Mary Stuart, storia di una Regina di Scozia / Parte 2

Parte 2 (1561-1566)– Il ritorno in Scozia ed il secondo matrimonio

Ritratto di Mary eseguito da F.Clouet nel 1559
Ritratto di Mary eseguito da F.Clouet nel 1559

L’arrivo in Scozia non è affatto come Mary se l’era aspettato. Non c’è nessuno ad attenderla, non ci sono cortei che l’accompagnano, nessuno suona flauti e tamburi in suo onore. Anche il Paese non è come se l’era immaginato duranti i suoi anni in Francia: è un mondo cupo, povero, indebolito dai continui saccheggi inglesi e ben lontano dalla ricchezza e dalla cultura francesi quello che Mary trova quando, il 19 agosto 1561, sbarca a Leith, come un’estranea nel proprio paese. Non c’è nessuno che ha ordinato di riservarle i migliori trattamenti e così si deve accontentare di passare la notte presso la casa di un commerciante. Solo il giorno arriva in tutta fretta James Stuart Conte di Moray, suo fratellastro e principe reggente – nato dallo stesso padre prima del matrimonio con Maria di Guisa e pericolosamente vicino ad Elisabetta d’Inghilterra- per scortarla fino a Edimburgo, al palazzo di Holyrood fuori dalle mura della città. Qui almeno i cittadini dimostrano un po’ di entusiasmo per l’arrivo della sovrana, accendendo falò e suonando le cornamuse nei pressi del palazzo reale.

Mary's landing in Leith in August 1561 - by Sir William Allan
Mary’s landing in Leith in August 1561 – by Sir William Allan

Stefan Zweig dà una descrizione della situazione che Mary si trova ad affrontare una volta giunta in Scozia:

Continua a leggere “Mary Stuart, storia di una Regina di Scozia / Parte 2”

Mary Stuart, storia di una Regina di Scozia / Parte 1

Ecco una di quelle storie che mi ha colpita molto; ecco un personaggio storico che mi ha incuriosita e che mi ha fatto commuovere, mentre leggevo le vicende della sua vita. Mary Stuart – italianizzata in Maria Stuarda – fu regina di Scozia dal 1542 al 1567. La sua esistenza è caratterizzata da una serie di sfortunati eventi, momenti di grande potere e gioia alternati a situazioni drammatiche, omicidi ed inganni, amori ed intrighi di corte. È la storia di una donna che ha lottato per tutta la vita per difendere il suo diritto a governare un paese che non le assomigliava affatto, che ha affrontato prove terribili per riuscirci, che ha commesso errori che hanno irreparabilmente segnato il suo destino. Cercherò di riassumere brevemente la storia della sua vita basandomi sulla biografia edita da Stefan Zweig (1881-1942), scrittore e poeta austriaco naturalizzato britannico e del quale ho adorato lo stile della scrittura.

MARY STUART QUEEN OF SCOTS

Parte 1 (1542-1561)– L’infanzia e l’adolescenza in Francia

È il 19 dicembre 1542. Giacomo V, Re di Scozia, giace in fin di vita nel palazzo di Falkland, ferito nel corpo ma ancor più nell’anima a seguito della sconfitta di Solway Moss per mano dell’esercito inglese. Il suo fu un regno caratterizzato dalle lotte religiose con il vicino Enrico VIII d’Inghilterra che insisteva per introdurre la Riforma Protestante in Scozia ma che incontrò sempre la ferma opposizione del cattolicissimo casato degli Stuart. Proprio nelle ultime ore della sua vita, quando Giacomo era ormai convinto di morire senza lasciare eredi (i suoi due figli erano morti ancora in fasce) ecco arrivare in fretta un messaggero ed annunciare che, al palazzo di Linlithgow, sua moglie Maria di Guisa ha dato alla luce una figlia (l’8 dicembre 1542).

Mary, Queen of Scots When an Infant by Benjamin Haydon
Mary, Queen of Scots When an Infant by Benjamin Haydon

La piccola Mary Stuart ha solo 6 giorni di vita ed è già regina di Scozia. È ancora ignara del destino che la aspetta, dei tormenti, delle continue prove che incontrerà durante la sua sfortunata esistenza. Già così piccola si porta sulle spalle il peso gravoso di una Scozia povera e dilaniata dalle lotte interne e con la vicina Inghilterra e viene coinvolta in un gioco di interessi politici che inizia poco dopo che è venuta al mondo. Appena ricevuta notizia della sua nascita Enrico VIII decide di chiedere al più presto la sua mano per il figlio ed erede Edoardo, con l’intento di unire le due dinastie Stuart e Tudor nell’ottica di una Gran Bretagna unita. Enrico esige che Mary venga trasferita immediatamente in Inghilterra e, in una clausola nascosta del contratto, inserisce la condizione che in caso di morte prematura della bambina il regno passi proprio nelle sue mani. Ovviamente la madre di Mary, la cattolica francese Maria di Guisa,si oppone fortemente al contratto: per uno come Enrico VIII, che ha già fatto decapitare due delle sue mogli, sarebbe stato estremamente facile uccidere la bambina con lo scopo di impadronirsi il più in fretta possibile della sua importante eredità. Il re inglese non prende bene questo rifiuto e risponde inviando un esercito per catturare la preziosa giovane regina che tuttavia viene messa in salvo nel castello di Stirling. A questo punto non gli resta che fare un passo indietro ed “accontentarsi” di un patto in cui la Scozia si impegna a consegnare Mary Stuart il giorno del suo decimo compleanno.

Continua a leggere “Mary Stuart, storia di una Regina di Scozia / Parte 1”

William Wallace, la vera storia dell’eroe scozzese di Braveheart

Uno dei personaggi scozzesi più celebri, simbolo della lotta per la libertà e l’indipendenza della Scozia, è certamente William Wallace, la cui fama è andata diffondendosi con l’uscita del film del 1995 “Braveheart – cuore impavido”, diretto ed interpretato da Mel Gibson e vincitore di 5 premi Oscar.

In verità della vita di Wallace non si conosce molto, e tutto ciò che sappiamo ad oggi è sospeso tra la realtà e la leggenda che si è andata a creare attorno alla sua figura nel corso dei secoli. Certo è che fosse un uomo alto, talmente alto da sembrare un gigante, con gambe e braccia lunghissime. La data della sua nascita è sconosciuta e i dettagli sulla sua giovinezza arrivati fino a noi sono pochi: ci si basa infatti prevalentemente su un resoconto scritto due secoli dopo da Harry il Cieco, un cantastorie scozzese.

wallace

Secondo questo resoconto pare che William Wallace sia nato attorno all’anno 1270 a Elderslie, nel Renfrewshire, vicino a Glasgow. Suo padre era Sir Malcolm Wallace di Riccarton, di origine gallese, e sua madre, della quale non si conosce il nome, era una donna molto credente. Aveva altri due fratelli che si chiamavano Malcolm e John. Tutti e tre, dopo essere rimasti orfani, vennero allevati da due zii che erano sacerdoti, ricevendo un’educazione superiore alla media dell’epoca, tanto che lo stesso Wallace conosceva sia il francese che il latino. Si dice che William fosse una persona molto credente e che frequentemente si recasse in pellegrinaggio a Dunfermline, Stirling e Strathaven, e addirittura che fosse stato avviato al servizio sacerdotale, ma l’assassinio del padre avvenuto nel 1291 per mano di alcuni soldati inglesi, lo portarono su una via ben diversa da quella religiosa.

WILIIAM WALLACE

La Scozia all’epoca di Wallace era soggetta al governo inglese da quando nel 1286 il re d’Inghilterra Edoardo I Plantageneto era stato invitato come mediatore per decidere della successione al trono scozzese, rimasto vacante a seguito della morte di Alexander III MacAlpline prima, e della sua nipotina nonché erede Margaret poi. Edoardo I aveva agito secondo i propri interessi, con la volontà di estendere il dominio inglese anche sulle Highlands, che invase dopo aver deposto il re che egli stesso aveva designato per il Regno di Scozia, John Balliol. È in questo periodo che presero il via le prime guerre d’indipendenza scozzesi e che Wallace divenne un leader nella ribellione del popolo, che voleva riacquistare la libertà perduta.

guerre indipendenza scozzesi

La sua ascesa ebbe inizio nel 1297: secondo una leggenda locale dell’Ayrshire, Wallace venne fermato da due soldati inglesi per dei pesci che aveva pescato senza permesso. La discussione finì in tragedia, con Wallace che uccise i soldati: venne immediatamente emesso un mandato per il suo arresto. Da quel giorno Wallace si nascose nella foresta di Selkirk e prese parte ad una serie di rivolte e lotte contro il governo inglese, guidando i suoi uomini con efficienza, talvolta barbaramente, spinto dalla sua voglia di vendetta contro il governo inglese e dal suo amore per la Scozia. Quello stesso anno si unì all’esercito di Sir Andrew Monray, primogenito di una famiglia nobile che aveva dato il via ad un’altra sollevazione nel Nord-Ovest del Paese: a Stirling le forze di Wallace e Monray si prepararono ad incontrare e sfidare gli inglesi.

Ciò che ne seguì fu la celebre Battaglia di Stirling Bridge, avvenuta l’11 settembre 1297 contro l’esercito inglese condotto da John de Warenne, Conte di Surrey e Hugh de Cressingham, l’esattore delle tasse scozzesi per Edoardo I. Nonostante la netta inferiorità numerica (si stima che le forze scozzesi fossero un terzo di quelle inglesi), gli Highlander riportarono una decisiva vittoria grazie all’ottima strategia messa a punto da Wallace e Monray. L’esercito scozzese si posizionò al di là del fiume Forth nei pressi del vecchio ponte di Stirling, che all’epoca era costruito in legno ed era talmente stretto che solo poche persone potevano attraversarlo assieme. Dopo aver lasciato passare una parte dell’esercito nemico, gli scozzesi diedero inizio all’attacco frontale, e contemporaneamente un contingente che aveva attraversato il fiume ad un guado poco distante, bloccava la ritirata nelle retrovie. Presi dal panico e trovatisi in una posizione scomoda – si trovavano in una specie di imbuto, con le vie di fuga bloccate – i soldati inglesi si ritirarono e sotto il loro peso il ponte crollò, facendone affogare molti. Durante la battaglia perse la vita anche Andrew Monray, che era diventato un grande amico di Wallace, il quale si trovava ora a combattere da solo la sua battaglia per la libertà.

The_Battle_of_Stirling_Bridge
La battaglia di Stirling Bridge

L’anno seguente, nel 1298, William Wallace venne nominato dai potenti scozzesi Cavaliere e Guardiano di Scozia, titolo attribuito ai capi di Stato scozzesi, che governavano nei periodi di inter-regno, cioè in mancanza di una sovrano. Gli iniziali successi dei ribelli scozzesi e l’impresa di Wallace terminarono però il 5 giugno 1298 con la Battaglia di Falkirk. Gli inglesi, anche questa volta, erano in netta superiorità numerica e le sorti della battaglia furono ben diverse da quelle dell’anno precedente. La potente e numerosa cavalleria inglese sgominò in poco tempo gli scozzesi che vennero presto massacrati. Wallace riuscì a mettersi in salvo e, poco dopo la battaglia, cedette il suo titolo di Guardiano a Robert Bruce: si dice che si recò quindi in Europa in cerca di aiuto e sostegno per la causa scozzese. Al suo ritorno, avvenuto nel 1303, si riunì nuovamente alle bande di rivoluzionari e partecipò a numerose rivolte ad Annandale, Liddesdale e Cumberland, tanto che Edoardo d’Inghilterra, per liberarsi del ribelle che accendeva gli animi degli scozzesi ed incitava a lottare per la libertà, mise una sostanziosa taglia sulla sua testa.

La battaglia di Falkirk, in una scena del film Braveheart di Mel Gibson
La battaglia di Falkirk, in una scena del film Braveheart di Mel Gibson

La lotta di Wallace terminò nel 1305 quando Sir John de Menteith, un cavaliere scozzese leale ad Edoardo, lo catturò vicino a Glasgow. Il ribelle fu tenuto prigioniero per breve tempo nel castello di Dunbarton prima di essere trasferito a Londra, dove venne processato e condannato a morte con l’accusa di tradimento e perché “criminale dedito al saccheggio e al massacro di donne e bambini.”

Wallace fu giustiziato il 23 agosto 1305, nel modo brutale riservato ai traditori: fu prima impiccato ma non fino al sopraggiungere della morte e poi, ancora vivo, squartato, le sue viscere bruciate davanti a lui, la sua testa infilzata su una picca ed esposta sul London Bridge, il resto delle sue membra inviate come monito per i ribelli a Newcastle, Berwick, Edimburgo, e Perth. Così moriva, ancora giovane, William Wallace, highlander coraggioso, orgoglioso e leale, che trascorse tutta la sua vita a lottare per i suoi ideali e per la sua amata Scozia, diventando il simbolo dell’indipendenza del Paese. Numerosi furono i monumenti, le statue, le commemorazioni ad egli dedicati dopo la sua morte, ed in tempi più recenti: per citarne qualcuno, il Wallace Monument di Stirling, un’imponente torre-museo, le sue statue sparse per tutta la Scozia, la targa commemorativa del luogo dove venne giustiziato a Londra.

Una statua di Wallace ad Aberdeen
Una statua di Wallace ad Aberdeen

Flora MacDonald, la storia della leggendaria eroina scozzese

La giovane Flora MacDonald è conosciuta e ricordata in Scozia come un’eroina giacobita, poiché fu grazie a lei ad al suo coraggio che il Bonnie Prince Charlie riuscì a fuggire, salvandosi, dopo la disfatta di Culloden nel 1746. Flora nacque nel 1722 sull’Isola di South Uist, nelle Ebridi Esterne di Scozia, e trascorse la sua giovinezza in parte presso la residenza del cugino del padre, il capo del clan MacDonalds of Clananald e in parte ad Edimburgo, dove venne istruita per breve tempo. I MacDonalds erano sostenitori della causa giacobita, ed è per questo che Flora, allora ventiquattrenne, incontrò il Principe Charles Edward Stuart in persona, e rivestì un ruolo cruciale nella sua fuga verso la salvezza.

Ma prima di procedere, vediamo chi erano i giacobiti.

Il giacobinismo era il movimento politico che sosteneva il ritorno al trono di Scozia della famiglia degli Stuart (o Stewart). L’ultimo re Stuart, il cattolico Giacomo II d’Inghilterra (nonché Giacomo VII di Scozia) , fu deposto dal trono nel 1688 in favore di Guglielmo d’Orange, marito di sua figlia, Maria Stuart, entrambi di fede protestante. La ribellione e le battaglie che seguirono, e che insanguinarono la Gran Bretagna fino al 1746, non sono però da ricondurre solo alla lotta per la successione al trono o alla questione religiosa: esse rappresentarono anche un tentativo di indipendenza della Scozia, ma anche dell’Irlanda, che rivendicavano la loro autonomia dalla corona inglese. Il termine giacobita deriva dal latino Jacobus, che significa appunto Giacomo, e sta quindi ad indicare chi era sostenitore del ritorno del Re in esilio, nonché della fede cattolica. Ebbero inizio una serie di lotte e tentativi di riconquista del potere da parte di Giacomo II e poi, alla sua morte, dal figlio Giacomo Francesco Edoardo Stuart, noto come il vecchio pretendente e il re oltre le acque. La ribellione giacobita ebbe definitivamente fine quando il figlio di Giacomo Francesco, nonché nipote del vecchio Giacomo II, Carlo Edoardo Stewart, detto Giovane Pretendente o Bonnie Prince Charlie, decise di riprendersi il trono suo di diritto recandosi direttamente in Scozia per combattere, e dopo una serie di vittorie iniziali, venne sconfitto alla battaglia di Culloden. Nel giro di un’ora le forze giacobite, costituite per lo più da Highlanders non opportunamente attrezzati per la guerra, e inoltre stremati ed affamati dopo mesi di conflitti, vennero letteralmente massacrate dalla cavalleria e dai cannoni britannici e i pochi che riuscirono a fuggire furono inseguiti, catturati ed uccisi. Il Bonnie Prince Charlie riuscì a fuggire ed a rifugiarsi in Italia, dove era cresciuto sotto il potere Papale, e dove alla fine morì, vecchio, solo ed alcolizzato.

culloden
Il campo di battaglia di Culloden

Ma tornando a noi, è dopo la disfatta di Culloden e la fuga di Charles Edward Stuart che entra in gioco la nostra Flora MacDonald. In quel periodo Flora viveva sull’isola chiamata Benbecula, vicino alla più grande e conosciuta Isola di Skye, e fu proprio là che il Bonnie Prince Charlie, in fuga e inseguito dalle truppe inglesi, trovò rifugio grazie al Clan MacDonalds, simpatizzante della causa giacobita. Il capitano O’Neill, compagno del Principe, chiese aiuto per Charlie e la giovane Flora, allora ventiquattrenne, dopo un brevissimo momento di esitazione, decise di aiutare il Principe a fuggire. Flora riuscì ad ottenere un permesso di viaggiare dall’Isola alla terraferma per sé, due servitori e un gruppo di sei marinai, con la scusa di andare a trovare la madre che si era risposata dopo la morte del marito e viveva a Skye. Nessuno sapeva però che, sotto le sembianze della cameriera irlandese Betty Burke, si celava in realtà Charles Edward in persona.

Johnston, Alexander, 1815-1891; Flora MacDonald's Introduction to Bonnie Prince Charlie

La barca con a bordo il Principe lasciò l’isola il 27 giugno 1746, ed è la stessa della quale si parla nella famosa canzone popolare “Skye Boat Song”. Arrivati a Skye, il Bonnie Prince Charlie venne nascosto in una grotta mentre Flora cercava aiuto, organizzando la fuga del Principe verso Portree, poi verso l’Isola di Raasay e in seguito verso la sicurezza dell’Europa, destando però sospetti tra la gente. Il 1° luglio Charles e Flora si lasciarono: secondo la leggenda il principe le donò un medaglione e un ritratto con la promessa che si sarebbero rivisti un giorno e lei lo salutò danzando sulla spiaggia quella che sarebbe poi diventata una famosa ballata scozzese (la Flora McDonald’s Fancy). Così Charles Edward Stuart riuscì a raggiungere la Francia ma la povera e coraggiosa Flora venne arrestata e imprigionata nella Tower of London, dove rimase tre anni prima di essere liberata. Si dice che Flora ottenne la grazia reale da parte di Giorgio II perché affermò di aver agito per carità, e che avrebbe fatto la stessa cosa anche per lui, se si fosse trovato in una situazione analoga di pericolo.

Dopo il suo rilascio, all’età di 28 anni, si sposò con Allan MacDonald of Kingsburgh, e vissero per un lungo periodo sull’Isola di Skye con i 7 figli. La sua lealtà e il suo coraggio, uniti al suo buon carattere, divennero celebri, e il poeta e scrittore inglese Dr.Johnson la descrisse come “una donna dai lineamenti morbidi, dai modi e dall’animo gentile e dall’aspetto elegante”. Nel 1774 Flora e suo marito emigrarono in America, in North Carolina. Durante la guerra d’indipendenza americana, Allan, divenuto capitano, combatté per il governo inglese nell’84 reggimento di fanteria, composto da emigrati delle Highlands e la leggenda vuole che la stessa Flora esortò le truppe del marito poco prima di una battaglia. Allan fu catturato e tenuto prigioniero per alcuni anni, durante i quali Flora fu costretta a nascondersi mentre la sua casa e le sue proprietà venivano devastate dai patrioti americani. Flora tornò in Scozia nel 1779 in una nave mercantile, che venne attaccata durante la traversata da una nave corsara. Rifiutando di lasciare il ponte, Flora venne ferita ad un braccio ma riuscì alla fine a raggiungere l’isola di Skye, dove visse ospitata da parenti, amici e figli. Il marito Allan la raggiunse dopo la guerra, nel 1784 e assieme riottennero la loro vecchia casa di Kingsburgh. Nel 1790, all’età di 68 anni, Flora morì nella sua casa sull’Isola di Skye e fu sepolta nel cimitero di Kilmuir, dove può essere tutt’oggi vista la sua lapide, che svetta accanto al mare, e che reca la scritta:

“…a name that will be mentioned in history, and if courage and fidelity be virtues, mentioned with honour.”

“…un nome che sarà ricordato nella storia, e se il coraggio e la fedeltà sono virtù, ricordato con onore”

kilmuir cementery flora mac donald grave
La tomba di Flora MacDonald, al cimitero di Kilmuir sull’isola di Skye
kilmuir cementery flora macdonand grave
La tomba di Flora MacDonald al cimitero di Kilmuir sull’isola di Skye

Ecco di seguito un bellissimo brano strumentale dedicato a Flora MacDonald, la cui prima versione è datata 1757.

Esiste anche un ballo che porta il nome dell’eroina giacobita, il Flora MacDonald’s Fancy. I passi della danza sono quelli che, si dice, la stessa Flora eseguì come addio al Bonnie Prince Charlie. Si tratta di una danza leggiadra e aggraziata che si esegue con l’abito Aboyne, ovvero il vestito che le ballerine indossano nelle danze nazionali scozzesi: gonna a pieghe effetto bambola in tartan o bianca molto più vaporosa del kilt

Rob Roy McGregor, il Robin Hood Scozzese

Robert MacGregor, conosciuto come Rob Roy, ovvero “Rob il rosso” (dal gaelio Raibeart Ruadh) per via della sua folta e selvaggia chioma scarlatta, fu un fuorilegge ed eroe leggendario, definito addirittura “il Robin Hood della Scozia”, divenuto celebre grazie al romanzo dedicatogli da Sir Walter Scott prima e a varie opere cinematografiche poi. Rob nacque il 7 marzo 1671 a Glengyle, nei pressi del Loch Katrine nelle Highlands meridionali, da Donald MacGregor, fratello minore del capo clan, e Margaret Campbell. Spadaccino provetto ed abile costruttore, Robert era anche, come suo padre, un simpatizzante della causa giacobita, ossia di quelle persone che sostenevano il ritorno al trono di Scozia del re cattolico esiliato della famiglia Stuart. Nel 1693 Robert si sposò con Mary Helen MacGregor of Comar, ed ebbero, nel corso degli anni, 4 figli: James Mòr (l’alto), Ranald, Coll, e Robert, conosciuto come Robin Oig (giovane Robert). Successivamente adottarono anche un nipote, Duncan.

Percorrendo le tracce del padre, Rob Roy divenne un allevatore di bestiame di successo nelle Trossachs e iniziò a mettersi in affari con James Graham, Duca di Montrose, al quale nel 1711 chiese un prestito di 1000£ per acquistare altri capi di bestiame per il suo allevamento. Quei soldi vennero però rubati da una persona di cui Robert si fidava, che si dileguò con la somma. Montrose, senza dargli la possibilità di ripagare il suo debito, dichiarò Rob Roy un fuorilegge, bruciò la sua casa e sequestrò le sue proprietà e bestiame. Ci sono varie ipotesi sul perché di questa tempestività d’azione da parte del Duca: temeva che Rob, arrichendosi, sarebbe diventato potente ed utile ai ribelli giacobiti? Montrose voleva impossessarsi delle sue terre? O si trattò solo di semplice avarizia dell’aristocrazia scozzese?

Lock Katrine
Il Loch Katrine, non lontano dal villaggio natio di Rob Roy

Costretto alla fuga, MacGregor divenne un fuorilegge e giurò vendetta ad Duca, intraprendendo, con una banda di 20 uomini, una serie di razzie e saccheggi nella sua proprietà, grazie ai quali diventò ben presto una specie di eroe leggendario per i tenutari locali. Fu questo il periodo in cui nacquero la maggior parte delle leggendo sul suo conto. Si narra, per esempio, che venne catturato da un gruppo di soldati inglesi ma, mentre essi attendevano i rinforzi per portarlo in prigione, lui scappò facendo ubriacare tutti gli uomini che lo stavano sorvegliando. Durante il mio soggiorno a Duchray Castle, nei pressi del Loch Katrine, i proprietari mi hanno raccontato di una sua rocambolesca fuga: pare che Rob Roy, in visita al castello, sentì avvicinarsi delle Giubbe Rosse e fuggì dalla finestra della torre, lasciando sul letto sporran e pugnale, che divennero dei cimeli passati di generazione in generazione all’interno della famiglia Graham, proprietaria, all’epoca, del castello.

Duchray-Caste-Scozia-Beatrice-Roat-Nel-Cuore-della-Scozia
Duchray Castle

In un altro celebre episodio della sua lotta contro l’autorità, Robert, molto astutamente, si travestì da mendicante ed entrò nella locanda dove 40 uomini mandati per catturarlo stavano bevendo. I soldati iniziarono a deriderlo, ma lui zittì tutti affermando che sarebbe andato a riferire il loro vile comportamento a Rob Roy in persona, che avrebbe poi mostrato loro ciò che merita chi si prende gioco di un povero vecchio. Gli uomini, insospettiti e sorpresi, seguirono il mendicante quando quest’ultimo affermò di conoscere il famoso fuorilegge e di sapere addirittura dove si trovasse, promettendo di portarli direttamente da lui. Arrivati nei pressi di una casa, MacGregor/il mendicante disse loro di aspettare e si nascose all’interno dell’abitazione, dove lo stavano aspettando i suoi uomini. Invitati ad entrare 3 alla volta, i soldati vennero tutti disarmati e messi fuori combattimento, per venir poi rimandati sulla propria strada il giorno dopo, dopo aver confiscato tutte le armi. Sono moltissime le storie di fughe e di azioni eroiche, ed è difficile dire quali siano realmente accadute, e quali siano leggende costruite attorno alla figura dell’eroe fuorilegge.

Ciò che è certo, è che Rob Roy fu infine catturato nel 1725 dal Generale Wade, e venne imprigionato a Londra, nella Newgate prison. La sentenza prevedeva un suo trasferimento alle Barbados, ma poco prima della sua deportazione, ottenne la grazia da Re Giorgio I, e ritornò dalla sua famiglia, nel 1727. A fargli ottenere il perdono reale contribuì molto una sua biografia romanzata dal titolo “Highland Rogue”, scritta l’anno successivo alla sua cattura da Daniel Defoe (si, lo stesso che ha scritto Robinson Crusoe!) e che lo rese un eroe popolare. Robert “Rob Roy” MacGregor morì il 28 dicembre 1734 nella sua casa, nei dintorni di Balquhidder, nelle Trossachs, all’età di 63 anni, dopo aver passato gli ultimi anni in tranquillità con la sua famiglia. Mentre stava morendo, una cornamusa suonava I shall Return No More, un lamento funebre tratto dalla Bibbia.

Rob Roy Grave
La tomba di Rob Roy a Balquhidder

La sua tomba può essere vista tutt’oggi nel piccolo cimitero di Balquhidder, accanto a sua moglie e a due dei suoi figli. E, come si addice ad ogni buona storia scozzese, anche attorno alla tomba di Rob Roy sono nate delle leggende e sono stati avvistati dei fantasmi. Una testimone racconta che “Pioveva a dirotto, quel giorno, un vero e proprio temporale si stava abbattendo sulla zona. Io ero appena uscita dal lavoro e con il mio ragazzo decidemmo per un giretto sulle colline di Balquhidder, quando ci sorprese la pioggia. Il cielo di fece nero d’improvviso e sulla zona calò un buio fitto. Eravamo sul punto di andarcene quando una luce illuminò l’interno della chiesa, alle nostre spalle, ma intorno, non c’era anima viva… Impauriti, stavamo per correre via quando, distintamente, udimmo tra i tuoni un suono sinistro, simile ad una voce umana. Nella radura di fronte apparve l’ombra di uomo: la foschia impediva di vedere, ma sembrava bardato col feileadh mor, il grande plaid marrone, lo sporran e il berretto piumato. Il suono che proveniva dalla sua direzione si fece più distinto: “Stand! And tell me what ye seek in MacGregor country?” (“Fermatevi! Cosa cercate nella terra dei MacGregor?). Inutile dire che siamo fuggiti col cuore in gola verso la macchina, parcheggiata pochi metri più a valle. Non ho più rimesso piede in quel posto”

 Per una versione più romanzata della storia di Robert MacGregor, vi consiglio il film “Rob Roy”, diretto da Michael Caton-Jones, in effetti un po’ vecchiotto perché datato 1995, ma molto bello!