta delusa. Essere qui, su questo campo dove si è combattuta la brutale battaglia di Culloden, dove tanti scozzesi hanno perso la vita per i loro ideali e per la loro libertà per me è stata un’emozione fortissima. Con la pelle d’oca ho attraversato il campo della battaglia, pensando a tutti quelli che proprio qui, sotto ai miei piedi, hanno perso la vita. Il vento soffiava fortissimo il giorno della mia visita, ogni tanto una raffica di pioggia ti colpiva in faccia, impensabile aprire l’ombrello. L’idea di un tetto sopra la testa e un buon pasto caldo mi rincuoravano, ma non hanno rincuorato i soldati schierati al freddo e al gelo qui, affamati, stanchi, demotivati, certi di andare incontro alla morte, sicuri che non avrebbero più visto la loro caso e i loro cari. Mi è sceso un senso di profonda tristezza nel visitare Drumossie Moor, un nodo alla gola, un non riuscire a parlare perchè non c’era nulla da dire in quel momento, ciò che importava era la memoria, il ricordo dei caduti a Culloden, il ricordo degli eroi scozzesi brutalmente massacrati per difendere la loro terra ed il loro onore.

ALBA GU BRATH, SCOZIA PER SEMPRE

 

 

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Fonti: Cùil Lodair/Culloden (The National Trust for Scotland)

Sito ufficiale Culloden Battlefield: http://www.nts.org.uk/Culloden/Home/

9 pensieri riguardo “Culloden, l’ultima battaglia

  1. Sono 15 anni almeno che aspetto di arrivare in Scozia. Culloden so che sarà tra le tappe e se già tu sei riuscita a farmi venire le lacrime agli occhi, non oso immaginare cosa mi accadrà attraversando il campo.
    Sei preziosa…

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    1. Grazie davvero Rebecka! Visitare Culloden è stata un’esperienza molto toccante ed arrivare proprio li, su quella brughiera, dopo aver letto tanto sulla tragica battaglia che vi si combattè è stato triste ed emozionante allo stesso tempo! Ti auguro un bellissimo viaggio in Scozia appena possibile! Un caro sauto
      Beatrice

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    1. Ciao Ilaria! Visitare il Culloden Batterfield è stato davvero emozionante! Mi sono documentata tanto sulla storia della Scozia prima di partire, l’anno scorso, e questo non ha fatto che aumentare l’interesse e l’attrazione che già avevo per questo meraviglioso paese! Ti consiglio, se non l’hai già letto, il libro “il cardo e la croce” di Paolo Gulisano: un resoconto storico davvero interessante e mai pesante sulla storia della Scozia!

      Mi piace

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