Halloween in Scozia: Samhain, verso l’inverno e l’oscurità

In un paese come la Scozia, nel quale storia e folklore si mescolano spesso, Halloween ha ancora oggi un significato molto importante e viene chiamato, in scozzese, Samhain (pronunciato più o meno ‘savuin’). Le sue origini sono da ricercare in un’antica festività pagana celtica che veniva celebrata tra il tramonto del 31 ottobre e quello dell’1 novembre in Scozia, Irlanda e Galles, e coincide secondo alcuni con il Capodanno Celtico. Questo periodo segnava la fine dell’estate e con essa la fine del raccolto e della metà più luminosa dell’anno, dando inizio a quella più oscura, l’inverno, che durava fino al mese di maggio, quando si celebrava nuovamente l’inizio dell’estate nel giorno di Beltane (o Beltain). Samhain e Beltane erano dunque le due feste più importanti per gli antiche celti e rappresentavano una transizione, un passaggio dal buio alla luce, dalla morte alla rinascita, racchiuse nel ripetersi del ciclo della vita e del tempo. Samhain coincideva con l’ultimo raccolto dell’anno, ed era usanza in quel periodo spostare le bestie dai pascoli alle stalle, fare le ultime vendite o scambi di bestiame e prodotti agricoli al mercato, saldare i debiti e riscuotere crediti ed interessi: si facevano scorte per il lungo e buio inverno, in attesa che ritornassero in fretta la primavera e poi l’estate. Continua a leggere “Halloween in Scozia: Samhain, verso l’inverno e l’oscurità”

Creature fantastiche scozzesi: il Changeling

“Non chiamateci gnomi, ne’ fate. Non vogliamo più essere chiamati così. Una volta era la parola perfetta per designare una grande varietà di creature, ma oggi ha troppi significati […] Se volete darmi un nome, io sono come loro, un folletto. O meglio, sono un Changeling. Noi rubiamo i bambini e ne prendiamo il posto. Il folletto diventa bambino, e il bambino folletto…” (Keith Donohue, Il bambino che non era vero)

CHANGELING

Il Changeling, antica figura presente nella mitologia di molti paesi europei, era una creatura fantastica che anche in Scozia era molto temuta e diffusa. Si credeva che le fate, attratte dai bambini umani che erano belli e sani a differenza dei loro, spesso malati e deformi, avessero la terribile abitudine di scambiare i neonati: si prendevano il bambino umano lasciando nella culla un sostituto del loro mondo, il changeling. I genitori si ritrovavano così, al posto del loro figlioletto rubato dalle fate, un essere brutto, rugoso, dalla pelle avvizzita e verdastra e con capelli indomabili oppure, meno mostruosamente, con tratti facciali inusuali e labbra dalla forma strana. Il Chageling, oltre ad avere un aspetto raccapricciante, piangeva sempre, urlava, strillava, mangiava moltissimo ma soprattutto attirava la sfortuna sulla famiglia che lo accoglieva; molto impacciato nei movimenti, egli si distingueva dai bambini normali per la sua ottima capacità di suonare gli strumenti musicali e per la maggiore intelligenza. Questo aspetto dell’essere impacciato ma “più intelligente dei bambini normali” fa pensare che i bambini che si credeva essere stati scambiati potessero in realtà essere stati affetti da autismo.
Non tutti i bambini potevano essere rapiti dalle fate, che prediligevano quelli non ancora battezzati (e in questo caso il battessimo era visto come una salvezza) oppure troppo viziati e coccolati dai propri genitori: l’unico modo che la povera madre umana aveva per riavere indietro il proprio bambino era di accudire e curare il changeling, cosicchèle fate se lo sarebbero ripreso nuovamente. Purtroppo però ciò non accadeva quasi mai poiché i piccoli demoni, malaticci e cagionevoli, non sopravvivevano molto, solitamente al massimo due o tre anni. A quel punto, per la famiglia umana non c’erano più speranze ed i poveri genitori sapevano che il loro vero figlio sarebbe stato allevato per sempre nel mondo delle fate.

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C’erano una serie di rimedi e stratagemmi per costringere un changeling ad andarsene, così come per svelare la sua reale identità. La prova per capire di aver davanti proprio una di queste creature occorreva preparare una camomilla e versarla in un guscio d’uovo: a quel punto il mostruoso neonato avrebbe dovuto esclamare “in tanti anni della mia esistenza ne ho viste di cose, ma mai versare della camomilla in un guscio d’uovo” e poi tornare al suo mondo fatato, rimandando indietro il bambino rapito. Per scacciarlo invece era necessario costringerlo a dire la sua vera età (come nel caso di molte altre creature fatate, alle quali bisogna estorcere il vero nome per farle scappare) o fargli bere del thè fatto di digitale purpurea. C’erano anche una serie di cose che le neomamme erano invitate a fare come prevenzione contro gli scambi di bambini, come per esempio il mettere nei pressi delle culla degli oggetti di ferro, poiché le fate temono tale metallo, oppure un crocefisso benedetto sopra la culla; ancora, bruciare strisce di pelle nella stanza, dare da bere alla neomamma e al neonato latte di mucca alla quale era stata data da mangiare un’erba chiamata mota, accendere quante più luci possibili sulle finestre o accanto alle porte oppure non far uscire di casa la mamma ed il suo bambino. C’erano anche modi alquanto raccapriccianti per accertare la vera identità del bambino: un cesto veniva appeso ad un ramo di nocciolo sopra il fuoco, e in questo cesto veniva posto il sospetto changeling. Si attendeva, mentre le fiamme scaldavano il paniere, e se il bambino al suo interno avesse urlato di dolore allora sarebbe stato sicuramente un changeling. La maggior parte delle persone dell’epoca sapeva ben poco su ciò che poteva aver causato queste caratteristiche fisiche e questi strani comportamenti del loro bambino: condizioni genetiche, anomalie cromosomiche, malattie – tutto quello che avrebbe potuto dare ad un bimbo un aspetto strano e anche magari spaventoso – erano argomenti sconosciuti nelle remote Highlands e le soluzioni ignote erano inevitabilmente cercate nel mondo delle fate. Oggi ci rendiamo conto che esse servivano solo a dare una spiegazione a malattie allora misteriose come l’autismo oppure per dare una spiegazione all’improvvisa scomparsa di bambini mai più ritrovati. Documenti giudiziari datati tra il 1850 e il 1900 in Germania, Scandinavia, Gran Bretagna e Irlanda rivelano numerosi procedimenti contro imputati accusati di aver torturato e assassinato sospetti changeling. Dei fascicoli giudiziari di Gotland, Svezia, del 1690 documentano che un uomo e una donna furono messi a processo per aver lasciato un “changeling” di dieci anni – un bambino che non era cresciuto “nella norma” – su un mucchio di letame durante tutta la notte della vigilia di Natale, sperando che le fate che avevano fatto lo scambio alcuni anni prima sarebbero ritornate con il loro vero figlio. Il povero bambino morì per l’esposizione al freddo invernale. Situazioni simili erano senza dubbio ancora più diffuse nei secoli precedenti.

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Il maltrattamento dei changeling nelle leggende spesso porta ad un esito felice per i genitori umani ed il loro vero figlio che la maggior parte delle volte viene restituito, sano e salvo. Storie con questo genere di finali davano speranze, auguravano miglioramenti e fuggivano in qualche modo da un’era in cui i difetti di nascita e le debilitanti malattie infantili erano largamente diffuse. Ma non sempre questi racconti hanno finali felici. Spesso i bambini creduti changeling venivano allontanati o uccisi e non c’è alcuna indicazione che il bambino sano rubato sia poi in effetti ritornato. I racconti che omettono il ritorno del bambino legittimo riflettono un aspetto doloroso della sopravvivenza della famiglia nell’Europa pre-industriale: la sussistenza di una famiglia di contadini dipendeva dalla capacità di ogni membro di produrre sostentamento ed era molto difficile mantenere chi invece era un peso sulle scarse risorse famigliari. Il fatto che il vorace appetito dei changeling sia spesso citato nelle leggende, indica che i genitori di questi sfortunati bambini vedevano nella loro stessa esistenza una minaccia per il sostentamento dell’intera famiglia. Queste leggende sono una prova storica che suggerisce che l’infanticidio non era di rado la soluzione adottata per tale problema. Il progresso della scienza tra il XVIII e il XIX secolo ha lentamente eliminato la credenza popolare che i bambini ritardati o malformati probabilmente non erano umani ma piuttosto il frutto di qualche essere demoniaco, dei figli che potevano essere trascurati, maltrattati e anche messi a morte senza scrupoli morali. Quando le spiegazioni teologiche hanno lasciato spazio a quelle mediche, i valori umani e sociali sono cambiati a tal punto che la stessa parola “changeling” e i suoi equivalenti nelle altre lingue, sono diventati delle curiosità storiche, resti di credenze e pratiche che hanno aiutato i nostri antenati Europei – nel bene o nel male – ad affrontare i problemi della vita e della morte di fronte a bambini fisicamente o mentalmente imperfetti.

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Changelings in un’illustrazione di Alan Lee

UNA LEGGENDA

Walter Scott, in un intervento nell’opera “On the Fairies of Popular Superstition“, parla di un episodio avvenuto nei pressi di Inverness, nella piccola parrocchia di Suddie. Non lontano dalla chiesa, racconta il noto scrittore scozzese, si trovava una bassa collina chiamata Therdy Hill sulla cima della quale c’era un pozzo. Quando qualche bambino era ammalato e la malattia durava tanto da ridurlo carne ed ossa, la gente comune immaginava che fosse portato via da degli spiriti chiamati “Fairies”. Così, durante un particolare periodo in estate, i bambini malati venivano lasciati accanto a quel pozzo da soli per tutta la notte, tenuti d’occhio a distanza: la loro malattia li finirà oppure passerà, pensavano gli abitanti del villaggio, affermando che la maggior parte di loro alla fine guariva.
Un giorno una donna, dopo aver lasciato il suo bambino alle cure della balia del villaggio, lo ritrovò così diverso che lo riconobbe con difficoltà ma non sapendo cosa fare, lo riportò a casa con lei. Dopo alcuni anni però il bambino non era ancora capace di camminare, muoversi o parlare e la povera donna era costretta a portarlo sempre in braccio. Un giorno un mendicante bussò alla porta: “Che Dio vi benedica signora!” disse “voi e il vostro povero bambino! Abbiate pietà e date qualcosa ad un pover’uomo!”.
“Ah, il bambino” rispose la donna “è la causa di tutti i miei mali” e raccontò cos’era successo, aggiungendo che aveva sperato invano che il figlio cambiasse. Il vecchio, la cui età lo rendeva prudente in questo genere di argomenti, le disse che per scoprire la vera identità del figlio avrebbe dovuto spazzare molto bene il camino, accendere un fuoco e mettere il bambino ben legato nella sua sedia davanti ad esso. In seguito, avrebbe dovuto rompere una dozzina d’uova e metterne i ventiquattro mezzi gusci davanti al bambino ed infine uscire e mettersi dietro la porta ad ascoltare: se il bimbo avesse parlato sarebbe stato sicuramente un changeling e così lei avrebbe dovuto prenderlo, portarlo fuori, e lasciarlo a piangere nel letamaio finchè non avesse più udito la sua voce.
La donna, dopo aver fatto tutto quello consigliatole dal vecchio mendicante, si nascose dietro la porta e sentì il bambino parlare e dire “Prima di andare dalla balia io avevo sette anni, e quattro ne ho vissuti da allora, e non ho mai visto così tante pentolini prima!”. Nell’udire queste parole, la donna prese il bambino e lo lasciò piangente nel letamaio e, senza provare alcuna pietà, lo lasciò là finchè non ne sentì più la voce; e una volta ritornata a casa, vi ritrovò il suo vero figlioletto.

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IL BIMBO RESTITUITO

In un’altra leggenda scozzese una donna si era recata nei campi per tosare le pecore, portando con sé il proprio piccino e lasciandolo al riparo di una siepe. A un certo punto stava per andare a dargli la poppata quando il bimbo iniziò a piangere e a strillare così forte e in un modo tale che la donna si allarmò moltissimo. Un uomo che stava mietendo nelle vicinanze le sconsigliò di andare a vedere cosa fosse successo e di lasciarlo da solo a quietarsi. Dopo una mezz’ora, la donna trovò il bambino del suo umore normale. L’uomo disse che aveva visto il Piccolo Popolo portar via il bambino e mettere al suo posto un sostituto. “Solo quando hanno visto che il loro piccolo demonietto urlante non veniva accudito né nutrito hanno pensato bene di riprenderselo e di rimettere tuo figlio dove l’avevano trovato”.

Dettaglio dell'opera "The Legend of St. Stephen" di Martino di Bartolomeo -  XV secolo
Dettaglio dell’opera “The Legend of St. Stephen” di Martino di Bartolomeo – XV secolo

IL CHANGELING DI BRESLAU

Questa storia ebbe luogo nel 1580. Vicino a Breslau viveva un nobiluomo che produceva un grande raccolto di fieno ogni estate ed aveva molte persone che lavoravano per lui. Un anno c’era tra queste persone una neo mamma, una donna che aveva avuto a mala pena una settimana per riprendersi dalle fatiche del parto e che fu costretta quindi a portare il figlioletto al lavoro con lei, mettendolo sopra un piccolo mucchietto d’erba e lasciandolo solo mentre aiutava con il fieno. Dopo aver lavorato un po’, tornò dal suo bimbo per accudirlo. Lo guardò e si mise ad urlare, disperata, perché quello non era suo figlio: egli succhiava il latte così avidamente che non le ricordava affatto il bimbo che aveva lasciato poco tempo prima. Come spesso succede in questo genere di casi, la donna tenne il bambino per diversi giorni, ma era così maleducato che la povera donna crollò: raccontò la storia al suo datore di lavoro, il nobiluomo, il quale le disse “Donna, se pensi che quello non sia tuo figlio, allora fai così: prendilo e portalo fuori sul prato dove lo hai trovato, e picchialo duramente con una frusta. Sarai testimone di un miracolo”. La donna seguì il consiglio del nobiluomo. Uscì e picchiò il bambino con una frusta finchè non si mise ad urlare a squarciagola. Allora vennero le fate che si ripresero il loro bimbo, riportando indietro quello che avevano rubato, restituendolo alla madre dicendo “Ecco, di nuovo tuo!”. Questa storia è conosciuta e spesso raccontata dai giovani e dai vecchi che vivono attorno a Breslau.

Der Wechselbalg. Il changeling, di Henry Fuseli 1780
Der Wechselbalg. Il changeling, di Henry Fuseli 1780

Fonti:
https://en.wikipedia.org/wiki/Changeling
http://www.pitt.edu/~dash/britchange.html

Personaggi: COINNEACH ODHAR & THE SIGHT

Kenneth MacKenzie, conosciuto anche come Coinneach Odhar o The Brahan Seer fu il più famoso e rispettato chiaroveggente scozzese. Le sue profezie si sono dimostrate veritiere, alcune si sono avverate in passato ed altre devono ancora realizzarsi ma sono tenute ancora oggi in grande considerazione dalla popolazione della Highland. Poiché non c’è nessuna testimonianza storica scritta e il primo libro che parla della sua storia fu pubblicato solo nel tardo XIX secolo ad opera di Alexander MacKenzie, la sua esistenza rimane tutt’ora un mistero. Prima della pubblicazione la storia di Kenneth era trasmessa solo oralmente quindi, oltre al dubbio se egli sia o meno realmente esistito, non si può nemmeno sapere con certezza se le sue profezie siano autentiche o se siano state inventate a posteriori.

STORIA

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Nato apparentemente agli inizi del XVII secolo a Uig, sull’Isola di Lewis nelle Ebridi Esterne, Coinneach ha vissuto la maggior parte della sua vita nei pressi del Loch Ussie, vicino a Dingwall nel Ross-shire, lavorando presso la Brahan Estate, sede del Clan Seafoth (ramo dei MacKenzie). La leggenda narra che ottenne la capacità di avere visioni ancora da bambino, grazie a sua madre. La donna si trovava, una notte, a pascolare la sua mandria nei pressi di un cimitero, e vide il fantasma di una giovane ragazza uscire dalla sua tomba. Incuriosita, la donna decise di mettere un bastone di traverso sopra la tombab vuota, cosicchè il fantasma non potesse rientrarvi. Quando la principessa ritornò la donna le chiese chi fosse: era una principessa figlia di un re, annegata in Norvegia e il cui corpo fu trasportato dalla corrente e ripescato sulle sponde dell’Isola di Lewis. Finita la spiegazione, il fantasma chiede di poter tornare nella propria tomba e la donna, come pegno per averla lasciata passare, chiese una ricompensa: il dono della seconda vista per suo figlio. Il giorno dopo il giovane Kenneth trovò una piccola pietra rotonda con un foro al centro, attraverso il quale, da quel giorno in poi, egli guardava per avere le visioni.

La capacità di vedere il futuro tuttavia costò a Coinneach Odhar la vita. Famoso e largamente conosciuto per la sua dote, venne un giorno convocato dalla contessa Seafoth che voleva sapere come mai suo marito, che si era recato in Francia per affari, si tratteneva così a lungo lontano da casa. A malincuore Kenneth le raccontò la sua visione: il conte stava bene ma la stava tradendo con una giovane dama francese. La contessa andò su tutte le furie e lo condannò a morte. Il Brahan Seer venne bruciato vivo in un barile di pece a Chanonry Point, vicino a Fortrose nella zona conosciuta come Black Isle. Prima di morire riuscì a lanciare un’ultima, terribile maledizione profetica: la casata Seafoth negli anni a venire si sarebbe estinta. E così accadde. Nel 1815 Francis MacKenzie of Seafoth morì senza lasciare eredi decretando definitivamente il declino della casata. Putroppo non esiste alcuna documentazione scritta sulla vita del Seer. Un Coinneach Odhar appare in alcuni documenti giuridici cento anni prima: nel 1577 un “incantatore” con quel nome fu coinvolto in un complotto per uccidere gli eredi del Clan Munro, a Foulis, Easter Ross. Non si conoscono i dettagli su ciò che gli toccò ma probabilmente, vista la pena prevista per quel reato all’epoca, venne giustiziato a Fortrose poiché Foulis si trovava sotto quella giurisdizione. Tutto ciò coinciderebbe con il luogo della morte del Coinneach Odhar del XVII secolo. Secondo il Dottor Alex Shuterland dell’Università di Aberdeen, il mito del Brahan Seer potrebbe avere origine proprio da questa figura.

Una pietra commemorativa si trova a Chanonry Point recante la scritta:

La pietra commemora il leggendario Coinneach Odhar, meglio conosciuto come Brahan Seer. Molte delle sue profezie si sono avverate e la tradizione vuole che la sua morte prematura avvenuta facendolo bruciare vivo in un barile di pece sia avvenuta a seguito della sua ultima profezia sul destino della Casa Seaforth.

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LA SECONDA VISTA

La capacità di avere visioni e di vedere non solo in questo mondo ma anche, nello stesso momento, in un altro, è detta second sight o two sights, seconda vista (in gaelico scozzese an da Shealladh, in irlandese Taish). È una percezione extrasensoriale, la capacità di percepire cose non presenti ai sensi grazie alla quale una persona acquisisce informazioni sottoforma di visioni riguardanti eventi futuri prima che accadano (precognition) o che stanno accadendo in luoghi lontani (remote viewing). Chi ha questa capacità si chiama seer, letteralmente “vedente”, colui che vede. In Scozia la second sight non è mai stata considerata stregoneria ma piuttosto come una maledizione. Martin Martin descriveva questa capacità nel suo libro, “Description of the Western Islands of Scotland” pubblicato nel 1703 del quale potete trovare una descrizione qui. Se al giorno d’oggi la second sight ci sembra una cosa fantascientifica, all’epoca era tenuta molto in considerazione ed erano molte le persone che dicevano di avere effettivamente la vista.

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PROFEZIE AVVERATE

“Oh Drumossie Moor, il mio cuore si spezza per te, perché il giorno verrà in cui i tuoi neri campi selvaggi fioriranno del miglior sangue delle Highlands. Io prego Dio di non essere risparmiato per vedere quel giorno, perché sarà terribile e spaventoso. Teste strappate dal busto giacciono nell’erica; braccia e gambe sono tagliate dai corpi e disperse; la pietà abbandona gli uomini che si gettano come belve, fratello contro fratello. Giacche rosse inzuppate di sangue io vedo, fino a sembrar nere; un rosso fiume di sangue affoga il fiore dei Clan. Il rombo di grandi cannoni accompagna i morti all’inferno, il pianto dei vivi si leva nelle valli. Giovani levano la mano contro giovani, uomini maturi spingono la spada nel cuore dei loro vicini. Oh Dio, oh Culloden, io sto morendo con i tuoi morti, io sto gemendo con i tuoi feriti. Che io possa morire, oh che io possa morire prima che venga quel giorno.”
Queste parole profetiche furono pronunciate il 18 marzo 1662, quasi cento anni prima della battaglia di Culloden (1746) da Coinneach Odhar. La visione avvenne come al solito, improvvisamente ed involontariamente, mentre il Brahan Seer passava a cavallo per Drumossie Moor, la brughiera dove in seguito venne combattuta la battaglia. Il suo accompagnatore, il dottor Andrew Beaton che studiava il fenomeno della seconda vista, annotò nel suo diario che Kenneth, dopo essere caduto all’improvviso da cavallo, iniziò con sguardo perso a parlare, pronunciando la fatidica profezia. Beaton aggiunse anche che “Mi fece vedere ciò che egli vedeva; le nubi spettrali che calavano giù dalle alture presero la forma del fumo di migliaia di cannoni. Potevo persino sentire le grida dei feriti. Come MacKenzie, anch’io pregai perché la mia vita non si prolungasse fino a vedere quel giorno. Dopo questa esperienza, non mi sono più sentito di proporre altri esperimenti, né lo ha fatto lui”.

Questa è la più celebre tra le profezie del seer. Molte altre si sono avverate nel corso degli anni, eccone alcune:

“One day ships will sail round the back of Tomnahurich Hill”. Tomnahurich Hill è una collina che si trova nei pressi dell’odierna Inverness. Coinneach affermò che un giorno le barche avrebbero potuto navigare dietro la collina (all’epoca era già possibile navigare davanti alla collina, nel fiume Ness) ed in effetti questa profezia si realizzò con la costruzione, nella prima metà di XIX secolo, del Caledonian Canal.

Coinneach parlò di “great black, bridle less horses, belching fire and steam, drawing lines of carriages through the glens”, grandi cavalli neri senza briglie, che esalano fuoco e vapore e che tracciano linee di trasporto attraverso i Glen. Più di 200 anni dopo, venne costruita la prima linea ferroviaria attraverso le Highlands.

“A black rain will bring riches to Aberdeen”, una pioggia nera porterà ricchezze ad Aberdeen. E fu scoperto il petrolio nel mare del Nord.

Il seer parlò anche di quando la Scozia avrebbe avuto di nuovo il proprio Parlamento. “Questo accadrà” disse “solo quando un uomo potrà camminare senza bagnarsi i piedi dall’Inghilterra alla Francia”. Alla costruzione del Tunnel sotto la Manica a nel 1994 seguì, l’anno successivo, l’apertura del primo Parlamento Scozzese dal 1707.

Riferendosi ad un posto lontano da mare, laghi o fiumi, egli affermò che una nave avrebbe ancorato là, un giorno. “A village with four churches will get another spire, and a ship will come from the sky and moor at it”. Un villaggio con quattro chiese avrà un’altra guglia, ed una nave arriverà dal cielo e attraccherà là. Questo accadde nel 1932, quando un dirigibile (in inglese airship) effettuò un atterraggio di emergenza e si impigliò nella guglia della nuova chiesa (purtroppo non sono riuscita a scoprire di che villaggio si trattasse).

Coinneach predisse che, il giorno in cui ci sarebbero stati cinque ponti sul fiume Ness ad inverness, nel mondo si sarebbe diffuso il caos. Nell’agosto del 1939 sul fiume c’erano effettivamente cinque ponti, ed il primo di settembre dello stesso anno Hitler invase la Polonia. Disse anche che, se mai ci saranno nove ponti, allora ci saranno anche fuoco, sangue e calamità: il nono ponte fu costruito nel 1987 e nel 1988 ci fu il disastro del Piper Alpha, un tragico incendio su di una piattaforma petrolifera nel Mare del Nord al largo delle coste di Aberdeen.

“The sheep shall eat the men”, le pecore mangeranno l’uomo. Questo effettivamente avvenne dopo la battaglia di Culloden, quando con le cosiddette Clearances moltissime famiglie vennero spostate o fatte emigrare per far spazio agli allevamenti di pecore.

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PROFEZIE NON AVVERATE

Accanto a quelle che si sono rivelate veritiere, ci sono anche delle profezie di Coinneach Odhar che non si sono tutt’oggi avverate. La più celebre è quella che parla di una pietra celtica, la Eagle Stone che si trova a Strathpeffer, nel Ross-shire. Il seer aveva affermato che se fosse caduta per tre volte allora il vicino Loch Ussie avrebbe allagato la valle sottostante e le navi avrebbero potuto raggiungere il villaggio di Strathpeffer. La pietra è caduta fin’ora due volte: oggi è stata rinforzata e bloccata con del calcestruzzo, a prova di caduta. Un’altra profezia che riguarda un’inondazione è quella che annuncia l’uscita dagli argini di un Loch vicino a Beauly, che spazzerà via il villaggio. Parlando di grandi rivoluzioni che succederanno in Scozia, Coinneach affermava che “quando il fiume Beauly si seccherà tre volte e un salmone con conchiglie al posto delle scaglie (probabilmente uno storione reale) verrà catturato nel letto del fiume, verrà un tempo di grandi prove”: la profezia si è avverata solo in parte, perché il corso d’acqua si è già prosciugato per due volte, l’ultima nel 1826, e uno storione di nove piedi di lunghezza è stato pescato nell’estuario del fiume.
Ci sono poi delle macabre preofezie: “Verrà il giorno in cui vi saranno così tante terribili persecuzioni e spargimento di sangue nella contea di Sutherland, che le persone potranno guadare il fiume Oykel senza bagnarsi i piedi, camminando sui corpi dei morti”; “verrà il giorno in cui un corvo, vestito di plaid e bonnet (tipico cappello scozzese), berrà molto sangue umano sul monte ‘Fionn-bheinn’, tre volte al giorno, per tre giorni consecutivi”; “una sanguinosa battaglia sarà combattuta a Ault-nan-Torcan, su Lewis. Si svolgerà davvero, anche se forse in un periodo lontano da ora, e porterà dolore alle madri dei lattanti (?). Il padrone di casa sconfitto continuerà ad essere sgominato finchè non raggiungerà Ard-a-chaolais (un luogo vicino a Ault-nan-Torcan) e là la spada compirà una terribile devastazione.”; “verrà il giorno in cui un Laird (lord) di Tulloch ucciderà consecutivamente quattro delle sue mogli ma la quinta ucciderà invece lui”; “Una grave battaglia sarà combattuta ad Ardelve, vicino a Lochalsh, e il massacro sarà così grande che la gente potrà attraversare lo stretto con il traghetto navigando su corpi di uomini morti. La battaglia giungerà a una conclusione grazie ad un potente uomo e ai suoi cinque figli che giungeranno dal distretto di Strath”;

Creature fantastiche scozzesi: i Brownie

Secondo le leggende scozzesi i brownie (ùraisg in gaelico scozzese) sono dei piccoli folletti, alti non più di 60 cm, con la pelle scura e abiti trasandati color marrone, dai quali deriva il loro nome. Questa specie di folletto vive nei pressi delle case degli uomini, nei pollai, nelle stalle, nei granai, e durante la notte svolge ogni sorta di faccenda domestica o di lavoro nei campi di modo che, all’alba, il padrone di casa trovi tutto a posto e in ordine. Essi sorvegliano gli animali, trebbiano e mietono i campi, fanno commissioni, curano i giardini e distillano il whisky o la birra. Terminano volentieri i lavori lasciati a metà, e fanno i dispetti alla servitù pigra per indurla a darsi da fare. Sono anche in grado di rendere fertili le terre improduttive ed aride. In cambio dei suoi servigi è opportuno lasciare al brownie dei piccoli regali, generalmente sottoforma di cibo ed in particolare una scodella di panna e una focaccina dolce. In molte dimore tradizionali scozzesi al brownie di casa veniva riservata una sedia accanto al camino e talvolta addirittura un’intera stanza.

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Come molti altri folletti, i brownie sono rappresentati come esseri dal carattere difficile, suscettibili, e propensi, se contrariati, a diventare vendicativi. In particolare, non apprezzano ricevere pagamenti in denaro per i loro servigi, né tantomeno cose costose o abiti pregiati. Considererebbero tali doni un offesa, e se ne andrebbero dalla casa nella quale lavorano, per sempre. il rapporto con i padroni di casa inoltre deve rimanere su un piano di disinteressata, reciproca cortesia. Di fatto è davvero raro riuscire a vedere un brownie, e lo è ancora di più parlare con lui.

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Di seguito una leggenda che parla di Brownie, tratta dal libro “elfi e streghe di Scozia”, di Lorenzao Carrara.

In una fattoria a Cranshaws nel Berwickshire un tempo viveva un brownie, che era sempre affaccendato a lavorare e dare una mano a chi aveva bisogno di aiuto.
quando veniva il tempo del raccolto falciava il grano, lo batteva e infine impilava la paglia per l’inverno. Non chiedeva mai alcun compenso e si accontentava della piccola scodella di panna e porridge che gli veniva lasciata fuori dalla porta perché si sfamasse.
Il padrone e i lavoranti rispettavano il brownie e gli erano grati per il modo in cui questi svogleva per loro alcuni dei lavori più duri.
Poi un giorno un ragazzo, scioccamente, prese a dire che la paglia non era stata ben stivata nel pagliaio. Immediatamente il brownie si offese, e decise che questo metteva fine al suo soggiorno a Cranshaws, ma giurò che non se ne sarebbe andato prima di essersi vendicato per l’offesa subita.
A circa due miglia di distanza dalla fattoria c’era una roccia nuda, chiamata Raven Crag: nel buio della notte il brownie infuriato prese tutta la paglia del pagliaio e la portò là in cima, poi la gettò tutta quanta giù dal precipizio gridando: “Non è ben stivata! Non è ben stivata! E allora non sarò più io a stivarla: mai più! La spargerò tutta sulla roccia di Raven, e dovranno lavorare un bel po’ per stivarla di nuovo!”

The Stone of Destiny o Stone of Scone: “La pietra del destino”, dove vengono incoronati i Re Britannici

Conosciuta anche come Stone of Scone o Coronation Stone, la Stone of Destiny è una pietra a forma di parallelepipedo in arenaria rossa sulla quale furono incoronati molti sovrani scozzesi. Come si intuisce dal nome, si trovava a Scone, paese della Scozia centrale a Nord Est di Perth, ma nel 1296, quando la Scozia venne annessa all’Inghilterra, fu “rubata” da Edoardo I e posta sotto il trono delle incoronazioni (coronation chair) nell’abbazia di Westminster a Londra. Solo nel 1996 ha fatto ritorno in Scozia, e dal 2024 si trova esposta presso il Museo di Perth, dove è stato allestita un’apposita esposizione (ingresso al museo gratuito – ingresso all’esposizione della Stone of Destiny a pagamento).

La Stone of Destiny (fonte)

ORIGINI

La pietra ha alle spalle una lunga storia, e le sue origini affondano nella mitologia. Le leggende più antiche sostengono che Giacobbe, figlio di Isacco, mentre si recava a Carran arrivò in un luogo chiamato Luz, dove decise di passare la notte. Così si coricò accanto ad una pietra, che usò come cuscino. Quella notte Giacobbe sognò vari angeli che salivano e scendevano da una scala che dalla terra arrivava in cielo. Sognò anche il Signore che gli rivelò che avrebbe donato la terra su cui era coricato a lui e alla sua discendenza e che avrebbe goduto della sua protezione ovunque andasse. Quando si svegliò, Giacobbe unse la pietra con l’olio sacro proclamandola Beth-el, ossia “Casa di Dio”, poiché interpretò la sua visione come un segno e la pietra stessa come un patto con il Signore (da qui il suo futuro nome, Pietra dell’Allenza). Questo passo biblico si trova nel libro della Genesi – cap. 28, versetti 10-22.

Il quadro “Il sogno di Giacobbe” di De Ribera Jusepe (fonte)

L’ARRIVO IN SCOZIA

Ma come ha fatto la pietra ad arrivare in Scozia? Nel 587 a.C. Nabuccodonosor, Re di Babilonia, invase Gerusalemme e ordinò lo sterminio di tutti i discendenti della stirpe di Davide. Il profeta Geremia riuscì a salvare la principessa Tea Tephi, che fuggì in Egitto portandosi dietro la Pietra dell’Alleanza e sbarcando successivamente in Irlanda, nel 585 a.C. in una località chiamata Tara, una collina sacra dove venivano incoronati i re d’Irlanda e dove posero la pietra. Quando la principessa Tea si sposò con il Re Eochaid, anche lui discendete della casa di Giuda, la promessa fatta a Giacobbe della continuità della sua stirpe si avverò. Da quel giorno, tutti i regnanti d’Irlanda sono stati incoronati sopra l’antica pietra, che da allora divenne nota come Pietra del Destino (in latino, Saxum Fatale), o Lia Fàil (in irlandese) o ancora Pietra dell’Incoronazione. Si dice che la pietra emetteva un forte grido quando riconosceva un regnante legittimo.

fonte

Intorno al 500 d.C la Pietra del Destino venne portata in Scozia per mano del sovrano Murtag MacErc che la diede a suo fratello Fergus per l’incoronazione di quest’ultimo come Re del Regno di Dalriada, un regno localizzato in parte in Irlanda del Nord e in parte nella Scozia Nord Occidentale (l’odierna Argyll&Bute). Fergus MacErc fu così il primo re scozzese ad essere incoronato sulla pietra del destino ed è considerato come uno dei fondatori della futura Scozia. Nell’846 la Pietra fu affidata ai monaci Agostiniani dell’abbazia di Scone, nel Perthshire, prendendo quindi il nome di Pietra di Scone e venendo usata per le incoronazioni di tutti i successivi Re di Scozia.

Replica della Stone of Destiny a Scone (fonte)

Nel 1296 Edoardo I Plantageneto, Re d’Inghilterra, invase e conquistò la Scozia, annettendola al suo regno (potete leggere tutta la storia qui). Successivamente, nel 1301, fece prelevare la Pietra da Scone e la spostò a Londra, nell’abbazia di Westminster, dove venne posta sotto un trono di rovere, riccamente decorato, che cominciò a essere usato per tutte le incoronazioni e che prese il nome di Coronation Chair. Il trono delle incoronazioni posto sulla Pietra del Destino, fu usato praticamente fino ai giorni nostri, ossia da Edoardo II fino all’odierno Re Carlo III.

Coronation Chair (fonte)

IL MISTERO DELLA PIETRA: VERA O FALSA?

Sono in molti però ad affermare che la Pietra sottratta da Edoardo I non fosse quella autentica, che i monaci consegnarono al re una pietra falsa e nascosero l’originale. Questa teoria è rafforzata dal fatto che la pietra attuale è diversa da come viene descritta in fonti più antiche, non coincidono né la grandezza, né la forma, né il colore. Tali fonti affermano che la Pietra fosse grande abbastanza da poterci intagliare un trono, e che fosse di colore scuro, forse di marmo nero, ed invece la Stone of Destiny è di arenaria rossa, un materiale comune nella zona di Scone e soprattutto in quella di Oban, ma inesistente sia in Giudea che in Irlanda. Se quindi la Pietra attuale fosse l’originale, significherebbe che le leggende circa le sue origini giudaiche ed irlandesi sarebbero da ritenere prive di fondamento. Ma rimane la possibilità che la pietra sottratta da Edoardo sia stata in realtà un falso.

Cerimonia di spostamento della pietra da Edimburgo a Londra nel 2023 in occasione dell’incoronazione di Carlo III (fonte)

C’è un altro aspetto a favore dell’ipotesi della “truffa” ai danni del Re. Esso va ricercato nello scarso interesse che gli scozzesi hanno sempre dimostrato nei confronti della Pietra da quando essa è stata portata in Inghilterra, nonostante l’importanza che essa aveva avuto per il Paese nel passato. Nel corso delle trattative che culminarono nel Trattato di Northampton, del 1328, che sancì la definitiva indipendenza della Scozia, gli Inglesi offrirono la restituzione della Pietra ma gli Scozzesi non la caldeggiarono troppo, insistendo invece su altre reliquie. La Pietra venne nuovamente offerta nel 1329 e nel 1363, ma gli Inglesi non ottennero mai una risposta positiva.

La Stone of Destiny accanto alla Coronation Chair a Westminster Abbey, Londra (fonte)

Gli studiosi contrari alla teoria della sostituzione giustificano questo fatto dicendo semplicemente che la Pietra non ha mai avuto una vera e propria importanza per il popolo scozzese, e che invece il loro presunto attaccamento verso di essa era soltanto il frutto di una montatura propagandistica del re Edoardo e dei suoi fedeli per celebrare la sua vittoria in Scozia. I sostenitori dell’ipotesi della truffa invece, sostengono che la vera pietra non ha mai lasciato la Scozia e fu nascosta in un luogo sicuro, e che gli Scozzesi dunque non si sono mai interessati alla Pietra offerta dagli inglesi perché si trattava appunto di un falso. Un episodio in particolare va ricordato a favore di quest’ultima ipotesi, ovvero l’incoronazione di Robert Bruce, che, secondo le testimonianze dell’epoca, avvenne “nel pieno rispetto della tradizione”, e quindi obbligatoriamente sulla Pietra di Scone. Testimone di tale vicenda è uno dei Sigilli originali del Re, che rappresenta chiaramente Bruce seduto su un seggio squadrato.

La Stone of Destiny oggi, presso il museo di Perth (fonte)

Ma se la pietra di Edoardo era quindi un falso… dove si trova la vera Pietra del Destino?

La questione è tuttora aperta perché nessun’altra pietra dalle caratteristiche simili a quelle della Pietra di Scone è stata mai trovata. Secondo alcune ipotesi, la pietra venne nascosta dai monaci sotto il fiume Tay. Altre ipotesi suggeriscono che il Re stesso affidò la custodia della Pietra ai Cavalieri Templari e che da essi o, meglio, dai loro discendenti moderni, sia ancora custodita da qualche parte in Scozia pronta ad essere tirata nuovamente fuori quando la Scozia ridiventerà indipendente dal Regno Unito.

LA PIETRA RUBATA, LA PIETRA RESTITUITA

Il giorno di Natale del 1950 la pietra fu rimossa dal trono delle incoronazioni e sottratta da Westminster da quattro giovani studenti seguaci del Nazionalismo scozzese. Durante questa operazione la pietra si spezzò in due. Nascosta a bordo di un auto presa in prestito, la pietra fu trasportata clandestinamente in Scozia e riparata da un abile tagliapietre, tale Robert Gray. La Stone of Destiny fu tenuta nascosta per alcuni mesi, cercata senza successo dalla Polizia incaricata dal Governo Britannico, finché non riapparve spontaneamente l’11 aprile del 1951 sull’altare dell’Abbazia di Arbroath, luogo simbolico perché vi fu firmata la dichiarazione scozzese d’indipendenza nel 1320. La Pietra venne quindi riportata a Londra e ricollocata sotto al suo trono (appena in tempo per l’incoronazione della Regina Elisabetta II, avvenuta nel 1952). Tuttavia Gray dichiarò successivamente e provocatoriamente che negli anni ’30 aveva realizzato numerose copie della Pietra del Destino e che non era del tutto sicuro che la pietra restituita a Londra fosse effettivamente quella originaria. Se tutto ciò fosse soltanto una montatura oppure no probabilmente non lo sapremo mai.

27 dicembre 1950: la coronation chair vuota, dopo il furto della Pietra
27 dicembre 1950: la coronation chair vuota, dopo il furto della Pietra
stone of scone arbroath
Ritrovamento della Stone of Scone presso l’abbazia di Arbroath

L’effettiva e definitiva restituzione della Stone of Destiny avvenne solo nel 1996, un gesto politico da parte del Governo con lo scopo di placare la crescente tensione dei Nazionalisti scozzesi che rivendicavano una maggiore rappresentanza della loro Nazione all’interno del Parlamento Inglese. La pietra fu così rimossa dal trono delle incoronazioni e, con una cerimonia avvenuta nel giorno di Saint Andrews patrono di Scozia, portata nella capitale scozzese Edimburgo, dove fino al 2023 è stata conservata ed esposta presso il Castello assieme ai gioielli della corona scozzese. Un accordo prevede che la pietra ritorni temporaneamente a Westminster in occasioni delle future incoronazioni, come è stato per l’incoronazione di Re Carlo III avvenuta il 6 maggio 2023. Dal 2024 la Stone of Destiny si trova esposta presso il Museo di Perth, dove è stato allestita un’apposita esposizione (ingresso gratuuito e senza necessità di prenotazione se gruppi inferiori a 10 persone).

L’entrata all’esposizione sulla Stone of Destiny al Museo di Perth (fonte)

 

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