Dunnottar Castle, il più bel castello di Scozia: storia, curiosita’ e una magnifica passeggiata costiera

Lo si trova all’improvviso, arroccato sul suo imponente scoglio e circondato da campi e prati verdi, pieni zeppi di ginestrone giallo e di allegri narcisi. Lo si scorge da lontano, ed è difficile resistere alla tentazione di iniziare a correre per raggiungerlo in fretta ed osservarlo da vicino . Il Dunnottar Castle è un vero gioiello, uno dei castelli più belli e suggestivi dell’intera Scozia e decisamente anche il mio preferito. Poco distante dal villaggio costiero di Stonehaven, sulla costa orientale della Scozia, il castello sorge su di un piccolo promontorio roccioso collegato a terra solo da uno stretto passaggio e circondato dalle fredde acque del Mare del Nord. Lo si raggiunge in due modi: lasciando la macchina nel parcheggio sterrato che si trova a cinque minuti di distanza oppure camminando lungo il sentiero costiero che parte dal vicino villaggio e che, inerpicandosi sul ciglio delle scogliere circostanti, in una quarantina di minuti porta a destinazione. Se avete tempo a sufficenza vi suggerisco decisamente la seconda opzione! Venite, vi porto a visitare il Dunnottar Castle virtualmente, partiamo subito!

  1. LA PASSEGGIATA COSTIERA PER RAGGIUNGERE IL CASTELLO
  2. LA STORIA DEL CASTELLO
  3. IL LEGAME CON I GIOIELLI DELLA CORONA SCOZZESE
  4. WHIG’S VAULT, LE MALSANE PRIGIONI DEL CASTELLO
  5. LA STRUTTURA DEL CASTELLO
  6. COME ARRIVARE AL DUNNOTTAR CASTLE
  7. IL VILLAGGIO DI STONEHAVEN
  8. DORMIRE E DOVE MANGIARE A STONEHAVEN
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LA PASSEGGIATA COSTIERA PER RAGGIUNGERE IL CASTELLO

Si parte dal piccolo porticciolo del villaggio di Stonehaven e, seguendo le indicazioni, ci si inerpica su per una salita che all’inizio può davvero spaventare o mettere in difficoltà. Non preoccupatevi, è solo il primo pezzo di strada per raggiungere la sommità delle scogliere e una volta in cima la strada prosegue praticamente pianeggiante fino al castello. Arranco un pò, con varie soste per guardare indietro il paese che si fa sempre più piccolo, e una volta arrivata in cima imbocco il sentiero sterrato che, passando tra i campi, conduce sempre più vicino al mare. Eccomi infine, sulla cima di queste imponenti scogliere, con il vento che soffia fortissimo, le onde che si infrangono sulle rocce sottostanti e i numerosissimi uccelli marini che gracchiano e volano freneticamente attorno ai loro nidi costruiti nelle pareti rocciose.

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Il paesaggio circostante è magnifico, il cielo limpido ed azzurrissimo e la vista spazia dall’immenso mare alle basse colline verdi che mi accingo ad attraversare. Dopo un paio di minuti abbondanti di contemplazione mi rimetto in marcia, raggiungendo poco dopo il Stonehaven War Memorial, un monumento che sorge sulla cosiddetta Black Hill, realizzato dall’architetto di Aberdeen John Ellis a ricordo dei caduti durante le guerre. Uno stretto sentiero si snoda tra una distesa enorme di narcisi bianchi e gialli tanto da sembrare davvero ritagliato in mezzo ai fiori. Per terra, un pavimento di erbetta verde e, a metà percorso, una panchina di legno che invita a sedersi e a contemplare il paesaggio.

Riprendo la marcia e mi avvicino sempre di più, ma mi fermo spesso perché attratta da un vista particolare, da uno scoglio un po’ strano, da un’inquadratura che appare perfetta. Decido di arrivare al castello da una via secondaria anziché dal sentiero costiero ed abbandono la mia strada, scendendo in un punto abbastanza accessibile fino a raggiungere la lunga spiaggia di sassi sottostante. Qui il vento soffia meno, il sole è tiepido e si sente un forte odore salmastro: cammino a fatica tra i ciottoli perfettamente rotondi, tenendo un occhio ben attento agli scogli nel caso qualche foca decidesse di farsi vedere. Arrivo proprio sotto al castello, ai piedi dell’imponente roccia sulla quale è costruito. Raggiungo l’entrata principale, una porticina piccola e stretta che si raggiunge attraverso un’altrettanto stretta strada piena di gradini e vengo immediatamente catapultata in un mondo antico nel quale il tempo sembra essersi fermato…

Dunnottar castle
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LA STORIA DEL CASTELLO

Il nome Dunnottar deriva dalla parola Pittica “Dun” che significa fortezza o luogo di resistenza. Il sito dove sorge il castello fu abitato fin dall’antichità dalla popolazione pre celtica dei Pitti, anche se non si conosce con precisione la data esatta. L’importanza del luogo per quest’antica popolazione era probabilmente di carattere religioso. I Pitti erano dei politeisti ed adoravano gli spiriti della natura che dividevano in divinità maschili e femminili; il sito del castello è legato alla leggendaria figura della “dama verde” (green lady), avvistato nei pressi delle cucine del castello, mentre cercava i suoi figli dispersi, ossia quei Pitti che furono convertiti al Cristianesimo attorno al V secolo a.C. Nel V secolo St Ninian portò il cristianesimo tra la popolazione dei Pitti, e scelse Dunnottar come sito dove venne costruita una delle sue numerose chiese.

Dunnottar Castle Stonehaven Scozia BeatriceRoat
La baia sottostante al castello

Più tardi, nel IX secolo, il re Donald II, il primo ad essere chiamato rí Alban, Re di Scozia, fu ucciso mentre proteggeva Dunnottar Castle da un’invasione vichinga: la sua morte fu tuttavia vana poiché i vichinghi conquistarono e distrussero il castello. Nel XII secolo Dunnottar Castle divenne un insediamento cristiano e la prima cappella di pietra fu consacrata nel 1276. Secondo la testimonianza di “Blind Harry”, un poeta del XV secolo e il cui poema epico fu d’ispirazione per il film Braveheart, William Wallace conquistò il castello, che durante la guerra d’indipendenza era in mano inglese, nel 1297 e diede fuoco a questa cappella con una guarnigione di soldati inglesi chiusi al suo interno. La cappella odierna fu ricostruita a seguito di questa vicenda, nel XVI secolo.

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Dunnottar Castle fu la dimora di una delle più potenti famiglie in Scozia, i Conti Marischal. Proprio un componente di questa famiglia, Sir William Keith, il primo conte Marischal, costruì la Tower House, o The keep (il mastio). Il titolo nobiliare fu elargito ai Marischal dal Re James II, che li nominò anche Ufficiali di Stato, assieme agli Steward e ai Constable. Il conte Marischal aveva una specifica responsabilità per gli eventi cerimoniali, per i gioielli della corona (Honours of Scotland) e per la sicurezza della persona del re dentro il Parlamento. Non era inusuale per i monarchi, inclusa poi Mary Stuart, Queen of Scots, passare del tempo presso Dunnottar Castle.

IL LEGAME CON I GIOIELLI DELLA CORONA SCOZZESE

Nel 1649 Charles I Re di Scozia ed Inghilterra (nipote di Mary Stuart), fu giustiziato da Oliver Cromwell, l’autoproclamatosi Lord Protettore (lord Protector). Nel 1650, il suo giovane figlio Charles II arrivò nel Nord Est della Scozia e passò una notte a Dunnottar prima di riprendere il viaggio a Sud per rivendicare il trono del padre. Apprendendo la notizia del suo arrivo, Cromwell ordinò un attacco massiccio alla Scozia: in tutta fretta Charles II venne incoronato a Scone, antica sede di incoronazione dei re scozzesi, ed i Gioielli della Corona, anziché venir riportati al castello di Edimburgo che era sotto assedio dalle truppe inglesi, furono consegnati sotto la custodia del Conte Marischal che ricevette il compito di tenerli al sicuro presso Dunnottar Castle.

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La corona, lo scettro e la spada di Stato furono portati nella fortezza da Katherine Drummond, nascosti in una sacco di lana. Tuttavia, non passò molto prima che il castello cadesse sotto assedio: per otto mesi la guarnigione di settanta uomini resistette contro gli invasori, finchè arrivò l’artiglieria pesante. Dopo dieci giorni di bombardamenti le truppe del castello si arresero ma gli inglesi, una volta entrati, non trovarono quello che stavano cercando. I gioielli della corona erano stati segretamente trasportati nella chiesa di Kinneff e sepolti sotto il pavimento, dove rimasero per ben undici anni, prima che il re ritornasse sul suo trono e diede disposizioni di riportarli ad Edimburgo. Ad organizzare la “fuga” del tesoro furono due donne, Elizabeth Douglas e Christian Fletcher, moglie del luogotenente del castello la prima e del pastore della parrocchia locale la seconda. Esistono due versioni di come le donne riuscirono nel loro intento. Christian Fletcher dichiarò nel 1664 di essere risuscita, durante tre visite al casello avvenute tra febbraio e marzo del 1652, a portar via corona, scettro e spada nascosti in sacchi di merce varia; un’altra versione, data agli inizi del XVIII secolo da un precettore del Conte Marischal, afferma che i gioielli furono calati dal castello alla spiaggia sottostante, dove furono raccolti dai servi della Fletcher e trasportati in una cesta di frutti di mare fino alla chiesa dove vennero sepolti dalla stessa Fletcher e da suo marito. Quando gli “Honours” vennero rimossi dal loro nascondiglio scoppiò una disputa per chi avesse effettivamente salvato i gioielli: a Fletcher vennero assegnati 2000 merks (monete d’argento scozzesi), ma pare che la somma non fu mai pagata.

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WHIG’S VAULT, LE MALSANE PRIGIONI DEL CASTELLO

Uno dei capitoli più oscuri della storia di Dunnottar è quella del “Whig’s Vault”. Nel 1685, 122 uomini e 45 donne, il cui crimine era il rifiuto di riconoscere la supremazia del re nelle questioni spirituali, vennero rinchiusi dal 24 maggio fino alla fine di luglio nelle cupe e malsane prigioni del castello, in condizioni igieniche pessime e con scarsissime scorte di cibo. Trentasette di loro giurarono fedeltà al re e furono rilasciati, venticinque riuscirono a scappare anche se quindici vennero nuovamente catturati e due morirono nell’impresa, precipitando dagli scogli. Cinque prigionieri morirono nelle prigioni e tutti gli altri vennero deportati nelle indie Occidentali, ma si crede che circa settanta di loro morirono di febbre durante il viaggio in mare.

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Nel 1715, il decimo ed ultimo Conte Marischal, George Keith, fu condannato per tradimento per aver preso parte alla rivolta giacobita. Le sue proprietà, incluso Dunnottar Castle, vennero sequestrati dal Governo. Il castello viene in seguito abbandonato finchè venne acquistato dalla famiglia Cowdray nel 1925. Il primo Visconte Cowdray, Weetman Pearson, intraprese un sistematico lavoro di ristrutturazione: da allora il Dunnottar Castle è rimasto nella proprietà di questa famiglia ed aperto ai visitatori.

LA STRUTTURA DEL CASTELLO

Accessibile attraverso un ripido sentiero, il Dunnottar Castle si trova in una posizione strategica che permetteva di avere un buon controllo sulla zona circostante. Molti degli edifici, costruiti tra il XIII e il XVII secolo, sono dislocati su di un promontorio di circa 1,4 ettari e la struttura dominante è la fortezza o “tower house” costruita nel XIV secolo. Gli altri edifici principali sono la gatehouse (il corpo di guardia), the chapel (la cappella) e il “palazzo” del XVI secolo dove si trova anche il Whigs’ Vault.

Ecco la mappa di Dunnottar castle:  A) Accesso e Benholm's Lodging B) Tunnels C) Tower House D) Forge E) Waterton's Lodging G) Stalle H) Palazzo I) Cappella J) Whigs' Vault K) Campo da bocce L) Vedetta M) Scogliera N) Mare del Nord  (immagine di Jonathan Oldenbuck )
Ecco la mappa di Dunnottar Castle:
A) Accesso e Benholm’s Lodging B) Tunnels C) Tower House D) Forge E) Waterton’s Lodging G) Stalle H) Palazzo I) Cappella J) Whigs’ Vault K) Campo da bocce L) Vedetta M) Scogliera N) Mare del Nord
(immagine di Jonathan Oldenbuck )

L’entrata del castello, dominata da fortificazioni esterne, è attraverso il main gate, il cancello principale situato in una fenditura delle scogliere rocciose e protetto da un imponente muro di massi e da un portcullis (cancello di ferro tipo saracinesca, tipico dei castelli medievali) del quale oggi rimangono solo delle fessure scavate nel muro dove era fissato. In effetti la porta d’ingresso attuale, che risale al XVII secolo, è davvero piccola e stretta. Tuttavia si può ancora vedere l’originale entrata ad arco, leggermente più grande. Per un castello così arroccato non si poteva certo costruire un’entrata trionfale e le ridotte dimensioni erano anche sinonimo di maggiore difendibilità. Accanto al cancello principale si trova il Benholm’s Lodging, un edificio di cinque piani costruito nella roccia, che ospita una prigione e degli appartamenti. Alcune piccole finestrelle poste su tre livelli che si affacciano verso l’esterno sulla parete della Benholm’s Lodging, erano usate a scopo difensivo per poter colpire eventuali invasori che si apprestassero a conquistare il castello attraverso l’entrata principale. Anche nei pressi di quest’ultima, proprio di fronte al cancello d’ingresso, si trovano scavati nella pietra quattro fori porta cannoni (gun ports) per fronteggiare gli avversari nel caso fossero riusciti a penetrare nella fortezza. Una volta superata la porta d’accesso, il passaggio lastricato d’entrata fa una secca curva a sinistra, altra tattica difensiva per rallentare l’avanzata dei nemici, per poi proseguire in salita attraverso due gallerie ad arco e fino a sbucare in cima al promontorio, in un prato d’erbetta verde nei pressi della fortezza principale. Un secondo ingresso conduce al castello da una baia rocciosa, dall’interno di una grotta marina nella parte Nord delle scogliere di Dunnottar, abbastanza grande da poter ospitare una piccola barchetta. Da qui, un ripido sentiero porta ad un’angusta porta fortificata (postierla) sulla sommità del promontorio che a sua volta conduce al castello attraverso la Water Gate del palazzo.

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La fortezza, o Tower House, risalente al XIV secolo, ha un sotterraneo di pietra a volta e originariamente aveva altri tre piani ed una soffitta. Misura 12×11 metri ed è alta 15 metri fino al tetto; le stanze principali che vi si trovavano erano la great hall e le stanze private del Lord, con una camera da letto ai piani superiori. Al piano interrato c’era un magazzino e la fucina di un fabbro con un grande camino. Nelle vicinanze si trovano le stalle e la Waterton’s Lodging, conosciuta come the Priest’s House, la casa del prete, costruita attorno al 1574. Questa piccola casa, che includeva una hall e una cucina a piano terra e camere private al piano superiore collegate da una scala a chiocciola esterna, prende il suo nome da Thomas Forbes of Waterton, un attendente del settimo conte Marischal.

Il palazzo, nella parte Nord Est del promontorio, fu costruito nel tardo XVI secolo e comprende tre ali principali disposte a formare un quadrilatero e fu probabilmente opera del quinto conte Marischal. Con i suoi sette identici alloggi costruiti nella parte Ovest, dotati di finestre e caminetti e che si aprivano tutti sul quadrangolo interno alla struttura, esso forniva grandi e confortevoli camere per sostituire quelle più piccole della Tower House. Sopra gli alloggi c’era una lunga galleria di 35 metri, che oggi è senza tetto ma che in passato aveva un elaborato soffitto di quercia e nella quale era esposta una tavoletta romana prelevata dal Vallo di Antonino. Nell’estremità Nord della galleria era presente un salotto accessibile anche dall’alloggio sottostante.

Stonehaven

I sotterranei della struttura nella parte Nord ospitavano le cucine e i magazzini, con una sala da pranzo ed una grande sala al piano superiore e al piano terra c’è il Water Gate, che permetteva l’accesso all’entrata secondaria nelle scogliere settentrionali. Nella parte Est del palazzo erano ospitate una dispensa, una stanza di cottura con un forno e un panificio al piano terra e una suite e un appartamento per la Contessa a quello superiore. Non distante si trovavano gli appartamenti del Conte che includevano la “King’s Bedroom”, la stanza da letto nella quale venne ospitato Charles II. In questa stanza c’è una pietra lavorata con lo stemma del settimo conte e sua moglie e la data 1654. Sotto queste camere c’è il Whigs’ Vault, una cella misurante 16×4,5 metri con una grande finestra e un’ulteriore deposito sottostante raggiungibile tramite una botola nel pavimento. Delle camere del palazzo, solo la sala da pranzo e la Silver House conservano tutt’oggi un tetto, restaurato nel 1920. L’aerea centrale del palazzo ospita una cisterna circolare profonda circa 8 metri e un campo da bocce si trova poco distante. Accanto all’edificio si trova la cappella, consacrata nel 1276 e largamente ricostruita nel XVI secolo, che conserva ancora la sua muratura medievale e due finestre del XIII secolo.

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COME ARRIVARE AL DUNNOTTAR CASTLE

C’è un parcheggio sterrato disponibile per i visitatori, con una stradina che in pochi minuti porta proprio davanti al promontorio dove sorge il castello. Si trova sulla Tourist Costal Route che si imbocca dalla A92 poco prima della svolta per il cenro di Stonehaven. Se invece volte godere appieno del magnifico paesaggio potete intraprendere il percorso che, tramite un comodo e scenografico sentiero, porta dal centro abitato al castello in circa 30-40 minuti (lunghezza percorso: 5.5km andata e ritorno). Una volta lasciata l’auto in uno dei numerosi parcheggi presenti in paese, si prosegue lungo la spiaggia su di una passerella in legno lungo la quale si trovano alcune sculture realizzate con materiali naturali. Una volta giunti al piccolo porticciolo si imbocca il sentiero vero e proprio che è molto ripido solo nel primissimo tratto, per poi proseguire pianeggiante tra le campagne e lungo la costa fino ad arrivare al Castello (percorso giallo nella mappa sottostante).

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E se non volete tornare dalla stessa strada, potete fare una deviazione per il Dunnottar Woods (percorso verde nella mappa sovrastante) e ritornare a Stonehaven attraverso questo tranquillo boschetto al cui interno si possono trovare alcuni manufatti storici, come la shell house, una piccola casetta ricoperta di conchiglie, o il Lady Kennedy’s bath, una specie di piscina costruita lungo un ruscello, risalenti all’epoca in cui il bosco faceva parte della proprietà della famiglia  che risiedeva nell’ormai demolita Dunnottar House. Sinceramente, non mi ha entusiasmata molto, ma camminare tra gli alberi in una tiepida giornata di sole è senza dubbio molto rilassante e rigenerante. Seguentdo i numerosi sentieri presenti nel Dunnottar Woods si ritorna nel centro di Stonehaven. Il percorso circolare (Stonehaven -> Dunnottar Castle -> Dunnottar Woods -> Stonehaven) è lungo approssimativamente 7,2 km.

IL VILLAGGIO DI STONEHAVEN

Stonehaven è un villaggio di circa 11.000 abitanti, affacciato sul Mare del Nord nella parte nord orientale della costa scozzese e facente parte dell’area amministrativa dell’Aberdeenshire. Con la sua magnifica posizione aperta sulla Stonehaven bay, il villaggio presenta un entroterra di colline, valli fluviali e foreste. Si presenta come un paese piccolo e tranquillo, ma con molte da cose da vedere e molto attrezzato per accogliere i turisti. Conosciuta principalmente per il Dunnottar Castle, Stonehaven offre anche un piccolo museo della pesca, il Toolboth Museum, una piscina riscaldata all’aperto dallo stile un pò retrò, nonchè numerosissime passeggiate nei magnifici dintorni.

Sito ufficiale di Stonehaven: http://www.stonehavenguide.net/

DORMIRE E MANGIARE A STONEHAVEN

Se avete in programma di trascorrere una o più notti a Stonehaven vi suggerisco di alloggiare al Baybiew b&b, una guesthouse che dispone di camere private e di appartamenti affacciata alla spiaggia. Le stanze sono magnifiche, ben arredate e dotate di ogni confort. Noi avevamo dormito nella Green Room, una camera con vista sul retro ma molto carina. La colazione è servita nella soleggiata sala al piano terra, vista mare, e se è bel tempo potete godervela anche all’aperto! Per la cena non ho dubbi: non potete lasciare Stonehaven senza aver provato il pluripremiato The Bay fish and chips, sulla spiaggia, eslcusivamente da asporto. Ad ora è uno dei più buoni mai provati in Scozia!


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Saint Andrews, Fife: storia e paesaggi mozzafiato

Saint Andrews (in gaelico scozzese Cill Rìmhinn) è una città universitaria che si trova sulla costa est della Scozia, nella regione del Fife a circa 80km da Edimburgo. È rinomata per i suoi grandi campi da golf e tra le attrazioni principali ci sono i resti del castello e dell’antica cattedrale. In questo articolo voglio raccontarvi un pò la sua storia: se state invece cercando qualcosa di più turistico ecco un itinerario a piedi che vi porterà a scoprire gli angoli più belli e pittoreschi di Saint Andrews!

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STORIA

Fino al X secolo Saint Andrews era conosciuta come Kilrymont e prese in seguito il suo nome da Sant’Andrea apostolo, il santo patrono dell’intera Scozia le cui ossa furono portate nella cittadina come reliquia. La religione ha avuto una forte influenza nello sviluppo di Saint Andrews non solo per quanto riguarda il suo nome, ma anche per la moltitudine di edifici sacri che vennero costruiti nel corso degli anni tra i quali spicca la grande cattedrale, edificata nel 1160, che attirò per secoli migliaia di pellegrini da tutta Europa rendendo la cittadina il principale centro della vita religiosa in tutta la Scozia. Durante il Medioevo Saint Andrews si espanse notevolmente grazie alla sempre più crescente importanza ecclesiastica e anche quella accademica, nata con la fondazione dell’Università nel 1431.

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St.Salvator’s College, Saint Andrews

Il XVI secolo fu il periodo più turbolento nella storia di Saint Andrews: l’arcivescovo cattolico della città, il cardinale David Beaton, fu il leader di un movimento anti protestante che nacque all’epoca a seguito del diffondersi della Riforma ed ordinò molti processi ed esecuzioni di persone considerate “eretiche”. Nel 1559 l’esponente del calvinismo John Knox predicò un così ardente sermone nella Holy Trinity Church che scatenò una rivolta tra i fedeli: la cattedrale di Saint Andrews venne saccheggiata dai suoi seguaci segnando la fine dell’influenza religiosa della città e l’inizio della Riforma scozzese. A seguito di questi avvenimenti la città cadde in un lungo declino e solo nel XIX secolo, con la costruzione di nuove strade, l’arrivo della linea ferroviaria e l’aumento del turismo per via del golf e della salubre aria marittima, ricominciò a fiorire nuovamente.

 

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Una mappa di Saint Andrews

 

LA CATTEDRALE

L’imponente cattedrale di Saint Andrews è costruita così vicina al mare che sembra sfidare la forza delle onde e la potenza del vento. In passato edificio religioso più grande di tutta la Scozia, la sua costruzione iniziò nel 1158 su ordine del Vescovo Arnold, sul sito dove erano conservate le reliquie di Sant’Andrea. I lavori di realizzazione dell’opera proseguirono per quasi 150 anni, non senza alcuni intoppi in corso di costruzione: nel 1272 una fortissima tempesta abbatté la parete occidentale ed in seguito i lavori vennero rallentati a causa della prima guerra d’indipendenza contro l’Inghilterra (1296–1307). La cattedrale venne ultimata e consacrata il 5 luglio 1318 alla presenza del re Robert Bruce e rappresentava il più magnifico ed imponente edificio fin’ora costruito in Scozia, sede dei più importanti vescovi ed arcivescovi. Nel corso dei secoli rappresentò un simbolo religioso e moltissimi fedeli da tutta Europa si recavano qui in pellegrinaggio. Il suo declino iniziò con l’avvento della riforma protestante sul territorio scozzese: nel 1559 i seguaci di John Knox, che aveva predicato un acceso sermone in città, saccheggiarono la cattedrale rubando immagini ed oggetti sacri e successivamente, a partire dal 1561 essa venne abbandonata e lasciata cadere in rovina. Alla fine del XVI secolo la torre centrale cedette, portandosi dietro gran parte della parete nord; negli anni successivi molte pietre vennero portate via ed usate per costruire nuovi edifici e per preservare l’opera non venne fatto niente fino al 1826.

Oggi rimangono sole delle suggestive e grandiose rovine dell’antica cattedrale gotica, circondate da un cimitero e da imponenti muri di cinta monastici. I frammenti che sono sopravvissuti nel corso dei secoli, erosi dalla forza del mare e dalle raffiche di vento, testimoniano la grandezza di quest’opera. È possibile attraversare la porta d’ingresso a volta, passeggiare nell’erba in quella che secoli fa era la navata centrale, osservare ciò che rimane delle pareti con le grandi finestre ad arco. La parte più suggestiva è sicuramente la superba parete occidentale che si staglia altissima nei suoi 30 metri e che rende perfettamente l’idea di quanto doveva essere magnifica e imponente la cattedrale nei suoi anni di massimo splendore. È un luogo mistico e pieno di pace, la quiete interrotta solo dal rumore delle onde e dai versi dei gabbiani. Uno di quei posti che incute un po’ di timore, che infonde un profondo senso di rispetto e che va visitato in silenzio, senza parlare. Oggi la cattedrale è di proprietà di Historic Scotland (vi invito a visionare il sito ufficiale per orari di apertura e prezzi).

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SAINT ANDREWS CASTLE

Poco distante dalla cattedrale, raggiungibile con una piacevole passeggiata lungomare, sorgono i resti del castello di Saint Andrews, arroccato su di uno scoglio a picco sul mare. Residenza ufficiale dei principali vescovi ed arcivescovi scozzesi fin dal medioevo, il castello fu fatto costruire tra il 1189 e il 1202 dal Vescovo Roger proprio negli anni in cui veniva edificata anche la vicina cattedrale. Durante la guerra d’indipendenza con l’Inghilterra (1296–1356) esso subì seri danneggiamenti e passò più volte di mano in mano tra scozzesi ed inglesi: nel 1303 il castello fu preso e preparato per accogliere il re inglese Edoardo I, successivamente fu riconquistato dagli scozzesi dopo la battaglia di Bannockburn nel 1314 e riparato dal vescovo William Lamberton. Ricatturato di nuovo dalle forze inglesi nel 1330 che ne rinforzarono le difese, fu espugnato infine da Sir Andrew Moray, reggente di Scozia, nel 1336 dopo tre settimane d’assedio. Per evitare che cadesse nuovamente nelle mani dei nemici il castello venne distrutto dagli scozzesi tra il 1336 e il 1367. Tra il 1385 e il 1401 il castello di Saint Andrews venne interamente ricostruito ad opera del vescovo Walter Trail. Durante gli anni che seguirono il castello fu usato anche come prigione: il bottle dungeon, la prigione a bottiglia, è un’umida cella senz’aria scavata nella solida roccia sotto la torre nord-ovest dove furono lasciati morire numerosi delinquenti così come molte personalità di spicco locali. 

Saint Andrews Castle

L’aumento delle tensioni religiose nel corso del XVI secolo portarono ad intraprendere ulteriori lavori di costruzione, come l’aggiunta di una nuova torre per artiglieria per difendere il castello, ad opera di James Beaton negli anni tra il 1521 e il 1539. La fortezza fu teatro di violenze ed assassinii negli anni della riforma protestante: nel 1556 il cardinale David Beaton vi fece bruciare George Wishart, predicatore riformista, e lo stesso Beaton fu poco dopo assassinato all’interno della sua stessa residenza da un gruppo di nobili protestanti, che appesero il suo corpo senza vita fuori da una finestra sopra la porta d’ingresso e si impadronirono del castello. Il conseguente assedio del 1546-1547 per riprendere il controllo dell’edificio causò gravi danni alla struttura ed è proprio a quegli anni che risalgono i due celebri tunnel scavati sotto al castello, the mine and countermine: gli assedianti, capeggiati da James Hamilton, 2nd Earl of Arran, scavarono un tunnel nella roccia con lo scopo di arrivare all’interno del castello e contemporaneamente gli occupanti della fortezza scavarono un contro-tunnel per intercettare gli avversari. Entrambi i tunnel, scoperti nel 1879, sono oggi aperti al pubblico. L’assedio venne interrotto grazie all’arrivo di un ingegnere italiano, Leone Strozzi, che organizzò un devastante attacco di artiglieria: il casello fu riconquistato e gli occupanti catturati, imprigionati o mandati in esilio.

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La targa che commemora la morte di George Wishart, bruciato per ordine del cardinare Beaton fuori dal castello.
La targa che commemora la morte di George Wishart, bruciato per ordine del cardinare Beaton fuori dal castello.

L’arcivescovo John Hamilton riparò il castello in seguito all’assedio, modificandone alcuni tratti strutturali e riportandolo al suo vecchio aspetto di residenza anziché di fortezza. Il suo mandato tuttavia fu breve: egli venne impiccato a causa della sua opposizione alla riforma protestante e del supporto a Mary Stuart Queen of Scots. L’abolizione dell’ordine dei vescovi nel 1592 sancì definitivamente la fine del castello e la sua caduta in rovina. Nel 1801 la great hall (la sala dei banchetti) cedette e cadde in mare, seguita da altri crolli che vennero interrotti con la costruzione di una parete di protezione sul mare nel 1886. Oggi il castello è di proprietà di Historic Scotland (vi invito a visionare il sito ufficiale per orari di apertura e prezzi).

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INFORMAZIONI PRATICHE SULLA CITTA’

Saint Andrews è facilmente raggiungibile da Edimburgo in circa 1 ora e 30 minuti d’auto.
In città si trovano numerosi parcheggi a pagamento o disco orario, ma il migliore secondo me è il parcheggio per soste prolungate che vedete cerchiato in rosso sulla mappa qui sotto. E’ gratuito, non c’è limite di orario per lasciare la macchina e con una passeggiata di 15 minuti si raggiungono il castello e la cattedrale. Il parcheggio si trova proseguendo lungo City Road e girando a sinistra alla rotatoria, nella A91. Alla rotatoria seguente si imbocca la prima uscita a sinistra, dove c’è l’edificio circolare che si chiama “The Gateway”.

Se vi spostate con i mezzi pubblici potete raggiungere Saint Andrews con un autobus diretto gestito da Stagecoach oppure con il treno, scendendo a Leuchars e proseguendo in bus.

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Eilean Donan Castle, il castello più famoso di Scozia

Castello più celebre, più fotogenico e più fotografato di Scozia, l’Eilean Donan Castle sorge su di un isoletta alla confluenza di tre laghi marini, il Loch Duich, il Loch Long e il Loch Alsh, nei pressi del villaggio di Dornie. Il nome deriva dal gaelico e significa “castello dell’isola di Donan”, molto probabilmente riferendosi al nome di un religioso irlandese, Donnàn, che tra il VI ed il VII secolo d.C pare abbia costruito un monastero cristiano sul luogo dove oggi sorge il castello.

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Castelli scozzesi: fate e leggende a Dunvegan Castle, sull’Isola di Skye

Storie di fate, magia, avventure eroiche: sul castello di Dunvegan si narrano molte fiabe, sospese tra realtà e leggenda. Il castello sorge a poca distanza dell’omonimo villaggio di Dunvegan, sull’Isola di Skye, e fu fondato dal capostipite della famiglia McLeod nel 1200, per poi rimanere proprietà dello stesso Clan fino ai giorni nostri: l’attuale proprietario del castello è Hugh McLeod, trentesimo Clan Chief. Aperto al pubblico nel 1933, il castello e i suoi splendidi giardini attirano turisti curiosi di conoscere le numerose leggende che aleggiano sulla storica dimora. Continua a leggere “Castelli scozzesi: fate e leggende a Dunvegan Castle, sull’Isola di Skye”

Stirling, l’antica capitale di Scozia

La cittadina di Stirling è situata nelle Lowlands centrali e dista poco meno di un’ora d’auto da Edimburgo e Glasgow. Residenza degli Stuart tra il XV e il XVII secolo ed antica capitale del Regno di Scozia, la città si sviluppa ai piedi dell’imponente ed omonimo castello medievale ed è stata palcoscenico di alcuni importanti avvenimenti storici, tra i quali il principale è la battaglia che vide William Wallace sconfiggere gli inglesi nel 1297.

IL CASTELLO

Il castello di Stirling, le cui origini risalgono al 1100, sorge su uno sperone di roccia vulcanica, in posizione strategica e quasi totalmente inespugnabile. All’interno delle sue solide mura furono incoronati molti fra i Sovrani di Scozia, Maria Stuarda un esempio fra tutti, e furono proprio gli Stuart, fra il XV e il XVI secolo, a costruire gli edifici più antichi ancor oggi visibili.

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Devo ammettere che è un castello davvero imponente, e bello a vedersi… da fuori! Gli interni mi hanno molto delusa, mi sono sembrati fasulli, sono stati ricostruiti in maniera decisamente finta. Ecco, finto è la parola che mi viene in mente se penso al castello di Stirling…mi ha emozionato molto di più passeggiare per l’adiacente antico cimitero! La nota a favore del castello è il suo essere assolutamente family-friendly: se fossi stata un bambino mi sarei divertita un sacco, tra costumi da provare, giochi interattivi e di intrattenimento. Probabilmente me lo sarei goduto di più se ci fosse stato il sole ma, ahimè, la giornata era ciò che di peggio il clima scozzese possa offrire.

Orari d’apertura: tutto l’anno (tranne 25-26 dicembre), 9.30 – 18

Ticket: adulti £14.50, bambini £8.70

Sito ufficiale: http://www.stirlingcastle.gov.uk/

 

THE NATIONAL WALLACE MONUMENT

Monumento dedicato al leggendario eroe nazionale William Wallace, che sorge nei pressi del luogo in cui il Braveheart scozzese condusse i suoi uomini alla vittoria sull’esercito inglese (Stirling Bridge,1297). Potrete ripercorrere la sua vita, la sua campagna per l’indipendenza della Scozia, e il processo che lo portò alla morte. Per raggiungerlo è necessario lasciare l’auto nel parcheggio sottostante, e salire verso la torre a piedi, oppure servendosi dei minibus. Dalla cima dei 67 metri della torre, tempo permettendo, si gode di una bella vista su Stirling e le colline circostanti.

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Ok, la vista non era proprio il massimo!

Orari d’apertura: tutto l’anno (tranne 25-26 dicembre), 10.30 – 17

Ticket: adulti £9.50, bambini £5.90

Sito ufficiale: http://www.nationalwallacemonument.com/index.php

STIRLING OLD BRIDGE

Presente sulle acque del fiume Forth sin dal 1200, e celebre per la battaglia che si combattè nelle sue vicinanze, il ponte di Stirling fu ricostruito, nella sua versione attuale, tra il XV ed il XVI secolo.

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Sito della città: http://www.stirling.co.uk/

Dove dormire: William Wallace Hostel http://www.willywallacehostel.com/

Loch Katrine, il lago più bello della Scozia

Situato nel Parco Nazionale Loch Lomond and The Trossachs, il Loch Katrine è il posto ideale per una piacevole gita fuori porta. Ci sono stata in una giornata a tratti coperta, a tratti soleggiata e, presa da un improvviso spirito sportivo (una rarità per me!) ho deciso di intraprendere un’escursione in bici, rassicurata dai miei host, che mi dicevano che sarebbe stata una cosa davvero semplice, e che loro stessi l’avevano fatta con suocera e bambini al seguito. Un gioco da ragazzi, ho pensato io. Non avevo preso in considerazione però che 1.Non sono per niente sportiva 2. Non andavo in bicicletta dall’età di 10 anni 3. Avrei dovuto percorrere circa 20 km. Dopo aver preso a noleggio una bicicletta, tra l’altro poco adatta al percorso che mi aspettava, sono salpata a bordo della Sir Walter Scott da Trossachs Pier, diretta dall’altra estremità del lago, Stronachlachar.

Il paesaggio che mi si è aperto davanti, poco dopo essere usciti dal porticciolo, era meraviglioso: il traghetto scivolava silenziosamente sulle acque limpide del lago, circondato da verdi colline e boschetti a perdita d’occhio, con qualche delizioso cottage qua e là, che mi trasmetteva una piacevolissima sensazione di quiete e di pace. Forse la stessa che ha provato il celebre poeta scozzese Sir Walter Scott, che ha celebrato la bellezza del Loch Katrine nel suo poema del 1810 “La donna del lago”.

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Arrivata al molo, ho imboccato la via del ritorno, un percorso ciclabile che costeggia tutta la sponda Nord del lago e che, all’inizio, mi è sembrato davvero comodo e pianeggiante. Ho presto cambiato idea, quando ho incontrato la prima salita e ammetto che, spesso e volentieri durante tutto il tragitto, sono scesa di sella per spingere la mia bicicletta su per i “dolci” pendii che incontravo. Nonostante questo, mi sono goduta a pieno il meraviglioso paesaggio circostante, che cambiava ad ogni curva, passando dai boschi di pini, ai verdi prati spogli, ai campi pieni di fiori: un piacere per gli occhi, ma anche per i sensi, data la tranquillità e il silenzio che mi hanno accompagnata durante tutto il giorno.

IMG_5986-2IMG_5987-2Troverete delle aree pic-nic per i turisti, durante il percorso, ma vi consiglio di evitarle, in quanto troppo affollate e anonime preferendo invece una spiaggia solitaria dove potervi rilassare e mangiare in tranquillità. Ce ne sono molte che costeggiano il lago, ma la maggior parte si trovano all’interno di proprietà private recintate, quindi ci ho messo un po’ di tempo a trovarne una “libera”. Alla fine, ne ho scovata una vicino ad un boschetto, poco sotto il ciglio stradale. Dopo aver trasportato a fatica la bici tra gli alberi (non mi sembrava il caso di lasciarla sola soletta sulla strada), ho pranzato sulla mia spiaggia di sassi, con vista privilegiata sul lago, e con sottofondo il rumore delle onde. Completamente sola. Niente di che, direte voi. Ma è stato il momento che più ho apprezzato durante la giornata e che mi ricorderò sempre!

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COSA FARE SUL LOCH KATRINE

  • PASSEGGIATE: Si può camminare lungo tutto il versante settentrionale del lago  partendo da Trossachs Pier oppure da Stronachlachar impiegandoci tra le 4 e le 5 ore. Qui trovate la descrizione completa dell’escursione.
  • NOLEGGIO BICICLETTE: in località Trossachs Pier è possibile noleggiare delle biciclette con cui andare all’esplorazione del lago. Ci sono biciclette per adulti, bambini, tandem, biciclette elettriche, elmetti e tutto il necessario per la vostra avventura! Il servizio è offerto da Katrine Wheelz ed è consigliata la prenotazione. Il noleggio può essere orario, 2 ore, 4 ore oppure giornaliero. Il noleggio è aperto da aprile al 31 ottobre dalle 9 alle 17.
  • CROCIERA SUL LAGO: Per chi non ha voglia di fare troppo movimento è possibile fare delle mini crociere per godersi il panorama in tutto relax. Potete farlo a bordo della Steamship Sir Walter Scott, battello a vapore dedicato all’amato scrittore scozzese che svolge il suo lavoro da ben 118 anni! C’è poi la Lady of the Lake, una più moderna barca turistica così chiamata in onore dell’opera di Scott che ha reso celebre il lago. Ci sono varie opzioni di durata ed è anche possibile noleggiare una bici, caricarla sul traghetto e portarla a Stronachlachar per poi rientrare pedalando.

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