Destinazione Nord: John o’Groats e Duncansby Head

Era da anni che sognavo di spingermi verso l’estremo Nord della Scozia, oltre Inverness, oltre quella linea immaginaria che non avevo mai superato. L’occasione è arrivata quest’anno quando, durante il mio viaggio in solitariaHighland Experience mi ha accolta a bordo di questo magnifico tour in partenza da Inverness: partendo dalla capitale delle Highlands siamo saliti costeggiando il mare fino a raggiungere la spettacolare Duncansby Head con le sue imponenti stacks e la vicina John o’Groats, passando per le regioni del Sutherland e del Caithness. Abbiamo percorso parte della mitica North Coast 500, l’equivalente scozzese della Route 66, che costeggia tutto l’estremo Nord della Scozia…un sogno che avevo da parecchio tempo! Io che vivo tra le montagne adoro questi paesaggi costieri, con prati e scogliere a picco sul mare e il verso dei gabbiani che si perde nel vento. Mi fa sentire bene! Ecco di seguito il racconto della mia giornata tra Inverness e l’estremo Nord della Scozia. Vi racconterò del solo viaggio di andata perchè, una volta arrivati a John o’Groats, ne ho approfittato per fermarmi un paio di giorni a Thurso, ma questa è un’altra storia!

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Alla stazione degli autobus di Inverness mi hanno accolta una gentilissima signora che mi ha indicato il mio pulmino e Richie, il nostro autista e guida in kilt che durante tutta la giornata ci ha raccontato un sacco di storie sulla Scozia, dandoci informazioni di ogni genere sulle zone che stavamo visitando e non solo. Ci siamo subito messi in viaggio sulla A9 che conduce a Nord, attraversando il Kessock Bridge e passando attraverso la Black Isle, la penisola che si spinge nel Firth of Forth e caratterizzata da ampi pascoli verdi e campi di grano.

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Mi ha colpita moltissimo la luce, che sembrava quasi da tramonto. Una luce calda che filtrava dalle nuvole, campi e alberi tra la nebbia: attraversare il Cromarty Bridge ammirando l’atmosfera in cui era immerso il paesaggio è stato favoloso e fermarsi nel bel mezzo del ponte perchè c’erano lavori in corso mi ha permesso di scattare qualche fotografia per immortalare il momento.

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La prima fermata è stato il Loch Fleet, che abbiamo costeggiato con il nostro pulmino fermandoci a metà strada. Questo Loch marino, il cui nome in Gaelico è Loch Fleòid, è l’estuario dell’omonimo fiume che proviene da Lairg, da ovest,  e Riserva Naturale dal 1998. Essendo collegato al mare è soggetto alle maree e vi si possono avvistare anche le foche. Siamo stati molto fortunati e ne abbiamo visto un gruppo che si crogiolava al sole sulle sabbia!

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Bassa marea al Loch Fleet. Vedete le foche?
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Eccole!

Non c’era nessuno oltre a noi sulla riva del Loch e tutto era molto silenzioso e tranquillo. Una vecchia panchina coperta di licheni gialli sembrava messa li apposta per sedersi e godersi il paesaggio, cercando di avvistare le foche, le lontre e le numerose specie di uccelli che vivono attorno al lago. Io adoro le panchine ed in Scozia se ne trovano molte in punti magnifici, pronte ad accogliere i visitatori in cerca di un attimo di pace.

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Alle nostre spalle, i resti di Skelbo Castle. Costruito nel XIV secolo su di un’altura nella parte meridionale del Loch Fleet in sostituzione di un precedente castello, era una delle antiche dimore del Clan Sutherland. Nel 1308 Robert Bruce rase al suolo il castello che apparteneva allora alla famiglia Moray, sostenitrice degli inglesi nelle Battaglie di Indipendenza scozzesi di quegli anni. Fu abbandonato nel 1715, dopo essere stato confiscato dal Governo Inglese poichè il proprietario di quell’epoca aveva partecipato alla Prima Rivolta Giacobita. Pensate che nel 1996 vene acquistato da un ricchissimo artista Russo, che lo comprò solo per acquisire il titolo di Barone che era associato all’acquisto del castello.

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Le rovine di Skelbo Castle

Ci siamo rimessi in marcia fino a Golspie, dove abbiamo fatto una breve pausa, giusto il tempo di (anzichè andare in bagno e bere il caffè) passeggiare un pò sulla spiaggia di sassi del villaggio. Una via principale con ai lati una lunga fila di casette  e una baia di sabbia e alghe e, purtroppo, pochissimo tempo per farmi un’idea di questo villaggio scozzese. Mi è dispiaciuto essere così vicina al Dunrobin Castle e non poterlo visitare, ma una fermata per ammirarlo solo esternamente è prevista nel viaggio di ritorno.

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La baia di Golspie

Appena lasciata Golspie e sorpassata la vicina Brora ecco apparire i panorami che ci avrebbero fatto compagnia fino a John O’Groats: grandi prati verdi che si spingono fino al mare, pecore come puntini bianchi che brucano beatamente, ogni tanto qualche spiaggia, una chiazza dorata tra l’erba e le onde. Dalla strada, posta su di un’altura, la vista è davvero meravigliosa! Dopo una curva appare un imponente scogliera, tutti esclamiamo “wow” all’unisono. Non sono riuscita a fare nemmeno una foto perchè c’era molta foschia e perchè purtroppo non ci siamo fermati fino al villaggio di Helmsdale.

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L’unica foto che ho fatto, che non rende per nulla l’idea della bellezza della costa!

Ad Helmsdale ci siamo fermati nei pressi dell’Emigrants Monument: questa statua fu eretta nel 2007 ed è dedicata a tutti gli scozzesi emigrati all’estero a seguito delle Highland Clearances che qui in questa zona furono molto pesanti. Poco distante da qui, a memoria di quanto successo negli anni a seguito della sconfitta di Culloden, sorge il Cleared Village di Badbea, un villaggio abbandonato, oggi ridotto a qualche rudere, perchè tutti gli abitanti furono costretti ad emigrare. Non lontano dalla statua c’era in passato anche un castello, che purtroppo fu demolito per far posto al nuovo ponte cosrtuito nel 1970.

 

 

Per pranzo ci siamo fermati in un ristorante a Dunbeath, dove c’era un tavolo prenotato per il nostro gruppo. Mi sento un pò asociale ma non avevo la minima intenzione di passare una delle fermate più lunghe dell’intera giornata seduta in un ristorante! Così, pranzo al sacco nello zainetto, sono scesa dalla collina fino al mare attraverso un sentiero ripidissimo e sono tornata nella piccola baia in cui ci eravamo fermati 5 minuti prima di arrivare al ristorante. Qui ho mangiato e mi sono rilassata godendomi il rumore delle onde e del vento.

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Il sentiero che dal ristorante pota al piccolo porticciolo di Dunbeath
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Cottage di pietra al porticciolo di Dunbeath
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Un cottage bianco sulla spiaggia
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La baia sassosa di Dunbeath

Dopo pranzo ci siamo rimessi in marcia ma ci siamo fermati pochi km dopo perchè Richie ci ha mostrato un luogo misterioso chiamato “Hill o’ Many Stanes“. Il nome, nella sua semplicità, dice tutto: si tratta di una collina dove si trovano moltissime pietre collocate da quacuno in tempi antichi per un motivo che ancora oggi ci è del tutto sconosciuto. Se ne contano 200, di pietre, disposte su 22 file un pò sbilenche e conficcate in piedi nel terreno, immerse in un tappeto di erica e ginestrone, una macchia di colore tra le nuvole grigie alle quali stiamo andando incontro mano a mano che saliamo verso Nord.

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Una parte delle molte pietre presenti sulla collina

Da qui in poi putroppo il sole ci abbandona completamente, lasciando spazio a nuvoloni grigi e ad una fastidiosissima nebbia. Peccato! Procediamo lungo la costa del verde Caithness superando Wick con i suoi Sinclair Castle e Sinclair’s Bay, che mi appunto mentalmente per il prossimo viaggio. Guidiamo tra ampissimi prati verdi divisi da muretti a secco, qualche casa ogni tanto, pecore in abbondanza, pochissimi alberi ed il mare sempre alla nostra destra. In poco meno di mezz’ora siamo sulla costa settentrionale, raggiungendo attraverso una stretta single track road il punto focale dell’intero tour: Duncansby Head. Erano anni che desideravo visitare questo angolo di Scozia per ammirare dal vivo i Duncansby Stacks ed infine eccomi qui, al loro cospetto.

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Primo sguardo sui Duncansby Stacks

Il forte vento e la nebbiolina rendono il tutto ancora più magico e misterioso. Finalmente sono qui, in piedi su queste altissime scogliere, nel selvaggio e remoto Nord, vicino ad un mare rumoroso, a respirarne l’odore salmastro. Questo momento l’ho davvero sognato per anni ed ora sono felicissima di essere qui! Ne approfitto del tempo a disposizione per fare una passeggiata lungo le scogliere, avvicinandomi un pò agli imponeni faraglioni di roccia. Peccato non aver trovato una giornata di sole: con il cielo sereno da qui è possibile vedere addirittura le Orcadi!

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Duncansby Head rappresenta il punto più nord-orientale della mainland scozzese ed è un promontorio roccioso affacciato sul Pentland Firth, lo stretto che separa le Orcadi dal Caithness, famoso per le sue forti correnti marine, tra le più veloci al mondo. Il faro che si trova vicino al parcheggio, il Duncansby Head Lighthouse, fu costruito da David Alan Stevenson della famosa famiglia costruttrice di fari nel 1924.

 

 

In pochi minuti raggiungiamo infine la famosa John O’Groats, località (dire villaggio è esagerato) dalla quale ci si imbarca per le Isole Orcadi e che si fregia del titolo di punto più settentrionale del Regno Unito. Anche se non è affatto vero, perchè tale titolo spettta alla vicina Dunnet Head, di cui vi parlerò prossimamente. Non so cosa mi aspettavo da John O’Groats, ma sono rimasta un pò delusa. Complice la nebbia, ho trovato il luogo triste e quasi spettrale, per nulla autentico, anzi, più una specie di trappola per turisti: ci sono molti negozietti che vendono ogni sorta di souvenir con scritto, a caratteri cubitali, John O’Groats – the most Northerly Point of mainland Britain, qualche cafè, un retreat di lusso per turisti in cerca di pace (sono sicura che qui, in estate, pace non ne trovano nemmeno un pò dato l’alto afflusso di turisti!).

 

 

Ma chi era questo John o’Groats? Jan de Groot – nome che venne poi anglicizzato – era un uomo olandese che visse a cavallo tra il 1400 e il 1500. Attorno alla sua figura aleggiano numerose leggende sin da quando, nel 1496, il Re James IV gli affidò il compito di gestire il traghetto che collegava la Scozia alle neo acquisite Isole Orcadi. Si dice che Jan fissò il prezzo della traversata a 2 pence e da allora a quella moneta venne attribuito il nome di “groat”. In realtà tale moneta esisteva già da due secoli.

 

Jan aveva una famiglia numerosa e decise di costruire una casa molto particolare, sul sito dove sorge oggi l’hotel. La leggenda dice che la casa dei de Groot era di forma ottagonale, con otto porte d’entrata  – una per lui e una per ciascuno dei suoi figli – e che anche il tavolo avesse la stessa forma per evitare che si litigasse per chi doveva sedere a capotavola. E’ curioso notare che l’odierno hotel e altre strutture a John o’Grots hanno ancora oggi una forma ottagonale!

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Il John o’Groats Hotel
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E le eccentriche casette colorate vicino all’Hotel

Il simbolo di John o’Groats è senza dubbio il cartello che indica le distanze da vari punti del Regno Unito e non solo. Tra tutti il più significativo è quello che indica la direzione di Land’s End, in Cornovaglia: Land’s end to John o’Groats è infatti il più lungo tragitto in auto che si può compiere nel Regno Unito, una sorta di coast to coast britannico. Un viaggio tra i due punti estremi della Nazione, dall’estremo sud ovest all’estremo nord est. Qui a John o’Groats tutto allude a questa distanza: l’ultimo cafè, il primo e l’ultimo negozio, l’ultima casa….

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Il mio tour con Highland Experience è terminato qui: mi è dispiaciuto non tornare indietro e quindi perdermi le altre tappe della giornata ma ho deciso di fermarmi almeno un pò qui nel Nord della Scozia, zona che non avevo mai avuto l’occasione di visitare. Così, dopo aver salutato il gentilissimo Richie, la nostra guida, ho fatto un giretto per John o’Groats, sono entrata in tutti i piccoli negozietti, ho preso un afternoon tea che era così abbondante che mi sono portata dietro mezze cose in un sacchetto di carta, e ho preso l’autobus in direzione Thurso, la mia prossima meta. Questa giornata alla scoperta della costa del Sutherland e del Caithness, magnifiche e verdissime regioni nell’estremo Nord della Scozia, è stata un susseguirsi di incredibili paeseaggi costieri e, anche se mi sarebbe piaciuto fare più pause durante il tragitto, un autentico tuffo in questo angolo di Scozia così remoto.

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Highland Experience mi ha offerto di partecipare gratuitamente a questo tour ma le opinioni che trovate in questo articolo sono totalmente personali, oneste e basate sulla mia esperienza.

18 pensieri riguardo “Destinazione Nord: John o’Groats e Duncansby Head

  1. Beatrice, so che te l’ho già detto, ma mi ripeto: non ti leggo più. Basta. Non puoi farmi venire voglia di partire ad ogni articolo. Comunque come ti dicevo questa tratta non l’avevo particolarmente presa in considerazione per un’ulteriore viaggio, invece mi sa proprio che mi sta chiamando…

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    1. Ahaha Celeste, per un attimo mi è preso un colpo!!! Io sogno da tanto di visitare l’Estremo Nord, John o’Groats è solo un piccolo pezzetto e spero di vedere anche il resto prima o poi, specialmente la zona di Durness ❤

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  2. Ora che mi hai fatto vedere questo lato della costa scozzese difficilmente potrò sognare di vedere qualcosa di più bello! *_* Si, me ne sono innamorata perdutamente! Quei picchi sono tanto minacciosi quanto da bocca aperta!
    Ma più di così non ci si può avvicinare? Vedo degli steccati in foto. E poi tutti quei nomi così evocativi!
    Che bel viaggio Bea! Come sempre aspetto il prossimo post! 😉

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    1. Mmmmm no, credo proprio che quello sia il massimo…oppure c’è il rischio di cadere giù per le scogliere! Era da tempo che sognavo di vedere quei faraglioni e finalmente ci sono riuscita! Un’emozione davvero vederli apparire in lontananza sul promontorio! Ho conquistato un pezzettino di Nord con questo viaggio, spero di esploare presto anche il resto 🙂

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  3. Ciao Bea! Piano piano sto recuperando tutto quello che ha scritto sul nuovo viaggio, seono stata senza connessione per parecchi giorni! :O
    Se può consolarti sarei stata un’asociale anche io, non mi sarei mai chiusa nel ristorante quando c’era tutto quello splendore là fuori e con il sole!! Neanche se il pranzo fosse stato gratis… XD
    Questa parte di Scozia non l’ho mai vista quindi aspetto con molta curiosità di leggere come ti sei trovata una volta fermata a Thurso. Spero di andare anche lì un giorno, magari con questo tour che sembra fermarsi in posti spettacolari. Un mega abbraccio
    ps: foto meravigliose come sempre

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  4. Sarà che ero stata prima a Land’s End e quindi volevo assolutamente vedere la sua “controparte” a nord, sarà forse per la nebbia e il vento fortissimo, io ho trovato qualcosa di particolare. Certo, c’è da dire che eravamo io e il mio compagno e un’altra coppia, quindi forse il fatto che non ci fossero orde di turisti ha aiutato.
    Sono curiosa di leggere le tue impressioni su Thurso: ci sono stata di passaggio e non mi ha colpita molto.
    Buona giornata 🙂

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    1. Ciao Silvia! Più o meno anch’io ho trovato la stessa situazione a John o’Groats…nebbia e vento, qualche turista… però non so, non mi ha entusiasmata! Thurso invece mi è piaciuta moltissimo: pensare che ero scettica perchè quasi tutti non me ne avevano parlato benissimo, e invece è stata una piacevole scoperta! Ve ne parlerò presto 🙂 Buona giornata a te e un bacione!

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    1. Ciao Giada! Mi sarebbe piaciuto andare anche a Bettyhill ma il poco tempo a disposizione e le lunghe distanze da percorere in autobus non me lo hanno permesso purtroppo. Ci sono delle spiagge meravigliose in quella zona vero?

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  5. È senza dubbio la parte di Scozia che mi è piaciuta di più, quella che mi è rimasta nel cuore e nella memoria. Tu però l’hai visitata meglio, con più calma..Non conoscevo la storia di John ‘O Groats, ma devo dire che vedere quei faraglioni mi suscita sempre una grande emozione. Aspetto la parte di diario riguardante Thurso. Ciao cara, buona giornata.

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    1. Ciao Alessia! Non ricordo in che occasione, ma tempo fa avevo visto proprio una vostra foto dei faraglioni di Duncansby Head, possibile? Forse per il concorso fotografico che avevo proposto sulla mia pagina facebook! Ecco, quella foto mi ha fatta innamorare all’istante e finalmente ho potuto ammirarli dal vivo! Che splendore!! Non vedo l’ora di scrivere di Thurso, contro ogni pronostico mi è piaciuta molto! A presto e un caro saluto!

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      1. Hai ragione, era per il contest Filo di Scozia..Avevo presentato quella foto che non era di qualità eccelsa, ma dava a grandi linee idea della grandiosità di quel tratto di costa. Sono proprio contenta che sei riuscita ad andarci! A presto allora con il resto del racconto! Ti abbraccio!

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  6. La Scozia ancora una volta ci sorprende coi suoi panorami mozzafiato.
    Fino a lassu’cara Beatrice ancora non ci sono arrivata.
    Volevo sapere se il tour a cui hai partecipato era in lingua italiana o inglese.
    Come al solito le tue foto sono super!!!!
    Ciao dalla Liguria

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    1. Ciao Maria Luisa! Questo tour era in inglese, purtroppo i tour giornalieri italiani non credo arrivino fin quassù! E’ stato emozionantissimo arrivare a vedere Duncansby Head, che sognavo da tanto tempo! 🙂

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