Curiosa, lunatica, sognatrice...con il difetto, a volte, di pensare troppo! Mi piace viaggiare, sperimentare in cucina, fare lunghissime ricerche sui miei (spesso momentanei) interessi, lleggere e comprare libri...non ne ho mai abbastanza!
Ma la mia passione più grande, al limite dell'ossessione, è la meravigliosa Scozia e tutto ciò che la riguarda.
Per chi ha pochi giorni a disposizione e vuole vedere la Scozia fuori dalle solite rotte turistiche, ecco un itinerario che racchiude alcuni paesaggi completamente diversi tra loro: si va dalla città, Edimburgo, alle Isole, in particolare l’isola di Mull, che fa parte delle Ebridi Interne, più vicina e quindi più velocemente raggiungibile rispetto a Skye.
Giorno 1 e Giorno 2: Edimburgo
Una volta arrivati, dedicate del tempo alla scoperta di Edimburgo, dinamica capitale della Scozia, con infinite possibilità di cose da fare e da vedere. Ecco, per esempio, le 10 cose da non perdere in città – secondo me, una mappa del Royal Mile da scaricare con tutte le migliori attrazioni e alcune idee su cosa fare gratuitamente nella capitale. Se vi piace l’idea di partecipare ad un tour guidato in italiano per scoprire la città accompagnati da una guida professionale, ecco qualche idea. Se avete ancora tempo, fate un giretto anche nei quartieri fuori dal centro, non ve ne pentirete!
Royal Mile, Edimburgo
Giorno 3: Da Edimburgo ad Oban (circa 3h)
Noleggio auto e partenza, con due possibili tragitti attraverso il Loch Lomond National Park:– Passando dalla sponda orientale del Loch Lomond con possibili tappe: Inchmahome Priory, suggestive rovine di un monastero che sorgeva su di un’isola al centro del Lake of Menteith, nei pressi di Aberfoyle; Doune Castle, fortezza medievale che sorge nell’omonimo villaggio e che è stata usata come set cinematografico per le serie tv Game of Thrones e Outlander; Loch Katrine, definito da molti il lago più bello della Scozia, dove si può fare un giro in barca, in bicicletta oppure a piedi; Loch Lomond, il più grande lago del Regno Unito, con una cinquantina di isolette al suo interno e che da il nome al parco nazionale; Luss, delizioso villaggio che sorge sulle sponde del Loch Lomond dalle carinisime casette colorate; Callander, ex località termale scozzese e considerata la porta d’accesso alle Highland, offre anche molte passeggiate tra cui quella alle cascate Bracklinn Falls; Stirling, cittadina medievale ed antica capitale scozzese, celebre per il castello (che consiglio di ammirare solo esternamente) che fu residenza degli Stuart reali tra il XV e il XVII secolo, ed il Monumento Commemorativo a William Wallace che proprio qui sconfisse gli inglesi nel 1297.
– Passando dalla sponda occidentale del lago con possibili tappe: il grazioso villaggio di Luss, il Rest and Be Thankful Viewpoint, Inveraray sul Loch Fyne conInveraray Castlee Inveraray Jail.Immancabili in entrambi i casi le visite a Kilchurn Castle e St Conan’s Kirk sul Loch Awe. La meta di questa giornata è Oban, cittadina dal cui porto è possibile imbarcarsi per raggiungere molte delle isole che compongono l’arcipelago delle Ebridi.
Il villaggio di Luss
Giorno 4: Isola di Mull
Dopo essersi imbarcati sul traghetto (Caledonian MacBrayne – consigliata la prenotazione in anticipo) che in meno di 50 minuti porta su Mull, si dedica la giornata all’esplorazione dell’Isola che, tra spiagge, paesaggi e siti storici, offre una moltitudine di attrazioni e luoghi di interesse. Avendo due giorni pieni per esplorare l’isola, l’ideale è di visitare prima la parte centrale e quella a Nord, avvicinandosi alla parte Ovest e quindi a Iona per il giorno successivo. Per info su cosa fare e vedere a Mull vi suggerisco di leggere l’articolo della mia amica Ilaria Battaini sul suo blog “Appunti di Viaggio”.
Il pittoresco villaggio di Tobermory, nella parte settentrionale dell’Isola di Mull
Giorno 5: Isola di Mull e Iona
La giornata può essere dedicata all’esplorazione della parte Ovest di Mull e alla piccola Isola di Iona, che ospita quello che era il più antico ed importante centro religioso dell’Europa Occidentale fondato nel 563 da San Columba, dal quale il monaco irlandese iniziò la cristianizzazione dell’intera Scozia. Iona e il suo monastero si raggiungono in 10 minuti di traghetto (autoveicoli non ammessi) da Fionnphort. Potreste anche prendere in considerazione l’idea di un’uscita sulla vicina Isola di Staffa, con uno dei tour operati da Staffa Tours. Ritorno su Mull e pernottamento.
Veduta dal traghetto avvicinandosi ad Iona
Giorno 6: Da Mull a Glencoe (Oban-Glencoe 1h)
Si ritona sulla Mainland con il traghetto e poi da Oban si prosegue lungo la strada costiera A828 fino a Glencoe. Lungo il tragitto, nei pressi di Appin/Portnacroish, si può ammirare il suggestivo Castle Stalker, usato come location per il film Monty Python e il Sacro Graal. Con una deviazione di una quarantina di minuti (solo andata) si può procedere da Oban verso Ovest fino al Loch Awe, dove si trovano i resti di Kilchurn Castlee l’affascinante St.Conan Kirk. Pernottamento a Glencoe, suggestiva e solitaria valle che è il paradiso degli escursionisti e degli sport all’aria aperta.
La valle verdeggiante di Glencoe
Giorno 7: Da Glencoe all’ aereoporto (circa 2h30, realizzabile se il vostro volo lo permette)
In circa due ore e mezza si raggiunge l’aereoporto di Edimburgo dove, una volta riconsegnata la macchina, si riparte per il viaggio di rientro!
Ho inserito molte possibili tappe lungo il percorso di ogni giornata: ovviamente non riuscireste a farle tutte, altrimenti diventerebbe un tour de force eccessivo ed estenuante. In base ai vostri gusti potete scegliere quello che più vi si addice. Ne ho inserite solo alcune..ci sono un sacco di altre cose da fare e da vedere! Se avete domande, dubbi, se volete maggiori informazioni non esitate a contattarmi!
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Vi ricordo che tramite il mio sito potete acquistare in anticipo i biglietti delle principali attrazioni di Edimburgo tra le quali:
– Il castello, per saltare la fila ed entrare più velocemente
– La Camera Obscura, divertimento assicurato per tutta la famiglia
– Holyrood Palace, per seguire le orme di Mary Stuart
– Royal Yacht Britannia, per curiosare nella vita della famiglia reale
– Mary King’s Close, per scoprire la tenebrosa storia della Edimburgo sotterranea
Trovate inoltre:
– Ticket per l’airlink che collega l’aeroporto al centro
– Royal Edinburgh, pass turistico che comprende il castello, Holyrood Palace e Royal Yacht Britannia
– Edinburgh City Pass, pass turistico che comprende l’ingresso a 22 attrazioni di Edimburgo
– Ticket per il bus Hop On-Hop Off della durata di 24h con il quale potrete girare la città fermandovi a visitare le varie attrazioni (qui la versione da 48h)
– Tour guidato in italiano, per scoprire l’interessante storia della città accompagnati da una guida italiana
– Tour dei fantasmi in italiano, al calare della sera, per scoprire il lato nascosto e tenebroso di Edimburgo
–Tour in inglese di vario genere: l’horror show, il tour di Harry Potter, il tour sul whisky, quello sulla birra e molti altri!
Vi ricordo che sono disponibili anche dei buoni sconto:
– Autonoleggio: sconto del 10% sul noleggio con Celtic Legend
– Booking e Airbnb: sconti per la prenotazione sui noti siti di prenotazione
E infine… ricordatevi che offro anche un servizio di programmazione itinerari personalizzati, selezionando per voi voli, noleggio auto, suggerendovi hotel e ristoranti e creando il viaggio perfetto in base alle vostre esigenze: mandate una mail a nelcuoredellascozia@libero.it per avere maggiori informazioni!
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Nel tardo XI secolo, un gentiluomo chiamato Alan fitzFlaald arrivò in Inghilterra dalla Bretagna. Entrò a far parte della famiglia di Henry I (Enrico I d’Inghilterra) e divenne un ricco Lord. Alla sua morte lasciò tre figli: il primogenito, Jordan, ereditò le proprietà del padre in Bretagna mentre al secondo, William, venne affidato il patrimonio famigliare inglese. Il figlio più giovane, Walter, vedendo poche prospettive di trarre qualche vantaggio economico nei due Paesi, decise di tentare la fortuna alla corte di David I di Scozia. La sua si rivelò una scelta davvero azzeccata! I discendenti di Jordan non acquisirono mai titoli più elevati del cavalierato, quelli di William diventarono Conti di Arundel (antichissimo titolo nobiliare inglese), mentre Walter FitzAlan fondò una dinastia che avrebbe regnato non solo sulla Scozia ma su tutta la Gran Bretagna.
STORIA
Al giorno d’oggi tutti hanno un cognome ma nella Scozia del XII secolo non erano del tutto comuni. La maggior parte delle persone erano conosciute con il nome di battesimo e con il nome del padre – come per esempio Kennet MacAlpin o Walter fitzAlan, dove Mac e fitz significano ‘figlio di’. Un altro modo di distinguere due persone con lo stesso nome era quello di attribuire soprannomi adatti alle loro qualità o cariche, come per esempio “il Conquistatore”, o “the Lion” (il leone). Si stava inoltre diffondendo l’usanza di collegare una persona al luogo di provenienza (Robert Bruce o ‘De Brus’ proveniente da Brus, oggi Brix, in Normandia) oppure dove viveva (per esempio Archibald of Douglas). La pratica di attribuire un cognome in base al mestiere stava prendendo piede proprio in quel periodo e una delle prime famiglie a farlo furono proprio gli Stewart.
Poco dopo essersi stabilito in Scozia, Walter fitzAlan (morto nel 1177), fu nominato “High Steward of Scotland” (ossia ‘assistente’ della famiglia reale, una sorta di primo ministro) del Re David in persona, con la responsabilità di governare la tenuta reale. La nomina non giunse inaspettata: gli antenati di Walter avevano servito con steward alla corte di Dol, in Bretagna. Walter svolse diligentemente il suo lavoro e la carica divenne presto ereditaria: suo nipote, Walter il III Steward, fu il primo ad adottare il cognome Stewart.
Oltre a nominare Walter suo Steward, il re David gli elargì grandi proprietà nella Scozia meridionale, soprattutto nel Renfrewshire e nel nord Ayrshire. Ma la sua non era solo una ricompensa per il leale servizio. Nel XII secolo il Firth of Clyde rappresentava il confine tra la Scozia e la Norvegia: il fratello maggiore di David, re Edgar, aveva ceduto la sovranità sulle Isole Ebridi al Re Magnus Barelegs nel 1098 e così a David serviva qualcuno di affidabile che lo aiutasse a difendere il suo reame dai discendenti dei Vichinghi e a riconquistare i territori perduti. Walter the Steward e i suoi eredi non lo delusero. Nel 1164 Walter respinse un’enorme flotta di navi che portavano la bandiera del potente condottiero Somerled. L’autonominatosi ‘Lord of the Isles’, Signore delle Isole e antenato del Clan MacDonald, fu ucciso durante la battaglia e lo Steward portò la sua testa alla cattedrale di Glasgow come un trofeo.
La sconfitta di Somerled rappresentò il punto di svolta: entro il 1200 Alan, il secondo Steward, aveva riconquistato l’isola di Bute per la Corona Scozzese. I re norvegesi furono costretti a difendersi. Ad un’invasione fallita nel 1230, ne seguì un seconda nel 1263, con Hakon IV re di Norvegia che comandava di persona la sua flotta. Nel settembre dello stesso anno egli navigò nel Clyde e combatté una sanguinosa ma non decisiva battaglia con Alexander, il quarto Steward, a Largs. Hakon fu costretto a ritirarsi, provato più dal tempo che dalle forze scozzesi: l’ultimo dei conquistatori norvegesi nella Scozia occidentale.
Immagine che rappresenta la battaglia di Largs
Trenta anni dopo che gli Stewart aiutarono il loro sovrano a scacciare l’invasore, vennero chiamati per respingerne un altro. Le Guerre d’Indipendenza con l’Inghilterra che scoppiarono nel 1296 arrivarono quasi a cancellare l’indipendenza scozzese: la sua sopravvivenza fu dovuta al coraggio di molte persone, ricordate o meno, primi fra tutti proprio gli Stewart. James, il quinto Steward, combatté a fianco di William Wallace a Falkirk nel 1298 e divenne uno dei più grandi sostenitori di Robert Bruce. Per ringraziarlo, quest’ultimo elargì grandi favori al giovane figlio del suo adepto, Walter il sesto Steward, affidandogli il comando, assieme a Sir James Douglas, di una brigata a Bannockburn (1314). In seguito alla gloriosa vittoria, Bruce diede a Walter sua figlia Marjorie in sposa: questo atto segnò l’inizio dell’egemonia degli Stuart, rafforzata dalla nascita, nel marzo 1316, del figlio di Walter e Marjorie, Robert, che aveva chiaramente sangue reale. A re Robert I Bruce succedette il figlio David II ma alla morte di quest’ultimo, avvenuta senza eredi, nel 1371, salì al trono proprio Robert II Stuart, figlio di Walter e Marjorie: si estingueva il casato reale dei Bruce ed iniziava la dinastia regnante degli Stewart, che sarebbe rimasta al potere per ben 336 anni.
King Robert II Stuart
Anche prima che gli Stewart diventassero ‘Reali’ la famiglia si era espansa dalla loro sede nel Renfrewshire: uno dei primi fu Walter, il fratello più giovane del 1° Steward, che nel 1261 acquisì tramite matrimonio la contea di Menteith, nei pressi di Stirling. Il suo patrimonio non includeva solo la zona centrale dei Trossachs ma anche territori più a Ovest, come il Knapdale nell’Argyll. Un altro importante discendente fu John, il secondo figlio del quarto Steward, che divenne Lord di Bonkyl, nel Berwickshire, e che morì alla battaglia di Falkirk nel 1298. I suoi sette figli crearono un immenso patrimonio da cui si diramarono gli Stewart Conti di Angus, Galloway e Lennox (da questi ultimi discendeva Darnley, il secondo marito di Mary Queen of Scots) e quelli di Appin, Lorn e Innermeath e Rosyth. Quando, nel 1371, Robert II divenne il VII Steward, le proprietà del casato crebbero grazie alle generose concessioni del sovrano: nuove terre e nuovi titoli vennero affidati agli Stewart, la maggior parte dei quali confiscati ad altre nobili dinastie, come per esempio ai Douglas. Gli Stewart si ritrovarono così proprietari dei primi quattro Ducati creati in Scozia e di ben sedici Contee, ma il loro numero andava crescendo sempre più: non si trovava facilmente nel reame un luogo senza l’ombra degli Stewart.
Da Galloway alle Shetland nome, titoli, fatti e misfatti di questa potente famiglia dominarono le pagine della storia scozzese. Tra i rampolli del casato che governarono il reame spiccano i nomi di Robert, I Duca di Albany conosciuto come “il re non incoronato”, John, IV Duca di Albany cresciuto in Francia e che non conosceva nemmeno una parola scozzese e James, Conte Moray, che ricoprì la carica di reggente dal 1567 fino al suo assassino, avvenuto tre anni dopo. Come figlio di James V, avrebbe dovuto essere incoronato al posto di sua sorella minore, Mary Stuart, Queen of Scots, se solo fosse stato riconosciuto e legittimato dal padre che aveva generato ben sei figli illegittimi. Meno memorabile fu la carriera di Alexander, I Conte di Buchan, uno dei quattordici figli di Robert II e fondatore degli Stewart of Atholl. Si guadagnò il suo nomignolo “The Wolf of Badenoch” (il lupo di Badenoch) conducendo la sua banda soprannominata ‘wyld wykked Helandmen’ fuori dal loro nascondiglio nel Cairngorms per bruciare e saccheggiare villaggi nella zona di Moray. Ad un altro noto Stewart, Patrick Conte of Orkney (Isole Orcadi), venne affibbiato il soprannome “Black Patie” perché il suo fu un regno del terrore nelle Isole Orcadi e Shetland: fu così empio, così crudele, che al momento della sua decapitazione, avvenuta ad Edimburgo nel 1615, l’esecuzione venne posticipata per permettergli di imparare a memoria tutte le preghiere di assoluzione!
L’antico stemma degli Stewart
Visti i generosi privilegi ricevuti, ci si sarebbe aspettati che gli Stewart sarebbero rimasti fedeli alla causa dei loro parenti della famiglia reale. Ma non fu sempre così, soprattutto durante il periodo delle Rivolte Giacobite, quando James VII di Scozia e II d’Inghilterra fu esiliato e i suoi eredi, il ‘Vecchio’ e il ‘Giovane’ Pretendente, tentarono di ristabilire la successione Stuart al trono. Quando Culloden portò il movimento Giacobita ad una fine disastrosa nel 1746, c’erano molte migliaia di Stewart in Scozia, ma solo gli Stewart of Atholl e Appin combatterono nelle linee giacobite.
I SOVRANI STUART
Il casato degli Stewart, o Stuart, regnò sul Regno di Scozia per 336 anni, tra il 1371 e il 1707, con una breve interruzione tra il 1649 e il 1660 dovuta all’istituzione del Commonwealth o Repubblica Parlamentare ad opera di Oliver Cromwell. Dopo la morte di Elisabetta I d’Inghilterra (1603), l’ultima monarca della dinastia Tudor, il casato degli Stuart le succedette sui troni di Inghilterra e Irlanda, oltre che a mantenere anche quello scozzese: James V di Scozia fu anche I d’Inghilterra. Nel 1707, quando venne promulgato l’Union Act, l’atto di unione che vedeva la Scozia privata della sua indipendenza e la nascita del Regno di Gran Bretagna, il loro posto come famiglia reale venne preso dai lontani cugini Hannover, designati da un atto parlamentare (Act of Settlement) a succedere nella linea dinastica alla morte dell’ultima sovrana Stuart, Anna. Esclusi dalla linea di discendenza, gli Stuart tentarono varie volte di riprendersi il loro legittimo trono: James VII di Scozia e II d’Inghilterra in primis, il cui regno fu interrotto con l’esilio in seguito alla Gloriosa Rivoluzione di Guglielmo d’Orange, suo genero, e successivamente suo figlio, James Francis Edward Stuart (il vecchio pretendente) e suo nipote, Charles Edward Stuart (il giovane pretendente). Questi, conosciuto come Bonnie Prince Charlie, fu il protagonista dell’ultimo, disperato tentativo di riprendersi il trono scozzese, conclusosi drammaticamente con la battaglia di Culloden. Gli Stuart e i loro sostenitori vennero definitivamente sconfitti. La dinastia reale degli Stuart si estinse nel 1807 con la morte di Henry Stuart, fratello del Bonnie Prince e ultimo figlio legittimo di James Francis Stewart, che era un cardinale cattolico.
I sovrani della dinastia Staurt
La più celebre tra i regnanti di questa dinastia fu senza ombra di dubbio Mary, che fu anche la prima a cambiare il cognome da Stewart a Stuart, pronunciato cioè alla maniera francese proprio perché Mary passò tutta la sua giovinezza presso la corte del re di Francia. Per saperne di più su Mary, Queen of Scots, e la sua drammatica storia, potete leggere una sua breve biografia qui.
SIMBOLI
Clan Crest:
Motto:
Virescit vulnere virtus, dal latino “il coraggio cresce più forte con una ferita”
Plant Badge:
Ogni clan aveva una pianta distintiva, della quale un rametto veniva messo sul bonnet, tipico cappello scozzese. Nel caso del Clan Fraser, la pianta è il cardo
Tartan:
Royal Stewart Tartan
Curiosità:
Il clan Stewart non ha un Chief, un capo: per questo fa parte degli “Armigerous Clan“, ossia l’insieme del clan senza il proprio Chief. Il XIII Conte di Galloway, Randolph Stewart, è considerato come una sorta di guida, il cosiddetto ‘cadetto anziano’ (senior cadet), ma non è propriamente il Clan Chief. Randolph, nato nel 1928, ha avuto una vita difficile: ancora da piccolo gli è stata diagnosticata la schizofrenia, gli è stato indotto il coma insulinico a scopo terapeutico ed è stato infine lobotomizzato a 23 anni. Ha passato la maggior parte della sua vita in manicomi o case di cura. Spostato con una donna della classe operaria, Mary Budge, non ha figli e quindi eredi. La contea e tutti le signorie del Lord di Galloway passeranno quindi al secondo cugino di Randolph.
Rami del Clan:
Stewart of Galloway, Stewart of Appin, Stewart of Atholl, Stewart of Bute, Stewart of Balanquhidder, Stewart of Darnley.
Riproduzione ottocentesca di un membro del Clan Stewart
CASTELLI
Il tempo non è stato clemente coi castelli dei primi Stewart. I resti della loro antica sede di Renfrew (nei pressi di Glasgow), costruita dal primo Steward al suo arrivo in Scozia nel 1130, sono oggi coperti da strade asfaltate. Fortunatamente il castello di Robert Croc, uno dei suoi cavalieri ed affittuari, è sopravvissuto al passare del tempo per darci almeno l’idea di come sarebbe potuto essere Renfrew Castle: si può supporre che si sia trattato di una grande fortezza, circondata da fossati riempiti d’acqua e protetta da una possente palizzata di legno. Crookston Castle, vicino a Paisley, domina tutt’ora la zona grazie alla sua posizione in cima a una collina e rimane ben visibile il suo fossato circolare.
Poco sopravvive anche della seconda fortezza costruita dai primi Steward, Dundonald Castle vicino a Kilmarnock, nell’Ayrshire: venne ricostruito più volte nel corso degli anni, prima dal IV Steward e poi dal primo ‘Royal Stewart’, re Robert II.
Dundonald Castle
Il secondo Steward costruì un castello, tutt’ora intatto, sull’Isola di Bute attorno al 1200… e che castello! Rothesay Catle non fu solo uno dei primi castelli in muratura dell’intera Scozia, ma era anche il primo ad avere una forma circolare. Solo una manciata di castelli di questo genere furono costruiti in Gran Bretagna, il più famoso Windsor, costruito da Henry I, l’ex datore di lavoro di Alan fitzFlaald. La forma di Rothesay non è la sua unica caratteristica: murato nelle mura di cinta postume, si trova l’originale parapetto merlato dal quale la guarnigione difese due volte il castello contro i potenti Vichinghi. Nel 1230 gli invasori della Norvegia riuscirono a schivare le frecce e la pece bollente per poi prendere le mura a colpi d’ascia per entrare. La vulnerabilità del castello spinse il quarto Steward ad aggiungere le quattro torri sporgenti rotonde alle mura originali. L’imponente gatehouse (edificio sopra il cancello d’entrata) rettangolare fu aggiunta solo successivamente dal suo discendente, James IV, attorno al 1500.
Rothesay Castle
Mentre Alexander stava aggiungendo le torri circolari a Rothersay, il suo fratello minore Walter Stewart Conte di Menteith, stava costruendo un altro castello a Skipness, nella sua proprietà appena acquistata, a Knapdale, Argyll. Anche qui gli Stewart crearono qualcosa di inusuale, dato che le feritoie a forma di croce lungo le mura occidentali sono uniche nel suo genere nell’intera Scozia. Sembra che questa forma fosse stata una delle preferite di Walter ed esempi simili sono stati successivamente scoperti anche in altri due dei suoi castelli, Brodick e Doune.
Doune Castle è generalmente associato a Robert Stewart, I Duca d’Albany e Governatore per conto del suo debole fratello, Robert III. Albany governò per almeno 20 anni fino alla sua morte, nel 1420, alla veneranda età di 80 anni. Il castello di Doune è caratterizzato dagli ampissimi spazi e dalle enormi cucine, un magnifico esempio di fortezza medievale scozzese. Tutto il contrario è il Loch an Eilean Castle nei Cairngorms, associato con il fratello minore del Duca d’Albany, Alexander ‘Wolf of Badenoch’. Il castello, che sorge su di un isola al centro di un lago, era il nascondiglio perfetto per il parente di una famiglia reale che era uscito dai binari e aveva estorto col ricatto al Vescovo Bur di Moray la dichiarazione della sua fedeltà coniugale. Nel 1390, Alexander ‘the Wolf’ si vendicò, guidando la sua banda armata fuori dalla sua proprietà fino a Elgin, dove incendiarono la cattedrale. Come risposta il Vescovo lo scomunicò. Gli uomini al servizio di ‘the Wolf’ provenivano probabilmente da vari clan, ed Alexander fondò il proprio, gli Stewart of Atholl, nel Pertshire. La loro sede divenne Blair Castle, vicino alla cattedrale di Dunkeld, dove the Wolf venne infine sepolto nel 1406. Blair fu la residenza dei Conti e Duchi di Atholl per secoli, ma rimane poco di realmente medievale dietro le sue pareti imbiancate.
Doune Castle
Un’altra sede degli Stewart of Atholl, Balvenie Castle a Glen Fiddich, se l’è cavata meglio. John, il IV Conte, costruì un nuovo edificio in un angolo dell’antico castello costruito dai potenti Comyn (Clan Cumming) nel XIII secolo. Un pannello di pietra nei pressi dell’entrata reca il suo blasone e il motto di famiglia ‘Furth fortum and fil thi fatris’ (vai avanti con la fortuna e riempi i tuoi forzieri). Il Conte accolse Mary Queen of Scots nella sua nuova residenza nel 1562.
Per quanto ne sappiamo, gli Stewart of Appin non ricevettero mai visitatori importanti nel loro Castle Stalker, costruito sulla piccola “Eilean an Stalcaire”, l’isola del cacciatore, nel Loch Linnhe, ma è possibile che James V passò poco lontano dal castello durante la sua spedizione navale contro il Lord of the Isles, nel 1540. Ugualmente, pare che nessun visitatore importante si sia mai recato nei castelli costruiti da Patrick Stewart, Conte delle Isole Orcadi e Signore delle Shetland: chiunque sarebbe rimasto colpito dalla loro qualità e raffinatezza, in particolar modo il Kirkwall Palace, sede del Conte. Il fatto che James VI non abbia mai visitato questi castelli è da attribuire tanto alla distanza quanto alla personalità del suo congiunto. Black Patie, com’era soprannominato Patrick, era una persona davvero spregevole ed esercitò una tirannia inimmaginabile sugli abitanti delle Isole, trattandoli come schiavi per costruire il suo nuovo palazzo a Kirkwall e le sue residenze a Scalloway e a Jarlshof sulle Shetland.
Castle Stalker
I monarchi erano molto più inclini a visitare i castelli delle Lowlands dei loro congiunti Stewart. nel 1568, Francis Stewart, V Conte Bothwell, accolse James VI alla sua nuova ed innovativa residenza a Crichton Castle nel Midlothian. Solo quattro anni dopo egli tentò di rapire James mentre si trovava a Holyroodhouse ad Edimburgo. Gli Stewarts of Traquair, nel loro magnifico castello vicino a Peebles accoglievano frequentemente e loro congiunti reali, ospitandoli per la notte: tra tutti spiccano i nomi di Mary Queen of Scots e il suo secondo marito Darnley, nel 1566 e il Prince Charles Edward nel 1745, prima della sua marcia verso l’Inghilterra. La storia narra che Bonnie Prince Charlie entrò dalla cosiddetta ‘Porta dell’orso’, che venne chiusa a chiave una volta che il principe ebbe lasciato il castello. Nel chiudere la porta il Conte giurò che non l’avrebbe più riaperta fino a che un altro Stuart non si fosse seduto di nuovo sul trono della Gran Bretagna. ‘The steekit yetts’, ovvero i cancelli bloccati, rimangono tutt’oggi chiusi.
Ecco qui un itinerario semplice ma ricco per chi ha pochi giorni a disposizione per esplorare la Scozia ma non vuole perdersi i principali punti di interesse. Si parte da Edimburgo e, in senso orario, si sale attraverso il Loch Lomond National Park per poi ridiscendere lungo la costa orientale, passando per Glencoe e Loch Ness. Sette giorni non sono moltissimi ed, ahimè, occorre fare delle scelte. Ecco perchè in questo itinerario non troverete l’Isola di Skye, la quale richiede molto tempo per essere esplorata. Volete a tutti i costi visitare anche Skye? Forse è dunque questo l’itinerario giusto per voi!
Giorno 1 e Giorno 2: Edimburgo
Arrivo ad Edimburgo, pomeriggio ed intera giornata seguente dedicate alla visita della città, dinamica capitale della Scozia con infinite possibilità di cose da fare e da vedere. Ecco, per esempio, le 10 cose da non perdere in città – secondo me, una mappa del Royal Mile da scaricare con tutte le migliori attrazioni e alcune idee su cosa fare gratuitamente nella capitale. Se vi piace l’idea di partecipare ad un tour guidato in italiano per scoprire la città accompagnati da una guida professionale, ecco qualche idea. Se avete ancora tempo, fate un giretto anche nei quartieri fuori dal centro, non ve ne pentirete!
La Old Town di Edimburgo
Giorno 3: Da Edimburgo a Glencoe (circa 3h30)
Noleggiate l’auto e partite! La Scozia vi aspetta! Dirigetevi verso il Loch Lomond National Park: le possibili tappe sono: Inchmahome Priory, suggestive rovine di un monastero che sorgono su di un’isola al centro del Lake of Menteith, nei pressi di Aberfoyle; Doune Castle, fortezza medievale che sorge nell’omonimo villaggio e che è stata usata come set cinematografico per le serie tv Game of Thrones e Outlander; Loch Katrine, definito da molti il lago più bello della Scozia, dove si può fare un giro in barca, in bicicletta oppure a piedi; Loch Lomond, il più grande lago del Regno Unito, con una cinquantina di isolette al suo interno e che da il nome al parco nazionale; Luss, delizioso villaggio che sorge sulle sponde del Loch Lomond dalle carinisime casette colorate; Callander, ex località termale scozzese e considerata la porta d’accesso alle Highland, offre anche molte passeggiate tra cui quella alle cascate Bracklinn Falls. Vi consiglio di fare una deviazione dalla strada principale, che richiederà più tempo, ma ne vale la pena. Guidate verso il Loch Awe, fermandovi a dare un’occhiata al Kilchurn Castle e alla Saint Conan’s Kirk. Salendo lungo la costa poi passerete davanti allo scenografico Castle Stalker. La meta di questa giornata è Glencoe: percorrendo la A82 si passa attraverso questa suggestiva e solitaria valle che è il paradiso degli escursionisti e degli sport all’aria aperta. Pernottamento in zona.
Loch Katrine
Giorno 4: Da Glencoe al Loch Ness (circa 2h)
Dirigetevi verso Loch Ness, celebre per la leggenda di Nessie e dove si trova il magnifico Urquhart Castle. Per raggiungere Inverness, capitale delle Highland, ci metterete circa due ore. Vi propongo una deviazione che vi porterà via circa 50 minui, andata e ritorno: poco a ovest di Fort William si trovano il Glenfinnan Monument, monumento commemorativo ai Clan caduti durante la Rivolta Giacobita del 1745, che proprio qui si riunirono per la prima volta, la graziosa St. Mary and St. Finnans Church, con la targa commemorativa al Bonnie Prince Charlie e le cui porte sono sempre aperte per accoglire l’anima dello Stuart, se mai decidesse di ritornare nella sua Scozia, e il Glenifinnan Viaduct, proprio alle spalle del Monumento, scenografico viadotto visto nel film di Harry Potter e dove è possibile veder passare il Jacobite Steam, treno a vapore. Se siete amanti del Whisky potete visitare la Ben Nevis Distillery a Fort William, che sorge ai piedi dell’omonima montanga, la più alta della Gran Bretagna. Proseguendo la strada verso Nord, troverete le chiuse del Caledonian Canal a Fort Augustus, canale che collega la costa orientale della Scozia a quella occidentale, lungo 100 km e con 29 chiuse. Si risale la costa occidentale del Loch Ness fino ad incontrare Urquhart Castle, che merita sicuramente una visita. Pernottamento nella zona del Loch Ness o ad Inverness.
Urquhart Castle
Giorno 5: Da Loch Ness a Stonehaven (dalle 3 ore alle 3h30 con due possibili tragitti)
Dalla zona del Loch Ness si raggiunge la costa orientale, con due alternative. Attraverso il Cairngorms National Park, con un paesaggio più boscoso e montuoso e le seguenti possibili tappe: zona delle distillerie di Speyside, con un’ampia scelta tra vari stabilimenti; Corgaff Castle, castello medievale poi usato come caserma militare per le truppe governative inglesi nel XVIII secolo; Balmoral Castle, residenza estiva della famiglia reale (ricordatevi di controllare l’effettiva apertura al pubblico…se la regina è in casa, il casello è chiuso!), oppure Craigievar Castle, dalla particolare colorazione rosa, Kildrummy Castle, se preferite i castelli in rovina, oppure ancora Drum Castle. L’alternativa è percorrere la A96 che sale più a Nord verso la costa. In questo caso si passa per Elgin, con i resti della cattedrale la cui costruzione risale al 1200. Altre possibili tappe: Culloden Battlefield, la brughiera dove si è combattua nel 1746 la tragica e disastrosa battaglia di Culloden; Clava Cairns, sito preistorico di sepoltura con misteriosi monoliti; Fyvie Castle, per chi ama gli interni sfarzosi ed eleganti, oppure l’elaborato Castle Fraser. La meta di questa giornata è Stonehaven, grazioso villaggio affacciato sul mare, sulla costa orientale.
Craigievar Castle
Giorno 6: Da Stonehaven a Stirling (circa 3h senza soste)
La giornata può iniziare con la visita allo spettacolare Dunnottar Castle, che si raggiunge con una piacevole e scenografica passeggiata che parte dal porto di Stonehaven…assolutamente da non perdere! Si prosegue poi verso Sud, fino a Saint Andrews, dove si possono ammirare gli imponenti resti della cattedrale e del castello. Durante il tragitto un’altra possibile tappa è l’elaboratissimo Glamis Castle ma potreste anche pensare di percorrere la cota del Fife per visitare uno o alcuni dei pitoreschi villaggi di pescatori dell’East Neuk. Da Saint Andrews si procede fino a Stirling, cittadina medievale ed antica capitale scozzese, celebre per il castello (che consiglio di ammirare solo esternamente) che fu residenza degli Stuart reali tra il XV e il XVII secolo, ed il Monumento Commemorativo a William Wallace che proprio qui sconfisse gli inglesi nel 1297. Un’alternativa a Stirling è il piccolo villaggio di Culross, delizioso e pittoresco, dove sono state girate anche alcune scene della serie tv Outlander. Pernottamento in zona.
Sempre magnifico il Dunnottar Caslte!
Giorno 7: Da Stirling a Edimburgo (aereoporto, meno di 1h)
In poco meno di un’ora si raggiunge l’aereoporto di Edimburgo dove, una volta riconsegnata la macchina, si riparte per il viaggio di rientro!
Ho inserito molte possibili tappe lungo il percorso di ogni giornata: in base ai vostri gusti potete scegliere quello che più vi si addice. Se avete domande, dubbi, se volete maggiori informazioni non esitate a contattarmi!
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Il Fachen è una creatura della mitologia scozzese ed irlandese dall’aspetto a dir poco mostruoso: ha infatti una sola gamba ed un solo braccio, con una criniera di piume nere, un ciuffo scuro in testa e, solitamente, una bocca enorme. La descrizione fisica del Fachen è molto varia e c’è chi afferma che abbia un occhio solo, o una cresta da gallo, oppure addirittura che abbia solo una metà del corpo. Pare che la più strana caratteristica del Fachen fosse il suo unico braccio che spunta proprio dal centro del torace. Si dice che il Fachen sia un essere talmente spaventoso da indurre attacchi di cuore alle persone che lo vedono e che possieda una tale forza nel suo unico braccio da poter distruggere un intero frutteto in una sola notte, armato solamente di una catena.
John Francis Campbell, nella sua raccolta “Popular Tales of the West Highlands”, racconta di un Fachen di nome Nesnas Mhiccallain che fu sconfitto in un duello dal protagonista della storia, Murachadh Mac Brian, che divenne poi re d’Irlanda. Il Fachen è così descritto: “Ugly was the make of the Fachin; there was one hand out of the ridge of his chest, and one tuft out of the top of his head, it were easier to take a mountain from the root than to bend that tuft” (di brutte sembianze, con una mano che spuntava dal centro del suo torace, e un ciuffo così ispido sulla sommità del capo che sarebbe più semplice prendere una montagna per le sue radici, piuttosto che piegare quell ciuffo”). Nell’opera di Campbell il Fachen è chiamato anche Direach Ghlinn Eitidh, o the Dwarf of Glen Etive (il nano di Glen Etive).
Alcuni ricercatori irlandesi suggeriscono che, mentre l’aspetto fisico del Fachen è puramente immaginario, alla base della sua leggenda ci sia invece l’avvistamento di una creatura reale; una teoria sostiene che si possa essere trattato di un Moa, un grande uccello incapace di volare originario della Nuova Zelanda, fuggito da un bastimento diretto in Irlanda. Una seconda teoria sostiene che la leggenda del Fachen abbia avuto inizio con gli avvistamenti di grandi uccelli predatori, anche se i fossili rinvenuti in Irlanda non supportano questa tesi. Al giorno d’oggi comunque si crede che la storia del Fachen sia pura mitologia.
In un paese come la Scozia, nel quale storia e folklore si mescolano spesso, Halloween ha ancora oggi un significato molto importante e viene chiamato, in scozzese, Samhain (pronunciato più o meno ‘savuin’). Le sue origini sono da ricercare in un’antica festività pagana celtica che veniva celebrata tra il tramonto del 31 ottobre e quello dell’1 novembre in Scozia, Irlanda e Galles, e coincide secondo alcuni con il Capodanno Celtico. Questo periodo segnava la fine dell’estate e con essa la fine del raccolto e della metà più luminosa dell’anno, dando inizio a quella più oscura, l’inverno, che durava fino al mese di maggio, quando si celebrava nuovamente l’inizio dell’estate nel giorno di Beltane (o Beltain). Samhain e Beltane erano dunque le due feste più importanti per gli antiche celti e rappresentavano una transizione, un passaggio dal buio alla luce, dalla morte alla rinascita, racchiuse nel ripetersi del ciclo della vita e del tempo. Samhain coincideva con l’ultimo raccolto dell’anno, ed era usanza in quel periodo spostare le bestie dai pascoli alle stalle, fare le ultime vendite o scambi di bestiame e prodotti agricoli al mercato, saldare i debiti e riscuotere crediti ed interessi: si facevano scorte per il lungo e buio inverno, in attesa che ritornassero in fretta la primavera e poi l’estate. Continua a leggere “Halloween in Scozia: Samhain, verso l’inverno e l’oscurità”→
Scritta da Alastair MacDonald negli anni ’90 (non ho trovato un anno di pubblicazione certo) è la più nota canzone popolare scozzese sulla battaglia di Culloden, combattuta il 16 aprile 1746 a Drumossie Moor, poco distante da Inverness.Ultima battaglia ad essere combattuta sul suolo britannico, è tristemente celebre per aver segnato il declino della cultura gaelica fino ad allora largamente diffusa in tutte le Highlands, nonché la fine dell’Indipendenza scozzese. Culloden fu un massacro, una carneficina. Le forze giacobite, che sostenevano la pretesa al trono di Charles Edward Stuart, conosciuto come Bonnie Prince Charlie, furono sbaragliate e brutalmente trucidate dall’esercito inglese del sovrano Giorgio II, guidato dal figlio, il Duca di Cumberland. Nessuno fu risparmiato: i prigionieri, i feriti ed i sopravvissuti furono uccisi sul campo di battaglia, i fuggiaschi ricorsi e massacrati, i sostenitori della causa giacobita e chi aiutava o nascondeva i soldati catturati ed incarcerati, le loro case distrutte e le proprietà confiscate. Le conseguenze di Culloden furono disastrose e segnarono la fine della società tradizionale scozzese: fu proibito di indossare il kilt e il tartan; venne sciolto il legame militare che legava gli appartenenti di un clan al Clan Chief, e a quest’ultimo venne revocato ogni potere e confiscate le terre; fu vietato l’uso della cornamusa, bollata come strumento di guerra, e venne proibito di parlare il Gaelico.
Testo Originale:
Chorus:
Cold winds on the moors blow.
Warm the enemy’s fires glow.
Black the harvest of Culloden,
Pain and fear and death grow.
‘Twas love for our prince drove us on to Drumossie,
But in scarcely the time that it takes me to tell
The flower of our country lay scorched by an army
As ruthless and red as the embers of hell.
(Chorus)
Red Campbell the Fox did the work of the English.
McDonald in anger did no work at all.
With musket and cannon ‘gainst claymore and courage.
The invader’s men stood while our clansmen did fall.
(Chorus)
Now mothers and children are left to their weeping,
With only the memory of father and son.
Turned out of our homes to make shelter for strangers,
The blackest of hours on this land has begun.
Testo tradotto:
Ritornello:
Venti freddi soffiavano sulla brughiera.
Tiepidi i fuochi dei nemici brillavano.
Tetra è stata la messe di Culloden,
dolore, paura e morte crescevano.
È stato l’amore per il nostro Principe a portarci a Drumossie*1,
ma nel tempo appena che mi ci vuole a narrare *2 il fiore del nostro paese giacque straziato da un esercito
rosso e spietato come le braci dell’inferno.
Ritornello
Red Campbell “The Fox”*3 fecero il gioco degli inglesi;
I MacDonald, per la rabbia, non fecero nulla*4.
Con moschetti e cannoni contro onore e coraggio,
gli invasori resistettero mentre i nostri Clansman cadevano.
Ritornello
Ora madri e figli sono lasciati al loro pianto,
con solo il ricordo di padri e figli.
Allontanati dalle loro case per farne rifugi per gli stranieri,
l’ora più buia di questo paese è iniziata.
*1: Il principe è Charles Edward Stuart, Bonnie Prince Charlie, legittimo erede al trono ma esiliato prima in Francia e poi in Italia e leader delle truppe Giacobite.
*2: La battaglia di Culloden è durata appena un’ora di tempo.
*3 : Il Clan Campbell sosteneva le truppe Governative durante tutte le rivolte giacobite del XVIII secolo.
*4: Il Clan MacDonald interpretò il suo posizionamento sul fianco sinistro nella carica come un’offesa (era tradizione che i MacDonald si schierassero sul fianco destro) e così si rifiutarono di obbedire durante la battaglia, portando a un crollo della linea di attacco.
Urquhart Castle è uno di quei castelli che ti rimane nel cuore. Sassi, muschio e licheni. Sassi vecchi di centinaia d’anni, licheni colorati a ricoprire quello che una volta era una delle fortezze più grandi della Scozia. Una posizione strategica e magnifica, a pochi passi dalle sponde del Loch Ness, nelle cui acque cupe si specchia l’antica torre di pietra e che rende il tutto ancora più misterioso e suggestivo. Come mi accade sempre, mi sono ritrovata a camminare tra le rovine di Urquhart con la mente che correva alla velocità della luce provando ad immaginare l’antico splendore e l’imponenza di questo castello durante i suoi anni migliori, ascoltando i sussurri del vento e toccando le fredde pietre con reverenza ed un po’ di timore. La storia di Urquhart Castle, come ogni storia scozzese che si rispetti, è intrisa di lotte, battaglie e colpi di scena. In una storia lunga 500 anni, il castello ha fatto da sfondo a numerose azioni militari, tra le sue mura, o nei paraggi, sono passati personaggi importanti, la sua gestione è stata affidata a numerose persone ed infine, triste e mera conclusione, è stato fatto esplodere nel 1692 per evitare che cadesse nelle mani dei giacobiti.
Non si sa chiaramente quando il castello fu fondato ma secondo studi e scavi archeologici avvenuti nella seconda metà del secolo scorso, una fortificazione potrebbe essere esistita in quel luogo già attorno all’anno 500. Si narra che attorno al 580 St.Columba, il monaco irlandese che per primo diffuse il cristianesimo tra i Pitti e che fondò il monastero sull’Isola di Iona, stesse viaggiando alla volta di Inverness per recarsi al castello di Bridei, figlio di Maelchon, un Re dei Pitti ossia dell’antica popolazione che viveva in Scozia all’epoca. Mentre passava nei pressi del Glen Urquhart a Loch Ness, venne urgentemente chiamato nella residenza di un anziano nobiluomo Pitto di nome Emchath, che era in punto di morte e desiderava essere battezzato. Columba non si limitò a battezzare solo Emchath, ma anche tutta la sua famiglia e benedì tutti i suoi possedimenti. Non è certo che la casa del Pitto si trovasse proprio dove sarebbe poi sorto Urquhart, ma il ritrovamento di un frammento di un’antica spilla Pittica ha portato a pensare che il luogo fosse lo stesso. Del resto era un luogo ideale per una fortezza, circondato su tre lati dall’acqua, facilmente difendibile dalla terra e con una vista strategica sui dintorni. Una curiosità: pare che fu proprio ai tempi di Columba che iniziò a essere avvistato il famoso mostro di Loch Ness! Scrive Adomnan, il biografo del santo: “Quando Columba raggiunse la riva del fiume, vide che stavano seppellendo un pover’uomo; i seppellitori dissero che, mentre stava nuotando, l’uomo venne preso e selvaggiamente morso da una bestia acquatica”. Nonostante questo Columba ordinò ad uno dei suoi compagni di nuotare dall’altra parte del lago per andare a prendere una barca, ma ecco che appena l’uomo fu in acqua apparve il mostro e si diresse verso di lui a fauci spalancate. Mentre tutti inorridivano, Columba alzò le mani e ordinò alla besta “Non toccare l’uomo; Vattene, e in fretta!”. Ovviamente, il mostro obbedì al monaco e l’uomo fu salvo.
Le prime testimonianze sicure riguardanti Urquhart Castle si hanno a partire dal XII e dal XIII secolo, quando re Alessandro II, per mantenere l’ordine a seguito delle ribellioni contro il potere regale, concesse la gestione di una delle sue residenze al suo usciere Thomas de Lundin. Alla morte di quest’ultimo la fortezza passò nelle mani di suo figlio, Alan Durnward, e fu in quel periodo che venne costruito il castello originale. Da qui in poi, la storia del castello è caratterizzata da lotte di potere e passaggi di proprietà tra gli scozzesi e gli inglesi. La prima testimonianza scritta riguardo ad Urquhart risale al 1296, quando fu assediato e conquistato da Edoardo I d’Inghilterra che, con la sua invasione, diede il via alle Guerre d’Indipendenza scozzesi che sarebbero durate fino al 1357. Pochi anni dopo Urquhart era di nuovo proprietà degli scozzesi (1298), salvo poi ritornare repentinamente nelle mani nemiche (1303). Nel 1307 il celebre Re Robert the Bruce marciava alla volta del Great Glen travolgendo gli assalitori inglesi e riconquistando i castelli di Inverlochy, Urquhart e Inverness: da allora Urquhart divenne un castello reale, la cui gestione fu affidata dalla corona a una serie di Governatori.
Veduta verso il Loch Ness
Nei sue secoli a venire, il pericolo non arrivò più dagli inglesi bensì dalle continue invasioni da parte del Clan MacDonald, i Signori delle Isole, che miravano ad espandere il loro potente regno nella Scozia occidentale. Nel 1395 Domhall of Islay sequestrò Urquhart alla Corona e riuscì a mantenerne il controllo per più di 15 anni. Lo perse nel 1411, a seguito della vana battaglia di Harlaw e il tentativo di riprenderselo, da parte del figlio, non andò a buon fine. La gestione venne dunque affidata dal re James IV alla famiglia Grant, nel 1509, a condizione che questi ultimi riparassero e restaurassero il castello: è in questo periodo che venne costruito il torrione di cinque piani conosciuto come Grant Tower. Le incursioni continuavano e, fra tutte, la più celebre è sicuramente quella avvenuta nel 1545 (e che fu anche l’ultima), durante la quale i MacDonald e i loro alleati, i Cameron, riuscirono a portare via da Urquhart e dai territori circostanti, appartenenti ai Grant, 3377 pecore, 2355 capi di bestiame, 2204 capre, 395 cavalli, 122 maiali, 64 oche e, dal castello stesso, 12 materassi di piuma, biancheria da letto compresa, tini per la fermentazione della birra, spiedi per arrostire la carne, varie padelle e pentole, tavoli e altri mobili, un baule contenente 300£, 20 pistole, polvere da sparo, armature, alcuni cancelli di ferro, e tre grandi barche. Non per niente, l’episodio fu chiamato “The great Raid”, la grande incursione.
Un’illustrazione del “Great Raid” ad Urquhart Castle ad opera del Clan MacDonald.
Altri riparazioni furono necessarie nel corso del secolo seguente e continuarono fino al 1623, anche se il castello non era più la residenza privilegiata che era un tempo: i proprietari terrieri scozzesi stavano iniziando ad abbandonare i loro castelli medievali, costruendo invece dimore più confortevoli. Anche il promontorio roccioso dove sorgeva Urquhart non era più così attraente per i Grant. La fine arrivò attorno a Natale del 1644: un gruppo di Covenanters (un movimento di convinti presbiteriani) irruppe nel castello e derubò l’allora residente, Lady Mary Grant, colpevole di essere cristiana e leale al re Charles I. Il castello venne saccheggiato, Lady Grant allontanata dalla sua tenuta lamentandosi “Non mi è rimasto nemmeno un tovagliolo sul quale consumare il mio pasto”. Di fatto, durante un inventario del 1647, il castello era praticamente vuoto e spoglio: gli unici oggetti nella Grant Tower erano un letto, un tavolino e una panca nella ‘stanza sopra la hall’, un letto e un tavolo nella ‘camera a volta’, un grande tavolo da pranzo, sedie, panche e un altro tavolo nella ‘hall’ e un vecchio baule in cantina. Da allora in poi, il declino di Urquhart fu veloce. A seguito dell’invasione della Scozia da parte di Oliver Cromwell, nel 1650, gli inglesi costruirono nuove fortezze e scelsero di pattugliare il Loch Ness con un battello anziché insediare un presidio ad Urquhart.
Urquhart Castle
Quando il re cattolico James VII e II fu deposto ed esiliato, nel 1688 a seguito della Gloriosa Rivoluzione di William d’Orange, Urquhart Castle divenne di nuovo in uso, conteso ancora una volta tra due parti opposte: da una lato i seguaci del nuovo sovrano d’Orange e dall’altra i giacobiti, ossia i sostenitori del legittimo re Stuart in esilio. Questi ultimi potevano contare su un forte sostegno nelle Highlands, così il castello di Urquhart, con la sua posizione strategica, divenne una guarnigione delle forze governative sotto il comando dei Grant, fedeli a d’Orange, che nel castello schierarono circa 200 uomini. Scarsamente armati, questi soldati potevano però contare su una scorta di provviste che sarebbero bastate per un paio di settimane. Il castello venne presto preso d’assedio dai giacobiti ma, nonostante questi ultimi fossero in netta superiorità numerica, gli assediati riuscirono a resistere fino alla battaglia di Cromdale, avvenuta nel 1960 nei pressi di Grantown-on-Spey, dove le forze giacobite furono sconfitte. Quando i soldati abbandonarono definitivamente la fortezza presero la drastica decisione di farla saltare in aria, per evitare di farla cadere nuovamente nelle mani degli avversari: grossi pezzi di massi crollati a seguito dell’esplosione sono tutt’oggi visibili a fianco di ciò che resta dell’antica gatehouse. Il parlamento ordinò che la famiglia Grant venisse risarcita con 2000£, ma non intraprese nessuna opera di riparazione alla proprietà; successivamente la gente che abitava nei pressi del castello accorse per portar via quello che rimaneva, quello che potevano riutilizzare per altre costruzioni e con esso anche le migliori sculture in pietra staccate dai tetti, travi, parti in ferro e simili. La fine definitiva dell’antica e splendida fortezza fu decretata nel 1715, quando parte della Grant Tower crollò a seguito di una terribile tempesta.
Nel 1770 il castello era in rovina, senza tetto, e in gran parte collassato. E così rimase fino al 1911 quando, dopo la morte della proprietaria dell’epoca, Caroline Dowager Countess of Seafield, vedova del settimo Conte Grant, e secondo il suo volere, Urquhart passò sotto il controllo e le cure della Commissioners of His Majesty’s Works and Public Buildings prima, e Historic Scotland poi. Nel 1994, con la forte opposizione di molti degli abitanti locali, vennero realizzati gli odierni centro visitatori e un parcheggio. Oggi Urquhart è il terzo castello più visitato della Scozia, dopo quelli di Edimburgo e Stirling.
LA STRUTTURA DEL CASTELLO
Sebbene la maggior parte del castello sia oggi in rovina, esso è ben conservato e grazie alle utili e complete tabelle informative è tuttora possibile dedurne l’antica magnificenza: era, e i suoi resti sono ancora oggi, uno dei castelli medievali più grandi della Scozia. Appena usciti dal centro visitatori non ci si rende conto subito della grandezza del castello, cosa che accade una volta varcato il portone principale, ma se ne scorge subito la bellezza romantica ed antica. Avvicinandosi, si cammina lungo un vasto prato verde, usato in passato per le adunanze e poi come giardino, frutteto e spazio coltivato nel XVII secolo, fino a raggiungere il fossato che protegge l’entrata principale, probabilmente scavato agli inizi del Medioevo. Oggi sostituiti da un moderno ponte, in passato qui si trovavano una passerella di pietra e un ponte levatoio che conducevano all’interno del castello; il passaggio che dal ponte levatoio portava al portone d’entrata era protetto da pareti di pietra, oggi scomparse, che in passato erano munite di feritoie per gli arcieri e vie d’uscita per la guarnigione, che poteva uscire dal castello anche se il ponte levatoio era sollevato e sbarrato. Le mura di cinta risalgono in gran parte al XIV secolo
L’entrata del castello, con il ponte e i resti delle due torri sulla destra e la Grant Tower sulla sinistra
La Gatehouse (la fortezza d’entrata), della quale oggi non rimangono che rovine, risale al XVI secolo ed era caratterizzata da due torri identiche poste a fianco di un passaggio d’entrata ad arco, protetto da una saracinesca della quale si vedono ancora nelle pareti le scanalature per poterla sollevare. Seguivano due serie di robusti portoni in legno e una stanza per le guardie su ciascun lato. Sulla sinistra si trovano anche le prigioni, costituite da una piccola e stretta cella con una latrina in fondo. Il piano superiore (ne rimangono più o meno integri solo due, quelli superiori sono collassati e alcuni pezzi si possono vedere sul terreno di fronte all’entrata, con tanto di buchi per il camino e le latrine) erano destinati al custode della fortezza e comprendevano un alloggio con due stanze, una sala e una camera da letto, entrambe con un caminetto e una piccola latrina a fianco. Da qui, il guardiano poteva controllare chiunque entrasse o uscisse dal castello. La sala era l’equivalente del nostro soggiorno mentre la stanza era destinata al riposo, con un letto incassato in un grande armadio.
Grant Tower
L’edificio più importante di tutto il castello, e anche quello meglio conservato, è la Grant Tower, costruita da Sir John Grant dopo il 1509 e modificata nel corso degli anni. La torre, che raggiunge i 12 metri d’altezza e le cui pareti sono spesse fino a 3 metri, ospitava gli alloggi della famiglia Grant, padroni del castello, e per ragioni di sicurezza l’ingresso era molto piccolo e stretto e le difese numerose: un profondo fossato correva sui lati interni dell’edificio e il punto più esposto, ossia il portone d’entrata, era raggiungibile solo da un ponte removibile. La torre è composta da 5 piani e la porta d’entrata porta al secondo, ovvero la great hall, la stanza più grande dell’intero edificio, illuminata da grandi finestre e riscaldata da un grande caminetto nella parete sud. Una stretta scala a chiocciola portava giù in una cantina sotterranea e ad una ben difesa entrata posteriore. Un’altra scala conduceva invece ai piani superiori. Non è sicuro di come fossero disposti i piani superiori ma sembra che la stanza appena sopra la hall fosse destinata a sala per i ricevimenti e come spazio dove il Lord e la Lady potevano rilassarsi mentre al quarto piano c’era la camera da letto, usata anche per ricevere gli amici più intimi. Ai piani più in alto si trovava una soffitta usata dalla servitù e quattro piccole e graziose stanze nelle torrette sugli angoli dell’edificio, ognuna con un caminetto e una finestra.
Accanto alla Grant Tower ci sono i resti di quelle che erano le cucine e poco distante, su di una piccola collinetta rocciosa, si vedono le fondamenta di un piccolo edificio rettangolare: si pensa fosse stata la cappella del castello, che potrebbe avere origini molto antiche e risalire ai tempi quando il promontorio dove sorge Urquhart era una fortezza dei Pitti. Era normale per un grande castello medievale avere il proprio luogo di culto, soprattutto per risparmiare a chi ci abitava di doversi recare alla parrocchia più vicina, che in questo caso si trovava nel villaggio di Drumnadrochit, ad alcune miglia di distanza.Dopo gli alloggi privati del Lord del castello (la Grant Tower), la parte più importante era la Great Hall, una spaziosa stanza usata a vari scopi, ma principalmente come sala dei banchetti e palazzo di giustizia, situata lungo la parte orientale del cortile interno, nei pressi della riva del Loch Ness. Oltre alla grande sala, ci sarebbero state anche una resting room (una sala relax) situata dietro alla pedana del Lord, le cucine ed il magazzino. Purtroppo nulla sopravvive del piano superiore nella great hall, dove il Lord del castello soleva ricevere visite, discutere di affari e incontrare amici: oggi rimangono solo i davanzali di quattro grandi finestre, che illuminavano la stanza e offrivano una magnifica vista sul loch sottostante. Le cantine e i magazzini sono meglio conservati, ma anche in questo caso non si conosce l’esatta ubicazione di ogni stanza di servizio.
Nella parte più stretta del promontorio, più o meno di fronte all’entrata principale, si trova il water gate, la porta sull’acqua. Questa porta secondaria dava accesso alla riva del lago ed era un importante via di entrata e di uscita ai tempi del medioevo. In un’epoca in cui le strade erano pressoché inesistenti, la maggior parte delle provviste del castello arrivava via fiume, o lago in questo caso, caricata su delle barche. Durante un assedio al castello tra il 1689 e il 1690, la guarnigione fu temporaneamente rifocillata di provviste e di uomini, sbarcati proprio nei pressi del water gate. A sud rispetto all’entrata si trova la parte più alta del promontorio. Questa zona potrebbe essere stata fortificata già dai Pitti durante il primo millennio ed era anche il cuore del primo castello, costruito nel XIII secolo, spostato poi successivamente verso Nord, su un terreno più pianeggiante. Successivamente quest’antica parte fu destinata ad ospitare i “servizi” del castello: le stalle, una colombaia, una fucina. Oggi rimane poco di questa parte del castello, e capire la struttura originale e la funzione che questi edifici in rovina avevano centinaia d’anni fa è davvero molto difficile.
Veduta del Loch Ness dal castello
INFORMAZIONI PRATICHE
Urquhart Castle è aperto al pubblico tutto l’anno all’infuori del 25 e 26 dicembre. Gli orari di apertura variano a seconda del periodo dell’anno: in estate è uno dei pochi castelli scozzesi ad essere aperti fino alle 20 mentre in inverno (da novembre a marzo) chiude alle 16.30. Vi invito a consultare il sito ufficiale per conoscere gli orari giornalieri.