Edimburgo è la frizzante e suggestiva capitale della Scozia, pronta a darvi un degno benvenuto in questa magnifica nazione! Una capitale Europea troppo spesso sottovalutata ma che saprà stupirvi per la sua magica atmosfera e per le mille attrazioni che ha da offrire. La misteriosa Old Town con il Castello, la geometrica New Town che nasconde piccole perle poco conosciute, i molti musei gratuiti, gli spazi verdi, i suggestivi cimiteri: ecco, secondo me, le 10 cose da non perdere ad Edimburgo!
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Scozia: itinerario di 10 giorni tra Edimburgo, Highlands e Isola di Skye
I giorni di ferie trascorsi in Scozia non sono mai abbastanza: per apprezzare e scoprire la moltitudine di paesaggi ed attrazioni bisognerebbe avere a disposizione dei mesi, e sarebbe ancora poco! Purtroppo, il lavoro è lavoro e le ferie sono quello che sono quindi… meglio godersele al massimo! Con 10 giorni a disposizione per esplorare la Scozia riuscirete ad organizzare un bel viaggio, con un itinerario ricco, vario ma non troppo intenso. Fare le corse per vedere più cose possibile non è un modo di scoprire la Scozia che vi consiglio: piuttosto che correre come trottole, limitandovi a veder scorrere i paesaggi dal finestrino, scegliete di vedere meno ma con più calma, e vi assicuro che non ve ne pentirete! Meno ma meglio, è il mio motto! Quello che segue è l’itinerario che ho pensato appositamente per il mio secondo viaggio in Scozia e racchiude i paesaggi della costa orientale e di quella occidentale, dell’entroterra, dei Parchi Naturali e dell’Isola di Skye.
Continua a leggere “Scozia: itinerario di 10 giorni tra Edimburgo, Highlands e Isola di Skye”Scozia: itinerario di 7 giorni per esplorare le bellezze classiche scozzesi
Ecco qui un itinerario semplice ma ricco per chi ha pochi giorni a disposizione per esplorare la Scozia ma non vuole perdersi i principali punti di interesse. Si parte da Edimburgo e, in senso orario, si sale attraverso il Loch Lomond National Park per poi ridiscendere lungo la costa orientale, passando per Glencoe e Loch Ness. Sette giorni non sono moltissimi ed, ahimè, occorre fare delle scelte. Ecco perchè in questo itinerario non troverete l’Isola di Skye, la quale richiede molto tempo per essere esplorata. Volete a tutti i costi visitare anche Skye? Forse è dunque questo l’itinerario giusto per voi!
Giorno 1 e Giorno 2: Edimburgo
Arrivo ad Edimburgo, pomeriggio ed intera giornata seguente dedicate alla visita della città, dinamica capitale della Scozia con infinite possibilità di cose da fare e da vedere. Ecco, per esempio, le 10 cose da non perdere in città – secondo me, una mappa del Royal Mile da scaricare con tutte le migliori attrazioni e alcune idee su cosa fare gratuitamente nella capitale. Se vi piace l’idea di partecipare ad un tour guidato in italiano per scoprire la città accompagnati da una guida professionale, ecco qualche idea. Se avete ancora tempo, fate un giretto anche nei quartieri fuori dal centro, non ve ne pentirete!

Giorno 3: Da Edimburgo a Glencoe (circa 3h30)
Noleggiate l’auto e partite! La Scozia vi aspetta! Dirigetevi verso il Loch Lomond National Park: le possibili tappe sono: Inchmahome Priory, suggestive rovine di un monastero che sorgono su di un’isola al centro del Lake of Menteith, nei pressi di Aberfoyle; Doune Castle, fortezza medievale che sorge nell’omonimo villaggio e che è stata usata come set cinematografico per le serie tv Game of Thrones e Outlander; Loch Katrine, definito da molti il lago più bello della Scozia, dove si può fare un giro in barca, in bicicletta oppure a piedi; Loch Lomond, il più grande lago del Regno Unito, con una cinquantina di isolette al suo interno e che da il nome al parco nazionale; Luss, delizioso villaggio che sorge sulle sponde del Loch Lomond dalle carinisime casette colorate; Callander, ex località termale scozzese e considerata la porta d’accesso alle Highland, offre anche molte passeggiate tra cui quella alle cascate Bracklinn Falls. Vi consiglio di fare una deviazione dalla strada principale, che richiederà più tempo, ma ne vale la pena. Guidate verso il Loch Awe, fermandovi a dare un’occhiata al Kilchurn Castle e alla Saint Conan’s Kirk. Salendo lungo la costa poi passerete davanti allo scenografico Castle Stalker. La meta di questa giornata è Glencoe: percorrendo la A82 si passa attraverso questa suggestiva e solitaria valle che è il paradiso degli escursionisti e degli sport all’aria aperta. Pernottamento in zona.

Giorno 4: Da Glencoe al Loch Ness (circa 2h)
Dirigetevi verso Loch Ness, celebre per la leggenda di Nessie e dove si trova il magnifico Urquhart Castle. Per raggiungere Inverness, capitale delle Highland, ci metterete circa due ore. Vi propongo una deviazione che vi porterà via circa 50 minui, andata e ritorno: poco a ovest di Fort William si trovano il Glenfinnan Monument, monumento commemorativo ai Clan caduti durante la Rivolta Giacobita del 1745, che proprio qui si riunirono per la prima volta, la graziosa St. Mary and St. Finnans Church, con la targa commemorativa al Bonnie Prince Charlie e le cui porte sono sempre aperte per accoglire l’anima dello Stuart, se mai decidesse di ritornare nella sua Scozia, e il Glenifinnan Viaduct, proprio alle spalle del Monumento, scenografico viadotto visto nel film di Harry Potter e dove è possibile veder passare il Jacobite Steam, treno a vapore. Se siete amanti del Whisky potete visitare la Ben Nevis Distillery a Fort William, che sorge ai piedi dell’omonima montanga, la più alta della Gran Bretagna. Proseguendo la strada verso Nord, troverete le chiuse del Caledonian Canal a Fort Augustus, canale che collega la costa orientale della Scozia a quella occidentale, lungo 100 km e con 29 chiuse. Si risale la costa occidentale del Loch Ness fino ad incontrare Urquhart Castle, che merita sicuramente una visita. Pernottamento nella zona del Loch Ness o ad Inverness.

Giorno 5: Da Loch Ness a Stonehaven (dalle 3 ore alle 3h30 con due possibili tragitti)
Dalla zona del Loch Ness si raggiunge la costa orientale, con due alternative. Attraverso il Cairngorms National Park, con un paesaggio più boscoso e montuoso e le seguenti possibili tappe: zona delle distillerie di Speyside, con un’ampia scelta tra vari stabilimenti; Corgaff Castle, castello medievale poi usato come caserma militare per le truppe governative inglesi nel XVIII secolo; Balmoral Castle, residenza estiva della famiglia reale (ricordatevi di controllare l’effettiva apertura al pubblico…se la regina è in casa, il casello è chiuso!), oppure Craigievar Castle, dalla particolare colorazione rosa, Kildrummy Castle, se preferite i castelli in rovina, oppure ancora Drum Castle. L’alternativa è percorrere la A96 che sale più a Nord verso la costa. In questo caso si passa per Elgin, con i resti della cattedrale la cui costruzione risale al 1200. Altre possibili tappe: Culloden Battlefield, la brughiera dove si è combattua nel 1746 la tragica e disastrosa battaglia di Culloden; Clava Cairns, sito preistorico di sepoltura con misteriosi monoliti; Fyvie Castle, per chi ama gli interni sfarzosi ed eleganti, oppure l’elaborato Castle Fraser. La meta di questa giornata è Stonehaven, grazioso villaggio affacciato sul mare, sulla costa orientale.

Giorno 6: Da Stonehaven a Stirling (circa 3h senza soste)
La giornata può iniziare con la visita allo spettacolare Dunnottar Castle, che si raggiunge con una piacevole e scenografica passeggiata che parte dal porto di Stonehaven…assolutamente da non perdere! Si prosegue poi verso Sud, fino a Saint Andrews, dove si possono ammirare gli imponenti resti della cattedrale e del castello. Durante il tragitto un’altra possibile tappa è l’elaboratissimo Glamis Castle ma potreste anche pensare di percorrere la cota del Fife per visitare uno o alcuni dei pitoreschi villaggi di pescatori dell’East Neuk. Da Saint Andrews si procede fino a Stirling, cittadina medievale ed antica capitale scozzese, celebre per il castello (che consiglio di ammirare solo esternamente) che fu residenza degli Stuart reali tra il XV e il XVII secolo, ed il Monumento Commemorativo a William Wallace che proprio qui sconfisse gli inglesi nel 1297. Un’alternativa a Stirling è il piccolo villaggio di Culross, delizioso e pittoresco, dove sono state girate anche alcune scene della serie tv Outlander. Pernottamento in zona.

Giorno 7: Da Stirling a Edimburgo (aereoporto, meno di 1h)
In poco meno di un’ora si raggiunge l’aereoporto di Edimburgo dove, una volta riconsegnata la macchina, si riparte per il viaggio di rientro!
Ho inserito molte possibili tappe lungo il percorso di ogni giornata: in base ai vostri gusti potete scegliere quello che più vi si addice. Se avete domande, dubbi, se volete maggiori informazioni non esitate a contattarmi!
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Vi ricordo che tramite il mio sito potete acquistare in anticipo i biglietti delle principali attrazioni di Edimburgo tra le quali:
– Il castello, per saltare la fila ed entrare più velocemente – La Camera Obscura, divertimento assicurato per tutta la famiglia – Holyrood Palace, per seguire le orme di Mary Stuart – Royal Yacht Britannia, per curiosare nella vita della famiglia reale – Mary King’s Close, per scoprire la tenebrosa storia della Edimburgo sotterranea
Trovate inoltre:
– Ticket per l’airlink che collega l’aeroporto al centro – Royal Edinburgh, pass turistico che comprende il castello, Holyrood Palace e Royal Yacht Britannia – Edinburgh City Pass, pass turistico che comprende l’ingresso a 22 attrazioni di Edimburgo – Ticket per il bus Hop On-Hop Off della durata di 24h con il quale potrete girare la città fermandovi a visitare le varie attrazioni (qui la versione da 48h) – Tour guidato in italiano, per scoprire l’interessante storia della città accompagnati da una guida italiana – Tour dei fantasmi in italiano, al calare della sera, per scoprire il lato nascosto e tenebroso di Edimburgo –Tour in inglese di vario genere: l’horror show, il tour di Harry Potter, il tour sul whisky, quello sulla birra e molti altri!
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Saint Andrews, Fife: storia e paesaggi mozzafiato
Saint Andrews (in gaelico scozzese Cill Rìmhinn) è una città universitaria che si trova sulla costa est della Scozia, nella regione del Fife a circa 80km da Edimburgo. È rinomata per i suoi grandi campi da golf e tra le attrazioni principali ci sono i resti del castello e dell’antica cattedrale. In questo articolo voglio raccontarvi un pò la sua storia: se state invece cercando qualcosa di più turistico ecco un itinerario a piedi che vi porterà a scoprire gli angoli più belli e pittoreschi di Saint Andrews!
STORIA
Fino al X secolo Saint Andrews era conosciuta come Kilrymont e prese in seguito il suo nome da Sant’Andrea apostolo, il santo patrono dell’intera Scozia le cui ossa furono portate nella cittadina come reliquia. La religione ha avuto una forte influenza nello sviluppo di Saint Andrews non solo per quanto riguarda il suo nome, ma anche per la moltitudine di edifici sacri che vennero costruiti nel corso degli anni tra i quali spicca la grande cattedrale, edificata nel 1160, che attirò per secoli migliaia di pellegrini da tutta Europa rendendo la cittadina il principale centro della vita religiosa in tutta la Scozia. Durante il Medioevo Saint Andrews si espanse notevolmente grazie alla sempre più crescente importanza ecclesiastica e anche quella accademica, nata con la fondazione dell’Università nel 1431.

Il XVI secolo fu il periodo più turbolento nella storia di Saint Andrews: l’arcivescovo cattolico della città, il cardinale David Beaton, fu il leader di un movimento anti protestante che nacque all’epoca a seguito del diffondersi della Riforma ed ordinò molti processi ed esecuzioni di persone considerate “eretiche”. Nel 1559 l’esponente del calvinismo John Knox predicò un così ardente sermone nella Holy Trinity Church che scatenò una rivolta tra i fedeli: la cattedrale di Saint Andrews venne saccheggiata dai suoi seguaci segnando la fine dell’influenza religiosa della città e l’inizio della Riforma scozzese. A seguito di questi avvenimenti la città cadde in un lungo declino e solo nel XIX secolo, con la costruzione di nuove strade, l’arrivo della linea ferroviaria e l’aumento del turismo per via del golf e della salubre aria marittima, ricominciò a fiorire nuovamente.

LA CATTEDRALE
L’imponente cattedrale di Saint Andrews è costruita così vicina al mare che sembra sfidare la forza delle onde e la potenza del vento. In passato edificio religioso più grande di tutta la Scozia, la sua costruzione iniziò nel 1158 su ordine del Vescovo Arnold, sul sito dove erano conservate le reliquie di Sant’Andrea. I lavori di realizzazione dell’opera proseguirono per quasi 150 anni, non senza alcuni intoppi in corso di costruzione: nel 1272 una fortissima tempesta abbatté la parete occidentale ed in seguito i lavori vennero rallentati a causa della prima guerra d’indipendenza contro l’Inghilterra (1296–1307). La cattedrale venne ultimata e consacrata il 5 luglio 1318 alla presenza del re Robert Bruce e rappresentava il più magnifico ed imponente edificio fin’ora costruito in Scozia, sede dei più importanti vescovi ed arcivescovi. Nel corso dei secoli rappresentò un simbolo religioso e moltissimi fedeli da tutta Europa si recavano qui in pellegrinaggio. Il suo declino iniziò con l’avvento della riforma protestante sul territorio scozzese: nel 1559 i seguaci di John Knox, che aveva predicato un acceso sermone in città, saccheggiarono la cattedrale rubando immagini ed oggetti sacri e successivamente, a partire dal 1561 essa venne abbandonata e lasciata cadere in rovina. Alla fine del XVI secolo la torre centrale cedette, portandosi dietro gran parte della parete nord; negli anni successivi molte pietre vennero portate via ed usate per costruire nuovi edifici e per preservare l’opera non venne fatto niente fino al 1826.
Oggi rimangono sole delle suggestive e grandiose rovine dell’antica cattedrale gotica, circondate da un cimitero e da imponenti muri di cinta monastici. I frammenti che sono sopravvissuti nel corso dei secoli, erosi dalla forza del mare e dalle raffiche di vento, testimoniano la grandezza di quest’opera. È possibile attraversare la porta d’ingresso a volta, passeggiare nell’erba in quella che secoli fa era la navata centrale, osservare ciò che rimane delle pareti con le grandi finestre ad arco. La parte più suggestiva è sicuramente la superba parete occidentale che si staglia altissima nei suoi 30 metri e che rende perfettamente l’idea di quanto doveva essere magnifica e imponente la cattedrale nei suoi anni di massimo splendore. È un luogo mistico e pieno di pace, la quiete interrotta solo dal rumore delle onde e dai versi dei gabbiani. Uno di quei posti che incute un po’ di timore, che infonde un profondo senso di rispetto e che va visitato in silenzio, senza parlare. Oggi la cattedrale è di proprietà di Historic Scotland (vi invito a visionare il sito ufficiale per orari di apertura e prezzi).

SAINT ANDREWS CASTLE
Poco distante dalla cattedrale, raggiungibile con una piacevole passeggiata lungomare, sorgono i resti del castello di Saint Andrews, arroccato su di uno scoglio a picco sul mare. Residenza ufficiale dei principali vescovi ed arcivescovi scozzesi fin dal medioevo, il castello fu fatto costruire tra il 1189 e il 1202 dal Vescovo Roger proprio negli anni in cui veniva edificata anche la vicina cattedrale. Durante la guerra d’indipendenza con l’Inghilterra (1296–1356) esso subì seri danneggiamenti e passò più volte di mano in mano tra scozzesi ed inglesi: nel 1303 il castello fu preso e preparato per accogliere il re inglese Edoardo I, successivamente fu riconquistato dagli scozzesi dopo la battaglia di Bannockburn nel 1314 e riparato dal vescovo William Lamberton. Ricatturato di nuovo dalle forze inglesi nel 1330 che ne rinforzarono le difese, fu espugnato infine da Sir Andrew Moray, reggente di Scozia, nel 1336 dopo tre settimane d’assedio. Per evitare che cadesse nuovamente nelle mani dei nemici il castello venne distrutto dagli scozzesi tra il 1336 e il 1367. Tra il 1385 e il 1401 il castello di Saint Andrews venne interamente ricostruito ad opera del vescovo Walter Trail. Durante gli anni che seguirono il castello fu usato anche come prigione: il bottle dungeon, la prigione a bottiglia, è un’umida cella senz’aria scavata nella solida roccia sotto la torre nord-ovest dove furono lasciati morire numerosi delinquenti così come molte personalità di spicco locali.
L’aumento delle tensioni religiose nel corso del XVI secolo portarono ad intraprendere ulteriori lavori di costruzione, come l’aggiunta di una nuova torre per artiglieria per difendere il castello, ad opera di James Beaton negli anni tra il 1521 e il 1539. La fortezza fu teatro di violenze ed assassinii negli anni della riforma protestante: nel 1556 il cardinale David Beaton vi fece bruciare George Wishart, predicatore riformista, e lo stesso Beaton fu poco dopo assassinato all’interno della sua stessa residenza da un gruppo di nobili protestanti, che appesero il suo corpo senza vita fuori da una finestra sopra la porta d’ingresso e si impadronirono del castello. Il conseguente assedio del 1546-1547 per riprendere il controllo dell’edificio causò gravi danni alla struttura ed è proprio a quegli anni che risalgono i due celebri tunnel scavati sotto al castello, the mine and countermine: gli assedianti, capeggiati da James Hamilton, 2nd Earl of Arran, scavarono un tunnel nella roccia con lo scopo di arrivare all’interno del castello e contemporaneamente gli occupanti della fortezza scavarono un contro-tunnel per intercettare gli avversari. Entrambi i tunnel, scoperti nel 1879, sono oggi aperti al pubblico. L’assedio venne interrotto grazie all’arrivo di un ingegnere italiano, Leone Strozzi, che organizzò un devastante attacco di artiglieria: il casello fu riconquistato e gli occupanti catturati, imprigionati o mandati in esilio.

L’arcivescovo John Hamilton riparò il castello in seguito all’assedio, modificandone alcuni tratti strutturali e riportandolo al suo vecchio aspetto di residenza anziché di fortezza. Il suo mandato tuttavia fu breve: egli venne impiccato a causa della sua opposizione alla riforma protestante e del supporto a Mary Stuart Queen of Scots. L’abolizione dell’ordine dei vescovi nel 1592 sancì definitivamente la fine del castello e la sua caduta in rovina. Nel 1801 la great hall (la sala dei banchetti) cedette e cadde in mare, seguita da altri crolli che vennero interrotti con la costruzione di una parete di protezione sul mare nel 1886. Oggi il castello è di proprietà di Historic Scotland (vi invito a visionare il sito ufficiale per orari di apertura e prezzi).
INFORMAZIONI PRATICHE SULLA CITTA’
Saint Andrews è facilmente raggiungibile da Edimburgo in circa 1 ora e 30 minuti d’auto.
In città si trovano numerosi parcheggi a pagamento o disco orario, ma il migliore secondo me è il parcheggio per soste prolungate che vedete cerchiato in rosso sulla mappa qui sotto. E’ gratuito, non c’è limite di orario per lasciare la macchina e con una passeggiata di 15 minuti si raggiungono il castello e la cattedrale. Il parcheggio si trova proseguendo lungo City Road e girando a sinistra alla rotatoria, nella A91. Alla rotatoria seguente si imbocca la prima uscita a sinistra, dove c’è l’edificio circolare che si chiama “The Gateway”.
Se vi spostate con i mezzi pubblici potete raggiungere Saint Andrews con un autobus diretto gestito da Stagecoach oppure con il treno, scendendo a Leuchars e proseguendo in bus.
Rob Roy McGregor, il Robin Hood Scozzese
Robert MacGregor, conosciuto come Rob Roy, ovvero “Rob il rosso” (dal gaelio Raibeart Ruadh) per via della sua folta e selvaggia chioma scarlatta, fu un fuorilegge ed eroe leggendario, definito addirittura “il Robin Hood della Scozia”, divenuto celebre grazie al romanzo dedicatogli da Sir Walter Scott prima e a varie opere cinematografiche poi. Rob nacque il 7 marzo 1671 a Glengyle, nei pressi del Loch Katrine nelle Highlands meridionali, da Donald MacGregor, fratello minore del capo clan, e Margaret Campbell. Spadaccino provetto ed abile costruttore, Robert era anche, come suo padre, un simpatizzante della causa giacobita, ossia di quelle persone che sostenevano il ritorno al trono di Scozia del re cattolico esiliato della famiglia Stuart. Nel 1693 Robert si sposò con Mary Helen MacGregor of Comar, ed ebbero, nel corso degli anni, 4 figli: James Mòr (l’alto), Ranald, Coll, e Robert, conosciuto come Robin Oig (giovane Robert). Successivamente adottarono anche un nipote, Duncan.
Percorrendo le tracce del padre, Rob Roy divenne un allevatore di bestiame di successo nelle Trossachs e iniziò a mettersi in affari con James Graham, Duca di Montrose, al quale nel 1711 chiese un prestito di 1000£ per acquistare altri capi di bestiame per il suo allevamento. Quei soldi vennero però rubati da una persona di cui Robert si fidava, che si dileguò con la somma. Montrose, senza dargli la possibilità di ripagare il suo debito, dichiarò Rob Roy un fuorilegge, bruciò la sua casa e sequestrò le sue proprietà e bestiame. Ci sono varie ipotesi sul perché di questa tempestività d’azione da parte del Duca: temeva che Rob, arrichendosi, sarebbe diventato potente ed utile ai ribelli giacobiti? Montrose voleva impossessarsi delle sue terre? O si trattò solo di semplice avarizia dell’aristocrazia scozzese?

Costretto alla fuga, MacGregor divenne un fuorilegge e giurò vendetta ad Duca, intraprendendo, con una banda di 20 uomini, una serie di razzie e saccheggi nella sua proprietà, grazie ai quali diventò ben presto una specie di eroe leggendario per i tenutari locali. Fu questo il periodo in cui nacquero la maggior parte delle leggendo sul suo conto. Si narra, per esempio, che venne catturato da un gruppo di soldati inglesi ma, mentre essi attendevano i rinforzi per portarlo in prigione, lui scappò facendo ubriacare tutti gli uomini che lo stavano sorvegliando. Durante il mio soggiorno a Duchray Castle, nei pressi del Loch Katrine, i proprietari mi hanno raccontato di una sua rocambolesca fuga: pare che Rob Roy, in visita al castello, sentì avvicinarsi delle Giubbe Rosse e fuggì dalla finestra della torre, lasciando sul letto sporran e pugnale, che divennero dei cimeli passati di generazione in generazione all’interno della famiglia Graham, proprietaria, all’epoca, del castello.

In un altro celebre episodio della sua lotta contro l’autorità, Robert, molto astutamente, si travestì da mendicante ed entrò nella locanda dove 40 uomini mandati per catturarlo stavano bevendo. I soldati iniziarono a deriderlo, ma lui zittì tutti affermando che sarebbe andato a riferire il loro vile comportamento a Rob Roy in persona, che avrebbe poi mostrato loro ciò che merita chi si prende gioco di un povero vecchio. Gli uomini, insospettiti e sorpresi, seguirono il mendicante quando quest’ultimo affermò di conoscere il famoso fuorilegge e di sapere addirittura dove si trovasse, promettendo di portarli direttamente da lui. Arrivati nei pressi di una casa, MacGregor/il mendicante disse loro di aspettare e si nascose all’interno dell’abitazione, dove lo stavano aspettando i suoi uomini. Invitati ad entrare 3 alla volta, i soldati vennero tutti disarmati e messi fuori combattimento, per venir poi rimandati sulla propria strada il giorno dopo, dopo aver confiscato tutte le armi. Sono moltissime le storie di fughe e di azioni eroiche, ed è difficile dire quali siano realmente accadute, e quali siano leggende costruite attorno alla figura dell’eroe fuorilegge.
Ciò che è certo, è che Rob Roy fu infine catturato nel 1725 dal Generale Wade, e venne imprigionato a Londra, nella Newgate prison. La sentenza prevedeva un suo trasferimento alle Barbados, ma poco prima della sua deportazione, ottenne la grazia da Re Giorgio I, e ritornò dalla sua famiglia, nel 1727. A fargli ottenere il perdono reale contribuì molto una sua biografia romanzata dal titolo “Highland Rogue”, scritta l’anno successivo alla sua cattura da Daniel Defoe (si, lo stesso che ha scritto Robinson Crusoe!) e che lo rese un eroe popolare. Robert “Rob Roy” MacGregor morì il 28 dicembre 1734 nella sua casa, nei dintorni di Balquhidder, nelle Trossachs, all’età di 63 anni, dopo aver passato gli ultimi anni in tranquillità con la sua famiglia. Mentre stava morendo, una cornamusa suonava I shall Return No More, un lamento funebre tratto dalla Bibbia.

La sua tomba può essere vista tutt’oggi nel piccolo cimitero di Balquhidder, accanto a sua moglie e a due dei suoi figli. E, come si addice ad ogni buona storia scozzese, anche attorno alla tomba di Rob Roy sono nate delle leggende e sono stati avvistati dei fantasmi. Una testimone racconta che “Pioveva a dirotto, quel giorno, un vero e proprio temporale si stava abbattendo sulla zona. Io ero appena uscita dal lavoro e con il mio ragazzo decidemmo per un giretto sulle colline di Balquhidder, quando ci sorprese la pioggia. Il cielo di fece nero d’improvviso e sulla zona calò un buio fitto. Eravamo sul punto di andarcene quando una luce illuminò l’interno della chiesa, alle nostre spalle, ma intorno, non c’era anima viva… Impauriti, stavamo per correre via quando, distintamente, udimmo tra i tuoni un suono sinistro, simile ad una voce umana. Nella radura di fronte apparve l’ombra di uomo: la foschia impediva di vedere, ma sembrava bardato col feileadh mor, il grande plaid marrone, lo sporran e il berretto piumato. Il suono che proveniva dalla sua direzione si fece più distinto: “Stand! And tell me what ye seek in MacGregor country?” (“Fermatevi! Cosa cercate nella terra dei MacGregor?). Inutile dire che siamo fuggiti col cuore in gola verso la macchina, parcheggiata pochi metri più a valle. Non ho più rimesso piede in quel posto”
Per una versione più romanzata della storia di Robert MacGregor, vi consiglio il film “Rob Roy”, diretto da Michael Caton-Jones, in effetti un po’ vecchiotto perché datato 1995, ma molto bello!
Il Kilt, storia e caratteristiche dell’abito tradizionale scozzese
Cosa vi viene in mente se pensate alla Scozia? Paesaggi mozzafiato? Cornamuse? Whisky? Una delle prime cose a cui penso io è il kilt, tipico indumento scozzese che trovo davvero affascinante. Mi basta vedere qualcuno con indosso un kilt, che mi parte il mal di Scozia: nella mia mente iniziano ad apparire highlanders solitari nelle brughiere, tra l’erica e i cespugli di ginestra, e sento crescere anche dentro di me quell’orgoglio e quell’amore per la propria terra e le proprie tradizioni che contraddistingue la gente scozzese, e che ammiro moltissimo. Attenzione, mi raccomando, a chiamarlo con il giusto nome: è un kilt, guai a definirlo gonna o gonnellino perché potrebbe essere, anzi lo è davvero, quasi offensivo! Lo dice anche il motto “It’s a kilt, not a skirt”. Continua a leggere “Il Kilt, storia e caratteristiche dell’abito tradizionale scozzese”









