THE BRAES O’ KILLIECRANKIE

The braes o’Killiecrankie è una canzone tradizionale scozzese che si lega alle rivolte giacobite, ossia quel movimento diffusosi in Scozia ed Inghilterra tra il 1688 e il 1746 che rivendicava l’indipendenza dal governo inglese e la restaurazione del casato cattolico degli Stuart sul trono scozzese.

Il titolo della canzone si riferisce alla battaglia di Killiecrankie, avvenuta il 27 luglio 1689 e che fu combattuta tra le truppe inglesi del generale Hugh Mackay e i ribelli giacobiti guidati da John Graham di Claverhouse, visconte di Dundee (1648–1689), conosciuto come “Bonnie Dundee”, il bel Dundee. Claverhouse si era rifiutato di giurare fedeltà a Guglielmo d’Orange, che dopo la deposizione del re Giacomo Stuart (II d’Inghilterra e VII di Scozia) stava tentando di conquistare il potere. Aveva già combattuto a fianco dei giacobiti, ossia dei sostenitori di Giacomo, e si adoperò con coraggio per radunare un esercito al fine di sostenere il suo re e sconfiggere l’usurpatore Guglielmo.

Killiecrankie in gaelico significa “bosco degli alberi di pioppo” ed è un passo di montagna situato tra Blair Atholl e Pitlochry nel Pertshire.


Cantata da Jesse Ferguson, il cantante folk e compositore canadese

 THE BRAES O' KILLIECRANKIE

LA BATTAGLIA

La battaglia venne combattuta il 27 luglio 1689 tra i giacobiti leali al cattolico re Giacomo VII e II e le truppe che sostenevano il re protestante Guglielmo d’Orange. I giacobiti, guidati da John Graham Claverhouse, “Bonnie Dundee”, erano perlopiù highlander scozzesi radunati dal capo clan Cameron of Lochiel ed erano in inferiorità numerica rispetto agli avversari (2500 unità circa). Le truppe governative, fedeli al re Guglielmo, erano sotto il comando del generale scozzese Hugh Mackay of Scourie ed erano formate per la maggior parte da abitanti delle Lowlands (5000 unità circa). I due eserciti si incontrarono a Killiecrankie, vicino a Blair Castle, una strategica via di comunicazione nelle Highlands tra Perth ed Inverness. Dopo diverse ore di tensione durante le quali le due fazioni rimasero immobili ad osservarsi, i giacobiti, che avevano guadagnato un’ottima e sicura posizione su di una collina, attaccarono con una carica selvaggia, gettandosi furiosamente giù per il pendio tra il fuoco dei moschetti nemici. Armati solo di piccoli scudi rotondi chiamati “targes” e spadoni a doppio taglio, raggiunsero gli avversari e prima che essi potessero sparare più di tre colpi a testa sfondarono il centro delle linee nemiche, che vacillarono e si diedero alla fuga. I giacobiti vinsero la battaglia, ma a caro prezzo: un terzo degli highlander che formavano l’esercito rimase ucciso ed anche Bonnie Dundeevenne ferito mortalmente durante la carica. Cameron of Lochiel combattè a piedi nudi accanto ai suoi uomini, sopravvisse alla battaglia e visse fino a 89 anni. La vittoria di Killiecrankie tuttavia portò ad un niente di fatto: la battaglia successiva, quella di Dunkeld il 21 agosto 1689, vide i giacobiti sconfitti e dispersi, la rivolta giacobita momentaneamente sedata e il re Giacomo VII e II deposto e mandato in esilio.

 The Battle of Killiecrankie - dipinto di Alan B Herriot
The Battle of Killiecrankie – dipinto di Alan B Herriot

LA CANZONE

 Nel 1819 “the braes o’killiecrankie” venne pubblicata nella raccolta di canzoni relative a battaglie o campagne militari intitolata Jacobites Reliques realizzata dal poeta e scrittore James Hogg. La canzone è la numero 19 a pagina 32 ed è inserita semplicemente con il titolo di “Killiecrankie”. I primi tre versi ed il ritornello furono scritti dal celebre compositore scozzese Robert Burns verso la fine del XVIII secolo ed adattati ad un’antica melodia popolare mentre gli altri versi potrebbero essere opera di James Hogg stesso.

I protagonisti della canzone sono due soldati: uno, probabilmente un veterano delle truppe di Mackey, chiede all’altro se abbia combattuto alla battaglia di Killiecrankil (Killiecrankie). La domanda è ironica, poiché il primo soldato è talmente felice, spensierato ed elegante che è impossibile, a detta del veterano, che abbia combattuto come lui in quella battaglia terribile. Colui che canta afferma poi di aver visto Bonnie Dundee quel giorno scendere dalla collina tra la carica degli highlander, e lo paragona ad un diavolo, tanto accesi erano il suo coraggio e la sua forza.

Killiecrankie panorama at dawn - Copyright Michael Stirling Aird-2010 Fonte: http://www.transformedbylight.com/Gallery%20ref%2000153%20Killiecrankie%20panorama.html
Killiecrankie panorama at dawn – Copyright Michael Stirling Aird-2010 Fonte: http://www.transformedbylight.com/Gallery%20ref%2000153%20Killiecrankie%20panorama.html

THE BRAES O’KILLICRANKIE

Where hae ye been sae braw, lad?
Whare hae ye been sae brankie, O?
Whare hae ye been sae braw, lad?
Cam ye by Killiecrankie, O?

Chorus.
An ye had been whare I hae been,
Ye wad na been sae cantie, O;
An ye had seen what I hae seen,
I’ the Braes o’ Killiecrankie, O.

I faught at land, I faught at sea,
At hame I faught my Auntie O;
But I met the devil an’ Dundee,
On the Braes o’ Killiecrankie, O.

The bauld Pitcur fell in a furr,
An’ Clavers gat a clankie, O;
Or I had fed an Athole gled,
On the Braes o’ Killiecrankie, O.

O fie, Mackay, what gart ye lie
I’ the bush ayont the brankie-O?
Ye’d better kiss’d King Willie’s loof
Than come to Killicrankie-O

It’s nae shame, it’s nae shame
It’s nae shame to shank ye-O
There’s sour slaes on Athol Braes
And de’ils at Killicrankie-O

Cantata dai “The Corries”, gruppo di musica folk scozzese

 TRADUZIONE IN ITALIANO

 Dove sei stato così elegante, ragazzo?
Dove sei stato così agghindato*, ragazzo?
Dove sei stato così elegante, ragazzo?
Vieni da Killiecrankie?

Ritornello
Se sei stato dove sono stato io
non saresti così allegro,
se avessi visto quello che ho visto io
sui pendii di Killiecrankie

Ho combattuto per terra, ho combattuto per mare,
a casa ho combattuto mia zia*,
ma ho incontrato quel diavolo di Dundee
sui pendii di Killiecrankie

Il coraggioso Pictur* è caduto in un fosso
e Claverhouse ha preso un brutto colpo
altrimenti avrei nutrito un falco di Athole
sui pendii di Killiecrankie

O vergogna Mackay cosa ti ha fatto rimanere
Nella boscaglia tra gli abeti?
Sarebbe stato meglio baciare la mano di Re Guglielmo
che venire a Killiecrankie

Non è una vergogna, non è una vergogna
non è una vergogna fuggire
ci sono gli acidi prugni selvatici* sulla collina di Athol*
e il diavolo a Killiecrankie

Nella versione di Marc Gunn, cantante nel ramo della musica celtica, irlandese, scozzese

ALCUNE PRECISAZIONI:

* Brankie, si traduce in inglese con “spruce”, che può significare sia abete rosso oppure, come aggettivo, azzimato, cioè eccessivamente curato nella persona
*Aunty/zia: non si capisce molto bene cosa c’entri la zia in questo verso; probabilmente è un’affermazione ironica per dire che chi sta parlando è così battagliero che se non è a combattere per terra o per mare, arriva a combattere anche contro sua zia. Potrebbe anche essere un riferimento alle continue lotte tra clan e famiglie nel sistema sociale della Scozia di quei tempi. Personalmente la prima cosa che mi è venuta in mente leggendo il verso è che ironicamente aunty/zia sia qui inteso in qualche modo come suocera, ed il narratore afferma di aver fatto cose pericolose come combattere per terra, combattere per mare e combattere anche contro la suocera! Ma è solo una mia supposizione…
*Pictur, che cadde in un fosso, era Hallyburton of Pitcur e combatteva dalla parte di Dundee. Pictur è un borgo e un castello che si trova 8 miglia a nord-ovest di Dundee nelle Sidlaw Hills.
*sour slaes/acidi prugni selvatici sono i frutti del pruno selvatico, diffuso nella zona, molto amari e usati per fare il gin di prugnole. Nella canzone potrebbe essere un’allegoria per indicare coloro che erano dalla parte dei perdenti.
* Athol è l’antico nome dell’area del Perthshire in Scozia, dove si trova Killiecrankie.

Saint Andrews, Fife: storia e paesaggi mozzafiato

Saint Andrews (in gaelico scozzese Cill Rìmhinn) è una città universitaria che si trova sulla costa est della Scozia, nella regione del Fife a circa 80km da Edimburgo. È rinomata per i suoi grandi campi da golf e tra le attrazioni principali ci sono i resti del castello e dell’antica cattedrale. In questo articolo voglio raccontarvi un pò la sua storia: se state invece cercando qualcosa di più turistico ecco un itinerario a piedi che vi porterà a scoprire gli angoli più belli e pittoreschi di Saint Andrews!

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STORIA

Fino al X secolo Saint Andrews era conosciuta come Kilrymont e prese in seguito il suo nome da Sant’Andrea apostolo, il santo patrono dell’intera Scozia le cui ossa furono portate nella cittadina come reliquia. La religione ha avuto una forte influenza nello sviluppo di Saint Andrews non solo per quanto riguarda il suo nome, ma anche per la moltitudine di edifici sacri che vennero costruiti nel corso degli anni tra i quali spicca la grande cattedrale, edificata nel 1160, che attirò per secoli migliaia di pellegrini da tutta Europa rendendo la cittadina il principale centro della vita religiosa in tutta la Scozia. Durante il Medioevo Saint Andrews si espanse notevolmente grazie alla sempre più crescente importanza ecclesiastica e anche quella accademica, nata con la fondazione dell’Università nel 1431.

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St.Salvator’s College, Saint Andrews

Il XVI secolo fu il periodo più turbolento nella storia di Saint Andrews: l’arcivescovo cattolico della città, il cardinale David Beaton, fu il leader di un movimento anti protestante che nacque all’epoca a seguito del diffondersi della Riforma ed ordinò molti processi ed esecuzioni di persone considerate “eretiche”. Nel 1559 l’esponente del calvinismo John Knox predicò un così ardente sermone nella Holy Trinity Church che scatenò una rivolta tra i fedeli: la cattedrale di Saint Andrews venne saccheggiata dai suoi seguaci segnando la fine dell’influenza religiosa della città e l’inizio della Riforma scozzese. A seguito di questi avvenimenti la città cadde in un lungo declino e solo nel XIX secolo, con la costruzione di nuove strade, l’arrivo della linea ferroviaria e l’aumento del turismo per via del golf e della salubre aria marittima, ricominciò a fiorire nuovamente.

 

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Una mappa di Saint Andrews

 

LA CATTEDRALE

L’imponente cattedrale di Saint Andrews è costruita così vicina al mare che sembra sfidare la forza delle onde e la potenza del vento. In passato edificio religioso più grande di tutta la Scozia, la sua costruzione iniziò nel 1158 su ordine del Vescovo Arnold, sul sito dove erano conservate le reliquie di Sant’Andrea. I lavori di realizzazione dell’opera proseguirono per quasi 150 anni, non senza alcuni intoppi in corso di costruzione: nel 1272 una fortissima tempesta abbatté la parete occidentale ed in seguito i lavori vennero rallentati a causa della prima guerra d’indipendenza contro l’Inghilterra (1296–1307). La cattedrale venne ultimata e consacrata il 5 luglio 1318 alla presenza del re Robert Bruce e rappresentava il più magnifico ed imponente edificio fin’ora costruito in Scozia, sede dei più importanti vescovi ed arcivescovi. Nel corso dei secoli rappresentò un simbolo religioso e moltissimi fedeli da tutta Europa si recavano qui in pellegrinaggio. Il suo declino iniziò con l’avvento della riforma protestante sul territorio scozzese: nel 1559 i seguaci di John Knox, che aveva predicato un acceso sermone in città, saccheggiarono la cattedrale rubando immagini ed oggetti sacri e successivamente, a partire dal 1561 essa venne abbandonata e lasciata cadere in rovina. Alla fine del XVI secolo la torre centrale cedette, portandosi dietro gran parte della parete nord; negli anni successivi molte pietre vennero portate via ed usate per costruire nuovi edifici e per preservare l’opera non venne fatto niente fino al 1826.

Oggi rimangono sole delle suggestive e grandiose rovine dell’antica cattedrale gotica, circondate da un cimitero e da imponenti muri di cinta monastici. I frammenti che sono sopravvissuti nel corso dei secoli, erosi dalla forza del mare e dalle raffiche di vento, testimoniano la grandezza di quest’opera. È possibile attraversare la porta d’ingresso a volta, passeggiare nell’erba in quella che secoli fa era la navata centrale, osservare ciò che rimane delle pareti con le grandi finestre ad arco. La parte più suggestiva è sicuramente la superba parete occidentale che si staglia altissima nei suoi 30 metri e che rende perfettamente l’idea di quanto doveva essere magnifica e imponente la cattedrale nei suoi anni di massimo splendore. È un luogo mistico e pieno di pace, la quiete interrotta solo dal rumore delle onde e dai versi dei gabbiani. Uno di quei posti che incute un po’ di timore, che infonde un profondo senso di rispetto e che va visitato in silenzio, senza parlare. Oggi la cattedrale è di proprietà di Historic Scotland (vi invito a visionare il sito ufficiale per orari di apertura e prezzi).

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SAINT ANDREWS CASTLE

Poco distante dalla cattedrale, raggiungibile con una piacevole passeggiata lungomare, sorgono i resti del castello di Saint Andrews, arroccato su di uno scoglio a picco sul mare. Residenza ufficiale dei principali vescovi ed arcivescovi scozzesi fin dal medioevo, il castello fu fatto costruire tra il 1189 e il 1202 dal Vescovo Roger proprio negli anni in cui veniva edificata anche la vicina cattedrale. Durante la guerra d’indipendenza con l’Inghilterra (1296–1356) esso subì seri danneggiamenti e passò più volte di mano in mano tra scozzesi ed inglesi: nel 1303 il castello fu preso e preparato per accogliere il re inglese Edoardo I, successivamente fu riconquistato dagli scozzesi dopo la battaglia di Bannockburn nel 1314 e riparato dal vescovo William Lamberton. Ricatturato di nuovo dalle forze inglesi nel 1330 che ne rinforzarono le difese, fu espugnato infine da Sir Andrew Moray, reggente di Scozia, nel 1336 dopo tre settimane d’assedio. Per evitare che cadesse nuovamente nelle mani dei nemici il castello venne distrutto dagli scozzesi tra il 1336 e il 1367. Tra il 1385 e il 1401 il castello di Saint Andrews venne interamente ricostruito ad opera del vescovo Walter Trail. Durante gli anni che seguirono il castello fu usato anche come prigione: il bottle dungeon, la prigione a bottiglia, è un’umida cella senz’aria scavata nella solida roccia sotto la torre nord-ovest dove furono lasciati morire numerosi delinquenti così come molte personalità di spicco locali. 

Saint Andrews Castle

L’aumento delle tensioni religiose nel corso del XVI secolo portarono ad intraprendere ulteriori lavori di costruzione, come l’aggiunta di una nuova torre per artiglieria per difendere il castello, ad opera di James Beaton negli anni tra il 1521 e il 1539. La fortezza fu teatro di violenze ed assassinii negli anni della riforma protestante: nel 1556 il cardinale David Beaton vi fece bruciare George Wishart, predicatore riformista, e lo stesso Beaton fu poco dopo assassinato all’interno della sua stessa residenza da un gruppo di nobili protestanti, che appesero il suo corpo senza vita fuori da una finestra sopra la porta d’ingresso e si impadronirono del castello. Il conseguente assedio del 1546-1547 per riprendere il controllo dell’edificio causò gravi danni alla struttura ed è proprio a quegli anni che risalgono i due celebri tunnel scavati sotto al castello, the mine and countermine: gli assedianti, capeggiati da James Hamilton, 2nd Earl of Arran, scavarono un tunnel nella roccia con lo scopo di arrivare all’interno del castello e contemporaneamente gli occupanti della fortezza scavarono un contro-tunnel per intercettare gli avversari. Entrambi i tunnel, scoperti nel 1879, sono oggi aperti al pubblico. L’assedio venne interrotto grazie all’arrivo di un ingegnere italiano, Leone Strozzi, che organizzò un devastante attacco di artiglieria: il casello fu riconquistato e gli occupanti catturati, imprigionati o mandati in esilio.

saint andrew's castle

La targa che commemora la morte di George Wishart, bruciato per ordine del cardinare Beaton fuori dal castello.
La targa che commemora la morte di George Wishart, bruciato per ordine del cardinare Beaton fuori dal castello.

L’arcivescovo John Hamilton riparò il castello in seguito all’assedio, modificandone alcuni tratti strutturali e riportandolo al suo vecchio aspetto di residenza anziché di fortezza. Il suo mandato tuttavia fu breve: egli venne impiccato a causa della sua opposizione alla riforma protestante e del supporto a Mary Stuart Queen of Scots. L’abolizione dell’ordine dei vescovi nel 1592 sancì definitivamente la fine del castello e la sua caduta in rovina. Nel 1801 la great hall (la sala dei banchetti) cedette e cadde in mare, seguita da altri crolli che vennero interrotti con la costruzione di una parete di protezione sul mare nel 1886. Oggi il castello è di proprietà di Historic Scotland (vi invito a visionare il sito ufficiale per orari di apertura e prezzi).

saint andrew's castle


INFORMAZIONI PRATICHE SULLA CITTA’

Saint Andrews è facilmente raggiungibile da Edimburgo in circa 1 ora e 30 minuti d’auto.
In città si trovano numerosi parcheggi a pagamento o disco orario, ma il migliore secondo me è il parcheggio per soste prolungate che vedete cerchiato in rosso sulla mappa qui sotto. E’ gratuito, non c’è limite di orario per lasciare la macchina e con una passeggiata di 15 minuti si raggiungono il castello e la cattedrale. Il parcheggio si trova proseguendo lungo City Road e girando a sinistra alla rotatoria, nella A91. Alla rotatoria seguente si imbocca la prima uscita a sinistra, dove c’è l’edificio circolare che si chiama “The Gateway”.

Se vi spostate con i mezzi pubblici potete raggiungere Saint Andrews con un autobus diretto gestito da Stagecoach oppure con il treno, scendendo a Leuchars e proseguendo in bus.

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Mary Stuart, storia di una regina di Scozia / Parte 3

Parte 3 (1556)– L’assassionio di Davide Rizzio

Davide Rizzio (o Riccio) è un giovane piemontese di circa 28 anni, arrivato alla corte scozzese al seguito dell’ambasciatore di Savoia ed assunto da Mary Stuart con uno stipendio annuale di 65£ per la sua grandissima abilità nel canto, nella poesia e nella composizione di melodie. La sua brillante intelligenza, la sua vasta cultura artistica e la sua conoscenza delle lingue lo fanno rapidamente ascendere da semplice scrivano a segretario privato della regina. In poco tempo questo giovane musicista diventa il più fidato consigliere di Mary Stuart, custode del sigillo del regno e dei segreti di Stato, largamente ricompensato tanto da diventare in breve un gran signore. Non solo dipendente, ma anche amico: Davide si intrattiene fino a tarda notte nelle stanze della regina, mangia alla sua tavola, viene consultato prima di prendere qualsiasi decisione.

Ritratto di Davide Rizzio
Ritratto di Davide Rizzio

Presto si diffondono voci e mormorii, si dice che Rizzio sia una spia inviata dal Papa, che assieme alla regina stia progettando di sconfiggere la Riforma per far trionfare il cattolicesimo. Un gruppo di lord protestanti organizza un complotto per bloccare in tempo ogni piano del genere, ponendo a capo e protezione della congiura Darnley, il re. Marito contro moglie, re contro regina.

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Mary Stuart, storia di una Regina di Scozia / Parte 2

Parte 2 (1561-1566)– Il ritorno in Scozia ed il secondo matrimonio

Ritratto di Mary eseguito da F.Clouet nel 1559
Ritratto di Mary eseguito da F.Clouet nel 1559

L’arrivo in Scozia non è affatto come Mary se l’era aspettato. Non c’è nessuno ad attenderla, non ci sono cortei che l’accompagnano, nessuno suona flauti e tamburi in suo onore. Anche il Paese non è come se l’era immaginato duranti i suoi anni in Francia: è un mondo cupo, povero, indebolito dai continui saccheggi inglesi e ben lontano dalla ricchezza e dalla cultura francesi quello che Mary trova quando, il 19 agosto 1561, sbarca a Leith, come un’estranea nel proprio paese. Non c’è nessuno che ha ordinato di riservarle i migliori trattamenti e così si deve accontentare di passare la notte presso la casa di un commerciante. Solo il giorno arriva in tutta fretta James Stuart Conte di Moray, suo fratellastro e principe reggente – nato dallo stesso padre prima del matrimonio con Maria di Guisa e pericolosamente vicino ad Elisabetta d’Inghilterra- per scortarla fino a Edimburgo, al palazzo di Holyrood fuori dalle mura della città. Qui almeno i cittadini dimostrano un po’ di entusiasmo per l’arrivo della sovrana, accendendo falò e suonando le cornamuse nei pressi del palazzo reale.

Mary's landing in Leith in August 1561 - by Sir William Allan
Mary’s landing in Leith in August 1561 – by Sir William Allan

Stefan Zweig dà una descrizione della situazione che Mary si trova ad affrontare una volta giunta in Scozia:

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Eilean Donan Castle, il castello più famoso di Scozia

Castello più celebre, più fotogenico e più fotografato di Scozia, l’Eilean Donan Castle sorge su di un isoletta alla confluenza di tre laghi marini, il Loch Duich, il Loch Long e il Loch Alsh, nei pressi del villaggio di Dornie. Il nome deriva dal gaelico e significa “castello dell’isola di Donan”, molto probabilmente riferendosi al nome di un religioso irlandese, Donnàn, che tra il VI ed il VII secolo d.C pare abbia costruito un monastero cristiano sul luogo dove oggi sorge il castello.

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Mary Stuart, storia di una Regina di Scozia / Parte 1

Ecco una di quelle storie che mi ha colpita molto; ecco un personaggio storico che mi ha incuriosita e che mi ha fatto commuovere, mentre leggevo le vicende della sua vita. Mary Stuart – italianizzata in Maria Stuarda – fu regina di Scozia dal 1542 al 1567. La sua esistenza è caratterizzata da una serie di sfortunati eventi, momenti di grande potere e gioia alternati a situazioni drammatiche, omicidi ed inganni, amori ed intrighi di corte. È la storia di una donna che ha lottato per tutta la vita per difendere il suo diritto a governare un paese che non le assomigliava affatto, che ha affrontato prove terribili per riuscirci, che ha commesso errori che hanno irreparabilmente segnato il suo destino. Cercherò di riassumere brevemente la storia della sua vita basandomi sulla biografia edita da Stefan Zweig (1881-1942), scrittore e poeta austriaco naturalizzato britannico e del quale ho adorato lo stile della scrittura.

MARY STUART QUEEN OF SCOTS

Parte 1 (1542-1561)– L’infanzia e l’adolescenza in Francia

È il 19 dicembre 1542. Giacomo V, Re di Scozia, giace in fin di vita nel palazzo di Falkland, ferito nel corpo ma ancor più nell’anima a seguito della sconfitta di Solway Moss per mano dell’esercito inglese. Il suo fu un regno caratterizzato dalle lotte religiose con il vicino Enrico VIII d’Inghilterra che insisteva per introdurre la Riforma Protestante in Scozia ma che incontrò sempre la ferma opposizione del cattolicissimo casato degli Stuart. Proprio nelle ultime ore della sua vita, quando Giacomo era ormai convinto di morire senza lasciare eredi (i suoi due figli erano morti ancora in fasce) ecco arrivare in fretta un messaggero ed annunciare che, al palazzo di Linlithgow, sua moglie Maria di Guisa ha dato alla luce una figlia (l’8 dicembre 1542).

Mary, Queen of Scots When an Infant by Benjamin Haydon
Mary, Queen of Scots When an Infant by Benjamin Haydon

La piccola Mary Stuart ha solo 6 giorni di vita ed è già regina di Scozia. È ancora ignara del destino che la aspetta, dei tormenti, delle continue prove che incontrerà durante la sua sfortunata esistenza. Già così piccola si porta sulle spalle il peso gravoso di una Scozia povera e dilaniata dalle lotte interne e con la vicina Inghilterra e viene coinvolta in un gioco di interessi politici che inizia poco dopo che è venuta al mondo. Appena ricevuta notizia della sua nascita Enrico VIII decide di chiedere al più presto la sua mano per il figlio ed erede Edoardo, con l’intento di unire le due dinastie Stuart e Tudor nell’ottica di una Gran Bretagna unita. Enrico esige che Mary venga trasferita immediatamente in Inghilterra e, in una clausola nascosta del contratto, inserisce la condizione che in caso di morte prematura della bambina il regno passi proprio nelle sue mani. Ovviamente la madre di Mary, la cattolica francese Maria di Guisa,si oppone fortemente al contratto: per uno come Enrico VIII, che ha già fatto decapitare due delle sue mogli, sarebbe stato estremamente facile uccidere la bambina con lo scopo di impadronirsi il più in fretta possibile della sua importante eredità. Il re inglese non prende bene questo rifiuto e risponde inviando un esercito per catturare la preziosa giovane regina che tuttavia viene messa in salvo nel castello di Stirling. A questo punto non gli resta che fare un passo indietro ed “accontentarsi” di un patto in cui la Scozia si impegna a consegnare Mary Stuart il giorno del suo decimo compleanno.

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SCOZIA ON THE ROAD – Day 10: Edimburgo

Ci siamo. Anche l’ultimo giorno di vacanza è purtroppo arrivato! Ci svegliamo presto questa mattina e facciamo una colazione veloce con le ciambelle che ho comperato ieri sera al “the co-operative food” sotto l’hotel. Usciamo intenzionati a visitare subito il castello, ma poi mi accorgo che la biglietteria apre alle 9.30 e quindi per ingannare il tempo facciamo un giretto in città, camminando di qua e di là nella Old Town, arroccata ai piedi del castello, con i suoi negozietti dalle facciate colorate. Ci fermiamo alla St Gile’s Cathedral: conosciuta anche con High Kirk of Edimburgh, è la chiesa madre del presbiterianesimo e principale luogo di culto della Chiesa di Scozia in città.

St Gile's Cathedral

St Gile's Cathedral

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Saliamo verso l’Edinburgh Castle convinti di essere tra i primi ad arrivare…e troviamo un sacco di gente ferma, che aspetta. C’è un’esibizione della banda militare scozzese e relativa cerimonia del cambio della guardia nell’esplanade, il grande spazio aperto davanti al castello, e ci fermiamo a dare un’occhiata prima di poter iniziare la visita. Una mezz’oretta più tardi, dopo musica, marce, armi in spalla (che alla lunga iniziavano a diventare un po’ noiosette!) finalmente possiamo entrare nel celebre castello di Edimburgo e pagare il salatissimo ticket di ingresso. Muniti di cartina iniziamo il nostro tour: rimaniamo delusi perché le stanze da visitare all’interno del castello sono davvero poche e soprattutto vuote.

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