Alzi la mano chi non ha mai sentito parlare di Loch Ness. Nessuno? Ebbene, questo enorme lago scozzese è certamente famoso perché, si dice, abitato dall’omonimo mostro. Nessie, affettuoso nomignolo affidato al mostro, fu avvistato per la prima volta addirittura nel 556 da un monaco irlandese ma è più recentemente che la sua fama è aumentata e i suoi avvistamenti sono cresciuti esponenzialmente: dal 1930 ad oggi le segnalazioni da parte di persone convinte di aver visto il mostro sono state tantissime, così come le fotografie, molte delle quali smascherate come falsi. Ad oggi, nonostante le numerose ricerche scientifiche effettuate, addirittura tramite l’uso di sonar per scandagliare il lago, l’effettiva esistenza di Nessie non è stata realmente dimostrata. È recente la notizia che “l’ultimo cacciatore di Nessie”, un uomo che per vent’anni ha vissuto in una roulotte, accampato sulle rive del lago nella speranza di scorgere il mostro, si è arreso. E se non ci crede più nemmeno uno che ha abbandonato la sua vita e la sua fidanzata per andare a vivere in una roulotte a Loch Ness, e che ci è restato per vent’anni, super convinto nell’esistenza del mostro… bè allora forse vuol dire che Nessie è davvero solo una leggenda! Continua a leggere “Loch Ness, il lago più famoso di Scozia: storia, leggende e cose da non perdere”
Autore: Beatrice
Libri sulla Scozia
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Un’appassionata di libri e di Scozia come me non poteva non avere una piccola “Libreria Scozzese”, una piccola raccolta di libri a tema scozzese che custodisco gelosamente. I libri parlano di diversi argomenti: ce ne sono di storia, di tradizioni, diari di viaggio oppure testi scritti da autori scozzesi. Alcuni li ho già letti e mi sono piaciuti, molti sono stati indispensabili per organizzare il mio viaggio o per scrivere articoli per il blog; altri invece mi sono piaciuti meno oppure aspettano pazientemente il loro turno di essere letti.
Ho notato che molti lettori arrivano qui sul blog cercando propio titoli di libri sulla Scozia. Avevo già scritto diversi articoli parlando di alcuni di questi volumi, ma ho pensato che una bella lista sia molto più pratica ed utile per chi è interessato all’argomento. Dunque ecco un elenco, aggiornato periodicamente, dei libri a tema scozzese che ho letto o acquistato. Buona lettura!

- Non posso che iniziare con la guida che ho scritto io: Due settimane in Scozia, della collana “ViaggiAutori”, è una guida di viaggio super tascabile ma ricca e colorata dove ho descritto giorno per giorno un itinerario di due settimane in terra scozzese. Per renderla ancora più originale ho inserito gli interventi di alcuni amici blogger che parlano di leggende, cibo, whisky, cinema e molto altro ancora. Trovate un articolo più dettagliato sulla guida qui. La potete acquistare sul sito http://www.viaggiautori.it con carta di credito o paypal.
- Storie e leggende di Scozia – Isle of Skye, di Diletta Nicastro: un magnifico libro che è una racconta di storie, leggende, fatti ed informazioni sull’Isola di Skye, raccontata con gli occhi di una persona che ne è davvero innamorata e che la conosce come le sue tasche.
- Filo di Scozia, di Maurizio Barilli e Massimiliano Zerbini: un diario di viaggio (o meglio, di viaggi) con molti interessanti riferimenti cinematografici e musicali;
- Il cardo e la croce, di Paolo Gulisano: interessante volume che narra in modo semplice e chiaro la storia della Scozia.
- Uomini delle Highlands, di M.R.Zibellini e R.Rossi: nel testo si trova la traduzione in italiano di alcuni pezzi dell’opera dello scrittore Martin Martin che stilò nel 1703 la “Description of the Western Islands of Scotland”, la descrizione geografica, culturale e sociale delle Isole Occidentali Scozzesi. Un vero resoconto storico, reso ancora più ricco ed approfondito dagli interventi degli autori.
- Attraverso le Highland, di M.R.Zibellini e R.Rossi: praticamente una guida turistica scozzese del 1773! Anche in questo libro, gli autori raccolgono e traducono le parti dell’opera “A Journey to the Western Islands of Scotland” di Samuel Johnson, che, come Martin ma 70 anni dopo, descrive le Isole Scozzesi dell’epoca.
- The lore of Scotland, J.Westwood e S.Kingshill. Libro in inglese che raccoglie un sacco di leggende provenienti da tutta la Scozia.
- Elfi e streghe di Scozia, Lorenzo Carrara. Altra raccolta, stavolta in italiano, di leggende e storie scozzesi, con un’interessantissima introduzione a cura dell’autore che da sola vale l’acquisto del libro!
- Clan and Castle, the lives and lands of Scotland’s great families, Historic Scotland. Interessante volume, in inglese, a cura della società Historic Scotland che racconta le storie di otto tra i più celebri Clan scozzesi. Lo trovate tradotto in grand parte qui sul blog.
- Mary was here, Historic Scotland: un must have per tutti gli appassionati della storia di Mary Stuart, Queen of Scots: la descrizione degli avvenimenti salienti della sua vita, ognuno collegato ad un preciso luogo geografico, per un vero tour sulle orme della controversa Regina Scozzese.
I Clan Scozzesi: Clan MacDonald
Tra i vari Clan scozzesi, due acquisirono grande autorità durante il XIV secolo ed ebbero un ruolo fondamentale nella politica dell’epoca: gli Stewart (poi “Stuart”) e i MacDonald. E questi Clan tuttavia non potrebbero essere stati più diversi tra loro. Gli Stewart provenivano dalle Lowlands, con antiche radici risalenti alla Francia Normanna. I MacDonald invece erano originari delle Isole Ebridi, saldamente radicati nel regno gaelico-norreno che nacque a seguito delle incursioni vichinghe del IX secolo. Mentre gli Stewart rappresentavano il nuovo ordine feudale, i MacDonald rimanevano fortemente legati alla cultura celtica.
Le due grandi casate però hanno avuto una cosa in comune: entrambe aspiravano alla sovranità del Paese. Così quando gli Stewart ascesero al trono scozzese nel 1371, i MacDonald, “Lord of the Isles” (Signori delle Isole), con il sangue di Somerled – il grande condottiero gaelico-norreno – nelle vene, videro un’opportunità per accrescere la propria posizione. Si venne a creare il terreno adatto per una grande sfida, una valorosa battaglia. La lotta centenaria tra Stewart e MacDonald non era solo uno scontro tra due Clan, era uno scontro tra due culture il cui esito avrebbe determinato quale tipo di Paese sarebbe diventata la Scozia. Quello scontro, ed il risultato che ebbe, risuona ancora ai giorni nostri.
STORIA
Il Donald dal quale il Clan prende il nome era il nipote del grande Somerled. Conosciuto anche come Rìgh Erra Ghàidheal (king of Argyll), Somerled era uno dei più potenti condottieri delle Ebridi attorno al XII secolo. Nel 1158 egli sconfisse in una grande battaglia navale suo cognato Godfrey, Re dell’Isola di Man, acquisendo il titolo di Rìgh Innse Gall, re delle Isole, e governando quindi tutte le Isole, da Man a Lewis. Tuttavia, egli non era ancora soddisfatto. Nel 1164 la sua enorme flotta salpò verso est nel Firth of Clyde, facendo rotta verso il cuore del regno scozzese. Questo viaggio purtroppo segnò la sua rovina. Fu ucciso nei pressi di Renfrew Castle, sede degli Steward di Scozia (assistenti al governo scozzese); la sua testa, dopo la decapitazione, fu trasportata nella cattedrale di Glasgow come un trofeo di guerra.

La morte di Somerled portò alla veloce frammentazione del suo impero e della sua eredità, che secondo le usanze gaeliche vennero divisi tra i due figli. Dugald, probabilmente il più vecchio, divenne Rìgh Erra-Ghàidheal, governando sull’Argyll e le Southern Isles e fondando il Clan MacDougall. Ranald, il figlio minore, assunse il titolo di Rìgh Innse Gall, governando su Kintyre ed Islay. I due figli di Ranald, Ruari e Donald, fondarono a loro volta due importanti Clan: il Clan MacRuaris decadde in importanza mentre al contrario il Clan MacDonald prosperò. Così tanto che è impossibile, ai giorni nostri, sfogliare un elenco telefonico di ogni parte del mondo e non trovarvi almeno un MacDonald! Non si conosce praticamente nulla di Donald, se non che egli guidò i suo Clansmen in varie battaglie da Ulster a Moray. Nel tempo, il Clan Donald sarebbe divenuto il principale tra i discendenti di Somerled, ma ai giorni di Donald esso era meno significante di altri clan, come per esempio i MacDougalls.
Poi arrivarono le Guerre di Indipendenza con l’Inghilterra, quando nobili famiglie scozzesi dovettero giurare la loro lealtà da una parte o dall’altra. I MacDougalls si schierarono con il re John Balliol, la marionetta di Edoardo I d’Inghilterra. Il figlio ed il nipote di Donald, Angus Mòr e Angus Og (Angus il grande e Angus il giovane), supportarono invece la causa di Robert Bruce. E quando il “piccolo” Angus con il suo esercito di 5000 abitanti delle Isole sostenne Bruce nella vittoria di Bannockburn nel 1314, il destino dei discendenti di Somerled fu stabilito. Le terre appartenenti ai MacDougall – Jura, Coll, Tiree, Glencoe, Morvern, Locharber – vennero sequestrate e date in concessione ai MacDonalds. Angus morì nel 1330, e secondo la sua scelta venne sepolto sull’Isola di Iona, vecchio luogo di incoronazione degli antichi re del regno di Dalriada (antico regno scozzese che comprendeva Argyll, Bute, e un pezzo di Irlanda del Nord e abitato dagli scoti). Le braci morenti della vecchia sovranità delle Isole venivano attizzate ancora una volta.

Da allora in poi, la crescita del Clan MacDonald fu meteorica. Dal 1336, il figlio di Angus, John, si designò del titolo di “Lord of the Isles”. Il matrimonio con sua cugina Amy, erede dei domini del Clan MacRuari, gli fece guadagnare i territori di Knoydart, Moidart, e le isole di Mull, Rum, Uists e Barra. E nel 1343, David II, il figlio di Bruce, gli assegnò anche le isole di Lewis e Harris (Ebridi Esterne). Era come se Lord John stesse riassemblando l’antico regno di Somerled, ma con la consapevolezza che la scena politica era cambiata completamente dai tempi dell’antico condottiero. Se prima due corone – Norvegia e Scozia – avevano combattuto per il dominio delle Ebridi, ora solo “the king of Scots”, il re degli scozzesi, rimaneva a governarle. A John non rimaneva che tentare di entrare nelle sue grazie, tentando l’ascesa nella nobile società scozzese. Nel 1350 divorziò da Amy e sposò Lady Margaret, figlia di Robert the Steward (steward era colui che rivestiva un’importante carica amministrativa per il Re di Scozia). E nel 1371, quando quest’ultimo divenne Robert II, John si trovò parte della casa reale, fedele alleato del re e uno dei più potenti uomini nel reame. All’ora della sua morte, avvenuta a Ardtornish Castle nel 1387, egli stava regnando su di un vasto “Hebridean Empire”, impero delle isole Ebridi.
Ma il figlio di John, Donald, non si accontentava solo delle Ebridi, voleva di più. Nel 1402 la morte di suo cognato, il Conte di Ross, senza eredi maschi, rappresentò un’occasione d’oro. Donald prese d’assalto il Great Glen per assicurarsi con la forza la fedeltà della contea: i grandi castelli di Urquhart, Inverness e Dingwall caddero nelle sue mani, e stessa sorte toccò all’Isola di Skye, parte dell’egemonia del Ross-shire. I MacLeod, fino a quel momento il principale Clan dell’Isola, furono tutt’altro che felici. La storia racconta che un MacDonald stava ispezionando la sua nuova proprietà quando scivolò sull’orlo di una scogliera e sfuggì alla morte aggrappandosi ad una zolla d’erba. Una donna MacLeod, sentendo il suo grido d’aiuto, lo raggiunse e borbottò “Ah, bene, si sono presi tutto il resto, si prenderanno anche questo!” e detto ciò diede un calcio alla zolla, facendo precipitare lo sfortunato MacDonald.

Nonostante queste nuove acquisizioni, il neo-proclamato Conte di Ros non era soddisfatto. Nel 1441, mentre la corte degli Stewart era coinvolta in uno scontro di potere internazionale, Donald marciò fuori dalle Highlands alla testa di un esercito di 10.000 scozzesi, comprendente non solo appartenenti al suo Clan ma anche ai Cameron, MacKinnons, MacKintosh, MacLean e MacLeod. Solo una piccola armata di Clan delle Lowlands, frettolosamente assemblata, si frappose al suo cammino: i due eserciti si incontrarono ad Harlaw, vicino ad Inverurie, Aberdeenshire. Quella sanguinosa ma non decisiva battaglia fu una pietra miliare nella storia scozzese, perché fu la prima combattuta tra Highlander e Lowlander. Donald “of Harlaw” ottenne la vittoria ma gli Stewart erano in allerta. Si diffusero storie di una banda, i cui membri venivano chiamati “wyld wykkyd Helandmen” e descritti come persone stanamente abbigliate che scendevano dalle loro montagne sicure sui poveri, civilizzati Lowlanders. Il Re il Lord of the Isles ora condividevano una diffidenza reciproca. Per tutto il secolo le due parti giocarono un gioco mortale del gatto e del topo, dal quale dipendeva la futura sovranità della Scozia.
Nel 1462, all’oscuro di tutti se non di pochi privilegiati, John, 4° Lord of the Isles, stipulò un patto segreto con Edoardo IV d’Inghilterra e col recente caduto in disgrazia 9° Conte di Douglas. Con il cosiddetto ‘trattato di Westminster-Ardtornish’, i tre si promettevano aiuto reciproco nell’eliminare la dinastia Stewart e dividersi la Scozia. L’Inghilterra avrebbe avuto il Sud del Paese lasciando MacDonald e Douglas a litigarsi il resto. Quando il patto giunse alle orecchie dei Royal Stewart, segnò la fine del dominio delle Isole. Lord John venne definitivamente spogliato delle sue terre e dei suoi titoli nel 1493, e morì nel 1503, non nella potente Ardtornish ma in una modesta tenuta a Dundee. Il dominio delle Isole morì con lui: la dinastia di Somerled non esisteva più. Dopo quattro secoli di manovre politiche e militari, la Scozia feudale aveva definitivamente prevalso sul suo antico passato celtico. Il Clan Donald provò a recuperare la situazione, e non meno di sette tentativi vennero fatti nei seguenti 50 anni. Nel 1539 per esempio Donald Gorm MacDonald of Sleat insorse, solo per essere ucciso con una freccia nell’occhio, scoccata dai bastioni dell’Eilean Donan Castle. Quell’insurrezione portò James (Giacomo) V in persona nelle Ebridi, e la sua visita continua a vivere anche ai giorni nostri sull’isola di Skye: il nome del villaggio Portree deriva dal gaelico Port Rìgh, che significa porto del re. L’ultimo tentativo avvenne nel 1545, quando Donald Dubh (Donald il nero), il nipote di Lord John, raccolse una flotta di 180 galee e 4000 uomini in Irlanda: purtroppo egli morì a causa della febbre e il piano di rivolta andò lentamente a svanire.

La caduta del Signore delle Isole comportò disastri politici e culturali, non solo per i MacDonald ma per tutti i Gaeli. I singoli Clan, MacLean, MacLeod e MacNeils, non sarebbero mai più stati uniti sotto un unico Lord, governando le Ebridi come ‘consiglio delle Isole’. D’ora in poi ognuno avrebbe pensato per sé, con inevitabili conseguenze. Le faide diventarono all’ordine del giorno e il periodo che seguì la caduta del dominio delle isole venne chiamato linn nan creach (gli anni delle incursioni); l’avvenimento più noto di questo periodo è il massacro del Glencoe (territorio dei MacDonalds), avvenuto nel 1692, quando alcuni soldati del reggimento dei Campbell of Argyll sterminarono il Clan MacIain del Glencoe e devastarono la maggior parte delle loro tenute in una fredda mattina di febbraio. Questo è solo un esempio delle numerose atrocità perpetrate da ambo le parti.
Ma i MacDonald e gli altri Clan sarebbero tornati di nuovo insieme. A seguito del rovesciamento del regno di James VII e II da parte di Guglielmo d’Orange e sua moglie Mary, nel 1689, essi diedero vita all’esercito giacobita che combattè così validamente a Killiecrankie (1689), Sheriffmuir (1715), Glenshiel (1719) ed infine a Culloden (1746). Essi combatterono per riportare al trono la legittima dinastia regnante scozzese, gli Stuart. Quelli stessi Stuart che, in passato, li avevano portati alla caduta.
SIMBOLI
Clan Crest:
Motto:
Per mare, per terras
Plant Badge:
Ogni clan aveva una pianta distintiva, della quale un rametto veniva messo sul bonnet, tipico cappello scozzese. Nel caso del Clan MacDonald, la pianta è Eather, ossia l’Erica, pianta diffusissima in tutta la Scozia.

Tartan:
Come per gli altri Clan scozzesi, anche il Clan Donald ha vari tipi e colori di tartan. Il più conosciuto è questo sotto
I CASTELLI DEI MACDONALD
I MacDonald, Signori delle Isole, erano tra le famiglie più potenti in Scozia nel corso del tardo medioevo, ossia nel periodo in cui i grandi castelli fiorirono sul territorio scozzese. Eppure essi non costruirono nessun grande casello. Gli altri figli di Somerled invece lo fecero: i MacDougall costruirono l’imponente Dunstaffnage, vicino a Oban, e i MacRuaris l’altrettanto massiccio Castle Tioram, sul Loch Moidart.
È vero che i MacDonald acquisirono un gran numero di castelli nel corso degli anni quando posarono le mani sulle Ebridi ed oltre, tra i quali Skipness, Urquhart e Dunluce, nell’attuale Irlanda del Nord. Ma non erano stati loro a costruirli. I castelli che edificarono loro stessi erano modesti per gli standard dell’epoca; era come se essi fossero così forti, così sicuri di sé e della loro posizione all’apice della società Gaelica da non avere bisogno di spaventose difese. La sede del Clan, su Islay, rappresenta perfettamente tutto questo: non era una maestosa fortezza arroccata in cima ad una scogliera, ma un gruppo di edifici su di due isole pianeggianti situate in un Loch nell’entroterra. Finlaggan sembra più un lavoro della natura che dell’uomo, con la sua stupenda posizione sulle due isolette, Eilean Mòr (la grande isola) e la più piccola Eilean na Comhairle (l’Isola del Concilio), che furono il cuore dell’Impero dei MacDonald per oltre 400 anni. Fu qui che la maggior parte dei Clan Chiefs (capi clan) vennero insigniti della loro carica, con un elaborato rituale nel quale il nuovo Chief metteva i piedi in un’impronta scolpita nella roccia, a rappresentare il fatto che egli avrebbe dovuto seguire i passi dei suoi predecessori. Quando la cerimonia terminava, i festeggiamenti continuavano per più di una settimana.

Finlaggan era anche dove il Concilio delle Isole si riuniva per discutere di affari. Equivalente ad un consiglio privato, esso includeva non solo i capi tra i MacDonald ma anche altri Clan Chiefs che riconoscevano la supremazia del Signore delle Isole, come per esempio MacLean of Duart, MacLeod di Dunvegan e Harris, Macneil di Barra. Essi discutevano di affari sull’Isola del Concilio, mentre risiedevano su Eilean Mòr. Finlaggan era probabilmente usato solo in queste occasioni, mentre normalmente i Chiefs del Clan MacDonald risiedevano altrove. La loro principale residenza su Islay potrebbe essere stata Dunyvaig Castle, sulla costa meridionale.
La sede dei capi clan nella zona del Kintyre (penisola della Scozia occidentale nei territori di Argyll and Bute) era quasi certamente Dunaverty Castle, situato a sud di Campbeltown, dove Angus Òg diede riparo a Robert Bruce nel 1306 dopo la sconfitta di Methven. Dunaverty guadagnò un diverso tipo di notorietà nel 1493, quando John MacDonald of Dunyvaig riconquistò il castello dalle mani di James IV dopo la decadenza dei Signori delle Isole. La prodigiosa espansione dell’impero dei MacDonald durante il XIV secolo si spostò verso Nord, lasciandosi i territori del Kintyre e di Islay alle spalle. Mentre Finlaggan manteneva le sue funzioni cerimoniali, per ragioni pratiche i Signori delle Isole si stabilirono anche a Nord, ad Ardtornish Castle, nella regione detta Morven. Il primo ed il secondo Signore delle Isole morirono proprio in questo castello. Per un altro periodo, durante in XV secolo, i loro discendenti vissero anche a Dingwall Castle, in qualità di Conti di Ros. Di Dingwall Castle oggi non rimane più nulla, ma di Ardtornish Castle sono ancora visibili le rovine. Anche in questo caso il castello non è il tipo di residenza che ci si aspetta per un grande Lord: nessun muro di cinta protegge l’edificio principale a due piani, che è esposto e circondato da una serie di strutture in rovina che ricordano la struttura di Finlaggan.

Il potere dei MacDonald era così vasto e diffuso che non c’è castello nelle Ebridi che non sia collegato a loro. Alcuni furono costruiti proprio dai signori del Clan, altri vennero acquisiti tramite matrimonio, concessioni o altri mezzi non proprio pacifici. I MacDonald governarono il proprio regno da quei castelli, e in essi morirono. Arrivarono persino ad incarcerare i loro parenti all’interno di quei castelli, come lo sfortunato Uisdean MacGilleasbuig Chlerich, provò a sue spese nel 1602. Uisdean – o Hugh – era un uomo molto conosciuto che aveva ambizione di diventare Chief dei MacDonald di Sleat, con il piano di uccidere Donald Gorm Mòr of Sleat (Isola di Skye) ed altri leader del Clan durante il ricevimento di inaugurazione della sua nuova residenza a Skye. La congiura fu sventata quando le lettere di invito furono recapitate alle persone sbagliate: allo stesso capo clan fu spedita la lettera indirizzata all’assassino ingaggiato per l’occasione! Hugh fu inseguito fino all’Isola di North Uist, catturato e portato a Duntulm Castle, la residenza del Clan Chief che avrebbe dovuto uccidere, e rinchiuso nelle segrete, dove venne nutrito solo con manzo salato e niente acqua finchè la sua vita non ebbe fine. Si dice che i suoi gemiti siano tuttora udibili nelle rovine di Duntulm Castle.
Molti altri castelli vennero collegati prima o poi al nome dei MacDonald, anche se non erano di loro proprietà. Uno fra tutti Urquhart Castle, sulle sponde del Loch Ness. Innumerevoli volte, dopo il 1395, i MacDonald invasero il Great Glen e conquistarono Urquhart, all’epoca una roccaforte reale, per realizzare il loro scopo di diventare Conti di Ross. Per 150 anni il castello passò dalle mani dei reali Stuart a quelle dei Signori delle Isole come un osso conteso tra due cani affamati. Disprata, la famiglia reale affidò la responsabilità del castello ad alcuni leali sostenitori, prima i Gordon e poi i Grant. Ma essi non se la cavarono meglio – fino al 1545, quando i MacDonald si riversarono nel Glen un’ultima volta. Durante quell’incursione i MacDonald portarono via 3377 pecore, 2355 capi di bestiame, 2204 capre, 395 cavalli, 122 maiali, 64 oche e, dal castello stesso, 12 materassi di piuma e altri pezzi d’arredamento, tini per la fermentazione della birra, spiedi per arrostire la carne, un baule contenente 300£, polvere da sparo, armature e tre barche. Non per niente, l’episodio fu chiamato “The great Raid”, la grande incursione.

I castelli del Clan Donald non sono soltanto tra i più antichi di Scozia, sono anche tra gli ultimi che simboleggiano l’arte bellica dell’epoca. Mingary, nell’Ardnamurchan, ne è un buon esempio. Nel 1588, dopo la dispersione dell’Invincibile Armada spagnola, esso resistette a un bombardamento da parte di un galeone spagnolo che si era rifugiato nella baia di Tobermorry e che fu poi trafugato da Lachlan MacLean of Duart, allora alleato dei MacDonald. Durante la guerra civile del 1640 la fortezza resistette ad un altro assalto: furono gli stessi MacDonald questa volta ad attaccare la fortezza, che era caduta nelle mani dei loro acerrimi nemici, i Campbell. Un secolo dopo Mingary era ancora presidiata, questa volta dalle giubbe rosse del governo (redcoats, dal colore delle loro uniformi). Charles Edward Stuart, conosciuto come il Bonnie Prince Charlie, mise piede sui territori britannici per la prima volta nel 1745, non lontano dal castello, e i Campbell furono veloci a spedire delle sentinelle per presidiare l’area. Nonostante fossero passati 500 anni, Mingary era ancora adatto agli scopi militari. Bonnie Prince Charlie riuscì ad avanzare nel suo tentativo di riconquista e stava quasi per riuscire a restaurare la dinastia Stuart al trono inglese e scozzese quando venne brutalmente sconfitto a Culloden, il 16 aprile 1746, insieme alle speranze che il Clan Donald aveva di riprendersi il legittimo titolo di Signori delle Isole.

Fonte: Clan and Castle, the lives and lands of Scotland’s great families (Historic Scotland)
Scotland the brave, inno non ufficiale della Scozia
Assieme a Flower of Scotland, Scotland the Brave è un altro degli inni non ufficiali scozzesi nonchè marcia di diversi reggimenti. Il testo originale fu scritto nel 1951 da Cliff Hanley, giornalista e cantautore nato a Glasgow. “Scotalnd the Brave” era inizialmente rivolta proprio al pubblico della città scozzese, nata con l’intento di essere suonata in una performance musicale al Glasgow Empire Theater. Ma fin dalla prima esibizione, la canzone toccò i cuori degli scozzesi e diventò ben presto molto popolare. Nel 2006, dato che la Scozia era senza un inno nazionale, ci fu una votazione online promossa dalla Royal Scottish National Orchestra, che si proponeva di scegliere una tra quattro famose canzoni popolari e di farla diventare l’inno ufficiale. Le canzoni in lizza erano Flower of Scotland, Scotland the Brave, Highland Cathedral e Scots Wha Hae!: uscì vincitrice la prima canzone, con il 41% dei voti, seguita proprio da Scotland the Brave con il 29%. Alla fine non si concluse nulla: gli scozzesi amano così tanto le due canzoni, che entrambe furono scelte come inni non ufficiali del Paese.
TESTO
Hark, when the night is falling
Hear, hear the pipes are calling
Loudly and proudly calling down through the glen
There where the hills are sleeping
now feel the blood a leaping
high as the spirits of the old highland men
(Chorus)
Towering in gallant fame
Scotland my mountain hame
High may your proud standards gloriously wave
Land o’ the high endeavour
Land o’ the shining river
land o’ my heart forever
Scotland the brave
High in the Misty highlands,
out by the purple islands
brave are the hearts that beat beneath Scottish skies
wild are the winds to meet you
staunch are the friends that greet you
kind as the light that shines from fair maidens eyes.
Chorus
Far off in sunlit places
Sad are the Scottish faces
Yearning to feel the kiss
Of sweet Scottish rain.
Where tropic skies are beaming,
Love sets the heart a-dreaming,
Longing and dreaming
for the homeland again.
TRADUZIONE
Ascolta, quando scende la notte,
Senti, senti, le cornamuse stanno chiamando,
stanno chiamando con impeto e orgoglio,
giù verso la vallata.
Là dove le colline dormono,
avverti il sangue sobbalzare,
alto come gli spiriti dei grandi uomini delle Highlands.
Ritornello
Torreggiante di valorosa fama,
Scozia, mia montagna di casa,
Possano i tuoi orgogliosi stendardi sventolare alti con gloria,
Terra dal grande sforzo,
Terra del fiume splendente,
Terra del mio cuore per sempre,
Scozia la coraggiosa.
Lassù tra le nebbiose Highlands,
Fuori, nelle isole purpuree,
Coraggiosi sono i cuori che battono
Sotto i cieli di Scozia.
Selvaggi sono i venti che ti incontrano,
Leali sono gli amici che ti salutano,
belli come la luce che brilla
negli occhi delle gentili fanciulle.
Ritornello
Lontano, in luoghi soleggiati,
Infelici sono i volti scozzesi,
bramosi di sentire il bacio
della dolce pioggia scozzese.
Dove cieli tropicali splendono,
l’amore fa sognare i cuori,
Bramando e sognando ancora la Madre Patria.
L’incantevole St Conan’s Kirk sul Loch Awe
Mi viene in mente una sola parola per descrivere questa piccola chiesetta che sorge sulle sponde del Loch Awe: favolosa. Nel senso di bellissima, certo, ma soprattutto perchè visitandola ci si sente all’interno di una vera favola. L’atmosfera magica, le infinite e dettagliatissime decorazioni, quello stile medievale che sembrano appena usciti da un libro, o da un film che racconta di avventure in antichi tempi passati. Ed è proprio questa la sensazione che si ha, osservando la chiesa, chissà quando è stata costruita, viene da chiedersi. Ed invece rimarrete stupiti, come è successo a me, scoprendo che i lavori di costruzione sono stati ultimati solo nel 1930!
La storia di St Conan’s Kirk inizia negli anni ottanta dell’800, quando Walter Douglas Campbell decise di realizzare un piccolo luogo di culto sulle sponde del Loch Awe. Walter veniva da una famiglia di nove figli (sette fratelli e due sorelle) ed era il penultimo figlio del Barone di Blystwood. Nato nel 1850 ed educato alla carriera militare, egli si unì alla British Army. Nel 1882 egli acquistò Innischonain, una piccola isola nei pressi del villaggio di Lochawe, nell’omonimo lago, di proprietà del Marchese di Breadalbane, e vi costruì una maestosa abitazione dove si stabilì con sua sorella Helen e sua madre Caroline Agnes. Sembra che l’anziana Mrs Campbell trovasse troppo distante la parrocchia di Dalmally e così suo figlio decise di costruire una chiesa più vicina e comoda da raggiungere, dando così inizio al progetto di St. Conan’s Kirk. Il primo disegno di Walter, completato nel 1886, era relativamente semplice ma in seguito egli iniziò a pensare a qualcosa di più elaborato, di più nobile. Iniziò dunque a lavorare al suo nuovo progetto nel 1907, e dedicò il resto della sua vita alla sua realizzazione fino alla sua morte, avvenuta nel 1914.
Walter era un amante dell’arte, nonché un uomo dai mille talenti e li impiegò tutti nella costruzione della chiesa: anche se l’edificio è prevalentemente in stile Romanico o Normanno, egli incluse anche stili totalmente differenti, preoccupato di raggiungere la bellezza, più che un’omogeneità di stili. Qualcuno afferma addirittura che egli tentò volontariamente di includere ogni tipo di architettura ecclesiastica che si poteva trovare all’epoca in Scozia, teoria confermata dal circolo di pietre (standing stones) che in passato si trovava nei pressi del cancello d’entrata. Dopo la morte di Walter (1914) i lavori di costruzione della chiesa vennero sospesi a causa della Prima Guerra Mondiale ma ripresero il prima possibile, grazie ad Helen, che aveva custodito i disegni ed il sogno di suo fratello. Il progetto venne comunque portato a termine nonostante la morte di Helen, avvenuta nel 1927, e il sogno di Walter realizzato nella St. Conan’s Kirk che vediamo noi oggi.
St. Conan’s Kirk stupisce per la sua infinita cura dei dettagli: arcate, nicchie, piccole cappelle interne, finestre di vetro colorato, decorazioni stravaganti, animali scolpiti nella roccia che adornano il tetto della chiesa. Ma la prima cosa che salta nell’occhio è sicuramente il portone d’entrata, collocato nei pressi del piccolo ed adorabile chiostro d’entrata. Una semplice porta di legno, incorniciata da una serie di archi scolpiti nella pietra decorati con motivi geometrici e floreali, resa magica ed affascinante dal verde del muschio attaccato alla roccia. Sembra di trovarsi in un altro mondo, un mondo fatato ed antico, e verrebbe voglia di fermarsi ad osservarla e fotografarla all’infinito. Una volta dentro, la chiesa stupisce per la sua tranquillità e la sua varietà di stili, che cambiano da una angolo all’altro dell’edificio.
Durante la nostra visita siamo stati accolti da un allegro signore che stava riverniciando il cancelletto d’entrata. Perplessi, abbiamo chiesto se fosse possibile visitare la chiesa e lui ci ha risposto che siamo i benvenuti, spiegandoci che quel giorno alcune persone del paese stavano facendo le pulizie di primavera. È stato bello vedere tutte quelle persone all’opera: chi potava le siepi, chi rastrellava il giardino, chi verniciava, chi spolverava, chi aggiustava dei piccoli guasti. Nella navata c’era un piccolo banchetto dove delle signore vendevano caffè bollente e torte fatte in casa per raccogliere fondi per la chiesa. Usciti sul retro, abbiamo scoperto anche un piacevole piccolo giardinetto terrazzato con una meridiana e una bella vista sula lago sottostante. Siamo rimasti così per un po’, sorseggiando caffè e mangiando una torta al cioccolato, ad ammirare la bellezza di questo posto che porteremo sicuramente per sempre nel cuore!
Come arrivare e informazioni pratiche
La St. Conan’s Kirk si trova sulle sponde del Loch Awe, lungo la A85 nei pressi di Lochawe Village. Proveniendo da Oban la raggiungerete in circa mezz’ora d’auto o poco meno di un’ora di treno (stazione Lochawe). L’entrata alla chiesetta è gratuita.
Sito ufficiale: http://www.stconanskirk.org.uk/
Pagina Facebook: https://www.facebook.com/stconanskirkofficial/
UNA PASSEGGIATA NEL CAIRNGORMS NATIONAL PARK
La Scozia è percorre due ore di strada in macchina e veder cambiare il paesaggio fuori dal finestrino innumerevoli volte. Così, puoi partire dalle maestose scogliere della costa orientale, lasciandoti il castello di Dunnottar alle spalle, proseguire attraverso campi coltivati e verdissimi, incontrare pecore e mucche che osservano curiose dal margine della strada e poi inoltrarti in una rigogliosa foresta, quella del Cairngorms National Park. Poi il paesaggio cambia e diventa montano, brullo, spoglio. I pendii sono ricoperti d’erica e di piccoli cespugli. La strada si inerpica in salita, sempre più su, fino al Lecht Sky Center. Se la giornata è grigia e piovosa vi sembrerà di essere arrivati nel bel mezzo del nulla. E sarà freddo, sicuramente. Da qui, dal “cucuzzolo della montagna”, si scende fino a raggiungere il villaggio di Tomintoul che si vanta di essere il villaggio più alto della Scozia (cosa in realtà non vera). Ma poco dopo l’impianto sciistico, su un’ampia curva a sinistra, se lo sguardo vi sfuggirà attraverso le solitarie valli circostanti, vedrete una casetta sola soletta ergersi in un piccolo Glen, con un pittoresco fiumiciattolo che si snoda fino a raggiungerla, e sentirete il bisogno di fermarvi a scattare una fotografia.
LECHT MINE
La casetta che vedete dalla strada è in realtà un mulino ed è tutto ciò che rimane di un’antica cava di ferro. La si raggiunge con una breve e piacevole passeggiata che parte dal parcheggio proprio sotto la strada, dove si trovano anche dei pannelli informativi sui punti di interesse dell’area circostante e una zona pic-nic. Il percorso è davvero breve (1,5 km andata e ritorno, ma volendo dopo il mulino si può proseguire) ma caratterizzato da una tranquillità rigenerante e da un interessante ambiente naturale: si cammina su di un sentiero immersi nei cespugli d’erica, accompagnati dal rilassante scorrere delle acque del ruscello, scorgendo moltissimi esemplari di fagiani ed altri uccelli simili che non siamo riusciti ad identificare (noi ne avremmo visti circa una ventina!!).
La miniera, inizialmente aperta nel 1730 per estrarre il ferro, è stata chiusa solamente sette anni dopo per essere poi riaperta nel 1841 come cava di manganese: all’apice dell’attività, vi lavoravano in sessanta tra uomini e ragazzi ed era, ed è rimasta nel corso del tempo, la più grande miniera di manganese dell’intera Scozia. Dalla sua chiusura, avvenuta nel 1846 a causa della concorrenza derivante dall’importazione del minerale a minor costo, solo il mulino (o frantoio) sopravvive. L’edificio, restaurato nel 1980, ospitava la grande ruota alimentata ad acqua usata per frantumare il minerale estratto. Nei suoi dintorni è ancora possibile vedere i resti delle fondamenta di altri edifici andati ormai distrutti. Una brevissima ma piacevole passeggiata, consigliata se siete di passaggio da queste parti!
Personaggi famosi scozzesi: la storia dela coraggiosa black agnes randolph
Dopo Flora MacDonald, ecco spuntare un’altra eroina scozzese, ricordata per il suo coraggio nell’affrontare l’assedio inglese al castello di Dumbar nel 1388. Ma vediamo i fatti con ordine…

Nonostante la pesante sconfitta subita dagli inglesi a Bonnockburn nel 1314 ad opera degli scozzesi guidati dal (futuro) Re Robert the Bruce, le forze Inglesi ritornarono in Scozia nel 1338 con l’intento di riconquista e riportare il nord sotto il proprio dominio. Il 13 gennaio arrivarono fuori le possenti mura del Dunbar Castle, trenta miglia a est di Edimburgo. Sarebbe dovuto essere un castello relativamente semplice da conquistare, tanto più che il Lord, Patrick Dunbar, Conte di Dunbar e March, in quel periodo era lontano da casa, occupato a combattere con le forze scozzesi più a nord. Gli inglesi però si trovarono a fronteggiare un padrone di casa ostile e coraggioso: il castello era sotto il comando di Lady Agnes Randolph, Contessa di Moray e moglie del Conte, soprannominata Black Agnes per i suoi capelli e occhi scuri e la sua carnagione olivastra. Rimasta sola con uno scarso manipolo di uomini, si rifiutò di consegnare il castello in mano agli inglesi, pronunciando le celebri parole:
“Of Scotland’s King I haud my house, He pays me meat and fee, And I will keep my gude auld house, while my house will keep me.“
E così l’assedio ebbe inizio. Sotto il comando del Conte di Salisbury, le forze inglesi bombardarono le mura del castello con enormi massi e pietre usando delle potenti catapulte. Durante l’attacco, Agnes mandò le sue cameriere, riccamente vestite in abiti “da festa” (dressed in their Sunday finest), sulle mura esterne a spolverare e pulire, con i loro fazzoletti bianchi, i segni del bombardamento. Si dice anche che la stessa Agnes si mise in piedi sulle mura, deridendo l’esercito inglese. A questo punto gli inglesi sfoderarono la loro arma segreta, un potente ariete (chiamato “the sow”, la scrofa) con un tetto di legno per proteggere gli uomini che lo azionavano. Agnes non si lasciò scoraggiare e diede ordine di gettare alcuni grandi massi dai bastioni, gli stessi che gli assalitori avevano gettato loro contro, distruggendo la copertura dell’ariete e facendo fuggire i nemici sopravvissuti allo schianto.

L’assedio proseguì, arrivò la primavera e Salisbury credeva ormai di avere la vittoria in pugno, dato che le scorte invernali all’interno del castello iniziavano a scarseggiare. L’aiuto per gli assediati arrivò dal mare quando Sir Alexander Ramsay di Dalhousie giunse a Dumbar con uomini e rifornimenti, entrando nella fortezza attraverso una porta nascosta semisommersa. Si dice che il giorno seguente Agnes inviò una pagnotta appena sfornata e del buon vino al commando inglese che, in preda alla disperazione, usò il fratello della Contessa, John Randolph Conte di Moray catturato in precedenza, per minacciarla: o la resa, o la vita del fratello. Agnes, con estrema fermezza di spirito e molto brillantemente, puntualizzò che nel caso il fratello fosse stato ucciso senza lasciare eredi poiché non aveva ancora figli, sarebbe stata proprio lei, secondo la linea di successione, il prossimo Conte di Moray. Il fratello ebbe dunque salva la vita e poco dopo, il 10 giugno 1338, anche l’assedio ebbe termine: dopo aver tentato invano, per cinque lunghi mesi, di catturare Dunbar Castle, l’esercito inglese si arrese alla forza e al coraggio di Agnes. Black Agnes è ricordata in una ballata, nella quale la voce narrante sembra quella dello stesso comandante nemico che afferma:
She makes a stir in tower and trench,
That brawling, boisterous, Scottish wench;
Came I early, came I late.
I found Agnes at the gate.
Mette agitazione (fa scalpore) nella torre e nella trincea (fossa)
quella rissosa, chiassosa, fanciulla scozzese
sono arrivato presto, sono arrivato tardi
ho trovato Agnes al cancello.
Sir Walter Scott, celebre poeta e scrittore scozzese, affermò in seguito che “dalla raccolta di eroi scozzesi, nessuno può permettersi di cancellarla”.

Fonti:
http://www.historic-uk.com/HistoryUK/HistoryofScotland/black-agnes/
http://www.educationscotland.gov.uk/scotlandshistory/warsofindependence/blackagnes/https://en.wikipedia.org/wiki/Agnes,_Countess_of_Dunbar













