La bellissima idea di descrivere la Scozia dalla A alla Z mi è stata data da Giulia di Viaggiando con gli occhiali che a sua volta l’ha presa da Sivia di Trippando. Si tratta del progetto #insiders che ha lo scopo di “raccontare la nostra città (o paese, o regione) vista dagli occhi e dall’esperienza di chi ci vive”. Anche se non vivo in Scozia, la considero come una seconda casa quindi…perchè non partecipare? Eccovi dunque la mia Scozia dalla A alla Z!
A come ABBAZIE (e cattedrali!)
Antiche, misteriose, il più delle volte in rovina. Su tutto il territorio scozzese si trovano moltissime abbazie risalenti ad epoche diverse, ognuna con una propria storia. Sono edifici imponenti e mistici che sono resistiti nel corso dei secoli a lotte, battaglie ed invasioni ma anche agli aspetti metereologici. La Melrose Abbey si trova nei Borders ed è una delle più elaborate; la Iona Abbey sull’omonima isola è invece la più antica e proprio da qui si diffuse il Cristianesimo in tutta la Scozia. Tra le cattedrali le più conosciute sono la St.Andrews Cathedral, la Elgin Cathedral e la St.Giles Cathedral ad Edimburgo
Qualcuno di voi forse si ricorda della mia disavventura di alcuni mesi fa. Dopo un fantastico e perfetto mese e mezzo passato tra Inghilterra e Scozia, mentre andavo in treno a Manchester ho perso (o mi è stato rubato, non l’ho mai capito!) il portafoglio. Lo ammetto, non ho mai seguito minimamente la regola che “mai avere tutto nello stesso posto” perchè mi sono sempre detta che, facendo molta attenzione, non ce n’e bisogno. Mi sono ricreduta eccome! In quel maledetto portafoglio io avevo tutto: contanti (per fortuna pochi), carta d’identità, carta di credito, bancomat e tessera sanitaria. Mi sono trovata a Manchester, a due giorni dal volo di rientro, a non saper davvero come fare. Senza soldi e senza un documento. Non nego di essermi sentita disperata e persa e non mi vergogno ad ammettere di essermi messa a piangere in svariate occasioni!
Leggendo il blog vi sarete di certo accorti della quantità enorme di luoghi che gli scozzesi ritengono magici, fatati. Uno di questi posti incantati si trova sull’Isola di Skye e sono le cosiddette Fairy Pools, le piscine delle fate. Visitando questo angolo di Scozia si può comprendere pienamente il perchè di queste strane credenze soprannaturali: lungo il corso del fiume Brittle, che scorre in una valle circondata dalle montagne a sud di Portee, poco distante dalla Talisker Bay, si è creata una serie di piccoli laghetti, di piscine naturali, caratterizzate dall’incredibile trasparenza dell’acqua, così pura e cristallina da apparire adirittura azzurra. Continua a leggere “Isola di Skye: Fairy Pools, le piscine delle fate”→
L’ultimo week end di novembre io ed alcuni amici abbiamo trascorso un paio di giorni nella mia amata Edimburgo. Il tempo non è stato clemente, la pioggia ed il freddo non ci hanno data tregua, ed i pochi giorni a disposizione sono letteralmente volati. Le cose da fare e da vedere sono ovviamente moltissime ma siamo riusciti ad organizzare per bene il tutto, in modo da sfruttare al massimo il poco tempo a disposizione. La fortuna poi è stata dalla nostra parte: abbiamo scelto casualmente in week end in cui viaggiare e siamo capitati in città proprio durante i festeggiamenti del patrono scozzese, Saint Andrews: molte attrazioni erano gratuite, come per esempio Holyrood Palace e il Castello, e molte altre avevano delle promozioni sull’acquisto di più tickets… un bel risparmio! Siamo arrivati ad Edimburgo venerdì pomeriggio per poi ripartire il lunedì successivo, poco dopo mezzogiorno: ecco un breve racconto della nostra esperienza in una bellissima Edimburgo natalizia!
VENERDI’ POMERIGGIO
Una volta raggiunto il centro città con l’autobus n° 35, che si prende proprio fuori dall’aereoporto e in poco meno di un’ora (e alla modica cifra di £1,50!) porta direttamente davanti ad Holyrood con moltissime fermate nel tragitto, abbiamo optato per un pranzo pomeridiano in un piccolo locale thailandese (il Ting Thai Caravan). Lungo la strada per il nostro ostello ci siamo imbattuti nella statua di Greyfriars Bobby: un passante si è fermato e ci ha raccontato la commovente storia di questo cane che, nel diciannovesimo secolo, ha vegliato per ben undici anni sulla tomba del suo defunto padrone. Il simpatico passante, felice ed orgoglioso di mostrare un angolo della sua magnifica città a un gruppo di ragazzi stranieri, ci ha anche accompagnati all’adiacente Greyfriars kirkyard, il cimitero dove sono sepolti sia Bobby che il suo padrone.
Greyfriars Bobby
A pochi passi da Greyfriars si trovava il nostro ostello, sull’angolo tra Grassmarket e Cowgate. Il Budget Backpackers l’abbiamo scelto per la posizione centrale e per il prezzo vantaggioso. Diciamo che oltre a quello, non era proprio uno splendore, ne abbiamo visti decisamente di meglio! Era comunque vivibile, e abbastanza come “rifugio” per la notte, che era poi quello che interessava a noi. Non abbiamo perso tempo e siamo immediatamente usciti per fare una spesa veloce ma ecco che pochi passi prima del più vicino negozio ci siamo imbattuti in una libreria stratosferica! Armchair Books è una libreria che raccoglie volumi usati, recenti ma anche più datati. Per gli amanti dei libri “antichi”, questo è il paradiso: l’atmosfera, la luce, i colori, il profumo di carta impolverata fanno venir voglia di passarci un intero pomeriggio, a rovistare tra gli scaffali!
Armchair Books
Victoria Street e le luci di Natale
Addentandoci nella Old Town, tra lucette colorate e decorazioni natalizie, ci siamo poi spostati nella zona di Princes Street Gardens, cuore verde della città, dove ogni anno vengono allestiti i mercatini di Natale. La folla in effetti era tutta concentrata all’interno dei giardini, che sono magnifici in questo periodo dell’anno, brillanti di luci colorate e rallegrati dalla musica natalizia. Non avevo mai visitato una grande città durante il Natale e devo dire che mi è piaciuto moltissimo! Tutto molto curato, con un’atmosfera così magica ed attrazioni ed attività per tutti i gusti. Abbiamo passeggiato tra le bancarelle, rapiti dall’infinità di cose buone da mangiare e dagli oggettini carini da comprare (prezzi proibitivi a parte!!), e ci siamo sentiti di nuovo bambini, nello spazio dedicato ai più piccoli, con giochi, il labirinto degli alberi di natale, la giostra, lo zucchero filato…che magia!
I Christmas Market di Princes Street Gardens
Le bancarelle dei Christmas Markets
La ruota panoramica
Un mix natalizio
La giornata si è conclusa con un classico giro dei Pub, di cui al momento non ricordo i nomi… me ne è rimasto impresso solo uno, che si trovava all’interno di un edificio che era stato una banca, con soffitti altissimi e decorati, un sacco di gente, ed un’infinita scelta di birre! Abbiamo girato in lungo ed in largo George Street, costellata di locali alla moda, e le zone di Grassmarket, dove si trovano pub più semplici e caratteristici, e Cowgate, con una serie di locali davvero strani e particolari!
“The Standing Order”, il pub nell’edificio che ospitava una banca
SABATO
Come ho già detto, casualmente siamo capitati nel week end dei festeggiamenti per Saint Andrews, il patrono della Scozia, e abbiamo approfittato dei biglietti d’ingresso gratuiti o scontati per molte attrazioni. E’ il caso per esempio del St.Giles Cathedral Rooftop Tour (offerta 2×1 sui ticket), un interessantissimo tour guidato sul tetto e nella torre della St.Giles Cathedral, sul Royal Mile. Lo avevo prenotato già da casa quindi abbiamo avuto la guida, un ragazzo giovane, simpatico e paziente, tutta per noi quattro. Il tour è stato davvero molto interessante ed oltre alle “parti alte” della cattedrale, con una bella vista sul Royal Mile e nei dintorni di Edimburgo, la guida ci ha anche spiegato un pò la storia dell’edificio, di St. Giles e ci ha mostrato la magnifica Thistle Chapel, la cappella dell’Ordine del Cardo, che quel giorno era chiusa al pubblico. Se siete ad Edimburgo vi consiglio decisamente questo tour!
Vista del Royal Mile dalla St Giles Cathedral
Il bellissimo soffitto decorato all’entrata della Thistle Chapel
Un particolare della Thistle Chapel
Dopo una veloce passeggiata a Calton Hill, parco pubblico cittadino dove sono presenti una serie di edifici dal curioso stile architettonico, abbiamo preso l’autobus direzione Rosslyn Chapel. Era da tanto che volevo visitare questa misteriosa chiesetta che si trova a mezz’ora d’autobus dal centro città e che appare nelle ultime scene del film “Il Codice daVinci”. Ne è valsa la pena: la Rosslyn Chapel è un luogo davvero misterioso, con una struttura molto particolore ed elaborata, moltissime sculture alle quali tutt’oggi non si riesce a dare un significato e delle bellissime decorazioni intagliate nella pietra. La cappella di Rosslyn è legata alla leggenda dei templari e del Sacro Graal.
La “colonna dell’apprendista” alla Rosslyn Chapel
Rosslyn Chapel
Particolare alla Rosslyn Chapel
La giornata si è conclusa con l’immancabile shopping su Princes Street (obbligatoria per me la tappa da Primark!) e con un giretto ai mercatini di St. Andrews Square, più piccoli rispetti a quelli visitati ieri ma non meno affascinanti!
Edinburgh Castle by night
DOMENICA
La nostra ultima giornata intera è stata molto piena ed interessante. Avevo già prenotato da casa i biglietti (gratuiti) per visitare l‘Holyrood Palace, in modo da evitare la fila alla biglietteria. Sotto una pioggia battente, tutt’altro che la classica pioggerella scozzese, abbiamo iniziato la visita al palazzo. Era la cosa che più mi attirava, che desideravo vedere da tempo, perchè fu la residenza di Mary Stuart, Queen of Scots e, per un brevissimo periodo, del Bonnie Prince Charlie. L’audioguida, compresa nel prezzo del ticket, spiega dettagliatamente ed in modo molto chiaro le varie stanze che si attraversano e sono disponibili anche degli approfondimenti storici da ascoltare per comprendere appieno la storia del palazzo, che oggi è la residenza ufficiale della Regina Elisabetta in Scozia. La parte che più mi ha emozionato è stata quella riguardante Mary Stuart, entrare in quelli che erano i suoi appartamenti e la sua camera da letto e vedere la targhetta che ricorda il luogo in cui venne abbandonato il cadavere di Davide Rizzio, suo consigliere e forse amante, dopo essere stato assassinato alla presenza della regina. Purtroppo, non si potevano scattare fotografie! (Ok lo ammetto, non ho resistito e almeno una ho dovuto farla!!!!!). Fuori dal palazzo, abbiamo visitato la Holyrood Abbey, antica abbazia in rovina, molto suggestiva anche se la pioggia incessante non ci ha permesso di esplorarla a dovere.
Holyrood Palace
Holyrood Palace: il luogo dove fu assassinato Davide Rizzio
Holyrood Abbey
Avevamo in mente di scalare l’Arthur’s seat oggi ma il tempaccio ci fa desistere. Raggiungiamo invece il vicino Dean Village, conosciuto in passato come “Water of Leith Village” e dove si trovava un importante centro di macinazione del grano per oltre 800 anni. Sembra che il tempo si sia fermato qui, sull’argine del fiume, dove gli edifici conservano ancora un non so che di medievale ed antico.
Dean Village
Dean Village
Dopo il Dean Village è stata la volta del National Museum of Scotland. Spinta più da mio fratello, che voleva visitarlo anche perchè gratuito, sono rimasta piacevolmente colpita da questo museo ricco ed interessante. E’ molto grande e spesso mi sono trovata in difficoltà a seguire un filo logico nelle varie mostre ma la più interessante è stata senza ombra di dubbio quella sulla storia scozzese, dai celti ad oggi, in particolare la vetrina dedicata a Charles Edward Stuart. La visita al museo porterebbe via tranquillamente una giornata, facendo un pò di corse l’abbiamo girato sommariamente in un paio d’ore. Dalla terrazza in cima all’edificio si gode di un’ottima visuale sulla città.. peccato che quel giorno era chiusa per il maltempo!
National Museum Scotland Edinburgh: la parte dedicata al mondo animale
National Museum Scotland Edinburgh: la Hall
La vetrina dedicata al Bonnie Prince Charlie
Set di stoviglie da viaggio appartenuto al Bonnie Prince Charlie
Pezzo di tartan di un kilt indossato dal Bonnie Prince Charlie
Una serie di immagini rappresentanti i re scozzesi
Lewis Chessmen, pezzi di scacchi ritrovati sull’Isola di Lewis e risalenti al XII secolo
Culla e piccolo trono appartenuti al figlio di Mary Stuart, Giacomo VI
Pezzo di granito con la bandiera scozzese
Copia della tomba di Mary Stuart. L’originale è conservata a Westminster, Londra.
Ritratti del Bonnie Prince Charlie da bambino
La sera abbiamo fatto un altro giretto nei Pub di Edimburgo. Quello che mi è piaciuto di più stavolta è stato il Royal Oak, un pub che non è frequentato dai turisti bensì dai veri edimburghesi (si dice così??). Quando siamo entrati siamo stati accolti da un caminetto scoppiettante e da un simpatico gruppo di persone che ci hanno salutati con entuasiasmo, mentre due signori cantavano e suonavano la chitarra in un angolo e un vecchietto senza denti sorseggiava il suo tè. Alle pareti ho subito notato tre quadri che mi hanno fatto nascere un sorriso di meraviglia: la dichiarazione di Arbroath che sanciva l’indipendenza della Scozia dall’Inghilterra, lo sbarco del Bonnie Prince Charlie su suolo scozzese e un’immagine della battaglia di Culloden, tre momenti salienti della storia scozzese. Mi sono sentita nascere dentro il senso di orgoglio che caratterizza la maggior parte degli abitanti della Scozia qui, in questo pub che ho subito ribattezzato “il covo degli indipendentisti”, in senso positivo, of course!
The Royal Oak, Edimburgo
LUNEDI’
Ovviamente, in men che non si dica è arrivata ora di tornare a casa. Prima del nostro volo, che partiva alle 14, abbiamo approfittato dell’ultima occasione per Saint Andrews Day: l’entrata gratuita al Castello di Edimburgo. Io ci ero già stata ma ho colto la palla al balzo per visitarlo nuovamente e mostrate le cose più imporanti a mio fratello, che invece non ci era mai stato. In poco meno di un’ora e mezza (e praticamente correndo) siamo riusciti a vedere un pò tutto anche perchè, fortunatamente, c’era poca gente.
Il castello di Edimburgo, lo scorso maggio
Il week end è letteralmente volato! Tre giorni per visitare Edimburgo sono pochi ma credo che, se ben organizzati, permettano comunque di esplorarla in modo soddisfacente. La capitale scozzese è una città bellissima, animata, storica, poliedrica che saprà di certo affascinarvi in ongi suo angolo e coinvolgervi nelle sue mille sfaccettature.
I giorni di ferie trascorsi in Scozia non sono mai abbastanza: per apprezzare e scoprire la moltitudine di paesaggi ed attrazioni bisognerebbe avere a disposizione dei mesi, e sarebbe ancora poco! Purtroppo, il lavoro è lavoro e le ferie sono quello che sono quindi… meglio godersele al massimo! Con 10 giorni a disposizione per esplorare la Scozia riuscirete ad organizzare un bel viaggio, con un itinerario ricco, vario ma non troppo intenso. Fare le corse per vedere più cose possibile non è un modo di scoprire la Scozia che vi consiglio: piuttosto che correre come trottole, limitandovi a veder scorrere i paesaggi dal finestrino, scegliete di vedere meno ma con più calma, e vi assicuro che non ve ne pentirete! Meno ma meglio, è il mio motto! Quello che segue è l’itinerario che ho pensato appositamente per il mio secondo viaggio in Scozia e racchiude i paesaggi della costa orientale e di quella occidentale, dell’entroterra, dei Parchi Naturali e dell’Isola di Skye.
Il massacro avvenuto a Culloden fu solo un preambolo di quello che sarebbe accaduto. Negli anni che seguirono, il governo inglese mise in atto un vero e proprio tentativo di repressione totale della cultura Gaelica scozzese e di sottomissione degli abitanti delle Highlands. L’intenzione era di spezzare la volontà e l’orgoglio di questo popolo e per prima cosa occorreva smantellare il sistema dei Clan ed eliminare i simboli della cultura gaelica.
Nel 1746, poco dopo Culloden, vennero emanati dal Governo inglese tre atti: l’Act of Proscription – Dress Act che vietava il possesso di armi, l’uso del kilt, del tartan e di tutto quanto facesse parte del costume tradizionale (ad eccezione del corpo militare composto dagli abitanti delle Highlands) e che fu poi abolito nel 1782; il Tenures Aboliction Actannullava qualsiasi legame feudale di servizio militare; l’Heritable Jurisdictions Acttoglieva qualsiasi potere ai capi Clan ed espropriava le loro terre, vendendole ai sudditi della Corona Britannica. Venne inoltre proibito suonare la cornamusa, bollata come strumento di guerra, e parlare la lingua gaelica. Si impose l’anglicizzazione dei nomi dei luoghi e delle persone ma meno successo ebbe la trasformazione dei cognomi. Tali legge governative avevano come chiara finalità la distruzione dell’identità, la cancellazione di una cultura, la soppressione del senso di appartenenza: l’identità gaelica doveva scomparire a vantaggio di quella britannica, attraverso l’eliminazione dei segni visibili di riconoscimento.
The Order of Release 1746, dipinto da Sir Henry Everitt Millais nel 1898. Il quadro raffigura la moglie di un ribelle giacobita, che era stato imprigionato dopo le rivolte del 1745, che presenta l’ordine di rilascio del marito ad un carceriere inglese.
Venne dato inizio poi alle cosiddette Clearances (letteralmente “sgomberi”), delle vere e proprie pulizie etniche che durarono approssimativamente dal 1750 al 1880: data la difficoltà di sradicare dagli uomini della Highlands le loro idee e le loro tradizioni, si pensò bene di sradicare la popolazione stessa, per sostituirla con le pecore. L’economia delle Highlands era stata, fino a quel momento, basata sull’agricoltura, a differenza di quanto accadeva nelle Lowlands dove era invece diffuso l’allevamento di pecore, un’attività che dava grandi profitti con la vendita di carne e lana e aveva costi di gestione bassissimi. Si decise di diffondere l’allevamento anche nel Nord della Scozia e decine di migliaia di pecore vennero portare nelle Highlands. Le greggi avevano bisogno di spazio e terreni sui quali pascolare, e proprio da queste terre vennero cacciati a forza gli abitanti: terre ricche di storia, abitate da uomini che le possedevano da almeno 700 anni, vennero sgombrate per far posto agli animali. Migliaia di Highlanders furono costretti ad andarsene, ad abbandonare le loro vite e le loro case, dalle quali venivano sfrattati a forza. In alcuni casi furono deportati addirittura interi villaggi, i cui abitanti venivano condotti ai porti ed imbarcati in massa. Tutte queste persone erano costrette ad emigrare in America, Australia, Nuova Zelanda. L’alternativa all’esilio oltre mare era la vita nelle città come Glasgow, grandi ed estranee, dove l’industrializzazione richiedeva sempre più manodopera, oppure lungo la costa, dove si sviluppò l’attività della pesca. In un solo anno, il 1792, vennero allontanati un migliaio di abitanti del Nord per far posto a greggi sterminate: non a caso i gaelici lo ricordano come Bliadhna nan Caorach, l’anno della pecora. Quelli che una volta erano stati i gloriosi e potenti Clan, ora venivano smembrati e le famiglie che ne facevano parte sparpagliate in giro per il mondo. È il caso dei Chisholm, un clan fierissimo la cui lealtà al Re, al Papa e alla loro stirpe fu duramente punita. Alla metà dell’800 solo una manciata di famiglie con questo cognome era rimasta nella loro terra: le altre erano state deportate in Canada e in Australia. I MacDonald di Keppoch e di Glengarry invece, strangolati dai debiti, furono costretti a vendere le loro proprietà e a mettere la loro gente in condizione di andarsene: si stima che 20.000 MacDonald di Glengarry dovettero imbarcarsi per il Canada, lasciando la loro terra alle pecore.
Highland Clearances, dipinto di John Watson Nicol, 1883 che ritrae una coppia di scozzesi emigranti.
Gli Highlanders, anno dopo anno, vennero condotti alle navi che li strappavano dalla loro terra e dalla loro storia, e lo fecero senza quasi ribellarsi, poiché non avevano altra scelta. I loro cuori erano certamente pieni di tristezza ed amarezza, come esprimono i versi composti da Alan MacDougal, un bardo di Glengarry:
“A cross has been placed upon us in Scotland,
Poor men are naked beneath it.
Without food, without money, without pasture,
The North is utterly destroyed”
Una croce è stata posta sopra di noi in Scozia,
i poveri sono indifesi sotto di essa.
Senza cibo, senza denaro, senza pascoli,
il Nord è completamente distrutto.
È significativa la testimonianza di Peggy MacCormack, nata MacDonald di Clanranald, che si può trovare nel libro di J.Preeble, The Highland Clearances (1982):
“Le clearances ci caddero addosso. Prima non c’era nel mondo per noi né peccato né afflizione, ma vennero le clearances e distrussero tutto: mutarono la nostra contentezza in amarezza, le nostre benedizioni in bestemmie, il nostro cristianesimo in derisione. Oh, Dio, gli occhi mi si riempiono di lacrime quando penso a tutto quello che abbiamo sofferto, e i dolori, le durezze e le oppressioni che abbiamo attraversato”.
After the Highland Clearances, dipinto di David Stratton Watt che ritrae un cottage abbandonato e delle pecore che pascolano.
Nonostante tutto, il Governo inglese negò ogni responsabilità nel genocidio culturale, definendo le clearances un atto necessario per risolvere il problema della sovrappopolazione nelle Highlands, fatto decisamente falso e irreale.
Ma ci fu anche chi si oppose alla brutalità delle Clearances, seppur senza risultati: nell’estate del 1792 una parte del Clan Aindrea, nella contea di Ross, diede il via ad una ribellione, guidata da Alasdair Wallace e sostenuta anche da membri di altri clan dei territori limitrofi. Organizzarono una spedizione contro le pecore e contro i nuovi invasori, scacciando con le urla e con i canti l’enorme gregge che stava avanzando verso le loro terre, fino a che non si trovarono davanti i proprietari e le autorità. Per schiacciare la riforma intervenne l’esercito, ed in particolare il 42° reggimento, quello dei famigerati Black Watch, che avevano preso parte anche alla mattanza di Culloden, equipaggiati in assetto di guerra, e di fronte ai quali i poveri highlander armati di sassi e bastoni, si arresero. In seguito a questa ribellione, vennero adottati dal governo dei metodi più veloci di sgombero della popolazione: delle squadre armate venivano mandate ad incendiare case e fattorie e i precedenti occupanti venivano messi davanti alla scelta dell’emigrazione o della vita nelle grandi città. Chi opponeva resistenza o chi si rifiutava di lasciare la propria terra veniva arrestato, ucciso o addirittura bruciato vivo nella propria casa. nel 1849 i MacDonald di Sollass, nell’isola di North Uist, rifiutarono di essere cacciati dalle loro case e imbarcati per il Canada. Resistettero alla polizia finché non arrivarono rinforzi da Glasgow per sedare la ribellione.
Si stima che tra il 1760 e il 1800, nella prima parte delle Clearances scozzesi, più di 70.000 Highlanders e abitanti delle Isole emigrarono, e probabilmente altrettanti lo fecero negli anni tra il 1800 ed il 1860. A queste cifre vanno aggiunti altri 150.000 scozzesi che furono obbligati a lasciare la loro terra per andare a vivere sulla costa o nelle grandi città. Per dare un senso a questi numeri, basti pensare che nel 1801 il numero totale di abitanti che vivevano in quelle che oggi sono le Highlands, le Western Highlands e Argyll & The Bute, era pari a 260.000 persone.
I versi di Ian MacCodrum, bardo del Clan MacDonald di Uist, celebrano l’addio alla libertà, alla patria e alla tradizione:
“Guardati attorno e osserva questa piccola aristocrazia
Senza pietà per le povere creature,
senza gentilezza per la loro parentela.
Essi non pensano che tu appartieni alla terra,
e sebbene essi ti abbiano lasciato vuoto e spoglio,
non considerano questo una perdita.
Essi hanno perduto il loro rispetto
Per ogni legge e promessa che esisteva
Tra gli uomini che trassero questa terra all’avversario”
Ruderi di villaggi e abitazioni sono molto cumuni in Scozia, abbandonati a seguito delle Clearances.
Come già accennato nel post precedente, per la mia prima esperienza di workaway ho scelto come destinazione la Scozia. Dopo un’accurata ricerca sul sito, e dopo essermi accordata con i miei hosts, eccomi atterrare all’aeroporto di Glasgow, in avanzato stato di agitazione perché:
1. Era la prima volta che viaggiavo completamente sola
2. Non conoscevo il posto in cui sarei arrivata, né tantomeno le persone che mi avrebbero ospitata
3. Mi separavano dalla mia meta 2 treni, una notte in ostello, e 1 autobus (io odio prendere i treni!)
Con mia grande gioia e soddisfazione, sono riuscita a cavarmela direi a meraviglia. L’unico intoppo è stato aver sbagliato letto nella camerata dell’ostello, ma è un dettaglio da poco… almeno non mi sono persa durante il tragitto, e questo è già qualcosa! Sono giunta a destinazione, il giorno dopo il mio arrivo in terra scozzese, sana e salva, e sono stata accolta alla fermata dell’autobus da Frances e Oliver, la coppia che mi avrebbe ospitata durante il mio soggiorno. Il percorso in autobus l’ho passato con il naso incollato al finestrino, incantata, mentre fuori scorrevano velocemente fattorie, immensi prati verdi, mucche e pecore.
Piano piano, i campi coltivati hanno lasciato spazio al bosco e alle prime colline, segnalandomi che ci stavamo addentrando nel Loch Lomond and The Trossachs National Park, il primo parco nazionale creato in Scozia e che prende il nome dall’omonino lago, il più grande del Paese, il Loch Lomond, appunto. La mia “casa” per i 10 giorni successivi è stata Duchray Castle, un piccolo e delizioso castello convertito a b&b di lusso, nei pressi del paesino di Aberfoyle. Sono stata accolta con gioia dai padroni di casa, che, durante tutto il mio soggiorno, sono stati carini e disponibili, e non mi hanno fatto mancare mai niente.
Duchray Castle, fu costruito agli inizi del 1500, bruciato e ricostruito parecchie volte, e si dice che anche il celebre Rob Roy McGregor passò del tempo qui, fuggendo da un gruppo di Giubbe Rosse attraverso la finestra della cucina. Restaurato e trasformato in un luxury b&b, conserva ancora quell’aria di mistero tipica dei castelli: più e più volte mi sono chiesta, salendo le strette ed antiche scale a chiocciola di pietra, “chissà chi ha salito queste scale, 200 anni fa…”, chi ci viveva in questo castello? Quante vite hanno visto passare, quante cose hanno visto succedere, queste mura? Mi sentivo perennemente emozionata, l’atmosfera era davvero magica.
I miei compiti al castello riguardavano prevalentemente la pulizia delle camere, ma ho trovato il lavoro così piacevole che spesso mi alzavo all’alba, per aiutare Frances a preparare e servire le colazioni agli ospiti. Il pomeriggio ed il week end erano liberi, così ho avuto un sacco di tempo per esplorare la zona circostante ma anche per un paio di uscite fuori porta. Una bella opportunità che ho avuto, è stata quella di partecipare, ovviamente come membro dello staff, ad un matrimonio: cornamuse, uomini in kilt, signore super eleganti… fantastico ed emozionante! Nel tempo libero mi dedicavo alle passeggiate, scovando un sacco di passeggiate (e di mirtilli!!) nei boschi, oppure mi rilassavo, sdraiata in un campo al tiepido sole d’agosto, leggendo un buon libro. Nelle mie giornate completamente libere invece ho visitato la cittadina ed il castello di Stirling e ho fatto un’escursione sul vicino Loch Katrine.
E’ stata un’esperienza meravigliosa, anche sforzandomi non riesco davvero a trovare un aspetto negativo. Come prima cosa, è stata una sfida con me stessa: mi terrorizzava l’idea di essere completamente sola durante il viaggio, in un paese che non conoscevo, ma ho voluto mettermi alla prova e sono felice di averlo fatto. Ho conosciuto persone fantastiche, ho visitato luoghi mozzafiato, ma soprattutto ho vissuto con una famiglia, immergendomi completamente nelle loro abitudini, nella loro cultura, condividendo idee ed esperienze e confrontando i nostri stili di vita. Last but not least, ebbene si, ho imparato un nuovo mestiere. Perchè in un momento di crisi come questo, dove il lavoro non lo scegli ma prendi quello che trovi, la mia esperienza nell’ambito alberghiero, seppur breve, è stata molto utile!
Concludendo, quella del Workaway è un’esperienza che consiglio a tutti, dai periodi brevi, alle avventure più lunghe. Se sceglierete bene i vostri Host, se avete spirito di adattamento, se vi piace l’idea di mettervi in gioco e provare uno stile di vita diverso dal vostro….buttatevi, non ve ne pentirete!