La maggior parte delle persone che hanno viaggiato lungo la Scozia rimangono affascinate dall’Isola di Skye: quest’isola, che fa parte delle Ebridi Interne, offre dei paesaggi naturalistici mozzafiato e soprattutto molto vari. Si va dalla drammaticità dei Cuillin, le alte e nebbiose catene montuose dell’isola, al verde della costa e dell’entroterra montuoso della Trotternish Peninsula, alle bianchissime coral beaches nei pressi di Claigan. Non manca ovviamente la parte storica, con castelli, ruderi, broch, nonchè quella legata alle leggende, con un vasta presenza di luoghi connessi al mondo fatato delle creature soprannaturali di cui la tradizione scozzese è piena.
Per visitare l’Isola di Skye serve senza ombra di dubbio più di una giornata: l’isola è molto più grande di quello che sembra e gli spostamenti in auto risultano rallentati per via delle diffuse e suggestive single track roads, strette e tortuose stradine composte da una solo corsia, con delle piazzole laterali poste ad intervalli costanti per permettere ai veicoli di scansarsi per far passare quelli provenienti dal lato opposto. L’ideale sarebbe trascorrere su Skye dalle due giornate in su, ma quando il tempo è poco e con la dovuta organizzazione, si possono esplorare almeno i luoghi di maggior interesse. Il mio consiglio è di gestire bene il tempo a disposizione, scegliendo anticipatamente e con cura le cose che non ci si vuole assolutamente perdere, e di soggiornare in una zona centrale dell’isola come per esempio Portree, che è anche il più grande centro abitato e quello che offre maggiori servizi. Continua a leggere “La Scozia occidentale e l’Isola di Skye: itinerario di 7 giorni”→
Per chi ha pochi giorni a disposizione e vuole vedere la Scozia fuori dalle solite rotte turistiche, ecco un itinerario che racchiude alcuni paesaggi completamente diversi tra loro: si va dalla città, Edimburgo, alle Isole, in particolare l’isola di Mull, che fa parte delle Ebridi Interne, più vicina e quindi più velocemente raggiungibile rispetto a Skye.
Giorno 1 e Giorno 2: Edimburgo
Una volta arrivati, dedicate del tempo alla scoperta di Edimburgo, dinamica capitale della Scozia, con infinite possibilità di cose da fare e da vedere. Ecco, per esempio, le 10 cose da non perdere in città – secondo me, una mappa del Royal Mile da scaricare con tutte le migliori attrazioni e alcune idee su cosa fare gratuitamente nella capitale. Se vi piace l’idea di partecipare ad un tour guidato in italiano per scoprire la città accompagnati da una guida professionale, ecco qualche idea. Se avete ancora tempo, fate un giretto anche nei quartieri fuori dal centro, non ve ne pentirete!
Royal Mile, Edimburgo
Giorno 3: Da Edimburgo ad Oban (circa 3h)
Noleggio auto e partenza, con due possibili tragitti attraverso il Loch Lomond National Park:– Passando dalla sponda orientale del Loch Lomond con possibili tappe: Inchmahome Priory, suggestive rovine di un monastero che sorgeva su di un’isola al centro del Lake of Menteith, nei pressi di Aberfoyle; Doune Castle, fortezza medievale che sorge nell’omonimo villaggio e che è stata usata come set cinematografico per le serie tv Game of Thrones e Outlander; Loch Katrine, definito da molti il lago più bello della Scozia, dove si può fare un giro in barca, in bicicletta oppure a piedi; Loch Lomond, il più grande lago del Regno Unito, con una cinquantina di isolette al suo interno e che da il nome al parco nazionale; Luss, delizioso villaggio che sorge sulle sponde del Loch Lomond dalle carinisime casette colorate; Callander, ex località termale scozzese e considerata la porta d’accesso alle Highland, offre anche molte passeggiate tra cui quella alle cascate Bracklinn Falls; Stirling, cittadina medievale ed antica capitale scozzese, celebre per il castello (che consiglio di ammirare solo esternamente) che fu residenza degli Stuart reali tra il XV e il XVII secolo, ed il Monumento Commemorativo a William Wallace che proprio qui sconfisse gli inglesi nel 1297.
– Passando dalla sponda occidentale del lago con possibili tappe: il grazioso villaggio di Luss, il Rest and Be Thankful Viewpoint, Inveraray sul Loch Fyne conInveraray Castlee Inveraray Jail.Immancabili in entrambi i casi le visite a Kilchurn Castle e St Conan’s Kirk sul Loch Awe. La meta di questa giornata è Oban, cittadina dal cui porto è possibile imbarcarsi per raggiungere molte delle isole che compongono l’arcipelago delle Ebridi.
Il villaggio di Luss
Giorno 4: Isola di Mull
Dopo essersi imbarcati sul traghetto (Caledonian MacBrayne – consigliata la prenotazione in anticipo) che in meno di 50 minuti porta su Mull, si dedica la giornata all’esplorazione dell’Isola che, tra spiagge, paesaggi e siti storici, offre una moltitudine di attrazioni e luoghi di interesse. Avendo due giorni pieni per esplorare l’isola, l’ideale è di visitare prima la parte centrale e quella a Nord, avvicinandosi alla parte Ovest e quindi a Iona per il giorno successivo. Per info su cosa fare e vedere a Mull vi suggerisco di leggere l’articolo della mia amica Ilaria Battaini sul suo blog “Appunti di Viaggio”.
Il pittoresco villaggio di Tobermory, nella parte settentrionale dell’Isola di Mull
Giorno 5: Isola di Mull e Iona
La giornata può essere dedicata all’esplorazione della parte Ovest di Mull e alla piccola Isola di Iona, che ospita quello che era il più antico ed importante centro religioso dell’Europa Occidentale fondato nel 563 da San Columba, dal quale il monaco irlandese iniziò la cristianizzazione dell’intera Scozia. Iona e il suo monastero si raggiungono in 10 minuti di traghetto (autoveicoli non ammessi) da Fionnphort. Potreste anche prendere in considerazione l’idea di un’uscita sulla vicina Isola di Staffa, con uno dei tour operati da Staffa Tours. Ritorno su Mull e pernottamento.
Veduta dal traghetto avvicinandosi ad Iona
Giorno 6: Da Mull a Glencoe (Oban-Glencoe 1h)
Si ritona sulla Mainland con il traghetto e poi da Oban si prosegue lungo la strada costiera A828 fino a Glencoe. Lungo il tragitto, nei pressi di Appin/Portnacroish, si può ammirare il suggestivo Castle Stalker, usato come location per il film Monty Python e il Sacro Graal. Con una deviazione di una quarantina di minuti (solo andata) si può procedere da Oban verso Ovest fino al Loch Awe, dove si trovano i resti di Kilchurn Castlee l’affascinante St.Conan Kirk. Pernottamento a Glencoe, suggestiva e solitaria valle che è il paradiso degli escursionisti e degli sport all’aria aperta.
La valle verdeggiante di Glencoe
Giorno 7: Da Glencoe all’ aereoporto (circa 2h30, realizzabile se il vostro volo lo permette)
In circa due ore e mezza si raggiunge l’aereoporto di Edimburgo dove, una volta riconsegnata la macchina, si riparte per il viaggio di rientro!
Ho inserito molte possibili tappe lungo il percorso di ogni giornata: ovviamente non riuscireste a farle tutte, altrimenti diventerebbe un tour de force eccessivo ed estenuante. In base ai vostri gusti potete scegliere quello che più vi si addice. Ne ho inserite solo alcune..ci sono un sacco di altre cose da fare e da vedere! Se avete domande, dubbi, se volete maggiori informazioni non esitate a contattarmi!
Cercate consigli su come organizzare un PERFETTO VIAGGIO IN SCOZIA? Questo è l’articolo giusto per voi! E per finire, un piccolo regalino: uno sconto del 10% sul noleggio auto con Celtic Legend!
Vi ricordo che tramite il mio sito potete acquistare in anticipo i biglietti delle principali attrazioni di Edimburgo tra le quali:
– Il castello, per saltare la fila ed entrare più velocemente
– La Camera Obscura, divertimento assicurato per tutta la famiglia
– Holyrood Palace, per seguire le orme di Mary Stuart
– Royal Yacht Britannia, per curiosare nella vita della famiglia reale
– Mary King’s Close, per scoprire la tenebrosa storia della Edimburgo sotterranea
Trovate inoltre:
– Ticket per l’airlink che collega l’aeroporto al centro
– Royal Edinburgh, pass turistico che comprende il castello, Holyrood Palace e Royal Yacht Britannia
– Edinburgh City Pass, pass turistico che comprende l’ingresso a 22 attrazioni di Edimburgo
– Ticket per il bus Hop On-Hop Off della durata di 24h con il quale potrete girare la città fermandovi a visitare le varie attrazioni (qui la versione da 48h)
– Tour guidato in italiano, per scoprire l’interessante storia della città accompagnati da una guida italiana
– Tour dei fantasmi in italiano, al calare della sera, per scoprire il lato nascosto e tenebroso di Edimburgo
–Tour in inglese di vario genere: l’horror show, il tour di Harry Potter, il tour sul whisky, quello sulla birra e molti altri!
Vi ricordo che sono disponibili anche dei buoni sconto:
– Autonoleggio: sconto del 10% sul noleggio con Celtic Legend
– Booking e Airbnb: sconti per la prenotazione sui noti siti di prenotazione
E infine… ricordatevi che offro anche un servizio di programmazione itinerari personalizzati, selezionando per voi voli, noleggio auto, suggerendovi hotel e ristoranti e creando il viaggio perfetto in base alle vostre esigenze: mandate una mail a nelcuoredellascozia@libero.it per avere maggiori informazioni!
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Ecco qui un itinerario semplice ma ricco per chi ha pochi giorni a disposizione per esplorare la Scozia ma non vuole perdersi i principali punti di interesse. Si parte da Edimburgo e, in senso orario, si sale attraverso il Loch Lomond National Park per poi ridiscendere lungo la costa orientale, passando per Glencoe e Loch Ness. Sette giorni non sono moltissimi ed, ahimè, occorre fare delle scelte. Ecco perchè in questo itinerario non troverete l’Isola di Skye, la quale richiede molto tempo per essere esplorata. Volete a tutti i costi visitare anche Skye? Forse è dunque questo l’itinerario giusto per voi!
Giorno 1 e Giorno 2: Edimburgo
Arrivo ad Edimburgo, pomeriggio ed intera giornata seguente dedicate alla visita della città, dinamica capitale della Scozia con infinite possibilità di cose da fare e da vedere. Ecco, per esempio, le 10 cose da non perdere in città – secondo me, una mappa del Royal Mile da scaricare con tutte le migliori attrazioni e alcune idee su cosa fare gratuitamente nella capitale. Se vi piace l’idea di partecipare ad un tour guidato in italiano per scoprire la città accompagnati da una guida professionale, ecco qualche idea. Se avete ancora tempo, fate un giretto anche nei quartieri fuori dal centro, non ve ne pentirete!
La Old Town di Edimburgo
Giorno 3: Da Edimburgo a Glencoe (circa 3h30)
Noleggiate l’auto e partite! La Scozia vi aspetta! Dirigetevi verso il Loch Lomond National Park: le possibili tappe sono: Inchmahome Priory, suggestive rovine di un monastero che sorgono su di un’isola al centro del Lake of Menteith, nei pressi di Aberfoyle; Doune Castle, fortezza medievale che sorge nell’omonimo villaggio e che è stata usata come set cinematografico per le serie tv Game of Thrones e Outlander; Loch Katrine, definito da molti il lago più bello della Scozia, dove si può fare un giro in barca, in bicicletta oppure a piedi; Loch Lomond, il più grande lago del Regno Unito, con una cinquantina di isolette al suo interno e che da il nome al parco nazionale; Luss, delizioso villaggio che sorge sulle sponde del Loch Lomond dalle carinisime casette colorate; Callander, ex località termale scozzese e considerata la porta d’accesso alle Highland, offre anche molte passeggiate tra cui quella alle cascate Bracklinn Falls. Vi consiglio di fare una deviazione dalla strada principale, che richiederà più tempo, ma ne vale la pena. Guidate verso il Loch Awe, fermandovi a dare un’occhiata al Kilchurn Castle e alla Saint Conan’s Kirk. Salendo lungo la costa poi passerete davanti allo scenografico Castle Stalker. La meta di questa giornata è Glencoe: percorrendo la A82 si passa attraverso questa suggestiva e solitaria valle che è il paradiso degli escursionisti e degli sport all’aria aperta. Pernottamento in zona.
Loch Katrine
Giorno 4: Da Glencoe al Loch Ness (circa 2h)
Dirigetevi verso Loch Ness, celebre per la leggenda di Nessie e dove si trova il magnifico Urquhart Castle. Per raggiungere Inverness, capitale delle Highland, ci metterete circa due ore. Vi propongo una deviazione che vi porterà via circa 50 minui, andata e ritorno: poco a ovest di Fort William si trovano il Glenfinnan Monument, monumento commemorativo ai Clan caduti durante la Rivolta Giacobita del 1745, che proprio qui si riunirono per la prima volta, la graziosa St. Mary and St. Finnans Church, con la targa commemorativa al Bonnie Prince Charlie e le cui porte sono sempre aperte per accoglire l’anima dello Stuart, se mai decidesse di ritornare nella sua Scozia, e il Glenifinnan Viaduct, proprio alle spalle del Monumento, scenografico viadotto visto nel film di Harry Potter e dove è possibile veder passare il Jacobite Steam, treno a vapore. Se siete amanti del Whisky potete visitare la Ben Nevis Distillery a Fort William, che sorge ai piedi dell’omonima montanga, la più alta della Gran Bretagna. Proseguendo la strada verso Nord, troverete le chiuse del Caledonian Canal a Fort Augustus, canale che collega la costa orientale della Scozia a quella occidentale, lungo 100 km e con 29 chiuse. Si risale la costa occidentale del Loch Ness fino ad incontrare Urquhart Castle, che merita sicuramente una visita. Pernottamento nella zona del Loch Ness o ad Inverness.
Urquhart Castle
Giorno 5: Da Loch Ness a Stonehaven (dalle 3 ore alle 3h30 con due possibili tragitti)
Dalla zona del Loch Ness si raggiunge la costa orientale, con due alternative. Attraverso il Cairngorms National Park, con un paesaggio più boscoso e montuoso e le seguenti possibili tappe: zona delle distillerie di Speyside, con un’ampia scelta tra vari stabilimenti; Corgaff Castle, castello medievale poi usato come caserma militare per le truppe governative inglesi nel XVIII secolo; Balmoral Castle, residenza estiva della famiglia reale (ricordatevi di controllare l’effettiva apertura al pubblico…se la regina è in casa, il casello è chiuso!), oppure Craigievar Castle, dalla particolare colorazione rosa, Kildrummy Castle, se preferite i castelli in rovina, oppure ancora Drum Castle. L’alternativa è percorrere la A96 che sale più a Nord verso la costa. In questo caso si passa per Elgin, con i resti della cattedrale la cui costruzione risale al 1200. Altre possibili tappe: Culloden Battlefield, la brughiera dove si è combattua nel 1746 la tragica e disastrosa battaglia di Culloden; Clava Cairns, sito preistorico di sepoltura con misteriosi monoliti; Fyvie Castle, per chi ama gli interni sfarzosi ed eleganti, oppure l’elaborato Castle Fraser. La meta di questa giornata è Stonehaven, grazioso villaggio affacciato sul mare, sulla costa orientale.
Craigievar Castle
Giorno 6: Da Stonehaven a Stirling (circa 3h senza soste)
La giornata può iniziare con la visita allo spettacolare Dunnottar Castle, che si raggiunge con una piacevole e scenografica passeggiata che parte dal porto di Stonehaven…assolutamente da non perdere! Si prosegue poi verso Sud, fino a Saint Andrews, dove si possono ammirare gli imponenti resti della cattedrale e del castello. Durante il tragitto un’altra possibile tappa è l’elaboratissimo Glamis Castle ma potreste anche pensare di percorrere la cota del Fife per visitare uno o alcuni dei pitoreschi villaggi di pescatori dell’East Neuk. Da Saint Andrews si procede fino a Stirling, cittadina medievale ed antica capitale scozzese, celebre per il castello (che consiglio di ammirare solo esternamente) che fu residenza degli Stuart reali tra il XV e il XVII secolo, ed il Monumento Commemorativo a William Wallace che proprio qui sconfisse gli inglesi nel 1297. Un’alternativa a Stirling è il piccolo villaggio di Culross, delizioso e pittoresco, dove sono state girate anche alcune scene della serie tv Outlander. Pernottamento in zona.
Sempre magnifico il Dunnottar Caslte!
Giorno 7: Da Stirling a Edimburgo (aereoporto, meno di 1h)
In poco meno di un’ora si raggiunge l’aereoporto di Edimburgo dove, una volta riconsegnata la macchina, si riparte per il viaggio di rientro!
Ho inserito molte possibili tappe lungo il percorso di ogni giornata: in base ai vostri gusti potete scegliere quello che più vi si addice. Se avete domande, dubbi, se volete maggiori informazioni non esitate a contattarmi!
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– Il castello, per saltare la fila ed entrare più velocemente
– La Camera Obscura, divertimento assicurato per tutta la famiglia
– Holyrood Palace, per seguire le orme di Mary Stuart
– Royal Yacht Britannia, per curiosare nella vita della famiglia reale
– Mary King’s Close, per scoprire la tenebrosa storia della Edimburgo sotterranea
Vi ricordo che sono disponibili anche dei buoni sconto:
– Autonoleggio: sconto del 10% sul noleggio con Celtic Legend
– Booking e Airbnb: sconti per la prenotazione sui noti siti di prenotazione
E infine… ricordatevi che offro anche un servizio di programmazione itinerari personalizzati, selezionando per voi voli, noleggio auto, suggerendovi hotel e ristoranti e creando il viaggio perfetto in base alle vostre esigenze: mandate una mail a nelcuoredellascozia@libero.it per avere maggiori informazioni!
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Saint Andrews (in gaelico scozzese Cill Rìmhinn) è una città universitaria che si trova sulla costa est della Scozia, nella regione del Fife a circa 80km da Edimburgo. È rinomata per i suoi grandi campi da golf e tra le attrazioni principali ci sono i resti del castello e dell’antica cattedrale. In questo articolo voglio raccontarvi un pò la sua storia: se state invece cercando qualcosa di più turistico ecco un itinerario a piedi che vi porterà a scoprire gli angoli più belli e pittoreschi di Saint Andrews!
STORIA
Fino al X secolo Saint Andrews era conosciuta come Kilrymont e prese in seguito il suo nome da Sant’Andrea apostolo, il santo patrono dell’intera Scozia le cui ossa furono portate nella cittadina come reliquia. La religione ha avuto una forte influenza nello sviluppo di Saint Andrews non solo per quanto riguarda il suo nome, ma anche per la moltitudine di edifici sacri che vennero costruiti nel corso degli anni tra i quali spicca la grande cattedrale, edificata nel 1160, che attirò per secoli migliaia di pellegrini da tutta Europa rendendo la cittadina il principale centro della vita religiosa in tutta la Scozia. Durante il Medioevo Saint Andrews si espanse notevolmente grazie alla sempre più crescente importanza ecclesiastica e anche quella accademica, nata con la fondazione dell’Università nel 1431.
St.Salvator’s College, Saint Andrews
Il XVI secolo fu il periodo più turbolento nella storia di Saint Andrews: l’arcivescovo cattolico della città, il cardinale David Beaton, fu il leader di un movimento anti protestante che nacque all’epoca a seguito del diffondersi della Riforma ed ordinò molti processi ed esecuzioni di persone considerate “eretiche”. Nel 1559 l’esponente del calvinismo John Knox predicò un così ardente sermone nella Holy Trinity Church che scatenò una rivolta tra i fedeli: la cattedrale di Saint Andrews venne saccheggiata dai suoi seguaci segnando la fine dell’influenza religiosa della città e l’inizio della Riforma scozzese. A seguito di questi avvenimenti la città cadde in un lungo declino e solo nel XIX secolo, con la costruzione di nuove strade, l’arrivo della linea ferroviaria e l’aumento del turismo per via del golf e della salubre aria marittima, ricominciò a fiorire nuovamente.
Una mappa di Saint Andrews
LA CATTEDRALE
L’imponente cattedrale di Saint Andrews è costruita così vicina al mare che sembra sfidare la forza delle onde e la potenza del vento. In passato edificio religioso più grande di tutta la Scozia, la sua costruzione iniziò nel 1158 su ordine del Vescovo Arnold, sul sito dove erano conservate le reliquie di Sant’Andrea. I lavori di realizzazione dell’opera proseguirono per quasi 150 anni, non senza alcuni intoppi in corso di costruzione: nel 1272 una fortissima tempesta abbatté la parete occidentale ed in seguito i lavori vennero rallentati a causa della prima guerra d’indipendenza contro l’Inghilterra (1296–1307). La cattedrale venne ultimata e consacrata il 5 luglio 1318 alla presenza del reRobert Bruce e rappresentava il più magnifico ed imponente edificio fin’ora costruito in Scozia, sede dei più importanti vescovi ed arcivescovi. Nel corso dei secoli rappresentò un simbolo religioso e moltissimi fedeli da tutta Europa si recavano qui in pellegrinaggio. Il suo declino iniziò con l’avvento della riforma protestante sul territorio scozzese: nel 1559 i seguaci di John Knox, che aveva predicato un acceso sermone in città, saccheggiarono la cattedrale rubando immagini ed oggetti sacri e successivamente, a partire dal 1561 essa venne abbandonata e lasciata cadere in rovina. Alla fine del XVI secolo la torre centrale cedette, portandosi dietro gran parte della parete nord; negli anni successivi molte pietre vennero portate via ed usate per costruire nuovi edifici e per preservare l’opera non venne fatto niente fino al 1826.
Saint Andrews Cathedral
Oggi rimangono sole delle suggestive e grandiose rovine dell’antica cattedrale gotica, circondate da un cimitero e da imponenti muri di cinta monastici. I frammenti che sono sopravvissuti nel corso dei secoli, erosi dalla forza del mare e dalle raffiche di vento, testimoniano la grandezza di quest’opera. È possibile attraversare la porta d’ingresso a volta, passeggiare nell’erba in quella che secoli fa era la navata centrale, osservare ciò che rimane delle pareti con le grandi finestre ad arco. La parte più suggestiva è sicuramente la superba parete occidentale che si staglia altissima nei suoi 30 metri e che rende perfettamente l’idea di quanto doveva essere magnifica e imponente la cattedrale nei suoi anni di massimo splendore. È un luogo mistico e pieno di pace, la quiete interrotta solo dal rumore delle onde e dai versi dei gabbiani. Uno di quei posti che incute un po’ di timore, che infonde un profondo senso di rispetto e che va visitato in silenzio, senza parlare. Oggi la cattedrale è di proprietà di Historic Scotland (vi invito a visionare il sito ufficiale per orari di apertura e prezzi).
SAINT ANDREWS CASTLE
Poco distante dalla cattedrale, raggiungibile con una piacevole passeggiata lungomare, sorgono i resti del castello di Saint Andrews, arroccato su di uno scoglio a picco sul mare. Residenza ufficiale dei principali vescovi ed arcivescovi scozzesi fin dal medioevo, il castello fu fatto costruire tra il 1189 e il 1202 dal Vescovo Roger proprio negli anni in cui veniva edificata anche la vicina cattedrale. Durante la guerra d’indipendenza con l’Inghilterra (1296–1356) esso subì seri danneggiamenti e passò più volte di mano in mano tra scozzesi ed inglesi: nel 1303 il castello fu preso e preparato per accogliere il re inglese Edoardo I, successivamente fu riconquistato dagli scozzesi dopo la battaglia di Bannockburn nel 1314 e riparato dal vescovo William Lamberton. Ricatturato di nuovo dalle forze inglesi nel 1330 che ne rinforzarono le difese, fu espugnato infine da Sir Andrew Moray, reggente di Scozia, nel 1336 dopo tre settimane d’assedio. Per evitare che cadesse nuovamente nelle mani dei nemici il castello venne distrutto dagli scozzesi tra il 1336 e il 1367. Tra il 1385 e il 1401 il castello di Saint Andrews venne interamente ricostruito ad opera del vescovo Walter Trail.Durante gli anni che seguirono il castello fu usato anche come prigione: il bottle dungeon, la prigione a bottiglia, è un’umida cella senz’aria scavata nella solida roccia sotto la torre nord-ovest dove furono lasciati morire numerosi delinquenti così come molte personalità di spicco locali.
L’aumento delle tensioni religiose nel corso del XVI secolo portarono ad intraprendere ulteriori lavori di costruzione, come l’aggiunta di una nuova torre per artiglieria per difendere il castello, ad opera di James Beaton negli anni tra il 1521 e il 1539. La fortezza fu teatro di violenze ed assassinii negli anni della riforma protestante: nel 1556 il cardinale David Beaton vi fece bruciare George Wishart, predicatore riformista, e lo stesso Beaton fu poco dopo assassinato all’interno della sua stessa residenza da un gruppo di nobili protestanti, che appesero il suo corpo senza vita fuori da una finestra sopra la porta d’ingresso e si impadronirono del castello. Il conseguente assedio del 1546-1547 per riprendere il controllo dell’edificio causò gravi danni alla struttura ed è proprio a quegli anni che risalgono i due celebri tunnel scavati sotto al castello, the mine and countermine: gli assedianti, capeggiati da James Hamilton, 2nd Earl of Arran, scavarono un tunnel nella roccia con lo scopo di arrivare all’interno del castello e contemporaneamente gli occupanti della fortezza scavarono un contro-tunnel per intercettare gli avversari. Entrambi i tunnel, scoperti nel 1879, sono oggi aperti al pubblico. L’assedio venne interrotto grazie all’arrivo di un ingegnere italiano, Leone Strozzi, che organizzò un devastante attacco di artiglieria: il casello fu riconquistato e gli occupanti catturati, imprigionati o mandati in esilio.
La targa che commemora la morte di George Wishart, bruciato per ordine del cardinare Beaton fuori dal castello.
L’arcivescovo John Hamilton riparò il castello in seguito all’assedio, modificandone alcuni tratti strutturali e riportandolo al suo vecchio aspetto di residenza anziché di fortezza. Il suo mandato tuttavia fu breve: egli venne impiccato a causa della sua opposizione alla riforma protestante e del supporto a Mary Stuart Queen of Scots. L’abolizione dell’ordine dei vescovi nel 1592 sancì definitivamente la fine del castello e la sua caduta in rovina. Nel 1801 la great hall (la sala dei banchetti) cedette e cadde in mare, seguita da altri crolli che vennero interrotti con la costruzione di una parete di protezione sul mare nel 1886. Oggi il castello è di proprietà di Historic Scotland (vi invito a visionare il sito ufficiale per orari di apertura e prezzi).
INFORMAZIONI PRATICHE SULLA CITTA’
Saint Andrews è facilmente raggiungibile da Edimburgo in circa 1 ora e 30 minuti d’auto.
In città si trovano numerosi parcheggi a pagamento o disco orario, ma il migliore secondo me è il parcheggio per soste prolungate che vedete cerchiato in rosso sulla mappa qui sotto. E’ gratuito, non c’è limite di orario per lasciare la macchina e con una passeggiata di 15 minuti si raggiungono il castello e la cattedrale. Il parcheggio si trova proseguendo lungo City Road e girando a sinistra alla rotatoria, nella A91. Alla rotatoria seguente si imbocca la prima uscita a sinistra, dove c’è l’edificio circolare che si chiama “The Gateway”.
Se vi spostate con i mezzi pubblici potete raggiungere Saint Andrews con un autobus diretto gestito da Stagecoach oppure con il treno, scendendo a Leuchars e proseguendo in bus.
La giovane Flora MacDonald è conosciuta e ricordata in Scozia come un’eroina giacobita, poiché fu grazie a lei ad al suo coraggio che il Bonnie Prince Charlie riuscì a fuggire, salvandosi, dopo la disfatta di Culloden nel 1746. Flora nacque nel 1722 sull’Isola di South Uist, nelle Ebridi Esterne di Scozia, e trascorse la sua giovinezza in parte presso la residenza del cugino del padre, il capo del clan MacDonalds of Clananald e in parte ad Edimburgo, dove venne istruita per breve tempo. I MacDonalds erano sostenitori della causa giacobita, ed è per questo che Flora, allora ventiquattrenne, incontrò il Principe Charles Edward Stuart in persona, e rivestì un ruolo cruciale nella sua fuga verso la salvezza.
Ma prima di procedere, vediamo chi erano i giacobiti.
Il giacobinismo era il movimento politico che sosteneva il ritorno al trono di Scozia della famiglia degli Stuart (o Stewart). L’ultimo re Stuart, il cattolico Giacomo II d’Inghilterra (nonché Giacomo VII di Scozia) , fu deposto dal trono nel 1688 in favore di Guglielmo d’Orange, marito di sua figlia, Maria Stuart, entrambi di fede protestante. La ribellione e le battaglie che seguirono, e che insanguinarono la Gran Bretagna fino al 1746, non sono però da ricondurre solo alla lotta per la successione al trono o alla questione religiosa: esse rappresentarono anche un tentativo di indipendenza della Scozia, ma anche dell’Irlanda, che rivendicavano la loro autonomia dalla corona inglese. Il termine giacobita deriva dal latino Jacobus, che significa appunto Giacomo, e sta quindi ad indicare chi era sostenitore del ritorno del Re in esilio, nonché della fede cattolica. Ebbero inizio una serie di lotte e tentativi di riconquista del potere da parte di Giacomo II e poi, alla sua morte, dal figlio Giacomo Francesco Edoardo Stuart, noto come il vecchio pretendente e il re oltre le acque. La ribellione giacobita ebbe definitivamente finequando il figlio di Giacomo Francesco, nonché nipote del vecchio Giacomo II, Carlo Edoardo Stewart, detto Giovane Pretendente o Bonnie Prince Charlie, decise di riprendersi il trono suo di diritto recandosi direttamente in Scozia per combattere, e dopo una serie di vittorie iniziali, venne sconfitto alla battaglia di Culloden. Nel giro di un’ora le forze giacobite, costituite per lo più da Highlanders non opportunamente attrezzati per la guerra, e inoltre stremati ed affamati dopo mesi di conflitti, vennero letteralmente massacrate dalla cavalleria e dai cannoni britannici e i pochi che riuscirono a fuggire furono inseguiti, catturati ed uccisi. Il Bonnie Prince Charlie riuscì a fuggire ed a rifugiarsi in Italia, dove era cresciuto sotto il potere Papale, e dove alla fine morì, vecchio, solo ed alcolizzato.
Il campo di battaglia di Culloden
Ma tornando a noi, è dopo la disfatta di Culloden e la fuga di Charles Edward Stuart che entra in gioco la nostra Flora MacDonald. In quel periodo Flora viveva sull’isola chiamata Benbecula, vicino alla più grande e conosciuta Isola di Skye, e fu proprio là che il Bonnie Prince Charlie, in fuga e inseguito dalle truppe inglesi, trovò rifugio grazie al Clan MacDonalds, simpatizzante della causa giacobita. Il capitano O’Neill, compagno del Principe, chiese aiuto per Charlie e la giovane Flora, allora ventiquattrenne, dopo un brevissimo momento di esitazione, decise di aiutare il Principe a fuggire. Flora riuscì ad ottenere un permesso di viaggiare dall’Isola alla terraferma per sé, due servitori e un gruppo di sei marinai, con la scusa di andare a trovare la madre che si era risposata dopo la morte del marito e viveva a Skye. Nessuno sapeva però che, sotto le sembianze della cameriera irlandese Betty Burke, si celava in realtà Charles Edward in persona.
La barca con a bordo il Principe lasciò l’isola il 27 giugno 1746, ed è la stessa della quale si parla nella famosa canzone popolare “Skye Boat Song”. Arrivati a Skye, il Bonnie Prince Charlie venne nascosto in una grotta mentre Flora cercava aiuto, organizzando la fuga del Principe verso Portree, poi verso l’Isola di Raasay e in seguito verso la sicurezza dell’Europa, destando però sospetti tra la gente. Il 1° luglio Charles e Flora si lasciarono: secondo la leggenda il principe le donò un medaglione e un ritratto con la promessa che si sarebbero rivisti un giorno e lei lo salutò danzando sulla spiaggia quella che sarebbe poi diventata una famosa ballata scozzese (la Flora McDonald’s Fancy). Così Charles Edward Stuart riuscì a raggiungere la Francia ma la povera e coraggiosa Flora venne arrestata e imprigionata nella Tower of London, dove rimase tre anni prima di essere liberata. Si dice che Flora ottenne la grazia reale da parte di Giorgio II perché affermò di aver agito per carità, e che avrebbe fatto la stessa cosa anche per lui, se si fosse trovato in una situazione analoga di pericolo.
Dopo il suo rilascio, all’età di 28 anni, si sposò con Allan MacDonald of Kingsburgh, e vissero per un lungo periodo sull’Isola di Skye con i 7 figli. La sua lealtà e il suo coraggio, uniti al suo buon carattere, divennero celebri, e il poeta e scrittore inglese Dr.Johnson la descrisse come “una donna dai lineamenti morbidi, dai modi e dall’animo gentile e dall’aspetto elegante”. Nel 1774 Flora e suo marito emigrarono in America, in North Carolina. Durante la guerra d’indipendenza americana, Allan, divenuto capitano, combatté per il governo inglese nell’84 reggimento di fanteria, composto da emigrati delle Highlands e la leggenda vuole che la stessa Flora esortò le truppe del marito poco prima di una battaglia. Allan fu catturato e tenuto prigioniero per alcuni anni, durante i quali Flora fu costretta a nascondersi mentre la sua casa e le sue proprietà venivano devastate dai patrioti americani. Flora tornò in Scozia nel 1779 in una nave mercantile, che venne attaccata durante la traversata da una nave corsara. Rifiutando di lasciare il ponte, Flora venne ferita ad un braccio ma riuscì alla fine a raggiungere l’isola di Skye, dove visse ospitata da parenti, amici e figli. Il marito Allan la raggiunse dopo la guerra, nel 1784 e assieme riottennero la loro vecchia casa di Kingsburgh. Nel 1790, all’età di 68 anni, Flora morì nella sua casa sull’Isola di Skye e fu sepolta nel cimitero di Kilmuir, dove può essere tutt’oggi vista la sua lapide, che svetta accanto al mare, e che reca la scritta:
“…a name that will be mentioned in history, and if courage and fidelity be virtues, mentioned with honour.”
“…un nome che sarà ricordato nella storia, e se il coraggio e la fedeltà sono virtù, ricordato con onore”
La tomba di Flora MacDonald, al cimitero di Kilmuir sull’isola di Skye
La tomba di Flora MacDonald al cimitero di Kilmuir sull’isola di Skye
Ecco di seguito un bellissimo brano strumentale dedicato a Flora MacDonald, la cui prima versione è datata 1757.
Esiste anche un ballo che porta il nome dell’eroina giacobita, il Flora MacDonald’s Fancy. I passi della danza sono quelli che, si dice, la stessa Flora eseguì come addio al Bonnie Prince Charlie. Si tratta di una danza leggiadra e aggraziata che si esegue con l’abito Aboyne, ovvero il vestito che le ballerine indossano nelle danze nazionali scozzesi: gonna a pieghe effetto bambola in tartan o bianca molto più vaporosa del kilt
Robert MacGregor, conosciuto come Rob Roy, ovvero “Rob il rosso” (dal gaelio Raibeart Ruadh) per via della sua folta e selvaggia chioma scarlatta, fu un fuorilegge ed eroe leggendario, definito addirittura “il Robin Hood della Scozia”, divenuto celebre grazie al romanzo dedicatogli da Sir Walter Scott prima e a varie opere cinematografiche poi. Rob nacque il 7 marzo 1671 a Glengyle, nei pressi del Loch Katrine nelle Highlands meridionali, da Donald MacGregor, fratello minore del capo clan, e Margaret Campbell. Spadaccino provetto ed abile costruttore, Robert era anche, come suo padre, un simpatizzante della causa giacobita, ossia di quelle persone che sostenevano il ritorno al trono di Scozia del re cattolico esiliato della famiglia Stuart. Nel 1693 Robert si sposò con Mary Helen MacGregor of Comar, ed ebbero, nel corso degli anni, 4 figli: James Mòr (l’alto), Ranald, Coll, e Robert, conosciuto come Robin Oig (giovane Robert). Successivamente adottarono anche un nipote, Duncan.
Percorrendo le tracce del padre, Rob Roy divenne un allevatore di bestiame di successo nelle Trossachs e iniziò a mettersi in affari con James Graham, Duca di Montrose, al quale nel 1711 chiese un prestito di 1000£ per acquistare altri capi di bestiame per il suo allevamento. Quei soldi vennero però rubati da una persona di cui Robert si fidava, che si dileguò con la somma. Montrose, senza dargli la possibilità di ripagare il suo debito, dichiarò Rob Roy un fuorilegge, bruciò la sua casa e sequestrò le sue proprietà e bestiame. Ci sono varie ipotesi sul perché di questa tempestività d’azione da parte del Duca: temeva che Rob, arrichendosi, sarebbe diventato potente ed utile ai ribelli giacobiti? Montrose voleva impossessarsi delle sue terre? O si trattò solo di semplice avarizia dell’aristocrazia scozzese?
Il Loch Katrine, non lontano dal villaggio natio di Rob Roy
Costretto alla fuga, MacGregor divenne un fuorilegge e giurò vendetta ad Duca, intraprendendo, con una banda di 20 uomini, una serie di razzie e saccheggi nella sua proprietà, grazie ai quali diventò ben presto una specie di eroe leggendario per i tenutari locali. Fu questo il periodo in cui nacquero la maggior parte delle leggendo sul suo conto. Si narra, per esempio, che venne catturato da un gruppo di soldati inglesi ma, mentre essi attendevano i rinforzi per portarlo in prigione, lui scappò facendo ubriacare tutti gli uomini che lo stavano sorvegliando. Durante il mio soggiorno a Duchray Castle, nei pressi del Loch Katrine, i proprietari mi hanno raccontato di una sua rocambolesca fuga: pare che Rob Roy, in visita al castello, sentì avvicinarsi delle Giubbe Rosse e fuggì dalla finestra della torre, lasciando sul letto sporran e pugnale, che divennero dei cimeli passati di generazione in generazione all’interno della famiglia Graham, proprietaria, all’epoca, del castello.
Duchray Castle
In un altro celebre episodio della sua lotta contro l’autorità, Robert, molto astutamente, si travestì da mendicante ed entrò nella locanda dove 40 uomini mandati per catturarlo stavano bevendo. I soldati iniziarono a deriderlo, ma lui zittì tutti affermando che sarebbe andato a riferire il loro vile comportamento a Rob Roy in persona, che avrebbe poi mostrato loro ciò che merita chi si prende gioco di un povero vecchio. Gli uomini, insospettiti e sorpresi, seguirono il mendicante quando quest’ultimo affermò di conoscere il famoso fuorilegge e di sapere addirittura dove si trovasse, promettendo di portarli direttamente da lui. Arrivati nei pressi di una casa, MacGregor/il mendicante disse loro di aspettare e si nascose all’interno dell’abitazione, dove lo stavano aspettando i suoi uomini. Invitati ad entrare 3 alla volta, i soldati vennero tutti disarmati e messi fuori combattimento, per venir poi rimandati sulla propria strada il giorno dopo, dopo aver confiscato tutte le armi. Sono moltissime le storie di fughe e di azioni eroiche, ed è difficile dire quali siano realmente accadute, e quali siano leggende costruite attorno alla figura dell’eroe fuorilegge.
Ciò che è certo, è che Rob Roy fu infine catturato nel 1725 dal Generale Wade, e venne imprigionato a Londra, nella Newgate prison. La sentenza prevedeva un suo trasferimento alle Barbados, ma poco prima della sua deportazione, ottenne la grazia da Re Giorgio I, e ritornò dalla sua famiglia, nel 1727. A fargli ottenere il perdono reale contribuì molto una sua biografia romanzata dal titolo “Highland Rogue”, scritta l’anno successivo alla sua cattura da Daniel Defoe (si, lo stesso che ha scritto Robinson Crusoe!) e che lo rese un eroe popolare. Robert “Rob Roy” MacGregor morì il 28 dicembre 1734 nella sua casa, nei dintorni di Balquhidder, nelle Trossachs, all’età di 63 anni, dopo aver passato gli ultimi anni in tranquillità con la sua famiglia. Mentre stava morendo, una cornamusa suonava I shall Return No More, un lamento funebre tratto dalla Bibbia.
La tomba di Rob Roy a Balquhidder
La sua tomba può essere vista tutt’oggi nel piccolo cimitero di Balquhidder, accanto a sua moglie e a due dei suoi figli. E, come si addice ad ogni buona storia scozzese, anche attorno alla tomba di Rob Roy sono nate delle leggende e sono stati avvistati dei fantasmi. Una testimone racconta che “Pioveva a dirotto, quel giorno, un vero e proprio temporale si stava abbattendo sulla zona. Io ero appena uscita dal lavoro e con il mio ragazzo decidemmo per un giretto sulle colline di Balquhidder, quando ci sorprese la pioggia. Il cielo di fece nero d’improvviso e sulla zona calò un buio fitto. Eravamo sul punto di andarcene quando una luce illuminò l’interno della chiesa, alle nostre spalle, ma intorno, non c’era anima viva… Impauriti, stavamo per correre via quando, distintamente, udimmo tra i tuoni un suono sinistro, simile ad una voce umana. Nella radura di fronte apparve l’ombra di uomo: la foschia impediva di vedere, ma sembrava bardato col feileadh mor, il grande plaid marrone, lo sporran e il berretto piumato. Il suono che proveniva dalla sua direzione si fece più distinto: “Stand! And tell me what ye seek in MacGregor country?” (“Fermatevi! Cosa cercate nella terra dei MacGregor?). Inutile dire che siamo fuggiti col cuore in gola verso la macchina, parcheggiata pochi metri più a valle. Non ho più rimesso piede in quel posto”
Per una versione più romanzata della storia di Robert MacGregor, vi consiglio il film “Rob Roy”, diretto da Michael Caton-Jones, in effetti un po’ vecchiotto perché datato 1995, ma molto bello!
Cosa vi viene in mente se pensate alla Scozia?Paesaggi mozzafiato? Cornamuse? Whisky? Una delle prime cose a cui penso io è il kilt, tipico indumento scozzese che trovo davvero affascinante. Mi basta vedere qualcuno con indosso un kilt, che mi parte il mal di Scozia: nella mia mente iniziano ad apparire highlanders solitari nelle brughiere, tra l’erica e i cespugli di ginestra, e sento crescere anche dentro di me quell’orgoglio e quell’amore per la propria terra e le proprie tradizioni che contraddistingue la gente scozzese, e che ammiro moltissimo. Attenzione, mi raccomando, a chiamarlo con il giusto nome: è un kilt, guai a definirlo gonna o gonnellino perché potrebbe essere, anzi lo è davvero, quasi offensivo! Lo dice anche il motto “It’s a kilt, not a skirt”. Continua a leggere “Il Kilt, storia e caratteristiche dell’abito tradizionale scozzese”→