La Scozia raccontata da Marco: Isle of Eigg

Dopo La Scozia nel Cuore ho pensato di proporre questa nuova rubrica intitolata “La Scozia raccontata da….” dove alcuni grandi appassionati della Scozia racconteranno con parole e immagini il loro angolo preferito della notra amata Terra! Sono davvero felice di poter condividere non solo il mio di amore per la Scozia ma anche quello di altre persone, unite da questa grandissima passione! Oggi ospito con grande onore Marco Dadone, fotografo di Cuneo ed Ambassador di Sigma Italia: le sue fotografie parlano da sole esprimendo il suo grandissimo talento e stregando chi le ammira. Marco ci porterà con lui sulla piccola e sconosciuta Isola di Eigg, a Sud di Skye, che ha visitato per un’avventura fotografica con Sigma UK.spazioEigg, come tutte le isole scozzesi, è uno stato d’animo. Quest’isola è piccola, turbolenta e umida, ma quando risplende le mette tutte in riga, un diamante grezzo. Un bruscoletto nelle Ebridi Interne, che si raggiunge con un’oretta di luna park da Mallaig. Si perché la prima cosa che balza agli occhi, o meglio allo stomaco, è che qui il mare è oceano, e il tempo può essere – diciamo – leggermente opaco e ventoso. Arrivati al molo d’attracco dell’isola, che di porto non si può davvero parlare, non c’è un locale vero e proprio, né un hotel o simili, figurarsi. Negozio con le razioni accatastate come in tempo di guerra, e una specie di galleria-bunker pub. Meglio cosi, Eigg è tosta e si mostra subito. Lo spettacolo giunge poco dopo, sottoforma di un vero London black taxi, scassato il giusto, ma proprio un taxi di quelli da metropoli inglese, bello bombato, gonfio e soddisfatto.

x beatrice the black London taxi of Eigg (rid)Vederlo sobbalzare sull’unica stradina, finchè non diventa addirittura sterrata, intorno a una bruma biancastra e piovosa, è una di quelle sensazioni molto – diciamo – scozzesi. Il taxi lo guida una tizia che ci racconta come lì, per lei, sia praticamente una metropoli dato che viene da Muck e dopo la separazione dal marito ha cominciato questa nuova vita da tassista ufficiale dell’isola di Eigg. Arriviamo all’ultima casa dell’unica strada, che nel frattempo è un sentiero melmoso: the Howlin Croft.

x Beatrice the Howlin croft (rid)

Io sto male come un cane per la traversata turbolenta e i salti tra fosse e pozze del London black cab, quindi non mi filo più di tanto il panorama, tanto non si vede una mazza. Fa un freddo lupo. Piove insieme alla nebbia. Il croft è fantastico, tutto a nostra disposizione in una specie di avventuroso self-catering per due giorni e due notti. Siamo qui per fotografare e sappiamo che dipenderemo dalle luci, non avremo orari né sonni o veglie prestabilite o pasti fissi, cosi questa è davvero la sistemazione migliore. Una casetta selvaggia alla fine del mondo. Non siamo soli e presto ce ne accorgiamo: la gallina marrone grande come un tacchino ripieno picchetta il becco alla finestra, le oche marciano in fila perimetrando il giardino come delle piccole indomite truppe da ricognizione, splendidi cavalli bianchi sulla collinetta, e poi… bè, già dalla prima occhiata si vedeva che la capra bianca aveva qualcosa di inquieto, una luce sinistra negli occhi. Mmh.

x Beatrice, the Howlin croft horse (rid)

La prima sera, impossibile fotografare, nebbiava pioggia a non finire. La notte, un colpo. Un altro colpo. Netti, forti, un susseguirsi di tonfi dabbasso. Era forse l’inevitabile fantasma? Stavolta non mi sarebbe dispiaciuto, dato che l’ospite illustre di quella casa, in passato, è stato nientemeno che J.R.R.Tolkien. Ha abitato all’Howlin Croft e, si dice, preso spunto dagli splendidi e oscuri panorami per alcune ideuzze poi buttate giù nel Signore degli Anelli. Comunque, a pigliare a botte il muro non era il vecchio J.R.R. ma “lui”, e chi se no… the “evil goat”! La capra bianca cornuta con lo sguardo assassino stava pigliando a cornate la casa, bum – bum – (rincorsa) BUM! Vabbè, dalle poi torto, starsene lì isolata da quando è nata può generare delle ripercussioni anche sull’animo delle caprette, e come no. All’alba stivali da pescatore come d’uso e via, sgattaiolando al buio insieme all’ultima pioggerellina, guardando con circospezione che quell’esserino cornuto e psicopatico si fosse stancato di caricare (più o meno…) e via verso Laig Bay.

Eigg morning SDIM0065 (1024x927)

Il primo miracolo: le nuvole che si dissolvono nell’ampia e deserta distesa di sabbia, l’isola di Rum con i suoi picchi montuosi che appare proprio lì davanti, come una terra arcaica, vicina ma irraggiungibile, un monolite.  La sabbia è composta di micro particelle vulcaniche che disegnano graffiti fantastici sullo specchio intonso delle acque appena ritirate dalla baia immensa, e ci apre il portale verso un’altra dimensione. Eccoci sintonizzati con lo spirito del buon J.R.R., in questa terra elfica e terribile insieme, a scattare, sistemare obiettivi e filtri, farci segno col pollice alzato per manifestarci la meraviglia che stavamo vivendo. Poi tra venti, piogge, sole e onde (le famose “quattro stagioni in un giorno”), la Singing Sands beach con le fantastiche formazioni rocciose, cascatelle nascoste, brughiere desolate e, al tramonto del secondo giorno, un nuovo spettacolo.

x Beatrice, Rum from eigg (RID)

Stavolta il cielo tempestoso ci si apre innanzi e dalle nostre misere cerate da pescatori lanciamo un nuovo entusiasmante saluto a Rum, the “forbidden Island”, che ci riappare in parte celata dalle nubi in parte ammantata dall’ultima luce, un vulcano che si specchia nell’oceano e sui cristalli lucenti di Laig Bay. Scattiamo fino all’ora blu, dopo il tramonto. Eccolo lì Mordor, il regno oscuro, l’incanto maligno che ci appare come un miraggio. Al ritorno, dopo essere scampati agli assalti della capra assassina che voleva salutarci a modo suo, è già cambiato tutto, the spell is broken, l’oceano è un olio, tanto che il battello si ferma ogni dieci-quindici minuti perché balenottere e delfini vari ne solcano la superficie a pochissima distanza. Anche questa, luminosa e blu, è Scozia. E anche questa, tra nebbie, luci abbaglianti e squarci della Terra di Mezzo, è stata una fantastica avventura.

x Beatrice, Eigg (rid) (2)

  – Articolo e fotografie di Marco Dadone


Volete partecipare anche voi a “La Scozia raccontata da…” ? Se volete raccontarmi il vostro luogo preferito in Scozia scrivetemi un messaggio a nelcuoredellascozia@libero.it 🙂

21 pensieri riguardo “La Scozia raccontata da Marco: Isle of Eigg

      1. Ciao Beatrice, grazie ancora per queste perle, prova a dare un’occhiata ai miei racconti sulla great glen way, non ho scritto le ultime tappe ma sono sempre in tempo. Dimmi cosa ne pensi!

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      2. Sì, concordo con te sul fatto del dormire! 😜 alla fine ho impiegato 5 giorni perché io primo giorno ho bruciato due tappe invece di una quindi mi ero portata avanti! Tu l’hai mai fatta la ggw? La prossima che mi piacerebbe fare e’ la Skye trail…deve essere una meraviglia!

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      3. No no, io non sono abbastanza sportiva 😛 Mi piace camminare, mi sposto sempre coi mezzi pubblici e a piedi, ma non ho mai fatto una grande “via”. Farò un mini pezzettino del Fife Coastal Path in settembre 🙂 Quello di Skye non l’ho mai sentito, ma deve essere davvero strepitoso!!

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