Loch Lomond & The Trossachs National Park: dove inizia la Scozia selvaggia

Condivido questo articolo, che ho scritto per il sito HostelsClub Italia giusto l’altro giorno!


Se avete in programma una vacanza nella frizzante capitale scozzese, Edimburgo, ma volete un assaggio anche della Scozia più selvaggia e naturale il Loch Lomond & The Trossachs National Park fa al caso vostro. E non soltanto perché è facilmente raggiungibile sia da Edimburgo che da Glasgow, ma perché offre una moltitudine di paesaggi mozzafiato, luoghi incontaminati ed una vasta scelta per quanto riguarda gli sport all’aria aperta. Il nome del Parco Nazionale deriva dalla presenza del Loch Lomond, il più grande specchio d’acqua dolce dell’intera Gran Bretagna, e dai Trossachs, zona montuosa dove nacque e visse l’eroe scozzese Rob Roy.

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Una foto aerea del Loch Lomond (fonte: http://www.nationalparks.gov.uk/press/press-images?result_256754_result_page=2)

Sebbene il modo migliore per esplorare la zona sia noleggiare un’auto in modo da avere piena libertà di spostamento, i mezzi pubblici possono essere una valida alternativa. Molto utile è il sito travelinescotland.com, che raccoglie tutte le informazioni sui trasporti scozzesi e permette di creare un piano personale di viaggio. Per quanto riguarda gli alloggi, nella zona del Parco sono presenti numerose strutture tra b&b, Guesthouse e campeggi. Se invece preferite rimanere in un centro abitato un po’ più grande e che offre maggiori servizi, Stirling fa decisamente al caso vostro. La cittadina, antica capitale del Regno di Scozia, si trova poco fuori l’area del Parco Nazionale ed è un’ottima base di partenza per escursioni nelle zone circostanti. Molto suggestivi da visitare sono il castello con l’adiacente cimitero ed il William Wallace Monument.  Appena fuori dalla cittadina, all’interno del Loch Lomond and the Trossachs National Park, le cose da fare e vedere di certo non mancano e avrete solo l’imbarazzo della scelta!

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Nei boschi attorno ad Aberfoyle

…se ti interessa la natura

Se sei un amante della natura troverai un ambiente verde, rigoglioso, con numerosi specchi d’acqua e molti scorci magnifici sulla zona. Il Loch Katrine è secondo molti il lago più affascinante dell’intera Scozia e lo stesso poeta nazionale Sir Walter Scott ne elogiava la grande bellezza in una delle sue opere agli inizi del 1800. In effetti qui sembra di essere in una favola, con il lago circondato da verdissime colline a tratti brulle, a tratti ricoperte da fitte foreste di pini. Molto suggestivo è il sentiero ciclabile che si snoda lungo tutta la sponda Nord del lago, che regala panorami davvero mozzafiato (nonostante la fatica!). Sul vicino e più frequentato Loch Lomond invece si possono effettuare delle mini crociere per assaporare il fascino del lago da una prospettiva diversa e visitare magari una delle oltre 50 isolette che si trovano al suo interno. Molto pittoresco è il villaggio di Luss, che con le sue casette curate e colorate sorge sulla sponda orientale del lago. Una bella e semplice passeggiata è quella che conduce alle Bracklinn Falls, nei pressi del villaggio di Callander: seguite il fragore dell’acqua, un rumoroso richiamo nel bosco. Le cascate si possono osservare bene dal ponte sospeso che sembra usciti da un film de Il Signore degli Anelli!

Foto 3 (Loch Katrine)
Loch Katrine
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Loch Katrine
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Callander Bracklinn Falls

…se ti interessa la storia

La Scozia è la patria dei castelli e le attrazioni storiche non mancano di certo. Anche nel Loch Lomond National Park si trovano dei luoghi davvero interessanti ed il più suggestivo è senza ombra di dubbio Inchmahome Priory: le rovine di questo antico monastero, che risale al 1200, sorgono su di un isoletta nel Lake of Menteith (unico in Scozia a chiamarsi lago, anziché Loch), e si raggiungono con una piccola barchetta a motore. Immerso in un’atmosfera di misteriosa tranquillità, il priorato sembra portare indietro nel tempo, al periodo quando fu il nascondiglio della piccola regina Maria Stuarda in fuga. Doune Castle sorge nell’omonimo villaggio ed è un maniero del XIII secolo, eccellentemente conservato, conosciuto per essere stato usato come location per alcune scene delle serie Tv Game of Thrones e più recentemente Outlander. Si trovano molti vecchi cimiteri in Scozia, il più delle volte affiancati dalle mura di un’antica chiesetta, come quella di Balquhidder, dove si trova anche la tomba dell’amato Rob Roy.

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Inchmahome Priory
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Doune Castle
Rob Roy Grave Balquhidder Old Church
Balqhuidder old church and cementery

…se ti interessa lo sport

Le possibilità di fare sport all’aria aperta di certo non mancano! Che tu sia un abile escursionista, o che stia cercando una passeggiata più tranquilla per gustarti la natura del Parco, la scelta tra sentieri e trekking a breve e lunga percorrenza è davvero varia, sia a piedi che in bicicletta. E poi climbing, equitazione, golf e animal watching: le proposte sono davvero numerose! In una zona in cui l’acqua non manca, anche gli sport praticati sui numerosi laghi sono molto diffusi: canoa, windsurf, sci d’acqua, paddleboarding, pesca. E se sei abbastanza coraggioso… perché non provare una rinfrescante nuotata nelle acque trasparenti di un Loch scozzese?

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In bici sul Loch Katrine
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…a pesca!

Road to the Isles: la strada delle meraviglie

Ci sono moltissime strade panoramiche che si diramano lungo tutto il territorio scozzese. Le più note sono senza ombra di dubbio la A82 che passa per la solitaria Glencoe, il Pass of the Cattle (Bealach na bà) per raggiungere la penisola di Applecross, le numerosissime strade costiere sulla mainland o sulle isole che offrono scorci magnifici sul mare. Tra tutte quelle che ho avuto l’opportunità di percorrere la mia preferita è la Road to the Isles, che collega Fort William a Mallaig, piccolo villaggio da dove partono molti traghetti per le Ebridi Interne, in particolar modo quello per Skye.

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La Road to the Isles (strada A830) è un’ottima via per arrivare a Skye: anzichè percorrere lo Skye Bridge, più comodo e veloce ma meno scenografico, si può arrivare fino a Mallaig per poi imbarcarsi e raggiungere l’Isola via mare (o viceversa si può lasciare Skye via mare e percorrere la Road to the Isles fino a Fort William). Una rotta alternativa che merita sicuramente di essere percorsa! Il paesaggio è mutevole e va dalla foresta, agli scenografici Loch, alle spiagge bianchissime. Bellezze naturali si, ma anche storia. Proprio sulla road to the Isles, nei pressi di Glenfinnan, si radunarono le forze giacobite alla vigilia della rivolta del 1745. E proprio “Jacobite” si chiama il pittoresco treno a vapore che percorre questo tratto della West Highland Railway, sbuffando e fischiando mentre passa sul famoso viadotto visto anche nei film di Harry Potter, sotto le sembianze dell’Hogwarts Express. Molti affermano che sia una delle tratte ferroviarie più belle dell’intero Regno Unito perchè offre delle magnifiche visuali delle Highlands. Un’alternativa curiosa all’auto, perchè no!

Glenfinnan-Viaduct-Scozia

Partendo da Fort William, cittadina che sorge ai piedi del Ben Nevis, la cima più alta del Regno Unito, e proseguendo per circa mezz’oretta verso Est lungo il Loch Eil si raggiunge il villaggio di Glenfinnan. Qui, affacciato sulle sponde del Loch Shiel e circondato da scoscese montagne che formano un magnifico fiordo, sorge il Glenfinnan Monument. Eretta nel 1815, l’alta torre sovrastata dalla statua di un highlander, sorge nel luogo in cui, il 19 agosto 1745, il Bonnie Prince Charlie (Charles Edward Stuart) innalzò i suoi stendardi sul suolo scozzese, intenzionato a riprendersi il trono dei suoi avi, suo di diritto, dopo che la sua famiglia era stata ingiustamente esiliata e privata del titolo reale. Fu proprio a Glenfinnan, in questa splendida cornice naturale, che i Clan fedeli agli Stuart si riunirono per la prima volta sotto un unico vessillo, giurando fedeltà al loro principe e dando così inizio alla tragica rivolta giacobita che sfociò nel sanguinoso Culloden, l’anno seguente.

Alle spalle del monumento si trova il Glenfinnan Viaduct, eretto assieme al resto del tratto ferroviario Fort William-Mallaig tra il 1897 e il 1901 e costituito da una serie di 21 archi che lo rendono davvero molto pittoresco. Il viadotto è stato la location cinematografica di molte serie tv e di altrettanti film, i più famosi dei quali quelli di Harry Potter. L’Hogwarts Express è proprio il Jacobite Steam Train che transita sul Glenfinnan Viaduct. Ci sono moltissimi sentieri che partono dal parcheggio accanto al centro visitatori e che si inerpicano sui fianchi delle montagne circostanti. C’è chi, dopo aver controllato l’esatto momento di passaggio del Jacobite, si apposta lungo questi sentieri per scattare una pittoresca fotografia del treno sbuffante.

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Glenfinnan Viaduct

Poco distante dal Glenfinnan Monument c’è una piccola perla nascosta e sconosciuta ai più: la St. Mary and St. Finnan Church, una chiesetta davvero carina e immersa nella pace, proprio sopra il Loch Shiel. Risalente alla metà dell’800, la chiesa è romanticamente legata alla figura del Bonnie Prince Charlie: al suo interno, bianco e luminoso, si trova una targhetta commemorativa del principe ed inoltre, fatto curioso ed emozionante, la porta sul lato orientale, cioè quella rivolta verso il Glenfinnan Monument, è sempre aperta in modo che l’anima di Charles possa trovare rifugio se mai decidesse di ritornare a casa, in Scozia. Gli appasionati di storia apprezzeranno sicuramente questo luogo!

Saint Mary and Saint Finnan Chatolic Church
St Mary and St Finnan Catholic Church

Prosguendo lungo la Road to the Isles, il paesaggio cambia ripetutamente mano a mano che ci si avvicina al mare. I boschi lasciano spazio a un ambiente più aperto e molto roccioso, con bassi rilievi montuosi a contornare il tutto.  Una volta suerarato il villaggio di Arisaig, le scelte sono due: seguire la strada principale oppure svoltare nella vecchia e breve strada costiera. La strada principale è la A830, di più recente costruzione e più veloce, poichè “taglia” tutta la costa fino a raggiungere Morar. Tutta un’altra cosa è la vecchia strada costiera, la B8008, che segue il breve tratto di costa e offre dei panorami mozzafiato e delle spiagge che sono dei veri gioielli. Lasciate da parte la fretta e la comodità della A830 ed inoltratevi in questa single track road che sembra portarvi in un altro mondo: una volta superarto Arisaig, il bivio (o meglio i bivi, poichè potete prenderla più punti) per la strada costiera è segnalato da dei grandi cartelli marroni, che marcano luoghi di interesse paesaggistico/culturale/storico, con la scritta “Alternative Scenic Route” o “Alternative Coastal Route”.  Solo un quarto d’ora di strada in più, ma ne vale la pena!

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La Alternative Scenic Route (A8008) tra  Morar ed  Arisaig. In giallo invece la strada principale (meno ‘scenic’!)

Ben presto si intavede il mare, che appare all’improvviso, una volta lasciato l’entroterra. Ala vostra destra un verdissimo campo da golf, alla sinistra, una sottile striscia di sabbia, scogli e una miriade di piccole isolette poco lontane dalla riva. Queste spiaggette così selvagge continuano per tutta la costa raggiungendo il loro massimo splendore alla Camusdarach Beach. Si lascia la macchina in un parcheggio segnalato lungo la strada e da qui, con una breve passeggiata, si raggiunge l’incantevole spiaggia: dune di sabbia bianchissima, con tanti sentieri scavati all’interno dell’erba e delle ginestre, si affacciano su di un mare che, in una giornata di sole, sembra color verde smeraldo. La vista si perde all’orizzonte, dove si possono intravedere le cime dei Monti Cuillin su Skye e le Isole di Rum e Eigg. Uno spettacolo meraviglioso! Perdere la cognizione del tempo passeggiando qua e là lungo la spiaggia è normale, è un luogo davvero molto tranquillo e rilassante.

Camusdarach Beach
Camusdarach Beach
Camusdarach Beach
Camusdarach Beach

Poco lontano dalla Camusdarach Beach si trova un’altra bellissima spiaggia che fa parte delle Siver Sands of Morar, l’insieme delle spiagge che si trovano accanto alla foce del fiume Morar e su tutta la vecchia strada costiera. Lasciando la macchina lungo la strada si raggiunge una distesa di sabbia bianchissima, in netto contrasto con il verde scuro degli alberi circostanti. Questa spiaggia si sviluppa attorno alla foce del fiume Morar, il più corto della Scozia, fino a raggiungere il mare, poco distante. Camminando si può raggingere anche la vicina Camusdarach.

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Silver Sands of Morar

Poco dopo l’incanto finisce e ci si ricongiunge nuovamente alla A830. Una volta superato il ponte sul fiume Morar, che offre l’ultimo scorcio di sabbia bianchissima, la strada fino a Mallaig è breve e veloce. Al porto di Mallaig aspetta un traghetto, pronto a portarvi verso un altro luogo magico: l’Isola di Skye!

Infine, un piccolo consiglio: nei pressi del centro visitatori del Glenfinnan Monument c’è un parcheggio, ma è a pagamento. Percorrendo ancora una quarantina di metri ne troverete invece uno gratuito, alla vostra destra.


Link utili:

road to the isles
Road to the Isles

CAMUSDARACH BEACH: il paradiso in Scozia

Tutti abbiamo un luogo che ci portiamo nel cuore, dopo i nostri viaggi. In Scozia il mio è Camusdarach Beach, una spiaggia dall’aspetto alquanto meditteraneo che non mi aspettavo di trovare qui, così a Nord. L’ho raggiunta in una giornata nuvolosa, ma non appena ho scorto il bianco candore della sabbia oltre la collina erbosa…il sole ha fatto capolino, lucente e tiepido, mostrando la spiaggia in tutto il suo splendore, cosme se fosse l’immagine di una cartolina o di qualche pubblicità turistica. Una meraviglia!

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Camusdarach Beach (dal Gaelico An Camas Darach, ‘Oak Bay’, baia della quercia) si trova lungo la Road to the Isles, sulla vecchia single track road costiera oggi soppiantata da una più moderna e veloce strada che però passa nell’entroterra. Percorrendo la vecchia scenic route che si dirama dalla strada principale sembra di essere in un mondo completamente diverso, è tutto così tranquillo, è tutto così bello che sembra quasi di essere soli, che il tempo si sia fermato. Un’infinita sensazione di pace. Prima di raggiungere la spiaggia si passa per una zona molto rigogliosa, con alberi e piante ai bordi della carreggiata, finchè improvvisamente si intravede il mare, di un blu profondo, in un bellissimo contrasto con il verde circostante. Camusdarach beach si raggiunge con una breve passeggiata che dal parcheggio conduce lungo un prato abitato da allegre pecorelle fino alle dune di sabbia che sovrastano la spiaggia, che appare alla vista in tutto il suo splendore.

Camusdarach Beach

Sabbia bianchissima, mare blu profondo e, a contornare il tutto, delle cedevoli dune ricoperte d’erba e di piante. Sopra di esse un groviglio di stradine, sentieri, cunicoli scavati dai visitatori, che si inerpicano tra le ginestre e gli steli pungenti in un saliscendi che si apre sempre su nuovi, bellissimi, scorci. Presa da un’improvvisa frenesia mi sono addentrata in quel magico labirinto sentendomi in qualche modo parte di qualche favola avventurosa: una piccola salita, una curva a destra, un tunnel scavato nei fiori gialli del ginestrone e di nuovo fuori, sulla cima della duna, con gli occhi pieni di quel paesaggio mozzafiato.

Camusdarach Beach

Una piccola spiaggetta, una duna, un sentiero, un’altra piccola spiaggetta, in un susseguirsi di meraviglie e di emozioni. La vista è spettacolare: in una giornata limpida si possono vedere le cime frastagliate dei monti Cuillin di Skye, il profilo del’Isola di Rum e le ripide scogliere di Eigg. E’ un posto che non si lascia tanto facilmente, ha una bellezza magnetica che ti spinge ad esclamare “Ancora un altro pò, voglio rimanere ancora un altro pò”.

Camusdarach Beach

Camusdarach Beach è legata ad un film cult degli anni ’80, Local Hero. Alcune scene sono state girate proprio sulla spiaggia scozzese ma l’immaginario villaggio di Farness, che nella pellicola si trova proprio accanto alla spiaggia, è in realtà Pennan, sulla costa Est della Scozia.
Camusdarach Beach fa parte delle Silver Sands of Morar, una serie di spiagge che si trovano sulla costa tra Mallaig e Arisaig, tratto costiero considerato uno dei più belli del Regno Unito.

Camusdarach Beach


Camusdarach Beach si trova poco a sud dell’estuario del fiume Morar. C’è un parcheggio circa 800m a Nord del campeggio dal quale con una breve passeggiata si raggiunge la spiaggia.

Camusdarach Beach

Urquhart Castle, la perla del Loch Ness

Urquhart Castle è uno di quei castelli che ti rimane nel cuore. Sassi, muschio e licheni. Sassi vecchi di centinaia d’anni, licheni colorati a ricoprire quello che una volta era una delle fortezze più grandi della Scozia. Una posizione strategica e magnifica, a pochi passi dalle sponde del Loch Ness, nelle cui acque cupe si specchia l’antica torre di pietra e che rende il tutto ancora più misterioso e suggestivo. Come mi accade sempre, mi sono ritrovata a camminare tra le rovine di Urquhart con la mente che correva alla velocità della luce provando ad immaginare l’antico splendore e l’imponenza di questo castello durante i suoi anni migliori, ascoltando i sussurri del vento e toccando le fredde pietre con reverenza ed un po’ di timore. La storia di Urquhart Castle, come ogni storia scozzese che si rispetti, è intrisa di lotte, battaglie e colpi di scena. In una storia lunga 500 anni, il castello ha fatto da sfondo a numerose azioni militari, tra le sue mura, o nei paraggi, sono passati personaggi importanti, la sua gestione è stata affidata a numerose persone ed infine, triste e mera conclusione, è stato fatto esplodere nel 1692 per evitare che cadesse nelle mani dei giacobiti.

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Non si sa chiaramente quando il castello fu fondato ma secondo studi e scavi archeologici avvenuti nella seconda metà del secolo scorso, una fortificazione potrebbe essere esistita in quel luogo già attorno all’anno 500. Si narra che attorno al 580 St.Columba, il monaco irlandese che per primo diffuse il cristianesimo tra i Pitti e che fondò il monastero sull’Isola di Iona, stesse viaggiando alla volta di Inverness per recarsi al castello di Bridei, figlio di Maelchon, un Re dei Pitti ossia dell’antica popolazione che viveva in Scozia all’epoca. Mentre passava nei pressi del Glen Urquhart a Loch Ness, venne urgentemente chiamato nella residenza di un anziano nobiluomo Pitto di nome Emchath, che era in punto di morte e desiderava essere battezzato. Columba non si limitò a battezzare solo Emchath, ma anche tutta la sua famiglia e benedì tutti i suoi possedimenti. Non è certo che la casa del Pitto si trovasse proprio dove sarebbe poi sorto Urquhart, ma il ritrovamento di un frammento di un’antica spilla Pittica ha portato a pensare che il luogo fosse lo stesso. Del resto era un luogo ideale per una fortezza, circondato su tre lati dall’acqua, facilmente difendibile dalla terra e con una vista strategica sui dintorni. Una curiosità: pare che fu proprio ai tempi di Columba che iniziò a essere avvistato il famoso mostro di Loch Ness! Scrive Adomnan, il biografo del santo: “Quando Columba raggiunse la riva del fiume, vide che stavano seppellendo un pover’uomo; i seppellitori dissero che, mentre stava nuotando, l’uomo venne preso e selvaggiamente morso da una bestia acquatica”. Nonostante questo Columba ordinò ad uno dei suoi compagni di nuotare dall’altra parte del lago per andare a prendere una barca, ma ecco che appena l’uomo fu in acqua apparve il mostro e si diresse verso di lui a fauci spalancate. Mentre tutti inorridivano, Columba alzò le mani e ordinò alla besta “Non toccare l’uomo; Vattene, e in fretta!”. Ovviamente, il mostro obbedì al monaco e l’uomo fu salvo.

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Le prime testimonianze sicure riguardanti Urquhart Castle si hanno a partire dal XII e dal XIII secolo, quando re Alessandro II, per mantenere l’ordine a seguito delle ribellioni contro il potere regale, concesse la gestione di una delle sue residenze al suo usciere Thomas de Lundin. Alla morte di quest’ultimo la fortezza passò nelle mani di suo figlio, Alan Durnward, e fu in quel periodo che venne costruito il castello originale. Da qui in poi, la storia del castello è caratterizzata da lotte di potere e passaggi di proprietà tra gli scozzesi e gli inglesi. La prima testimonianza scritta riguardo ad Urquhart risale al 1296, quando fu assediato e conquistato da Edoardo I d’Inghilterra che, con la sua invasione, diede il via alle Guerre d’Indipendenza scozzesi che sarebbero durate fino al 1357. Pochi anni dopo Urquhart era di nuovo proprietà degli scozzesi (1298), salvo poi ritornare repentinamente nelle mani nemiche (1303). Nel 1307 il celebre Re Robert the Bruce marciava alla volta del Great Glen travolgendo gli assalitori inglesi e riconquistando i castelli di Inverlochy, Urquhart e Inverness: da allora Urquhart divenne un castello reale, la cui gestione fu affidata dalla corona a una serie di Governatori.

Nei sue secoli a venire, il pericolo non arrivò più dagli inglesi bensì dalle continue invasioni da parte del Clan MacDonald, i Signori delle Isole, che miravano ad espandere il loro potente regno nella Scozia occidentale. Nel 1395 Domhall of Islay sequestrò Urquhart alla Corona e riuscì a mantenerne il controllo per più di 15 anni. Lo perse nel 1411, a seguito della vana battaglia di Harlaw e il tentativo di riprenderselo, da parte del figlio, non andò a buon fine. La gestione venne dunque affidata dal re James IV alla famiglia Grant, nel 1509, a condizione che questi ultimi riparassero e restaurassero il castello: è in questo periodo che venne costruito il torrione di cinque piani conosciuto come Grant Tower. Le incursioni continuavano e, fra tutte, la più celebre è sicuramente quella avvenuta nel 1545 (e che fu anche l’ultima), durante la quale i MacDonald e i loro alleati, i Cameron, riuscirono a portare via da Urquhart e dai territori circostanti, appartenenti ai Grant, 3377 pecore, 2355 capi di bestiame, 2204 capre, 395 cavalli, 122 maiali, 64 oche e, dal castello stesso, 12 materassi di piuma, biancheria da letto compresa, tini per la fermentazione della birra, spiedi per arrostire la carne, varie padelle e pentole, tavoli e altri mobili, un baule contenente 300£, 20 pistole, polvere da sparo, armature, alcuni cancelli di ferro, e tre grandi barche. Non per niente, l’episodio fu chiamato “The great Raid”, la grande incursione.

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Un’illustrazione del “Great Raid” ad Urquhart Castle ad opera del Clan MacDonald.

Altri riparazioni furono necessarie nel corso del secolo seguente e continuarono fino al 1623, anche se il castello non era più la residenza privilegiata che era un tempo: i proprietari terrieri scozzesi stavano iniziando ad abbandonare i loro castelli medievali, costruendo invece dimore più confortevoli. Anche il promontorio roccioso dove sorgeva Urquhart non era più così attraente per i Grant. La fine arrivò attorno a Natale del 1644: un gruppo di Covenanters (un movimento di convinti presbiteriani) irruppe nel castello e derubò l’allora residente, Lady Mary Grant, colpevole di essere cristiana e leale al re Charles I. Il castello venne saccheggiato, Lady Grant allontanata dalla sua tenuta lamentandosi “Non mi è rimasto nemmeno un tovagliolo sul quale consumare il mio pasto”. Di fatto, durante un inventario del 1647, il castello era praticamente vuoto e spoglio: gli unici oggetti nella Grant Tower erano un letto, un tavolino e una panca nella ‘stanza sopra la hall’, un letto e un tavolo nella ‘camera a volta’, un grande tavolo da pranzo, sedie, panche e un altro tavolo nella ‘hall’ e un vecchio baule in cantina. Da allora in poi, il declino di Urquhart fu veloce. A seguito dell’invasione della Scozia da parte di Oliver Cromwell, nel 1650, gli inglesi costruirono nuove fortezze e scelsero di pattugliare il Loch Ness con un battello anziché insediare un presidio ad Urquhart.

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Urquhart Castle

Quando il re cattolico James VII e II fu deposto ed esiliato, nel 1688 a seguito della Gloriosa Rivoluzione di William d’Orange, Urquhart Castle divenne di nuovo in uso, conteso ancora una volta tra due parti opposte: da una lato i seguaci del nuovo sovrano d’Orange e dall’altra i giacobiti, ossia i sostenitori del legittimo re Stuart in esilio. Questi ultimi potevano contare su un forte sostegno nelle Highlands, così il castello di Urquhart, con la sua posizione strategica, divenne una guarnigione delle forze governative sotto il comando dei Grant, fedeli a d’Orange, che nel castello schierarono circa 200 uomini. Scarsamente armati, questi soldati potevano però contare su una scorta di provviste che sarebbero bastate per un paio di settimane. Il castello venne presto preso d’assedio dai giacobiti ma, nonostante questi ultimi fossero in netta superiorità numerica, gli assediati riuscirono a resistere fino alla battaglia di Cromdale, avvenuta nel 1960 nei pressi di Grantown-on-Spey, dove le forze giacobite furono sconfitte. Quando i soldati abbandonarono definitivamente la fortezza presero la drastica decisione di farla saltare in aria, per evitare di farla cadere nuovamente nelle mani degli avversari: grossi pezzi di massi crollati a seguito dell’esplosione sono tutt’oggi visibili a fianco di ciò che resta dell’antica gatehouse. Il parlamento ordinò che la famiglia Grant venisse risarcita con 2000£, ma non intraprese nessuna opera di riparazione alla proprietà; successivamente la gente che abitava nei pressi del castello accorse per portar via quello che rimaneva, quello che potevano riutilizzare per altre costruzioni e con esso anche le migliori sculture in pietra staccate dai tetti, travi, parti in ferro e simili. La fine definitiva dell’antica e splendida fortezza fu decretata nel 1715, quando parte della Grant Tower crollò a seguito di una terribile tempesta.

Una vecchia fotografia di Urquhart Castle (Fonte: http://tour-scotland-photographs.blogspot.it/2015/09/old-photograph-urquhart-castle-scotland.html)
Una vecchia fotografia di Urquhart Castle (Fonte: http://tour-scotland-photographs.blogspot.it/2015/09/old-photograph-urquhart-castle-scotland.html)

Nel 1770 il castello era in rovina, senza tetto, e in gran parte collassato. E così rimase fino al 1911 quando, dopo la morte della proprietaria dell’epoca, Caroline Dowager Countess of Seafield, vedova del settimo Conte Grant, e secondo il suo volere, Urquhart passò sotto il controllo e le cure della Commissioners of His Majesty’s Works and Public Buildings prima, e Historic Scotland poi. Nel 1994, con la forte opposizione di molti degli abitanti locali, vennero realizzati gli odierni centro visitatori e un parcheggio. Oggi Urquhart è il terzo castello più visitato della Scozia, dopo quelli di Edimburgo e Stirling.

LA STRUTTURA DEL CASTELLO

Sebbene la maggior parte del castello sia oggi in rovina, esso è ben conservato e grazie alle utili e complete tabelle informative è tuttora possibile dedurne l’antica magnificenza: era, e i suoi resti sono ancora oggi, uno dei castelli medievali più grandi della Scozia. Appena usciti dal centro visitatori non ci si rende conto subito della grandezza del castello, cosa che accade una volta varcato il portone principale, ma se ne scorge subito la bellezza romantica ed antica. Avvicinandosi, si cammina lungo un vasto prato verde, usato in passato per le adunanze e poi come giardino, frutteto e spazio coltivato nel XVII secolo, fino a raggiungere il fossato che protegge l’entrata principale, probabilmente scavato agli inizi del Medioevo. Oggi sostituiti da un moderno ponte, in passato qui si trovavano una passerella di pietra e un ponte levatoio che conducevano all’interno del castello; il passaggio che dal ponte levatoio portava al portone d’entrata era protetto da pareti di pietra, oggi scomparse, che in passato erano munite di feritoie per gli arcieri e vie d’uscita per la guarnigione, che poteva uscire dal castello anche se il ponte levatoio era sollevato e sbarrato. Le mura di cinta risalgono in gran parte al XIV secolo

L'entrata del castello, con il ponte e i resti delle due torri sulla destra
L’entrata del castello, con il ponte e i resti delle due torri sulla destra e la Grant Tower sulla sinistra

La Gatehouse (la fortezza d’entrata), della quale oggi non rimangono che rovine, risale al XVI secolo ed era caratterizzata da due torri identiche poste a fianco di un passaggio d’entrata ad arco, protetto da una saracinesca della quale si vedono ancora nelle pareti le scanalature per poterla sollevare. Seguivano due serie di robusti portoni in legno e una stanza per le guardie su ciascun lato. Sulla sinistra si trovano anche le prigioni, costituite da una piccola e stretta cella con una latrina in fondo. Il piano superiore (ne rimangono più o meno integri solo due, quelli superiori sono collassati e alcuni pezzi si possono vedere sul terreno di fronte all’entrata, con tanto di buchi per il camino e le latrine) erano destinati al custode della fortezza e comprendevano un alloggio con due stanze, una sala e una camera da letto, entrambe con un caminetto e una piccola latrina a fianco. Da qui, il guardiano poteva controllare chiunque entrasse o uscisse dal castello. La sala era l’equivalente del nostro soggiorno mentre la stanza era destinata al riposo, con un letto incassato in un grande armadio.

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Grant Tower

L’edificio più importante di tutto il castello, e anche quello meglio conservato, è la Grant Tower, costruita da Sir John Grant dopo il 1509 e modificata nel corso degli anni. La torre, che raggiunge i 12 metri d’altezza e le cui pareti sono spesse fino a 3 metri, ospitava gli alloggi della famiglia Grant, padroni del castello, e per ragioni di sicurezza l’ingresso era molto piccolo e stretto e le difese numerose: un profondo fossato correva sui lati interni dell’edificio e il punto più esposto, ossia il portone d’entrata, era raggiungibile solo da un ponte removibile. La torre è composta da 5 piani e la porta d’entrata porta al secondo, ovvero la great hall, la stanza più grande dell’intero edificio, illuminata da grandi finestre e riscaldata da un grande caminetto nella parete sud. Una stretta scala a chiocciola portava giù in una cantina sotterranea e ad una ben difesa entrata posteriore. Un’altra scala conduceva invece ai piani superiori. Non è sicuro di come fossero disposti i piani superiori ma sembra che la stanza appena sopra la hall fosse destinata a sala per i ricevimenti e come spazio dove il Lord e la Lady potevano rilassarsi mentre al quarto piano c’era la camera da letto, usata anche per ricevere gli amici più intimi. Ai piani più in alto si trovava una soffitta usata dalla servitù e quattro piccole e graziose stanze nelle torrette sugli angoli dell’edificio, ognuna con un caminetto e una finestra.

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Accanto alla Grant Tower ci sono i resti di quelle che erano le cucine e poco distante, su di una piccola collinetta rocciosa, si vedono le fondamenta di un piccolo edificio rettangolare: si pensa fosse stata la cappella del castello, che potrebbe avere origini molto antiche e risalire ai tempi quando il promontorio dove sorge Urquhart era una fortezza dei Pitti. Era normale per un grande castello medievale avere il proprio luogo di culto, soprattutto per risparmiare a chi ci abitava di doversi recare alla parrocchia più vicina, che in questo caso si trovava nel villaggio di Drumnadrochit, ad alcune miglia di distanza.Dopo gli alloggi privati del Lord del castello (la Grant Tower), la parte più importante era la Great Hall, una spaziosa stanza usata a vari scopi, ma principalmente come sala dei banchetti e palazzo di giustizia, situata lungo la parte orientale del cortile interno, nei pressi della riva del Loch Ness. Oltre alla grande sala, ci sarebbero state anche una resting room (una sala relax) situata dietro alla pedana del Lord, le cucine ed il magazzino. Purtroppo nulla sopravvive del piano superiore nella great hall, dove il Lord del castello soleva ricevere visite, discutere di affari e incontrare amici: oggi rimangono solo i davanzali di quattro grandi finestre, che illuminavano la stanza e offrivano una magnifica vista sul loch sottostante. Le cantine e i magazzini sono meglio conservati, ma anche in questo caso non si conosce l’esatta ubicazione di ogni stanza di servizio.

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Nella parte più stretta del promontorio, più o meno di fronte all’entrata principale, si trova il water gate, la porta sull’acqua. Questa porta secondaria dava accesso alla riva del lago ed era un importante via di entrata e di uscita ai tempi del medioevo. In un’epoca in cui le strade erano pressoché inesistenti, la maggior parte delle provviste del castello arrivava via fiume, o lago in questo caso, caricata su delle barche. Durante un assedio al castello tra il 1689 e il 1690, la guarnigione fu temporaneamente rifocillata di provviste e di uomini, sbarcati proprio nei pressi del water gate. A sud rispetto all’entrata si trova la parte più alta del promontorio. Questa zona potrebbe essere stata fortificata già dai Pitti durante il primo millennio ed era anche il cuore del primo castello, costruito nel XIII secolo, spostato poi successivamente verso Nord, su un terreno più pianeggiante. Successivamente quest’antica parte fu destinata ad ospitare i “servizi” del castello: le stalle, una colombaia, una fucina. Oggi rimane poco di questa parte del castello, e capire la struttura originale e la funzione che questi edifici in rovina avevano centinaia d’anni fa è davvero molto difficile.

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Veduta del Loch Ness dal castello

INFORMAZIONI PRATICHE

Urquhart Castle è aperto al pubblico tutto l’anno all’infuori del 25 e 26 dicembre. Gli orari di apertura variano a seconda del periodo dell’anno: in estate è uno dei pochi castelli scozzesi ad essere aperti fino alle 20 mentre in inverno (da novembre a marzo) chiude alle 16.30. Vi invito a consultare il sito ufficiale per conoscere gli orari giornalieri.

Ticket d’ingresso:

Adulti: 12£
Bambini: 7.20£
Concessions: 9.60£

Loch Ness, il lago più famoso di Scozia: storia, leggende e cose da non perdere

Alzi la mano chi non ha mai sentito parlare di Loch Ness. Nessuno? Ebbene, questo enorme lago scozzese è certamente famoso perché, si dice, abitato dall’omonimo mostro. Nessie, affettuoso nomignolo affidato al mostro, fu avvistato per la prima volta addirittura nel 556 da un monaco irlandese ma è più recentemente che la sua fama è aumentata e i suoi avvistamenti sono cresciuti esponenzialmente: dal 1930 ad oggi le segnalazioni da parte di persone convinte di aver visto il mostro sono state tantissime, così come le fotografie, molte delle quali smascherate come falsi. Ad oggi, nonostante le numerose ricerche scientifiche effettuate, addirittura tramite l’uso di sonar per scandagliare il lago, l’effettiva esistenza di Nessie non è stata realmente dimostrata. È recente la notizia che “l’ultimo cacciatore di Nessie”, un uomo che per vent’anni ha vissuto in una roulotte, accampato sulle rive del lago nella speranza di scorgere il mostro, si è arreso. E se non ci crede più nemmeno uno che ha abbandonato la sua vita e la sua fidanzata per andare a vivere in una roulotte a Loch Ness, e che ci è restato per vent’anni, super convinto nell’esistenza del mostro… bè allora forse vuol dire che Nessie è davvero solo una leggenda! Continua a leggere “Loch Ness, il lago più famoso di Scozia: storia, leggende e cose da non perdere”

L’incantevole St Conan’s Kirk sul Loch Awe

Mi viene in mente una sola parola per descrivere questa piccola chiesetta che sorge sulle sponde del Loch Awe: favolosa. Nel senso di bellissima, certo, ma soprattutto perchè visitandola ci si sente all’interno di una vera favola. L’atmosfera magica, le infinite e dettagliatissime decorazioni, quello stile medievale che sembrano appena usciti da un libro, o da un film che racconta di avventure in antichi tempi passati. Ed è proprio questa la sensazione che si ha, osservando la chiesa, chissà quando è stata costruita, viene da chiedersi. Ed invece rimarrete stupiti, come è successo a me, scoprendo che i lavori di costruzione sono stati ultimati solo nel 1930!

St. Conan's kirk Loch Awe

La storia di St Conan’s Kirk inizia negli anni ottanta dell’800, quando Walter Douglas Campbell decise di realizzare un piccolo luogo di culto sulle sponde del Loch Awe. Walter veniva da una famiglia di nove figli (sette fratelli e due sorelle) ed era il penultimo figlio del Barone di Blystwood. Nato nel 1850 ed educato alla carriera militare, egli si unì alla British Army. Nel 1882 egli acquistò Innischonain, una piccola isola nei pressi del villaggio di Lochawe, nell’omonimo lago, di proprietà del Marchese di Breadalbane, e vi costruì una maestosa abitazione dove si stabilì con sua sorella Helen e sua madre Caroline Agnes. Sembra che l’anziana Mrs Campbell trovasse troppo distante la parrocchia di Dalmally e così suo figlio decise di costruire una chiesa più vicina e comoda da raggiungere, dando così inizio al progetto di St. Conan’s Kirk. Il primo disegno di Walter, completato nel 1886, era relativamente semplice ma in seguito egli iniziò a pensare a qualcosa di più elaborato, di più nobile. Iniziò dunque a lavorare al suo nuovo progetto nel 1907, e dedicò il resto della sua vita alla sua realizzazione fino alla sua morte, avvenuta nel 1914.

st conan kirk Loch Awe

St Conan's kirk Loch Awe

Walter era un amante dell’arte, nonché un uomo dai mille talenti e li impiegò tutti nella costruzione della chiesa: anche se l’edificio è prevalentemente in stile Romanico o Normanno, egli incluse anche stili totalmente differenti, preoccupato di raggiungere la bellezza, più che un’omogeneità di stili. Qualcuno afferma addirittura che egli tentò volontariamente di includere ogni tipo di architettura ecclesiastica che si poteva trovare all’epoca in Scozia, teoria confermata dal circolo di pietre (standing stones) che in passato si trovava nei pressi del cancello d’entrata. Dopo la morte di Walter (1914) i lavori di costruzione della chiesa vennero sospesi a causa della Prima Guerra Mondiale ma ripresero il prima possibile, grazie ad Helen, che aveva custodito i disegni ed il sogno di suo fratello. Il progetto venne comunque portato a termine nonostante la morte di Helen, avvenuta nel 1927, e il sogno di Walter realizzato nella St. Conan’s Kirk che vediamo noi oggi.

St. Conan’s Kirk stupisce per la sua infinita cura dei dettagli: arcate, nicchie, piccole cappelle interne, finestre di vetro colorato, decorazioni stravaganti, animali scolpiti nella roccia che adornano il tetto della chiesa. Ma la prima cosa che salta nell’occhio è sicuramente il portone d’entrata, collocato nei pressi del piccolo ed adorabile chiostro d’entrata. Una semplice porta di legno, incorniciata da una serie di archi scolpiti nella pietra decorati con motivi geometrici e floreali, resa magica ed affascinante dal verde del muschio attaccato alla roccia. Sembra di trovarsi in un altro mondo, un mondo fatato ed antico, e verrebbe voglia di fermarsi ad osservarla e fotografarla all’infinito. Una volta dentro, la chiesa stupisce per la sua tranquillità e la sua varietà di stili, che cambiano da una angolo all’altro dell’edificio.

st conan kirk Loch Awe

Durante la nostra visita siamo stati accolti da un allegro signore che stava riverniciando il cancelletto d’entrata. Perplessi, abbiamo chiesto se fosse possibile visitare la chiesa e lui ci ha risposto che siamo i benvenuti, spiegandoci che quel giorno alcune persone del paese stavano facendo le pulizie di primavera. È stato bello vedere tutte quelle persone all’opera: chi potava le siepi, chi rastrellava il giardino, chi verniciava, chi spolverava, chi aggiustava dei piccoli guasti. Nella navata c’era un piccolo banchetto dove delle signore vendevano caffè bollente e torte fatte in casa per raccogliere fondi per la chiesa. Usciti sul retro, abbiamo scoperto anche un piacevole piccolo giardinetto terrazzato con una meridiana e una bella vista sula lago sottostante. Siamo rimasti così per un po’, sorseggiando caffè e mangiando una torta al cioccolato, ad ammirare la bellezza di questo posto che porteremo sicuramente per sempre nel cuore!


Come arrivare e informazioni pratiche

La St. Conan’s Kirk si trova sulle sponde del Loch Awe, lungo la A85 nei pressi di Lochawe Village. Proveniendo da Oban la raggiungerete in circa mezz’ora d’auto o poco meno di un’ora di treno (stazione Lochawe). L’entrata alla chiesetta è gratuita.

Sito ufficiale: http://www.stconanskirk.org.uk/
Pagina Facebook: https://www.facebook.com/stconanskirkofficial/

UNA PASSEGGIATA NEL CAIRNGORMS NATIONAL PARK

La Scozia è percorre due ore di strada in macchina e veder cambiare il paesaggio fuori dal finestrino innumerevoli volte. Così, puoi partire dalle maestose scogliere della costa orientale, lasciandoti il castello di Dunnottar alle spalle, proseguire attraverso campi coltivati e verdissimi, incontrare pecore e mucche che osservano curiose dal margine della strada e poi inoltrarti in una rigogliosa foresta, quella del Cairngorms National Park. Poi il paesaggio cambia e diventa montano, brullo, spoglio. I pendii sono ricoperti d’erica e di piccoli cespugli. La strada si inerpica in salita, sempre più su, fino al Lecht Sky Center. Se la giornata è grigia e piovosa vi sembrerà di essere arrivati nel bel mezzo del nulla. E sarà freddo, sicuramente. Da qui, dal “cucuzzolo della montagna”, si scende fino a raggiungere il villaggio di Tomintoul che si vanta di essere il villaggio più alto della Scozia (cosa in realtà non vera). Ma poco dopo l’impianto sciistico, su un’ampia curva a sinistra, se lo sguardo vi sfuggirà attraverso le solitarie valli circostanti, vedrete una casetta sola soletta ergersi in un piccolo Glen, con un pittoresco fiumiciattolo che si snoda fino a raggiungerla, e sentirete il bisogno di fermarvi a scattare una fotografia.

tomintoul

Lecht Mine

Lecht Mine

LECHT MINE

La casetta che vedete dalla strada è in realtà un mulino ed è tutto ciò che rimane di un’antica cava di ferro. La si raggiunge con una breve e piacevole passeggiata che parte dal parcheggio proprio sotto la strada, dove si trovano anche dei pannelli informativi sui punti di interesse dell’area circostante e una zona pic-nic. Il percorso è davvero breve (1,5 km andata e ritorno, ma volendo dopo il mulino si può proseguire) ma caratterizzato da una tranquillità rigenerante e da un interessante ambiente naturale: si cammina su di un sentiero immersi nei cespugli d’erica, accompagnati dal rilassante scorrere delle acque del ruscello, scorgendo moltissimi esemplari di fagiani ed altri uccelli simili che non siamo riusciti ad identificare (noi ne avremmo visti circa una ventina!!).

Lecht Mine

La miniera, inizialmente aperta nel 1730 per estrarre il ferro, è stata chiusa solamente sette anni dopo per essere poi riaperta nel 1841 come cava di manganese: all’apice dell’attività, vi lavoravano in sessanta tra uomini e ragazzi ed era, ed è rimasta nel corso del tempo, la più grande miniera di manganese dell’intera Scozia. Dalla sua chiusura, avvenuta nel 1846 a causa della concorrenza derivante dall’importazione del minerale a minor costo, solo il mulino (o frantoio) sopravvive. L’edificio, restaurato nel 1980, ospitava la grande ruota alimentata ad acqua usata per frantumare il minerale estratto. Nei suoi dintorni è ancora possibile vedere i resti delle fondamenta di altri edifici andati ormai distrutti. Una brevissima ma piacevole passeggiata, consigliata se siete di passaggio da queste parti!

Lecht Mine