Scozia: itinerario di 7 giorni per esplorare le bellezze classiche scozzesi

Ecco qui un itinerario semplice ma ricco per chi ha pochi giorni a disposizione per esplorare la Scozia ma non vuole perdersi i principali punti di interesse. Si parte da Edimburgo e, in senso orario, si sale attraverso il Loch Lomond National Park per poi ridiscendere lungo la costa orientale,  passando per Glencoe e Loch Ness. Sette giorni non sono moltissimi ed, ahimè, occorre fare delle scelte. Ecco perchè in questo itinerario non troverete l’Isola di Skye, la quale richiede molto tempo per essere esplorata. Volete a tutti i costi visitare anche Skye? Forse è dunque questo l’itinerario giusto per voi!

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Giorno 1 e Giorno 2: Edimburgo

Arrivo ad Edimburgo, pomeriggio ed intera giornata seguente dedicate alla visita della città, dinamica capitale della Scozia con infinite possibilità di cose da fare e da vedere. Ecco, per esempio, le 10 cose da non perdere in città – secondo me, una mappa del Royal Mile da scaricare con tutte le migliori attrazioni e alcune idee su cosa fare gratuitamente nella capitale. Se vi piace l’idea di partecipare ad un tour guidato in italiano per scoprire la città accompagnati da una guida professionale, ecco qualche idea. Se avete ancora tempo, fate un giretto anche nei quartieri fuori dal centro, non ve ne pentirete!

Old Town edimburgo
La Old Town di Edimburgo

Giorno 3: Da Edimburgo a Glencoe (circa 3h30)

Noleggiate l’auto e partite! La Scozia vi aspetta! Dirigetevi verso il Loch Lomond National Park: le possibili tappe sono: Inchmahome Priory, suggestive rovine di un monastero che sorgono su di un’isola al centro del Lake of Menteith, nei pressi di Aberfoyle; Doune Castle, fortezza medievale che sorge nell’omonimo villaggio e che è stata usata come set cinematografico per le serie tv Game of Thrones e OutlanderLoch Katrine, definito da molti il lago più bello della Scozia, dove si può fare un giro in barca, in bicicletta oppure a piedi; Loch Lomond, il più grande lago del Regno Unito, con una cinquantina di isolette al suo interno e che da il nome al parco nazionale; Luss, delizioso villaggio che sorge sulle sponde del Loch Lomond dalle carinisime casette colorate; Callander, ex località termale scozzese e considerata la porta d’accesso alle Highland, offre anche molte passeggiate tra cui quella alle cascate Bracklinn Falls. Vi consiglio di fare una deviazione dalla strada principale, che richiederà più tempo, ma ne vale la pena. Guidate verso il Loch Awe, fermandovi a dare un’occhiata al Kilchurn Castle e alla Saint Conan’s Kirk. Salendo lungo la costa poi passerete davanti allo scenografico Castle Stalker. La meta di questa giornata è Glencoe: percorrendo la A82 si passa attraverso questa suggestiva e solitaria valle che è il paradiso degli escursionisti e degli sport all’aria aperta. Pernottamento in zona.

Lock Katrine
Loch Katrine

Giorno 4: Da Glencoe al Loch Ness (circa 2h)

Dirigetevi verso Loch Ness, celebre per la leggenda di Nessie e dove si trova il magnifico Urquhart Castle. Per raggiungere Inverness, capitale delle Highland, ci metterete circa due ore. Vi propongo una deviazione che vi porterà via circa 50 minui, andata e ritorno: poco a ovest di Fort William si trovano il Glenfinnan Monument, monumento commemorativo ai Clan caduti durante la Rivolta Giacobita del 1745, che proprio qui si riunirono per la prima volta, la graziosa St. Mary and St. Finnans Church, con la targa commemorativa al Bonnie Prince Charlie e le cui porte sono sempre aperte per accoglire l’anima dello Stuart, se mai decidesse di ritornare nella sua Scozia, e il Glenifinnan Viaduct, proprio alle spalle del Monumento, scenografico viadotto visto nel film di Harry Potter e dove è possibile veder passare il Jacobite Steam, treno a vapore. Se siete amanti del Whisky potete visitare la Ben Nevis Distillery a Fort William, che sorge ai piedi dell’omonima montanga, la più alta della Gran Bretagna. Proseguendo la strada verso Nord, troverete le chiuse del Caledonian Canal a Fort Augustus, canale che collega la costa orientale della Scozia a quella occidentale, lungo 100 km e con 29 chiuse. Si risale la costa occidentale del Loch Ness fino ad incontrare Urquhart Castle, che merita sicuramente una visita. Pernottamento nella zona del Loch Ness o ad Inverness.

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Urquhart Castle

Giorno 5: Da Loch Ness a Stonehaven (dalle 3 ore alle 3h30 con due possibili tragitti)

Dalla zona del Loch Ness si raggiunge la costa orientale, con due alternative. Attraverso il Cairngorms National Park, con un paesaggio più boscoso e montuoso e le seguenti possibili tappe: zona delle distillerie di Speyside, con un’ampia scelta tra vari stabilimenti; Corgaff Castle, castello medievale poi usato come caserma militare per le truppe governative inglesi nel XVIII secolo; Balmoral Castle, residenza estiva della famiglia reale (ricordatevi di controllare l’effettiva apertura al pubblico…se la regina è in casa, il casello è chiuso!), oppure Craigievar Castle, dalla particolare colorazione rosa, Kildrummy Castle, se preferite i castelli in rovina, oppure ancora Drum Castle. L’alternativa è percorrere la A96 che sale più a Nord verso la costa. In questo caso si passa per Elgin, con i resti della cattedrale la cui costruzione risale al 1200. Altre possibili tappe: Culloden Battlefield, la brughiera dove si è combattua nel 1746 la tragica e disastrosa battaglia di Culloden; Clava Cairns, sito preistorico di sepoltura con misteriosi monoliti; Fyvie Castle, per chi ama gli interni sfarzosi ed eleganti, oppure l’elaborato Castle Fraser. La meta di questa giornata è Stonehaven, grazioso villaggio affacciato sul mare, sulla costa orientale.

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Craigievar Castle

Giorno 6: Da Stonehaven a Stirling (circa 3h senza soste)

La giornata può iniziare con la visita allo spettacolare Dunnottar Castle, che si raggiunge con una piacevole e scenografica passeggiata che parte dal porto di Stonehaven…assolutamente da non perdere! Si prosegue poi verso Sud, fino a Saint Andrews, dove si possono ammirare gli imponenti resti della cattedrale e del castello. Durante il tragitto un’altra possibile tappa è l’elaboratissimo Glamis Castle ma potreste anche pensare di percorrere la cota del Fife per visitare uno o alcuni dei pitoreschi villaggi di pescatori dell’East Neuk. Da Saint Andrews si procede fino a Stirling, cittadina medievale ed antica capitale scozzese, celebre per il castello (che consiglio di ammirare solo esternamente) che fu residenza degli Stuart reali tra il XV e il XVII secolo, ed il Monumento Commemorativo a William Wallace che proprio qui sconfisse gli inglesi nel 1297. Un’alternativa a Stirling è il piccolo villaggio di Culross, delizioso e pittoresco, dove sono state girate anche alcune scene della serie tv Outlander. Pernottamento in zona.

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Sempre magnifico il Dunnottar Caslte!

Giorno 7: Da Stirling a Edimburgo (aereoporto, meno di 1h)

In poco meno di un’ora si raggiunge l’aereoporto di Edimburgo dove, una volta riconsegnata la macchina, si riparte per il viaggio di rientro!


Ho inserito molte possibili tappe lungo il percorso di ogni giornata: in base ai vostri gusti potete scegliere quello che più vi si addice. Se avete domande, dubbi, se volete maggiori informazioni non esitate a contattarmi!

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Vi ricordo che tramite il mio sito potete acquistare in anticipo i biglietti delle principali attrazioni di Edimburgo tra le quali:

Il castello, per saltare la fila ed entrare più velocemente – La Camera Obscura, divertimento assicurato per tutta la famiglia – Holyrood Palace, per seguire le orme di Mary Stuart – Royal Yacht Britannia, per curiosare nella vita della famiglia reale – Mary King’s Close, per scoprire la tenebrosa storia della Edimburgo sotterranea

Trovate inoltre:

Ticket per l’airlink che collega l’aeroporto al centro – Royal Edinburgh, pass turistico che comprende il castello, Holyrood Palace e Royal Yacht Britannia – Edinburgh City Pass, pass turistico che comprende l’ingresso a 22 attrazioni di Edimburgo – Ticket per il bus Hop On-Hop Off della durata di 24h con il quale potrete girare la città fermandovi a visitare le varie attrazioni (qui la versione da 48h) – Tour guidato in italiano, per scoprire l’interessante storia della città accompagnati da una guida italiana – Tour dei fantasmi in italiano, al calare della sera, per scoprire il lato nascosto e tenebroso di Edimburgo –Tour in inglese di vario genere: l’horror show, il tour di Harry Potter, il tour sul whisky, quello sulla birra e molti altri!

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Creature fantastiche scozzesi: il Fachen

Il Fachen è una creatura della mitologia scozzese ed irlandese dall’aspetto a dir poco mostruoso: ha infatti una sola gamba ed un solo braccio, con una criniera di piume nere, un ciuffo scuro in testa e, solitamente, una bocca enorme. La descrizione fisica del Fachen è molto varia e c’è chi afferma che abbia un occhio solo, o una cresta da gallo, oppure addirittura che abbia solo una metà del corpo. Pare che la più strana caratteristica del Fachen fosse il suo unico braccio che spunta proprio dal centro del torace. Si dice che il Fachen sia un essere talmente spaventoso da indurre attacchi di cuore alle persone che lo vedono e che possieda una tale forza nel suo unico braccio da poter distruggere un intero frutteto in una sola notte, armato solamente di una catena.

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John Francis Campbell, nella sua raccolta “Popular Tales of the West Highlands”, racconta di un Fachen di nome Nesnas Mhiccallain che fu sconfitto in un duello dal protagonista della storia, Murachadh Mac Brian, che divenne poi re d’Irlanda. Il Fachen è così descritto: “Ugly was the make of the Fachin; there was one hand out of the ridge of his chest, and one tuft out of the top of his head, it were easier to take a mountain from the root than to bend that tuft” (di brutte sembianze, con una mano che spuntava dal centro del suo torace, e un ciuffo così ispido sulla sommità del capo che sarebbe più semplice prendere una montagna per le sue radici, piuttosto che piegare quell ciuffo”). Nell’opera di Campbell il Fachen è chiamato anche Direach Ghlinn Eitidh, o the Dwarf of Glen Etive (il nano di Glen Etive).

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Alcuni ricercatori irlandesi suggeriscono che, mentre l’aspetto fisico del Fachen è puramente immaginario, alla base della sua leggenda ci sia invece l’avvistamento di una creatura reale; una teoria sostiene che si possa essere trattato di un Moa, un grande uccello incapace di volare originario della Nuova Zelanda, fuggito da un bastimento diretto in Irlanda. Una seconda teoria sostiene che la leggenda del Fachen abbia avuto inizio con gli avvistamenti di grandi uccelli predatori, anche se i fossili rinvenuti in Irlanda non supportano questa tesi. Al giorno d’oggi comunque si crede che la storia del Fachen sia pura mitologia.

Halloween in Scozia: Samhain, verso l’inverno e l’oscurità

In un paese come la Scozia, nel quale storia e folklore si mescolano spesso, Halloween ha ancora oggi un significato molto importante e viene chiamato, in scozzese, Samhain (pronunciato più o meno ‘savuin’). Le sue origini sono da ricercare in un’antica festività pagana celtica che veniva celebrata tra il tramonto del 31 ottobre e quello dell’1 novembre in Scozia, Irlanda e Galles, e coincide secondo alcuni con il Capodanno Celtico. Questo periodo segnava la fine dell’estate e con essa la fine del raccolto e della metà più luminosa dell’anno, dando inizio a quella più oscura, l’inverno, che durava fino al mese di maggio, quando si celebrava nuovamente l’inizio dell’estate nel giorno di Beltane (o Beltain). Samhain e Beltane erano dunque le due feste più importanti per gli antiche celti e rappresentavano una transizione, un passaggio dal buio alla luce, dalla morte alla rinascita, racchiuse nel ripetersi del ciclo della vita e del tempo. Samhain coincideva con l’ultimo raccolto dell’anno, ed era usanza in quel periodo spostare le bestie dai pascoli alle stalle, fare le ultime vendite o scambi di bestiame e prodotti agricoli al mercato, saldare i debiti e riscuotere crediti ed interessi: si facevano scorte per il lungo e buio inverno, in attesa che ritornassero in fretta la primavera e poi l’estate. Continua a leggere “Halloween in Scozia: Samhain, verso l’inverno e l’oscurità”

Culloden’s Harvest, la canzone scozzese in ricordo della battaglia di Culloden

Scritta da Alastair MacDonald negli anni ’90 (non ho trovato un anno di pubblicazione certo) è la più nota canzone popolare scozzese sulla battaglia di Culloden, combattuta il 16 aprile 1746 a Drumossie Moor, poco distante da Inverness. Ultima battaglia ad essere combattuta sul suolo britannico, è tristemente celebre per aver segnato il declino della cultura gaelica fino ad allora largamente diffusa in tutte le Highlands, nonché la fine dell’Indipendenza scozzese. Culloden fu un massacro, una carneficina. Le forze giacobite, che sostenevano la pretesa al trono di Charles Edward Stuart, conosciuto come Bonnie Prince Charlie, furono sbaragliate e brutalmente trucidate dall’esercito inglese del sovrano Giorgio II, guidato dal figlio, il Duca di Cumberland. Nessuno fu risparmiato: i prigionieri, i feriti ed i sopravvissuti furono uccisi sul campo di battaglia, i fuggiaschi ricorsi e massacrati, i sostenitori della causa giacobita e chi aiutava o nascondeva i soldati catturati ed incarcerati, le loro case distrutte e le proprietà confiscate. Le conseguenze di Culloden furono disastrose e segnarono la fine della società tradizionale scozzese: fu proibito di indossare il kilt e il tartan; venne sciolto il legame militare che legava gli appartenenti di un clan al Clan Chief, e a quest’ultimo venne revocato ogni potere e confiscate le terre; fu vietato l’uso della cornamusa, bollata come strumento di guerra, e venne proibito di parlare il Gaelico.

Drumossie Moor, la brughiera dove venne combattuta la battaglia di Culloden, con la pietra commemorativa dei Clan caduti.

Testo Originale:

Chorus:
Cold winds on the moors blow.
Warm the enemy’s fires glow.
Black the harvest of Culloden,
Pain and fear and death grow.

‘Twas love for our prince drove us on to Drumossie,
But in scarcely the time that it takes me to tell
The flower of our country lay scorched by an army
As ruthless and red as the embers of hell.

(Chorus)

Red Campbell the Fox did the work of the English.
McDonald in anger did no work at all.
With musket and cannon ‘gainst claymore and courage.
The invader’s men stood while our clansmen did fall.

(Chorus)

Now mothers and children are left to their weeping,
With only the memory of father and son.
Turned out of our homes to make shelter for strangers,
The blackest of hours on this land has begun.

Testo tradotto:

Ritornello:
Venti freddi soffiavano sulla brughiera.
Tiepidi i fuochi dei nemici brillavano.
Tetra è stata la messe di Culloden,
dolore, paura e morte crescevano.

È stato l’amore per il nostro Principe a portarci a Drumossie*1,
ma nel tempo appena che mi ci vuole a narrare *2
il fiore del nostro paese giacque straziato da un esercito
rosso e spietato come le braci dell’inferno.

Ritornello

Red Campbell “The Fox”*3 fecero il gioco degli inglesi;
I MacDonald, per la rabbia, non fecero nulla*4.
Con moschetti e cannoni contro onore e coraggio,
gli invasori resistettero mentre i nostri Clansman cadevano.

Ritornello

Ora madri e figli sono lasciati al loro pianto,
con solo il ricordo di padri e figli.
Allontanati dalle loro case per farne rifugi per gli stranieri,
l’ora più buia di questo paese è iniziata.

*1: Il principe è Charles Edward Stuart, Bonnie Prince Charlie, legittimo erede al trono ma esiliato prima in Francia e poi in Italia e leader delle truppe Giacobite.

*2: La battaglia di Culloden è durata appena un’ora di tempo.

*3 : Il Clan Campbell sosteneva le truppe Governative durante tutte le rivolte giacobite del XVIII secolo.

*4: Il Clan MacDonald interpretò il suo posizionamento sul fianco sinistro nella carica come un’offesa (era tradizione che i MacDonald si schierassero sul fianco destro) e così si rifiutarono di obbedire durante la battaglia, portando a un crollo della linea di attacco.

Urquhart Castle, la perla del Loch Ness

Urquhart Castle è uno di quei castelli che ti rimane nel cuore. Sassi, muschio e licheni. Sassi vecchi di centinaia d’anni, licheni colorati a ricoprire quello che una volta era una delle fortezze più grandi della Scozia. Una posizione strategica e magnifica, a pochi passi dalle sponde del Loch Ness, nelle cui acque cupe si specchia l’antica torre di pietra e che rende il tutto ancora più misterioso e suggestivo. Come mi accade sempre, mi sono ritrovata a camminare tra le rovine di Urquhart con la mente che correva alla velocità della luce provando ad immaginare l’antico splendore e l’imponenza di questo castello durante i suoi anni migliori, ascoltando i sussurri del vento e toccando le fredde pietre con reverenza ed un po’ di timore. La storia di Urquhart Castle, come ogni storia scozzese che si rispetti, è intrisa di lotte, battaglie e colpi di scena. In una storia lunga 500 anni, il castello ha fatto da sfondo a numerose azioni militari, tra le sue mura, o nei paraggi, sono passati personaggi importanti, la sua gestione è stata affidata a numerose persone ed infine, triste e mera conclusione, è stato fatto esplodere nel 1692 per evitare che cadesse nelle mani dei giacobiti.

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Non si sa chiaramente quando il castello fu fondato ma secondo studi e scavi archeologici avvenuti nella seconda metà del secolo scorso, una fortificazione potrebbe essere esistita in quel luogo già attorno all’anno 500. Si narra che attorno al 580 St.Columba, il monaco irlandese che per primo diffuse il cristianesimo tra i Pitti e che fondò il monastero sull’Isola di Iona, stesse viaggiando alla volta di Inverness per recarsi al castello di Bridei, figlio di Maelchon, un Re dei Pitti ossia dell’antica popolazione che viveva in Scozia all’epoca. Mentre passava nei pressi del Glen Urquhart a Loch Ness, venne urgentemente chiamato nella residenza di un anziano nobiluomo Pitto di nome Emchath, che era in punto di morte e desiderava essere battezzato. Columba non si limitò a battezzare solo Emchath, ma anche tutta la sua famiglia e benedì tutti i suoi possedimenti. Non è certo che la casa del Pitto si trovasse proprio dove sarebbe poi sorto Urquhart, ma il ritrovamento di un frammento di un’antica spilla Pittica ha portato a pensare che il luogo fosse lo stesso. Del resto era un luogo ideale per una fortezza, circondato su tre lati dall’acqua, facilmente difendibile dalla terra e con una vista strategica sui dintorni. Una curiosità: pare che fu proprio ai tempi di Columba che iniziò a essere avvistato il famoso mostro di Loch Ness! Scrive Adomnan, il biografo del santo: “Quando Columba raggiunse la riva del fiume, vide che stavano seppellendo un pover’uomo; i seppellitori dissero che, mentre stava nuotando, l’uomo venne preso e selvaggiamente morso da una bestia acquatica”. Nonostante questo Columba ordinò ad uno dei suoi compagni di nuotare dall’altra parte del lago per andare a prendere una barca, ma ecco che appena l’uomo fu in acqua apparve il mostro e si diresse verso di lui a fauci spalancate. Mentre tutti inorridivano, Columba alzò le mani e ordinò alla besta “Non toccare l’uomo; Vattene, e in fretta!”. Ovviamente, il mostro obbedì al monaco e l’uomo fu salvo.

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Le prime testimonianze sicure riguardanti Urquhart Castle si hanno a partire dal XII e dal XIII secolo, quando re Alessandro II, per mantenere l’ordine a seguito delle ribellioni contro il potere regale, concesse la gestione di una delle sue residenze al suo usciere Thomas de Lundin. Alla morte di quest’ultimo la fortezza passò nelle mani di suo figlio, Alan Durnward, e fu in quel periodo che venne costruito il castello originale. Da qui in poi, la storia del castello è caratterizzata da lotte di potere e passaggi di proprietà tra gli scozzesi e gli inglesi. La prima testimonianza scritta riguardo ad Urquhart risale al 1296, quando fu assediato e conquistato da Edoardo I d’Inghilterra che, con la sua invasione, diede il via alle Guerre d’Indipendenza scozzesi che sarebbero durate fino al 1357. Pochi anni dopo Urquhart era di nuovo proprietà degli scozzesi (1298), salvo poi ritornare repentinamente nelle mani nemiche (1303). Nel 1307 il celebre Re Robert the Bruce marciava alla volta del Great Glen travolgendo gli assalitori inglesi e riconquistando i castelli di Inverlochy, Urquhart e Inverness: da allora Urquhart divenne un castello reale, la cui gestione fu affidata dalla corona a una serie di Governatori.

Nei sue secoli a venire, il pericolo non arrivò più dagli inglesi bensì dalle continue invasioni da parte del Clan MacDonald, i Signori delle Isole, che miravano ad espandere il loro potente regno nella Scozia occidentale. Nel 1395 Domhall of Islay sequestrò Urquhart alla Corona e riuscì a mantenerne il controllo per più di 15 anni. Lo perse nel 1411, a seguito della vana battaglia di Harlaw e il tentativo di riprenderselo, da parte del figlio, non andò a buon fine. La gestione venne dunque affidata dal re James IV alla famiglia Grant, nel 1509, a condizione che questi ultimi riparassero e restaurassero il castello: è in questo periodo che venne costruito il torrione di cinque piani conosciuto come Grant Tower. Le incursioni continuavano e, fra tutte, la più celebre è sicuramente quella avvenuta nel 1545 (e che fu anche l’ultima), durante la quale i MacDonald e i loro alleati, i Cameron, riuscirono a portare via da Urquhart e dai territori circostanti, appartenenti ai Grant, 3377 pecore, 2355 capi di bestiame, 2204 capre, 395 cavalli, 122 maiali, 64 oche e, dal castello stesso, 12 materassi di piuma, biancheria da letto compresa, tini per la fermentazione della birra, spiedi per arrostire la carne, varie padelle e pentole, tavoli e altri mobili, un baule contenente 300£, 20 pistole, polvere da sparo, armature, alcuni cancelli di ferro, e tre grandi barche. Non per niente, l’episodio fu chiamato “The great Raid”, la grande incursione.

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Un’illustrazione del “Great Raid” ad Urquhart Castle ad opera del Clan MacDonald.

Altri riparazioni furono necessarie nel corso del secolo seguente e continuarono fino al 1623, anche se il castello non era più la residenza privilegiata che era un tempo: i proprietari terrieri scozzesi stavano iniziando ad abbandonare i loro castelli medievali, costruendo invece dimore più confortevoli. Anche il promontorio roccioso dove sorgeva Urquhart non era più così attraente per i Grant. La fine arrivò attorno a Natale del 1644: un gruppo di Covenanters (un movimento di convinti presbiteriani) irruppe nel castello e derubò l’allora residente, Lady Mary Grant, colpevole di essere cristiana e leale al re Charles I. Il castello venne saccheggiato, Lady Grant allontanata dalla sua tenuta lamentandosi “Non mi è rimasto nemmeno un tovagliolo sul quale consumare il mio pasto”. Di fatto, durante un inventario del 1647, il castello era praticamente vuoto e spoglio: gli unici oggetti nella Grant Tower erano un letto, un tavolino e una panca nella ‘stanza sopra la hall’, un letto e un tavolo nella ‘camera a volta’, un grande tavolo da pranzo, sedie, panche e un altro tavolo nella ‘hall’ e un vecchio baule in cantina. Da allora in poi, il declino di Urquhart fu veloce. A seguito dell’invasione della Scozia da parte di Oliver Cromwell, nel 1650, gli inglesi costruirono nuove fortezze e scelsero di pattugliare il Loch Ness con un battello anziché insediare un presidio ad Urquhart.

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Urquhart Castle

Quando il re cattolico James VII e II fu deposto ed esiliato, nel 1688 a seguito della Gloriosa Rivoluzione di William d’Orange, Urquhart Castle divenne di nuovo in uso, conteso ancora una volta tra due parti opposte: da una lato i seguaci del nuovo sovrano d’Orange e dall’altra i giacobiti, ossia i sostenitori del legittimo re Stuart in esilio. Questi ultimi potevano contare su un forte sostegno nelle Highlands, così il castello di Urquhart, con la sua posizione strategica, divenne una guarnigione delle forze governative sotto il comando dei Grant, fedeli a d’Orange, che nel castello schierarono circa 200 uomini. Scarsamente armati, questi soldati potevano però contare su una scorta di provviste che sarebbero bastate per un paio di settimane. Il castello venne presto preso d’assedio dai giacobiti ma, nonostante questi ultimi fossero in netta superiorità numerica, gli assediati riuscirono a resistere fino alla battaglia di Cromdale, avvenuta nel 1960 nei pressi di Grantown-on-Spey, dove le forze giacobite furono sconfitte. Quando i soldati abbandonarono definitivamente la fortezza presero la drastica decisione di farla saltare in aria, per evitare di farla cadere nuovamente nelle mani degli avversari: grossi pezzi di massi crollati a seguito dell’esplosione sono tutt’oggi visibili a fianco di ciò che resta dell’antica gatehouse. Il parlamento ordinò che la famiglia Grant venisse risarcita con 2000£, ma non intraprese nessuna opera di riparazione alla proprietà; successivamente la gente che abitava nei pressi del castello accorse per portar via quello che rimaneva, quello che potevano riutilizzare per altre costruzioni e con esso anche le migliori sculture in pietra staccate dai tetti, travi, parti in ferro e simili. La fine definitiva dell’antica e splendida fortezza fu decretata nel 1715, quando parte della Grant Tower crollò a seguito di una terribile tempesta.

Una vecchia fotografia di Urquhart Castle (Fonte: http://tour-scotland-photographs.blogspot.it/2015/09/old-photograph-urquhart-castle-scotland.html)
Una vecchia fotografia di Urquhart Castle (Fonte: http://tour-scotland-photographs.blogspot.it/2015/09/old-photograph-urquhart-castle-scotland.html)

Nel 1770 il castello era in rovina, senza tetto, e in gran parte collassato. E così rimase fino al 1911 quando, dopo la morte della proprietaria dell’epoca, Caroline Dowager Countess of Seafield, vedova del settimo Conte Grant, e secondo il suo volere, Urquhart passò sotto il controllo e le cure della Commissioners of His Majesty’s Works and Public Buildings prima, e Historic Scotland poi. Nel 1994, con la forte opposizione di molti degli abitanti locali, vennero realizzati gli odierni centro visitatori e un parcheggio. Oggi Urquhart è il terzo castello più visitato della Scozia, dopo quelli di Edimburgo e Stirling.

LA STRUTTURA DEL CASTELLO

Sebbene la maggior parte del castello sia oggi in rovina, esso è ben conservato e grazie alle utili e complete tabelle informative è tuttora possibile dedurne l’antica magnificenza: era, e i suoi resti sono ancora oggi, uno dei castelli medievali più grandi della Scozia. Appena usciti dal centro visitatori non ci si rende conto subito della grandezza del castello, cosa che accade una volta varcato il portone principale, ma se ne scorge subito la bellezza romantica ed antica. Avvicinandosi, si cammina lungo un vasto prato verde, usato in passato per le adunanze e poi come giardino, frutteto e spazio coltivato nel XVII secolo, fino a raggiungere il fossato che protegge l’entrata principale, probabilmente scavato agli inizi del Medioevo. Oggi sostituiti da un moderno ponte, in passato qui si trovavano una passerella di pietra e un ponte levatoio che conducevano all’interno del castello; il passaggio che dal ponte levatoio portava al portone d’entrata era protetto da pareti di pietra, oggi scomparse, che in passato erano munite di feritoie per gli arcieri e vie d’uscita per la guarnigione, che poteva uscire dal castello anche se il ponte levatoio era sollevato e sbarrato. Le mura di cinta risalgono in gran parte al XIV secolo

L'entrata del castello, con il ponte e i resti delle due torri sulla destra
L’entrata del castello, con il ponte e i resti delle due torri sulla destra e la Grant Tower sulla sinistra

La Gatehouse (la fortezza d’entrata), della quale oggi non rimangono che rovine, risale al XVI secolo ed era caratterizzata da due torri identiche poste a fianco di un passaggio d’entrata ad arco, protetto da una saracinesca della quale si vedono ancora nelle pareti le scanalature per poterla sollevare. Seguivano due serie di robusti portoni in legno e una stanza per le guardie su ciascun lato. Sulla sinistra si trovano anche le prigioni, costituite da una piccola e stretta cella con una latrina in fondo. Il piano superiore (ne rimangono più o meno integri solo due, quelli superiori sono collassati e alcuni pezzi si possono vedere sul terreno di fronte all’entrata, con tanto di buchi per il camino e le latrine) erano destinati al custode della fortezza e comprendevano un alloggio con due stanze, una sala e una camera da letto, entrambe con un caminetto e una piccola latrina a fianco. Da qui, il guardiano poteva controllare chiunque entrasse o uscisse dal castello. La sala era l’equivalente del nostro soggiorno mentre la stanza era destinata al riposo, con un letto incassato in un grande armadio.

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Grant Tower

L’edificio più importante di tutto il castello, e anche quello meglio conservato, è la Grant Tower, costruita da Sir John Grant dopo il 1509 e modificata nel corso degli anni. La torre, che raggiunge i 12 metri d’altezza e le cui pareti sono spesse fino a 3 metri, ospitava gli alloggi della famiglia Grant, padroni del castello, e per ragioni di sicurezza l’ingresso era molto piccolo e stretto e le difese numerose: un profondo fossato correva sui lati interni dell’edificio e il punto più esposto, ossia il portone d’entrata, era raggiungibile solo da un ponte removibile. La torre è composta da 5 piani e la porta d’entrata porta al secondo, ovvero la great hall, la stanza più grande dell’intero edificio, illuminata da grandi finestre e riscaldata da un grande caminetto nella parete sud. Una stretta scala a chiocciola portava giù in una cantina sotterranea e ad una ben difesa entrata posteriore. Un’altra scala conduceva invece ai piani superiori. Non è sicuro di come fossero disposti i piani superiori ma sembra che la stanza appena sopra la hall fosse destinata a sala per i ricevimenti e come spazio dove il Lord e la Lady potevano rilassarsi mentre al quarto piano c’era la camera da letto, usata anche per ricevere gli amici più intimi. Ai piani più in alto si trovava una soffitta usata dalla servitù e quattro piccole e graziose stanze nelle torrette sugli angoli dell’edificio, ognuna con un caminetto e una finestra.

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Accanto alla Grant Tower ci sono i resti di quelle che erano le cucine e poco distante, su di una piccola collinetta rocciosa, si vedono le fondamenta di un piccolo edificio rettangolare: si pensa fosse stata la cappella del castello, che potrebbe avere origini molto antiche e risalire ai tempi quando il promontorio dove sorge Urquhart era una fortezza dei Pitti. Era normale per un grande castello medievale avere il proprio luogo di culto, soprattutto per risparmiare a chi ci abitava di doversi recare alla parrocchia più vicina, che in questo caso si trovava nel villaggio di Drumnadrochit, ad alcune miglia di distanza.Dopo gli alloggi privati del Lord del castello (la Grant Tower), la parte più importante era la Great Hall, una spaziosa stanza usata a vari scopi, ma principalmente come sala dei banchetti e palazzo di giustizia, situata lungo la parte orientale del cortile interno, nei pressi della riva del Loch Ness. Oltre alla grande sala, ci sarebbero state anche una resting room (una sala relax) situata dietro alla pedana del Lord, le cucine ed il magazzino. Purtroppo nulla sopravvive del piano superiore nella great hall, dove il Lord del castello soleva ricevere visite, discutere di affari e incontrare amici: oggi rimangono solo i davanzali di quattro grandi finestre, che illuminavano la stanza e offrivano una magnifica vista sul loch sottostante. Le cantine e i magazzini sono meglio conservati, ma anche in questo caso non si conosce l’esatta ubicazione di ogni stanza di servizio.

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Nella parte più stretta del promontorio, più o meno di fronte all’entrata principale, si trova il water gate, la porta sull’acqua. Questa porta secondaria dava accesso alla riva del lago ed era un importante via di entrata e di uscita ai tempi del medioevo. In un’epoca in cui le strade erano pressoché inesistenti, la maggior parte delle provviste del castello arrivava via fiume, o lago in questo caso, caricata su delle barche. Durante un assedio al castello tra il 1689 e il 1690, la guarnigione fu temporaneamente rifocillata di provviste e di uomini, sbarcati proprio nei pressi del water gate. A sud rispetto all’entrata si trova la parte più alta del promontorio. Questa zona potrebbe essere stata fortificata già dai Pitti durante il primo millennio ed era anche il cuore del primo castello, costruito nel XIII secolo, spostato poi successivamente verso Nord, su un terreno più pianeggiante. Successivamente quest’antica parte fu destinata ad ospitare i “servizi” del castello: le stalle, una colombaia, una fucina. Oggi rimane poco di questa parte del castello, e capire la struttura originale e la funzione che questi edifici in rovina avevano centinaia d’anni fa è davvero molto difficile.

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Veduta del Loch Ness dal castello


INFORMAZIONI PRATICHE

Urquhart Castle è aperto al pubblico tutto l’anno all’infuori del 25 e 26 dicembre. Gli orari di apertura variano a seconda del periodo dell’anno: in estate è uno dei pochi castelli scozzesi ad essere aperti fino alle 20 mentre in inverno (da novembre a marzo) chiude alle 16.30. Vi invito a consultare il sito ufficiale per conoscere gli orari giornalieri.

Ticket d’ingresso:

Adulti: 12£
Bambini: 7.20£
Concessions: 9.60£

Loch Ness, il lago più famoso di Scozia: storia, leggende e cose da non perdere

Alzi la mano chi non ha mai sentito parlare di Loch Ness. Nessuno? Ebbene, questo enorme lago scozzese è certamente famoso perché, si dice, abitato dall’omonimo mostro. Nessie, affettuoso nomignolo affidato al mostro, fu avvistato per la prima volta addirittura nel 556 da un monaco irlandese ma è più recentemente che la sua fama è aumentata e i suoi avvistamenti sono cresciuti esponenzialmente: dal 1930 ad oggi le segnalazioni da parte di persone convinte di aver visto il mostro sono state tantissime, così come le fotografie, molte delle quali smascherate come falsi. Ad oggi, nonostante le numerose ricerche scientifiche effettuate, addirittura tramite l’uso di sonar per scandagliare il lago, l’effettiva esistenza di Nessie non è stata realmente dimostrata. È recente la notizia che “l’ultimo cacciatore di Nessie”, un uomo che per vent’anni ha vissuto in una roulotte, accampato sulle rive del lago nella speranza di scorgere il mostro, si è arreso. E se non ci crede più nemmeno uno che ha abbandonato la sua vita e la sua fidanzata per andare a vivere in una roulotte a Loch Ness, e che ci è restato per vent’anni, super convinto nell’esistenza del mostro… bè allora forse vuol dire che Nessie è davvero solo una leggenda! Continua a leggere “Loch Ness, il lago più famoso di Scozia: storia, leggende e cose da non perdere”

Libri sulla Scozia

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Un’appassionata di libri e di Scozia come me non poteva non avere una piccola “Libreria Scozzese”, una piccola raccolta di libri a tema scozzese che custodisco gelosamente. I libri parlano di diversi argomenti: ce ne sono di storia, di tradizioni, diari di viaggio oppure testi scritti da autori scozzesi. Alcuni li ho già letti e mi sono piaciuti, molti sono stati indispensabili per organizzare il mio viaggio o per scrivere articoli per il blog; altri invece mi sono piaciuti meno oppure aspettano pazientemente il loro turno di essere letti.

Ho notato che molti lettori arrivano qui sul blog cercando propio titoli di libri sulla Scozia. Avevo già scritto diversi articoli parlando di alcuni di questi volumi, ma ho pensato che una bella lista sia molto più pratica ed utile per chi è interessato all’argomento. Dunque ecco un elenco, aggiornato periodicamente, dei libri a tema scozzese che ho letto o acquistato. Buona lettura!

Guida1

  • Non posso che iniziare con la guida che ho scritto io: Due settimane in Scozia, della collana “ViaggiAutori”, è una guida di viaggio super tascabile ma ricca e colorata dove ho descritto giorno per giorno un itinerario di due settimane in terra scozzese. Per renderla ancora più originale ho inserito gli interventi di alcuni amici blogger che parlano di leggende, cibo, whisky, cinema e molto altro ancora. Trovate un articolo più dettagliato sulla guida qui. La potete acquistare sul sito http://www.viaggiautori.it con carta di credito o paypal.
  • Storie e leggende di Scozia – Isle of Skye, di Diletta Nicastro: un magnifico libro che è una racconta di storie, leggende, fatti ed informazioni sull’Isola di Skye, raccontata con gli occhi di una persona che ne è davvero innamorata e che la conosce come le sue tasche.
  • Filo di Scozia, di Maurizio Barilli e Massimiliano Zerbini: un diario di viaggio (o meglio, di viaggi) con molti interessanti riferimenti cinematografici e musicali;
  • Il cardo e la croce, di Paolo Gulisano: interessante volume che narra in modo semplice e chiaro la storia della Scozia.
  • Uomini delle Highlands, di M.R.Zibellini e R.Rossi: nel testo si trova la traduzione in italiano di alcuni pezzi dell’opera dello scrittore Martin Martin che stilò nel 1703 la “Description of the Western Islands of Scotland”, la descrizione geografica, culturale e sociale delle Isole Occidentali Scozzesi. Un vero resoconto storico, reso ancora più ricco ed approfondito dagli interventi degli autori.
  • Attraverso le Highland, di M.R.Zibellini e R.Rossi: praticamente una guida turistica scozzese del 1773! Anche in questo libro, gli autori raccolgono e traducono le parti dell’opera “A Journey to the Western Islands of Scotland” di Samuel Johnson, che, come Martin ma 70 anni dopo, descrive le Isole Scozzesi dell’epoca.
  • The lore of Scotland, J.Westwood e S.Kingshill. Libro in inglese che raccoglie un sacco di leggende provenienti da tutta la Scozia.
  • Elfi e streghe di Scozia, Lorenzo Carrara. Altra raccolta, stavolta in italiano, di leggende e storie scozzesi, con un’interessantissima introduzione a cura dell’autore che da sola vale l’acquisto del libro!
  • Clan and Castle, the lives and lands of Scotland’s great families, Historic Scotland. Interessante volume, in inglese, a cura della società Historic Scotland che racconta le storie di otto tra i più celebri Clan scozzesi. Lo trovate tradotto in grand parte qui sul blog.
  • Mary was here, Historic Scotland: un must have per tutti gli appassionati della storia di Mary Stuart, Queen of Scots: la descrizione degli avvenimenti salienti della sua vita, ognuno collegato ad un preciso luogo geografico, per un vero tour sulle orme della controversa Regina Scozzese.