Il Kilt, storia e caratteristiche dell’abito tradizionale scozzese

Cosa vi viene in mente se pensate alla Scozia? Paesaggi mozzafiato? Cornamuse? Whisky? Una delle prime cose a cui penso io è il kilt, tipico indumento scozzese che trovo davvero affascinante. Mi basta vedere qualcuno con indosso un kilt, che mi parte il mal di Scozia: nella mia mente iniziano ad apparire highlanders solitari nelle brughiere, tra l’erica e i cespugli di ginestra, e sento crescere anche dentro di me quell’orgoglio e quell’amore per la propria terra e le proprie tradizioni che contraddistingue la gente scozzese, e che ammiro moltissimo. Attenzione, mi raccomando, a chiamarlo con il giusto nome: è un kilt, guai a definirlo gonna o gonnellino perché potrebbe essere, anzi lo è davvero, quasi offensivo! Lo dice anche il motto “It’s a kilt, not a skirt”. Continua a leggere “Il Kilt, storia e caratteristiche dell’abito tradizionale scozzese”

Creature fantastiche scozzesi: i demoni acquatici, Kelpies e Each Uisge

Una leggenda scozzese vuole che celati nelle acque profonde e fredde dei Loch scozzesi, si nascondano degli esseri fatati e malvagi, nati anticamente dal folklore celtico, ghiotti di carne umana: si tratta dei Kelpies e dell’Each Uisge, conosciuti come “cavalli d’acqua”, demoni acquatici che si differenziano tra loro solo per il fatto di vivere nei fiumi i primi, e di preferire le acque ferme dei laghi e dei mari il secondo.

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Una rappresentazione dell’Each Uisge

Generalmente un kelpie o un Each Uisge si presenta sottoforma di un bellissimo cavallo nero, e vaga sulle rive dei Loch finchè qualche incauto passante non gli sale in groppa. La creatura comincia allora a galoppare velocemente verso le acque profonde, inabissandosi con il povero malcapitato, poiché sembra sia impossibile scendervi una volta che ci si è saliti. L’unico modo per domare un Kelpie o un Each Uisge è entrare in possesso delle sue briglie: chi ci riuscirà, avrà il cavallo d’acqua sotto il proprio controllo per sempre. Secondo la tradizione, il clan MacGregor, che risiedeva sulle rive del Loch Slochd, riuscì a difendersi, generazione dopo generazione, proprio grazie a questo metodo. Si dice che se, inseguiti da un Each-Uisge, si attraversa un fiume, il demone non potrà più seguirci poiché esso non può attraversare un corso d’acqua dolce.

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Facile immaginare la presenza di un demone acquatico in questi magnifici Loch, no?

A volte il cavallo d’acqua può anche mutare forma, prendendo le sembianze di bellissimi giovanotti o di splendide fanciulle. Lo scopo è di ingannare gli incauti viandanti, infondendo in loro un senso di fiducia e conducendoli verso il loro terribile destino sul fondo del lago. Purtroppo, le povere vittime si accorgono sempre troppo tardi della vera natura dell’Essere che si trovano davanti. Oltre che alle acque scozzesi ed Irlandesi, i kelpie si trovano anche nel folklore scandinavo, dove sono noti con il nome di Bäckahästen (il cavallo di fiume), e nell’Isola di Man, conosciuti come Alastyn.

Ecco la leggenda di Morag e il cavallo d’acqua: tra tutte quelle sui demoni acquatici è quella che ho preferito. Buona lettura!

Seguendo una tradizione che si perde nella notte dei tempi, all’inizio di ogni estate, quando il verde delle felci diventa più intenso, i pastori delle Highlands portano il loro bestiame sui pascoli delle colline. Sui pendii dell’alpe riaprono i rifugi estivi, che nella loro lingua vengono detti shielings, e in quei semplici ricoveri trascorrono i mesi della bella stagione fino almomento di fare ritorno alle fattorie nel fondo valle. Ai tempi della nostra storia, un pastore di nome Donald MacGregor viveva nel suo capanno estivo costruito su un solitario declivio affacciato su un lago. Il piccolo capanno bianco si stagliava nitido in mezzo all’erica, e la vegetazione rigogliosa delle alture circostanti costituiva un ottimo foraggio per il bestiame.

Molti dei suoi compaesani, però, non condividevano affatto la scelta del luogo dove Donald Mac Gregor aveva costruito il suo capanno, e lo accusavano di una grave imprudenza. Nessuno di loro, dall’ora del crepuscolo in poi, avrebbe osato percorrere il sentiero che conduceva al suo shieling: a tutti era noto che nelle profonde acque del grande lago si nascondeva un mostro orribile che cercava le sue prede proprio lungo i crinali di quelle colline. L’essere orrendo che viveva nelle acque del lago era un Cavallo d’Acqua che gli abitanti delle Highlands conoscevano con il nome gaelico di Each-Uisge.
Nessuno avrebbe potuto tuttavia descrivere l’aspetto del mostro. Coloro che avevano avuto l’ardire di osservare l’orribile creatura durante una sua fugace apparizione, non erano riusciti a vivere il poco tempo necessario a raccontare ciò che avevano visto.
Ciò che si sapeva era che il mostro usciva dalle tenebrose acque del lago per risalire i pendii delle colline. Nel suo vagabondare, grazie ai suoi malefici poteri l’Each-Uisge era in grado di assumere le sembianze di qualsiasi creatura, come una vecchia grinzosa o una cornacchia dalle lucide penne nere, oppure una volpe rossiccia dagli occhi astuti. Giunto nei pressi della vittima riacquistava il suo orrido aspetto e balzava addosso alla preda, divorandola con la massima crudeltà. Spaventevoli dicerie erano diffuse tra i pastori: si raccontava che il mostro fosse tutto nero e di dimensioni gigantesche, con due demoniache corna che spuntavano taglienti dalla testa deforme; e che, quando galoppava sulle colline tra le distese di erica, fosse capace di superare in velocità il vento stesso.

Donald MacGregor bene conosceva quei racconti e, quel che è peggio, sapeva pure che ogni estate l’Each-Uisge sembrava reclamare nuove vittime innocenti. I compaesani tentarono comunque di convincerlo, poiché mantenere il capanno così vicino al lago era molto pericoloso, a spostare il suo rifugio dall’altra parte del torrente che scorreva a poca distanza. Era infatti noto un Each-Uisge non può attraversare un corso d’acqua dolce e che, quindi, tutta la parte delle colline oltre il torrente si poteva considerare sicura. Gli avvenimenti che seguirono lo obbligarono purtroppo a rimangiarsi le parole scherzose o addirittura beffarde con cui aveva respinto gli avvertimenti che i pastori gli avevano rivolto. Donald aveva una giovane figlia di nome Morag, che amava moltissimo. Tutti gli anni Morag accompagnava il padre nella dimora estiva e trascorreva le giornate, dal mattino fino al tramonto, sulla soglia della casupola lavorando all’arcolaio. Quando il sole iniziava a calare dietro la collina e le ombre si infittivano lungo il pendio digradante sul lago, la ragazza scendeva, tra le ombre sfumate dell’erica, per radunare il bestiame. Camminando scalza nell’erba, per farsi coraggio Morag pensava a quello che il padre le aveva sempre raccomandato: non temere nulla, che non ci sono ragioni per avere paura! Ciononostante la giovane non poteva evitare un brivido d’ansietà quando, raggiunta la riva, occhieggiava le ombre fuggenti che le piante di sorbo rosso disegnavano sugli argini del lago. Ma i timori cessavano presto. Morag era sempre ritornata al capanno senza che niente le fosse accaduto. Allo spuntar del giorno, la luce del sole spazzava via le residue fantasie notturne e la ragazza riprendeva il suo lavoro all’arcolaio facendosi compagnia con gioiose canzoni.

Una nitida e luminosa mattinata, mentre stava facendo girare la spola cantando spensieratamente, una sagoma scura si interpose tra lei e la luce del sole procurandole uno spavento che le strozzò la voce in gola. Morag sollevò lo sguardo e vide di fronte a sé un giovane, che con voce suadente cercò di tranquillizzarla: “Scusami, non volevo spaventarti!” disse. Il giovane era alto e di bell’aspetto; le larghe spalle davano un’impressione di forza. Eppure c’era in lui qualcosa di strano. Forse per via dell’acqua che sgocciolava abbondantemente dai suoi capelli e dai suoi vestiti neri.
“Come mai sei così bagnato quando in cielo non c’è neppure una nuvola?” gli chiese Morag. “Sono scivolato in un fosso mentre camminavo sulla cresta della collina” rispose con prontezza il giovane. “Ma il calore del sole mi asciugherà presto.” Mentre Morag riprendeva il suo lavoro all’arcolaio, il giovane si sedette accanto a lei, all’ingresso del capanno, cercando di avviare la conversazione con parole gentili. La ragazza, però, non si sentiva tranquilla e, pur ostentando una calma imperturbabile, era combattuta tra due pensieri: da un lato era affascinata dai modi seducenti del giovane, ma c’era qualcosa, in quella presenza, che la respingeva.

I tiepidi raggi del primo sole, intanto, erano arrivati a illuminare la soglia di casa. Il giovane piegò il capo verso la lama di luce passandosi una mano tra i capelli bagnati e scomposti. Morag, tenendo fede al suo animo gentile, gli disse: “Appoggia la testa sul mio grembo e lascia che metta ordine tra i tuoi capelli.” E prese delicatamente a pettinargli i lucidi riccioli neri. Aveva appena iniziato che la sua mano si arrestò a mezz’aria, impietrita dal terrore: i denti del pettine si erano riempiti di granelli di sabbia e di minuscoli frammenti di alghe. Morag conosceva bene quella sabbia e quelle alghe perché spesso le aveva viste tra le maglie delle reti che suo padre usava per la pesca nel lago ai piedi della collina. Si trattava senz’altro delle liobbagach an locha, le alghe del lago; le riconosceva nei filamenti attorcigliati tra i capelli dell’uomo… ma chi era davvero quella minacciosa creatura?

Morag finalmente comprese: non si trattava affatto di un uomo ma dell’Each-Uisge in persona che, uscito dal suo regno oscuro nelle profondità del lago, si era trasformato in un giovane di bell’aspetto per trascinarla, con lusinghe ingannevoli, a una fine orrenda.
Gli sguardi della ragazza e del mostro in sembianze umane si incrociarono per un istante: negli occhi della fanciulla era visibile il terrore. Con uno scarto improvviso, Morag allontanò da sé la testa del giovane e, rovesciando a terra scanno e arcolaio, si precipitò lungo la discesa della collina, sospinta da una folle paura. Un’ombra torbida e cupa dapprima offuscò e poi spense completamente la luce del sole, distendendosi alle sue spalle. Ma Morag fu più veloce e fortunata di altri sventurati innocenti che l’Each-Uisge aveva scelto come vittime: prima che l’orrida ombra del mostro riuscisse a sfiorarla raggiunse il torrente che scorreva lungo il pendio della collina e lo attraversò con un gran balzo, e quando si trovò sull’altra sponda, fu al sicuro.

Dopo quella tragedia mancata, nessun essere umano osò mai più oltrepassare il sentiero che conduceva alla bianca casupola sopra il lago. Lo stesso Donald MacGregor, sconvolto per il rischio corso dalla sua amatissima figlia, sconfessò pubblicamente tutte le scettiche affermazioni a proposito dell’Each-Uisge. E ancora oggi, chi si avventura su quelle colline può scorgere, affioranti tra le felci, le rovine del rifugio di Donald e Morag.

(Da: Fiabe celtiche. Gnomi, folletti, fate: storie del Piccolo Popolo, a cura di Francesco Fornaciai)

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Le sculture dei famosi Kelpies di Falkirk – Foto di David Connelly da Pixabay

 

Gaelico: SALUTARE E PRESENTARSI

SALUTARE

Iniziamo dalle basi, con una bella carrellata di saluti. Per la pronuncia, inserite le parole nel dizionario del sito http://learngaelic.net/dictionary/ e selezionate l’audio che trovate a destra. Per ascoltare intere frasi invece cliccate qui http://learngaelic.net/sol/episodes/1-18.jsp e selezionate l’unità che vi interessa.

Hallò = ciao

Haidh = ciao

Madainn mhath = buongiorno/buon mattino

Feasgar math = buon pomeriggio

Oidhche mhath = buona notte

Mar sin leat = arrivederci (a te, infomale)

Mar sin leibh = arrivederci (a voi, formale)

Ciamar a tha thu? = come stai? (modo informale)

Ciamar a tha sibh? = come state? (modo formale)

Qui vediamo che, come in italiano, anche nel Gaelico c’è la forma di cortesia: Thu (tu) è usato con persone che conosco o più giovani di me. Sibh (voi) è usato con persone che non conosco o più vecchie di me.

Tha gu math = sto bene

Tha gu dona = sto male

Meadhanach maht = abbastanza bene

Glè mhath = molto bene

Tapadh leat = grazie (a te – informale)

Tapadh leibh = grazie (a voi – formale)

Taing = grazie

Mòran taing = molte grazie

‘s e do bheatha = prego (risposta a “grazie”)

Ciamar a tha thu fhèin? = come stai tu?

Ciamar a tha sibh fhèin? = come state voi?

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ORGANIZZANDO UN VIAGGIO…

Ebbene, è da settembre che ci penso. Da ottobre che ho cominciato ad organizzarlo. Da novembre che ho iniziato a prenotarne le varie parti. Di cosa sto parlando? Del mio viaggio in Scozia, of course! Partirò in maggio, assieme al mio papà, per 11 giorni on the road ricchi ed entusiasmanti. È il desiderio di una vita, è il MIO viaggio, e sono davvero impaziente di partire!
Come vi avevo già detto presentandomi, quando ho in programma un viaggio divento quasi ossessiva nel cercare quante più informazioni possibili, non lascio mai niente al caso, perché mi piace viaggiare organizzata e avere le idee ben chiare, in modo da poter sfruttare il mio tempo al meglio e non lasciarmi sfuggire nulla. Mi piace definirle le “mie tabelle di viaggio”, tutti gli appunti che mi preparo prima di partire e che poi mi seguono durante tutta la vacanza. Ma questa volta è diverso, stavolta non si tratta di stilare un elenco di cose da vedere in una determinata città, qual è la linea della metro più vicina, quali sono gli orari di apertura del tal museo. Per la prima volta, mi trovo ad organizzare un VERO viaggio e, soprattutto, mi trovo ad organizzarlo nella terra che io amo alla follia. Pensare a come sarà, vedere foto su internet e dire “io ci andrò!”….non so, io mi entusiasmo un sacco! C’è quell’ansia mista a curiosità che si prova prima di partire per un viaggio, quel turbinio di sensazioni ed aspettative che mi emozionano quasi più del viaggio stesso.
Vorrei condividere con voi le fasi di organizzazione del mio viaggio, sperando che qualcuno con la mia stessa meta possa trarne delle utili informazioni!

PERIODO: un po’ per le ferie che non posso prendere nei mesi estivi, un po’ perché non sarei riuscita ad aspettare oltre, ho scelto maggio come periodo di viaggio. Mi sembra un buon periodo, perché non c’è ancora la ressa dei turisti che si incontra da giugno ad agosto, non ci sono i fastidiosissimi moscerini che caratterizzano le estati delle Highlands, e, dicono, è uno dei mesi meno piovosi (speriamo!). In ogni caso, il periodo migliore per viaggiare in Scozia va da maggio a settembre, quando c’è più probabilità di trovare giornate assolate e le ore di luce si protraggono anche fino alle 21. Attenzione, se avete in mente di visitare Edimburgo ad agosto, prenotate il vostro alloggio per tempo: la città in quel periodo ospita un grande festival con relative orde di turisti!

VOLO: per viaggiare low cost, io consiglio sempre Ryanair. Purtroppo da alcuni anni non emeteo-edinburghsiste più il collegamento Bergamo-Glasgow, e, per chi come me vive in Trentino, l’aeroporto più vicino è Bologna per Edimburgo e addirittura Pisa per Glasgow. Per questo motivo ho scelto la EasyJet, altra compagnia economica, non quanto la Ryan ma, nel mio caso, prenotando con largo anticipo mi sono aggiudicata un volo a 100€ a testa, a/r e bagaglio da stiva… ottimo prezzo direi! In ogni caso, anche con EasyJet l’aeroporto più vicino è Malpensa (3h da casa mia…). Ma per la Scozia, questo ed altro!!!! Se volete trovare tariffe basse, cercate di prenotare con largo anticipo.

ITINERARIO: Il momento più critico, perché avrei voluto inserire di tutto, riuscire a vedere tutto, ma dato che i giorni a disposizione sono solo 11, ho deciso di non comprendere nell’itinerario l’intera Scozia, ma di non salire più su di Inverness, tenendo il Nord e le Orcadi per il prossimo viaggio, in modo da riuscire a fare le cose con più calma e tranquillità. Cercando in internet troverete un sacco di itinerari e percorsi consigliati, ma credo che non ci sia cosa più soddisfacente di creare da sé il proprio tragitto. Quindi, armatevi di tempo e pazienza e, come ho fatto io, iniziate buttando giù un elenco delle cose che vorreste vedere. Cercatele poi su una mappa, raggruppandole per vicinanza geografica… et voilà, il gioco è fatto! Per esperienza personale vi dico di non inserire fin dall’inizio troppe tappe in una sola giornata, perché, statene certi, mano a mano che perfezionerete l’itinerario troverete altre cose da fare/vedere in quella zona, ed il vostro programma si arricchirà molto durante tutta la fase di organizzazione. Per quanto riguarda il mio viaggio, ho cercato di non inserire tragitti troppo lunghi da percorrere in auto giornalmente, innanzitutto perché dato che guiderà il caro vecchio papi non volevo che si stancasse troppo, e poi perché non voglio passare tutta la giornata seduta in macchina. Il tempo massimo degli spostamenti che ho previsto tra una tappa e l’altra (senza calcolare le pause e il tempo di cui avremo bisogno per visitare quella determinata zona) è di un’ora e mezza, massimo due. Vi lascio la mappa dell’itinerario che ho pensato, in modo che possiate farvi un’idea.

itinerario scoziaIo mi son trovata bene con il sito “turisti per caso”, che raccoglie diari di viaggio suddivisi per Paese e grazie al quale sono riuscita a chiarirmi un po’ le idee su come organizzare il tutto.

LINK AL SITO TURISTI PER CASO: http://turistipercaso.it/

MEZZI DI TRASPORTO: Per la primissima volta prenderò un’auto a noleggio. Ammetto che l’idea mi terrorizza e non ho ancora ben chiaro come funziona la guida alla rovescia, ma sono fiduciosa! Sarebbe costato sicuramente meno usare i mezzi pubblici, ma credo che valga la pena spendere di più ed avere completa libertà durante gli spostamenti. Senza contare poi che molti luoghi che ho intenzione di visitare non si possono raggiungere con treni o autobus. Ho valutato varie agenzie di autonoleggio, ma sono orientata più sulla britannica Arnold Clark, che mi sembra quella con i prezzi più chiari e onesti. All’inizio non capivo la notevole differenza di prezzo tra la Clark e altre agenzie, dato la prima costa decisamente di più. Poi, facendomi fare un preventivo al telefono, l’operatore ha iniziato ad elencarmi tutta una serie di extra che inizialmente non erano specificati, e alla fine il totale era più alto che con l’Arnold Clark, che nel preventivo online specifica voce per voce tutte le opzioni selezionabili (assicurazione extra, guidatore aggiuntivo, ecc). Ricordatevi che per noleggiare un’autovettura è necessario avere la carta di credito, in quanto vi verrà “congelata” una somma di denaro per gli eventuali danni che presentasse la macchina al momento della consegna.

LINK ARNOLD CLARK: http://www.arnoldclarkrental.com/

PERNOTTAMENTI: decisamente la parte più interessante, dopo la stesura dell’itinerario. Io prediligo i b&b e le GuestHouse rispetto agli Hotel, e li preferisco in piccoli paesi o addirittura in zone isolate. Il modo che uso per cercare il posto in cui dormire è semplicissimo: usando google maps (lo adoro, ci passo delle ore, è davvero uno strumento utilissimo!) ci si posiziona sulla zona in cui si intende cercare, dopodiché basta digitare nella barra della ricercaTravelPlanning “b&b” e si accenderanno tanti puntini rossi sulla mappa. Cliccandoci sopra troverete il link che vi reindirizzerà al sito ufficiale della struttura scelta. Ora, non vi resta che confrontare qualità delle stanze, tipo di colazione, e tariffe giornaliere di ognuno e fare la vostra scelta! Di solito quando viaggio scelgo sempre gli ostelli, i più economici possibile, ma stavolta non se ne parla! A parte che non vedrei bene mio papà in un dormitorio con vari giovincelli e giovincelle, voglio fare le cose fatte bene, e questo vuol dire che non ho scelto le strutture più costose, ma nemmeno le più economiche insomma. Ho Scelto semplicemente quelle che mi piacevano di più, perché voglio che tutto sia perfetto. Sito fondamentale per decidere tra molte opzioni in questa fase è Trip Advisor, che io consulto come la Bibbia. Grazie alle recensioni e alle fotografie potrete davvero farvi un’idea completa della struttura che avete scelto, o chiarirvi le idee se avete dei dubbi. Inoltre, troverete anche un utilissimo forum diviso per Paesi, ricco di informazioni e spunti.

LINK AL SITO TRIPADVISOR: http://www.tripadvisor.it/

Infine, ecco una lista di siti, tra quelli che io ho apprezzato di più, dove potrete trovare informazioni turistiche sulla Scozia:
– VISIT SCOTLAND: http://www.visitscotland.com/it-it/
– UNDISCOVERED SCOTLAND: http://www.undiscoveredscotland.co.uk/
– SCOZIA.AT: http://www.scozia.at/
– SCOZIA.NET: http://www.scozia.net/

Prossimamente pubblicherò il mio itinerario completo, intanto….buon week end a tutti!

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L’origine di fiabe e leggende scozzesi

L’ampia eredità di miti e leggende scozzesi nasce dalla storia e dalla cultura celtica e risale a circa 2000 anni fa. La superstizione era molto diffusa e gli eventi naturali e soprannaturali di cui non si conosceva l’origine, venivano spiegati con storie e racconti che hanno dato vita ad una vasta e importante letteratura fiabesca. Queste fiabe però non servivano solo a fornire una chiave di lettura dei fenomeni naturali, ma anche come monito e avvertimento per i giovani: così, le storie di demoni e personaggi malvagi servivano a tener lontani i bambini dalle acque profonde, dagli animali pericolosi e per mettere in guardia le figlie dall’intrattenersi con gli sconosciuti. Le leggende venivano tramandate oralmente all’interno dei clan e delle famiglie specialmente durante le Ceilidh, occasioni di festa e di ritrovo per la collettività: è proprio a questi raduni, durante i quali si ballava al suono dell’arpa celtica e della cornamusa, si beveva birra e ci si narravano storie, che si deve la sopravvivenza dell’antica cultura gaelica. Continua a leggere “L’origine di fiabe e leggende scozzesi”

The Thisle of Scotland: il cardo, simbolo della Scozia

Simbolo nazionale della Scozia, il cardo o Thistle è una pianta umile dal fiore viola e dalle foglie acuminate molto diffusa nelle Highlands e, secondo il linguaggio dei fiori, è un antico simbolo celtico della nobiltà di carattere e di nascita. Ma come mai questa pianta fu scelta come emblema scozzese? Continua a leggere “The Thisle of Scotland: il cardo, simbolo della Scozia”

COLORI!

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(foto scattate nei pressi di Aberfoyle, Loch Lomond and the Trossachs National Park)