Il Fachen è una creatura della mitologia scozzese ed irlandese dall’aspetto a dir poco mostruoso: ha infatti una sola gamba ed un solo braccio, con una criniera di piume nere, un ciuffo scuro in testa e, solitamente, una bocca enorme. La descrizione fisica del Fachen è molto varia e c’è chi afferma che abbia un occhio solo, o una cresta da gallo, oppure addirittura che abbia solo una metà del corpo. Pare che la più strana caratteristica del Fachen fosse il suo unico braccio che spunta proprio dal centro del torace. Si dice che il Fachen sia un essere talmente spaventoso da indurre attacchi di cuore alle persone che lo vedono e che possieda una tale forza nel suo unico braccio da poter distruggere un intero frutteto in una sola notte, armato solamente di una catena.
John Francis Campbell, nella sua raccolta “Popular Tales of the West Highlands”, racconta di un Fachen di nome Nesnas Mhiccallain che fu sconfitto in un duello dal protagonista della storia, Murachadh Mac Brian, che divenne poi re d’Irlanda. Il Fachen è così descritto: “Ugly was the make of the Fachin; there was one hand out of the ridge of his chest, and one tuft out of the top of his head, it were easier to take a mountain from the root than to bend that tuft” (di brutte sembianze, con una mano che spuntava dal centro del suo torace, e un ciuffo così ispido sulla sommità del capo che sarebbe più semplice prendere una montagna per le sue radici, piuttosto che piegare quell ciuffo”). Nell’opera di Campbell il Fachen è chiamato anche Direach Ghlinn Eitidh, o the Dwarf of Glen Etive (il nano di Glen Etive).
Alcuni ricercatori irlandesi suggeriscono che, mentre l’aspetto fisico del Fachen è puramente immaginario, alla base della sua leggenda ci sia invece l’avvistamento di una creatura reale; una teoria sostiene che si possa essere trattato di un Moa, un grande uccello incapace di volare originario della Nuova Zelanda, fuggito da un bastimento diretto in Irlanda. Una seconda teoria sostiene che la leggenda del Fachen abbia avuto inizio con gli avvistamenti di grandi uccelli predatori, anche se i fossili rinvenuti in Irlanda non supportano questa tesi. Al giorno d’oggi comunque si crede che la storia del Fachen sia pura mitologia.
In un paese come la Scozia, nel quale storia e folklore si mescolano spesso, Halloween ha ancora oggi un significato molto importante e viene chiamato, in scozzese, Samhain (pronunciato più o meno ‘savuin’). Le sue origini sono da ricercare in un’antica festività pagana celtica che veniva celebrata tra il tramonto del 31 ottobre e quello dell’1 novembre in Scozia, Irlanda e Galles, e coincide secondo alcuni con il Capodanno Celtico. Questo periodo segnava la fine dell’estate e con essa la fine del raccolto e della metà più luminosa dell’anno, dando inizio a quella più oscura, l’inverno, che durava fino al mese di maggio, quando si celebrava nuovamente l’inizio dell’estate nel giorno di Beltane (o Beltain). Samhain e Beltane erano dunque le due feste più importanti per gli antiche celti e rappresentavano una transizione, un passaggio dal buio alla luce, dalla morte alla rinascita, racchiuse nel ripetersi del ciclo della vita e del tempo. Samhain coincideva con l’ultimo raccolto dell’anno, ed era usanza in quel periodo spostare le bestie dai pascoli alle stalle, fare le ultime vendite o scambi di bestiame e prodotti agricoli al mercato, saldare i debiti e riscuotere crediti ed interessi: si facevano scorte per il lungo e buio inverno, in attesa che ritornassero in fretta la primavera e poi l’estate. Continua a leggere “Halloween in Scozia: Samhain, verso l’inverno e l’oscurità”→
Scritta da Alastair MacDonald negli anni ’90 (non ho trovato un anno di pubblicazione certo) è la più nota canzone popolare scozzese sulla battaglia di Culloden, combattuta il 16 aprile 1746 a Drumossie Moor, poco distante da Inverness.Ultima battaglia ad essere combattuta sul suolo britannico, è tristemente celebre per aver segnato il declino della cultura gaelica fino ad allora largamente diffusa in tutte le Highlands, nonché la fine dell’Indipendenza scozzese. Culloden fu un massacro, una carneficina. Le forze giacobite, che sostenevano la pretesa al trono di Charles Edward Stuart, conosciuto come Bonnie Prince Charlie, furono sbaragliate e brutalmente trucidate dall’esercito inglese del sovrano Giorgio II, guidato dal figlio, il Duca di Cumberland. Nessuno fu risparmiato: i prigionieri, i feriti ed i sopravvissuti furono uccisi sul campo di battaglia, i fuggiaschi ricorsi e massacrati, i sostenitori della causa giacobita e chi aiutava o nascondeva i soldati catturati ed incarcerati, le loro case distrutte e le proprietà confiscate. Le conseguenze di Culloden furono disastrose e segnarono la fine della società tradizionale scozzese: fu proibito di indossare il kilt e il tartan; venne sciolto il legame militare che legava gli appartenenti di un clan al Clan Chief, e a quest’ultimo venne revocato ogni potere e confiscate le terre; fu vietato l’uso della cornamusa, bollata come strumento di guerra, e venne proibito di parlare il Gaelico.
Testo Originale:
Chorus:
Cold winds on the moors blow.
Warm the enemy’s fires glow.
Black the harvest of Culloden,
Pain and fear and death grow.
‘Twas love for our prince drove us on to Drumossie,
But in scarcely the time that it takes me to tell
The flower of our country lay scorched by an army
As ruthless and red as the embers of hell.
(Chorus)
Red Campbell the Fox did the work of the English.
McDonald in anger did no work at all.
With musket and cannon ‘gainst claymore and courage.
The invader’s men stood while our clansmen did fall.
(Chorus)
Now mothers and children are left to their weeping,
With only the memory of father and son.
Turned out of our homes to make shelter for strangers,
The blackest of hours on this land has begun.
Testo tradotto:
Ritornello:
Venti freddi soffiavano sulla brughiera.
Tiepidi i fuochi dei nemici brillavano.
Tetra è stata la messe di Culloden,
dolore, paura e morte crescevano.
È stato l’amore per il nostro Principe a portarci a Drumossie*1,
ma nel tempo appena che mi ci vuole a narrare *2 il fiore del nostro paese giacque straziato da un esercito
rosso e spietato come le braci dell’inferno.
Ritornello
Red Campbell “The Fox”*3 fecero il gioco degli inglesi;
I MacDonald, per la rabbia, non fecero nulla*4.
Con moschetti e cannoni contro onore e coraggio,
gli invasori resistettero mentre i nostri Clansman cadevano.
Ritornello
Ora madri e figli sono lasciati al loro pianto,
con solo il ricordo di padri e figli.
Allontanati dalle loro case per farne rifugi per gli stranieri,
l’ora più buia di questo paese è iniziata.
*1: Il principe è Charles Edward Stuart, Bonnie Prince Charlie, legittimo erede al trono ma esiliato prima in Francia e poi in Italia e leader delle truppe Giacobite.
*2: La battaglia di Culloden è durata appena un’ora di tempo.
*3 : Il Clan Campbell sosteneva le truppe Governative durante tutte le rivolte giacobite del XVIII secolo.
*4: Il Clan MacDonald interpretò il suo posizionamento sul fianco sinistro nella carica come un’offesa (era tradizione che i MacDonald si schierassero sul fianco destro) e così si rifiutarono di obbedire durante la battaglia, portando a un crollo della linea di attacco.
Urquhart Castle è uno di quei castelli che ti rimane nel cuore. Sassi, muschio e licheni. Sassi vecchi di centinaia d’anni, licheni colorati a ricoprire quello che una volta era una delle fortezze più grandi della Scozia. Una posizione strategica e magnifica, a pochi passi dalle sponde del Loch Ness, nelle cui acque cupe si specchia l’antica torre di pietra e che rende il tutto ancora più misterioso e suggestivo. Come mi accade sempre, mi sono ritrovata a camminare tra le rovine di Urquhart con la mente che correva alla velocità della luce provando ad immaginare l’antico splendore e l’imponenza di questo castello durante i suoi anni migliori, ascoltando i sussurri del vento e toccando le fredde pietre con reverenza ed un po’ di timore. La storia di Urquhart Castle, come ogni storia scozzese che si rispetti, è intrisa di lotte, battaglie e colpi di scena. In una storia lunga 500 anni, il castello ha fatto da sfondo a numerose azioni militari, tra le sue mura, o nei paraggi, sono passati personaggi importanti, la sua gestione è stata affidata a numerose persone ed infine, triste e mera conclusione, è stato fatto esplodere nel 1692 per evitare che cadesse nelle mani dei giacobiti.
Non si sa chiaramente quando il castello fu fondato ma secondo studi e scavi archeologici avvenuti nella seconda metà del secolo scorso, una fortificazione potrebbe essere esistita in quel luogo già attorno all’anno 500. Si narra che attorno al 580 St.Columba, il monaco irlandese che per primo diffuse il cristianesimo tra i Pitti e che fondò il monastero sull’Isola di Iona, stesse viaggiando alla volta di Inverness per recarsi al castello di Bridei, figlio di Maelchon, un Re dei Pitti ossia dell’antica popolazione che viveva in Scozia all’epoca. Mentre passava nei pressi del Glen Urquhart a Loch Ness, venne urgentemente chiamato nella residenza di un anziano nobiluomo Pitto di nome Emchath, che era in punto di morte e desiderava essere battezzato. Columba non si limitò a battezzare solo Emchath, ma anche tutta la sua famiglia e benedì tutti i suoi possedimenti. Non è certo che la casa del Pitto si trovasse proprio dove sarebbe poi sorto Urquhart, ma il ritrovamento di un frammento di un’antica spilla Pittica ha portato a pensare che il luogo fosse lo stesso. Del resto era un luogo ideale per una fortezza, circondato su tre lati dall’acqua, facilmente difendibile dalla terra e con una vista strategica sui dintorni. Una curiosità: pare che fu proprio ai tempi di Columba che iniziò a essere avvistato il famoso mostro di Loch Ness! Scrive Adomnan, il biografo del santo: “Quando Columba raggiunse la riva del fiume, vide che stavano seppellendo un pover’uomo; i seppellitori dissero che, mentre stava nuotando, l’uomo venne preso e selvaggiamente morso da una bestia acquatica”. Nonostante questo Columba ordinò ad uno dei suoi compagni di nuotare dall’altra parte del lago per andare a prendere una barca, ma ecco che appena l’uomo fu in acqua apparve il mostro e si diresse verso di lui a fauci spalancate. Mentre tutti inorridivano, Columba alzò le mani e ordinò alla besta “Non toccare l’uomo; Vattene, e in fretta!”. Ovviamente, il mostro obbedì al monaco e l’uomo fu salvo.
Le prime testimonianze sicure riguardanti Urquhart Castle si hanno a partire dal XII e dal XIII secolo, quando re Alessandro II, per mantenere l’ordine a seguito delle ribellioni contro il potere regale, concesse la gestione di una delle sue residenze al suo usciere Thomas de Lundin. Alla morte di quest’ultimo la fortezza passò nelle mani di suo figlio, Alan Durnward, e fu in quel periodo che venne costruito il castello originale. Da qui in poi, la storia del castello è caratterizzata da lotte di potere e passaggi di proprietà tra gli scozzesi e gli inglesi. La prima testimonianza scritta riguardo ad Urquhart risale al 1296, quando fu assediato e conquistato da Edoardo I d’Inghilterra che, con la sua invasione, diede il via alle Guerre d’Indipendenza scozzesi che sarebbero durate fino al 1357. Pochi anni dopo Urquhart era di nuovo proprietà degli scozzesi (1298), salvo poi ritornare repentinamente nelle mani nemiche (1303). Nel 1307 il celebre Re Robert the Bruce marciava alla volta del Great Glen travolgendo gli assalitori inglesi e riconquistando i castelli di Inverlochy, Urquhart e Inverness: da allora Urquhart divenne un castello reale, la cui gestione fu affidata dalla corona a una serie di Governatori.
Veduta verso il Loch Ness
Nei sue secoli a venire, il pericolo non arrivò più dagli inglesi bensì dalle continue invasioni da parte del Clan MacDonald, i Signori delle Isole, che miravano ad espandere il loro potente regno nella Scozia occidentale. Nel 1395 Domhall of Islay sequestrò Urquhart alla Corona e riuscì a mantenerne il controllo per più di 15 anni. Lo perse nel 1411, a seguito della vana battaglia di Harlaw e il tentativo di riprenderselo, da parte del figlio, non andò a buon fine. La gestione venne dunque affidata dal re James IV alla famiglia Grant, nel 1509, a condizione che questi ultimi riparassero e restaurassero il castello: è in questo periodo che venne costruito il torrione di cinque piani conosciuto come Grant Tower. Le incursioni continuavano e, fra tutte, la più celebre è sicuramente quella avvenuta nel 1545 (e che fu anche l’ultima), durante la quale i MacDonald e i loro alleati, i Cameron, riuscirono a portare via da Urquhart e dai territori circostanti, appartenenti ai Grant, 3377 pecore, 2355 capi di bestiame, 2204 capre, 395 cavalli, 122 maiali, 64 oche e, dal castello stesso, 12 materassi di piuma, biancheria da letto compresa, tini per la fermentazione della birra, spiedi per arrostire la carne, varie padelle e pentole, tavoli e altri mobili, un baule contenente 300£, 20 pistole, polvere da sparo, armature, alcuni cancelli di ferro, e tre grandi barche. Non per niente, l’episodio fu chiamato “The great Raid”, la grande incursione.
Un’illustrazione del “Great Raid” ad Urquhart Castle ad opera del Clan MacDonald.
Altri riparazioni furono necessarie nel corso del secolo seguente e continuarono fino al 1623, anche se il castello non era più la residenza privilegiata che era un tempo: i proprietari terrieri scozzesi stavano iniziando ad abbandonare i loro castelli medievali, costruendo invece dimore più confortevoli. Anche il promontorio roccioso dove sorgeva Urquhart non era più così attraente per i Grant. La fine arrivò attorno a Natale del 1644: un gruppo di Covenanters (un movimento di convinti presbiteriani) irruppe nel castello e derubò l’allora residente, Lady Mary Grant, colpevole di essere cristiana e leale al re Charles I. Il castello venne saccheggiato, Lady Grant allontanata dalla sua tenuta lamentandosi “Non mi è rimasto nemmeno un tovagliolo sul quale consumare il mio pasto”. Di fatto, durante un inventario del 1647, il castello era praticamente vuoto e spoglio: gli unici oggetti nella Grant Tower erano un letto, un tavolino e una panca nella ‘stanza sopra la hall’, un letto e un tavolo nella ‘camera a volta’, un grande tavolo da pranzo, sedie, panche e un altro tavolo nella ‘hall’ e un vecchio baule in cantina. Da allora in poi, il declino di Urquhart fu veloce. A seguito dell’invasione della Scozia da parte di Oliver Cromwell, nel 1650, gli inglesi costruirono nuove fortezze e scelsero di pattugliare il Loch Ness con un battello anziché insediare un presidio ad Urquhart.
Urquhart Castle
Quando il re cattolico James VII e II fu deposto ed esiliato, nel 1688 a seguito della Gloriosa Rivoluzione di William d’Orange, Urquhart Castle divenne di nuovo in uso, conteso ancora una volta tra due parti opposte: da una lato i seguaci del nuovo sovrano d’Orange e dall’altra i giacobiti, ossia i sostenitori del legittimo re Stuart in esilio. Questi ultimi potevano contare su un forte sostegno nelle Highlands, così il castello di Urquhart, con la sua posizione strategica, divenne una guarnigione delle forze governative sotto il comando dei Grant, fedeli a d’Orange, che nel castello schierarono circa 200 uomini. Scarsamente armati, questi soldati potevano però contare su una scorta di provviste che sarebbero bastate per un paio di settimane. Il castello venne presto preso d’assedio dai giacobiti ma, nonostante questi ultimi fossero in netta superiorità numerica, gli assediati riuscirono a resistere fino alla battaglia di Cromdale, avvenuta nel 1960 nei pressi di Grantown-on-Spey, dove le forze giacobite furono sconfitte. Quando i soldati abbandonarono definitivamente la fortezza presero la drastica decisione di farla saltare in aria, per evitare di farla cadere nuovamente nelle mani degli avversari: grossi pezzi di massi crollati a seguito dell’esplosione sono tutt’oggi visibili a fianco di ciò che resta dell’antica gatehouse. Il parlamento ordinò che la famiglia Grant venisse risarcita con 2000£, ma non intraprese nessuna opera di riparazione alla proprietà; successivamente la gente che abitava nei pressi del castello accorse per portar via quello che rimaneva, quello che potevano riutilizzare per altre costruzioni e con esso anche le migliori sculture in pietra staccate dai tetti, travi, parti in ferro e simili. La fine definitiva dell’antica e splendida fortezza fu decretata nel 1715, quando parte della Grant Tower crollò a seguito di una terribile tempesta.
Nel 1770 il castello era in rovina, senza tetto, e in gran parte collassato. E così rimase fino al 1911 quando, dopo la morte della proprietaria dell’epoca, Caroline Dowager Countess of Seafield, vedova del settimo Conte Grant, e secondo il suo volere, Urquhart passò sotto il controllo e le cure della Commissioners of His Majesty’s Works and Public Buildings prima, e Historic Scotland poi. Nel 1994, con la forte opposizione di molti degli abitanti locali, vennero realizzati gli odierni centro visitatori e un parcheggio. Oggi Urquhart è il terzo castello più visitato della Scozia, dopo quelli di Edimburgo e Stirling.
LA STRUTTURA DEL CASTELLO
Sebbene la maggior parte del castello sia oggi in rovina, esso è ben conservato e grazie alle utili e complete tabelle informative è tuttora possibile dedurne l’antica magnificenza: era, e i suoi resti sono ancora oggi, uno dei castelli medievali più grandi della Scozia. Appena usciti dal centro visitatori non ci si rende conto subito della grandezza del castello, cosa che accade una volta varcato il portone principale, ma se ne scorge subito la bellezza romantica ed antica. Avvicinandosi, si cammina lungo un vasto prato verde, usato in passato per le adunanze e poi come giardino, frutteto e spazio coltivato nel XVII secolo, fino a raggiungere il fossato che protegge l’entrata principale, probabilmente scavato agli inizi del Medioevo. Oggi sostituiti da un moderno ponte, in passato qui si trovavano una passerella di pietra e un ponte levatoio che conducevano all’interno del castello; il passaggio che dal ponte levatoio portava al portone d’entrata era protetto da pareti di pietra, oggi scomparse, che in passato erano munite di feritoie per gli arcieri e vie d’uscita per la guarnigione, che poteva uscire dal castello anche se il ponte levatoio era sollevato e sbarrato. Le mura di cinta risalgono in gran parte al XIV secolo
L’entrata del castello, con il ponte e i resti delle due torri sulla destra e la Grant Tower sulla sinistra
La Gatehouse (la fortezza d’entrata), della quale oggi non rimangono che rovine, risale al XVI secolo ed era caratterizzata da due torri identiche poste a fianco di un passaggio d’entrata ad arco, protetto da una saracinesca della quale si vedono ancora nelle pareti le scanalature per poterla sollevare. Seguivano due serie di robusti portoni in legno e una stanza per le guardie su ciascun lato. Sulla sinistra si trovano anche le prigioni, costituite da una piccola e stretta cella con una latrina in fondo. Il piano superiore (ne rimangono più o meno integri solo due, quelli superiori sono collassati e alcuni pezzi si possono vedere sul terreno di fronte all’entrata, con tanto di buchi per il camino e le latrine) erano destinati al custode della fortezza e comprendevano un alloggio con due stanze, una sala e una camera da letto, entrambe con un caminetto e una piccola latrina a fianco. Da qui, il guardiano poteva controllare chiunque entrasse o uscisse dal castello. La sala era l’equivalente del nostro soggiorno mentre la stanza era destinata al riposo, con un letto incassato in un grande armadio.
Grant Tower
L’edificio più importante di tutto il castello, e anche quello meglio conservato, è la Grant Tower, costruita da Sir John Grant dopo il 1509 e modificata nel corso degli anni. La torre, che raggiunge i 12 metri d’altezza e le cui pareti sono spesse fino a 3 metri, ospitava gli alloggi della famiglia Grant, padroni del castello, e per ragioni di sicurezza l’ingresso era molto piccolo e stretto e le difese numerose: un profondo fossato correva sui lati interni dell’edificio e il punto più esposto, ossia il portone d’entrata, era raggiungibile solo da un ponte removibile. La torre è composta da 5 piani e la porta d’entrata porta al secondo, ovvero la great hall, la stanza più grande dell’intero edificio, illuminata da grandi finestre e riscaldata da un grande caminetto nella parete sud. Una stretta scala a chiocciola portava giù in una cantina sotterranea e ad una ben difesa entrata posteriore. Un’altra scala conduceva invece ai piani superiori. Non è sicuro di come fossero disposti i piani superiori ma sembra che la stanza appena sopra la hall fosse destinata a sala per i ricevimenti e come spazio dove il Lord e la Lady potevano rilassarsi mentre al quarto piano c’era la camera da letto, usata anche per ricevere gli amici più intimi. Ai piani più in alto si trovava una soffitta usata dalla servitù e quattro piccole e graziose stanze nelle torrette sugli angoli dell’edificio, ognuna con un caminetto e una finestra.
Accanto alla Grant Tower ci sono i resti di quelle che erano le cucine e poco distante, su di una piccola collinetta rocciosa, si vedono le fondamenta di un piccolo edificio rettangolare: si pensa fosse stata la cappella del castello, che potrebbe avere origini molto antiche e risalire ai tempi quando il promontorio dove sorge Urquhart era una fortezza dei Pitti. Era normale per un grande castello medievale avere il proprio luogo di culto, soprattutto per risparmiare a chi ci abitava di doversi recare alla parrocchia più vicina, che in questo caso si trovava nel villaggio di Drumnadrochit, ad alcune miglia di distanza.Dopo gli alloggi privati del Lord del castello (la Grant Tower), la parte più importante era la Great Hall, una spaziosa stanza usata a vari scopi, ma principalmente come sala dei banchetti e palazzo di giustizia, situata lungo la parte orientale del cortile interno, nei pressi della riva del Loch Ness. Oltre alla grande sala, ci sarebbero state anche una resting room (una sala relax) situata dietro alla pedana del Lord, le cucine ed il magazzino. Purtroppo nulla sopravvive del piano superiore nella great hall, dove il Lord del castello soleva ricevere visite, discutere di affari e incontrare amici: oggi rimangono solo i davanzali di quattro grandi finestre, che illuminavano la stanza e offrivano una magnifica vista sul loch sottostante. Le cantine e i magazzini sono meglio conservati, ma anche in questo caso non si conosce l’esatta ubicazione di ogni stanza di servizio.
Nella parte più stretta del promontorio, più o meno di fronte all’entrata principale, si trova il water gate, la porta sull’acqua. Questa porta secondaria dava accesso alla riva del lago ed era un importante via di entrata e di uscita ai tempi del medioevo. In un’epoca in cui le strade erano pressoché inesistenti, la maggior parte delle provviste del castello arrivava via fiume, o lago in questo caso, caricata su delle barche. Durante un assedio al castello tra il 1689 e il 1690, la guarnigione fu temporaneamente rifocillata di provviste e di uomini, sbarcati proprio nei pressi del water gate. A sud rispetto all’entrata si trova la parte più alta del promontorio. Questa zona potrebbe essere stata fortificata già dai Pitti durante il primo millennio ed era anche il cuore del primo castello, costruito nel XIII secolo, spostato poi successivamente verso Nord, su un terreno più pianeggiante. Successivamente quest’antica parte fu destinata ad ospitare i “servizi” del castello: le stalle, una colombaia, una fucina. Oggi rimane poco di questa parte del castello, e capire la struttura originale e la funzione che questi edifici in rovina avevano centinaia d’anni fa è davvero molto difficile.
Veduta del Loch Ness dal castello
INFORMAZIONI PRATICHE
Urquhart Castle è aperto al pubblico tutto l’anno all’infuori del 25 e 26 dicembre. Gli orari di apertura variano a seconda del periodo dell’anno: in estate è uno dei pochi castelli scozzesi ad essere aperti fino alle 20 mentre in inverno (da novembre a marzo) chiude alle 16.30. Vi invito a consultare il sito ufficiale per conoscere gli orari giornalieri.
Alzi la mano chi non ha mai sentito parlare di Loch Ness. Nessuno? Ebbene, questo enorme lago scozzese è certamente famoso perché, si dice, abitato dall’omonimo mostro. Nessie, affettuoso nomignolo affidato al mostro, fu avvistato per la prima volta addirittura nel 556 da un monaco irlandese ma è più recentemente che la sua fama è aumentata e i suoi avvistamenti sono cresciuti esponenzialmente: dal 1930 ad oggi le segnalazioni da parte di persone convinte di aver visto il mostro sono state tantissime, così come le fotografie, molte delle quali smascherate come falsi. Ad oggi, nonostante le numerose ricerche scientifiche effettuate, addirittura tramite l’uso di sonar per scandagliare il lago, l’effettiva esistenza di Nessie non è stata realmente dimostrata. È recente la notizia che “l’ultimo cacciatore di Nessie”, un uomo che per vent’anni ha vissuto in una roulotte, accampato sulle rive del lago nella speranza di scorgere il mostro, si è arreso. E se non ci crede più nemmeno uno che ha abbandonato la sua vita e la sua fidanzata per andare a vivere in una roulotte a Loch Ness, e che ci è restato per vent’anni, super convinto nell’esistenza del mostro… bè allora forse vuol dire che Nessie è davvero solo una leggenda! Continua a leggere “Loch Ness, il lago più famoso di Scozia: storia, leggende e cose da non perdere”→
Un’appassionata di libri e di Scozia come me non poteva non avere una piccola “Libreria Scozzese”, una piccola raccolta di libri a tema scozzese che custodisco gelosamente. I libri parlano di diversi argomenti: ce ne sono di storia, di tradizioni, diari di viaggio oppure testi scritti da autori scozzesi. Alcuni li ho già letti e mi sono piaciuti, molti sono stati indispensabili per organizzare il mio viaggio o per scrivere articoli per il blog; altri invece mi sono piaciuti meno oppure aspettano pazientemente il loro turno di essere letti.
Ho notato che molti lettori arrivano qui sul blog cercando propio titoli di libri sulla Scozia. Avevo già scritto diversi articoli parlando di alcuni di questi volumi, ma ho pensato che una bella lista sia molto più pratica ed utile per chi è interessato all’argomento. Dunque ecco un elenco, aggiornato periodicamente, dei libri a tema scozzese che ho letto o acquistato. Buona lettura!
Non posso che iniziare con la guida che ho scritto io: Due settimane in Scozia, della collana “ViaggiAutori”, è una guida di viaggio super tascabile ma ricca e colorata dove ho descritto giorno per giorno un itinerario di due settimane in terra scozzese. Per renderla ancora più originale ho inserito gli interventi di alcuni amici blogger che parlano di leggende, cibo, whisky, cinema e molto altro ancora. Trovate un articolo più dettagliato sulla guida qui. La potete acquistare sul sito http://www.viaggiautori.it con carta di credito o paypal.
Storie e leggende di Scozia – Isle of Skye, di Diletta Nicastro: un magnifico libro che è una racconta di storie, leggende, fatti ed informazioni sull’Isola di Skye, raccontata con gli occhi di una persona che ne è davvero innamorata e che la conosce come le sue tasche.
Filo di Scozia, di Maurizio Barilli e Massimiliano Zerbini: un diario di viaggio (o meglio, di viaggi) con molti interessanti riferimenti cinematografici e musicali;
Il cardo e la croce, di Paolo Gulisano: interessante volume che narra in modo semplice e chiaro la storia della Scozia.
Uomini delle Highlands, di M.R.Zibellini e R.Rossi: nel testo si trova la traduzione in italiano di alcuni pezzi dell’opera dello scrittore Martin Martin che stilò nel 1703 la “Description of the Western Islands of Scotland”, la descrizione geografica, culturale e sociale delle Isole Occidentali Scozzesi. Un vero resoconto storico, reso ancora più ricco ed approfondito dagli interventi degli autori.
Attraverso le Highland, di M.R.Zibellini e R.Rossi: praticamente una guida turistica scozzese del 1773! Anche in questo libro, gli autori raccolgono e traducono le parti dell’opera “A Journey to the Western Islands of Scotland” di Samuel Johnson, che, come Martin ma 70 anni dopo, descrive le Isole Scozzesi dell’epoca.
The lore of Scotland, J.Westwood e S.Kingshill. Libro in inglese che raccoglie un sacco di leggende provenienti da tutta la Scozia.
Elfi e streghe di Scozia, Lorenzo Carrara. Altra raccolta, stavolta in italiano, di leggende e storie scozzesi, con un’interessantissima introduzione a cura dell’autore che da sola vale l’acquisto del libro!
Clan and Castle, the lives and lands of Scotland’s great families, Historic Scotland. Interessante volume, in inglese, a cura della società Historic Scotland che racconta le storie di otto tra i più celebri Clan scozzesi. Lo trovate tradotto in grand parte qui sul blog.
Mary was here, Historic Scotland: un must have per tutti gli appassionati della storia di Mary Stuart, Queen of Scots: la descrizione degli avvenimenti salienti della sua vita, ognuno collegato ad un preciso luogo geografico, per un vero tour sulle orme della controversa Regina Scozzese.
Tra i vari Clan scozzesi, due acquisirono grande autorità durante il XIV secolo ed ebbero un ruolo fondamentale nella politica dell’epoca: gli Stewart (poi “Stuart”) e i MacDonald. E questi Clan tuttavia non potrebbero essere stati più diversi tra loro. Gli Stewart provenivano dalle Lowlands, con antiche radici risalenti alla Francia Normanna. I MacDonald invece erano originari delle Isole Ebridi, saldamente radicati nel regno gaelico-norreno che nacque a seguito delle incursioni vichinghe del IX secolo. Mentre gli Stewart rappresentavano il nuovo ordine feudale, i MacDonald rimanevano fortemente legati alla cultura celtica.
Le due grandi casate però hanno avuto una cosa in comune: entrambe aspiravano alla sovranità del Paese. Così quando gli Stewart ascesero al trono scozzese nel 1371, i MacDonald, “Lord of the Isles” (Signori delle Isole), con il sangue di Somerled – il grande condottiero gaelico-norreno – nelle vene, videro un’opportunità per accrescere la propria posizione. Si venne a creare il terreno adatto per una grande sfida, una valorosa battaglia. La lotta centenaria tra Stewart e MacDonald non era solo uno scontro tra due Clan, era uno scontro tra due culture il cui esito avrebbe determinato quale tipo di Paese sarebbe diventata la Scozia. Quello scontro, ed il risultato che ebbe, risuona ancora ai giorni nostri.
STORIA
Il Donald dal quale il Clan prende il nome era il nipote del grande Somerled. Conosciuto anche come Rìgh Erra Ghàidheal (king of Argyll), Somerled era uno dei più potenti condottieri delle Ebridi attorno al XII secolo. Nel 1158 egli sconfisse in una grande battaglia navale suo cognato Godfrey, Re dell’Isola di Man, acquisendo il titolo di Rìgh Innse Gall, re delle Isole, e governando quindi tutte le Isole, da Man a Lewis. Tuttavia, egli non era ancora soddisfatto. Nel 1164 la sua enorme flotta salpò verso est nel Firth of Clyde, facendo rotta verso il cuore del regno scozzese. Questo viaggio purtroppo segnò la sua rovina. Fu ucciso nei pressi di Renfrew Castle, sede degli Steward di Scozia (assistenti al governo scozzese); la sua testa, dopo la decapitazione, fu trasportata nella cattedrale di Glasgow come un trofeo di guerra.
Rappresentazione del condottiero Somerled
La morte di Somerled portò alla veloce frammentazione del suo impero e della sua eredità, che secondo le usanze gaeliche vennero divisi tra i due figli. Dugald, probabilmente il più vecchio, divenne Rìgh Erra-Ghàidheal, governando sull’Argyll e le Southern Isles e fondando il Clan MacDougall. Ranald, il figlio minore, assunse il titolo di Rìgh Innse Gall, governando su Kintyre ed Islay. I due figli di Ranald, Ruari e Donald, fondarono a loro volta due importanti Clan: il Clan MacRuaris decadde in importanza mentre al contrario il Clan MacDonald prosperò. Così tanto che è impossibile, ai giorni nostri, sfogliare un elenco telefonico di ogni parte del mondo e non trovarvi almeno un MacDonald! Non si conosce praticamente nulla di Donald, se non che egli guidò i suo Clansmen in varie battaglie da Ulster a Moray. Nel tempo, il Clan Donald sarebbe divenuto il principale tra i discendenti di Somerled, ma ai giorni di Donald esso era meno significante di altri clan, come per esempio i MacDougalls.
Poi arrivarono le Guerre di Indipendenza con l’Inghilterra, quando nobili famiglie scozzesi dovettero giurare la loro lealtà da una parte o dall’altra. I MacDougalls si schierarono con il re John Balliol, la marionetta di Edoardo I d’Inghilterra. Il figlio ed il nipote di Donald, Angus Mòr e Angus Og (Angus il grande e Angus il giovane), supportarono invece la causa di Robert Bruce. E quando il “piccolo” Angus con il suo esercito di 5000 abitanti delle Isole sostenne Bruce nella vittoria di Bannockburn nel 1314, il destino dei discendenti di Somerled fu stabilito. Le terre appartenenti ai MacDougall – Jura, Coll, Tiree, Glencoe, Morvern, Locharber – vennero sequestrate e date in concessione ai MacDonalds. Angus morì nel 1330, e secondo la sua scelta venne sepolto sull’Isola di Iona, vecchio luogo di incoronazione degli antichi re del regno di Dalriada (antico regno scozzese che comprendeva Argyll, Bute, e un pezzo di Irlanda del Nord e abitato dagli scoti). Le braci morenti della vecchia sovranità delle Isole venivano attizzate ancora una volta.
Sigillo di Angus òg MacDonald
Da allora in poi, la crescita del Clan MacDonald fu meteorica. Dal 1336, il figlio di Angus, John, si designò del titolo di “Lord of the Isles”. Il matrimonio con sua cugina Amy, erede dei domini del Clan MacRuari, gli fece guadagnare i territori di Knoydart, Moidart, e le isole di Mull, Rum, Uists e Barra. E nel 1343, David II, il figlio di Bruce, gli assegnò anche le isole di Lewis e Harris (Ebridi Esterne). Era come se Lord John stesse riassemblando l’antico regno di Somerled, ma con la consapevolezza che la scena politica era cambiata completamente dai tempi dell’antico condottiero. Se prima due corone – Norvegia e Scozia – avevano combattuto per il dominio delle Ebridi, ora solo “the king of Scots”, il re degli scozzesi, rimaneva a governarle. A John non rimaneva che tentare di entrare nelle sue grazie, tentando l’ascesa nella nobile società scozzese. Nel 1350 divorziò da Amy e sposò Lady Margaret, figlia di Robert the Steward (steward era colui che rivestiva un’importante carica amministrativa per il Re di Scozia). E nel 1371, quando quest’ultimo divenne Robert II, John si trovò parte della casa reale, fedele alleato del re e uno dei più potenti uomini nel reame. All’ora della sua morte, avvenuta a Ardtornish Castle nel 1387, egli stava regnando su di un vasto “Hebridean Empire”, impero delle isole Ebridi.
Ma il figlio di John, Donald, non si accontentava solo delle Ebridi, voleva di più. Nel 1402 la morte di suo cognato, il Conte di Ross, senza eredi maschi, rappresentò un’occasione d’oro. Donald prese d’assalto il Great Glen per assicurarsi con la forza la fedeltà della contea: i grandi castelli di Urquhart, Inverness e Dingwall caddero nelle sue mani, e stessa sorte toccò all’Isola di Skye, parte dell’egemonia del Ross-shire. I MacLeod, fino a quel momento il principale Clan dell’Isola, furono tutt’altro che felici. La storia racconta che un MacDonald stava ispezionando la sua nuova proprietà quando scivolò sull’orlo di una scogliera e sfuggì alla morte aggrappandosi ad una zolla d’erba. Una donna MacLeod, sentendo il suo grido d’aiuto, lo raggiunse e borbottò “Ah, bene, si sono presi tutto il resto, si prenderanno anche questo!” e detto ciò diede un calcio alla zolla, facendo precipitare lo sfortunato MacDonald.
Rappresentazione del “Signore delle Isole”
Nonostante queste nuove acquisizioni, il neo-proclamato Conte di Ros non era soddisfatto. Nel 1441, mentre la corte degli Stewart era coinvolta in uno scontro di potere internazionale, Donald marciò fuori dalle Highlands alla testa di un esercito di 10.000 scozzesi, comprendente non solo appartenenti al suo Clan ma anche ai Cameron, MacKinnons, MacKintosh, MacLean e MacLeod. Solo una piccola armata di Clan delle Lowlands, frettolosamente assemblata, si frappose al suo cammino: i due eserciti si incontrarono ad Harlaw, vicino ad Inverurie, Aberdeenshire. Quella sanguinosa ma non decisiva battaglia fu una pietra miliare nella storia scozzese, perché fu la prima combattuta tra Highlander e Lowlander. Donald “of Harlaw” ottenne la vittoria ma gli Stewart erano in allerta. Si diffusero storie di una banda, i cui membri venivano chiamati “wyld wykkyd Helandmen” e descritti come persone stanamente abbigliate che scendevano dalle loro montagne sicure sui poveri, civilizzati Lowlanders. Il Re il Lord of the Isles ora condividevano una diffidenza reciproca. Per tutto il secolo le due parti giocarono un gioco mortale del gatto e del topo, dal quale dipendeva la futura sovranità della Scozia.
Nel 1462, all’oscuro di tutti se non di pochi privilegiati, John, 4° Lord of the Isles, stipulò un patto segreto con Edoardo IV d’Inghilterra e col recente caduto in disgrazia 9° Conte di Douglas. Con il cosiddetto ‘trattato di Westminster-Ardtornish’, i tre si promettevano aiuto reciproco nell’eliminare la dinastia Stewart e dividersi la Scozia. L’Inghilterra avrebbe avuto il Sud del Paese lasciando MacDonald e Douglas a litigarsi il resto. Quando il patto giunse alle orecchie dei Royal Stewart, segnò la fine del dominio delle Isole. Lord John venne definitivamente spogliato delle sue terre e dei suoi titoli nel 1493, e morì nel 1503, non nella potente Ardtornish ma in una modesta tenuta a Dundee. Il dominio delle Isole morì con lui: la dinastia di Somerled non esisteva più. Dopo quattro secoli di manovre politiche e militari, la Scozia feudale aveva definitivamente prevalso sul suo antico passato celtico. Il Clan Donald provò a recuperare la situazione, e non meno di sette tentativi vennero fatti nei seguenti 50 anni. Nel 1539 per esempio Donald Gorm MacDonald of Sleat insorse, solo per essere ucciso con una freccia nell’occhio, scoccata dai bastioni dell’Eilean Donan Castle. Quell’insurrezione portò James (Giacomo) V in persona nelle Ebridi, e la sua visita continua a vivere anche ai giorni nostri sull’isola di Skye: il nome del villaggio Portree deriva dal gaelico Port Rìgh, che significa porto del re. L’ultimo tentativo avvenne nel 1545, quando Donald Dubh (Donald il nero), il nipote di Lord John, raccolse una flotta di 180 galee e 4000 uomini in Irlanda: purtroppo egli morì a causa della febbre e il piano di rivolta andò lentamente a svanire.
Un’altra rappresentazione del Signore delle Isole
La caduta del Signore delle Isole comportò disastri politici e culturali, non solo per i MacDonald ma per tutti i Gaeli. I singoli Clan, MacLean, MacLeod e MacNeils, non sarebbero mai più stati uniti sotto un unico Lord, governando le Ebridi come ‘consiglio delle Isole’. D’ora in poi ognuno avrebbe pensato per sé, con inevitabili conseguenze. Le faide diventarono all’ordine del giorno e il periodo che seguì la caduta del dominio delle isole venne chiamato linn nan creach (gli anni delle incursioni); l’avvenimento più noto di questo periodo è il massacro del Glencoe (territorio dei MacDonalds), avvenuto nel 1692, quando alcuni soldati del reggimento dei Campbell of Argyll sterminarono il Clan MacIain del Glencoe e devastarono la maggior parte delle loro tenute in una fredda mattina di febbraio. Questo è solo un esempio delle numerose atrocità perpetrate da ambo le parti.
Ma i MacDonald e gli altri Clan sarebbero tornati di nuovo insieme. A seguito del rovesciamento del regno di James VII e II da parte di Guglielmo d’Orange e sua moglie Mary, nel 1689, essi diedero vita all’esercito giacobita che combattè così validamente a Killiecrankie (1689), Sheriffmuir (1715), Glenshiel (1719) ed infine a Culloden (1746). Essi combatterono per riportare al trono la legittima dinastia regnante scozzese, gli Stuart. Quelli stessi Stuart che, in passato, li avevano portati alla caduta.
SIMBOLI
Clan Crest:
Motto:
Per mare, per terras
Plant Badge:
Ogni clan aveva una pianta distintiva, della quale un rametto veniva messo sul bonnet, tipico cappello scozzese. Nel caso del Clan MacDonald, la pianta è Eather, ossia l’Erica, pianta diffusissima in tutta la Scozia.
Tartan:
Come per gli altri Clan scozzesi, anche il Clan Donald ha vari tipi e colori di tartan. Il più conosciuto è questo sotto
I CASTELLI DEI MACDONALD
I MacDonald, Signori delle Isole, erano tra le famiglie più potenti in Scozia nel corso del tardo medioevo, ossia nel periodo in cui i grandi castelli fiorirono sul territorio scozzese. Eppure essi non costruirono nessun grande casello. Gli altri figli di Somerled invece lo fecero: i MacDougall costruirono l’imponente Dunstaffnage, vicino a Oban, e i MacRuaris l’altrettanto massiccio Castle Tioram, sul Loch Moidart.
È vero che i MacDonald acquisirono un gran numero di castelli nel corso degli anni quando posarono le mani sulle Ebridi ed oltre, tra i quali Skipness, Urquhart e Dunluce, nell’attuale Irlanda del Nord. Ma non erano stati loro a costruirli. I castelli che edificarono loro stessi erano modesti per gli standard dell’epoca; era come se essi fossero così forti, così sicuri di sé e della loro posizione all’apice della società Gaelica da non avere bisogno di spaventose difese. La sede del Clan, su Islay, rappresenta perfettamente tutto questo: non era una maestosa fortezza arroccata in cima ad una scogliera, ma un gruppo di edifici su di due isole pianeggianti situate in un Loch nell’entroterra. Finlaggan sembra più un lavoro della natura che dell’uomo, con la sua stupenda posizione sulle due isolette, Eilean Mòr (la grande isola) e la più piccola Eilean na Comhairle (l’Isola del Concilio), che furono il cuore dell’Impero dei MacDonald per oltre 400 anni. Fu qui che la maggior parte dei Clan Chiefs (capi clan) vennero insigniti della loro carica, con un elaborato rituale nel quale il nuovo Chief metteva i piedi in un’impronta scolpita nella roccia, a rappresentare il fatto che egli avrebbe dovuto seguire i passi dei suoi predecessori. Quando la cerimonia terminava, i festeggiamenti continuavano per più di una settimana.
Finlaggan era anche dove il Concilio delle Isole si riuniva per discutere di affari. Equivalente ad un consiglio privato, esso includeva non solo i capi tra i MacDonald ma anche altri Clan Chiefs che riconoscevano la supremazia del Signore delle Isole, come per esempio MacLean of Duart, MacLeod di Dunvegan e Harris, Macneil di Barra. Essi discutevano di affari sull’Isola del Concilio, mentre risiedevano su Eilean Mòr. Finlaggan era probabilmente usato solo in queste occasioni, mentre normalmente i Chiefs del Clan MacDonald risiedevano altrove. La loro principale residenza su Islay potrebbe essere stata Dunyvaig Castle, sulla costa meridionale.
La sede dei capi clan nella zona del Kintyre (penisola della Scozia occidentale nei territori di Argyll and Bute) era quasi certamente Dunaverty Castle, situato a sud di Campbeltown, dove Angus Òg diede riparo a Robert Bruce nel 1306 dopo la sconfitta di Methven. Dunaverty guadagnò un diverso tipo di notorietà nel 1493, quando John MacDonald of Dunyvaig riconquistò il castello dalle mani di James IV dopo la decadenza dei Signori delle Isole. La prodigiosa espansione dell’impero dei MacDonald durante il XIV secolo si spostò verso Nord, lasciandosi i territori del Kintyre e di Islay alle spalle. Mentre Finlaggan manteneva le sue funzioni cerimoniali, per ragioni pratiche i Signori delle Isole si stabilirono anche a Nord, ad Ardtornish Castle, nella regione detta Morven. Il primo ed il secondo Signore delle Isole morirono proprio in questo castello. Per un altro periodo, durante in XV secolo, i loro discendenti vissero anche a Dingwall Castle, in qualità di Conti di Ros. Di Dingwall Castle oggi non rimane più nulla, ma di Ardtornish Castle sono ancora visibili le rovine. Anche in questo caso il castello non è il tipo di residenza che ci si aspetta per un grande Lord: nessun muro di cinta protegge l’edificio principale a due piani, che è esposto e circondato da una serie di strutture in rovina che ricordano la struttura di Finlaggan.
Ardtornish Castle oggi
Il potere dei MacDonald era così vasto e diffuso che non c’è castello nelle Ebridi che non sia collegato a loro. Alcuni furono costruiti proprio dai signori del Clan, altri vennero acquisiti tramite matrimonio, concessioni o altri mezzi non proprio pacifici. I MacDonald governarono il proprio regno da quei castelli, e in essi morirono. Arrivarono persino ad incarcerare i loro parenti all’interno di quei castelli, come lo sfortunato Uisdean MacGilleasbuig Chlerich, provò a sue spese nel 1602. Uisdean – o Hugh – era un uomo molto conosciuto che aveva ambizione di diventare Chief dei MacDonald di Sleat, con il piano di uccidere Donald Gorm Mòr of Sleat (Isola di Skye) ed altri leader del Clan durante il ricevimento di inaugurazione della sua nuova residenza a Skye. La congiura fu sventata quando le lettere di invito furono recapitate alle persone sbagliate: allo stesso capo clan fu spedita la lettera indirizzata all’assassino ingaggiato per l’occasione! Hugh fu inseguito fino all’Isola di North Uist, catturato e portato a Duntulm Castle, la residenza del Clan Chief che avrebbe dovuto uccidere, e rinchiuso nelle segrete, dove venne nutrito solo con manzo salato e niente acqua finchè la sua vita non ebbe fine. Si dice che i suoi gemiti siano tuttora udibili nelle rovine di Duntulm Castle.
Molti altri castelli vennero collegati prima o poi al nome dei MacDonald, anche se non erano di loro proprietà. Uno fra tutti Urquhart Castle, sulle sponde del Loch Ness. Innumerevoli volte, dopo il 1395, i MacDonald invasero il Great Glen e conquistarono Urquhart, all’epoca una roccaforte reale, per realizzare il loro scopo di diventare Conti di Ross. Per 150 anni il castello passò dalle mani dei reali Stuart a quelle dei Signori delle Isole come un osso conteso tra due cani affamati. Disprata, la famiglia reale affidò la responsabilità del castello ad alcuni leali sostenitori, prima i Gordon e poi i Grant. Ma essi non se la cavarono meglio – fino al 1545, quando i MacDonald si riversarono nel Glen un’ultima volta. Durante quell’incursione i MacDonald portarono via 3377 pecore, 2355 capi di bestiame, 2204 capre, 395 cavalli, 122 maiali, 64 oche e, dal castello stesso, 12 materassi di piuma e altri pezzi d’arredamento, tini per la fermentazione della birra, spiedi per arrostire la carne, un baule contenente 300£, polvere da sparo, armature e tre barche. Non per niente, l’episodio fu chiamato “The great Raid”, la grande incursione.
Un’illustrazione del “Great Raid” ad Urquhart Castle ad opera del Clan MacDonald.
I castelli del Clan Donald non sono soltanto tra i più antichi di Scozia, sono anche tra gli ultimi che simboleggiano l’arte bellica dell’epoca. Mingary, nell’Ardnamurchan, ne è un buon esempio. Nel 1588, dopo la dispersione dell’Invincibile Armada spagnola, esso resistette a un bombardamento da parte di un galeone spagnolo che si era rifugiato nella baia di Tobermorry e che fu poi trafugato da Lachlan MacLean of Duart, allora alleato dei MacDonald. Durante la guerra civile del 1640 la fortezza resistette ad un altro assalto: furono gli stessi MacDonald questa volta ad attaccare la fortezza, che era caduta nelle mani dei loro acerrimi nemici, i Campbell. Un secolo dopo Mingary era ancora presidiata, questa volta dalle giubbe rosse del governo (redcoats, dal colore delle loro uniformi). Charles Edward Stuart, conosciuto come il Bonnie Prince Charlie, mise piede sui territori britannici per la prima volta nel 1745, non lontano dal castello, e i Campbell furono veloci a spedire delle sentinelle per presidiare l’area. Nonostante fossero passati 500 anni, Mingary era ancora adatto agli scopi militari. Bonnie Prince Charlie riuscì ad avanzare nel suo tentativo di riconquista e stava quasi per riuscire a restaurare la dinastia Stuart al trono inglese e scozzese quando venne brutalmente sconfitto a Culloden, il 16 aprile 1746, insieme alle speranze che il Clan Donald aveva di riprendersi il legittimo titolo di Signori delle Isole.
Mingary Casle
Fonte: Clan and Castle, the lives and lands of Scotland’s great families (Historic Scotland)