Loch Lomond & The Trossachs National Park: dove inizia la Scozia selvaggia

Condivido questo articolo, che ho scritto per il sito HostelsClub Italia giusto l’altro giorno!


Se avete in programma una vacanza nella frizzante capitale scozzese, Edimburgo, ma volete un assaggio anche della Scozia più selvaggia e naturale il Loch Lomond & The Trossachs National Park fa al caso vostro. E non soltanto perché è facilmente raggiungibile sia da Edimburgo che da Glasgow, ma perché offre una moltitudine di paesaggi mozzafiato, luoghi incontaminati ed una vasta scelta per quanto riguarda gli sport all’aria aperta. Il nome del Parco Nazionale deriva dalla presenza del Loch Lomond, il più grande specchio d’acqua dolce dell’intera Gran Bretagna, e dai Trossachs, zona montuosa dove nacque e visse l’eroe scozzese Rob Roy.

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Una foto aerea del Loch Lomond (fonte: http://www.nationalparks.gov.uk/press/press-images?result_256754_result_page=2)

Sebbene il modo migliore per esplorare la zona sia noleggiare un’auto in modo da avere piena libertà di spostamento, i mezzi pubblici possono essere una valida alternativa. Molto utile è il sito travelinescotland.com, che raccoglie tutte le informazioni sui trasporti scozzesi e permette di creare un piano personale di viaggio. Per quanto riguarda gli alloggi, nella zona del Parco sono presenti numerose strutture tra b&b, Guesthouse e campeggi. Se invece preferite rimanere in un centro abitato un po’ più grande e che offre maggiori servizi, Stirling fa decisamente al caso vostro. La cittadina, antica capitale del Regno di Scozia, si trova poco fuori l’area del Parco Nazionale ed è un’ottima base di partenza per escursioni nelle zone circostanti. Molto suggestivi da visitare sono il castello con l’adiacente cimitero ed il William Wallace Monument.  Appena fuori dalla cittadina, all’interno del Loch Lomond and the Trossachs National Park, le cose da fare e vedere di certo non mancano e avrete solo l’imbarazzo della scelta!

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Nei boschi attorno ad Aberfoyle

…se ti interessa la natura

Se sei un amante della natura troverai un ambiente verde, rigoglioso, con numerosi specchi d’acqua e molti scorci magnifici sulla zona. Il Loch Katrine è secondo molti il lago più affascinante dell’intera Scozia e lo stesso poeta nazionale Sir Walter Scott ne elogiava la grande bellezza in una delle sue opere agli inizi del 1800. In effetti qui sembra di essere in una favola, con il lago circondato da verdissime colline a tratti brulle, a tratti ricoperte da fitte foreste di pini. Molto suggestivo è il sentiero ciclabile che si snoda lungo tutta la sponda Nord del lago, che regala panorami davvero mozzafiato (nonostante la fatica!). Sul vicino e più frequentato Loch Lomond invece si possono effettuare delle mini crociere per assaporare il fascino del lago da una prospettiva diversa e visitare magari una delle oltre 50 isolette che si trovano al suo interno. Molto pittoresco è il villaggio di Luss, che con le sue casette curate e colorate sorge sulla sponda orientale del lago. Una bella e semplice passeggiata è quella che conduce alle Bracklinn Falls, nei pressi del villaggio di Callander: seguite il fragore dell’acqua, un rumoroso richiamo nel bosco. Le cascate si possono osservare bene dal ponte sospeso che sembra usciti da un film de Il Signore degli Anelli!

Foto 3 (Loch Katrine)
Loch Katrine
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Loch Katrine
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Callander Bracklinn Falls

…se ti interessa la storia

La Scozia è la patria dei castelli e le attrazioni storiche non mancano di certo. Anche nel Loch Lomond National Park si trovano dei luoghi davvero interessanti ed il più suggestivo è senza ombra di dubbio Inchmahome Priory: le rovine di questo antico monastero, che risale al 1200, sorgono su di un isoletta nel Lake of Menteith (unico in Scozia a chiamarsi lago, anziché Loch), e si raggiungono con una piccola barchetta a motore. Immerso in un’atmosfera di misteriosa tranquillità, il priorato sembra portare indietro nel tempo, al periodo quando fu il nascondiglio della piccola regina Maria Stuarda in fuga. Doune Castle sorge nell’omonimo villaggio ed è un maniero del XIII secolo, eccellentemente conservato, conosciuto per essere stato usato come location per alcune scene delle serie Tv Game of Thrones e più recentemente Outlander. Si trovano molti vecchi cimiteri in Scozia, il più delle volte affiancati dalle mura di un’antica chiesetta, come quella di Balquhidder, dove si trova anche la tomba dell’amato Rob Roy.

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Inchmahome Priory
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Doune Castle
Rob Roy Grave Balquhidder Old Church
Balqhuidder old church and cementery

…se ti interessa lo sport

Le possibilità di fare sport all’aria aperta di certo non mancano! Che tu sia un abile escursionista, o che stia cercando una passeggiata più tranquilla per gustarti la natura del Parco, la scelta tra sentieri e trekking a breve e lunga percorrenza è davvero varia, sia a piedi che in bicicletta. E poi climbing, equitazione, golf e animal watching: le proposte sono davvero numerose! In una zona in cui l’acqua non manca, anche gli sport praticati sui numerosi laghi sono molto diffusi: canoa, windsurf, sci d’acqua, paddleboarding, pesca. E se sei abbastanza coraggioso… perché non provare una rinfrescante nuotata nelle acque trasparenti di un Loch scozzese?

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In bici sul Loch Katrine
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…a pesca!

Scozia: itinerario di 10 giorni tra Edimburgo, Highlands e Isola di Skye

I giorni di ferie trascorsi in Scozia non sono mai abbastanza: per apprezzare e scoprire la moltitudine di paesaggi ed attrazioni bisognerebbe avere a disposizione dei mesi, e sarebbe ancora poco! Purtroppo, il lavoro è lavoro e le ferie sono quello che sono quindi… meglio godersele al massimo! Con 10 giorni a disposizione per esplorare la Scozia riuscirete ad organizzare un bel viaggio, con un itinerario ricco, vario ma non troppo intenso. Fare le corse per vedere più cose possibile non è un modo di scoprire la Scozia che vi consiglio: piuttosto che correre come trottole, limitandovi a veder scorrere i paesaggi dal finestrino, scegliete di vedere meno ma con più calma, e vi assicuro che non ve ne pentirete! Meno ma meglio, è il mio motto! Quello che segue è l’itinerario che ho pensato appositamente per il mio secondo viaggio in Scozia e racchiude i paesaggi della costa orientale e di quella occidentale, dell’entroterra, dei Parchi Naturali e dell’Isola di Skye.

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Creature fantastiche scozzesi: la Banshee e la Bean Nighe

La Banshee, dal gaelico Bean Sidhe, essere mitologico di origini Irlandesi ma presente anche nelle leggende delle Highland, è uno spirito femminile visto come presagio di morte o come messaggero di un mondo ultraterreno. Nelle leggende la Banshee è una fata che inizia a piangere e a lamentarsi quando qualcuno che sta per morire ed è spesso legata ad una singola famiglia o Clan. Le prime testimonianze dell’esistenza di questo spirito risalgono al 1300 e, più recentemente, ci sono stati dei presunti avvistamenti addirittura nel 1948!

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Banshee

Tradizionalmente quando una persona moriva era compito delle donne cantare un lamento al funerale: esse venivano definite “keeners” e le migliori erano molto richieste ai riti funebri. Si trattava solitamente di donne anziane che venivano pagate per piangere accanto alla tomba del defunto. La leggenda vuole che per le grandi famiglie di tradizione Gaelica il lamento venisse cantato da una fata che, avendo il dono della preveggenza, avrebbe cantato nell’esatto momento in cui un membro della famiglia stava morendo, nelle vicinanze del suo luogo di nascita o residenza: il lamento della Banshee avvertiva per primo la famiglia della morte di un loro congiunto, anche se quest’ultimo si trovava lontano da casa. Secondo altre credenze la Banshee sarebbe apparsa prima della morte per avvertire la famiglia, con il suo lamento, del funesto evento. La comparsa di più spiriti stava ad indicare la morte di una persona importante o di un esponente religioso. Secondo la leggenda è raro vedere una Banshee, poiché viene più che altro sentito il suo lamento: ella si avvicina alla dimora della persona che sta per morire verso sera, oppure al mattino presto, a volte un paio d’ore prima dell’evento, altre addirittura un intero giorno prima. Quando si allontana, perché vista da un essere umano, lo spirito produce un suono svolazzante, come di un uccello che batte le ali per volare. L’annuncio della morte imminente non era udito solo dai famigliari ma anche dagli amici: con questo avvertimento gli amici vicini e lontani sarebbero potuti accorrere al capezzale del morente per dirgli un ultimo addio.
A volte la Banshee era creduta un fantasma anziché una fata, e più nello specifico il fantasma di una donna morta assassinata o deceduta durante il parto. Era una donna piccola, vestita di bianco o di grigio, più raramente di rosso o marrone, e con lunghi capelli chiari (biondi, bianchi o castano dorato) che era solita pettinare con una spazzola d’argento. Ella poteva però apparire con diverse sembianze: spesso come una brutta e spaventosa strega, altre volte come una bellissima donna dell’età che desiderava.
Secondo la leggenda nel 1437 il re scozzese James I fu avvicinato da una veggente irlandese, poi identificata come una Banshee, che gli predisse il suo assassinio per mano del Conte di Atholl.

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La Banshee

THE “BEAN-NIGHE”

La Bean Nighe scozzese (letteralmente la “lavandaia”) è una Banshee che viene solitamente avvistata dai viaggiatori nei pressi di laghetti o fiordi, mentre lava il sudario di una persona che sta per morire, cantando una nenia o piangendo. Lo spirito fatato confiderà il nome dello sfortunato che sta andando incontro alla morte e, se il viaggiatore avrà il coraggio di chiederlo, rivelerà anche il suo destino.

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Caoineag (pronunciato più o meno cugnag) è il nome di uno spirito del tipo Banshee molto simile alla Bean Nighe. Letteralmente “la piagnona” la Caoineag vive nei pressi di cascate o corsi d’acqua e col suo pianto preannuncia la morte di qualcuno ma, a differenza della Bean Nighe, viene solo sentita e mai vista.

LA BANSHEE DI GLENCOE

Glencoe, 1692: trentotto persone tra uomini, donne e bambini vennero brutalmente massacrati (l’evento è conosciuto proprio come “il massacro del Glencoe”). Il macabro evento è da ricollegato alla richiesta fatta ai capi Clan, da parte di Re William III (Guglielmo d’Orange, usurpatore del trono di suo suocero), di giurare fedeltà alla corona dimostrando la propria lealtà nei suoi confronti. Sfortunatamente per i MacDonald di Glencoe, il loro clan chief Alasdair MacDonald partì troppo tardi da casa e, ahimè, arrivò alla presenza del re fuori dal tempo massimo consentitogli, ovvero il primo gennaio, con un ritardo di due giorni. Le autorità usarono questo ritardo come scusa per dare l’esempio del loro potere ai Clan. Alle forze governative stanziate a Fort William venne ordinato di ‘abbattersi sui ribelli, i MacDonald di Glencoe!’. Prima dell’attacco i soldati si presentarono al clan con fare amichevole, come se fossero solo dei visitatori pacifici ma poi, nelle prime ore del 23 febbraio 1962, irruppero nel villaggio uccidendo i membri del clan mentre dormivano. Alcuni riuscirono a scappare e a rifugiarsi sulle colline circostanti, ma il freddo dell’inverno scozzese non diede loro scampo. La leggenda vuole che la notte prima del tragico avvenimento alcuni membri del Clan MacDonald udirono il lamento della Banshee. Alcuni, sentendo il pianto trasportato dal vento e captando il cattivo presagio che esso recava, decisero di scappare salvandosi la vita.

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Una Bean-nighe

Chi combattè a Culloden?

L’altro giorno mi sono imbattuta in questo interessantissimo articolo postato sul blog del Culloden Battlefield Visitor Center. La battaglia di Culloden, combattuta nel 1746 poco lontano da Inverness, ebbe effetti disastrosi per la cultura gaelica e per la vita degli scozzesi (e non solo, come leggerete) che in quel tragico giorno perdevano definitivamente la speranza di riprendersi la propria indipendenza e restaurare sul trono un re del casato degli Stuart, famiglia privata del titolo regale e mandata in esilio in Francia prima e a Roma poi. Molte persone pensano erroneamente che la battaglia di Culloden venne combattuta tra Scozzesi ed Inglesi ma in realtà non fu così. Andiamo dunque a scoprire la verità in questo articolo, che ho tradotto per voi e che potete trovare in lingua originale nel Blog “Culloden Batterfield: Behind the scenes look at Culloden Battlefield and the National Trust for Scotland”.

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‘ It’s not Scotland VS England’

Probabilmente, una delle idee sbagliate più comuni che i visitatori hanno al Culloden Battlefield è la convinzione che la battaglia fu combattuta tra Inghilterra e Scozia. Non fu così. Uno degli aspetti più importanti di questa battaglia è che fu a tutti gli effetti una guerra civile. Molte famiglie erano divise nelle due fazioni che si fronteggiarono e le ragioni che portarono gli uomini a combattere furono molto più complesse della semplice questione della provenienza.

Il primo movimento Giacobita si sviluppò quando il re cattolico James II d’Inghilterra e VII di Scozia venne deposto dal trono, il quale passò nelle mani del cognato protestante Guglielmo d’Orange. Il termine giacobita, che deriva dal latino ‘Jacobus’ ossia James (l’italiano Giacomo), sta ad indicare un sostenitore dell’esiliato James II e dei suoi discendenti nella rivendicazione del trono inglese. Detto in parole povere, i giacobiti volevano uno Stuart sul trono Inglese. Ma perché un re Stuart anziché Guglielmo d’Orange, sua moglie la regina Anne, o gli Hannoveriani re George I e Geroge II? Si potrebbe dire che inizialmente si trattò di una questione religiosa, con i cattolici che si schierarono con i giacobiti. Quando re James II e VII era al potere, credeva nel diritto divino del re e di conseguenza il Governo si vide privato di alcuni poteri. Il cattolicesimo era inoltre la religione dei nemici storici degli inglesi, Francia e Spagna, e quando il parlamento inglese spinse Guglielmo d’Orange a conquistare il trono la religione della famiglia reale cambiò, diventando il protestantesimo. L’Act of Settlement del 1701 in qualche modo suggellò il destino degli Stuart dichiarando che chiunque fosse diventato Cattolico, o ne avesse sposato uno, perdeva il diritto di ereditare il trono. Quest’atto fu la ragione per cui il trono passò al casato degli Hannover, nella figura del re  Giorgio I.

Se la ragione fosse stata solo questa sarebbe stato facile spiegare chi era dalla parte dei giacobiti. Ahimè, niente nella storia è mai così semplice. Dopo quelle religiose ci sono le motivazioni politiche. Nel 1707 i regni di Scozia ed Inghilterra vennero uniti formando la Gran Bretagna ma molte persone non erano soddisfatte, date le evidenti disparità soprattutto economiche nelle diverse aree dei Paesi. Alcuni sentivano che il Parlamento Scozzese era divenuto corrotto e che la Scozia, dominata dall’Inghilterra con il terrore, avrebbe fatto la fine del Galles, che 400 anni prima era stato inghiottito dal Governo inglese. Dall’altra parte gli inglesi sentivano che avrebbero dovuto pagare di tasca loro i debiti scozzesi derivanti dall’infruttuoso Darien Scheme (dettagli qui) e che i mercanti scozzesi sarebbero stati autorizzati a commerciare con le colonie in America, sottraendo loro profitti. La sfiducia diffusa da ambo le parti sfociò in disordini in entrambi i lati del confine.

Le trasformazioni dell’economia e della politica avvenute dopo l’unione alimentarono nei giacobiti la necessità di un cambiamento. Il fatto che le città e le zone delle Lowlands fossero favorite rispetto al Nord del Paese, spinse molti abitanti delle Highlands ad unirsi alla causa giacobita per combattere l’unione. L’emozione di prendere parte ad una nuova causa e combattere contro le persone al potere spinse molti giovani, in cerca di gloria e avventure, a diventare giacobiti. Infine, la crescente tensione diffusa in Gran Bretagna, venne vista dalle altre potenze europee come un’opportunità di espandere il proprio potere e le rivolte giacobite vennero supportate anche dalla Francia, dall’Irlanda e dalla Spagna che portarono reclute da oltremare nella speranza di smantellare la potenza inglese.

Se molte persone si unirono alla causa perché lo volevano, molti altri lo fecero per necessità. Il sistema sociale dei Clan era ancora largamente diffuso in Scozia e se il Capo Clan decideva di combattere con i giacobiti ai suoi uomini non restava che seguire il suo volere: se si fossero rifiutati di seguire il loro capo in battaglia, la loro casa, la loro proprietà, sarebbe stata data alle fiamme. Alcuni Clan fecero il doppio gioco e piazzarono uomini in entrambe le parti del conflitto: un figlio dalla parte dei giacobiti, uno con le truppe governative. In questo modo il Clan sarebbe stato al sicuro qualunque fosse stato l’esito dei combattimenti; gli uomini della parte perdente sarebbero stati definiti come un gruppo di ribelli, senza ripercussioni negative per il resto del Clan.

Con la crisi economica che colpiva moltissime persone nel paese la causa giacobita era vista come una possibilità di evadere dalla povertà e di far parte di un gruppo che si sarebbe preso cura dei suoi seguaci. Così, uomini dalla Scozia e dall’Inghilterra, si unirono ai giacobiti nella speranza di costruirsi una vita migliore. La religione giocava ancora una parte importante e nel 1745 molti Episcopaliani, che credevano nel diritto divino del re, si unirono alla causa per combattere a sostegno degli Stuart che erano considerati i legittimi eredi al trono e che, si sperava, avrebbero segnato la fine delle discriminazioni contro i cattolici.

Ecco quindi che, nel 1745 e nell’ultima rivolta, c’erano giacobiti che combattevano per un re Stuart, per la loro religione, per migliorare la loro condizione economica, perché erano stati costretti oppure per l’eccitazione di prendere parte ad una nuova causa. Il giacobita medio non esisteva. Essi venivano da tutti i ceti sociali e da tutta la Gran Bretagna. Il giorno della battaglia, a Culloden c’erano Clan schierati in entrambe le fazioni e uomini dall’Irlanda, dalla Francia, dall’Inghilterra e dalla Scozia che combattevano tutti per le loro ragioni personali. La battaglia è stata dunque più una guerra civile che un semplice scontro ‘Scozia contro Inghilterra’ come molti pensano.

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FONTE:  “Culloden Batterfield: Behind the scenes look at Culloden Battlefield and the National Trust for Scotland

Pagina Facebook: https://www.facebook.com/cullodenbattlefield/?ref=ts&fref=ts

La Scozia occidentale e l’Isola di Skye: itinerario di 7 giorni

La maggior parte delle persone che hanno viaggiato lungo la Scozia rimangono affascinate dall’Isola di Skye: quest’isola, che fa parte delle Ebridi Interne, offre dei paesaggi naturalistici mozzafiato e soprattutto molto vari. Si va dalla drammaticità dei Cuillin, le alte e nebbiose catene montuose dell’isola, al verde della costa e dell’entroterra montuoso della Trotternish Peninsula, alle bianchissime coral beaches nei pressi di Claigan. Non manca ovviamente la parte storica, con castelli, ruderi, broch, nonchè quella legata alle leggende, con un vasta presenza di luoghi connessi al mondo fatato delle creature soprannaturali di cui la tradizione scozzese è piena.

Per visitare l’Isola di Skye serve senza ombra di dubbio più di una giornata: l’isola è molto più grande di quello che sembra e gli spostamenti in auto risultano rallentati per via delle diffuse e suggestive single track roads, strette e tortuose stradine composte da una solo corsia, con delle piazzole laterali poste ad intervalli costanti per permettere ai veicoli di scansarsi per far passare quelli provenienti dal lato opposto. L’ideale sarebbe trascorrere su Skye dalle due giornate in su, ma quando il tempo è poco e con la dovuta organizzazione, si possono esplorare almeno i luoghi di maggior interesse. Il mio consiglio è di gestire bene il tempo a disposizione, scegliendo anticipatamente e con cura le cose che non ci si vuole assolutamente perdere, e di soggiornare in una zona centrale dell’isola come per esempio Portree, che è anche il più grande centro abitato e quello che offre maggiori servizi. Continua a leggere “La Scozia occidentale e l’Isola di Skye: itinerario di 7 giorni”

Road to the Isles: la strada delle meraviglie

Ci sono moltissime strade panoramiche che si diramano lungo tutto il territorio scozzese. Le più note sono senza ombra di dubbio la A82 che passa per la solitaria Glencoe, il Pass of the Cattle (Bealach na bà) per raggiungere la penisola di Applecross, le numerosissime strade costiere sulla mainland o sulle isole che offrono scorci magnifici sul mare. Tra tutte quelle che ho avuto l’opportunità di percorrere la mia preferita è la Road to the Isles, che collega Fort William a Mallaig, piccolo villaggio da dove partono molti traghetti per le Ebridi Interne, in particolar modo quello per Skye.

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La Road to the Isles (strada A830) è un’ottima via per arrivare a Skye: anzichè percorrere lo Skye Bridge, più comodo e veloce ma meno scenografico, si può arrivare fino a Mallaig per poi imbarcarsi e raggiungere l’Isola via mare (o viceversa si può lasciare Skye via mare e percorrere la Road to the Isles fino a Fort William). Una rotta alternativa che merita sicuramente di essere percorsa! Il paesaggio è mutevole e va dalla foresta, agli scenografici Loch, alle spiagge bianchissime. Bellezze naturali si, ma anche storia. Proprio sulla road to the Isles, nei pressi di Glenfinnan, si radunarono le forze giacobite alla vigilia della rivolta del 1745. E proprio “Jacobite” si chiama il pittoresco treno a vapore che percorre questo tratto della West Highland Railway, sbuffando e fischiando mentre passa sul famoso viadotto visto anche nei film di Harry Potter, sotto le sembianze dell’Hogwarts Express. Molti affermano che sia una delle tratte ferroviarie più belle dell’intero Regno Unito perchè offre delle magnifiche visuali delle Highlands. Un’alternativa curiosa all’auto, perchè no!

Glenfinnan-Viaduct-Scozia

Partendo da Fort William, cittadina che sorge ai piedi del Ben Nevis, la cima più alta del Regno Unito, e proseguendo per circa mezz’oretta verso Est lungo il Loch Eil si raggiunge il villaggio di Glenfinnan. Qui, affacciato sulle sponde del Loch Shiel e circondato da scoscese montagne che formano un magnifico fiordo, sorge il Glenfinnan Monument. Eretta nel 1815, l’alta torre sovrastata dalla statua di un highlander, sorge nel luogo in cui, il 19 agosto 1745, il Bonnie Prince Charlie (Charles Edward Stuart) innalzò i suoi stendardi sul suolo scozzese, intenzionato a riprendersi il trono dei suoi avi, suo di diritto, dopo che la sua famiglia era stata ingiustamente esiliata e privata del titolo reale. Fu proprio a Glenfinnan, in questa splendida cornice naturale, che i Clan fedeli agli Stuart si riunirono per la prima volta sotto un unico vessillo, giurando fedeltà al loro principe e dando così inizio alla tragica rivolta giacobita che sfociò nel sanguinoso Culloden, l’anno seguente.

Alle spalle del monumento si trova il Glenfinnan Viaduct, eretto assieme al resto del tratto ferroviario Fort William-Mallaig tra il 1897 e il 1901 e costituito da una serie di 21 archi che lo rendono davvero molto pittoresco. Il viadotto è stato la location cinematografica di molte serie tv e di altrettanti film, i più famosi dei quali quelli di Harry Potter. L’Hogwarts Express è proprio il Jacobite Steam Train che transita sul Glenfinnan Viaduct. Ci sono moltissimi sentieri che partono dal parcheggio accanto al centro visitatori e che si inerpicano sui fianchi delle montagne circostanti. C’è chi, dopo aver controllato l’esatto momento di passaggio del Jacobite, si apposta lungo questi sentieri per scattare una pittoresca fotografia del treno sbuffante.

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Glenfinnan Viaduct

Poco distante dal Glenfinnan Monument c’è una piccola perla nascosta e sconosciuta ai più: la St. Mary and St. Finnan Church, una chiesetta davvero carina e immersa nella pace, proprio sopra il Loch Shiel. Risalente alla metà dell’800, la chiesa è romanticamente legata alla figura del Bonnie Prince Charlie: al suo interno, bianco e luminoso, si trova una targhetta commemorativa del principe ed inoltre, fatto curioso ed emozionante, la porta sul lato orientale, cioè quella rivolta verso il Glenfinnan Monument, è sempre aperta in modo che l’anima di Charles possa trovare rifugio se mai decidesse di ritornare a casa, in Scozia. Gli appasionati di storia apprezzeranno sicuramente questo luogo!

Saint Mary and Saint Finnan Chatolic Church
St Mary and St Finnan Catholic Church

Prosguendo lungo la Road to the Isles, il paesaggio cambia ripetutamente mano a mano che ci si avvicina al mare. I boschi lasciano spazio a un ambiente più aperto e molto roccioso, con bassi rilievi montuosi a contornare il tutto.  Una volta suerarato il villaggio di Arisaig, le scelte sono due: seguire la strada principale oppure svoltare nella vecchia e breve strada costiera. La strada principale è la A830, di più recente costruzione e più veloce, poichè “taglia” tutta la costa fino a raggiungere Morar. Tutta un’altra cosa è la vecchia strada costiera, la B8008, che segue il breve tratto di costa e offre dei panorami mozzafiato e delle spiagge che sono dei veri gioielli. Lasciate da parte la fretta e la comodità della A830 ed inoltratevi in questa single track road che sembra portarvi in un altro mondo: una volta superarto Arisaig, il bivio (o meglio i bivi, poichè potete prenderla più punti) per la strada costiera è segnalato da dei grandi cartelli marroni, che marcano luoghi di interesse paesaggistico/culturale/storico, con la scritta “Alternative Scenic Route” o “Alternative Coastal Route”.  Solo un quarto d’ora di strada in più, ma ne vale la pena!

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La Alternative Scenic Route (A8008) tra  Morar ed  Arisaig. In giallo invece la strada principale (meno ‘scenic’!)

Ben presto si intavede il mare, che appare all’improvviso, una volta lasciato l’entroterra. Ala vostra destra un verdissimo campo da golf, alla sinistra, una sottile striscia di sabbia, scogli e una miriade di piccole isolette poco lontane dalla riva. Queste spiaggette così selvagge continuano per tutta la costa raggiungendo il loro massimo splendore alla Camusdarach Beach. Si lascia la macchina in un parcheggio segnalato lungo la strada e da qui, con una breve passeggiata, si raggiunge l’incantevole spiaggia: dune di sabbia bianchissima, con tanti sentieri scavati all’interno dell’erba e delle ginestre, si affacciano su di un mare che, in una giornata di sole, sembra color verde smeraldo. La vista si perde all’orizzonte, dove si possono intravedere le cime dei Monti Cuillin su Skye e le Isole di Rum e Eigg. Uno spettacolo meraviglioso! Perdere la cognizione del tempo passeggiando qua e là lungo la spiaggia è normale, è un luogo davvero molto tranquillo e rilassante.

Camusdarach Beach
Camusdarach Beach

Camusdarach Beach
Camusdarach Beach

Poco lontano dalla Camusdarach Beach si trova un’altra bellissima spiaggia che fa parte delle Siver Sands of Morar, l’insieme delle spiagge che si trovano accanto alla foce del fiume Morar e su tutta la vecchia strada costiera. Lasciando la macchina lungo la strada si raggiunge una distesa di sabbia bianchissima, in netto contrasto con il verde scuro degli alberi circostanti. Questa spiaggia si sviluppa attorno alla foce del fiume Morar, il più corto della Scozia, fino a raggiungere il mare, poco distante. Camminando si può raggingere anche la vicina Camusdarach.

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Silver Sands of Morar

Poco dopo l’incanto finisce e ci si ricongiunge nuovamente alla A830. Una volta superato il ponte sul fiume Morar, che offre l’ultimo scorcio di sabbia bianchissima, la strada fino a Mallaig è breve e veloce. Al porto di Mallaig aspetta un traghetto, pronto a portarvi verso un altro luogo magico: l’Isola di Skye!

Infine, un piccolo consiglio: nei pressi del centro visitatori del Glenfinnan Monument c’è un parcheggio, ma è a pagamento. Percorrendo ancora una quarantina di metri ne troverete invece uno gratuito, alla vostra destra.


Link utili:

road to the isles
Road to the Isles

CAMUSDARACH BEACH: il paradiso in Scozia

Tutti abbiamo un luogo che ci portiamo nel cuore, dopo i nostri viaggi. In Scozia il mio è Camusdarach Beach, una spiaggia dall’aspetto alquanto meditteraneo che non mi aspettavo di trovare qui, così a Nord. L’ho raggiunta in una giornata nuvolosa, ma non appena ho scorto il bianco candore della sabbia oltre la collina erbosa…il sole ha fatto capolino, lucente e tiepido, mostrando la spiaggia in tutto il suo splendore, cosme se fosse l’immagine di una cartolina o di qualche pubblicità turistica. Una meraviglia!

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Camusdarach Beach (dal Gaelico An Camas Darach, ‘Oak Bay’, baia della quercia) si trova lungo la Road to the Isles, sulla vecchia single track road costiera oggi soppiantata da una più moderna e veloce strada che però passa nell’entroterra. Percorrendo la vecchia scenic route che si dirama dalla strada principale sembra di essere in un mondo completamente diverso, è tutto così tranquillo, è tutto così bello che sembra quasi di essere soli, che il tempo si sia fermato. Un’infinita sensazione di pace. Prima di raggiungere la spiaggia si passa per una zona molto rigogliosa, con alberi e piante ai bordi della carreggiata, finchè improvvisamente si intravede il mare, di un blu profondo, in un bellissimo contrasto con il verde circostante. Camusdarach beach si raggiunge con una breve passeggiata che dal parcheggio conduce lungo un prato abitato da allegre pecorelle fino alle dune di sabbia che sovrastano la spiaggia, che appare alla vista in tutto il suo splendore.

Camusdarach Beach

Sabbia bianchissima, mare blu profondo e, a contornare il tutto, delle cedevoli dune ricoperte d’erba e di piante. Sopra di esse un groviglio di stradine, sentieri, cunicoli scavati dai visitatori, che si inerpicano tra le ginestre e gli steli pungenti in un saliscendi che si apre sempre su nuovi, bellissimi, scorci. Presa da un’improvvisa frenesia mi sono addentrata in quel magico labirinto sentendomi in qualche modo parte di qualche favola avventurosa: una piccola salita, una curva a destra, un tunnel scavato nei fiori gialli del ginestrone e di nuovo fuori, sulla cima della duna, con gli occhi pieni di quel paesaggio mozzafiato.

Camusdarach Beach

Una piccola spiaggetta, una duna, un sentiero, un’altra piccola spiaggetta, in un susseguirsi di meraviglie e di emozioni. La vista è spettacolare: in una giornata limpida si possono vedere le cime frastagliate dei monti Cuillin di Skye, il profilo del’Isola di Rum e le ripide scogliere di Eigg. E’ un posto che non si lascia tanto facilmente, ha una bellezza magnetica che ti spinge ad esclamare “Ancora un altro pò, voglio rimanere ancora un altro pò”.

Camusdarach Beach

Camusdarach Beach è legata ad un film cult degli anni ’80, Local Hero. Alcune scene sono state girate proprio sulla spiaggia scozzese ma l’immaginario villaggio di Farness, che nella pellicola si trova proprio accanto alla spiaggia, è in realtà Pennan, sulla costa Est della Scozia.
Camusdarach Beach fa parte delle Silver Sands of Morar, una serie di spiagge che si trovano sulla costa tra Mallaig e Arisaig, tratto costiero considerato uno dei più belli del Regno Unito.

Camusdarach Beach


Camusdarach Beach si trova poco a sud dell’estuario del fiume Morar. C’è un parcheggio circa 800m a Nord del campeggio dal quale con una breve passeggiata si raggiunge la spiaggia.

Camusdarach Beach