William Wallace, la vera storia dell’eroe scozzese di Braveheart

Uno dei personaggi scozzesi più celebri, simbolo della lotta per la libertà e l’indipendenza della Scozia, è certamente William Wallace, la cui fama è andata diffondendosi con l’uscita del film del 1995 “Braveheart – cuore impavido”, diretto ed interpretato da Mel Gibson e vincitore di 5 premi Oscar.

In verità della vita di Wallace non si conosce molto, e tutto ciò che sappiamo ad oggi è sospeso tra la realtà e la leggenda che si è andata a creare attorno alla sua figura nel corso dei secoli. Certo è che fosse un uomo alto, talmente alto da sembrare un gigante, con gambe e braccia lunghissime. La data della sua nascita è sconosciuta e i dettagli sulla sua giovinezza arrivati fino a noi sono pochi: ci si basa infatti prevalentemente su un resoconto scritto due secoli dopo da Harry il Cieco, un cantastorie scozzese.

wallace

Secondo questo resoconto pare che William Wallace sia nato attorno all’anno 1270 a Elderslie, nel Renfrewshire, vicino a Glasgow. Suo padre era Sir Malcolm Wallace di Riccarton, di origine gallese, e sua madre, della quale non si conosce il nome, era una donna molto credente. Aveva altri due fratelli che si chiamavano Malcolm e John. Tutti e tre, dopo essere rimasti orfani, vennero allevati da due zii che erano sacerdoti, ricevendo un’educazione superiore alla media dell’epoca, tanto che lo stesso Wallace conosceva sia il francese che il latino. Si dice che William fosse una persona molto credente e che frequentemente si recasse in pellegrinaggio a Dunfermline, Stirling e Strathaven, e addirittura che fosse stato avviato al servizio sacerdotale, ma l’assassinio del padre avvenuto nel 1291 per mano di alcuni soldati inglesi, lo portarono su una via ben diversa da quella religiosa.

WILIIAM WALLACE

La Scozia all’epoca di Wallace era soggetta al governo inglese da quando nel 1286 il re d’Inghilterra Edoardo I Plantageneto era stato invitato come mediatore per decidere della successione al trono scozzese, rimasto vacante a seguito della morte di Alexander III MacAlpline prima, e della sua nipotina nonché erede Margaret poi. Edoardo I aveva agito secondo i propri interessi, con la volontà di estendere il dominio inglese anche sulle Highlands, che invase dopo aver deposto il re che egli stesso aveva designato per il Regno di Scozia, John Balliol. È in questo periodo che presero il via le prime guerre d’indipendenza scozzesi e che Wallace divenne un leader nella ribellione del popolo, che voleva riacquistare la libertà perduta.

guerre indipendenza scozzesi

La sua ascesa ebbe inizio nel 1297: secondo una leggenda locale dell’Ayrshire, Wallace venne fermato da due soldati inglesi per dei pesci che aveva pescato senza permesso. La discussione finì in tragedia, con Wallace che uccise i soldati: venne immediatamente emesso un mandato per il suo arresto. Da quel giorno Wallace si nascose nella foresta di Selkirk e prese parte ad una serie di rivolte e lotte contro il governo inglese, guidando i suoi uomini con efficienza, talvolta barbaramente, spinto dalla sua voglia di vendetta contro il governo inglese e dal suo amore per la Scozia. Quello stesso anno si unì all’esercito di Sir Andrew Monray, primogenito di una famiglia nobile che aveva dato il via ad un’altra sollevazione nel Nord-Ovest del Paese: a Stirling le forze di Wallace e Monray si prepararono ad incontrare e sfidare gli inglesi.

Ciò che ne seguì fu la celebre Battaglia di Stirling Bridge, avvenuta l’11 settembre 1297 contro l’esercito inglese condotto da John de Warenne, Conte di Surrey e Hugh de Cressingham, l’esattore delle tasse scozzesi per Edoardo I. Nonostante la netta inferiorità numerica (si stima che le forze scozzesi fossero un terzo di quelle inglesi), gli Highlander riportarono una decisiva vittoria grazie all’ottima strategia messa a punto da Wallace e Monray. L’esercito scozzese si posizionò al di là del fiume Forth nei pressi del vecchio ponte di Stirling, che all’epoca era costruito in legno ed era talmente stretto che solo poche persone potevano attraversarlo assieme. Dopo aver lasciato passare una parte dell’esercito nemico, gli scozzesi diedero inizio all’attacco frontale, e contemporaneamente un contingente che aveva attraversato il fiume ad un guado poco distante, bloccava la ritirata nelle retrovie. Presi dal panico e trovatisi in una posizione scomoda – si trovavano in una specie di imbuto, con le vie di fuga bloccate – i soldati inglesi si ritirarono e sotto il loro peso il ponte crollò, facendone affogare molti. Durante la battaglia perse la vita anche Andrew Monray, che era diventato un grande amico di Wallace, il quale si trovava ora a combattere da solo la sua battaglia per la libertà.

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La battaglia di Stirling Bridge

L’anno seguente, nel 1298, William Wallace venne nominato dai potenti scozzesi Cavaliere e Guardiano di Scozia, titolo attribuito ai capi di Stato scozzesi, che governavano nei periodi di inter-regno, cioè in mancanza di una sovrano. Gli iniziali successi dei ribelli scozzesi e l’impresa di Wallace terminarono però il 5 giugno 1298 con la Battaglia di Falkirk. Gli inglesi, anche questa volta, erano in netta superiorità numerica e le sorti della battaglia furono ben diverse da quelle dell’anno precedente. La potente e numerosa cavalleria inglese sgominò in poco tempo gli scozzesi che vennero presto massacrati. Wallace riuscì a mettersi in salvo e, poco dopo la battaglia, cedette il suo titolo di Guardiano a Robert Bruce: si dice che si recò quindi in Europa in cerca di aiuto e sostegno per la causa scozzese. Al suo ritorno, avvenuto nel 1303, si riunì nuovamente alle bande di rivoluzionari e partecipò a numerose rivolte ad Annandale, Liddesdale e Cumberland, tanto che Edoardo d’Inghilterra, per liberarsi del ribelle che accendeva gli animi degli scozzesi ed incitava a lottare per la libertà, mise una sostanziosa taglia sulla sua testa.

La battaglia di Falkirk, in una scena del film Braveheart di Mel Gibson
La battaglia di Falkirk, in una scena del film Braveheart di Mel Gibson

La lotta di Wallace terminò nel 1305 quando Sir John de Menteith, un cavaliere scozzese leale ad Edoardo, lo catturò vicino a Glasgow. Il ribelle fu tenuto prigioniero per breve tempo nel castello di Dunbarton prima di essere trasferito a Londra, dove venne processato e condannato a morte con l’accusa di tradimento e perché “criminale dedito al saccheggio e al massacro di donne e bambini.”

Wallace fu giustiziato il 23 agosto 1305, nel modo brutale riservato ai traditori: fu prima impiccato ma non fino al sopraggiungere della morte e poi, ancora vivo, squartato, le sue viscere bruciate davanti a lui, la sua testa infilzata su una picca ed esposta sul London Bridge, il resto delle sue membra inviate come monito per i ribelli a Newcastle, Berwick, Edimburgo, e Perth. Così moriva, ancora giovane, William Wallace, highlander coraggioso, orgoglioso e leale, che trascorse tutta la sua vita a lottare per i suoi ideali e per la sua amata Scozia, diventando il simbolo dell’indipendenza del Paese. Numerosi furono i monumenti, le statue, le commemorazioni ad egli dedicati dopo la sua morte, ed in tempi più recenti: per citarne qualcuno, il Wallace Monument di Stirling, un’imponente torre-museo, le sue statue sparse per tutta la Scozia, la targa commemorativa del luogo dove venne giustiziato a Londra.

Una statua di Wallace ad Aberdeen
Una statua di Wallace ad Aberdeen

Gaelico: L’ARTICOLO.

L’ARTICOLO DETERMINATIVO

In Gaelico ci sono 8 forme dell’articolo determinativo, che possono essere raggruppate in tre grandi sottogruppi:

– AN, AM, A’, AN-T nella forma singolare
– NA, NA-H nella forma plurale
– NAN, NAM nel genitivo plurale (che non vedremo in questa lezione)

Ecco una tabella che indica in quale caso usare un determinato articolo.

articolo determinativo gaelico
Come potete vedere, la cosa è un po’ complicata e, per quanto mi riguarda, rappresenta uno dei grandi scogli nello studio di questa bella ma difficile lingua. Non è facile sapere a che genere appartengono i sostantivi, se li troviamo senza l’articolo o senza un aggettivo che li distinguono: per esempio ufficio ed occhio, nomi che in italiano sono chiaramente di genere maschile, in Gaelico hanno invece forma femminile. Ahimè, credo non ci sia un modo per determinare il genere di un nome, se non quello di fare molto esercizio…e di avere una memoria di ferro!
Un’altra cosa che si può notare da questa tabella è che con gli articoli determinativi femminili a’ e an, il nome che segue subisce lenizione, ossia aggiunge un H subito dopo la prima consonante. Della lenizione si è già parlato in una lezione apposita!

ARTICOLO INDETERMINATIVO

In Gaelico l’articolo indeterminativo (un – uno – una) non esiste. Un uomo è semplicemente “uovo” (ugh), una bottiglia è “bottiglia” (botal), una tazza di tè è solo “tazza di tè” (cupa tì).

ES: Tha mi ag iarraidh cupa tì = Voglio una tazza di tè (la parola “una” non c’è nella frase in gaelico).

Breve storia della Scozia – Parte 1: Dal Regno d’Alba alla battaglia di Bannockburn

[Per la storia antica vedere questo articolo]
[Per una lista di re e regine scozzese vedere questo articolo]

È il 1707. Dopo quasi 400 anni di indipendenza la Scozia ritorna sotto il dominio del governo inglese. Attraverso il cosiddetto Atto di Unione (Act of Union), votato dal Parlamento d’Inghilterra e dal Parlamento di Scozia, persuaso dai vantaggi economici promessi, venne creato il Regno di Gran Bretagna e si sciolsero i due parlamenti (inglese e scozzese), rimpiazzandoli con il nuovo Parlamento della Gran Bretagna. Ma come si arrivò all’Atto di Unione? La storia di della Scozia è la storia della lotta per l’affermazione della propria libertà nei confronti del secolare espansionismo della vicina Inghilterra ma anche la lotta per la sopravvivenza della fede soggetta ad una persecuzione durata secoli. È la storia di un popolo fiero ed orgoglioso che ha affrontato lotte, battaglie e oppressioni ma che non ha mai perso la propria speranza di libertà ed il proprio senso di appartenenza. È la storia di una cultura ricca ed antica, che è sopravvissuta nonostante i brutali tentativi di sradicarla e farla morire.

Nel 1286 muore in una accidentale caduta da cavallo Re Alexander III, ultimo dei discendenti della famiglia MacAlpine, dinastia di sovrani che aveva unificato e creato la Nazione: a partire dall’843, e seguendo le orme di Kenneth I di Scozia, erano riusciti nell’intento di unire le popolazioni celtiche degli scoti e dei pitti, antichi e primi abitanti della Scozia e a scacciare gli invasori vichinghi e sassoni, dando vita a quello che venne chiamato Regno d’Alba.

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Edoardo I Plantageneto

Poiché tutti i figli di Alessandro erano morti prima del padre, l’erede al trono era la nipotina Margaret, una bimba di tre anni, affidata ai Guardiani di Scozia, un gruppo di tutori formato da nobili e vescovi, che detenevano la reggenza del Regno. Purtroppo la piccola Margaret non arrivò nemmeno ad essere incoronata, poiché morì nel 1290, all’età di sette anni. La scozia era rimasta così senza un re e senza un erede. In 14 rivendicarono il trono, e per evitare una guerra civile venne chiesto ad Edoardo Plantageneto, re d’Inghilterra, di intervenire come mediatore.

Egli, sovrano astuto ed intelligente, accettò l’incarico, bramando però di estendere il suo dominio anche ai territori scozzesi. Tra i pretendenti al trono scelse John Baliol, Lord di Galloway, che venne incoronato re nel novembre 1292 nell’abbazia di Scone. Edoardo fece subito intendere che considerava la Scozia come uno stato vassallo e che si aspettava di essere supportato nella guerra che intendeva avviare contro i francesi. Le idee di Balliol però erano differenti: strinse dei patti con i francesi, informandoli delle intenzioni del sovrano di Inghilterra, e negoziò un trattato con il quale gli scozzesi avrebbero invaso l’Inghilterra se questa avesse invaso la Francia, e in cambio i francesi avrebbero sostenuto gli scozzesi. L’alleanza franco-scozzese, nota in seguito come Auld Alliance, fu rinnovata spesso fino al 1560.

william_wallace-1Edoardo non accettò quest’oltraggio nei suoi confronti e, nel 1296, raccolse un’enorme armata e invase la Scozia, deponendo Baliol, annettendo il regno all’Inghilterra e dichiarandosene Re. La Scozia cessava dunque di essere uno Stato, divenendo parte del Regno d’Inghilterra governato da Edoardo I. Fu allora che tra la gente delle Highlands iniziò a crescere il senso di essere Nazione, la voglia di riprendersi la propria libertà, portata via così, da chi era venuto per dare aiuto in un momento di crisi politica, e presero il via le prime rivolte contro il governo inglese, note come guerre d’indipendenza scozzesi, che obbligarono Edoardo a continue repressioni ed interventi per mantenere il suo dominio sul regno neo ammesso. Simbolo della rivolta fu il celebre William Wallace (1270-1305), eroe nazionale che si battè al grido di “Per la libertà!!!”, ricordato per la sua vittoria presso Stirling Bridge, ma che fu poi catturato dopo la sconfitta alla battaglia di Falkirk e giustiziato brutalmente (vedi l’articolo dedicato a Willaim Wallace qui). Aderì alla causa scozzese anche uno dei cavalieri di Edoardo, Robert Bruce, quello stesso Bruce che, qualche anno dopo, sarebbe diventato Re di Scozia.

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Robert Bruce

 La ribellione cresceva sempre più, ed Edoardo non riuscì a portare a termine il suo intento di conquista poiché morì di broncopolmonite, lasciando come erede il figlio Edoardo II, che non aveva certo la stessa indole guerriera del padre. Bruce, che aveva diritti dinastici al trono scozzese poiché il suo trisnonno paterno era stato Re Davide di Scozia, diede il via ad una rivolta per riconquistare l’indipendenza scozzese. Il 23 giugno 1314 ebbe luogo la più grande delle vittorie, poichè diede alla Scozia la libertà e a Bruce il trono: la Battaglia di Bannockburn. Edoardo II era arrivato nei pressi di Stirling con un enorme esercito di, pare, circa 25.000 uomini, deciso a schiacciare una volta per tutte le ribellioni scozzesi. L’esercito guidato da Robert Bruce era in netta inferiorità numerica poiché sfiorava a malapena i 10.000 uomini, ma gli Highlanders erano animati da una così forte determinazione e da un così ardente coraggio, che vinsero la battaglia contro gli invasori inglesi. La Scozia era di nuovo libera!

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Trascorsi un paio d’anni dalla battaglia di Bannockburn, e con la minaccia inglese nonostante tutto sempre alle porte, si radicò la volontà di sancire ufficialmente, davanti a Dio e agli uomini, il diritto della Scozia ad essere una Nazione libera. Nel 1320 venne stilata la Dichiarazione di Arbroath, una lettera inviata al Papa Giovanni XXII in cui si richiedeva di legittimare l’indipendenza scozzese, scritta in un fluente latino e sottoscritta da 51 nobili e capi clan. Sembra che il Papa prestò una certa attenzione al caso scozzese, tuttavia la sua influenza non era abbastanza forte. Si tratta di una bellissima dichiarazione di appartenenza, di amore per la propria terra e per il proprio popolo, di volontà di giustizia e verità. Un passaggio in particolare è stato citato spesso:

« …perché, fino a che anche solo un centinaio di noi rimarrà vivo, mai noi saremo condotti sotto il dominio Inglese, a nessuna condizione. In verità non è per la gloria, né per le ricchezze, né per gli onori che noi stiamo combattendo, ma per la libertà – per quella soltanto, a cui nessun uomo retto rinuncerebbe, anche a prezzo della sua stessa vita».

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L’indipendenza scozzese fu ratificata ufficialmente solo 14 anni dopo, il 17 marzo 1328, con il Trattato di Edimburgo-Northampton, stipulato tra il Regno d’Inghilterra e il Regno di Scozia e che pose fine alla prima guerra d’indipendenza scozzese. Il trattato venne firmato ad Edimburgo da Re Robert I Bruce e successivamente ratificato dal Parlamento Inglese a Northampton il primo maggio. L’effetto più importante del trattato fu il riconoscimento da parte del regno d’Inghilterra della piena indipendenza del regno di Scozia. L’accordo prevedeva che la nuova pace tra i due regni venisse sancita e rafforzata ulteriormente con la promessa di matrimonio tra l’erede di Roberto Bruce, David e la figlia di Edoardo II, Giovanna Plantageneto.

Dopo la Battaglia di Bannockburn e la riconquistata libertà, la Scozia visse un lungo periodo di pace e prosperità anche se nonostante il trattato del 1328 la minaccia inglese era sempre presente. Questo periodo tranquillo però terminò bruscamente a metà del XVI secolo. Robert Bruce era morto e gli era succeduto il figlio David, che regnò per 42 lunghi anni ma che, alla sua morte, avvenuta nel 1371, non lasciò eredi: con David moriva la dinastia dei Bruce, ma ne nasceva un’altra che divenne celebre nella storia e che regnò sulla Scozia per ben 336 anni. Il primo in linea di successione al trono era il nipote di Robert, figlio di sua sorella Marjorie, che si era sposata con Walter, “High Stewart (ovvero gran siniscalco) di Scozia”, la cui famiglia vantava un’ipotetica discendenza dal leggendario re degli Scoti Fergus il Grande, e che aveva poi cambiato il proprio cognome in Stuart. Il nipote di Bruce venne incoronato col nome di Robert II Stuart e durante il suo regno rafforzò i legami dell’Auld Alliance con la Francia, ottenendo un valido alleato nel conflitto con gli inglesi, ma permettendo anche all’economia, alla cultura e alla religione di prosperare e di fiorire. Egli si cimentò anche nel difficile compito, portato avanti poi dai suoi successori, di integrare il sistema dei Clan in un regno unitario, nonostante i frequenti scontri tra di loro e la ribellione ad ogni tipo di autorità, anche alla corona scozzese stessa.


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FONTE: Il cardo e la Croce, Paolo Gulisano

…NUOVI LIBRI IN ARRIVO!

[Per una lista completa di libri sulla Scozia, leggete questo articolo!]

Oggi, con mia grande gioia, è arrivato il pacco che aspettavo da un pò! Sono un’amante della lettura e sono un’amante dei libri: ne comprerei a valanghe, mi piace l’odore che hanno, mi piace annotare appunti e pensieri sui margini delle pagine. Per comodità di solito li acquisto su internet, e ogni volta ho quella sensazione di impazienza mista curiosità che scompare solo quando il pacco arriva. E’ andata così anche stavolta, con i due nuovi volumetti a tema scozzese che ho acquistato di recente. Stavo cercando qualcosa sulla storia della Scozia, in italiano perchè l’idea di mettermi a leggere libri storici in inglese sinceramente mi spaventa un pò! Inutile dire che si trova ben poco, o meglio, proprio niente. Proprio quando mi stavo per arrendere, dopo ore ed ore di ricerche, mi sono imbattuta in due libri che, a quanto pare, sono l’unico modo per un italiano di informarsi sulla storia della Scozia, se non effettuando ricerche in internet. Senza esitare un attimo, li ho acquistati, e sono soddisfatta di averlo fatto! Sto terminando di leggere il primo, molto chiaro e interessante, ed il secondo aspetta impazientemente di essere aperto!

Ma ecco di che libri si tratta:

IL CARDO E LA CROCE, La Scozia: una storia di fede e di libertà (Paolo Gulisano)

cardo-e-la-crocePaolo Gulisano, medico e docente universitario, spiega in modo chiaro e sintetico la storia della Scozia dai tempi di Wallace agli ultimi anni del secolo scorso, passando attraverso le grandi prove che questo popolo ha dovuto affrontare nel corso dei secoli.

Il libro è interessante e mai noioso, da leggere tutto d’un fiato. Si parla molto anche di storia del cristianesimo e di religione in generale, l’unica cosa che non ho apprezzato moltissimo, ma che è importante per comprendere appieno la storia di questo meraviglioso Paese.

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UOMINI DELLE HIGHLANDS, la Scozia nella storia e nella memoria (Martin Martin, a cura di M.R.Zibellini e R.Rossi)

Traduzione di alcune parti della Description of the Western Islands of Scotland, scritto nel 1695. Non si tratta di una raccolta completa degli scritti di Martin Martin, soprannominato “il Dotto delle Highlands”, ma di una sorta di viaggio alla scoperta del mondo perduto della civiltà celto-norvegese dell’estremo Nord-Ovest della Scozia, diverso dal resto del Regno per lingua e cultura. Il testo è arricchito da interventi esplicativi dei curatori e da un’ampia appendice dedicata ai maggiori Clan delle Highlands.

Se siete appassionati di Scozia come me, il mio consiglio è di leggerli assolutamente, non rimarrete delusi! Per ora non ho trovato altri libri che parlino di storia scozzese..ma se qualcuno di voi ne conoscesse qualcuno, i consigli e i pareri sono molto ben accolti 🙂

Flower of Scotland, inno scozzese

La Scozia non ha nessun inno nazionale, ma ne ha molti “non ufficiali”, e Flower of Scotland, composta nel 1967 da Roy Williamson, componente del gruppo musicale folk The Corries, è uno di questi. La canzone ricorda la Battaglia di Bannockburn, avvenuta nel 1314, quando l’esercito di Robert Bruce sbaragliò l’armata inglese guidata da Edoardo II d’Inghilterra: anche se in evidente inferiorità numerica, fu una vittoria gloriosa che garantì alla Scozia l’indipendenza dall’Inghilterra e a Bruce il titolo di Re. Flower of Scotland oggi è molto usata negli eventi sportivi, nonostante la sua natura chiaramente anti-inglese, e viene suonata prima degli incontri internazionali di rugby e calcio.

FLOWER OF SCOTLAND

O Flower of Scotland,
When will we see
Your like again
That fought and died for
Your wee bit hill and glen.
And stood against him,
Proud Edward’s army,
And sent him homeward
To think again.
The hills are bare now,
And autumn leaves
Lie thick and still
O’er land that is lost now,
Which those so dearly held
That stood against him,
Proud Edward’s army
And sent him homeward
To think again.
Those days are past now
And in the past
They must remain
But we can still rise now
And be the nation again!
That stood against him
Proud Edward’s army
And sent him homeward
To think again.
O Flower of Scotland,
When will we see
Your like again
That fought and died for
Your wee bit hill and glen.
And stood against him,
Proud Edward’s army,
And sent him homeward
To think again. »

TRADUZIONE IN ITALIANO

O Fiore di Scozia
quando rivedremo
ancora le tue sembianze
che lottarono e morirono
per le tue colline e le tue valli
e si alzarono contro
l’esercito del fiero Edoardo
rimandandolo a casa
a ripensare ai suoi errori.
Ora le colline sono spoglie
e le foglie d’autunno giacciono secche e immobili
sulla terra ora perduta
così cara a coloro che la difesero
e si alzarono contro
l’esercito del fiero Edoardo
rimandandolo a casa
a ripensare ai suoi errori.
Quei giorni sono passati
e nel passato devono restare
ma possiamo ancora alzarci ora
ed essere di nuovo la nazione
che si alzò contro
l’esercito del fiero Edoardo
rimandandolo a casa
a ripensare ai suoi errori.
O fiore di Scozia
quando rivedremo
ancora le tue sembianze
che lottarono e morirono
per le tue colline e i tuoi campi
e si alzarono contro
l’esercito del fiero Edoardo
rimandandolo a casa
a ripensare ai suoi errori.

Eccone altre versioni:

BAGPIPE:

FOLK POWER-METAL:

Gaelico: LENIZIONE E….DOMANDE UTILI!

LA LENIZIONE

La lenizione è un importante processo che subiscono le parole nella lingua gaelica. A certe consonanti che si trovano ad inizio parola viene aggiunta una h per “addolcirle”. Questo non avviene mai dopo L,R,N oppure dopo la S in SG, SM, SP, ST.

Vediamo di seguito i casi in cui si presenta la lenizione:

Continua a leggere “Gaelico: LENIZIONE E….DOMANDE UTILI!”

I clan scozzesi: storia e caratteristiche

Un aspetto davvero interessante che riguarda la cultura e le tradizioni scozzesi, è l’antica struttura sociale dei Clan. Il termine, che deriva dal gaelico Clann e significa bambino, denota un legame famigliare tra i membri che ne fanno parte e deriva dall’organizzazione sociale tribale tipica delle popolazioni celtiche.

STORIA

Highland ChiefsSembra che la nascita del sistema dei Clan in Scozia sia da attribuire a Santa Margherita (1046-93 dc.), la regina sassone Sposata con Malcolm III, che convinse suo marito ad adottare un sistema fondiario feudale in base al quale, per la prima volta in Scozia, la terra veniva concessa ai singoli individui e tramandata poi ai discendenti, dando vita alla divisione territoriale dei vari Clan. Tale sistema è stato alla base della società delle Highlands fino al 1746. Il suo declino fu segnato dal tragico esito della battaglia di Culloden e dalle Clearances del XIX secolo: dopo la sconfitta da parte dell’esercito inglese, i capo Clan giacobiti che non giurarono fedeltà al Re pagarono la loro ribellione col sangue. Con l’Act of Proscription, un insieme di regole che ponevano delle restrizioni al possesso di armi, costumi tradizionali, nonché in materia di cultura e musica, e il successivo Heritable Jurisdictions Act che rimosse il diritto giudiziario di cui godeva il capo clan, iniziò una brutale repressione di questo sistema. Il colpo di grazia avvenne tramite le pulizie etniche dette “Clearances”, dove interi villaggi vennero distrutti e migliaia di persone costrette ad emigrare in America, Australia o Nuova Zelanda, per lasciare spazio all’allevamento di ovini.

STRUTTURA

Le Highlands, a differenza delle Lowlands, erano divise territorialmente tra i vari Clan, tanto che alcuni capi divennero famosi per il loro dominio su determinati territori: alcuni esempi sono i Macdonalds sulle isole, i Campbell nell’Argyll, i MacLeods a Skye. Originariamente con il termine Clan si designavano i discendenti di una determinata famiglia, il gruppo di persone che costituiva la stirpe di un capo, con tutte le sue diramazioni. Con il tempo il significato del termine si modificò fino ad indicare l’insieme di famiglie che facevano riferimento ad un unico capo, il quale esercitava su di esse il proprio potere governando con le prerogative tipiche di un capotribù, e la cui figura, per i membri del suo gruppo, era quasi più importante del Re stesso. L’appartenenza ereditaria ad un Clan veniva trasmessa attraverso il cognome del padre e quindi un figlio ero membro del Clan paterno, e non di quello materno. Tuttavia, erano frequenti i casi in cui qualcuno decideva di prendere il cognome materno e quindi il Clan di appartenenza della madre.

mappa clan scozzesi
Divisione territoriale dei Clan scozzesi

Il capo Clan, detto Clan Chief, aveva il titolo di Lord o Laird e governava il proprio territorio come se fosse un piccolo regno: suo era infatti il possesso di tutte le terre sulle quali vivevano gli appartenenti al clan che, in cambio del permesso di coltivarle, erano tenuti a seguire il proprio capo in guerra. Inizialmente la carica di Laird era conferita tramite un’elezione da parte di un’assemblea: solitamente il candidato era nominato dal precedente detentore della carica quando si avvicinava alla morte ed era definito tanist, dal gaelico tànaiste, “secondo”. Solo molto più tardi, le successioni diventarono ereditarie ma anche in questo caso spesso il clan si riservava il diritto di accettare o meno la successione, ratificandola nel corso di un consiglio generale. All’interno del clan non esistevano gerarchie, e per quanto ovviamente la ricchezza non fosse distribuita in modo omogeneo, ogni suo membro era un uomo libero, pari in dignità a chiunque altro. Il territorio sul quale vivevano le famiglie era gestito come un bene comune, e negli appezzamenti adibiti a pascolo il bestiame di ogni famiglia poteva cibarsi liberamente.

scozia-cornamusa-edimburgo-nel cuore della scozia - BeatriceRoat

Gli abitanti delle Highlands e delle isole di dimostrarono sempre insofferenti nei confronti di qualunque forma di potere centralizzato: ogni clan si considerava un’entità fortemente autonoma ed era quasi sempre in perenne conflitto di interessi con i clan confinanti. Le dispute tra i vari Clan erano frequenti e molte di esse erano dovute al furto di bestiame. Molti Clan stringevano alleanze tra di loro, ma non esitavano a combattersi a vicenda se necessario, facendo sfociare semplici liti in scontri sanguinosi. I più celebri sono quelli di Glencoe, che vide i Campbell e i Macdonald affrontarsi apertamente nel 1692, e il massacro di 400 uomini Macdonalds bruciati vivi sull’isola di Egg dal clan NacLeod nel 1577.

I clan furono la culla in cui la cultura gaelica potè svilupparsi e mantenersi viva e ciò si deve anche ad un fattore puramente geografico. Le Highlands, costituite da una serie di rilievi solcati da vallate di origine glaciale, rimasero a lungo un mondo a parte: le vie di comunicazione interne erano poche e difficili da percorrere e questo aiutò a tenere lontani non solo viaggiatori e mercanti, ma anche i funzionari e gli eserciti del Re. Per questo motivo i clan dellMac_Neile Highlands poterono godere di un lunghissimo periodo di autonomia derivante dalle difficoltà incontrate dal potere centrale nel tenere sotto controllo una zona così vasta e così impervia. Si può affermare che il periodo di massima fioritura dei clan iniziò approssimativamente attorno al 1200 per concludersi circa 500 anni dopo, con la disfatta di Culloden. Durante questo periodo, nascosti nei loro glen inaccessibili, gli Highlander condussero uno stile di vita tradizionale e dalle caratteristiche uniche, preservato quasi totalmente dagli influssi del mondo esterno.

 

SIMBOLI DISTINTIVI: IL TARTAN, LO STEMMA, IL MOTTO

Originariamente non sembra che ci fossero delle associazioni tra tartan e clan specifici; al contrario, i tartan delle Highlands erano prodotti in svariate fantasie dai tessitori locali e qualunque identificazione era al massimo puramente regionale. L’idea di un tartan specifico per un clan iniziò a consolidarsi solamente nel tardo XVIII secolo e i clan tartan, ovvero i tartan legati ad un particolare clan, risalgono soltanto agli inizi del XIX secolo e diventarono un importante segno distintivo dei diversi clan. Benché non esistano delle regole su chi possa o non possa indossare un particolare tartan e sia possibile per chiunque crearne uno e nominarlo nel modo che preferisce, il chief è l’unica persona ad avere l’autorità di rendere un tartan quello ufficiale del clan. Ogni clan ha più di un tartan legato al proprio cognome: c’è il tartan per la guerra, quello per le cerimonie, o, ancora, quello per la caccia.

Troviamo poi lo stemma o cimiero, in cui è racchiusa simbolicamente la storia del clan, che riporta il motto e a volte l’urlo di guerrclan badge campbella. Per esempio, il cimiero del clan macLeclan badge fraser of lovatod è un toro, poiché una leggenda narra di un antico capo clan che uccise un toro furioso usando un semplice coltellino, ed il motto è “Hold Fast” (tieni duro); il cimiero del Clan Frases of Lovat è una testa di cervo ed il motto è “Je suis prest” (sono pronto); il cimiero del Clan Campbell è la testa di un cinghiale ed il motto è “ne obliviscaris” (non dimenticare); il cimiero del Clan MacKenzie è una montagna in fiamme ed il motto è “luceo non uro” (risplendo ma non brucio).

I distintivi consistono in un ramoscello di una particolare pianta che vanno solitamente indossati sul bonnet, il tipico berretto scozzese, dietro o accanto al cimiero per gli uomini, o fissato su una spalla nei vestiti femminili. Si crede che i distintivi (in inglese Clan Badge) fossero usati come identificativo in battaglia, anche se il loro uso non era molto diffuso, data l’impossibilità di trovare una pianta specifica durante tutto l’arco dell’anno, o in determinate zone. Il distintivo del Clan Donald è l’erica comune, quello del Clan Alpin è il pino scozzese, quello dei MacLennan è il ginestrone.

Highlander che indossa il
Highlander che indossa il distintivo (clan badge), in questo caso un ramoscello di ginestrone

(fonte: Elfi e streghe di Scozia, Lorenzo Carrara)


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