Castelli scozzesi: l’incanto di Inveraray Castle

Inveraray è una cittadina dell’Argyll and Bute, regione della costa occidentale scozzese, che sorge sulle rive del Loch Fyne, un lago che sfocia direttamente nel mare. Una via principale di casette bianche che ospitano una manciata di negozietti, ristoranti e cafè, un ampio spazio verde in riva al lago e poco più di 550 abitanti. Ma ci sono due cose ad Inveraray che la rendono un centro turistico particolarmente affollato, ed una di queste è il castello. Continua a leggere “Castelli scozzesi: l’incanto di Inveraray Castle”

Cosa fare ad Oban, la porta delle isole

La cittadina di Oban è un ottimo punto di riferimento per visitare la costa occidentale scozzese della regione Argyll&Bute. Questa cittadina di poco più di 8000 abitanti sorge sul mare ed è in un punto strategico per raggiungere alcune delle isole dell’arcipelago delle Ebridi Interne, da cui il suo appellativo di “Gateway to the Isles”, porta delle isole: dal trafficato porto di Oban i traghetti della Caledonian MacBrayne navigano verso Mull, Lismore, Islay, Coll, Colonsay ma anche fino a Barra, la minore delle Ebridi Esterne. Oban viene anche definita “Seafood Capital of Scotland” e non è difficile capire il perchè: i numerosi e rinomati ristoranti offrono una vasta scelta di pesce e frutti di mare pescati in giornata, così come è possibile trovare nei pressi del porto chioschi che vendono fish and chips ed ostriche, cozze e crostacei vari. Ecco le cose principali da visitare se vi trovate ad Oban. Qui invece alcuni suggerimenti su cosa vedere nei dintorni. Continua a leggere “Cosa fare ad Oban, la porta delle isole”

Culloden, l’ultima battaglia per la libertà della Scozia

Drumossie Moor, 16 aprile 1746: all’alba, le forze giacobite scozzesi si preparano ad affrontare l’esercito governativo inglese dopo anni di rivolte, di tentativi di riguadagnare la propria indipendenza e di restaurare al trono il legittimo re esiliato. Nei pressi di Inverness, in una brughiera paludosa chiamata Drumossie, un esericito di circa 5400 giacobiti si preparava ad un brutale ed inesorabile scontro con i più di 8000 soldati inglesi, conclusosi in una carneficina per la parte scozzese: l’ultima battaglia per la libertà della Scozia e l’ultima battaglia terrestre ad essere stata combattuta nelle isole britanniche.

Ma come si arrivò alla tragica battaglia di Culloden?

Culloden

Le ragioni del conflitto che culmimnìnò con la battaglia di Culloden sono da ricercare nei precedenti 100 anni di storia, un periodo di grandi disordini politici e religiosi. Sin dal 1603 le corone scozzesi ed inglesi furono unite sotto il regno di Giacomo VI di Scozia e I d’Inghilterra, della dinastia degli Stuart. Giacomo e i suoi successori tuttavia non ebbero vita facile perchè si vennero a creare molti scontri e disordini: ribellioni, peridodi di guerra civile, la breve repubblica di Oliver Cromwell, le opposizioni al cattolicesimo degli Stuart, fortemente criticato tra i moltissimi sostenitori dela fede protestante. L’ultimo re del casato degli Stuart fu Giacomo II che, a seguito della Gloriosa Rivoluzione che vide vittorioso il genero Guglielmo d’Orange, fu dichiarato deposto dal trono e mandato in esilio verso la fine del 1600. Pochi anni più tardi infine la Scozia perdeva definitivamente la propria libertà conquistata duramente in secoli di battaglie: il primo maggio 1707 venne attuato l’Act of Union che sanciva l’unione dei parlamenti scozzese ed inglese e la nascita del Regno di Gran Bretagna. La volontà di riportare sul trono un legittimo re Stuart e di recuperare la libertà perduta è alla base della nascita del movimento giacobita: Il termine giacobita deriva dal latino Jacobus, che significa Giacomo, e sta quindi ad indicare chi era sostenitore del ritorno del Re in esilio, nonché della fede cattolica, un termine che in Scozia  diventò presto, e rimase a lungo, sinonimo di patriota e di cattolico. Ebbero inizio una serie di lotte e tentativi di riconquista del potere da parte di Giacomo II e poi, alla sua morte, dal figlio Giacomo Francesco Edoardo Stuart, noto come il vecchio pretendente e il re oltre le acque.

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Drumossie Moor, Inverness.

Le due grandi rivolte giacobite si svolsero nel 1715 e nel 1745: dato il loro drammatico esito, le rivolte giacobite rappresentarono il momento più epico e tragico della civiltà gaelica delle Highlands poiché insieme al sogno degli Stuart fu distrutta anch’essa. La rivolta del 1715 si risolse con un nulla di fatto per i giacobiti e il movimento sembrò calmarsi per alcuni anni, ma la scintilla della ribellione si riaccese nel 1745: Carlo Edoardo Stuart, successivamente conosciuto come il Bonnie Prince Chrlie, tentò una nuova rivolta giacobita per riprendersi il regno che era dei suoi avi e che spettava a lui diritto. Con il suo carisma Carlo riuscì a coinvolgere moltissime persone nella sua causa e a creare un movimento che mise in seria difficoltà il governo inglese, fino al tragico epilogo di Culloden. Egli divenne il simbolo della rivolta, l’ultima speranza per gli scozzesi di riprendersi la loro terra.

IL 1745 E LA BATTAGLIA

Nel luglio del 1745 Charles sbarcò in Scozia, nelle Ebridi Esterne. Fu subito accolto positivamente da molti Clan scozzesi che il 19 agosto si riunirono a Glenfinnan per rendere omaggio al “giovane pretendente” e dichiarare la loro lealtà. Non tutti si unirono alla causa giacobita e proprio per questo non si può parlare di una ribellione nazionale (per approfondire l’argomento, leggete questo articolo), tuttavia furono moltissime le persone che decisero di unirsi al Bonnie Prince Charlie, mentre con il suo esercito marciava verso Sud con l’intenzione di entrare a Londra. Le vittorie e i successi delle forze giacobite crescevano di giorno in giorno: Charle e i suoi conquistarono prima Perth, poi Edimburgo ed infine quasi 10.000 uomini giunsero a Derby, poco distante dalla capitale inglese. Ma poi la situazione si ribaltò.  Piano piano il morale delle truppe iniziò a calare, complici un rigido inverno, la carenza di provviste e la lontananza da casa. Ed è a questo punto che venne presa la decisione sbagliata, che segnò tutte le mosse future: si ordinò di tornare a Nord, in una lunghissima marcia al freddo, nella neve e nel fango, sotto il costante attacco degli inglesi che spinsero l’esercito giacobita sempre più a nord, fino ad Inverness.

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Drumossie Moor

 Ma vediamo cosa successe nei giorni precedenti e nel giorno stesso della battaglia.

Il 14 aprile 1746 le forze governative guidate dal Duca Cumberland avevano raggiunto e si erano accampate a Nairn, a brevissima distanza dall’esercito giacobita.

Il 15 aprile 1746  Charlie decise di schierare le sue truppe a Drumossie per attendere i rivali sul campo di battaglia: gli uomini rimasero in posizione tutto il giorno mentre si svolgeva un consiglio di guerra per decidere quale fosse il terreno più favorevole per lo scontro ma gli inglesi non arrivarono: era il compleanno del Duca di Cumberland e nell’accampamento si stava festeggiando con una doppia razione di brandy. A notte inoltrata si ordinò un atacco al campo ingelse, ma prima ancora di raggiungerlo venne ordinata una ritirata. Esausti, infreddoliti ed affamati i giacobiti rientrarono al loro accampamento alle prime luci dell’alba, alcuni si addormentarono ai lati della strada e furono uccisi dai picchetti inglesi, altri se ne andarono in cerca di cibo e non parteciparono alla battaglia.

Il 16 aprile 1746, senza nessun consiglio di guerra, le truppe giacobite furono letterlamente spedite incontro alla morte. I circa 5400 uomini si schierarono su due linee, la cavalleria (meno di 200) ai lati e  12 vecchi cannoni leggeri davanti alle truppe. Gli inglesi invece disponevano di più di 8800 uomini e potevano contare su un gruppo nettamente più numeroso di cavalleria e anche su più cannoni e mortai.

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La disposizione degli eserciti di Charles Stuart e del Duca di Cumberland nella battaglia di Culloden

 

A mezzogiorno, sotto una pioggia battente, le truppe governative avanzarono ordinatamente sul campo di battaglia e presero posizione. Le cornamuse scozzesi iniziarono a suonare, sfidate dal rullo dei tamburi inglesi. I piccoli cannoni giacobiti fecero fuoco, ma non provocarono danni. Al contrario, la forte artiglieria pesante di Cumberland spezzò subito le linee scozzesi che ricevettero però l’ordine di mantenere la loro posizione: il Bonnie Prince Charlie era troppo distante per vedere i danni provocati nella prima linea e diede l’ordine di attaccare quasi un’ora dopo. Infine, ebbe inizio la carica giacobita: gli scozzesi avevano da sempre usato la carica come tattica di battaglia, sorprendendo il nemico ed aggredendolo selvaggiamente, puntando sulla velocità che permetteva di raggiungere le linee avversarie ricevendo solo una carica di fucile o al massimo due, prima di scontrarsi corpo a corpo. Una tattica che si era quasi sempre rivelata vincente, ma non in questa occasione: il vasto campo aperto, il terreno estremamente paludoso e la potenza del fuoco nemico  ebbero la meglio sulal veloctà, sulla forza e sulla ferocia degli highlanders, che avanzarono disordinatamente e troppo lentamente, rimanendo esposti al fuoco dei moschetti troppo a lungo. La battaglia fu violenta e brutale e si concluse nel giro di un’ora. Sul campo insanguinato di Drumossie Moor giacevano morti circa 1250 giacobiti, altrettanti erano feriti e 376 erano stati fatti prigionieri. Le truppe governative persero solo 50 uomini e 300 rimasero feriti. Al termine dello scontro, il Duca di Cumberland ordinò di sterminare immediatamente tutti i feriti agonizzanti sul campo di battaglia, di rincorrere ed uccidere i fuggiaschi e di non risparmiare nemmeno i civili, donne e bambini, che offrivano aiuto e riparo ai giacobiti sconfitti. Molti giacobiti vennero invece catturati, portati in Inghilterra e stipati in prigioni disumane, torturati, affamati, umiliati, lasciati morire di stenti. Avevano giurato di combattere e morire per il loro bel Principe, e così avvenne. A seguito della barbarie commesse durante e dopo la battaglia, al Duca di Cumberland vene dato  il soprannome di “macellaio”.  3471 Giacobiti e simpatizzani della causa vennero imprigionati a lungo, portati in Inghilterra e processati: 936 vennero deportati nelle colonie americane o nelle Indie occidentali; 120 vennero condannati a morte e 1287 vennero liberati. Molti altri morirono in prigione o in mare. E il Principe Charlie? Lui riuscì a fuggire e a mettersi in salvo: a seguito di una lunga ed estenuante fuga in lungo e in largo per la Scozia, ricordata da poesie e ballate ed aiutato da Flora MacDonald riuscì a tornare a Roma, dove morì vecchio, depresso ed alcolizzato.

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La pietra commemorativa di un Clan sul Culloden Battlefield

Culloden si concluse in un’enorme mattanza. Da questa disfatta la Scozia uscì definitivamente vinta e umiliata: l’indipendenza perduta, la Chiesa Cattolica brutalmente perseguitata, la cultura delle Highlands distrutta. Negli anni che seguirono, il governo inglese mise in atto un vero e proprio tentativo di repressione totale della cultura Gaelica scozzese e di sottomissione degli abitanti delle Highlands. L’intenzione era di spezzare la volontà e l’orgoglio di questo popolo e per prima cosa occorreva smantellare il sistema dei Clan ed eliminare i simboli della cultura gaelica. Vennero così banditi i kilt, il tartan, le cornamuse, l’uso della lingua gaelica; i Clan vennero sciolti e privati delle loro proprietà, si anglicizzarono i nomi delle perosne e dei luoghi ed infine si attuarono le cosiddete Clearances, delle vere e proprie pulizie etniche che durarono approssimativamente dal 1750 al 1880. Durante questi anni moltissimi scozzesi furono costretti ad abbandonare le loro case per far spazio all’allevamento delle pecore ed emigrarono in America o si spostarono sulla costa.

Culloden

 CULLODEN BATTLEFIELD VISITOR CENTRE

La brughiera dove si è svolta la tragica battaglia di Culloden è cambiata molto nel corso dei secoli. Col tempo i campi coltivati o dediti all’allevamento si sono espansi anche sul terreno di Drumossie ma i cambiamenti più importanti sono stati l’impianto di una fascia di foresta e la costruzione di una strada nel bel mezzo del campo di battaglia. Nel diciannovesimo secolo Drumossie Moor non era più il terreno acquitrinoso che era nel 1746. Dopo la battaglia la terra e l’adiacente Culloden House (che oggi è un hotel di lusso) vennero affidate al lealista Duncan Forbes e rimasero proprietà della famiglia per i successivi 150 anni. Nel 1881 Duncan Forbes (un erede del precedente Duncan) costruì l’odierno cairn commemorativo e fece ereggere le pietre a memoria degli uomini deceduti in battaglia. Furono anche restaurati i due antichi cottages presenti sul campo. Se qualcuno cercava di conservare questo luogo, altri sembravano fare di tutto per distruggerlo: nel 1930 venne costruita nel bel mezzo del campo un edificio con sala da tè e pompa di benzina. Fortunatamente nel 1931 si formò The National Trust for Scotland (ente nazionale che cura i siti storici e culturali) che si battè per proteggere il Culloden Battlefield. Grazie alla gentile donazione di parti di terreno fatta da alcuni proprietari terrieri locali (nel 1937, 1944 e 1959) si riuscì a recuperare parte dell’antico campo di battaglia, anche se una grandissima parte era ancora in mano a privati e alla Forestry Commission.

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Uno dei due cottages sul Culloden Battlefield

Dopo la Seconda Guerra Mondiale il Culloden Battlefield attirava sempre più visitatori e furono costruiti un parcheggio e un centro visitatori. Finalmente, nel corso dei decenni successivi, la pompa di benzina e l’adiacente edificio furono demoliti, la strada spostata e la foresta abbattuta: il Culloden Battlefield si trasformò in fretta nella brughiera che possiamo osservare oggi, anche se rimane comunque diverso da come doveva apparire nel 1746. A seguito di scavi archeologici avvenuti nel 2004 e nel 2005 si è scoperto che il centro visitatori sorgeva sulla seconda linea dell’esercito inglese: si è provveduto quindi a spostarlo e, vista l’occasione, a modernizzarlo con un’interessante percorso che spiega le rivolte giacobite. Atrraverso dei sentieri pedonali oggi è possbile passeggiare per Drumossie Moor e vedere l’esatta ubicazione delle linee giaobite e inglesi.

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Le bandiere rosse segnano le linee inglesi mentre quelle blu le giacobite

Visitare questo luogo è un’esperienza davvero toccante. Era forse la tappa del viaggio che aspettavo con più impazienza e non sono rimasta delusa. Essere qui, su questo campo dove si è combattuta la brutale battaglia di Culloden, dove tanti scozzesi hanno perso la vita per i loro ideali e per la loro libertà per me è stata un’emozione fortissima. Con la pelle d’oca ho attraversato il campo della battaglia, pensando a tutti quelli che proprio qui, sotto ai miei piedi, hanno perso la vita. Il vento soffiava fortissimo il giorno della mia visita, ogni tanto una raffica di pioggia ti colpiva in faccia, impensabile aprire l’ombrello. L’idea di un tetto sopra la testa e un buon pasto caldo mi rincuoravano, ma non hanno rincuorato i soldati schierati al freddo e al gelo qui, affamati, stanchi, demotivati, certi di andare incontro alla morte, sicuri che non avrebbero più visto la loro caso e i loro cari. Mi è sceso un senso di profonda tristezza nel visitare Drumossie Moor, un nodo alla gola, un non riuscire a parlare perchè non c’era nulla da dire in quel momento, ciò che importava era la memoria, il ricordo dei caduti a Culloden, il ricordo degli eroi scozzesi brutalmente massacrati per difendere la loro terra ed il loro onore.

ALBA GU BRATH, SCOZIA PER SEMPRE

 

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Fonti: Cùil Lodair/Culloden (The National Trust for Scotland)

Sito ufficiale Culloden Battlefield: http://www.nts.org.uk/Culloden/Home/

Kilchurn Castle, perla del Loch Awe

Kilchurn Castle Loch Awe Scotalnd

Chi pensa Scozia pensa ai castelli. Uno dei castelli che appare maggiormente su cartoline o immagini promozionali è il Kilchurn Castle: la sua magnifica posizione sulle sponde del Loch Awe, circondato dalle montange e dall’alta cima del Ben Cruachan, lo ha fatto diventare uno dei castelli più fotografati dell’intera Scozia. I resti dell’antica fortezza medievale sono ad oggi conservati molto bene grazie alle cure di Historic Scotland, che ha predisposto un’utile serie di pannelli informativi per comprendere meglio la struttura originale del castello. La stranezza è che l’entrata a Kilchurn Castle è totalmente libera, una piacevole eccezione rispetto agli altri castelli visitabili nel Paese. Un motivo in più per fermarsi a dare un’occhiata!

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Costriuto attorno alla metà 1400 da Sir Colin Campbell, era inizialmente composto da una torre a cinque piani protetta da un’irregolare cinta muraria che sorgeva sulla ‘Elankylquhurne’, l‘isola di Kilchurn: effettivamente il castello sorge su di un promontorio roccioso che, in caso di elevato innalzamento dell’acqua del lago, diviene a tutti gli effetti un’isola! I figli e i discendenti di Colin aggiungero edifici, estesero le mura e cambiarono la conformazione del casello nel corso degli anni.

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Attorno al 1680, a seguito dei disordini derivati dall’incoronazione di uno Stuart cattolico e con la Gloriosa Rivoluzione che stava per scoppiare, il castello venne trasformato in una caserma militare, capace di accogliere fino a 200 uomini; il suo scopo fu lo stesso anche durante le rivolte giacobite del 1715 e del 1745, dove servì come guarnigione per le truppe governative. Nel 1760 il castello fu gravemente danneggiato da una violenta tempesta e fu in seguito definitivamente abbandonato poichè i Campbell si trasferirono in un’altra residenza, a Balloch (Taymouth Castle), 80km a est di Kilchurn.

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Kilchurn Castle è facilmente raggiungibile dalla strada A85, lungo la quale si trova un parcheggio sterrato da cui parte un sentiero che conduce al castello. La passeggiata per raggiungerlo è breve, comoda e piacevole e conduce attraverso un’estesa macchia d’erba proprio all’entrata della fortezza, che si avvicina mano a mano che si prosegue lungo la stradina sterrata. All’interno del castello è possibile esplorare le prigioni, le caserme (la parte di più “recente” costruzione) e la torre, la cui sommità può essere raggiunta attraverso una stretta e ripida scala: in cima si gode di un’ottima vista sul Loch Awe e sulle montange circostanti, così come sul castello sottostante.

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La vista dalla torre

 

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Le “barracks”, le caserme aggiunte attorno al 1680

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Sito ufficiale: Sito ufficiale: https://www.historicenvironment.scot/visit-a-place/places/kilchurn-castle/

Road to the Isles: la strada delle meraviglie

Ci sono moltissime strade panoramiche che si diramano lungo tutto il territorio scozzese. Le più note sono senza ombra di dubbio la A82 che passa per la solitaria Glencoe, il Pass of the Cattle (Bealach na bà) per raggiungere la penisola di Applecross, le numerosissime strade costiere sulla mainland o sulle isole che offrono scorci magnifici sul mare. Tra tutte quelle che ho avuto l’opportunità di percorrere la mia preferita è la Road to the Isles, che collega Fort William a Mallaig, piccolo villaggio da dove partono molti traghetti per le Ebridi Interne, in particolar modo quello per Skye.

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La Road to the Isles (strada A830) è un’ottima via per arrivare a Skye: anzichè percorrere lo Skye Bridge, più comodo e veloce ma meno scenografico, si può arrivare fino a Mallaig per poi imbarcarsi e raggiungere l’Isola via mare (o viceversa si può lasciare Skye via mare e percorrere la Road to the Isles fino a Fort William). Una rotta alternativa che merita sicuramente di essere percorsa! Il paesaggio è mutevole e va dalla foresta, agli scenografici Loch, alle spiagge bianchissime. Bellezze naturali si, ma anche storia. Proprio sulla road to the Isles, nei pressi di Glenfinnan, si radunarono le forze giacobite alla vigilia della rivolta del 1745. E proprio “Jacobite” si chiama il pittoresco treno a vapore che percorre questo tratto della West Highland Railway, sbuffando e fischiando mentre passa sul famoso viadotto visto anche nei film di Harry Potter, sotto le sembianze dell’Hogwarts Express. Molti affermano che sia una delle tratte ferroviarie più belle dell’intero Regno Unito perchè offre delle magnifiche visuali delle Highlands. Un’alternativa curiosa all’auto, perchè no!

Glenfinnan-Viaduct-Scozia

Partendo da Fort William, cittadina che sorge ai piedi del Ben Nevis, la cima più alta del Regno Unito, e proseguendo per circa mezz’oretta verso Est lungo il Loch Eil si raggiunge il villaggio di Glenfinnan. Qui, affacciato sulle sponde del Loch Shiel e circondato da scoscese montagne che formano un magnifico fiordo, sorge il Glenfinnan Monument. Eretta nel 1815, l’alta torre sovrastata dalla statua di un highlander, sorge nel luogo in cui, il 19 agosto 1745, il Bonnie Prince Charlie (Charles Edward Stuart) innalzò i suoi stendardi sul suolo scozzese, intenzionato a riprendersi il trono dei suoi avi, suo di diritto, dopo che la sua famiglia era stata ingiustamente esiliata e privata del titolo reale. Fu proprio a Glenfinnan, in questa splendida cornice naturale, che i Clan fedeli agli Stuart si riunirono per la prima volta sotto un unico vessillo, giurando fedeltà al loro principe e dando così inizio alla tragica rivolta giacobita che sfociò nel sanguinoso Culloden, l’anno seguente.

Alle spalle del monumento si trova il Glenfinnan Viaduct, eretto assieme al resto del tratto ferroviario Fort William-Mallaig tra il 1897 e il 1901 e costituito da una serie di 21 archi che lo rendono davvero molto pittoresco. Il viadotto è stato la location cinematografica di molte serie tv e di altrettanti film, i più famosi dei quali quelli di Harry Potter. L’Hogwarts Express è proprio il Jacobite Steam Train che transita sul Glenfinnan Viaduct. Ci sono moltissimi sentieri che partono dal parcheggio accanto al centro visitatori e che si inerpicano sui fianchi delle montagne circostanti. C’è chi, dopo aver controllato l’esatto momento di passaggio del Jacobite, si apposta lungo questi sentieri per scattare una pittoresca fotografia del treno sbuffante.

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Glenfinnan Viaduct

Poco distante dal Glenfinnan Monument c’è una piccola perla nascosta e sconosciuta ai più: la St. Mary and St. Finnan Church, una chiesetta davvero carina e immersa nella pace, proprio sopra il Loch Shiel. Risalente alla metà dell’800, la chiesa è romanticamente legata alla figura del Bonnie Prince Charlie: al suo interno, bianco e luminoso, si trova una targhetta commemorativa del principe ed inoltre, fatto curioso ed emozionante, la porta sul lato orientale, cioè quella rivolta verso il Glenfinnan Monument, è sempre aperta in modo che l’anima di Charles possa trovare rifugio se mai decidesse di ritornare a casa, in Scozia. Gli appasionati di storia apprezzeranno sicuramente questo luogo!

Saint Mary and Saint Finnan Chatolic Church
St Mary and St Finnan Catholic Church

Prosguendo lungo la Road to the Isles, il paesaggio cambia ripetutamente mano a mano che ci si avvicina al mare. I boschi lasciano spazio a un ambiente più aperto e molto roccioso, con bassi rilievi montuosi a contornare il tutto.  Una volta suerarato il villaggio di Arisaig, le scelte sono due: seguire la strada principale oppure svoltare nella vecchia e breve strada costiera. La strada principale è la A830, di più recente costruzione e più veloce, poichè “taglia” tutta la costa fino a raggiungere Morar. Tutta un’altra cosa è la vecchia strada costiera, la B8008, che segue il breve tratto di costa e offre dei panorami mozzafiato e delle spiagge che sono dei veri gioielli. Lasciate da parte la fretta e la comodità della A830 ed inoltratevi in questa single track road che sembra portarvi in un altro mondo: una volta superarto Arisaig, il bivio (o meglio i bivi, poichè potete prenderla più punti) per la strada costiera è segnalato da dei grandi cartelli marroni, che marcano luoghi di interesse paesaggistico/culturale/storico, con la scritta “Alternative Scenic Route” o “Alternative Coastal Route”.  Solo un quarto d’ora di strada in più, ma ne vale la pena!

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La Alternative Scenic Route (A8008) tra  Morar ed  Arisaig. In giallo invece la strada principale (meno ‘scenic’!)

Ben presto si intavede il mare, che appare all’improvviso, una volta lasciato l’entroterra. Ala vostra destra un verdissimo campo da golf, alla sinistra, una sottile striscia di sabbia, scogli e una miriade di piccole isolette poco lontane dalla riva. Queste spiaggette così selvagge continuano per tutta la costa raggiungendo il loro massimo splendore alla Camusdarach Beach. Si lascia la macchina in un parcheggio segnalato lungo la strada e da qui, con una breve passeggiata, si raggiunge l’incantevole spiaggia: dune di sabbia bianchissima, con tanti sentieri scavati all’interno dell’erba e delle ginestre, si affacciano su di un mare che, in una giornata di sole, sembra color verde smeraldo. La vista si perde all’orizzonte, dove si possono intravedere le cime dei Monti Cuillin su Skye e le Isole di Rum e Eigg. Uno spettacolo meraviglioso! Perdere la cognizione del tempo passeggiando qua e là lungo la spiaggia è normale, è un luogo davvero molto tranquillo e rilassante.

Camusdarach Beach
Camusdarach Beach
Camusdarach Beach
Camusdarach Beach

Poco lontano dalla Camusdarach Beach si trova un’altra bellissima spiaggia che fa parte delle Siver Sands of Morar, l’insieme delle spiagge che si trovano accanto alla foce del fiume Morar e su tutta la vecchia strada costiera. Lasciando la macchina lungo la strada si raggiunge una distesa di sabbia bianchissima, in netto contrasto con il verde scuro degli alberi circostanti. Questa spiaggia si sviluppa attorno alla foce del fiume Morar, il più corto della Scozia, fino a raggiungere il mare, poco distante. Camminando si può raggingere anche la vicina Camusdarach.

silver sands of morar
Silver Sands of Morar

Poco dopo l’incanto finisce e ci si ricongiunge nuovamente alla A830. Una volta superato il ponte sul fiume Morar, che offre l’ultimo scorcio di sabbia bianchissima, la strada fino a Mallaig è breve e veloce. Al porto di Mallaig aspetta un traghetto, pronto a portarvi verso un altro luogo magico: l’Isola di Skye!

Infine, un piccolo consiglio: nei pressi del centro visitatori del Glenfinnan Monument c’è un parcheggio, ma è a pagamento. Percorrendo ancora una quarantina di metri ne troverete invece uno gratuito, alla vostra destra.


Link utili:

road to the isles
Road to the Isles

CAMUSDARACH BEACH: il paradiso in Scozia

Tutti abbiamo un luogo che ci portiamo nel cuore, dopo i nostri viaggi. In Scozia il mio è Camusdarach Beach, una spiaggia dall’aspetto alquanto meditteraneo che non mi aspettavo di trovare qui, così a Nord. L’ho raggiunta in una giornata nuvolosa, ma non appena ho scorto il bianco candore della sabbia oltre la collina erbosa…il sole ha fatto capolino, lucente e tiepido, mostrando la spiaggia in tutto il suo splendore, cosme se fosse l’immagine di una cartolina o di qualche pubblicità turistica. Una meraviglia!

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Camusdarach Beach (dal Gaelico An Camas Darach, ‘Oak Bay’, baia della quercia) si trova lungo la Road to the Isles, sulla vecchia single track road costiera oggi soppiantata da una più moderna e veloce strada che però passa nell’entroterra. Percorrendo la vecchia scenic route che si dirama dalla strada principale sembra di essere in un mondo completamente diverso, è tutto così tranquillo, è tutto così bello che sembra quasi di essere soli, che il tempo si sia fermato. Un’infinita sensazione di pace. Prima di raggiungere la spiaggia si passa per una zona molto rigogliosa, con alberi e piante ai bordi della carreggiata, finchè improvvisamente si intravede il mare, di un blu profondo, in un bellissimo contrasto con il verde circostante. Camusdarach beach si raggiunge con una breve passeggiata che dal parcheggio conduce lungo un prato abitato da allegre pecorelle fino alle dune di sabbia che sovrastano la spiaggia, che appare alla vista in tutto il suo splendore.

Camusdarach Beach

Sabbia bianchissima, mare blu profondo e, a contornare il tutto, delle cedevoli dune ricoperte d’erba e di piante. Sopra di esse un groviglio di stradine, sentieri, cunicoli scavati dai visitatori, che si inerpicano tra le ginestre e gli steli pungenti in un saliscendi che si apre sempre su nuovi, bellissimi, scorci. Presa da un’improvvisa frenesia mi sono addentrata in quel magico labirinto sentendomi in qualche modo parte di qualche favola avventurosa: una piccola salita, una curva a destra, un tunnel scavato nei fiori gialli del ginestrone e di nuovo fuori, sulla cima della duna, con gli occhi pieni di quel paesaggio mozzafiato.

Camusdarach Beach

Una piccola spiaggetta, una duna, un sentiero, un’altra piccola spiaggetta, in un susseguirsi di meraviglie e di emozioni. La vista è spettacolare: in una giornata limpida si possono vedere le cime frastagliate dei monti Cuillin di Skye, il profilo del’Isola di Rum e le ripide scogliere di Eigg. E’ un posto che non si lascia tanto facilmente, ha una bellezza magnetica che ti spinge ad esclamare “Ancora un altro pò, voglio rimanere ancora un altro pò”.

Camusdarach Beach

Camusdarach Beach è legata ad un film cult degli anni ’80, Local Hero. Alcune scene sono state girate proprio sulla spiaggia scozzese ma l’immaginario villaggio di Farness, che nella pellicola si trova proprio accanto alla spiaggia, è in realtà Pennan, sulla costa Est della Scozia.
Camusdarach Beach fa parte delle Silver Sands of Morar, una serie di spiagge che si trovano sulla costa tra Mallaig e Arisaig, tratto costiero considerato uno dei più belli del Regno Unito.

Camusdarach Beach


Camusdarach Beach si trova poco a sud dell’estuario del fiume Morar. C’è un parcheggio circa 800m a Nord del campeggio dal quale con una breve passeggiata si raggiunge la spiaggia.

Camusdarach Beach

Urquhart Castle, la perla del Loch Ness

Urquhart Castle è uno di quei castelli che ti rimane nel cuore. Sassi, muschio e licheni. Sassi vecchi di centinaia d’anni, licheni colorati a ricoprire quello che una volta era una delle fortezze più grandi della Scozia. Una posizione strategica e magnifica, a pochi passi dalle sponde del Loch Ness, nelle cui acque cupe si specchia l’antica torre di pietra e che rende il tutto ancora più misterioso e suggestivo. Come mi accade sempre, mi sono ritrovata a camminare tra le rovine di Urquhart con la mente che correva alla velocità della luce provando ad immaginare l’antico splendore e l’imponenza di questo castello durante i suoi anni migliori, ascoltando i sussurri del vento e toccando le fredde pietre con reverenza ed un po’ di timore. La storia di Urquhart Castle, come ogni storia scozzese che si rispetti, è intrisa di lotte, battaglie e colpi di scena. In una storia lunga 500 anni, il castello ha fatto da sfondo a numerose azioni militari, tra le sue mura, o nei paraggi, sono passati personaggi importanti, la sua gestione è stata affidata a numerose persone ed infine, triste e mera conclusione, è stato fatto esplodere nel 1692 per evitare che cadesse nelle mani dei giacobiti.

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Non si sa chiaramente quando il castello fu fondato ma secondo studi e scavi archeologici avvenuti nella seconda metà del secolo scorso, una fortificazione potrebbe essere esistita in quel luogo già attorno all’anno 500. Si narra che attorno al 580 St.Columba, il monaco irlandese che per primo diffuse il cristianesimo tra i Pitti e che fondò il monastero sull’Isola di Iona, stesse viaggiando alla volta di Inverness per recarsi al castello di Bridei, figlio di Maelchon, un Re dei Pitti ossia dell’antica popolazione che viveva in Scozia all’epoca. Mentre passava nei pressi del Glen Urquhart a Loch Ness, venne urgentemente chiamato nella residenza di un anziano nobiluomo Pitto di nome Emchath, che era in punto di morte e desiderava essere battezzato. Columba non si limitò a battezzare solo Emchath, ma anche tutta la sua famiglia e benedì tutti i suoi possedimenti. Non è certo che la casa del Pitto si trovasse proprio dove sarebbe poi sorto Urquhart, ma il ritrovamento di un frammento di un’antica spilla Pittica ha portato a pensare che il luogo fosse lo stesso. Del resto era un luogo ideale per una fortezza, circondato su tre lati dall’acqua, facilmente difendibile dalla terra e con una vista strategica sui dintorni. Una curiosità: pare che fu proprio ai tempi di Columba che iniziò a essere avvistato il famoso mostro di Loch Ness! Scrive Adomnan, il biografo del santo: “Quando Columba raggiunse la riva del fiume, vide che stavano seppellendo un pover’uomo; i seppellitori dissero che, mentre stava nuotando, l’uomo venne preso e selvaggiamente morso da una bestia acquatica”. Nonostante questo Columba ordinò ad uno dei suoi compagni di nuotare dall’altra parte del lago per andare a prendere una barca, ma ecco che appena l’uomo fu in acqua apparve il mostro e si diresse verso di lui a fauci spalancate. Mentre tutti inorridivano, Columba alzò le mani e ordinò alla besta “Non toccare l’uomo; Vattene, e in fretta!”. Ovviamente, il mostro obbedì al monaco e l’uomo fu salvo.

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Le prime testimonianze sicure riguardanti Urquhart Castle si hanno a partire dal XII e dal XIII secolo, quando re Alessandro II, per mantenere l’ordine a seguito delle ribellioni contro il potere regale, concesse la gestione di una delle sue residenze al suo usciere Thomas de Lundin. Alla morte di quest’ultimo la fortezza passò nelle mani di suo figlio, Alan Durnward, e fu in quel periodo che venne costruito il castello originale. Da qui in poi, la storia del castello è caratterizzata da lotte di potere e passaggi di proprietà tra gli scozzesi e gli inglesi. La prima testimonianza scritta riguardo ad Urquhart risale al 1296, quando fu assediato e conquistato da Edoardo I d’Inghilterra che, con la sua invasione, diede il via alle Guerre d’Indipendenza scozzesi che sarebbero durate fino al 1357. Pochi anni dopo Urquhart era di nuovo proprietà degli scozzesi (1298), salvo poi ritornare repentinamente nelle mani nemiche (1303). Nel 1307 il celebre Re Robert the Bruce marciava alla volta del Great Glen travolgendo gli assalitori inglesi e riconquistando i castelli di Inverlochy, Urquhart e Inverness: da allora Urquhart divenne un castello reale, la cui gestione fu affidata dalla corona a una serie di Governatori.

Nei sue secoli a venire, il pericolo non arrivò più dagli inglesi bensì dalle continue invasioni da parte del Clan MacDonald, i Signori delle Isole, che miravano ad espandere il loro potente regno nella Scozia occidentale. Nel 1395 Domhall of Islay sequestrò Urquhart alla Corona e riuscì a mantenerne il controllo per più di 15 anni. Lo perse nel 1411, a seguito della vana battaglia di Harlaw e il tentativo di riprenderselo, da parte del figlio, non andò a buon fine. La gestione venne dunque affidata dal re James IV alla famiglia Grant, nel 1509, a condizione che questi ultimi riparassero e restaurassero il castello: è in questo periodo che venne costruito il torrione di cinque piani conosciuto come Grant Tower. Le incursioni continuavano e, fra tutte, la più celebre è sicuramente quella avvenuta nel 1545 (e che fu anche l’ultima), durante la quale i MacDonald e i loro alleati, i Cameron, riuscirono a portare via da Urquhart e dai territori circostanti, appartenenti ai Grant, 3377 pecore, 2355 capi di bestiame, 2204 capre, 395 cavalli, 122 maiali, 64 oche e, dal castello stesso, 12 materassi di piuma, biancheria da letto compresa, tini per la fermentazione della birra, spiedi per arrostire la carne, varie padelle e pentole, tavoli e altri mobili, un baule contenente 300£, 20 pistole, polvere da sparo, armature, alcuni cancelli di ferro, e tre grandi barche. Non per niente, l’episodio fu chiamato “The great Raid”, la grande incursione.

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Un’illustrazione del “Great Raid” ad Urquhart Castle ad opera del Clan MacDonald.

Altri riparazioni furono necessarie nel corso del secolo seguente e continuarono fino al 1623, anche se il castello non era più la residenza privilegiata che era un tempo: i proprietari terrieri scozzesi stavano iniziando ad abbandonare i loro castelli medievali, costruendo invece dimore più confortevoli. Anche il promontorio roccioso dove sorgeva Urquhart non era più così attraente per i Grant. La fine arrivò attorno a Natale del 1644: un gruppo di Covenanters (un movimento di convinti presbiteriani) irruppe nel castello e derubò l’allora residente, Lady Mary Grant, colpevole di essere cristiana e leale al re Charles I. Il castello venne saccheggiato, Lady Grant allontanata dalla sua tenuta lamentandosi “Non mi è rimasto nemmeno un tovagliolo sul quale consumare il mio pasto”. Di fatto, durante un inventario del 1647, il castello era praticamente vuoto e spoglio: gli unici oggetti nella Grant Tower erano un letto, un tavolino e una panca nella ‘stanza sopra la hall’, un letto e un tavolo nella ‘camera a volta’, un grande tavolo da pranzo, sedie, panche e un altro tavolo nella ‘hall’ e un vecchio baule in cantina. Da allora in poi, il declino di Urquhart fu veloce. A seguito dell’invasione della Scozia da parte di Oliver Cromwell, nel 1650, gli inglesi costruirono nuove fortezze e scelsero di pattugliare il Loch Ness con un battello anziché insediare un presidio ad Urquhart.

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Urquhart Castle

Quando il re cattolico James VII e II fu deposto ed esiliato, nel 1688 a seguito della Gloriosa Rivoluzione di William d’Orange, Urquhart Castle divenne di nuovo in uso, conteso ancora una volta tra due parti opposte: da una lato i seguaci del nuovo sovrano d’Orange e dall’altra i giacobiti, ossia i sostenitori del legittimo re Stuart in esilio. Questi ultimi potevano contare su un forte sostegno nelle Highlands, così il castello di Urquhart, con la sua posizione strategica, divenne una guarnigione delle forze governative sotto il comando dei Grant, fedeli a d’Orange, che nel castello schierarono circa 200 uomini. Scarsamente armati, questi soldati potevano però contare su una scorta di provviste che sarebbero bastate per un paio di settimane. Il castello venne presto preso d’assedio dai giacobiti ma, nonostante questi ultimi fossero in netta superiorità numerica, gli assediati riuscirono a resistere fino alla battaglia di Cromdale, avvenuta nel 1960 nei pressi di Grantown-on-Spey, dove le forze giacobite furono sconfitte. Quando i soldati abbandonarono definitivamente la fortezza presero la drastica decisione di farla saltare in aria, per evitare di farla cadere nuovamente nelle mani degli avversari: grossi pezzi di massi crollati a seguito dell’esplosione sono tutt’oggi visibili a fianco di ciò che resta dell’antica gatehouse. Il parlamento ordinò che la famiglia Grant venisse risarcita con 2000£, ma non intraprese nessuna opera di riparazione alla proprietà; successivamente la gente che abitava nei pressi del castello accorse per portar via quello che rimaneva, quello che potevano riutilizzare per altre costruzioni e con esso anche le migliori sculture in pietra staccate dai tetti, travi, parti in ferro e simili. La fine definitiva dell’antica e splendida fortezza fu decretata nel 1715, quando parte della Grant Tower crollò a seguito di una terribile tempesta.

Una vecchia fotografia di Urquhart Castle (Fonte: http://tour-scotland-photographs.blogspot.it/2015/09/old-photograph-urquhart-castle-scotland.html)
Una vecchia fotografia di Urquhart Castle (Fonte: http://tour-scotland-photographs.blogspot.it/2015/09/old-photograph-urquhart-castle-scotland.html)

Nel 1770 il castello era in rovina, senza tetto, e in gran parte collassato. E così rimase fino al 1911 quando, dopo la morte della proprietaria dell’epoca, Caroline Dowager Countess of Seafield, vedova del settimo Conte Grant, e secondo il suo volere, Urquhart passò sotto il controllo e le cure della Commissioners of His Majesty’s Works and Public Buildings prima, e Historic Scotland poi. Nel 1994, con la forte opposizione di molti degli abitanti locali, vennero realizzati gli odierni centro visitatori e un parcheggio. Oggi Urquhart è il terzo castello più visitato della Scozia, dopo quelli di Edimburgo e Stirling.

LA STRUTTURA DEL CASTELLO

Sebbene la maggior parte del castello sia oggi in rovina, esso è ben conservato e grazie alle utili e complete tabelle informative è tuttora possibile dedurne l’antica magnificenza: era, e i suoi resti sono ancora oggi, uno dei castelli medievali più grandi della Scozia. Appena usciti dal centro visitatori non ci si rende conto subito della grandezza del castello, cosa che accade una volta varcato il portone principale, ma se ne scorge subito la bellezza romantica ed antica. Avvicinandosi, si cammina lungo un vasto prato verde, usato in passato per le adunanze e poi come giardino, frutteto e spazio coltivato nel XVII secolo, fino a raggiungere il fossato che protegge l’entrata principale, probabilmente scavato agli inizi del Medioevo. Oggi sostituiti da un moderno ponte, in passato qui si trovavano una passerella di pietra e un ponte levatoio che conducevano all’interno del castello; il passaggio che dal ponte levatoio portava al portone d’entrata era protetto da pareti di pietra, oggi scomparse, che in passato erano munite di feritoie per gli arcieri e vie d’uscita per la guarnigione, che poteva uscire dal castello anche se il ponte levatoio era sollevato e sbarrato. Le mura di cinta risalgono in gran parte al XIV secolo

L'entrata del castello, con il ponte e i resti delle due torri sulla destra
L’entrata del castello, con il ponte e i resti delle due torri sulla destra e la Grant Tower sulla sinistra

La Gatehouse (la fortezza d’entrata), della quale oggi non rimangono che rovine, risale al XVI secolo ed era caratterizzata da due torri identiche poste a fianco di un passaggio d’entrata ad arco, protetto da una saracinesca della quale si vedono ancora nelle pareti le scanalature per poterla sollevare. Seguivano due serie di robusti portoni in legno e una stanza per le guardie su ciascun lato. Sulla sinistra si trovano anche le prigioni, costituite da una piccola e stretta cella con una latrina in fondo. Il piano superiore (ne rimangono più o meno integri solo due, quelli superiori sono collassati e alcuni pezzi si possono vedere sul terreno di fronte all’entrata, con tanto di buchi per il camino e le latrine) erano destinati al custode della fortezza e comprendevano un alloggio con due stanze, una sala e una camera da letto, entrambe con un caminetto e una piccola latrina a fianco. Da qui, il guardiano poteva controllare chiunque entrasse o uscisse dal castello. La sala era l’equivalente del nostro soggiorno mentre la stanza era destinata al riposo, con un letto incassato in un grande armadio.

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Grant Tower

L’edificio più importante di tutto il castello, e anche quello meglio conservato, è la Grant Tower, costruita da Sir John Grant dopo il 1509 e modificata nel corso degli anni. La torre, che raggiunge i 12 metri d’altezza e le cui pareti sono spesse fino a 3 metri, ospitava gli alloggi della famiglia Grant, padroni del castello, e per ragioni di sicurezza l’ingresso era molto piccolo e stretto e le difese numerose: un profondo fossato correva sui lati interni dell’edificio e il punto più esposto, ossia il portone d’entrata, era raggiungibile solo da un ponte removibile. La torre è composta da 5 piani e la porta d’entrata porta al secondo, ovvero la great hall, la stanza più grande dell’intero edificio, illuminata da grandi finestre e riscaldata da un grande caminetto nella parete sud. Una stretta scala a chiocciola portava giù in una cantina sotterranea e ad una ben difesa entrata posteriore. Un’altra scala conduceva invece ai piani superiori. Non è sicuro di come fossero disposti i piani superiori ma sembra che la stanza appena sopra la hall fosse destinata a sala per i ricevimenti e come spazio dove il Lord e la Lady potevano rilassarsi mentre al quarto piano c’era la camera da letto, usata anche per ricevere gli amici più intimi. Ai piani più in alto si trovava una soffitta usata dalla servitù e quattro piccole e graziose stanze nelle torrette sugli angoli dell’edificio, ognuna con un caminetto e una finestra.

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Accanto alla Grant Tower ci sono i resti di quelle che erano le cucine e poco distante, su di una piccola collinetta rocciosa, si vedono le fondamenta di un piccolo edificio rettangolare: si pensa fosse stata la cappella del castello, che potrebbe avere origini molto antiche e risalire ai tempi quando il promontorio dove sorge Urquhart era una fortezza dei Pitti. Era normale per un grande castello medievale avere il proprio luogo di culto, soprattutto per risparmiare a chi ci abitava di doversi recare alla parrocchia più vicina, che in questo caso si trovava nel villaggio di Drumnadrochit, ad alcune miglia di distanza.Dopo gli alloggi privati del Lord del castello (la Grant Tower), la parte più importante era la Great Hall, una spaziosa stanza usata a vari scopi, ma principalmente come sala dei banchetti e palazzo di giustizia, situata lungo la parte orientale del cortile interno, nei pressi della riva del Loch Ness. Oltre alla grande sala, ci sarebbero state anche una resting room (una sala relax) situata dietro alla pedana del Lord, le cucine ed il magazzino. Purtroppo nulla sopravvive del piano superiore nella great hall, dove il Lord del castello soleva ricevere visite, discutere di affari e incontrare amici: oggi rimangono solo i davanzali di quattro grandi finestre, che illuminavano la stanza e offrivano una magnifica vista sul loch sottostante. Le cantine e i magazzini sono meglio conservati, ma anche in questo caso non si conosce l’esatta ubicazione di ogni stanza di servizio.

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Nella parte più stretta del promontorio, più o meno di fronte all’entrata principale, si trova il water gate, la porta sull’acqua. Questa porta secondaria dava accesso alla riva del lago ed era un importante via di entrata e di uscita ai tempi del medioevo. In un’epoca in cui le strade erano pressoché inesistenti, la maggior parte delle provviste del castello arrivava via fiume, o lago in questo caso, caricata su delle barche. Durante un assedio al castello tra il 1689 e il 1690, la guarnigione fu temporaneamente rifocillata di provviste e di uomini, sbarcati proprio nei pressi del water gate. A sud rispetto all’entrata si trova la parte più alta del promontorio. Questa zona potrebbe essere stata fortificata già dai Pitti durante il primo millennio ed era anche il cuore del primo castello, costruito nel XIII secolo, spostato poi successivamente verso Nord, su un terreno più pianeggiante. Successivamente quest’antica parte fu destinata ad ospitare i “servizi” del castello: le stalle, una colombaia, una fucina. Oggi rimane poco di questa parte del castello, e capire la struttura originale e la funzione che questi edifici in rovina avevano centinaia d’anni fa è davvero molto difficile.

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Veduta del Loch Ness dal castello

INFORMAZIONI PRATICHE

Urquhart Castle è aperto al pubblico tutto l’anno all’infuori del 25 e 26 dicembre. Gli orari di apertura variano a seconda del periodo dell’anno: in estate è uno dei pochi castelli scozzesi ad essere aperti fino alle 20 mentre in inverno (da novembre a marzo) chiude alle 16.30. Vi invito a consultare il sito ufficiale per conoscere gli orari giornalieri.

Ticket d’ingresso:

Adulti: 12£
Bambini: 7.20£
Concessions: 9.60£