La Banshee, dal gaelico Bean Sidhe, essere mitologico di origini Irlandesi ma presente anche nelle leggende delle Highland, è uno spirito femminile visto come presagio di morte o come messaggero di un mondo ultraterreno. Nelle leggende la Banshee è una fata che inizia a piangere e a lamentarsi quando qualcuno che sta per morire ed è spesso legata ad una singola famiglia o Clan. Le prime testimonianze dell’esistenza di questo spirito risalgono al 1300 e, più recentemente, ci sono stati dei presunti avvistamenti addirittura nel 1948!
Banshee
Tradizionalmente quando una persona moriva era compito delle donne cantare un lamento al funerale: esse venivano definite “keeners” e le migliori erano molto richieste ai riti funebri. Si trattava solitamente di donne anziane che venivano pagate per piangere accanto alla tomba del defunto. La leggenda vuole che per le grandi famiglie di tradizione Gaelica il lamento venisse cantato da una fata che, avendo il dono della preveggenza, avrebbe cantato nell’esatto momento in cui un membro della famiglia stava morendo, nelle vicinanze del suo luogo di nascita o residenza: il lamento della Banshee avvertiva per primo la famiglia della morte di un loro congiunto, anche se quest’ultimo si trovava lontano da casa. Secondo altre credenze la Banshee sarebbe apparsa prima della morte per avvertire la famiglia, con il suo lamento, del funesto evento. La comparsa di più spiriti stava ad indicare la morte di una persona importante o di un esponente religioso. Secondo la leggenda è raro vedere una Banshee, poiché viene più che altro sentito il suo lamento: ella si avvicina alla dimora della persona che sta per morire verso sera, oppure al mattino presto, a volte un paio d’ore prima dell’evento, altre addirittura un intero giorno prima. Quando si allontana, perché vista da un essere umano, lo spirito produce un suono svolazzante, come di un uccello che batte le ali per volare. L’annuncio della morte imminente non era udito solo dai famigliari ma anche dagli amici: con questo avvertimento gli amici vicini e lontani sarebbero potuti accorrere al capezzale del morente per dirgli un ultimo addio.
A volte la Banshee era creduta un fantasma anziché una fata, e più nello specifico il fantasma di una donna morta assassinata o deceduta durante il parto. Era una donna piccola, vestita di bianco o di grigio, più raramente di rosso o marrone, e con lunghi capelli chiari (biondi, bianchi o castano dorato) che era solita pettinare con una spazzola d’argento. Ella poteva però apparire con diverse sembianze: spesso come una brutta e spaventosa strega, altre volte come una bellissima donna dell’età che desiderava.
Secondo la leggenda nel 1437 il re scozzese James I fu avvicinato da una veggente irlandese, poi identificata come una Banshee, che gli predisse il suo assassinio per mano del Conte di Atholl.
La Banshee
THE “BEAN-NIGHE”
La Bean Nighe scozzese (letteralmente la “lavandaia”) è una Banshee che viene solitamente avvistata dai viaggiatori nei pressi di laghetti o fiordi, mentre lava il sudario di una persona che sta per morire, cantando una nenia o piangendo. Lo spirito fatato confiderà il nome dello sfortunato che sta andando incontro alla morte e, se il viaggiatore avrà il coraggio di chiederlo, rivelerà anche il suo destino.
CAOINEAG
Caoineag (pronunciato più o meno cugnag) è il nome di uno spirito del tipo Banshee molto simile alla Bean Nighe. Letteralmente “la piagnona” la Caoineag vive nei pressi di cascate o corsi d’acqua e col suo pianto preannuncia la morte di qualcuno ma, a differenza della Bean Nighe, viene solo sentita e mai vista.
LA BANSHEE DI GLENCOE
Glencoe, 1692: trentotto persone tra uomini, donne e bambini vennero brutalmente massacrati (l’evento è conosciuto proprio come “il massacro del Glencoe”). Il macabro evento è da ricollegato alla richiesta fatta ai capi Clan, da parte di Re William III (Guglielmo d’Orange, usurpatore del trono di suo suocero), di giurare fedeltà alla corona dimostrando la propria lealtà nei suoi confronti. Sfortunatamente per i MacDonald di Glencoe, il loro clan chief Alasdair MacDonald partì troppo tardi da casa e, ahimè, arrivò alla presenza del re fuori dal tempo massimo consentitogli, ovvero il primo gennaio, con un ritardo di due giorni. Le autorità usarono questo ritardo come scusa per dare l’esempio del loro potere ai Clan. Alle forze governative stanziate a Fort William venne ordinato di ‘abbattersi sui ribelli, i MacDonald di Glencoe!’. Prima dell’attacco i soldati si presentarono al clan con fare amichevole, come se fossero solo dei visitatori pacifici ma poi, nelle prime ore del 23 febbraio 1962, irruppero nel villaggio uccidendo i membri del clan mentre dormivano. Alcuni riuscirono a scappare e a rifugiarsi sulle colline circostanti, ma il freddo dell’inverno scozzese non diede loro scampo. La leggenda vuole che la notte prima del tragico avvenimento alcuni membri del Clan MacDonald udirono il lamento della Banshee. Alcuni, sentendo il pianto trasportato dal vento e captando il cattivo presagio che esso recava, decisero di scappare salvandosi la vita.
L’altro giorno mi sono imbattuta in questo interessantissimo articolo postato sul blog del Culloden Battlefield Visitor Center. La battaglia di Culloden, combattuta nel 1746 poco lontano da Inverness, ebbe effetti disastrosi per la cultura gaelica e per la vita degli scozzesi (e non solo, come leggerete) che in quel tragico giorno perdevano definitivamente la speranza di riprendersi la propria indipendenza e restaurare sul trono un re del casato degli Stuart, famiglia privata del titolo regale e mandata in esilio in Francia prima e a Roma poi. Molte persone pensano erroneamente che la battaglia di Culloden venne combattuta tra Scozzesi ed Inglesi ma in realtà non fu così. Andiamo dunque a scoprire la verità in questo articolo, che ho tradotto per voi e che potete trovare in lingua originale nel Blog “Culloden Batterfield: Behind the scenes look at Culloden Battlefield and the National Trust for Scotland”.
‘ It’s not Scotland VS England’
Probabilmente, una delle idee sbagliate più comuni che i visitatori hanno al Culloden Battlefield è la convinzione che la battaglia fu combattuta tra Inghilterra e Scozia. Non fu così. Uno degli aspetti più importanti di questa battaglia è che fu a tutti gli effetti una guerra civile. Molte famiglie erano divise nelle due fazioni che si fronteggiarono e le ragioni che portarono gli uomini a combattere furono molto più complesse della semplice questione della provenienza.
Il primo movimento Giacobita si sviluppò quando il re cattolico James II d’Inghilterra e VII di Scozia venne deposto dal trono, il quale passò nelle mani del cognato protestante Guglielmo d’Orange. Il termine giacobita, che deriva dal latino ‘Jacobus’ ossia James (l’italiano Giacomo), sta ad indicare un sostenitore dell’esiliato James II e dei suoi discendenti nella rivendicazione del trono inglese. Detto in parole povere, i giacobiti volevano uno Stuart sul trono Inglese. Ma perché un re Stuart anziché Guglielmo d’Orange, sua moglie la regina Anne, o gli Hannoveriani re George I e Geroge II? Si potrebbe dire che inizialmente si trattò di una questione religiosa, con i cattolici che si schierarono con i giacobiti. Quando re James II e VII era al potere, credeva nel diritto divino del re e di conseguenza il Governo si vide privato di alcuni poteri. Il cattolicesimo era inoltre la religione dei nemici storici degli inglesi, Francia e Spagna, e quando il parlamento inglese spinse Guglielmo d’Orange a conquistare il trono la religione della famiglia reale cambiò, diventando il protestantesimo. L’Act of Settlement del 1701 in qualche modo suggellò il destino degli Stuart dichiarando che chiunque fosse diventato Cattolico, o ne avesse sposato uno, perdeva il diritto di ereditare il trono. Quest’atto fu la ragione per cui il trono passò al casato degli Hannover, nella figura del re Giorgio I.
Se la ragione fosse stata solo questa sarebbe stato facile spiegare chi era dalla parte dei giacobiti. Ahimè, niente nella storia è mai così semplice. Dopo quelle religiose ci sono le motivazioni politiche. Nel 1707 i regni di Scozia ed Inghilterra vennero uniti formando la Gran Bretagna ma molte persone non erano soddisfatte, date le evidenti disparità soprattutto economiche nelle diverse aree dei Paesi. Alcuni sentivano che il Parlamento Scozzese era divenuto corrotto e che la Scozia, dominata dall’Inghilterra con il terrore, avrebbe fatto la fine del Galles, che 400 anni prima era stato inghiottito dal Governo inglese. Dall’altra parte gli inglesi sentivano che avrebbero dovuto pagare di tasca loro i debiti scozzesi derivanti dall’infruttuoso Darien Scheme (dettagli qui) e che i mercanti scozzesi sarebbero stati autorizzati a commerciare con le colonie in America, sottraendo loro profitti. La sfiducia diffusa da ambo le parti sfociò in disordini in entrambi i lati del confine.
Le trasformazioni dell’economia e della politica avvenute dopo l’unione alimentarono nei giacobiti la necessità di un cambiamento. Il fatto che le città e le zone delle Lowlands fossero favorite rispetto al Nord del Paese, spinse molti abitanti delle Highlands ad unirsi alla causa giacobita per combattere l’unione. L’emozione di prendere parte ad una nuova causa e combattere contro le persone al potere spinse molti giovani, in cerca di gloria e avventure, a diventare giacobiti. Infine, la crescente tensione diffusa in Gran Bretagna, venne vista dalle altre potenze europee come un’opportunità di espandere il proprio potere e le rivolte giacobite vennero supportate anche dalla Francia, dall’Irlanda e dalla Spagna che portarono reclute da oltremare nella speranza di smantellare la potenza inglese.
Se molte persone si unirono alla causa perché lo volevano, molti altri lo fecero per necessità. Il sistema sociale dei Clan era ancora largamente diffuso in Scozia e se il Capo Clan decideva di combattere con i giacobiti ai suoi uomini non restava che seguire il suo volere: se si fossero rifiutati di seguire il loro capo in battaglia, la loro casa, la loro proprietà, sarebbe stata data alle fiamme. Alcuni Clan fecero il doppio gioco e piazzarono uomini in entrambe le parti del conflitto: un figlio dalla parte dei giacobiti, uno con le truppe governative. In questo modo il Clan sarebbe stato al sicuro qualunque fosse stato l’esito dei combattimenti; gli uomini della parte perdente sarebbero stati definiti come un gruppo di ribelli, senza ripercussioni negative per il resto del Clan.
Con la crisi economica che colpiva moltissime persone nel paese la causa giacobita era vista come una possibilità di evadere dalla povertà e di far parte di un gruppo che si sarebbe preso cura dei suoi seguaci. Così, uomini dalla Scozia e dall’Inghilterra, si unirono ai giacobiti nella speranza di costruirsi una vita migliore. La religione giocava ancora una parte importante e nel 1745 molti Episcopaliani, che credevano nel diritto divino del re, si unirono alla causa per combattere a sostegno degli Stuart che erano considerati i legittimi eredi al trono e che, si sperava, avrebbero segnato la fine delle discriminazioni contro i cattolici.
Ecco quindi che, nel 1745 e nell’ultima rivolta, c’erano giacobiti che combattevano per un re Stuart, per la loro religione, per migliorare la loro condizione economica, perché erano stati costretti oppure per l’eccitazione di prendere parte ad una nuova causa. Il giacobita medio non esisteva. Essi venivano da tutti i ceti sociali e da tutta la Gran Bretagna. Il giorno della battaglia, a Culloden c’erano Clan schierati in entrambe le fazioni e uomini dall’Irlanda, dalla Francia, dall’Inghilterra e dalla Scozia che combattevano tutti per le loro ragioni personali. La battaglia è stata dunque più una guerra civile che un semplice scontro ‘Scozia contro Inghilterra’ come molti pensano.
La maggior parte delle persone che hanno viaggiato lungo la Scozia rimangono affascinate dall’Isola di Skye: quest’isola, che fa parte delle Ebridi Interne, offre dei paesaggi naturalistici mozzafiato e soprattutto molto vari. Si va dalla drammaticità dei Cuillin, le alte e nebbiose catene montuose dell’isola, al verde della costa e dell’entroterra montuoso della Trotternish Peninsula, alle bianchissime coral beaches nei pressi di Claigan. Non manca ovviamente la parte storica, con castelli, ruderi, broch, nonchè quella legata alle leggende, con un vasta presenza di luoghi connessi al mondo fatato delle creature soprannaturali di cui la tradizione scozzese è piena.
Per visitare l’Isola di Skye serve senza ombra di dubbio più di una giornata: l’isola è molto più grande di quello che sembra e gli spostamenti in auto risultano rallentati per via delle diffuse e suggestive single track roads, strette e tortuose stradine composte da una solo corsia, con delle piazzole laterali poste ad intervalli costanti per permettere ai veicoli di scansarsi per far passare quelli provenienti dal lato opposto. L’ideale sarebbe trascorrere su Skye dalle due giornate in su, ma quando il tempo è poco e con la dovuta organizzazione, si possono esplorare almeno i luoghi di maggior interesse. Il mio consiglio è di gestire bene il tempo a disposizione, scegliendo anticipatamente e con cura le cose che non ci si vuole assolutamente perdere, e di soggiornare in una zona centrale dell’isola come per esempio Portree, che è anche il più grande centro abitato e quello che offre maggiori servizi. Continua a leggere “La Scozia occidentale e l’Isola di Skye: itinerario di 7 giorni”→
Ci sono moltissime strade panoramiche che si diramano lungo tutto il territorio scozzese. Le più note sono senza ombra di dubbio la A82 che passa per la solitaria Glencoe, il Pass of the Cattle (Bealach na bà) per raggiungere la penisola di Applecross, le numerosissime strade costiere sulla mainland o sulle isole che offrono scorci magnifici sul mare. Tra tutte quelle che ho avuto l’opportunità di percorrere la mia preferita è la Road to the Isles, che collega Fort William a Mallaig, piccolo villaggio da dove partono molti traghetti per le Ebridi Interne, in particolar modo quello per Skye.
La Road to the Isles (strada A830) è un’ottima via per arrivare a Skye: anzichè percorrere lo Skye Bridge, più comodo e veloce ma meno scenografico, si può arrivare fino a Mallaig per poi imbarcarsi e raggiungere l’Isola via mare (o viceversa si può lasciare Skye via mare e percorrere la Road to the Isles fino a Fort William). Una rotta alternativa che merita sicuramente di essere percorsa! Il paesaggio è mutevole e va dalla foresta, agli scenografici Loch, alle spiagge bianchissime. Bellezze naturali si, ma anche storia. Proprio sulla road to the Isles, nei pressi di Glenfinnan, si radunarono le forze giacobite alla vigilia della rivolta del 1745. E proprio “Jacobite” si chiama il pittoresco treno a vapore che percorre questo tratto della West Highland Railway, sbuffando e fischiando mentre passa sul famoso viadotto visto anche nei film di Harry Potter, sotto le sembianze dell’Hogwarts Express. Molti affermano che sia una delle tratte ferroviarie più belle dell’intero Regno Unito perchè offre delle magnifiche visuali delle Highlands. Un’alternativa curiosa all’auto, perchè no!
Partendo da Fort William, cittadina che sorge ai piedi del Ben Nevis, la cima più alta del Regno Unito, e proseguendo per circa mezz’oretta verso Est lungo il Loch Eil si raggiunge il villaggio di Glenfinnan. Qui, affacciato sulle sponde del Loch Shiel e circondato da scoscese montagne che formano un magnifico fiordo, sorge il Glenfinnan Monument. Eretta nel 1815, l’alta torre sovrastata dalla statua di un highlander, sorge nel luogo in cui, il 19 agosto 1745, il Bonnie Prince Charlie (Charles Edward Stuart) innalzò i suoi stendardi sul suolo scozzese, intenzionato a riprendersi il trono dei suoi avi, suo di diritto, dopo che la sua famiglia era stata ingiustamente esiliata e privata del titolo reale. Fu proprio a Glenfinnan, in questa splendida cornice naturale, che i Clan fedeli agli Stuart si riunirono per la prima volta sotto un unico vessillo, giurando fedeltà al loro principe e dando così inizio alla tragica rivolta giacobita che sfociò nel sanguinoso Culloden, l’anno seguente.
Glenfinnan monument
Alle spalle del monumento si trova il Glenfinnan Viaduct, eretto assieme al resto del tratto ferroviario Fort William-Mallaig tra il 1897 e il 1901 e costituito da una serie di 21 archi che lo rendono davvero molto pittoresco. Il viadotto è stato la location cinematografica di molte serie tv e di altrettanti film, i più famosi dei quali quelli di Harry Potter. L’Hogwarts Express è proprio il Jacobite Steam Train che transita sul Glenfinnan Viaduct. Ci sono moltissimi sentieri che partono dal parcheggio accanto al centro visitatori e che si inerpicano sui fianchi delle montagne circostanti. C’è chi, dopo aver controllato l’esatto momento di passaggio del Jacobite, si apposta lungo questi sentieri per scattare una pittoresca fotografia del treno sbuffante.
Glenfinnan Viaduct
Poco distante dal Glenfinnan Monument c’è una piccola perla nascosta e sconosciuta ai più: la St. Mary and St. Finnan Church, una chiesetta davvero carina e immersa nella pace, proprio sopra il Loch Shiel. Risalente alla metà dell’800, la chiesa è romanticamente legata alla figura del Bonnie Prince Charlie: al suo interno, bianco e luminoso, si trova una targhetta commemorativa del principe ed inoltre, fatto curioso ed emozionante, la porta sul lato orientale, cioè quella rivolta verso il Glenfinnan Monument, è sempre aperta in modo che l’anima di Charles possa trovare rifugio se mai decidesse di ritornare a casa, in Scozia. Gli appasionati di storia apprezzeranno sicuramente questo luogo!
St Mary and St Finnan Catholic Church
Prosguendo lungo la Road to the Isles, il paesaggio cambia ripetutamente mano a mano che ci si avvicina al mare. I boschi lasciano spazio a un ambiente più aperto e molto roccioso, con bassi rilievi montuosi a contornare il tutto. Una volta suerarato il villaggio di Arisaig, le scelte sono due: seguire la strada principale oppure svoltare nella vecchia e breve strada costiera. La strada principale è la A830, di più recente costruzione e più veloce, poichè “taglia” tutta la costa fino a raggiungere Morar. Tutta un’altra cosa è la vecchia strada costiera, la B8008, che segue il breve tratto di costa e offre dei panorami mozzafiato e delle spiagge che sono dei veri gioielli. Lasciate da parte la fretta e la comodità della A830 ed inoltratevi in questa single track road che sembra portarvi in un altro mondo: una volta superarto Arisaig, il bivio (o meglio i bivi, poichè potete prenderla più punti) per la strada costiera è segnalato da dei grandi cartelli marroni, che marcano luoghi di interesse paesaggistico/culturale/storico, con la scritta “Alternative Scenic Route” o “Alternative Coastal Route”. Solo un quarto d’ora di strada in più, ma ne vale la pena!
La Alternative Scenic Route (A8008) tra Morar ed Arisaig. In giallo invece la strada principale (meno ‘scenic’!)
Ben presto si intavede il mare, che appare all’improvviso, una volta lasciato l’entroterra. Ala vostra destra un verdissimo campo da golf, alla sinistra, una sottile striscia di sabbia, scogli e una miriade di piccole isolette poco lontane dalla riva. Queste spiaggette così selvagge continuano per tutta la costa raggiungendo il loro massimo splendore alla Camusdarach Beach. Si lascia la macchina in un parcheggio segnalato lungo la strada e da qui, con una breve passeggiata, si raggiunge l’incantevole spiaggia: dune di sabbia bianchissima, con tanti sentieri scavati all’interno dell’erba e delle ginestre, si affacciano su di un mare che, in una giornata di sole, sembra color verde smeraldo. La vista si perde all’orizzonte, dove si possono intravedere le cime dei Monti Cuillin su Skye e le Isole di Rum e Eigg. Uno spettacolo meraviglioso! Perdere la cognizione del tempo passeggiando qua e là lungo la spiaggia è normale, è un luogo davvero molto tranquillo e rilassante.
Camusdarach BeachCamusdarach Beach
Poco lontano dalla Camusdarach Beach si trova un’altra bellissima spiaggia che fa parte delle Siver Sands of Morar, l’insieme delle spiagge che si trovano accanto alla foce del fiume Morar e su tutta la vecchia strada costiera. Lasciando la macchina lungo la strada si raggiunge una distesa di sabbia bianchissima, in netto contrasto con il verde scuro degli alberi circostanti. Questa spiaggia si sviluppa attorno alla foce del fiume Morar, il più corto della Scozia, fino a raggiungere il mare, poco distante. Camminando si può raggingere anche la vicina Camusdarach.
Silver Sands of Morar
Poco dopo l’incanto finisce e ci si ricongiunge nuovamente alla A830. Una volta superato il ponte sul fiume Morar, che offre l’ultimo scorcio di sabbia bianchissima, la strada fino a Mallaig è breve e veloce. Al porto di Mallaig aspetta un traghetto, pronto a portarvi verso un altro luogo magico: l’Isola di Skye!
Infine, un piccolo consiglio: nei pressi del centro visitatori del Glenfinnan Monument c’è un parcheggio, ma è a pagamento. Percorrendo ancora una quarantina di metri ne troverete invece uno gratuito, alla vostra destra.
Tutti abbiamo un luogo che ci portiamo nel cuore, dopo i nostri viaggi. In Scozia il mio è Camusdarach Beach, una spiaggia dall’aspetto alquanto meditteraneo che non mi aspettavo di trovare qui, così a Nord. L’ho raggiunta in una giornata nuvolosa, ma non appena ho scorto il bianco candore della sabbia oltre la collina erbosa…il sole ha fatto capolino, lucente e tiepido, mostrando la spiaggia in tutto il suo splendore, cosme se fosse l’immagine di una cartolina o di qualche pubblicità turistica. Una meraviglia!
Camusdarach Beach (dal Gaelico An Camas Darach, ‘Oak Bay’, baia della quercia) si trova lungo la Road to the Isles, sulla vecchia single track road costiera oggi soppiantata da una più moderna e veloce strada che però passa nell’entroterra. Percorrendo la vecchia scenic route che si dirama dalla strada principale sembra di essere in un mondo completamente diverso, è tutto così tranquillo, è tutto così bello che sembra quasi di essere soli, che il tempo si sia fermato. Un’infinita sensazione di pace. Prima di raggiungere la spiaggia si passa per una zona molto rigogliosa, con alberi e piante ai bordi della carreggiata, finchè improvvisamente si intravede il mare, di un blu profondo, in un bellissimo contrasto con il verde circostante. Camusdarach beach si raggiunge con una breve passeggiata che dal parcheggio conduce lungo un prato abitato da allegre pecorelle fino alle dune di sabbia che sovrastano la spiaggia, che appare alla vista in tutto il suo splendore.
Sabbia bianchissima, mare blu profondo e, a contornare il tutto, delle cedevoli dune ricoperte d’erba e di piante. Sopra di esse un groviglio di stradine, sentieri, cunicoli scavati dai visitatori, che si inerpicano tra le ginestre e gli steli pungenti in un saliscendi che si apre sempre su nuovi, bellissimi, scorci. Presa da un’improvvisa frenesia mi sono addentrata in quel magico labirinto sentendomi in qualche modo parte di qualche favola avventurosa: una piccola salita, una curva a destra, un tunnel scavato nei fiori gialli del ginestrone e di nuovo fuori, sulla cima della duna, con gli occhi pieni di quel paesaggio mozzafiato.
Una piccola spiaggetta, una duna, un sentiero, un’altra piccola spiaggetta, in un susseguirsi di meraviglie e di emozioni. La vista è spettacolare: in una giornata limpida si possono vedere le cime frastagliate dei monti Cuillin di Skye, il profilo del’Isola di Rum e le ripide scogliere di Eigg. E’ un posto che non si lascia tanto facilmente, ha una bellezza magnetica che ti spinge ad esclamare “Ancora un altro pò, voglio rimanere ancora un altro pò”.
Camusdarach Beach è legata ad un film cult degli anni ’80, Local Hero. Alcune scene sono state girate proprio sulla spiaggia scozzese ma l’immaginario villaggio di Farness, che nella pellicola si trova proprio accanto alla spiaggia, è in realtà Pennan, sulla costa Est della Scozia.
Camusdarach Beach fa parte delle Silver Sands of Morar, una serie di spiagge che si trovano sulla costa tra Mallaig e Arisaig, tratto costiero considerato uno dei più belli del Regno Unito.
Camusdarach Beach si trova poco a sud dell’estuario del fiume Morar. C’è un parcheggio circa 800m a Nord del campeggio dal quale con una breve passeggiata si raggiunge la spiaggia.
Per chi ha pochi giorni a disposizione e vuole vedere la Scozia fuori dalle solite rotte turistiche, ecco un itinerario che racchiude alcuni paesaggi completamente diversi tra loro: si va dalla città, Edimburgo, alle Isole, in particolare l’isola di Mull, che fa parte delle Ebridi Interne, più vicina e quindi più velocemente raggiungibile rispetto a Skye.
Giorno 1 e Giorno 2: Edimburgo
Una volta arrivati, dedicate del tempo alla scoperta di Edimburgo, dinamica capitale della Scozia, con infinite possibilità di cose da fare e da vedere. Ecco, per esempio, le 10 cose da non perdere in città – secondo me, una mappa del Royal Mile da scaricare con tutte le migliori attrazioni e alcune idee su cosa fare gratuitamente nella capitale. Se vi piace l’idea di partecipare ad un tour guidato in italiano per scoprire la città accompagnati da una guida professionale, ecco qualche idea. Se avete ancora tempo, fate un giretto anche nei quartieri fuori dal centro, non ve ne pentirete!
Royal Mile, Edimburgo
Giorno 3: Da Edimburgo ad Oban (circa 3h)
Noleggio auto e partenza, con due possibili tragitti attraverso il Loch Lomond National Park:– Passando dalla sponda orientale del Loch Lomond con possibili tappe: Inchmahome Priory, suggestive rovine di un monastero che sorgeva su di un’isola al centro del Lake of Menteith, nei pressi di Aberfoyle; Doune Castle, fortezza medievale che sorge nell’omonimo villaggio e che è stata usata come set cinematografico per le serie tv Game of Thrones e Outlander; Loch Katrine, definito da molti il lago più bello della Scozia, dove si può fare un giro in barca, in bicicletta oppure a piedi; Loch Lomond, il più grande lago del Regno Unito, con una cinquantina di isolette al suo interno e che da il nome al parco nazionale; Luss, delizioso villaggio che sorge sulle sponde del Loch Lomond dalle carinisime casette colorate; Callander, ex località termale scozzese e considerata la porta d’accesso alle Highland, offre anche molte passeggiate tra cui quella alle cascate Bracklinn Falls; Stirling, cittadina medievale ed antica capitale scozzese, celebre per il castello (che consiglio di ammirare solo esternamente) che fu residenza degli Stuart reali tra il XV e il XVII secolo, ed il Monumento Commemorativo a William Wallace che proprio qui sconfisse gli inglesi nel 1297.
– Passando dalla sponda occidentale del lago con possibili tappe: il grazioso villaggio di Luss, il Rest and Be Thankful Viewpoint, Inveraray sul Loch Fyne conInveraray Castlee Inveraray Jail.Immancabili in entrambi i casi le visite a Kilchurn Castle e St Conan’s Kirk sul Loch Awe. La meta di questa giornata è Oban, cittadina dal cui porto è possibile imbarcarsi per raggiungere molte delle isole che compongono l’arcipelago delle Ebridi.
Il villaggio di Luss
Giorno 4: Isola di Mull
Dopo essersi imbarcati sul traghetto (Caledonian MacBrayne – consigliata la prenotazione in anticipo) che in meno di 50 minuti porta su Mull, si dedica la giornata all’esplorazione dell’Isola che, tra spiagge, paesaggi e siti storici, offre una moltitudine di attrazioni e luoghi di interesse. Avendo due giorni pieni per esplorare l’isola, l’ideale è di visitare prima la parte centrale e quella a Nord, avvicinandosi alla parte Ovest e quindi a Iona per il giorno successivo. Per info su cosa fare e vedere a Mull vi suggerisco di leggere l’articolo della mia amica Ilaria Battaini sul suo blog “Appunti di Viaggio”.
Il pittoresco villaggio di Tobermory, nella parte settentrionale dell’Isola di Mull
Giorno 5: Isola di Mull e Iona
La giornata può essere dedicata all’esplorazione della parte Ovest di Mull e alla piccola Isola di Iona, che ospita quello che era il più antico ed importante centro religioso dell’Europa Occidentale fondato nel 563 da San Columba, dal quale il monaco irlandese iniziò la cristianizzazione dell’intera Scozia. Iona e il suo monastero si raggiungono in 10 minuti di traghetto (autoveicoli non ammessi) da Fionnphort. Potreste anche prendere in considerazione l’idea di un’uscita sulla vicina Isola di Staffa, con uno dei tour operati da Staffa Tours. Ritorno su Mull e pernottamento.
Veduta dal traghetto avvicinandosi ad Iona
Giorno 6: Da Mull a Glencoe (Oban-Glencoe 1h)
Si ritona sulla Mainland con il traghetto e poi da Oban si prosegue lungo la strada costiera A828 fino a Glencoe. Lungo il tragitto, nei pressi di Appin/Portnacroish, si può ammirare il suggestivo Castle Stalker, usato come location per il film Monty Python e il Sacro Graal. Con una deviazione di una quarantina di minuti (solo andata) si può procedere da Oban verso Ovest fino al Loch Awe, dove si trovano i resti di Kilchurn Castlee l’affascinante St.Conan Kirk. Pernottamento a Glencoe, suggestiva e solitaria valle che è il paradiso degli escursionisti e degli sport all’aria aperta.
La valle verdeggiante di Glencoe
Giorno 7: Da Glencoe all’ aereoporto (circa 2h30, realizzabile se il vostro volo lo permette)
In circa due ore e mezza si raggiunge l’aereoporto di Edimburgo dove, una volta riconsegnata la macchina, si riparte per il viaggio di rientro!
Ho inserito molte possibili tappe lungo il percorso di ogni giornata: ovviamente non riuscireste a farle tutte, altrimenti diventerebbe un tour de force eccessivo ed estenuante. In base ai vostri gusti potete scegliere quello che più vi si addice. Ne ho inserite solo alcune..ci sono un sacco di altre cose da fare e da vedere! Se avete domande, dubbi, se volete maggiori informazioni non esitate a contattarmi!
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Nel tardo XI secolo, un gentiluomo chiamato Alan fitzFlaald arrivò in Inghilterra dalla Bretagna. Entrò a far parte della famiglia di Henry I (Enrico I d’Inghilterra) e divenne un ricco Lord. Alla sua morte lasciò tre figli: il primogenito, Jordan, ereditò le proprietà del padre in Bretagna mentre al secondo, William, venne affidato il patrimonio famigliare inglese. Il figlio più giovane, Walter, vedendo poche prospettive di trarre qualche vantaggio economico nei due Paesi, decise di tentare la fortuna alla corte di David I di Scozia. La sua si rivelò una scelta davvero azzeccata! I discendenti di Jordan non acquisirono mai titoli più elevati del cavalierato, quelli di William diventarono Conti di Arundel (antichissimo titolo nobiliare inglese), mentre Walter FitzAlan fondò una dinastia che avrebbe regnato non solo sulla Scozia ma su tutta la Gran Bretagna.
STORIA
Al giorno d’oggi tutti hanno un cognome ma nella Scozia del XII secolo non erano del tutto comuni. La maggior parte delle persone erano conosciute con il nome di battesimo e con il nome del padre – come per esempio Kennet MacAlpin o Walter fitzAlan, dove Mac e fitz significano ‘figlio di’. Un altro modo di distinguere due persone con lo stesso nome era quello di attribuire soprannomi adatti alle loro qualità o cariche, come per esempio “il Conquistatore”, o “the Lion” (il leone). Si stava inoltre diffondendo l’usanza di collegare una persona al luogo di provenienza (Robert Bruce o ‘De Brus’ proveniente da Brus, oggi Brix, in Normandia) oppure dove viveva (per esempio Archibald of Douglas). La pratica di attribuire un cognome in base al mestiere stava prendendo piede proprio in quel periodo e una delle prime famiglie a farlo furono proprio gli Stewart.
Poco dopo essersi stabilito in Scozia, Walter fitzAlan (morto nel 1177), fu nominato “High Steward of Scotland” (ossia ‘assistente’ della famiglia reale, una sorta di primo ministro) del Re David in persona, con la responsabilità di governare la tenuta reale. La nomina non giunse inaspettata: gli antenati di Walter avevano servito con steward alla corte di Dol, in Bretagna. Walter svolse diligentemente il suo lavoro e la carica divenne presto ereditaria: suo nipote, Walter il III Steward, fu il primo ad adottare il cognome Stewart.
Oltre a nominare Walter suo Steward, il re David gli elargì grandi proprietà nella Scozia meridionale, soprattutto nel Renfrewshire e nel nord Ayrshire. Ma la sua non era solo una ricompensa per il leale servizio. Nel XII secolo il Firth of Clyde rappresentava il confine tra la Scozia e la Norvegia: il fratello maggiore di David, re Edgar, aveva ceduto la sovranità sulle Isole Ebridi al Re Magnus Barelegs nel 1098 e così a David serviva qualcuno di affidabile che lo aiutasse a difendere il suo reame dai discendenti dei Vichinghi e a riconquistare i territori perduti. Walter the Steward e i suoi eredi non lo delusero. Nel 1164 Walter respinse un’enorme flotta di navi che portavano la bandiera del potente condottiero Somerled. L’autonominatosi ‘Lord of the Isles’, Signore delle Isole e antenato del Clan MacDonald, fu ucciso durante la battaglia e lo Steward portò la sua testa alla cattedrale di Glasgow come un trofeo.
La sconfitta di Somerled rappresentò il punto di svolta: entro il 1200 Alan, il secondo Steward, aveva riconquistato l’isola di Bute per la Corona Scozzese. I re norvegesi furono costretti a difendersi. Ad un’invasione fallita nel 1230, ne seguì un seconda nel 1263, con Hakon IV re di Norvegia che comandava di persona la sua flotta. Nel settembre dello stesso anno egli navigò nel Clyde e combatté una sanguinosa ma non decisiva battaglia con Alexander, il quarto Steward, a Largs. Hakon fu costretto a ritirarsi, provato più dal tempo che dalle forze scozzesi: l’ultimo dei conquistatori norvegesi nella Scozia occidentale.
Immagine che rappresenta la battaglia di Largs
Trenta anni dopo che gli Stewart aiutarono il loro sovrano a scacciare l’invasore, vennero chiamati per respingerne un altro. Le Guerre d’Indipendenza con l’Inghilterra che scoppiarono nel 1296 arrivarono quasi a cancellare l’indipendenza scozzese: la sua sopravvivenza fu dovuta al coraggio di molte persone, ricordate o meno, primi fra tutti proprio gli Stewart. James, il quinto Steward, combatté a fianco di William Wallace a Falkirk nel 1298 e divenne uno dei più grandi sostenitori di Robert Bruce. Per ringraziarlo, quest’ultimo elargì grandi favori al giovane figlio del suo adepto, Walter il sesto Steward, affidandogli il comando, assieme a Sir James Douglas, di una brigata a Bannockburn (1314). In seguito alla gloriosa vittoria, Bruce diede a Walter sua figlia Marjorie in sposa: questo atto segnò l’inizio dell’egemonia degli Stuart, rafforzata dalla nascita, nel marzo 1316, del figlio di Walter e Marjorie, Robert, che aveva chiaramente sangue reale. A re Robert I Bruce succedette il figlio David II ma alla morte di quest’ultimo, avvenuta senza eredi, nel 1371, salì al trono proprio Robert II Stuart, figlio di Walter e Marjorie: si estingueva il casato reale dei Bruce ed iniziava la dinastia regnante degli Stewart, che sarebbe rimasta al potere per ben 336 anni.
King Robert II Stuart
Anche prima che gli Stewart diventassero ‘Reali’ la famiglia si era espansa dalla loro sede nel Renfrewshire: uno dei primi fu Walter, il fratello più giovane del 1° Steward, che nel 1261 acquisì tramite matrimonio la contea di Menteith, nei pressi di Stirling. Il suo patrimonio non includeva solo la zona centrale dei Trossachs ma anche territori più a Ovest, come il Knapdale nell’Argyll. Un altro importante discendente fu John, il secondo figlio del quarto Steward, che divenne Lord di Bonkyl, nel Berwickshire, e che morì alla battaglia di Falkirk nel 1298. I suoi sette figli crearono un immenso patrimonio da cui si diramarono gli Stewart Conti di Angus, Galloway e Lennox (da questi ultimi discendeva Darnley, il secondo marito di Mary Queen of Scots) e quelli di Appin, Lorn e Innermeath e Rosyth. Quando, nel 1371, Robert II divenne il VII Steward, le proprietà del casato crebbero grazie alle generose concessioni del sovrano: nuove terre e nuovi titoli vennero affidati agli Stewart, la maggior parte dei quali confiscati ad altre nobili dinastie, come per esempio ai Douglas. Gli Stewart si ritrovarono così proprietari dei primi quattro Ducati creati in Scozia e di ben sedici Contee, ma il loro numero andava crescendo sempre più: non si trovava facilmente nel reame un luogo senza l’ombra degli Stewart.
Da Galloway alle Shetland nome, titoli, fatti e misfatti di questa potente famiglia dominarono le pagine della storia scozzese. Tra i rampolli del casato che governarono il reame spiccano i nomi di Robert, I Duca di Albany conosciuto come “il re non incoronato”, John, IV Duca di Albany cresciuto in Francia e che non conosceva nemmeno una parola scozzese e James, Conte Moray, che ricoprì la carica di reggente dal 1567 fino al suo assassino, avvenuto tre anni dopo. Come figlio di James V, avrebbe dovuto essere incoronato al posto di sua sorella minore, Mary Stuart, Queen of Scots, se solo fosse stato riconosciuto e legittimato dal padre che aveva generato ben sei figli illegittimi. Meno memorabile fu la carriera di Alexander, I Conte di Buchan, uno dei quattordici figli di Robert II e fondatore degli Stewart of Atholl. Si guadagnò il suo nomignolo “The Wolf of Badenoch” (il lupo di Badenoch) conducendo la sua banda soprannominata ‘wyld wykked Helandmen’ fuori dal loro nascondiglio nel Cairngorms per bruciare e saccheggiare villaggi nella zona di Moray. Ad un altro noto Stewart, Patrick Conte of Orkney (Isole Orcadi), venne affibbiato il soprannome “Black Patie” perché il suo fu un regno del terrore nelle Isole Orcadi e Shetland: fu così empio, così crudele, che al momento della sua decapitazione, avvenuta ad Edimburgo nel 1615, l’esecuzione venne posticipata per permettergli di imparare a memoria tutte le preghiere di assoluzione!
L’antico stemma degli Stewart
Visti i generosi privilegi ricevuti, ci si sarebbe aspettati che gli Stewart sarebbero rimasti fedeli alla causa dei loro parenti della famiglia reale. Ma non fu sempre così, soprattutto durante il periodo delle Rivolte Giacobite, quando James VII di Scozia e II d’Inghilterra fu esiliato e i suoi eredi, il ‘Vecchio’ e il ‘Giovane’ Pretendente, tentarono di ristabilire la successione Stuart al trono. Quando Culloden portò il movimento Giacobita ad una fine disastrosa nel 1746, c’erano molte migliaia di Stewart in Scozia, ma solo gli Stewart of Atholl e Appin combatterono nelle linee giacobite.
I SOVRANI STUART
Il casato degli Stewart, o Stuart, regnò sul Regno di Scozia per 336 anni, tra il 1371 e il 1707, con una breve interruzione tra il 1649 e il 1660 dovuta all’istituzione del Commonwealth o Repubblica Parlamentare ad opera di Oliver Cromwell. Dopo la morte di Elisabetta I d’Inghilterra (1603), l’ultima monarca della dinastia Tudor, il casato degli Stuart le succedette sui troni di Inghilterra e Irlanda, oltre che a mantenere anche quello scozzese: James V di Scozia fu anche I d’Inghilterra. Nel 1707, quando venne promulgato l’Union Act, l’atto di unione che vedeva la Scozia privata della sua indipendenza e la nascita del Regno di Gran Bretagna, il loro posto come famiglia reale venne preso dai lontani cugini Hannover, designati da un atto parlamentare (Act of Settlement) a succedere nella linea dinastica alla morte dell’ultima sovrana Stuart, Anna. Esclusi dalla linea di discendenza, gli Stuart tentarono varie volte di riprendersi il loro legittimo trono: James VII di Scozia e II d’Inghilterra in primis, il cui regno fu interrotto con l’esilio in seguito alla Gloriosa Rivoluzione di Guglielmo d’Orange, suo genero, e successivamente suo figlio, James Francis Edward Stuart (il vecchio pretendente) e suo nipote, Charles Edward Stuart (il giovane pretendente). Questi, conosciuto come Bonnie Prince Charlie, fu il protagonista dell’ultimo, disperato tentativo di riprendersi il trono scozzese, conclusosi drammaticamente con la battaglia di Culloden. Gli Stuart e i loro sostenitori vennero definitivamente sconfitti. La dinastia reale degli Stuart si estinse nel 1807 con la morte di Henry Stuart, fratello del Bonnie Prince e ultimo figlio legittimo di James Francis Stewart, che era un cardinale cattolico.
I sovrani della dinastia Staurt
La più celebre tra i regnanti di questa dinastia fu senza ombra di dubbio Mary, che fu anche la prima a cambiare il cognome da Stewart a Stuart, pronunciato cioè alla maniera francese proprio perché Mary passò tutta la sua giovinezza presso la corte del re di Francia. Per saperne di più su Mary, Queen of Scots, e la sua drammatica storia, potete leggere una sua breve biografia qui.
SIMBOLI
Clan Crest:
Motto:
Virescit vulnere virtus, dal latino “il coraggio cresce più forte con una ferita”
Plant Badge:
Ogni clan aveva una pianta distintiva, della quale un rametto veniva messo sul bonnet, tipico cappello scozzese. Nel caso del Clan Fraser, la pianta è il cardo
Tartan:
Royal Stewart Tartan
Curiosità:
Il clan Stewart non ha un Chief, un capo: per questo fa parte degli “Armigerous Clan“, ossia l’insieme del clan senza il proprio Chief. Il XIII Conte di Galloway, Randolph Stewart, è considerato come una sorta di guida, il cosiddetto ‘cadetto anziano’ (senior cadet), ma non è propriamente il Clan Chief. Randolph, nato nel 1928, ha avuto una vita difficile: ancora da piccolo gli è stata diagnosticata la schizofrenia, gli è stato indotto il coma insulinico a scopo terapeutico ed è stato infine lobotomizzato a 23 anni. Ha passato la maggior parte della sua vita in manicomi o case di cura. Spostato con una donna della classe operaria, Mary Budge, non ha figli e quindi eredi. La contea e tutti le signorie del Lord di Galloway passeranno quindi al secondo cugino di Randolph.
Rami del Clan:
Stewart of Galloway, Stewart of Appin, Stewart of Atholl, Stewart of Bute, Stewart of Balanquhidder, Stewart of Darnley.
Riproduzione ottocentesca di un membro del Clan Stewart
CASTELLI
Il tempo non è stato clemente coi castelli dei primi Stewart. I resti della loro antica sede di Renfrew (nei pressi di Glasgow), costruita dal primo Steward al suo arrivo in Scozia nel 1130, sono oggi coperti da strade asfaltate. Fortunatamente il castello di Robert Croc, uno dei suoi cavalieri ed affittuari, è sopravvissuto al passare del tempo per darci almeno l’idea di come sarebbe potuto essere Renfrew Castle: si può supporre che si sia trattato di una grande fortezza, circondata da fossati riempiti d’acqua e protetta da una possente palizzata di legno. Crookston Castle, vicino a Paisley, domina tutt’ora la zona grazie alla sua posizione in cima a una collina e rimane ben visibile il suo fossato circolare.
Poco sopravvive anche della seconda fortezza costruita dai primi Steward, Dundonald Castle vicino a Kilmarnock, nell’Ayrshire: venne ricostruito più volte nel corso degli anni, prima dal IV Steward e poi dal primo ‘Royal Stewart’, re Robert II.
Dundonald Castle
Il secondo Steward costruì un castello, tutt’ora intatto, sull’Isola di Bute attorno al 1200… e che castello! Rothesay Catle non fu solo uno dei primi castelli in muratura dell’intera Scozia, ma era anche il primo ad avere una forma circolare. Solo una manciata di castelli di questo genere furono costruiti in Gran Bretagna, il più famoso Windsor, costruito da Henry I, l’ex datore di lavoro di Alan fitzFlaald. La forma di Rothesay non è la sua unica caratteristica: murato nelle mura di cinta postume, si trova l’originale parapetto merlato dal quale la guarnigione difese due volte il castello contro i potenti Vichinghi. Nel 1230 gli invasori della Norvegia riuscirono a schivare le frecce e la pece bollente per poi prendere le mura a colpi d’ascia per entrare. La vulnerabilità del castello spinse il quarto Steward ad aggiungere le quattro torri sporgenti rotonde alle mura originali. L’imponente gatehouse (edificio sopra il cancello d’entrata) rettangolare fu aggiunta solo successivamente dal suo discendente, James IV, attorno al 1500.
Rothesay Castle
Mentre Alexander stava aggiungendo le torri circolari a Rothersay, il suo fratello minore Walter Stewart Conte di Menteith, stava costruendo un altro castello a Skipness, nella sua proprietà appena acquistata, a Knapdale, Argyll. Anche qui gli Stewart crearono qualcosa di inusuale, dato che le feritoie a forma di croce lungo le mura occidentali sono uniche nel suo genere nell’intera Scozia. Sembra che questa forma fosse stata una delle preferite di Walter ed esempi simili sono stati successivamente scoperti anche in altri due dei suoi castelli, Brodick e Doune.
Doune Castle è generalmente associato a Robert Stewart, I Duca d’Albany e Governatore per conto del suo debole fratello, Robert III. Albany governò per almeno 20 anni fino alla sua morte, nel 1420, alla veneranda età di 80 anni. Il castello di Doune è caratterizzato dagli ampissimi spazi e dalle enormi cucine, un magnifico esempio di fortezza medievale scozzese. Tutto il contrario è il Loch an Eilean Castle nei Cairngorms, associato con il fratello minore del Duca d’Albany, Alexander ‘Wolf of Badenoch’. Il castello, che sorge su di un isola al centro di un lago, era il nascondiglio perfetto per il parente di una famiglia reale che era uscito dai binari e aveva estorto col ricatto al Vescovo Bur di Moray la dichiarazione della sua fedeltà coniugale. Nel 1390, Alexander ‘the Wolf’ si vendicò, guidando la sua banda armata fuori dalla sua proprietà fino a Elgin, dove incendiarono la cattedrale. Come risposta il Vescovo lo scomunicò. Gli uomini al servizio di ‘the Wolf’ provenivano probabilmente da vari clan, ed Alexander fondò il proprio, gli Stewart of Atholl, nel Pertshire. La loro sede divenne Blair Castle, vicino alla cattedrale di Dunkeld, dove the Wolf venne infine sepolto nel 1406. Blair fu la residenza dei Conti e Duchi di Atholl per secoli, ma rimane poco di realmente medievale dietro le sue pareti imbiancate.
Doune Castle
Un’altra sede degli Stewart of Atholl, Balvenie Castle a Glen Fiddich, se l’è cavata meglio. John, il IV Conte, costruì un nuovo edificio in un angolo dell’antico castello costruito dai potenti Comyn (Clan Cumming) nel XIII secolo. Un pannello di pietra nei pressi dell’entrata reca il suo blasone e il motto di famiglia ‘Furth fortum and fil thi fatris’ (vai avanti con la fortuna e riempi i tuoi forzieri). Il Conte accolse Mary Queen of Scots nella sua nuova residenza nel 1562.
Per quanto ne sappiamo, gli Stewart of Appin non ricevettero mai visitatori importanti nel loro Castle Stalker, costruito sulla piccola “Eilean an Stalcaire”, l’isola del cacciatore, nel Loch Linnhe, ma è possibile che James V passò poco lontano dal castello durante la sua spedizione navale contro il Lord of the Isles, nel 1540. Ugualmente, pare che nessun visitatore importante si sia mai recato nei castelli costruiti da Patrick Stewart, Conte delle Isole Orcadi e Signore delle Shetland: chiunque sarebbe rimasto colpito dalla loro qualità e raffinatezza, in particolar modo il Kirkwall Palace, sede del Conte. Il fatto che James VI non abbia mai visitato questi castelli è da attribuire tanto alla distanza quanto alla personalità del suo congiunto. Black Patie, com’era soprannominato Patrick, era una persona davvero spregevole ed esercitò una tirannia inimmaginabile sugli abitanti delle Isole, trattandoli come schiavi per costruire il suo nuovo palazzo a Kirkwall e le sue residenze a Scalloway e a Jarlshof sulle Shetland.
Castle Stalker
I monarchi erano molto più inclini a visitare i castelli delle Lowlands dei loro congiunti Stewart. nel 1568, Francis Stewart, V Conte Bothwell, accolse James VI alla sua nuova ed innovativa residenza a Crichton Castle nel Midlothian. Solo quattro anni dopo egli tentò di rapire James mentre si trovava a Holyroodhouse ad Edimburgo. Gli Stewarts of Traquair, nel loro magnifico castello vicino a Peebles accoglievano frequentemente e loro congiunti reali, ospitandoli per la notte: tra tutti spiccano i nomi di Mary Queen of Scots e il suo secondo marito Darnley, nel 1566 e il Prince Charles Edward nel 1745, prima della sua marcia verso l’Inghilterra. La storia narra che Bonnie Prince Charlie entrò dalla cosiddetta ‘Porta dell’orso’, che venne chiusa a chiave una volta che il principe ebbe lasciato il castello. Nel chiudere la porta il Conte giurò che non l’avrebbe più riaperta fino a che un altro Stuart non si fosse seduto di nuovo sul trono della Gran Bretagna. ‘The steekit yetts’, ovvero i cancelli bloccati, rimangono tutt’oggi chiusi.