Personaggi: COINNEACH ODHAR & THE SIGHT

Kenneth MacKenzie, conosciuto anche come Coinneach Odhar o The Brahan Seer fu il più famoso e rispettato chiaroveggente scozzese. Le sue profezie si sono dimostrate veritiere, alcune si sono avverate in passato ed altre devono ancora realizzarsi ma sono tenute ancora oggi in grande considerazione dalla popolazione della Highland. Poiché non c’è nessuna testimonianza storica scritta e il primo libro che parla della sua storia fu pubblicato solo nel tardo XIX secolo ad opera di Alexander MacKenzie, la sua esistenza rimane tutt’ora un mistero. Prima della pubblicazione la storia di Kenneth era trasmessa solo oralmente quindi, oltre al dubbio se egli sia o meno realmente esistito, non si può nemmeno sapere con certezza se le sue profezie siano autentiche o se siano state inventate a posteriori.

STORIA

Coinneach-Odhar

Nato apparentemente agli inizi del XVII secolo a Uig, sull’Isola di Lewis nelle Ebridi Esterne, Coinneach ha vissuto la maggior parte della sua vita nei pressi del Loch Ussie, vicino a Dingwall nel Ross-shire, lavorando presso la Brahan Estate, sede del Clan Seafoth (ramo dei MacKenzie). La leggenda narra che ottenne la capacità di avere visioni ancora da bambino, grazie a sua madre. La donna si trovava, una notte, a pascolare la sua mandria nei pressi di un cimitero, e vide il fantasma di una giovane ragazza uscire dalla sua tomba. Incuriosita, la donna decise di mettere un bastone di traverso sopra la tombab vuota, cosicchè il fantasma non potesse rientrarvi. Quando la principessa ritornò la donna le chiese chi fosse: era una principessa figlia di un re, annegata in Norvegia e il cui corpo fu trasportato dalla corrente e ripescato sulle sponde dell’Isola di Lewis. Finita la spiegazione, il fantasma chiede di poter tornare nella propria tomba e la donna, come pegno per averla lasciata passare, chiese una ricompensa: il dono della seconda vista per suo figlio. Il giorno dopo il giovane Kenneth trovò una piccola pietra rotonda con un foro al centro, attraverso il quale, da quel giorno in poi, egli guardava per avere le visioni.

La capacità di vedere il futuro tuttavia costò a Coinneach Odhar la vita. Famoso e largamente conosciuto per la sua dote, venne un giorno convocato dalla contessa Seafoth che voleva sapere come mai suo marito, che si era recato in Francia per affari, si tratteneva così a lungo lontano da casa. A malincuore Kenneth le raccontò la sua visione: il conte stava bene ma la stava tradendo con una giovane dama francese. La contessa andò su tutte le furie e lo condannò a morte. Il Brahan Seer venne bruciato vivo in un barile di pece a Chanonry Point, vicino a Fortrose nella zona conosciuta come Black Isle. Prima di morire riuscì a lanciare un’ultima, terribile maledizione profetica: la casata Seafoth negli anni a venire si sarebbe estinta. E così accadde. Nel 1815 Francis MacKenzie of Seafoth morì senza lasciare eredi decretando definitivamente il declino della casata. Putroppo non esiste alcuna documentazione scritta sulla vita del Seer. Un Coinneach Odhar appare in alcuni documenti giuridici cento anni prima: nel 1577 un “incantatore” con quel nome fu coinvolto in un complotto per uccidere gli eredi del Clan Munro, a Foulis, Easter Ross. Non si conoscono i dettagli su ciò che gli toccò ma probabilmente, vista la pena prevista per quel reato all’epoca, venne giustiziato a Fortrose poiché Foulis si trovava sotto quella giurisdizione. Tutto ciò coinciderebbe con il luogo della morte del Coinneach Odhar del XVII secolo. Secondo il Dottor Alex Shuterland dell’Università di Aberdeen, il mito del Brahan Seer potrebbe avere origine proprio da questa figura.

Una pietra commemorativa si trova a Chanonry Point recante la scritta:

La pietra commemora il leggendario Coinneach Odhar, meglio conosciuto come Brahan Seer. Molte delle sue profezie si sono avverate e la tradizione vuole che la sua morte prematura avvenuta facendolo bruciare vivo in un barile di pece sia avvenuta a seguito della sua ultima profezia sul destino della Casa Seaforth.

Chanonry Point brahan seer memorial

LA SECONDA VISTA

La capacità di avere visioni e di vedere non solo in questo mondo ma anche, nello stesso momento, in un altro, è detta second sight o two sights, seconda vista (in gaelico scozzese an da Shealladh, in irlandese Taish). È una percezione extrasensoriale, la capacità di percepire cose non presenti ai sensi grazie alla quale una persona acquisisce informazioni sottoforma di visioni riguardanti eventi futuri prima che accadano (precognition) o che stanno accadendo in luoghi lontani (remote viewing). Chi ha questa capacità si chiama seer, letteralmente “vedente”, colui che vede. In Scozia la second sight non è mai stata considerata stregoneria ma piuttosto come una maledizione. Martin Martin descriveva questa capacità nel suo libro, “Description of the Western Islands of Scotland” pubblicato nel 1703 del quale potete trovare una descrizione qui. Se al giorno d’oggi la second sight ci sembra una cosa fantascientifica, all’epoca era tenuta molto in considerazione ed erano molte le persone che dicevano di avere effettivamente la vista.

brahan seer
PROFEZIE AVVERATE

“Oh Drumossie Moor, il mio cuore si spezza per te, perché il giorno verrà in cui i tuoi neri campi selvaggi fioriranno del miglior sangue delle Highlands. Io prego Dio di non essere risparmiato per vedere quel giorno, perché sarà terribile e spaventoso. Teste strappate dal busto giacciono nell’erica; braccia e gambe sono tagliate dai corpi e disperse; la pietà abbandona gli uomini che si gettano come belve, fratello contro fratello. Giacche rosse inzuppate di sangue io vedo, fino a sembrar nere; un rosso fiume di sangue affoga il fiore dei Clan. Il rombo di grandi cannoni accompagna i morti all’inferno, il pianto dei vivi si leva nelle valli. Giovani levano la mano contro giovani, uomini maturi spingono la spada nel cuore dei loro vicini. Oh Dio, oh Culloden, io sto morendo con i tuoi morti, io sto gemendo con i tuoi feriti. Che io possa morire, oh che io possa morire prima che venga quel giorno.”
Queste parole profetiche furono pronunciate il 18 marzo 1662, quasi cento anni prima della battaglia di Culloden (1746) da Coinneach Odhar. La visione avvenne come al solito, improvvisamente ed involontariamente, mentre il Brahan Seer passava a cavallo per Drumossie Moor, la brughiera dove in seguito venne combattuta la battaglia. Il suo accompagnatore, il dottor Andrew Beaton che studiava il fenomeno della seconda vista, annotò nel suo diario che Kenneth, dopo essere caduto all’improvviso da cavallo, iniziò con sguardo perso a parlare, pronunciando la fatidica profezia. Beaton aggiunse anche che “Mi fece vedere ciò che egli vedeva; le nubi spettrali che calavano giù dalle alture presero la forma del fumo di migliaia di cannoni. Potevo persino sentire le grida dei feriti. Come MacKenzie, anch’io pregai perché la mia vita non si prolungasse fino a vedere quel giorno. Dopo questa esperienza, non mi sono più sentito di proporre altri esperimenti, né lo ha fatto lui”.

Questa è la più celebre tra le profezie del seer. Molte altre si sono avverate nel corso degli anni, eccone alcune:

“One day ships will sail round the back of Tomnahurich Hill”. Tomnahurich Hill è una collina che si trova nei pressi dell’odierna Inverness. Coinneach affermò che un giorno le barche avrebbero potuto navigare dietro la collina (all’epoca era già possibile navigare davanti alla collina, nel fiume Ness) ed in effetti questa profezia si realizzò con la costruzione, nella prima metà di XIX secolo, del Caledonian Canal.

Coinneach parlò di “great black, bridle less horses, belching fire and steam, drawing lines of carriages through the glens”, grandi cavalli neri senza briglie, che esalano fuoco e vapore e che tracciano linee di trasporto attraverso i Glen. Più di 200 anni dopo, venne costruita la prima linea ferroviaria attraverso le Highlands.

“A black rain will bring riches to Aberdeen”, una pioggia nera porterà ricchezze ad Aberdeen. E fu scoperto il petrolio nel mare del Nord.

Il seer parlò anche di quando la Scozia avrebbe avuto di nuovo il proprio Parlamento. “Questo accadrà” disse “solo quando un uomo potrà camminare senza bagnarsi i piedi dall’Inghilterra alla Francia”. Alla costruzione del Tunnel sotto la Manica a nel 1994 seguì, l’anno successivo, l’apertura del primo Parlamento Scozzese dal 1707.

Riferendosi ad un posto lontano da mare, laghi o fiumi, egli affermò che una nave avrebbe ancorato là, un giorno. “A village with four churches will get another spire, and a ship will come from the sky and moor at it”. Un villaggio con quattro chiese avrà un’altra guglia, ed una nave arriverà dal cielo e attraccherà là. Questo accadde nel 1932, quando un dirigibile (in inglese airship) effettuò un atterraggio di emergenza e si impigliò nella guglia della nuova chiesa (purtroppo non sono riuscita a scoprire di che villaggio si trattasse).

Coinneach predisse che, il giorno in cui ci sarebbero stati cinque ponti sul fiume Ness ad inverness, nel mondo si sarebbe diffuso il caos. Nell’agosto del 1939 sul fiume c’erano effettivamente cinque ponti, ed il primo di settembre dello stesso anno Hitler invase la Polonia. Disse anche che, se mai ci saranno nove ponti, allora ci saranno anche fuoco, sangue e calamità: il nono ponte fu costruito nel 1987 e nel 1988 ci fu il disastro del Piper Alpha, un tragico incendio su di una piattaforma petrolifera nel Mare del Nord al largo delle coste di Aberdeen.

“The sheep shall eat the men”, le pecore mangeranno l’uomo. Questo effettivamente avvenne dopo la battaglia di Culloden, quando con le cosiddette Clearances moltissime famiglie vennero spostate o fatte emigrare per far spazio agli allevamenti di pecore.

Brahan-Seer-Main
PROFEZIE NON AVVERATE

Accanto a quelle che si sono rivelate veritiere, ci sono anche delle profezie di Coinneach Odhar che non si sono tutt’oggi avverate. La più celebre è quella che parla di una pietra celtica, la Eagle Stone che si trova a Strathpeffer, nel Ross-shire. Il seer aveva affermato che se fosse caduta per tre volte allora il vicino Loch Ussie avrebbe allagato la valle sottostante e le navi avrebbero potuto raggiungere il villaggio di Strathpeffer. La pietra è caduta fin’ora due volte: oggi è stata rinforzata e bloccata con del calcestruzzo, a prova di caduta. Un’altra profezia che riguarda un’inondazione è quella che annuncia l’uscita dagli argini di un Loch vicino a Beauly, che spazzerà via il villaggio. Parlando di grandi rivoluzioni che succederanno in Scozia, Coinneach affermava che “quando il fiume Beauly si seccherà tre volte e un salmone con conchiglie al posto delle scaglie (probabilmente uno storione reale) verrà catturato nel letto del fiume, verrà un tempo di grandi prove”: la profezia si è avverata solo in parte, perché il corso d’acqua si è già prosciugato per due volte, l’ultima nel 1826, e uno storione di nove piedi di lunghezza è stato pescato nell’estuario del fiume.
Ci sono poi delle macabre preofezie: “Verrà il giorno in cui vi saranno così tante terribili persecuzioni e spargimento di sangue nella contea di Sutherland, che le persone potranno guadare il fiume Oykel senza bagnarsi i piedi, camminando sui corpi dei morti”; “verrà il giorno in cui un corvo, vestito di plaid e bonnet (tipico cappello scozzese), berrà molto sangue umano sul monte ‘Fionn-bheinn’, tre volte al giorno, per tre giorni consecutivi”; “una sanguinosa battaglia sarà combattuta a Ault-nan-Torcan, su Lewis. Si svolgerà davvero, anche se forse in un periodo lontano da ora, e porterà dolore alle madri dei lattanti (?). Il padrone di casa sconfitto continuerà ad essere sgominato finchè non raggiungerà Ard-a-chaolais (un luogo vicino a Ault-nan-Torcan) e là la spada compirà una terribile devastazione.”; “verrà il giorno in cui un Laird (lord) di Tulloch ucciderà consecutivamente quattro delle sue mogli ma la quinta ucciderà invece lui”; “Una grave battaglia sarà combattuta ad Ardelve, vicino a Lochalsh, e il massacro sarà così grande che la gente potrà attraversare lo stretto con il traghetto navigando su corpi di uomini morti. La battaglia giungerà a una conclusione grazie ad un potente uomo e ai suoi cinque figli che giungeranno dal distretto di Strath”;

Mary Stuart, storia di una Regina di Scozia / Parte 5

Parte 5 (1567 – 1568):  Il terzo matrimonio e la prigionia a Lochleven

“Tutto ciò che Maria Stuarda intraprende nelle settimane dopo il delitto non è spiegabile con la ragione, ma solo come confusione provocata da un’angoscia senza fine. Anche in mezzo alla sua follia dovrebbe riconoscere a sé stessa che ha distrutto e annullato per sempre il suo onore, che tutta la Scozia, che l’Europa intera avrebbero ritenuto una provocazione inaudita della legge e del costume un matrimonio celebrato poche settimane dopo l’assassinio e per di più con l’assassino del marito (S.Zweig, Maria Stuarda, pag 222)

Senza nemmeno aspettare la fine del lutto Mary Stuart si adopera per mettere provocatoriamente sulla testa dell’assassino la corona dell’assassinato. E lo fa con una fretta clamorosa, che fa intendere che ci sia un altro motivo, oltre all’amore accecante, che spinge la regina a sposare Bothwell il più in fretta possibile: una gravidanza. Mary porta in grembo un figlio, non di Darnley ma proprio di Bothwell e ad una regina non è permesso di mettere al mondo un figlio illegittimo, men che meno nelle circostanze in cui si trova. Il matrimonio è dunque l’unico modo per salvare l’onore del bambino, per difenderne i diritti fingendo che sia stato concepito con il defunto marito, e deve essere celebrato il prima possibile per poter fare credere a tutti che il figlio sia nato prematuramente: se passano troppi mesi, sarà ovvio che il padre di quel bambino è in realtà Bothwell. Ma per una regina vedova di Scozia non è lecito sposare un uomo famigerato e sospetto come il suo amante, a meno che…

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Mary Stuart, storia di una Regina di Scozia / Parte 4

Parte 4 (1566-1567): L’omicidio di Darnley

Con l’assenza di Darnley dalla vita a palazzo, il legame tra Mary Stuart e Bothwell si rafforza sempre più. È a questo punto della storia che assistiamo ad un cambiamento radicale nella vita e nel carattere della regina, che da padrona, da sovrana, diventa serva, schiava della passione che la lega a Bothwell. S.Zweig nella sua biografia della Stuart analizza il rapporto con Bothwell basandosi su fonti storiche costituite dalle cosiddette “lettere dello scrigno”, ossia quelle lettere e quei sonetti scritti da Maria Stuarda all’amante e ritrovati in uno scrigno d’argento sigillato ed usate come prova contro di lei al processo. Ci sono pareri divergenti sull’effettiva autenticità di queste lettere e nonostante siano state analizzate e verificate più e più volte, qualcuno sostiene che le originali siano state falsificate proprio per screditare la regina e costituire una (falsa) e schiacciante prova del suo coinvolgimento nell’uccisione del marito. In uno dei sonetti contenuto nello scrigno Mary scrive, riferendosi a Bothwell

“Anche per lui verso abbondanti lacrime, perché possedette questo corpo quando ancora non ne aveva l’anima” (S.Zweig, Maria Stuarda, pag 170).

James Hepburn Conte Bothwell in un ritratto del 1566
James Hepburn Conte Bothwell in un ritratto del 1566

Da qui e da altre lettere si deduce che ci deve essere stato qualcosa che ha scatenato improvvisamente la passione tra i due e S.Zweig sostiene che Bothwell, durante uno dei molti viaggi di piacere nei quali in qualità di primo consigliere e comandante dell’esercito accompagnava la regina, avrebbe potuto commettere una sorta di aggressione, un qualche atto di violenza nei suoi confronti. Ora, non possiamo sapere se si sia trattato realmente di un atto violento, di una manifestazione di un sentimento represso, o se sia stata la stessa Mary ad istigare ed incoraggiare, magari inconsciamente, tale gesto. L’infelice passione tra i due inizia proprio da qui, violentemente ed improvvisamente, lasciando Maria Stuarda completamente annientata e dominata da questo amore irrazionale che la consuma sempre più. Da quel momento è solo Bothwell che conta e Mary è disposta a tutto pur di avere lui ed il suo amore. Una relazione che toglie alla Stuart la razionalità e la dignità che l’avevano caratterizzata fino ad allora e la fa assomigliare sempre più a Darnley, un heart of vax, un cuore di cera come lei stessa definiva il marito, rendendola completamente succube dell’amante, come si evince dai sonetti composti da lei stessa in quel periodo:

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THE BRAES O’ KILLIECRANKIE

The braes o’Killiecrankie è una canzone tradizionale scozzese che si lega alle rivolte giacobite, ossia quel movimento diffusosi in Scozia ed Inghilterra tra il 1688 e il 1746 che rivendicava l’indipendenza dal governo inglese e la restaurazione del casato cattolico degli Stuart sul trono scozzese.

Il titolo della canzone si riferisce alla battaglia di Killiecrankie, avvenuta il 27 luglio 1689 e che fu combattuta tra le truppe inglesi del generale Hugh Mackay e i ribelli giacobiti guidati da John Graham di Claverhouse, visconte di Dundee (1648–1689), conosciuto come “Bonnie Dundee”, il bel Dundee. Claverhouse si era rifiutato di giurare fedeltà a Guglielmo d’Orange, che dopo la deposizione del re Giacomo Stuart (II d’Inghilterra e VII di Scozia) stava tentando di conquistare il potere. Aveva già combattuto a fianco dei giacobiti, ossia dei sostenitori di Giacomo, e si adoperò con coraggio per radunare un esercito al fine di sostenere il suo re e sconfiggere l’usurpatore Guglielmo.

Killiecrankie in gaelico significa “bosco degli alberi di pioppo” ed è un passo di montagna situato tra Blair Atholl e Pitlochry nel Pertshire.


Cantata da Jesse Ferguson, il cantante folk e compositore canadese

 THE BRAES O' KILLIECRANKIE

LA BATTAGLIA

La battaglia venne combattuta il 27 luglio 1689 tra i giacobiti leali al cattolico re Giacomo VII e II e le truppe che sostenevano il re protestante Guglielmo d’Orange. I giacobiti, guidati da John Graham Claverhouse, “Bonnie Dundee”, erano perlopiù highlander scozzesi radunati dal capo clan Cameron of Lochiel ed erano in inferiorità numerica rispetto agli avversari (2500 unità circa). Le truppe governative, fedeli al re Guglielmo, erano sotto il comando del generale scozzese Hugh Mackay of Scourie ed erano formate per la maggior parte da abitanti delle Lowlands (5000 unità circa). I due eserciti si incontrarono a Killiecrankie, vicino a Blair Castle, una strategica via di comunicazione nelle Highlands tra Perth ed Inverness. Dopo diverse ore di tensione durante le quali le due fazioni rimasero immobili ad osservarsi, i giacobiti, che avevano guadagnato un’ottima e sicura posizione su di una collina, attaccarono con una carica selvaggia, gettandosi furiosamente giù per il pendio tra il fuoco dei moschetti nemici. Armati solo di piccoli scudi rotondi chiamati “targes” e spadoni a doppio taglio, raggiunsero gli avversari e prima che essi potessero sparare più di tre colpi a testa sfondarono il centro delle linee nemiche, che vacillarono e si diedero alla fuga. I giacobiti vinsero la battaglia, ma a caro prezzo: un terzo degli highlander che formavano l’esercito rimase ucciso ed anche Bonnie Dundeevenne ferito mortalmente durante la carica. Cameron of Lochiel combattè a piedi nudi accanto ai suoi uomini, sopravvisse alla battaglia e visse fino a 89 anni. La vittoria di Killiecrankie tuttavia portò ad un niente di fatto: la battaglia successiva, quella di Dunkeld il 21 agosto 1689, vide i giacobiti sconfitti e dispersi, la rivolta giacobita momentaneamente sedata e il re Giacomo VII e II deposto e mandato in esilio.

 The Battle of Killiecrankie - dipinto di Alan B Herriot
The Battle of Killiecrankie – dipinto di Alan B Herriot

LA CANZONE

 Nel 1819 “the braes o’killiecrankie” venne pubblicata nella raccolta di canzoni relative a battaglie o campagne militari intitolata Jacobites Reliques realizzata dal poeta e scrittore James Hogg. La canzone è la numero 19 a pagina 32 ed è inserita semplicemente con il titolo di “Killiecrankie”. I primi tre versi ed il ritornello furono scritti dal celebre compositore scozzese Robert Burns verso la fine del XVIII secolo ed adattati ad un’antica melodia popolare mentre gli altri versi potrebbero essere opera di James Hogg stesso.

I protagonisti della canzone sono due soldati: uno, probabilmente un veterano delle truppe di Mackey, chiede all’altro se abbia combattuto alla battaglia di Killiecrankil (Killiecrankie). La domanda è ironica, poiché il primo soldato è talmente felice, spensierato ed elegante che è impossibile, a detta del veterano, che abbia combattuto come lui in quella battaglia terribile. Colui che canta afferma poi di aver visto Bonnie Dundee quel giorno scendere dalla collina tra la carica degli highlander, e lo paragona ad un diavolo, tanto accesi erano il suo coraggio e la sua forza.

Killiecrankie panorama at dawn - Copyright Michael Stirling Aird-2010 Fonte: http://www.transformedbylight.com/Gallery%20ref%2000153%20Killiecrankie%20panorama.html
Killiecrankie panorama at dawn – Copyright Michael Stirling Aird-2010 Fonte: http://www.transformedbylight.com/Gallery%20ref%2000153%20Killiecrankie%20panorama.html

THE BRAES O’KILLICRANKIE

Where hae ye been sae braw, lad?
Whare hae ye been sae brankie, O?
Whare hae ye been sae braw, lad?
Cam ye by Killiecrankie, O?

Chorus.
An ye had been whare I hae been,
Ye wad na been sae cantie, O;
An ye had seen what I hae seen,
I’ the Braes o’ Killiecrankie, O.

I faught at land, I faught at sea,
At hame I faught my Auntie O;
But I met the devil an’ Dundee,
On the Braes o’ Killiecrankie, O.

The bauld Pitcur fell in a furr,
An’ Clavers gat a clankie, O;
Or I had fed an Athole gled,
On the Braes o’ Killiecrankie, O.

O fie, Mackay, what gart ye lie
I’ the bush ayont the brankie-O?
Ye’d better kiss’d King Willie’s loof
Than come to Killicrankie-O

It’s nae shame, it’s nae shame
It’s nae shame to shank ye-O
There’s sour slaes on Athol Braes
And de’ils at Killicrankie-O

Cantata dai “The Corries”, gruppo di musica folk scozzese

 TRADUZIONE IN ITALIANO

 Dove sei stato così elegante, ragazzo?
Dove sei stato così agghindato*, ragazzo?
Dove sei stato così elegante, ragazzo?
Vieni da Killiecrankie?

Ritornello
Se sei stato dove sono stato io
non saresti così allegro,
se avessi visto quello che ho visto io
sui pendii di Killiecrankie

Ho combattuto per terra, ho combattuto per mare,
a casa ho combattuto mia zia*,
ma ho incontrato quel diavolo di Dundee
sui pendii di Killiecrankie

Il coraggioso Pictur* è caduto in un fosso
e Claverhouse ha preso un brutto colpo
altrimenti avrei nutrito un falco di Athole
sui pendii di Killiecrankie

O vergogna Mackay cosa ti ha fatto rimanere
Nella boscaglia tra gli abeti?
Sarebbe stato meglio baciare la mano di Re Guglielmo
che venire a Killiecrankie

Non è una vergogna, non è una vergogna
non è una vergogna fuggire
ci sono gli acidi prugni selvatici* sulla collina di Athol*
e il diavolo a Killiecrankie

Nella versione di Marc Gunn, cantante nel ramo della musica celtica, irlandese, scozzese

ALCUNE PRECISAZIONI:

* Brankie, si traduce in inglese con “spruce”, che può significare sia abete rosso oppure, come aggettivo, azzimato, cioè eccessivamente curato nella persona
*Aunty/zia: non si capisce molto bene cosa c’entri la zia in questo verso; probabilmente è un’affermazione ironica per dire che chi sta parlando è così battagliero che se non è a combattere per terra o per mare, arriva a combattere anche contro sua zia. Potrebbe anche essere un riferimento alle continue lotte tra clan e famiglie nel sistema sociale della Scozia di quei tempi. Personalmente la prima cosa che mi è venuta in mente leggendo il verso è che ironicamente aunty/zia sia qui inteso in qualche modo come suocera, ed il narratore afferma di aver fatto cose pericolose come combattere per terra, combattere per mare e combattere anche contro la suocera! Ma è solo una mia supposizione…
*Pictur, che cadde in un fosso, era Hallyburton of Pitcur e combatteva dalla parte di Dundee. Pictur è un borgo e un castello che si trova 8 miglia a nord-ovest di Dundee nelle Sidlaw Hills.
*sour slaes/acidi prugni selvatici sono i frutti del pruno selvatico, diffuso nella zona, molto amari e usati per fare il gin di prugnole. Nella canzone potrebbe essere un’allegoria per indicare coloro che erano dalla parte dei perdenti.
* Athol è l’antico nome dell’area del Perthshire in Scozia, dove si trova Killiecrankie.

Saint Andrews, Fife: storia e paesaggi mozzafiato

Saint Andrews (in gaelico scozzese Cill Rìmhinn) è una città universitaria che si trova sulla costa est della Scozia, nella regione del Fife a circa 80km da Edimburgo. È rinomata per i suoi grandi campi da golf e tra le attrazioni principali ci sono i resti del castello e dell’antica cattedrale. In questo articolo voglio raccontarvi un pò la sua storia: se state invece cercando qualcosa di più turistico ecco un itinerario a piedi che vi porterà a scoprire gli angoli più belli e pittoreschi di Saint Andrews!

saint andrews

STORIA

Fino al X secolo Saint Andrews era conosciuta come Kilrymont e prese in seguito il suo nome da Sant’Andrea apostolo, il santo patrono dell’intera Scozia le cui ossa furono portate nella cittadina come reliquia. La religione ha avuto una forte influenza nello sviluppo di Saint Andrews non solo per quanto riguarda il suo nome, ma anche per la moltitudine di edifici sacri che vennero costruiti nel corso degli anni tra i quali spicca la grande cattedrale, edificata nel 1160, che attirò per secoli migliaia di pellegrini da tutta Europa rendendo la cittadina il principale centro della vita religiosa in tutta la Scozia. Durante il Medioevo Saint Andrews si espanse notevolmente grazie alla sempre più crescente importanza ecclesiastica e anche quella accademica, nata con la fondazione dell’Università nel 1431.

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St.Salvator’s College, Saint Andrews

Il XVI secolo fu il periodo più turbolento nella storia di Saint Andrews: l’arcivescovo cattolico della città, il cardinale David Beaton, fu il leader di un movimento anti protestante che nacque all’epoca a seguito del diffondersi della Riforma ed ordinò molti processi ed esecuzioni di persone considerate “eretiche”. Nel 1559 l’esponente del calvinismo John Knox predicò un così ardente sermone nella Holy Trinity Church che scatenò una rivolta tra i fedeli: la cattedrale di Saint Andrews venne saccheggiata dai suoi seguaci segnando la fine dell’influenza religiosa della città e l’inizio della Riforma scozzese. A seguito di questi avvenimenti la città cadde in un lungo declino e solo nel XIX secolo, con la costruzione di nuove strade, l’arrivo della linea ferroviaria e l’aumento del turismo per via del golf e della salubre aria marittima, ricominciò a fiorire nuovamente.

 

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Una mappa di Saint Andrews

 

LA CATTEDRALE

L’imponente cattedrale di Saint Andrews è costruita così vicina al mare che sembra sfidare la forza delle onde e la potenza del vento. In passato edificio religioso più grande di tutta la Scozia, la sua costruzione iniziò nel 1158 su ordine del Vescovo Arnold, sul sito dove erano conservate le reliquie di Sant’Andrea. I lavori di realizzazione dell’opera proseguirono per quasi 150 anni, non senza alcuni intoppi in corso di costruzione: nel 1272 una fortissima tempesta abbatté la parete occidentale ed in seguito i lavori vennero rallentati a causa della prima guerra d’indipendenza contro l’Inghilterra (1296–1307). La cattedrale venne ultimata e consacrata il 5 luglio 1318 alla presenza del re Robert Bruce e rappresentava il più magnifico ed imponente edificio fin’ora costruito in Scozia, sede dei più importanti vescovi ed arcivescovi. Nel corso dei secoli rappresentò un simbolo religioso e moltissimi fedeli da tutta Europa si recavano qui in pellegrinaggio. Il suo declino iniziò con l’avvento della riforma protestante sul territorio scozzese: nel 1559 i seguaci di John Knox, che aveva predicato un acceso sermone in città, saccheggiarono la cattedrale rubando immagini ed oggetti sacri e successivamente, a partire dal 1561 essa venne abbandonata e lasciata cadere in rovina. Alla fine del XVI secolo la torre centrale cedette, portandosi dietro gran parte della parete nord; negli anni successivi molte pietre vennero portate via ed usate per costruire nuovi edifici e per preservare l’opera non venne fatto niente fino al 1826.

Oggi rimangono sole delle suggestive e grandiose rovine dell’antica cattedrale gotica, circondate da un cimitero e da imponenti muri di cinta monastici. I frammenti che sono sopravvissuti nel corso dei secoli, erosi dalla forza del mare e dalle raffiche di vento, testimoniano la grandezza di quest’opera. È possibile attraversare la porta d’ingresso a volta, passeggiare nell’erba in quella che secoli fa era la navata centrale, osservare ciò che rimane delle pareti con le grandi finestre ad arco. La parte più suggestiva è sicuramente la superba parete occidentale che si staglia altissima nei suoi 30 metri e che rende perfettamente l’idea di quanto doveva essere magnifica e imponente la cattedrale nei suoi anni di massimo splendore. È un luogo mistico e pieno di pace, la quiete interrotta solo dal rumore delle onde e dai versi dei gabbiani. Uno di quei posti che incute un po’ di timore, che infonde un profondo senso di rispetto e che va visitato in silenzio, senza parlare. Oggi la cattedrale è di proprietà di Historic Scotland (vi invito a visionare il sito ufficiale per orari di apertura e prezzi).

Saint-Andrews-Scotland-BeatriceRoat

SAINT ANDREWS CASTLE

Poco distante dalla cattedrale, raggiungibile con una piacevole passeggiata lungomare, sorgono i resti del castello di Saint Andrews, arroccato su di uno scoglio a picco sul mare. Residenza ufficiale dei principali vescovi ed arcivescovi scozzesi fin dal medioevo, il castello fu fatto costruire tra il 1189 e il 1202 dal Vescovo Roger proprio negli anni in cui veniva edificata anche la vicina cattedrale. Durante la guerra d’indipendenza con l’Inghilterra (1296–1356) esso subì seri danneggiamenti e passò più volte di mano in mano tra scozzesi ed inglesi: nel 1303 il castello fu preso e preparato per accogliere il re inglese Edoardo I, successivamente fu riconquistato dagli scozzesi dopo la battaglia di Bannockburn nel 1314 e riparato dal vescovo William Lamberton. Ricatturato di nuovo dalle forze inglesi nel 1330 che ne rinforzarono le difese, fu espugnato infine da Sir Andrew Moray, reggente di Scozia, nel 1336 dopo tre settimane d’assedio. Per evitare che cadesse nuovamente nelle mani dei nemici il castello venne distrutto dagli scozzesi tra il 1336 e il 1367. Tra il 1385 e il 1401 il castello di Saint Andrews venne interamente ricostruito ad opera del vescovo Walter Trail. Durante gli anni che seguirono il castello fu usato anche come prigione: il bottle dungeon, la prigione a bottiglia, è un’umida cella senz’aria scavata nella solida roccia sotto la torre nord-ovest dove furono lasciati morire numerosi delinquenti così come molte personalità di spicco locali. 

Saint Andrews Castle

L’aumento delle tensioni religiose nel corso del XVI secolo portarono ad intraprendere ulteriori lavori di costruzione, come l’aggiunta di una nuova torre per artiglieria per difendere il castello, ad opera di James Beaton negli anni tra il 1521 e il 1539. La fortezza fu teatro di violenze ed assassinii negli anni della riforma protestante: nel 1556 il cardinale David Beaton vi fece bruciare George Wishart, predicatore riformista, e lo stesso Beaton fu poco dopo assassinato all’interno della sua stessa residenza da un gruppo di nobili protestanti, che appesero il suo corpo senza vita fuori da una finestra sopra la porta d’ingresso e si impadronirono del castello. Il conseguente assedio del 1546-1547 per riprendere il controllo dell’edificio causò gravi danni alla struttura ed è proprio a quegli anni che risalgono i due celebri tunnel scavati sotto al castello, the mine and countermine: gli assedianti, capeggiati da James Hamilton, 2nd Earl of Arran, scavarono un tunnel nella roccia con lo scopo di arrivare all’interno del castello e contemporaneamente gli occupanti della fortezza scavarono un contro-tunnel per intercettare gli avversari. Entrambi i tunnel, scoperti nel 1879, sono oggi aperti al pubblico. L’assedio venne interrotto grazie all’arrivo di un ingegnere italiano, Leone Strozzi, che organizzò un devastante attacco di artiglieria: il casello fu riconquistato e gli occupanti catturati, imprigionati o mandati in esilio.

saint andrew's castle

La targa che commemora la morte di George Wishart, bruciato per ordine del cardinare Beaton fuori dal castello.
La targa che commemora la morte di George Wishart, bruciato per ordine del cardinare Beaton fuori dal castello.

L’arcivescovo John Hamilton riparò il castello in seguito all’assedio, modificandone alcuni tratti strutturali e riportandolo al suo vecchio aspetto di residenza anziché di fortezza. Il suo mandato tuttavia fu breve: egli venne impiccato a causa della sua opposizione alla riforma protestante e del supporto a Mary Stuart Queen of Scots. L’abolizione dell’ordine dei vescovi nel 1592 sancì definitivamente la fine del castello e la sua caduta in rovina. Nel 1801 la great hall (la sala dei banchetti) cedette e cadde in mare, seguita da altri crolli che vennero interrotti con la costruzione di una parete di protezione sul mare nel 1886. Oggi il castello è di proprietà di Historic Scotland (vi invito a visionare il sito ufficiale per orari di apertura e prezzi).

saint andrew's castle


INFORMAZIONI PRATICHE SULLA CITTA’

Saint Andrews è facilmente raggiungibile da Edimburgo in circa 1 ora e 30 minuti d’auto.
In città si trovano numerosi parcheggi a pagamento o disco orario, ma il migliore secondo me è il parcheggio per soste prolungate che vedete cerchiato in rosso sulla mappa qui sotto. E’ gratuito, non c’è limite di orario per lasciare la macchina e con una passeggiata di 15 minuti si raggiungono il castello e la cattedrale. Il parcheggio si trova proseguendo lungo City Road e girando a sinistra alla rotatoria, nella A91. Alla rotatoria seguente si imbocca la prima uscita a sinistra, dove c’è l’edificio circolare che si chiama “The Gateway”.

Se vi spostate con i mezzi pubblici potete raggiungere Saint Andrews con un autobus diretto gestito da Stagecoach oppure con il treno, scendendo a Leuchars e proseguendo in bus.

saint andrews map

Mary Stuart, storia di una regina di Scozia / Parte 3

Parte 3 (1556)– L’assassionio di Davide Rizzio

Davide Rizzio (o Riccio) è un giovane piemontese di circa 28 anni, arrivato alla corte scozzese al seguito dell’ambasciatore di Savoia ed assunto da Mary Stuart con uno stipendio annuale di 65£ per la sua grandissima abilità nel canto, nella poesia e nella composizione di melodie. La sua brillante intelligenza, la sua vasta cultura artistica e la sua conoscenza delle lingue lo fanno rapidamente ascendere da semplice scrivano a segretario privato della regina. In poco tempo questo giovane musicista diventa il più fidato consigliere di Mary Stuart, custode del sigillo del regno e dei segreti di Stato, largamente ricompensato tanto da diventare in breve un gran signore. Non solo dipendente, ma anche amico: Davide si intrattiene fino a tarda notte nelle stanze della regina, mangia alla sua tavola, viene consultato prima di prendere qualsiasi decisione.

Ritratto di Davide Rizzio
Ritratto di Davide Rizzio

Presto si diffondono voci e mormorii, si dice che Rizzio sia una spia inviata dal Papa, che assieme alla regina stia progettando di sconfiggere la Riforma per far trionfare il cattolicesimo. Un gruppo di lord protestanti organizza un complotto per bloccare in tempo ogni piano del genere, ponendo a capo e protezione della congiura Darnley, il re. Marito contro moglie, re contro regina.

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Mary Stuart, storia di una Regina di Scozia / Parte 2

Parte 2 (1561-1566)– Il ritorno in Scozia ed il secondo matrimonio

Ritratto di Mary eseguito da F.Clouet nel 1559
Ritratto di Mary eseguito da F.Clouet nel 1559

L’arrivo in Scozia non è affatto come Mary se l’era aspettato. Non c’è nessuno ad attenderla, non ci sono cortei che l’accompagnano, nessuno suona flauti e tamburi in suo onore. Anche il Paese non è come se l’era immaginato duranti i suoi anni in Francia: è un mondo cupo, povero, indebolito dai continui saccheggi inglesi e ben lontano dalla ricchezza e dalla cultura francesi quello che Mary trova quando, il 19 agosto 1561, sbarca a Leith, come un’estranea nel proprio paese. Non c’è nessuno che ha ordinato di riservarle i migliori trattamenti e così si deve accontentare di passare la notte presso la casa di un commerciante. Solo il giorno arriva in tutta fretta James Stuart Conte di Moray, suo fratellastro e principe reggente – nato dallo stesso padre prima del matrimonio con Maria di Guisa e pericolosamente vicino ad Elisabetta d’Inghilterra- per scortarla fino a Edimburgo, al palazzo di Holyrood fuori dalle mura della città. Qui almeno i cittadini dimostrano un po’ di entusiasmo per l’arrivo della sovrana, accendendo falò e suonando le cornamuse nei pressi del palazzo reale.

Mary's landing in Leith in August 1561 - by Sir William Allan
Mary’s landing in Leith in August 1561 – by Sir William Allan

Stefan Zweig dà una descrizione della situazione che Mary si trova ad affrontare una volta giunta in Scozia:

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