Culzean Castle, il castello delle favole in Scozia

Avevo iniziato a parlarvi del mio tour nell’Ayrshire con Rabbie’s in questo articolo. Dopo una breve pausa per visitare i ruderi del castello di Dunure, ci siamo diretti all’elegante Culzean Castle dove abbiamo avuto più di due ore di tempo per fare una passeggiata nei giardini e dare un’occhiata al castello. Quello che non mi piace dei tour guidati è il fatto di avere “il tempo contato”, di dover rispettare orari e non poter essere liberi di fermarsi quando e quanto si vuole: questa volta tuttavia mi sono ricreduta e in due ore e mezza sono arrivata a dare un’occhiata a tutto quello che mi ero prefissata, e per giunta con calma! Continua a leggere “Culzean Castle, il castello delle favole in Scozia”

Alla scoperta dell’Ayrshire: Dunure Castle

Muoversi in auto è il modo migliore per visitare la Scozia, non c’è dubbio. Purtroppo non è sempre sempre così semplice, soprattutto se si viaggia da soli. Una validissima alternativa ai mezzi pubblici è quella di affidarsi a dei tour guidati che partono dalle principali città scozzesi, Glasgow ed Edimburgo, ma anche da cittadine più piccole come Oban o Inverness. Una decina di giorni fa mi trovavo proprio a Glasgow per una velocissima toccata e fuga prima di iniziare la mia esperienza di workaway nelle Highlands e ho deciso di esplorare la zona dell’Ayrshire affidandomi a Rabbie’s Tour. James, il nostro autista con il kilt, ci ha portati in lungo e in largo per questa zona che si trova a sud ovest di Glasgow, mostrandoci la costa, l’entroterra, castelli, monumenti e musei. Il tour è durato una giornata e sono stata davvero soddisfatta di essere riuscita ad esplorare una zona della Scozia che ancora non conoscevo. Continua a leggere “Alla scoperta dell’Ayrshire: Dunure Castle”

Isola di Skye: Fairy Pools, le piscine delle fate

Leggendo il blog vi sarete di certo accorti della quantità enorme di luoghi che gli scozzesi ritengono magici, fatati. Uno di questi posti incantati si trova sull’Isola di Skye e sono le cosiddette Fairy Pools, le piscine delle fate. Visitando questo angolo di Scozia si può comprendere pienamente il perchè di queste strane credenze soprannaturali: lungo il corso del fiume Brittle, che scorre in una valle circondata dalle montagne a sud di Portee, poco distante dalla Talisker Bay, si è creata una serie di piccoli laghetti, di piscine naturali, caratterizzate dall’incredibile trasparenza dell’acqua, così pura e cristallina da apparire adirittura azzurra. Continua a leggere “Isola di Skye: Fairy Pools, le piscine delle fate”

Culloden, l’ultima battaglia per la libertà della Scozia

Drumossie Moor, 16 aprile 1746: all’alba, le forze giacobite scozzesi si preparano ad affrontare l’esercito governativo inglese dopo anni di rivolte, di tentativi di riguadagnare la propria indipendenza e di restaurare al trono il legittimo re esiliato. Nei pressi di Inverness, in una brughiera paludosa chiamata Drumossie, un esericito di circa 5400 giacobiti si preparava ad un brutale ed inesorabile scontro con i più di 8000 soldati inglesi, conclusosi in una carneficina per la parte scozzese: l’ultima battaglia per la libertà della Scozia e l’ultima battaglia terrestre ad essere stata combattuta nelle isole britanniche.

Ma come si arrivò alla tragica battaglia di Culloden?

Culloden

Le ragioni del conflitto che culmimnìnò con la battaglia di Culloden sono da ricercare nei precedenti 100 anni di storia, un periodo di grandi disordini politici e religiosi. Sin dal 1603 le corone scozzesi ed inglesi furono unite sotto il regno di Giacomo VI di Scozia e I d’Inghilterra, della dinastia degli Stuart. Giacomo e i suoi successori tuttavia non ebbero vita facile perchè si vennero a creare molti scontri e disordini: ribellioni, peridodi di guerra civile, la breve repubblica di Oliver Cromwell, le opposizioni al cattolicesimo degli Stuart, fortemente criticato tra i moltissimi sostenitori dela fede protestante. L’ultimo re del casato degli Stuart fu Giacomo II che, a seguito della Gloriosa Rivoluzione che vide vittorioso il genero Guglielmo d’Orange, fu dichiarato deposto dal trono e mandato in esilio verso la fine del 1600. Pochi anni più tardi infine la Scozia perdeva definitivamente la propria libertà conquistata duramente in secoli di battaglie: il primo maggio 1707 venne attuato l’Act of Union che sanciva l’unione dei parlamenti scozzese ed inglese e la nascita del Regno di Gran Bretagna. La volontà di riportare sul trono un legittimo re Stuart e di recuperare la libertà perduta è alla base della nascita del movimento giacobita: Il termine giacobita deriva dal latino Jacobus, che significa Giacomo, e sta quindi ad indicare chi era sostenitore del ritorno del Re in esilio, nonché della fede cattolica, un termine che in Scozia  diventò presto, e rimase a lungo, sinonimo di patriota e di cattolico. Ebbero inizio una serie di lotte e tentativi di riconquista del potere da parte di Giacomo II e poi, alla sua morte, dal figlio Giacomo Francesco Edoardo Stuart, noto come il vecchio pretendente e il re oltre le acque.

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Drumossie Moor, Inverness.

Le due grandi rivolte giacobite si svolsero nel 1715 e nel 1745: dato il loro drammatico esito, le rivolte giacobite rappresentarono il momento più epico e tragico della civiltà gaelica delle Highlands poiché insieme al sogno degli Stuart fu distrutta anch’essa. La rivolta del 1715 si risolse con un nulla di fatto per i giacobiti e il movimento sembrò calmarsi per alcuni anni, ma la scintilla della ribellione si riaccese nel 1745: Carlo Edoardo Stuart, successivamente conosciuto come il Bonnie Prince Chrlie, tentò una nuova rivolta giacobita per riprendersi il regno che era dei suoi avi e che spettava a lui diritto. Con il suo carisma Carlo riuscì a coinvolgere moltissime persone nella sua causa e a creare un movimento che mise in seria difficoltà il governo inglese, fino al tragico epilogo di Culloden. Egli divenne il simbolo della rivolta, l’ultima speranza per gli scozzesi di riprendersi la loro terra.

IL 1745 E LA BATTAGLIA

Nel luglio del 1745 Charles sbarcò in Scozia, nelle Ebridi Esterne. Fu subito accolto positivamente da molti Clan scozzesi che il 19 agosto si riunirono a Glenfinnan per rendere omaggio al “giovane pretendente” e dichiarare la loro lealtà. Non tutti si unirono alla causa giacobita e proprio per questo non si può parlare di una ribellione nazionale (per approfondire l’argomento, leggete questo articolo), tuttavia furono moltissime le persone che decisero di unirsi al Bonnie Prince Charlie, mentre con il suo esercito marciava verso Sud con l’intenzione di entrare a Londra. Le vittorie e i successi delle forze giacobite crescevano di giorno in giorno: Charle e i suoi conquistarono prima Perth, poi Edimburgo ed infine quasi 10.000 uomini giunsero a Derby, poco distante dalla capitale inglese. Ma poi la situazione si ribaltò.  Piano piano il morale delle truppe iniziò a calare, complici un rigido inverno, la carenza di provviste e la lontananza da casa. Ed è a questo punto che venne presa la decisione sbagliata, che segnò tutte le mosse future: si ordinò di tornare a Nord, in una lunghissima marcia al freddo, nella neve e nel fango, sotto il costante attacco degli inglesi che spinsero l’esercito giacobita sempre più a nord, fino ad Inverness.

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Drumossie Moor

 Ma vediamo cosa successe nei giorni precedenti e nel giorno stesso della battaglia.

Il 14 aprile 1746 le forze governative guidate dal Duca Cumberland avevano raggiunto e si erano accampate a Nairn, a brevissima distanza dall’esercito giacobita.

Il 15 aprile 1746  Charlie decise di schierare le sue truppe a Drumossie per attendere i rivali sul campo di battaglia: gli uomini rimasero in posizione tutto il giorno mentre si svolgeva un consiglio di guerra per decidere quale fosse il terreno più favorevole per lo scontro ma gli inglesi non arrivarono: era il compleanno del Duca di Cumberland e nell’accampamento si stava festeggiando con una doppia razione di brandy. A notte inoltrata si ordinò un atacco al campo ingelse, ma prima ancora di raggiungerlo venne ordinata una ritirata. Esausti, infreddoliti ed affamati i giacobiti rientrarono al loro accampamento alle prime luci dell’alba, alcuni si addormentarono ai lati della strada e furono uccisi dai picchetti inglesi, altri se ne andarono in cerca di cibo e non parteciparono alla battaglia.

Il 16 aprile 1746, senza nessun consiglio di guerra, le truppe giacobite furono letterlamente spedite incontro alla morte. I circa 5400 uomini si schierarono su due linee, la cavalleria (meno di 200) ai lati e  12 vecchi cannoni leggeri davanti alle truppe. Gli inglesi invece disponevano di più di 8800 uomini e potevano contare su un gruppo nettamente più numeroso di cavalleria e anche su più cannoni e mortai.

Culloden Battle
La disposizione degli eserciti di Charles Stuart e del Duca di Cumberland nella battaglia di Culloden

 

A mezzogiorno, sotto una pioggia battente, le truppe governative avanzarono ordinatamente sul campo di battaglia e presero posizione. Le cornamuse scozzesi iniziarono a suonare, sfidate dal rullo dei tamburi inglesi. I piccoli cannoni giacobiti fecero fuoco, ma non provocarono danni. Al contrario, la forte artiglieria pesante di Cumberland spezzò subito le linee scozzesi che ricevettero però l’ordine di mantenere la loro posizione: il Bonnie Prince Charlie era troppo distante per vedere i danni provocati nella prima linea e diede l’ordine di attaccare quasi un’ora dopo. Infine, ebbe inizio la carica giacobita: gli scozzesi avevano da sempre usato la carica come tattica di battaglia, sorprendendo il nemico ed aggredendolo selvaggiamente, puntando sulla velocità che permetteva di raggiungere le linee avversarie ricevendo solo una carica di fucile o al massimo due, prima di scontrarsi corpo a corpo. Una tattica che si era quasi sempre rivelata vincente, ma non in questa occasione: il vasto campo aperto, il terreno estremamente paludoso e la potenza del fuoco nemico  ebbero la meglio sulal veloctà, sulla forza e sulla ferocia degli highlanders, che avanzarono disordinatamente e troppo lentamente, rimanendo esposti al fuoco dei moschetti troppo a lungo. La battaglia fu violenta e brutale e si concluse nel giro di un’ora. Sul campo insanguinato di Drumossie Moor giacevano morti circa 1250 giacobiti, altrettanti erano feriti e 376 erano stati fatti prigionieri. Le truppe governative persero solo 50 uomini e 300 rimasero feriti. Al termine dello scontro, il Duca di Cumberland ordinò di sterminare immediatamente tutti i feriti agonizzanti sul campo di battaglia, di rincorrere ed uccidere i fuggiaschi e di non risparmiare nemmeno i civili, donne e bambini, che offrivano aiuto e riparo ai giacobiti sconfitti. Molti giacobiti vennero invece catturati, portati in Inghilterra e stipati in prigioni disumane, torturati, affamati, umiliati, lasciati morire di stenti. Avevano giurato di combattere e morire per il loro bel Principe, e così avvenne. A seguito della barbarie commesse durante e dopo la battaglia, al Duca di Cumberland vene dato  il soprannome di “macellaio”.  3471 Giacobiti e simpatizzani della causa vennero imprigionati a lungo, portati in Inghilterra e processati: 936 vennero deportati nelle colonie americane o nelle Indie occidentali; 120 vennero condannati a morte e 1287 vennero liberati. Molti altri morirono in prigione o in mare. E il Principe Charlie? Lui riuscì a fuggire e a mettersi in salvo: a seguito di una lunga ed estenuante fuga in lungo e in largo per la Scozia, ricordata da poesie e ballate ed aiutato da Flora MacDonald riuscì a tornare a Roma, dove morì vecchio, depresso ed alcolizzato.

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La pietra commemorativa di un Clan sul Culloden Battlefield

Culloden si concluse in un’enorme mattanza. Da questa disfatta la Scozia uscì definitivamente vinta e umiliata: l’indipendenza perduta, la Chiesa Cattolica brutalmente perseguitata, la cultura delle Highlands distrutta. Negli anni che seguirono, il governo inglese mise in atto un vero e proprio tentativo di repressione totale della cultura Gaelica scozzese e di sottomissione degli abitanti delle Highlands. L’intenzione era di spezzare la volontà e l’orgoglio di questo popolo e per prima cosa occorreva smantellare il sistema dei Clan ed eliminare i simboli della cultura gaelica. Vennero così banditi i kilt, il tartan, le cornamuse, l’uso della lingua gaelica; i Clan vennero sciolti e privati delle loro proprietà, si anglicizzarono i nomi delle perosne e dei luoghi ed infine si attuarono le cosiddete Clearances, delle vere e proprie pulizie etniche che durarono approssimativamente dal 1750 al 1880. Durante questi anni moltissimi scozzesi furono costretti ad abbandonare le loro case per far spazio all’allevamento delle pecore ed emigrarono in America o si spostarono sulla costa.

Culloden

 CULLODEN BATTLEFIELD VISITOR CENTRE

La brughiera dove si è svolta la tragica battaglia di Culloden è cambiata molto nel corso dei secoli. Col tempo i campi coltivati o dediti all’allevamento si sono espansi anche sul terreno di Drumossie ma i cambiamenti più importanti sono stati l’impianto di una fascia di foresta e la costruzione di una strada nel bel mezzo del campo di battaglia. Nel diciannovesimo secolo Drumossie Moor non era più il terreno acquitrinoso che era nel 1746. Dopo la battaglia la terra e l’adiacente Culloden House (che oggi è un hotel di lusso) vennero affidate al lealista Duncan Forbes e rimasero proprietà della famiglia per i successivi 150 anni. Nel 1881 Duncan Forbes (un erede del precedente Duncan) costruì l’odierno cairn commemorativo e fece ereggere le pietre a memoria degli uomini deceduti in battaglia. Furono anche restaurati i due antichi cottages presenti sul campo. Se qualcuno cercava di conservare questo luogo, altri sembravano fare di tutto per distruggerlo: nel 1930 venne costruita nel bel mezzo del campo un edificio con sala da tè e pompa di benzina. Fortunatamente nel 1931 si formò The National Trust for Scotland (ente nazionale che cura i siti storici e culturali) che si battè per proteggere il Culloden Battlefield. Grazie alla gentile donazione di parti di terreno fatta da alcuni proprietari terrieri locali (nel 1937, 1944 e 1959) si riuscì a recuperare parte dell’antico campo di battaglia, anche se una grandissima parte era ancora in mano a privati e alla Forestry Commission.

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Uno dei due cottages sul Culloden Battlefield

Dopo la Seconda Guerra Mondiale il Culloden Battlefield attirava sempre più visitatori e furono costruiti un parcheggio e un centro visitatori. Finalmente, nel corso dei decenni successivi, la pompa di benzina e l’adiacente edificio furono demoliti, la strada spostata e la foresta abbattuta: il Culloden Battlefield si trasformò in fretta nella brughiera che possiamo osservare oggi, anche se rimane comunque diverso da come doveva apparire nel 1746. A seguito di scavi archeologici avvenuti nel 2004 e nel 2005 si è scoperto che il centro visitatori sorgeva sulla seconda linea dell’esercito inglese: si è provveduto quindi a spostarlo e, vista l’occasione, a modernizzarlo con un’interessante percorso che spiega le rivolte giacobite. Atrraverso dei sentieri pedonali oggi è possbile passeggiare per Drumossie Moor e vedere l’esatta ubicazione delle linee giaobite e inglesi.

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Le bandiere rosse segnano le linee inglesi mentre quelle blu le giacobite

Visitare questo luogo è un’esperienza davvero toccante. Era forse la tappa del viaggio che aspettavo con più impazienza e non sono rimasta delusa. Essere qui, su questo campo dove si è combattuta la brutale battaglia di Culloden, dove tanti scozzesi hanno perso la vita per i loro ideali e per la loro libertà per me è stata un’emozione fortissima. Con la pelle d’oca ho attraversato il campo della battaglia, pensando a tutti quelli che proprio qui, sotto ai miei piedi, hanno perso la vita. Il vento soffiava fortissimo il giorno della mia visita, ogni tanto una raffica di pioggia ti colpiva in faccia, impensabile aprire l’ombrello. L’idea di un tetto sopra la testa e un buon pasto caldo mi rincuoravano, ma non hanno rincuorato i soldati schierati al freddo e al gelo qui, affamati, stanchi, demotivati, certi di andare incontro alla morte, sicuri che non avrebbero più visto la loro caso e i loro cari. Mi è sceso un senso di profonda tristezza nel visitare Drumossie Moor, un nodo alla gola, un non riuscire a parlare perchè non c’era nulla da dire in quel momento, ciò che importava era la memoria, il ricordo dei caduti a Culloden, il ricordo degli eroi scozzesi brutalmente massacrati per difendere la loro terra ed il loro onore.

ALBA GU BRATH, SCOZIA PER SEMPRE

 

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Fonti: Cùil Lodair/Culloden (The National Trust for Scotland)

Sito ufficiale Culloden Battlefield: http://www.nts.org.uk/Culloden/Home/

Gli Elfi e le fate di Aberfoyle

Aberfoyle è un piccolo paesino nel Loch Lomond and the Trossachs National Park, poco distante da Glasgow. Un piccolo villaggio scozzese come tanti altri, tranquillo e anonimo,  ma che grazie all’interessamento e al talento dello scrittore nazionale Walter Scott  si è radicato profondamente nel panorama turistico della Scozia. Sono tre i fattori che hanno fatto crescere la popolarità di Aberfoyle e, tutti e tre, sono da ricollegarsi proprio a Scott. Col suo romanzo “La donna del lago” edito nel 181o, in cui il poeta lodava la bellezza del Loch Katrine, un lago poco distante dal villaggio e secondo molti il più bello dell’intera Scozia, Aberfoyle iniziò a venir presa d’assalto dai visitatori. In un altro libro di Scott,  uscito nel 1817, ri rispolveravano e rendevano celebri le imprese dell’eroe Rob Roy MacGregor, nato e vissuto a poca distanza dal villaggio e molto amato dagli scozzesi. Infine c’è anche qualcosa che in pochi conoscono, che concerne il misterioso mondo delle fate e che, ancora un volta, ha a che fare con Walter Scott: nel 1815 lo scrittore scozzese finanziò e pubblicò un estratto di un misterioso trattato che risaliva alla fine del XVII secolo, opera di un tale Reverendo Robert Kirk, dal titolo ““The Secret Commonwealth of Elves, Fauns & Fairies”, ovvero La repubblica segreta di Elfi, Fauni e Fate.

Foto 3 (Loch Katrine)
Loch Katrine

Robert Kirk, settimo figlio del Pastore di Aberfoyle, nacque nel piccolo paesino delle Highland nel 1644. Seguì un corso di studi di buon livello, frequentando prima l’High School a Dundee e poi ad Edimburgo, dove divenne Maestro d’arte nel 1661. Successivamente si diede allo studio della teologia presso l’Università di Saint Andrews laureandosi Doctor of Divinity, prima di ritornare nella sua terra natia. Per venti anni fu Ministro della Chiesa Episcopale a Balquhidder, non lontano da Aberfoyle,  dove infne tornò alla morte del padre per prendere il suo posto come Pastore. Robert ebbe due mogli (la prima moglie morì giovane) con le quali generò tre figli. Nonostante la sua fervida fede, si dimostrò sempre profondamente affascinato dal mondo delle fate e delle creature fantastiche che avevano popolato le leggende scozzesi fin dall’antichità.

Le due più grandi imprese letterarie di Robert furono la prima traduzione della Bibbia in Gaelico e la stesura del già citato “The Secret Commonwealth of Elves, Fauns, and Fairies”, terminato nel 1691 ma poi messo da parte (e rispolverato, come abbiamo visto, da Walter Scott più di 100 anni più tardi). Nella sua opera Kirk delineò un ritratto a tutto tondo del mondo dei fairies, delle fate, approfondendo moltissimi argomenti che andavano dalle loro abitudini alla loro dieta alimentare. Il piccolo popolo, come era chiamato nelle leggende il mondo degli esseri fatati, era molto importante per la cultura gaelica dell’epoca, che traeva le sue origini nel mondo celtico, e fortemente tenuto in considerazione. Si credeva fosse un mondo a sè stante, separato da quello degli umani da un leggero velo che, ogni tanto, poteva essere superato e così i due mondi venivano in contatto e si venivano a creare situazioni quantomeno misteriose e discusse. Un mondo che si spinge a tratti verso l’occulto ed è per questo che lo stesso Reverendo Kirk con la sua opera si pose come obiettivo principale quello di dissipare pregiudizi e confermare l’effettiva esistenza del mondo fatato.

Walter Scott
Ritratto di Sir Walter Scott e la copetina dell’opera scritta dal Reverendo Kirk

Il Reverendo Kirk iniziò così una lunga opera di raccolta di informazioni e soprattutto di testimonianze di persone che affermavano di essere venute in contatto con i fairies e dei cossiddetti “seer”, persone con il done della “seconda vista”. Qualcuno affermava addirittura di essere stato rapito dalle fate e si trattava nella maggior parte dei casi di donne (spesso incinte) o di bambini. La gente di Aberfoyle non prese bene l’intento del Reverendo, convinta che tali argomenti dovessero essere tenuti nascosti, il piccolo popolo non disturbato ed ignorato ed in molti affermavano che le fate si sarebbero vendicate su chi diffondeva così alla leggera i loro segreti più nascosti. Eppure Robert continuava le sue richerche con curiosità ed entusiasmo, e continuò per molti anni ancora finchè ahimè, ad opera terminata e pronta per la pubblicazione, lo scrittore venne meno. Kirk era solito recarsi spesso in in luogo che, tra la gente del posto, era considerato incantato. Doon Hill (conosciuta anche come Fairy Knowe o Dun Sithean) è una collina che si raggiunge facilmente con una passeggiata da Aberfoyle ed era anche il posto preferito da Robert per svolgere le sue ricerche. Pare che il Reverendo si recasse là quasi tutti i giorni, mettendosi in ascolto e attendendo che qualche fata si mostrasse alla sua vista; qualcuno sostiene che effettivamente Kirk riuscì a mettersi in contatto i fairies proprio in questo luogo.

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Doon Hill: ancora oggi si crede che il luogo sia abitato dai fairies (fonte)

Il 14 maggio 1692 dunque il Reverendo Robert Kirk uscì dalla canonica per la sua consueta passeggiata. Mentre stava camminando proprio a Doon Hill, venne colpito da quello che sembrò un ictus e morì, il corpo ritrovato più tardi dai suoi parrocchiani. Ma da una vita spesa a rincorrere misteri e leggende, non ci si può certo aspettare una morte così “normale”: subito si diffusero ipotesi di ogni tipo sulla morte del Reverendo che, ovviamente, coinvolgevano il mondo delle fate. Alcuni sostenevano che furono proprio le fate, furiose per i loro segreti rivelati al mondo degli umani, a vendicarsi uccidendo Robert e portando la sua anima nel loro regno sotteraneo, intrappolata per sempre nel Minister’s Pine, l’unico sempreverde presente sulla collina e tutt’oggi tenuto in grande considerazione (vedi foto sopra). Altri affermavano che il Reverendo non fosse affatto morto e che per simulare il peso del suo corpo nella bara fossero stati messi dei grossi sassi. Ancora, pare che alla moglie di Kirk fosse stata data la possibilità di liberare il marito dal mondo delle fate: le fu detto che Robert sarebbe apparso durante una cerimonia religiosa e che lei avrebbe dovuto scagliargli contro un pugnale, in questo modo sarebbe stato libero. Quando il fatto successe, la donna non riuscì a lanciare la lama e così il Reverendo rimase per sempre intrappolato con i fairies. Si diffusero voci, si forumularono ipostesi di ogni genere ma, ovviamente, non si venne mai a capo della misteriosa faccenda.

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Un’altra immagine di Doon Hill (fonte)

Cosa ne fu dell’opera di Robert, alla sua morte? Il manoscritto passò al figlio ma venne perso e non se ne seppe più nulla. 123 anni dopo ricomparse magicamente e fu consegnata a Sir Walter Scott, poeta e scrittore molto attratto dalle storie misteriose e romantiche delle Highland. Scott, che in quell’occasione era in visita ad Aberfoyle, ne rimase naturalmente affascinato e volle a tutti i costi pubblicarlo. Oggi Doon Hill è un luogo frequentato dai locali ma anche da numerosi visitatori che arrivano qui per lasciare omaggi, regali e bigliettini con richieste di ogni genere per le fate. Il tronco del Minister’s Pine è sommerso di ninnoli che ricordano, a distanza di secoli,  Robert Kirk ed il suo immane lavoro. Gli ammiratori del Reverendo non mancano poi di visitare la sua tomba, che si trova nella vecchia chiesa di Aberfoyle, ora non più in uso, dove riposa per sempre il “cappellano delle fate”.


Fonti:

Claigan Coral Beach, Isle of Skye

 

Arrivi in Scozia convinta di trovare solo boschi e immense brughiere coperte d’erica e invece ti imbatti in luoghi che ti lasciano letterlalmente a bocca aperta. Dopo quella di Camusdarach, sulla Road to the Isles, un’altra spiaggia che mi ha fatta innamorare è stata la Claigan Coral Beach, sull’Isola di Skye. Le foto non rendono perfettamente l’idea della bellezza di questo luogo fuori dal mondo, disperso nella Waternish Peninsula, nel nord dell’isola.

Claigan Coral Beach

La si raggiunge percorrendo un sentiero che parte da Claigan, che chiamare villaggio è troppo, perchè si tratta davvero di una manciata di casette immerse nel verde. Lasciata la macchina nell’apposito parcheggio ci si incammina costeggiando il Loch Dunvegan che, più a nord, diventa mare aperto. Si attraversano alcuni vecchi muretti di sassi e si passa accanto al rudere di un’antica abitazione. Chissà chi ci viveva qui, a due passi dalla spiaggia, a due passi da questo luogo magnifico! Ancora un’ultimo pezzo in salita ed ecco che ci siamo: davanti a noi una spettacolare mezzaluna bianca, in contasto con l’erba verde e l’acqua azzurra del mare. Continua a leggere “Claigan Coral Beach, Isle of Skye”

Esplorando la Trotternish Peninsula – Isola di Skye

La parte più bella, più visitata e più amata dell’Isola di Skye è senza ombra di dubbio la Trotternish Peninsula che si trova nel Nord Est dell’isola, appena sopra Portree. Si tratta di una zona verdissima, con un paesaggio costiero mozzafiato e con moltissime attrazioni naturali tutte da scoprire. Esplorarla è molto comodo: partendo da Portree, centro abitato più grande di Skye, si può percorrere l’intera costa della Trotternish Peninsula e ci si può spingere anche nell’entroterra, sulla strada che si arrampica nella catena montuosa del Quiraing. Come in molte altre zone dell’Isola, anche qui vi ritroverete a percorrere le caratteristiche Single Track Roads, stradine strette ad una sola corsia dove, per far passare le macchine proveninenti dal senso di marcia opposto, dovrete scansarvi in apposite piazzole posizionate regolarmente sul ciglio stradale. Il panorama dalle strade della Trotternish Peninsula è sempre magnifico, con il mare blu profondo a fare da cornice ad un ambiente incredibilmente verde dove a farvi compagnia saranno principalmente le pecore. Ma andiamo con ordine e vediamo le principali tappe proveniendo da Portree e procedendo in senso antiorario. Continua a leggere “Esplorando la Trotternish Peninsula – Isola di Skye”