Culloden, l’ultima battaglia per la libertà della Scozia

Drumossie Moor, 16 aprile 1746: all’alba, le forze giacobite scozzesi si preparano ad affrontare l’esercito governativo inglese dopo anni di rivolte, di tentativi di riguadagnare la propria indipendenza e di restaurare al trono il legittimo re esiliato. Nei pressi di Inverness, in una brughiera paludosa chiamata Drumossie, un esericito di circa 5400 giacobiti si preparava ad un brutale ed inesorabile scontro con i più di 8000 soldati inglesi, conclusosi in una carneficina per la parte scozzese: l’ultima battaglia per la libertà della Scozia e l’ultima battaglia terrestre ad essere stata combattuta nelle isole britanniche.

Ma come si arrivò alla tragica battaglia di Culloden?

Culloden

Le ragioni del conflitto che culminò con la battaglia di Culloden sono da ricercare nei precedenti 100 anni di storia, un periodo di grandi disordini politici e religiosi. Sin dal 1603 le corone scozzesi ed inglesi furono unite sotto il regno di Giacomo VI di Scozia e I d’Inghilterra, della dinastia degli Stuart. Giacomo e i suoi successori tuttavia non ebbero vita facile perchè si vennero a creare molti scontri e disordini: ribellioni, periodi di guerra civile, la breve repubblica di Oliver Cromwell, le opposizioni al cattolicesimo degli Stuart, fortemente criticato tra i moltissimi sostenitori della fede protestante. L’ultimo re del casato degli Stuart fu Giacomo II che, a seguito della Gloriosa Rivoluzione che vide vittorioso il genero Guglielmo d’Orange, fu dichiarato deposto dal trono e mandato in esilio verso la fine del 1600. Pochi anni più tardi infine la Scozia perdeva definitivamente la propria libertà conquistata duramente in secoli di battaglie: il primo maggio 1707 venne attuato l’Act of Union che sanciva l’unione dei parlamenti scozzese ed inglese e la nascita del Regno di Gran Bretagna. La volontà di riportare sul trono un legittimo re Stuart e di recuperare la libertà perduta è alla base della nascita del movimento giacobita: Il termine giacobita deriva dal latino Jacobus, che significa Giacomo, e sta quindi ad indicare chi era sostenitore del ritorno del Re in esilio, nonché della fede cattolica, un termine che in Scozia  diventò presto, e rimase a lungo, sinonimo di patriota e di cattolico. Ebbe inizio una serie di lotte e tentativi di riconquista del potere da parte di Giacomo II e poi, alla sua morte, dal figlio Giacomo Francesco Edoardo Stuart, noto come il vecchio pretendente e il re oltre le acque.

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Drumossie Moor, Inverness.

Le due grandi rivolte giacobite si svolsero nel 1715 e nel 1745: dato il loro drammatico esito, le rivolte giacobite rappresentarono il momento più epico e tragico della civiltà gaelica delle Highlands poiché insieme al sogno degli Stuart fu distrutta anch’essa. La rivolta del 1715 si risolse con un nulla di fatto per i giacobiti e il movimento sembrò calmarsi per alcuni anni, ma la scintilla della ribellione si riaccese nel 1745: Carlo Edoardo Stuart, successivamente conosciuto come il Bonnie Prince Charlie, tentò una nuova rivolta giacobita per riprendersi il regno che era dei suoi avi e che spettava a lui diritto. Con il suo carisma Carlo riuscì a coinvolgere moltissime persone nella sua causa e a creare un movimento che mise in seria difficoltà il governo inglese, fino al tragico epilogo di Culloden. Egli divenne il simbolo della rivolta, l’ultima speranza per gli scozzesi di riprendersi la loro terra.

IL 1745 E LA BATTAGLIA

Nel luglio del 1745 Charles sbarcò in Scozia, nelle Ebridi Esterne. Fu subito accolto positivamente da molti Clan scozzesi che il 19 agosto si riunirono a Glenfinnan per rendere omaggio al “giovane pretendente” e dichiarare la loro lealtà. Non tutti si unirono alla causa giacobita e proprio per questo non si può parlare di una ribellione nazionale (per approfondire l’argomento, leggete questo articolo), tuttavia furono moltissime le persone che decisero di unirsi al Bonnie Prince Charlie, mentre con il suo esercito marciava verso Sud con l’intenzione di entrare a Londra. Le vittorie e i successi delle forze giacobite crescevano di giorno in giorno: Charlie e i suoi conquistarono prima Perth, poi Edimburgo ed infine quasi 10.000 uomini giunsero a Derby, poco distante dalla capitale inglese. Ma poi la situazione si ribaltò.  Piano piano il morale delle truppe iniziò a calare, complici un rigido inverno, la carenza di provviste e la lontananza da casa. Ed è a questo punto che venne presa la decisione sbagliata, che segnò tutte le mosse future: si ordinò di tornare a Nord, in una lunghissima marcia al freddo, nella neve e nel fango, sotto il costante attacco degli inglesi che spinsero l’esercito giacobita sempre più a nord, fino ad Inverness.

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Drumossie Moor

 Ma vediamo cosa successe nei giorni precedenti e nel giorno stesso della battaglia.

Il 14 aprile 1746 le forze governative guidate dal Duca Cumberland avevano raggiunto e si erano accampate a Nairn, a brevissima distanza dall’esercito giacobita.

Il 15 aprile 1746  Charlie decise di schierare le sue truppe a Drumossie per attendere i rivali sul campo di battaglia: gli uomini rimasero in posizione tutto il giorno mentre si svolgeva un consiglio di guerra per decidere quale fosse il terreno più favorevole per lo scontro ma gli inglesi non arrivarono: era il compleanno del Duca di Cumberland e nell’accampamento si stava festeggiando con una doppia razione di brandy. A notte inoltrata si ordinò un attacco al campo inglese, ma prima ancora di raggiungerlo venne ordinata una ritirata. Esausti, infreddoliti ed affamati i giacobiti rientrarono al loro accampamento alle prime luci dell’alba, alcuni si addormentarono ai lati della strada e furono uccisi dai picchetti inglesi, altri se ne andarono in cerca di cibo e non parteciparono alla battaglia.

Il 16 aprile 1746, senza nessun consiglio di guerra, le truppe giacobite furono letteralmente spedite incontro alla morte. I circa 5400 uomini si schierarono su due linee, la cavalleria (meno di 200) ai lati e  12 vecchi cannoni leggeri davanti alle truppe. Gli inglesi invece disponevano di più di 8800 uomini e potevano contare su un gruppo nettamente più numeroso di cavalleria e anche su più cannoni e mortai.

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La disposizione degli eserciti di Charles Stuart e del Duca di Cumberland nella battaglia di Culloden

 

A mezzogiorno, sotto una pioggia battente, le truppe governative avanzarono ordinatamente sul campo di battaglia e presero posizione. Le cornamuse scozzesi iniziarono a suonare, sfidate dal rullo dei tamburi inglesi. I piccoli cannoni giacobiti fecero fuoco, ma non provocarono danni. Al contrario, la forte artiglieria pesante di Cumberland spezzò subito le linee scozzesi che ricevettero però l’ordine di mantenere la loro posizione: il Bonnie Prince Charlie era troppo distante per vedere i danni provocati nella prima linea e diede l’ordine di attaccare quasi un’ora dopo. Infine, ebbe inizio la carica giacobita: gli scozzesi avevano da sempre usato la carica come tattica di battaglia, sorprendendo il nemico ed aggredendolo selvaggiamente, puntando sulla velocità che permetteva di raggiungere le linee avversarie ricevendo solo una carica di fucile o al massimo due, prima di scontrarsi corpo a corpo. Una tattica che si era quasi sempre rivelata vincente, ma non in questa occasione: il vasto campo aperto, il terreno estremamente paludoso e la potenza del fuoco nemico  ebbero la meglio sulla velocità, sulla forza e sulla ferocia degli highlanders, che avanzarono disordinatamente e troppo lentamente, rimanendo esposti al fuoco dei moschetti troppo a lungo. La battaglia fu violenta e brutale e si concluse nel giro di un’ora. Sul campo insanguinato di Drumossie Moor giacevano morti circa 1250 giacobiti, altrettanti erano feriti e 376 erano stati fatti prigionieri. Le truppe governative persero solo 50 uomini e 300 rimasero feriti. Al termine dello scontro, il Duca di Cumberland ordinò di sterminare immediatamente tutti i feriti agonizzanti sul campo di battaglia, di rincorrere ed uccidere i fuggiaschi e di non risparmiare nemmeno i civili, donne e bambini, che offrivano aiuto e riparo ai giacobiti sconfitti. Molti giacobiti vennero invece catturati, portati in Inghilterra e stipati in prigioni disumane, torturati, affamati, umiliati, lasciati morire di stenti. Avevano giurato di combattere e morire per il loro bel Principe, e così avvenne. A seguito della barbarie commesse durante e dopo la battaglia, al Duca di Cumberland vene dato  il soprannome di “macellaio”.  3471 Giacobiti e simpatizzani della causa vennero imprigionati a lungo, portati in Inghilterra e processati: 936 vennero deportati nelle colonie americane o nelle Indie occidentali; 120 vennero condannati a morte e 1287 vennero liberati. Molti altri morirono in prigione o in mare. E il Principe Charlie? Lui riuscì a fuggire e a mettersi in salvo: a seguito di una lunga ed estenuante fuga in lungo e in largo per la Scozia, ricordata da poesie e ballate ed aiutato da Flora MacDonald riuscì a tornare a Roma, dove morì vecchio, depresso ed alcolizzato.

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La pietra commemorativa di un Clan sul Culloden Battlefield

Culloden si concluse in un’enorme mattanza. Da questa disfatta la Scozia uscì definitivamente vinta e umiliata: l’indipendenza perduta, la Chiesa Cattolica brutalmente perseguitata, la cultura delle Highlands distrutta. Negli anni che seguirono, il governo inglese mise in atto un vero e proprio tentativo di repressione totale della cultura Gaelica scozzese e di sottomissione degli abitanti delle Highlands. L’intenzione era di spezzare la volontà e l’orgoglio di questo popolo e per prima cosa occorreva smantellare il sistema dei Clan ed eliminare i simboli della cultura gaelica. Vennero così banditi i kilt, il tartan, le cornamuse, l’uso della lingua gaelica; i Clan vennero sciolti e privati delle loro proprietà, si anglicizzarono i nomi delle persone e dei luoghi ed infine si attuarono le cosiddette Clearances, delle vere e proprie pulizie etniche che durarono approssimativamente dal 1750 al 1880. Durante questi anni moltissimi scozzesi furono costretti ad abbandonare le loro case per far spazio all’allevamento delle pecore ed emigrarono in America o si spostarono sulla costa.

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 CULLODEN BATTLEFIELD VISITOR CENTRE

La brughiera dove si è svolta la tragica battaglia di Culloden è cambiata molto nel corso dei secoli. Col tempo i campi coltivati o dediti all’allevamento si sono espansi anche sul terreno di Drumossie ma i cambiamenti più importanti sono stati l’impianto di una fascia di foresta e la costruzione di una strada nel bel mezzo del campo di battaglia. Nel diciannovesimo secolo Drumossie Moor non era più il terreno acquitrinoso che era nel 1746. Dopo la battaglia la terra e l’adiacente Culloden House (che oggi è un hotel di lusso) vennero affidate al lealista Duncan Forbes e rimasero proprietà della famiglia per i successivi 150 anni. Nel 1881 Duncan Forbes (un erede del precedente Duncan) costruì l’odierno cairn commemorativo e fece ereggere le pietre a memoria degli uomini deceduti in battaglia. Furono anche restaurati i due antichi cottages presenti sul campo. Se qualcuno cercava di conservare questo luogo, altri sembravano fare di tutto per distruggerlo: nel 1930 venne costruita nel bel mezzo del campo un edificio con sala da tè e pompa di benzina. Fortunatamente nel 1931 si formò The National Trust for Scotland (ente nazionale che cura i siti storici e culturali) che si battè per proteggere il Culloden Battlefield. Grazie alla gentile donazione di parti di terreno fatta da alcuni proprietari terrieri locali (nel 1937, 1944 e 1959) si riuscì a recuperare parte dell’antico campo di battaglia, anche se una grandissima parte era ancora in mano a privati e alla Forestry Commission.

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Uno dei due cottages sul Culloden Battlefield

Dopo la Seconda Guerra Mondiale il Culloden Battlefield attirava sempre più visitatori e furono costruiti un parcheggio e un centro visitatori. Finalmente, nel corso dei decenni successivi, la pompa di benzina e l’adiacente edificio furono demoliti, la strada spostata e la foresta abbattuta: il Culloden Battlefield si trasformò in fretta nella brughiera che possiamo osservare oggi, anche se rimane comunque diverso da come doveva apparire nel 1746. A seguito di scavi archeologici avvenuti nel 2004 e nel 2005 si è scoperto che il centro visitatori sorgeva sulla seconda linea dell’esercito inglese: si è provveduto quindi a spostarlo e, vista l’occasione, a modernizzarlo con un’interessante percorso che spiega le rivolte giacobite. Atrraverso dei sentieri pedonali oggi è possbile passeggiare per Drumossie Moor e vedere l’esatta ubicazione delle linee giaobite e inglesi.

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Le bandiere rosse segnano le linee inglesi mentre quelle blu le giacobite

Visitare questo luogo è un’esperienza davvero toccante. Era forse la tappa del viaggio che aspettavo con più impazienza e non sono rimasta delusa. Essere qui, su questo campo dove si è combattuta la brutale battaglia di Culloden, dove tanti scozzesi hanno perso la vita per i loro ideali e per la loro libertà per me è stata un’emozione fortissima. Con la pelle d’oca ho attraversato il campo della battaglia, pensando a tutti quelli che proprio qui, sotto ai miei piedi, hanno perso la vita. Il vento soffiava fortissimo il giorno della mia visita, ogni tanto una raffica di pioggia ti colpiva in faccia, impensabile aprire l’ombrello. L’idea di un tetto sopra la testa e un buon pasto caldo mi rincuoravano, ma non hanno rincuorato i soldati schierati al freddo e al gelo qui, affamati, stanchi, demotivati, certi di andare incontro alla morte, sicuri che non avrebbero più visto la loro caso e i loro cari. Mi è sceso un senso di profonda tristezza nel visitare Drumossie Moor, un nodo alla gola, un non riuscire a parlare perchè non c’era nulla da dire in quel momento, ciò che importava era la memoria, il ricordo dei caduti a Culloden, il ricordo degli eroi scozzesi brutalmente massacrati per difendere la loro terra ed il loro onore.

ALBA GU BRATH, SCOZIA PER SEMPRE

 

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Fonti: Cùil Lodair/Culloden (The National Trust for Scotland)

Sito ufficiale Culloden Battlefield: http://www.nts.org.uk/Culloden/Home/

Claigan Coral Beach, Isle of Skye

 

Arrivi in Scozia convinta di trovare solo boschi e immense brughiere coperte d’erica e invece ti imbatti in luoghi che ti lasciano letterlalmente a bocca aperta. Dopo quella di Camusdarach, sulla Road to the Isles, un’altra spiaggia che mi ha fatta innamorare è stata la Claigan Coral Beach, sull’Isola di Skye. Le foto non rendono perfettamente l’idea della bellezza di questo luogo fuori dal mondo, disperso nella Waternish Peninsula, nel nord dell’isola.

Claigan Coral Beach

La si raggiunge percorrendo un sentiero che parte da Claigan, che chiamare villaggio è troppo, perchè si tratta davvero di una manciata di casette immerse nel verde. Lasciata la macchina nell’apposito parcheggio ci si incammina costeggiando il Loch Dunvegan che, più a nord, diventa mare aperto. Si attraversano alcuni vecchi muretti di sassi e si passa accanto al rudere di un’antica abitazione. Chissà chi ci viveva qui, a due passi dalla spiaggia, a due passi da questo luogo magnifico! Ancora un’ultimo pezzo in salita ed ecco che ci siamo: davanti a noi una spettacolare mezzaluna bianca, in contasto con l’erba verde e l’acqua azzurra del mare. Continua a leggere “Claigan Coral Beach, Isle of Skye”

Esplorando la Trotternish Peninsula – Isola di Skye

La parte più bella, più visitata e più amata dell’Isola di Skye è senza ombra di dubbio la Trotternish Peninsula che si trova nel Nord Est dell’isola, appena sopra Portree. Si tratta di una zona verdissima, con un paesaggio costiero mozzafiato e con moltissime attrazioni naturali tutte da scoprire. Esplorarla è molto comodo: partendo da Portree, centro abitato più grande di Skye, si può percorrere l’intera costa della Trotternish Peninsula e ci si può spingere anche nell’entroterra, sulla strada che si arrampica nella catena montuosa del Quiraing. Come in molte altre zone dell’Isola, anche qui vi ritroverete a percorrere le caratteristiche Single Track Roads, stradine strette ad una sola corsia dove, per far passare le macchine proveninenti dal senso di marcia opposto, dovrete scansarvi in apposite piazzole posizionate regolarmente sul ciglio stradale. Il panorama dalle strade della Trotternish Peninsula è sempre magnifico, con il mare blu profondo a fare da cornice ad un ambiente incredibilmente verde dove a farvi compagnia saranno principalmente le pecore. Ma andiamo con ordine e vediamo le principali tappe proveniendo da Portree e procedendo in senso antiorario. Continua a leggere “Esplorando la Trotternish Peninsula – Isola di Skye”

Kilchurn Castle, perla del Loch Awe

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Chi pensa Scozia pensa ai castelli. Uno dei castelli che appare maggiormente su cartoline o immagini promozionali è il Kilchurn Castle: la sua magnifica posizione sulle sponde del Loch Awe, circondato dalle montange e dall’alta cima del Ben Cruachan, lo ha fatto diventare uno dei castelli più fotografati dell’intera Scozia. I resti dell’antica fortezza medievale sono ad oggi conservati molto bene grazie alle cure di Historic Scotland, che ha predisposto un’utile serie di pannelli informativi per comprendere meglio la struttura originale del castello. La stranezza è che l’entrata a Kilchurn Castle è totalmente libera, una piacevole eccezione rispetto agli altri castelli visitabili nel Paese. Un motivo in più per fermarsi a dare un’occhiata!

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Costriuto attorno alla metà 1400 da Sir Colin Campbell, era inizialmente composto da una torre a cinque piani protetta da un’irregolare cinta muraria che sorgeva sulla ‘Elankylquhurne’, l‘isola di Kilchurn: effettivamente il castello sorge su di un promontorio roccioso che, in caso di elevato innalzamento dell’acqua del lago, diviene a tutti gli effetti un’isola! I figli e i discendenti di Colin aggiungero edifici, estesero le mura e cambiarono la conformazione del casello nel corso degli anni.

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Attorno al 1680, a seguito dei disordini derivati dall’incoronazione di uno Stuart cattolico e con la Gloriosa Rivoluzione che stava per scoppiare, il castello venne trasformato in una caserma militare, capace di accogliere fino a 200 uomini; il suo scopo fu lo stesso anche durante le rivolte giacobite del 1715 e del 1745, dove servì come guarnigione per le truppe governative. Nel 1760 il castello fu gravemente danneggiato da una violenta tempesta e fu in seguito definitivamente abbandonato poichè i Campbell si trasferirono in un’altra residenza, a Balloch (Taymouth Castle), 80km a est di Kilchurn.

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Kilchurn Castle è facilmente raggiungibile dalla strada A85, lungo la quale si trova un parcheggio sterrato da cui parte un sentiero che conduce al castello. La passeggiata per raggiungerlo è breve, comoda e piacevole e conduce attraverso un’estesa macchia d’erba proprio all’entrata della fortezza, che si avvicina mano a mano che si prosegue lungo la stradina sterrata. All’interno del castello è possibile esplorare le prigioni, le caserme (la parte di più “recente” costruzione) e la torre, la cui sommità può essere raggiunta attraverso una stretta e ripida scala: in cima si gode di un’ottima vista sul Loch Awe e sulle montange circostanti, così come sul castello sottostante.

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La vista dalla torre

 

Kilchurn Castle
Le “barracks”, le caserme aggiunte attorno al 1680

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Sito ufficiale: Sito ufficiale: https://www.historicenvironment.scot/visit-a-place/places/kilchurn-castle/

L’incanto di Inchmahome Priory

Se c’è un luogo che mi è rimasto particolarmente nel cuore durante il mio viaggio in Scozia è senza ombra di dubbio Inchmahome Priory. Una tiepida giornata di sole, le sponde verdeggianti del Lake of Menteith (unico a chiamarsi Lake e non Loch in Scozia!), la fresca brezza primaverile durante la traversata sulla piccola barca a motore e poi la magia dell’isola su cui si trovano le rovine dell’antico monastero. A coronare il tutto, un delizioso pranzo al The Lake of Menteith Hotel & Waterfront Restaurant, in un’atmosfera tranquilla e rilassata, con una magnifica vista sul lago. Per me, una delle più belle giornate di tutto il viaggio! Ma andiamo con ordine…

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Port of Menteith, con la sua chiesa e il ristorante, sulla sinistra della foto.

Inchahome Priory sorge su una delle isolette che si trovano all’interno del Lake of Menteith, piccolo specchio d’acqua dolce nel Loch Lomond and the Trossachs National Park, poco distante da Stirling. Lo raggiungiamo a bordo di una piccola imbarcazione a motore, guidata d una ragazza con un fortissimo (e bellissimo!) accento scozzese, che ci aiuta a salire a bordo al porticciolo accanto alla chiesa e che, in pochi minuti, ci accompagna sull’isola. Ci godiamo il panorama durante la traversata, con il vento in faccia ed il sole tiepido di un’adorabile giornata primaverile. Appena sbarcati si ha subito la sensazione di trovarsi in un luogo magico: ci sono pochi turisti e l’isoletta attorno a noi è silenziosa, tranquilla, e gli unici rumori che si sentono sono quelli delle onde che si infrangono sulla riva e gli schiamazzi di alcuni uccelli. Paghiamo il ticket nella piccola biglietteria che è anche un caffè e un negozio di souvenir e partiamo subito alla scoperta dell’Isola: sono emozionatissima!

Inchmahome Priory

Il monastero di Inchmahome fu fondato nei primi anni del 1200 da un gruppo di monaci Agostiniani che scelsero questa posizione proprio per la sua tranquillità ma anche per la vicinanza a Stirling, che all’epoca era un importante centro religioso. Per 300 anni i monaci vissero sull’isola e nel corso del tempo ricevettero anche molte visite reali, come quella di Robert Bruce che vi si recò per ben tre volte. Ma la persona che i monaci accolsero e per la quale ero così emozionata all’idea di visitare questo luogo fu Mary Stuart, la ‘Queen of Scots’, che proprio fu Inchmahome trovò rifugio da chi voleva usurpare il suo trono, all’età di 4 anni: era il 1547 e Mary fu costretta a lasciare la Scozia per via dei disordini nati a seguito al rifiuto della madre, Maria di Guisa, di darla in sposa al figlio di Enrico d’Inghilterra che, adirato per il rifiuto, aveva colto l’occasione per invadere la Scozia, rivale di sempre, e tentare di rapire la piccola e preziosa regina. Mary fu dunque nascosta ad Inchmahome per un breve periodo e poi spedita in Francia, con la promessa di matrimonio con il figlio del Delfino, Francesco. Non mi è stato difficile immagnare una piccola Mary che viene portata di tutta fretta su Inchmahome, di notte su di una silenziosa barchetta a remi, accolta dai monaci premurosi, felice di giocare nel priorato e nel boschetto dell’isola e ignara che nel mondo esterno, fuori da quella bolla di felicità, si stava costruendo il suo triste destino. Ed ecco il motivo di tutta la mia emozione e le mie aspettative su Inchmahome: Mary Stuart è il mio personaggio storico scozzese preferito!

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Da quello che è rimasto oggi non è difficile dedurre la magnificenza di come deve essere stato il centro religioso 800 anni fa: quando i monaci arrivarono, costruirono per prima la chiesa, con la sua imponente porta d’entrata colonnata, una spaziosa navata centrale e la torre campanaria proprio al centro di essa. Ancora oggi, camminando all’interno dell’edificio, si prova un profondo senso di rispetto, di cose antiche che però sopravvivono per testimoniare lo splendore ormai passato. Le ampie arcate sulla parete che guarda verso il lago si stagliano alte contro il cielo azzurro, i portoni aperti lasciano intravedere la folta vegetazione circostante, le sedie scolpite nella pietra nello spazio riservato al coro ci fanno subito pensare a quante persone le avranno occupate nel corso degli anni. Nonostante siano passati 800 anni, qui è ancora tutto vivo.

Inchmahome Priory

Inchmahome Priory

Accanto alla chiesa sorge il convento che però è maggiormente danneggiato dalle interperie e dal tempo. Si conserva bene la casa capitolare, che oggi ospita una serie di sculture di pietra rinvenute sull’isola. Il resto, gli alloggi dei monaci, le cucine, è tutto in rovina: per terra si distinguono le fondamenta delle mura che delimitavano il giardino del monastero e alcuni scalini suggeriscono che la struttura dedicata alla vita dei religiosi fosse disposta su più piani.

Inchmahome Priory

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Dopo aver visitato i resti del monastero, ci incamminiamo nel bosco: è possibile percorrere tutto il perimetro dell’isola tramite un bel sentiero immerso nella natura, che si inoltra anche all’interno fino ad un piccolo chiosco le cui pareti sono fatte con delle piante. La vegetazione qui è selvaggia: i rami degli alberi si piegano fino a sfiorare l’acqua, che si confonde con il cielo per via dei riflessi luminosi sulla superficie e si trova addirittura, proprio al centro dell’isola, un castagno secolare davvero imponente! Ma la cosa più bella sono i blue bells che ricoprono, come se fosse un tappeto, il suolo erboso: sono dei piccoli fiori a campanula blu che fioriscono proprio nel periodo primaverile e creano un effetto davvero fatato nei boschi delle Lowlands. Prima di partire speravo di essere così fortunata da trovarli in fiore e le mie aspettative si sono avverate: non riesco a spiegarvela la sensazione che ho provato, passeggiando da sola in quell’angolo di Scozia, immersa nei fiori e nel silenzio. Lascio parlare le immagini!

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Inchmahome Priory

Prima di lasciare Inchmahome abbiamo avuto un piacevole incontro: una coppia di cigni aveva costruito il nido sulla riva del lago, astutamente protetto da….un cespuglio di ortiche! La femmina era accovacciata a covare tre grosse uova mentre, senza battere ciglio, il maschio si aggirava nei dintorni raccogliendo con il becco piume o pezzi di legno da aggiungere al nido per renderlo ancora più confortevole.

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Saliamo sulla barca e ci allontaniamo lentamente da Inchmahome, osservando l’isola che diventa sempre più piccola e chiudendola in un agolino del nostro cuore. A rendere indimenticabile questa mattinata ci pensa il sublime pranzo al vicino The Lake of Menteith Hotel & Waterfront Restaurant, una scoperta davve inaspettata! Ci gustiamo un pranzo che è il migliore di tutta la vacanza, seduti ad un tavolino che guarda direttamente verso il lago, coccolati da un cameriere cordiale e professionale. Il perfetto coronamento di una giornata di per sè già perfetta.

10 cose da fare ad Edimburgo, meravigliosa capitale della Scozia

Edimburgo è la frizzante e suggestiva capitale della Scozia, pronta a darvi un degno benvenuto in questa magnifica nazione! Una capitale Europea troppo spesso sottovalutata ma che saprà stupirvi per la sua magica atmosfera e per le mille attrazioni che ha da offrire. La misteriosa Old Town con il Castello, la geometrica New Town che nasconde piccole perle poco conosciute, i molti musei gratuiti, gli spazi verdi, i suggestivi cimiteri: ecco, secondo me, le 10 cose da non perdere ad Edimburgo!

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Cosa vedere sull’Isola di Skye, l’isola più famosa della Scozia: 16 luoghi da non perdere!

La maggior parte delle persone che hanno viaggiato in Scozia rimane affascinata dall’Isola di Skye: quest’isola offre dei paesaggi naturalistici mozzafiato e soprattutto molto vari tanto che sembra davvero di trovarsi in un mondo completamente a sè, così diverso dalla Scozia della mainland. Basta solo il nome ad evocare un ambiente piacevole, affascinante…magico: secondo la teoria più diffusa, Skye deriva dal termine celtico skitis che significa ‘alato’ e fa riferimento alla particolare forma geografica dell’Isola e delle sue molte penisole che sembrano delle ali. L’Isola di Skye fa parte del gruppo delle Ebridi Interne (o Inner Hebrides) ed è facilmente raggiungibile attraverso lo Skye Bridge, un ponte che dal 1992 la collega alla mainland nei pressi di Kyle of Lochalsh, poco distante dal famoso Eilean Donan Castle. Tuttavia non c’è modo più suggestivo e pittoresco di raggiungerla se non percorrendo la Road to the Isles che parte da Fort William e conduce a Mallaig, dove ci si imbarca sul traghetto che, lentamente, conduce a Skye.

Ferry Mallaig Armadale
…over the sea to Skye…

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Una volta raggiunta l’Isola, è impossibile non rimanese estasiati dala paesaggio che ci si trova attorno: si va dalla drammaticità dei Cuillin, le alte e nebbiose catene montuose dell’isola, al verde della costa e dell’entroterra montuoso della Trotternish Peninsula, alle bianchissima coral beach nei pressi di Claigan. Non manca ovviamente la parte storica, con castelli, ruderi, broch, nonchè quella legata alle leggende, con un vasta presenza di luoghi connessi al mondo fatato delle creature soprannaturali di cui la tradizione scozzese è ricca. Il centro abitato più grande dell’Isola è Portree, con il suo caratteristico porto dalle casine colorate, ed è anche il villaggio dove si trova la maggior parte dei servizi per i turisti ed è quindi il luogo ideale dove soggiornare per visitare Skye. Il resto dell’Isola è un tripudio di paesaggi naturali, scorci marittimi, scintillanti loch e verdi distese d’erba che vanno esplorati piano piano, dedicando ad ognuno il giusto tempo per poter essere apprezzati appieno. L’isola infatti è molto più grande di quello che sembra e soprattutto è abbastanza lenta da girare perchè gli spostamenti in auto risultano rallentati per via delle diffuse e suggestive single track roads, strette e tortuose stradine composte da una solo corsia, con delle piazzole laterali (passing place) poste ad intervalli costanti per permettere ai veicoli di scansarsi per far passare quelli provenienti dal lato opposto. Il bello di Skye è anche questo: esplorare lentamente, spostarsi con calma, percorrendo queste strette stradine che sembrano portare direttamente in un mondo fatato.

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Incontri lungo le Single Track Roads

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Lungo la Trotternish Peninsula

COSA FARE SULL’ISOLA DI SKYE

Proprio per la sua particolare conformazione geografica, Skye si presta bene ad essere visitata “a zone”. La Trotternish Peninsula è senza ombra di dubbio una delle parti più belle di Skye, si espande a Nord di Portree e è anche la zona più frequentata dai turisti. Qui si trovano le maggiori attrazioni naturalistiche dell’Isola ed anche le più affascinanti ma le cose da fare non mancano nemmeno nelle altre parti dell’isola: ecco cosa vi suggerisco di non perdere se state visitando l’isola di Skye!

OLD MAN OF STORR

Singolare formazione rocciosa che sovrasta la strada che costeggia il mare lungo la costa orientale della Trotternish Peninsula, ci sono molte leggende sulla sua origine: la più quotata sostiene che si tratti in realtà del pollice di un gigante che venne sepolto sotto la collina con il dito fuori dalla terra. Si può raggiungere lo Storr partendo dall’apposito parcheggio lungo la A855 e seguendo queste indicazioni: ci vogliono circa 40 minuti per arrivare in cima e poco meno a tornare indietro.

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Foto di Frank Winkler da Pixabay

KILT ROCK & MEALT FALLS

Molti erroneamente pensato che questa alta cascata che si getta in mare dalla scogliera si chiami Kilt Rock ma in realtà il nome corretto è Mealt Falls. A chiamarsi Kilt Rock è proprio la scogliera basaltica che, per le sua particolare conformazione rocciosa ricorda le pieghe di un kilt! Dalla sommità della scogliera c’è una vista incredibile sulla costa e la cascata, che si tuffa in mare da un’altezza di 90 metri, è davvero mozzafiato! Mi raccomando, prestate attenzione e non uscite assolutamente dal viewpoint recintato (come qualche genio ha fatto ultimamente pur di guadagnare uno scatto instagrammabile): è assolutamente vietato e pericoloso!

Kilt Rock
La cascata e, dietro, la scogliera “a kilt”

Una tappa in più: Staffin Bay, baia nei pressi dell’omonimo villaggio dove si possono osservare nientepopodimeno che le impronte dei dinosauri!

DUNTULM CASTLE

Quello di Duntulm è un antico castello di cui oggi non rimangono che pochi ruderi ma la zona in cui si trova è davvero spettacolare, con i vasti pascoli verdi puntellati di pecore e la vista sul mare. Pare che i resti del castello ospitino il fantasma di una balia che venne condannata a morte dopo aver fatto accidentalmente cadere il figlio neonato del capoclan da una finestra del castello: la balia è in buona compagnia perchè le leggende parlano anche del fantasma di un uomo che tentò di soverchiare il suo capoclan e di quello di una dama con un solo occhio.

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I resti di Duntulm Castle in cima al promontorio

SKYE MUSEUM OF ISLAND LIFE

Lo Skye Museum of Island Life è un piccolo e graziosissimo museo che ricrea le antiche tipiche abitazioni degli isolani – chiamate blackhouse – ed il loro stile di vita, con utensili ed attrezzi direttamente dal passato, in una posizione incantevole che sovrasta il mare; c’è la casetta che ospita la scuola, quella del fabbro, quella ricostruita come abitazione con tanto di fuoco di torba! Il costo di ingresso è simbolico, si pagano solo 3£ (adulti) e 50 centesimi i bambini!

Skye Museum of Island Life

TOMBA DI FLORA MACDONALD

Accanto al museo si trova il cimitero – Kilmuir Graveyard –  che ospita la tomba di Flora MacDonald, eroina scozzese che aiutò il Bonnie Prince Charlie nella sua fuga dopo la sconfitta di Culloden. La parte antica del cimitero è molto bella, con vecchie lapidi coperte dal muschio e dai licheni. Ce n’è una in particolare che merita attenzione, l’effige di un cavaliere con un’armatura: si tratta della tomba di Angus Martin che pare che abbia rubato l’antica e preziosa effige sull’isola di Iona, durante uno dei suoi viaggi per mare.

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La tomba di Flora MacDonald

FAIRY GLEN

Un luogo davvero magico e fatato il Fairy Glen! Si trova nei pressi di Uig e si dice che vi vivano le fate: difficile non crederlo, partendo dal laghetto e passeggiando tra le montagnole ondulate, salendo fino in cima alla roccia detta Castle Ewan per la sua forma che richiama un castello. Non c’è un vero e proprio parcheggio e la strada per arrivarci è una single track road molto stretta: se viaggiate in alta stagione cercate di andarci al mattino presto o alla sera perchè rischiate di rimane imbottigliati nel traffico. E mi raccomando: rispettate la Scozia e rispettate l’ambiente quindi no al parcheggio selvaggio e non imitate le persone che ammucchiano sassi nel glen, che poi i locali devono faticosamente rimuovere per preservare il luogo.

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Una bellissima foto del Fiary Glen fatta dalla mia amica Ilaria Battaini di Appunti di viaggio

QUIRAING

Nell’entroterra della Trotternish Peninsula si trova la catena monuosa del Quiraing: una tortuosa single track road conduce da Staffin a Uig inerpicandosi in un paesaggio montano verde e roccioso e tagliando ‘a metà’ la penisola. Ci sono moltissime passeggiate ed escursioni da fare in zona, come questa ad anello, ma se non avete tempo o se non siete abbastanza allenati vi suggerisco di fare almeno due passi partendo dall’apposito parcheggio: vi sentirete immediatamente immersi in un ambiente da favola, dimenticandovi subito il rumore delle auto e  il chiacchiericcio dei turisti.

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Foto di Susanne Stöckli da Pixabay

NEIST POINT LIGHTHOUSE

Ad Ovest di Portree è tuto un sussegguirsi di penisole tra le quali le princpali sono quella di Vaternish e Duirnish. Da non perdere, in questa parte dell’Isola, è il Neist Point Lighthouse situato su di un promontorio roccioso e nascosto alla vista finchè non ci si avvicina camminando: il faro si trova in una posizione a dir poco spettacolare e vi verrà sicuramente voglia di fotografarlo da ogni angolatura! Molto suggestiva anche la strada che si percorre per raggiungerlo, una strettissima single track road che attraversa minusculi villaggi (o meglio, agglomerati di case) dispersi in mezzo al nulla. La passeggiata che parte dal parcheggio vi porterà via circa 30 minuti ma c’è un punto panoramico a circa 300mt dal posteggio!

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Foto di Frank Winkler da Pixabay

DUNVEGAN CASTLE

Poco distante dal villaggio di Dunvegan si trova l’omonimo castello, sede storica ed ancestrale del Clan MacLeod, che vi visse per ben 800 anni. A Dunvegan Castle è custodita la cosiddetta Fairy Flag, una bandiera magica data in dono dalle fate al Clan MacLeod e da usare in caso di necessità o di pericolo ma solo per tre volte (è già stata usata due volte…quando sarà la terza?). Dal castello partono anche delle gite in barca per avvistare – da molto vicino – le foche!!

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Foto di Thomas H. da Pixabay

CLAIGAN CORAL BEACH

Un’inaspettata spiaggia di corallini bianchi, così bianchi che sembra di essere ai tropici! Il contrasto con il mare cristallino e l’erba verde del machair è davvero spettacolare. La Claigan Coral Beach si raggiunge con una passeggiata di circa 30 minuti partendo dal parcheggio in località Claigan e i panorami che troverete lungo la via meritano sicuramente la “fatica”. La spiaggia è un ottimo punto dove avvistare le foche e, sull’erba alle sue spalle, ci sono moltissimi coniglietti!

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Claigan Coral Beach

IL CENTRO E L’OVEST DELL’ISOLA

Scendendo verso Sud, nell’entroterra, il paesaggio verde e blu della costa lascia spazio alla drammaticità dei Cuillin, la catena montuosa dell’Isola, che per altezza e posizione geografica si distinguono in Black e Red. Sono montagne rocciose, ripide, scure e nude, che rendono il paesaggio molto aspro e duro e che attirano una moltitudine di escursionisti e scalatori da tutto il mondo ma che sono rimaste inacessibili fino a non molti anni fa. A Est, la penisola di Minginish è perlopiù inabitata se non per piccoli villaggi lungo la costa: è il caso di Carbost, che ospita la rinomata Talisker Distillery.

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Le Black Cuillin nei pressi di Sligachan

SLIGACHAN BRIDGE

Transitando sulla A87, la principale strada dell’isola che proveniendo dalla mainland arriva fino a Uig passando per Portree, proprio al centro dell’isola si trova la località di Sligachan, famosa per il suo Old Bridge. Molte sono le leggende che circolano su questo ponte ma la principale vole che chiunque immerga il viso nelle gelide acque del fiume che vi scorre sotto guadagnerà l’eterna giovinezza!

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Sligachan Old Bridge

TALISKER DISTILLERY

Prima distilleria dell’isola di Skye, produce whisky dal 1830 al motto di “Made by the sea”, fatto sul mare. E’ possibile visitare il processo produttivo attraverso un tour guidato (disponibile in inglese) che prevede anche un assaggio del famoso whisky Talisker! Info sulla distilleria e sulla sua storia qui.

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TALISKER BAY

Poco lontano la Talisker Bay si apre sul mare con la sua spiaggia di massi neri e lucidi ed è raggiugnibile con una piacevole passeggiata tra le pecore (info qui). Quando il vento tira forte (cioè spesso!) la cascata che si trova sulla scogliera orientale che circonda la spiaggia non arriva a toccare terra e sembra scorrere al contrario!

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Talisker Bay

FAIRY POOLS

Un’altra escursione da non perdere è quella alle Fairy Pools: lungo il fiume Brittle si incontrano delle piscinette naturali di acqua pura e limpidissima tanto che il luogo si crede abitato dalle fate! Qui trovate info sul percorso (andata e ritorno dallo stesso sentiero) che non è particolarmente difficile ma richiede un pò di agilità nel camminare tra acqua, fango e sassi. In una bella giornata di sole l’acqua sembrerà brillare ma anche quando ci sono nuvole e nebbia l’atmosfera è magica e misteriosa!

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Foto di ccandg da Pixabay

IL SUD DELL’ISOLA: ELGOL

Nella parte più meridionale dell’Isola troviamo Strathaird e la Sleat Peninsula. Entrambe poco frequentate dai turisti, mantengono dunque un fascino isolato e solitario. Un esempio clamoroso è Elgol, minuscolo villaggio di pescatori che si raggiunge con una stretta e tortuosa single track road che offre degli scorci magnifici sul Loch Slapin ed ancor più spettacolari dalla sua spiaggia di ciottoli, dalla quale si ha una visuale mozzafiato sui vicini Cuillin.

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Meravigliosa vista da Elgol

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Non perdetevi una visita a questa piccola e antica chiesetta che si trova lungo la B8083 che da Breadford conduce ad Elgol: fu costruita nel XVI secolo al posto di una precedente chiesa medievale e rimase in uso fino al 1840. Le rovine della chiesa sorgono su di una piccola collinetta e si raggiungono salendo una scala di pietra ormai quasi nascosta nell’erba; intorno sorge un cimitero, dove pecore ed agnellini pascolano tra le lapidi.

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Cill Chriosd

LA PENISOLA DI SLEAT

La penisola di Sleat è chiamata anche “il giardino di Skye” ed è da sempre la sede del Clan MacDonald. Dal villaggio di Armadale parte il traghetto che porta sulla mainland, a Mallaig, sulla Road to the Isles. E’ in questa penisola che si trova l’Armadale Castle, l’antica sede ormai in rovina del Clan MacDonald: fu costruito nel 1815 accanto ad una più antica magione del 1790 ed è circondata da una grandissima tenuta che offre molte possibilità di passeggiate. Nella Sleat Peninsula ti trovano altri due castelli che oggi non sono che ruderi, Dunscaith Castle e Knock Castle, e la seconda distilleria di Skye aperta nel 2017, la Torabhaig Distillery.

L’Isola di Skye è davvero un luogo dai panorami mozzafiato, caratterizzata dall’infinità di zone da scoprire, esplorare, assaporare e vivere. Le possibilità di fare escursioni, tranquille passeggiate, scalate, sport acquatici di certo non mancano, così come il relax e le attrazioni storiche e culturali: riguardo a queste ultime, basti pensare che l’Isola di Skye, dopo le Ebridi Esterne, è una delle aree in Scozia in cui sono più diffuse la cultura e l’antica lingua Gaelica. Una culla dove sono stati preservati antichi ricordi, tradizioni e l’autentico spirito dei Gaeli Scozzesi.


COME ARRIVARE SU SKYE

Skye è comodissima da raggiungere grazie allo Skye Bridge, un ponte che la collega alla mainland costruito nel 1995 e che in pochi minuti e senza pagare pedaggio vi porterà da Kyke of Lochalsh all’isola. Vi suggerisco però di arrivare in un modo e lasciarla in un altro: se arrivate via ponte, poi lasciatela via traghetto in modo da poter percorrere ed esplorare anche la  Road to the Isles, la “strada per le isole”. Il trahgetto parte da Armadale su Skye ed arriva a Mallaig sulla mainland (o viceversa) ed è gestito da Caledonian MacBrayne. Vi consiglio caldamente di acquistare in anticipo i biglietti poichè i posti auto a bordo sono limitati e in alta stagione rischiate di non trovare posto!

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