Castelli scozzesi: fate e leggende a Dunvegan Castle, sull’Isola di Skye

Storie di fate, magia, avventure eroiche: sul castello di Dunvegan si narrano molte fiabe, sospese tra realtà e leggenda. Il castello sorge a poca distanza dell’omonimo villaggio di Dunvegan, sull’Isola di Skye, e fu fondato dal capostipite della famiglia McLeod nel 1200, per poi rimanere proprietà dello stesso Clan fino ai giorni nostri: l’attuale proprietario del castello è Hugh McLeod, trentesimo Clan Chief. Aperto al pubblico nel 1933, il castello e i suoi splendidi giardini attirano turisti curiosi di conoscere le numerose leggende che aleggiano sulla storica dimora. Continua a leggere “Castelli scozzesi: fate e leggende a Dunvegan Castle, sull’Isola di Skye”

Flora MacDonald, la storia della leggendaria eroina scozzese

La giovane Flora MacDonald è conosciuta e ricordata in Scozia come un’eroina giacobita, poiché fu grazie a lei ad al suo coraggio che il Bonnie Prince Charlie riuscì a fuggire, salvandosi, dopo la disfatta di Culloden nel 1746. Flora nacque nel 1722 sull’Isola di South Uist, nelle Ebridi Esterne di Scozia, e trascorse la sua giovinezza in parte presso la residenza del cugino del padre, il capo del clan MacDonalds of Clananald e in parte ad Edimburgo, dove venne istruita per breve tempo. I MacDonalds erano sostenitori della causa giacobita, ed è per questo che Flora, allora ventiquattrenne, incontrò il Principe Charles Edward Stuart in persona, e rivestì un ruolo cruciale nella sua fuga verso la salvezza.

Ma prima di procedere, vediamo chi erano i giacobiti.

Il giacobinismo era il movimento politico che sosteneva il ritorno al trono di Scozia della famiglia degli Stuart (o Stewart). L’ultimo re Stuart, il cattolico Giacomo II d’Inghilterra (nonché Giacomo VII di Scozia) , fu deposto dal trono nel 1688 in favore di Guglielmo d’Orange, marito di sua figlia, Maria Stuart, entrambi di fede protestante. La ribellione e le battaglie che seguirono, e che insanguinarono la Gran Bretagna fino al 1746, non sono però da ricondurre solo alla lotta per la successione al trono o alla questione religiosa: esse rappresentarono anche un tentativo di indipendenza della Scozia, ma anche dell’Irlanda, che rivendicavano la loro autonomia dalla corona inglese. Il termine giacobita deriva dal latino Jacobus, che significa appunto Giacomo, e sta quindi ad indicare chi era sostenitore del ritorno del Re in esilio, nonché della fede cattolica. Ebbero inizio una serie di lotte e tentativi di riconquista del potere da parte di Giacomo II e poi, alla sua morte, dal figlio Giacomo Francesco Edoardo Stuart, noto come il vecchio pretendente e il re oltre le acque. La ribellione giacobita ebbe definitivamente fine quando il figlio di Giacomo Francesco, nonché nipote del vecchio Giacomo II, Carlo Edoardo Stewart, detto Giovane Pretendente o Bonnie Prince Charlie, decise di riprendersi il trono suo di diritto recandosi direttamente in Scozia per combattere, e dopo una serie di vittorie iniziali, venne sconfitto alla battaglia di Culloden. Nel giro di un’ora le forze giacobite, costituite per lo più da Highlanders non opportunamente attrezzati per la guerra, e inoltre stremati ed affamati dopo mesi di conflitti, vennero letteralmente massacrate dalla cavalleria e dai cannoni britannici e i pochi che riuscirono a fuggire furono inseguiti, catturati ed uccisi. Il Bonnie Prince Charlie riuscì a fuggire ed a rifugiarsi in Italia, dove era cresciuto sotto il potere Papale, e dove alla fine morì, vecchio, solo ed alcolizzato.

culloden
Il campo di battaglia di Culloden

Ma tornando a noi, è dopo la disfatta di Culloden e la fuga di Charles Edward Stuart che entra in gioco la nostra Flora MacDonald. In quel periodo Flora viveva sull’isola chiamata Benbecula, vicino alla più grande e conosciuta Isola di Skye, e fu proprio là che il Bonnie Prince Charlie, in fuga e inseguito dalle truppe inglesi, trovò rifugio grazie al Clan MacDonalds, simpatizzante della causa giacobita. Il capitano O’Neill, compagno del Principe, chiese aiuto per Charlie e la giovane Flora, allora ventiquattrenne, dopo un brevissimo momento di esitazione, decise di aiutare il Principe a fuggire. Flora riuscì ad ottenere un permesso di viaggiare dall’Isola alla terraferma per sé, due servitori e un gruppo di sei marinai, con la scusa di andare a trovare la madre che si era risposata dopo la morte del marito e viveva a Skye. Nessuno sapeva però che, sotto le sembianze della cameriera irlandese Betty Burke, si celava in realtà Charles Edward in persona.

Johnston, Alexander, 1815-1891; Flora MacDonald's Introduction to Bonnie Prince Charlie

La barca con a bordo il Principe lasciò l’isola il 27 giugno 1746, ed è la stessa della quale si parla nella famosa canzone popolare “Skye Boat Song”. Arrivati a Skye, il Bonnie Prince Charlie venne nascosto in una grotta mentre Flora cercava aiuto, organizzando la fuga del Principe verso Portree, poi verso l’Isola di Raasay e in seguito verso la sicurezza dell’Europa, destando però sospetti tra la gente. Il 1° luglio Charles e Flora si lasciarono: secondo la leggenda il principe le donò un medaglione e un ritratto con la promessa che si sarebbero rivisti un giorno e lei lo salutò danzando sulla spiaggia quella che sarebbe poi diventata una famosa ballata scozzese (la Flora McDonald’s Fancy). Così Charles Edward Stuart riuscì a raggiungere la Francia ma la povera e coraggiosa Flora venne arrestata e imprigionata nella Tower of London, dove rimase tre anni prima di essere liberata. Si dice che Flora ottenne la grazia reale da parte di Giorgio II perché affermò di aver agito per carità, e che avrebbe fatto la stessa cosa anche per lui, se si fosse trovato in una situazione analoga di pericolo.

Dopo il suo rilascio, all’età di 28 anni, si sposò con Allan MacDonald of Kingsburgh, e vissero per un lungo periodo sull’Isola di Skye con i 7 figli. La sua lealtà e il suo coraggio, uniti al suo buon carattere, divennero celebri, e il poeta e scrittore inglese Dr.Johnson la descrisse come “una donna dai lineamenti morbidi, dai modi e dall’animo gentile e dall’aspetto elegante”. Nel 1774 Flora e suo marito emigrarono in America, in North Carolina. Durante la guerra d’indipendenza americana, Allan, divenuto capitano, combatté per il governo inglese nell’84 reggimento di fanteria, composto da emigrati delle Highlands e la leggenda vuole che la stessa Flora esortò le truppe del marito poco prima di una battaglia. Allan fu catturato e tenuto prigioniero per alcuni anni, durante i quali Flora fu costretta a nascondersi mentre la sua casa e le sue proprietà venivano devastate dai patrioti americani. Flora tornò in Scozia nel 1779 in una nave mercantile, che venne attaccata durante la traversata da una nave corsara. Rifiutando di lasciare il ponte, Flora venne ferita ad un braccio ma riuscì alla fine a raggiungere l’isola di Skye, dove visse ospitata da parenti, amici e figli. Il marito Allan la raggiunse dopo la guerra, nel 1784 e assieme riottennero la loro vecchia casa di Kingsburgh. Nel 1790, all’età di 68 anni, Flora morì nella sua casa sull’Isola di Skye e fu sepolta nel cimitero di Kilmuir, dove può essere tutt’oggi vista la sua lapide, che svetta accanto al mare, e che reca la scritta:

“…a name that will be mentioned in history, and if courage and fidelity be virtues, mentioned with honour.”

“…un nome che sarà ricordato nella storia, e se il coraggio e la fedeltà sono virtù, ricordato con onore”

kilmuir cementery flora mac donald grave
La tomba di Flora MacDonald, al cimitero di Kilmuir sull’isola di Skye
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La tomba di Flora MacDonald al cimitero di Kilmuir sull’isola di Skye

Ecco di seguito un bellissimo brano strumentale dedicato a Flora MacDonald, la cui prima versione è datata 1757.

Esiste anche un ballo che porta il nome dell’eroina giacobita, il Flora MacDonald’s Fancy. I passi della danza sono quelli che, si dice, la stessa Flora eseguì come addio al Bonnie Prince Charlie. Si tratta di una danza leggiadra e aggraziata che si esegue con l’abito Aboyne, ovvero il vestito che le ballerine indossano nelle danze nazionali scozzesi: gonna a pieghe effetto bambola in tartan o bianca molto più vaporosa del kilt

The Skye boat song: testo, traduzione e significato

The Skye Boat Song

“The skye boat song” è una canzone popolare che rievoca la fuga di Charles Edward Stuart, il Bonnie Prince Charlie, da Uist sull’Isola di Skye, dopo la sua sconfitta nella battaglia di Culloden nel 1746, aiutato dalla giovane Flora McDonald (vedi la pagina relativa a Flora qui ; per conoscere le vicende del Bonnie Prince Charlie e di Culloden cliccate invece qui e qui)

Il testo è stato scritto da Sir Harold Boulton nel 1884, mentre pare che la melodia sia invece molto più vecchia, databile tra il 1762 e il 1790. Si tratta di un’antica canzone popolare dell’Isola di Skye, intitolata Cuchag nan Craobh e arrangiata poi nel 1870 da Anna Campbell McLeod, che l’aveva sentita cantare da un gruppo di marinai durante un’escursione sul Loch Coruisk.

La canzone ha avuto molto successo, diventando un brano classico della musica tradizionale scozzese. Ne esistono moltissime versioni, strumentali o cantate, suonate con chitarre, arpe, cornamuse, flauti….ce n’è per tutti i gusti!  Nel 2014, una versione ulteriormenrte modificata di Skye Boat Song è stata scelta come sigla d’apertura di “Outlander”, serie tv ambientata in Scozia e basata sui romanzi di Diana Gabaldon.

>>> ITINERARIO DI 10 GIORNI IN SCOZIA <<<

(versione cantata da Laura Wright)

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Creature fantastiche scozzesi: fate e Glaistig

Dopo avervi parlato dei terribili Each Uisge e dei Kelpies, proseguiamo nella descrizione dei protagonisti di storie e leggende scozzesi parlando di due creature appartenenti al picoclo popolo, le fate e i Glaistig. Continua a leggere “Creature fantastiche scozzesi: fate e Glaistig”

Gaelico: I PRONOMI PERSONALI E IL VERBO ESSERE

Iniziamo dai pronomi personali:

pronomi personali

In gaelico non esiste la terza persona singolare dell’inglese “it”, riferito ad oggetti o cose: tutti i nomi sono maschili o femminili. La seconda persona plurale, sibh ovvero voi, è usata anche come forma di cortesia.

Per rafforzare il significato dei pronomi, dove per esempio sia utile fare una netta distinzione tra due soggetti, si aggiunge un “suffisso rafforzativo”:

pron.person.enf

 Un altro modo per rafforzare il nome è, come già visto, aggiungere fhèin, che significa stesso:

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Cànan nan Gàidheal, la lingua dei Gaeli

Cànan nan Gàidheal è una canzone che parla della storia della lingua Gaelica, scritta da Murdo MacFarlane (1901 – 1982). McFarlane, originario di Melbost sull’Isola di Lewis, da cui prese il soprannome di “Melbost Bard” (il bardo di Melbost), fu un poeta ed un attivista per la diffusione e la salvaguardia della lingua gaelica scozzese e durante gli anni ’70 scrisse moltissime poesie, canzoni e melodie per cornamuse, a sostegno del movimento per la rinascita della sua lingua madre.

Ecco il video, nella versione cantata da Catherine Ann McPhee (1987), con il testo in Gaelico e quello che ho tradotto in italiano.

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Rob Roy McGregor, il Robin Hood Scozzese

Robert MacGregor, conosciuto come Rob Roy, ovvero “Rob il rosso” (dal gaelio Raibeart Ruadh) per via della sua folta e selvaggia chioma scarlatta, fu un fuorilegge ed eroe leggendario, definito addirittura “il Robin Hood della Scozia”, divenuto celebre grazie al romanzo dedicatogli da Sir Walter Scott prima e a varie opere cinematografiche poi. Rob nacque il 7 marzo 1671 a Glengyle, nei pressi del Loch Katrine nelle Highlands meridionali, da Donald MacGregor, fratello minore del capo clan, e Margaret Campbell. Spadaccino provetto ed abile costruttore, Robert era anche, come suo padre, un simpatizzante della causa giacobita, ossia di quelle persone che sostenevano il ritorno al trono di Scozia del re cattolico esiliato della famiglia Stuart. Nel 1693 Robert si sposò con Mary Helen MacGregor of Comar, ed ebbero, nel corso degli anni, 4 figli: James Mòr (l’alto), Ranald, Coll, e Robert, conosciuto come Robin Oig (giovane Robert). Successivamente adottarono anche un nipote, Duncan.

Percorrendo le tracce del padre, Rob Roy divenne un allevatore di bestiame di successo nelle Trossachs e iniziò a mettersi in affari con James Graham, Duca di Montrose, al quale nel 1711 chiese un prestito di 1000£ per acquistare altri capi di bestiame per il suo allevamento. Quei soldi vennero però rubati da una persona di cui Robert si fidava, che si dileguò con la somma. Montrose, senza dargli la possibilità di ripagare il suo debito, dichiarò Rob Roy un fuorilegge, bruciò la sua casa e sequestrò le sue proprietà e bestiame. Ci sono varie ipotesi sul perché di questa tempestività d’azione da parte del Duca: temeva che Rob, arrichendosi, sarebbe diventato potente ed utile ai ribelli giacobiti? Montrose voleva impossessarsi delle sue terre? O si trattò solo di semplice avarizia dell’aristocrazia scozzese?

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Il Loch Katrine, non lontano dal villaggio natio di Rob Roy

Costretto alla fuga, MacGregor divenne un fuorilegge e giurò vendetta ad Duca, intraprendendo, con una banda di 20 uomini, una serie di razzie e saccheggi nella sua proprietà, grazie ai quali diventò ben presto una specie di eroe leggendario per i tenutari locali. Fu questo il periodo in cui nacquero la maggior parte delle leggendo sul suo conto. Si narra, per esempio, che venne catturato da un gruppo di soldati inglesi ma, mentre essi attendevano i rinforzi per portarlo in prigione, lui scappò facendo ubriacare tutti gli uomini che lo stavano sorvegliando. Durante il mio soggiorno a Duchray Castle, nei pressi del Loch Katrine, i proprietari mi hanno raccontato di una sua rocambolesca fuga: pare che Rob Roy, in visita al castello, sentì avvicinarsi delle Giubbe Rosse e fuggì dalla finestra della torre, lasciando sul letto sporran e pugnale, che divennero dei cimeli passati di generazione in generazione all’interno della famiglia Graham, proprietaria, all’epoca, del castello.

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Duchray Castle

In un altro celebre episodio della sua lotta contro l’autorità, Robert, molto astutamente, si travestì da mendicante ed entrò nella locanda dove 40 uomini mandati per catturarlo stavano bevendo. I soldati iniziarono a deriderlo, ma lui zittì tutti affermando che sarebbe andato a riferire il loro vile comportamento a Rob Roy in persona, che avrebbe poi mostrato loro ciò che merita chi si prende gioco di un povero vecchio. Gli uomini, insospettiti e sorpresi, seguirono il mendicante quando quest’ultimo affermò di conoscere il famoso fuorilegge e di sapere addirittura dove si trovasse, promettendo di portarli direttamente da lui. Arrivati nei pressi di una casa, MacGregor/il mendicante disse loro di aspettare e si nascose all’interno dell’abitazione, dove lo stavano aspettando i suoi uomini. Invitati ad entrare 3 alla volta, i soldati vennero tutti disarmati e messi fuori combattimento, per venir poi rimandati sulla propria strada il giorno dopo, dopo aver confiscato tutte le armi. Sono moltissime le storie di fughe e di azioni eroiche, ed è difficile dire quali siano realmente accadute, e quali siano leggende costruite attorno alla figura dell’eroe fuorilegge.

Ciò che è certo, è che Rob Roy fu infine catturato nel 1725 dal Generale Wade, e venne imprigionato a Londra, nella Newgate prison. La sentenza prevedeva un suo trasferimento alle Barbados, ma poco prima della sua deportazione, ottenne la grazia da Re Giorgio I, e ritornò dalla sua famiglia, nel 1727. A fargli ottenere il perdono reale contribuì molto una sua biografia romanzata dal titolo “Highland Rogue”, scritta l’anno successivo alla sua cattura da Daniel Defoe (si, lo stesso che ha scritto Robinson Crusoe!) e che lo rese un eroe popolare. Robert “Rob Roy” MacGregor morì il 28 dicembre 1734 nella sua casa, nei dintorni di Balquhidder, nelle Trossachs, all’età di 63 anni, dopo aver passato gli ultimi anni in tranquillità con la sua famiglia. Mentre stava morendo, una cornamusa suonava I shall Return No More, un lamento funebre tratto dalla Bibbia.

Rob Roy Grave
La tomba di Rob Roy a Balquhidder

La sua tomba può essere vista tutt’oggi nel piccolo cimitero di Balquhidder, accanto a sua moglie e a due dei suoi figli. E, come si addice ad ogni buona storia scozzese, anche attorno alla tomba di Rob Roy sono nate delle leggende e sono stati avvistati dei fantasmi. Una testimone racconta che “Pioveva a dirotto, quel giorno, un vero e proprio temporale si stava abbattendo sulla zona. Io ero appena uscita dal lavoro e con il mio ragazzo decidemmo per un giretto sulle colline di Balquhidder, quando ci sorprese la pioggia. Il cielo di fece nero d’improvviso e sulla zona calò un buio fitto. Eravamo sul punto di andarcene quando una luce illuminò l’interno della chiesa, alle nostre spalle, ma intorno, non c’era anima viva… Impauriti, stavamo per correre via quando, distintamente, udimmo tra i tuoni un suono sinistro, simile ad una voce umana. Nella radura di fronte apparve l’ombra di uomo: la foschia impediva di vedere, ma sembrava bardato col feileadh mor, il grande plaid marrone, lo sporran e il berretto piumato. Il suono che proveniva dalla sua direzione si fece più distinto: “Stand! And tell me what ye seek in MacGregor country?” (“Fermatevi! Cosa cercate nella terra dei MacGregor?). Inutile dire che siamo fuggiti col cuore in gola verso la macchina, parcheggiata pochi metri più a valle. Non ho più rimesso piede in quel posto”

 Per una versione più romanzata della storia di Robert MacGregor, vi consiglio il film “Rob Roy”, diretto da Michael Caton-Jones, in effetti un po’ vecchiotto perché datato 1995, ma molto bello!