Breve storia della Scozia – Parte 2

Parte 2 – DA GIACOMO IV ALLA NASCITA DI MARIA STUARDA

Il periodo di crescita, pace e sviluppo era destinato ad interrompersi bruscamente dopo due secoli dal trionfo di Bruce, a causa di alcuni avvenimenti verificatisi nei primi anni del 1500, che segnarono una drammatica svolta nella storia della Scozia, ma anche dell’Europa: la sconfitta di Flodden contro gli inglesi e la diffusione della Riforma protestante.

Il conflitto secolare con l’Inghilterra si riaccese con l’ascesa al trono inglese di Enrico VIII: descritto come un giovane alto, biondo, atletico, bellissimo, ben diverso da come diventò poi negli ultimi anni di vita, sposò Caterina d’Aragona, vedova di suo fratello Arturo, deceduto poco prima della sua incoronazione, ma divenne celebre per le sue altri 5 mogli e per le moltissime amanti, tra le quali Anna Bolena, e per la sua incapacità di generare eredi maschi.

Enrico VIII e Anna Bolena
Enrico VIII e la sua amante Anna Bolena

Enrico attribuiva la colpa dei suoi numerosi figli nati morti, deceduti ancora in fasce, o addirittura mai nati alle sue mogli e amanti, che proprio per questo vennero ripudiate o addirittura condannate e decapitate. Tuttavia oggi molti studiosi sono certi che tale incapacità di generare figli maschi fosse dovuta ad una malattia genetica legata al cromosoma x e all’appartenenza ad un raro gruppo sanguigno. La sua irascibilità e la sua instabilità psichica, che insorsero mano a mano che il sovrano invecchiava, sarebbero state invece dovute ad un’altra rara malattia genetica: la sindrome di MacLeod. Dopo il matrimonio con Caterina, Enrico intervenne nel conflitto franco-spagnolo, cosicchè la Francia si appellò all’aiuto dell’alleata Scozia, dove regnava James IV Stuart (italianizzato, Giacomo IV Stuart), che si preparò a muovere guerra all’Inghilterra. L’astuto Enrico però cercava solo un pretesto per avviare l’ennesima lotta contro la vicina Scozia, e iniziò a rinforzare i confini settentrionali. Racconta la leggenda che San Giovanni fosse apparso a Giacomo, per avvertirlo di non invadere l’Inghilterra: il sovrano scozzese, svelato il trabocchetto del vicino, scrisse una lettera al Papa, tentando di metterlo in guardia sulle reali intenzioni di Enrico ma il Santo Padre ignorò tali ammonizioni, essendosi lo stesso Enrico dichiarato un fedele sostenitore dello Stato Pontificio. In realtà il sovrano inglese bramava di vendicare lo smacco subito dai suoi antenati in passato, e a Giacomo non restò altro che muovere battaglia e attraversare il confine con l’Inghilterra, dove lo attendeva un’armata determinata a distruggerlo.

Il 12 settembre 1513 si combattè la battaglia di Flodden, che si concluse in un massacro: sul campo caddero 10.000 scozzesi, contro le poche centinaia tra gli inglesi, tra i quali lo stesso Re di Scozia, il cui corpo neppure venne restituito. Ancora una volta la Scozia era senza Re e senza eredi e ancora una volta il sovrano inglese si offriva come garante della legge e dell’ordine. Tuttavia, Enrico fu molto prudente e non invase subito la Scozia, ma preferì procedere con una strategia mirata a destabilizzare l’ordine del Paese. Per prima cosa nominò sua sorella Margaret (che era la moglie di Giacomo IV e madre dell’erede al trono scozzese) tutrice del futuro Re James V, circondandolo di consiglieri inglesi. Inoltre incoraggiò in ogni modo le rivalità e i tradimenti, seminando disordini e ordendo complotti contro il Re.

Battaglia di Flodden, 1513, dipinto di George Goodwin
Battaglia di Flodden, 1513, dipinto di George Goodwin

L’altro avvenimento che segnò profondamente la storia della Scozia fu la Riforma Protestante, durante la quale venne messa in atto una vera e propria persecuzione dei fedeli, dei sacerdoti, e di tutto ciò che aveva a che fare con la fede cattolica. La riforma fu voluta da Enrico VIII a seguito di alcuni screzi avuti col Papa sulla questione del divorzio, ma rappresentò anche un modo per il sovrano di aumentare il suo potere e la sua ricchezza impossessandosi dei beni della Chiesa: egli privatizzò i beni ecclesiali, dei quali si impadronì assieme alla classe aristocratica, arricchendosi a dismisura. In quel periodo l’Inghilterra e la Scozia vantavano un gran numero di monasteri, abbazie e conventi, ed ognuno di essi possedeva beni materiali (terreni, allevamenti, attività produttive) con le rendite dei quali venivano mantenute scuole, ospedali, ospizi e si dava assistenza ai bisognosi: tutto quanto venne sottratto al clero e si concentrò nelle mani di pochi privilegiati, aumentando maggiormente il già presente divario tra i benestanti ed il popolo. Nel corso dei secoli, la religione cattolica venne messa fuori legge, così come la Bibbia, le case ecclesiastiche e le chiese distrutte, i sacerdoti perseguitati, banditi od uccisi, in un vero e proprio tentativo di eliminare completamente tale fede, che doveva essere soppiantata dalla chiesa presbiteriana. Ma l’Inghilterra non assistette del tutto passivamente alla riforma: vi fu una straordinaria protesta popolare, che prese il via nello Yorkshire con il nome di Pilgrimage of Grace (pellegrinaggio di Grazia) avvenuta tra il 1536 e il 1537 contro la persecuzione di parrocchie ed ordini religiosi, ma le rivolte furono ben presto sedate, ed i capi dei rivoltosi impiccati.

Pilgrimage of Grace
Pilgrimage of Grace

A questo punto Enrico VIII decide di dedicarsi alla conquista della Scozia, quel Paese che i suoi antenati avevano conquistato e poi perduto nella battaglia di Bannockburn. Continuò a seminare disordini, favorendo lo sviluppo tra gli scozzesi di un gruppo filo-protestante e filo-inglese, che iniziò ad ordire complotti contro il Re e contro la Chiesa. Inaspettatamente trovò un fermo rivale nel giovane Re James V che, nonostante la tutela impostagli durante tutta la sua infanzia ed adolescenza, si rifiutò di seguire la riforma protestante di Enrico e restò anzi fedele alla sua Chiesa cattolica. Per rimarcare la sua scelta, sposò Maria di Guisa, imparentata con la dinastia reale dei Valois, e rafforzò i legami con la Francia. Maria di Guisa era una vedova appena ventunenne, poiché il suo precedente marito, dal quale aveva avuto anche un figlio, era morto pochi anni dopo il loro matrimonio. Quando James chiese la sua mano, Enrico VIII, intuendo che si trattava di un’unione pericolosa, avanzò la stessa proposta, vedendosi però rifiutato a favore del proprio nipote. Maria, all’inizio titubante, a seguitò di una lettera ricevuta dallo stesso James, si decise ad accettare la proposta e i due convolarono a nozze nella chiesa di Notre Dame di Parigi nel 1538.

James (Giacomo) V Stuart e la moglie Maria di Guisa
James (Giacomo) V Stuart e la moglie Maria di Guisa

Visto il fallimento di ogni tentativo di condizionamento del sovrano scozzese, Enrico d’Inghilterra decise di ricorrere alla forza. Nel 1542 le truppe inglesi invasero la Scozia senza nemmeno una dichiarazione di guerra e a Solway Moss sconfissero vergognosamente gli scozzesi: l’esercito degli highlander fu condotto alla disfatta da nobili comprati dall’oro di Enrico, piegandosi di fronte ad un esercito di fanti inglesi numericamente molto inferiore. Dopo la battaglia James si ammalò gravemente di febbre, anche se secondo alcuni fu il dolore e l’umiliazione provati per la sconfitta a portarlo, dopo poche settimane alla morte. I due figli maschi avuti da Maria di Guisa erano morti piccoli, e mentre James giaceva agonizzante gli giunse la notizia che sua moglie aveva appena dato alla luce il suo erede al trono: una bambina, che venne chiamata Mary: Mary Stuart, italianizzata Maria Stuarda. Sua madre detenne la reggenza del regno fino alla sua morte, avvenuta nel 1560. Maria aveva sei mesi quando, con i trattati di Greenwich, si stabilì che avrebbe dovuto sposare Edoardo, figlio di Enrico VIII, e i loro eredi avrebbero ereditato il Regno di Scozia ed Inghilterra. Maria di Guisa era fortemente contraria a tale unione e si nascose con la piccola Mary nel castello di Stirling dove, all’età di nove mesi, la piccola principessa venne incoronata Regina di Scozia. Da questo rifiuto nacque quello che viene definito “il brutale corteggiamento”, ossia un conflitto che coinvolse i due Stati dal 1543 al 1550 e che vide Enrico d’Inghilterra dichiarare guerra alla Scozia.

Ritratto di una giovane Mary Stuart, artista sconosciuto
Ritratto di una giovane Mary Stuart, artista sconosciuto

La guerra consistette in una serie di incursioni ed attività militari che culminò il 10 settembre 1547, noto come “sabato nero”, con la battaglia di Pinkie Cleugh, nei pressi di Edimburgo, che vide, nuovamente, l’esercito scozzese sconfitto. Gli inglesi tentarono di prendere il castello di Stirling per catturare la piccola Mary, che venne però nascosta dalla madre nel priorato di Inchahome. La Francia, onorando la Auld Alliance, venne in aiuto degli scozzesi ed il re francese Enrico II propose un matrimonio tra Mary Stuart e suo figlio, il delfino Francesco. Firmato il contratto di matrimonio, e all’età di cinque anni, la piccola Regina di Scozia venne spedita in Francia, dove venne allevata ed educata dai suoi parenti Guisa alla corte dei Valois, protetta dal monarca Enrico II.


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FONTE: Il cardo e la Croce, Paolo Gulisano

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